Kevin Anderson operato alla caviglia, rientrerà per i tornei su terra battuta

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Kevin Anderson operato alla caviglia, rientrerà per i tornei su terra battuta

Il sudafricano Kevin Anderson ha “approfittato” di un periodo di riposo per un infortunio alla spalla per sottoporsi ad una piccola operazione alla caviglia. Il n.17 del ranking ATP salterà anche Miami e punta a tornare durante la stagione su terra rossa

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Periodo decisamente travagliato per Kevin Anderson. Fermo ai box da qualche settimana per un problema alla spalla, il 29enne tennista di Johannesburg ha deciso di sfruttare questa pausa forzata per risolvere attraverso operazione chirurgica un’altro fastidio di lieve entità alla caviglia. Tramite un simpatico post sul suo profilo Facebook, lo stesso n.17 del ranking ATP ha comunicato la buona riuscita dell’intervento e annunciato la sua intenzione di tornare in tempo per la stagione europea sulla terra battuta. Dunque non lo rivedremo in campo all’imminente Masters 1000 di Miami.

Anderson comunque anche da casa continua a seguire le gesta dei suoi colleghi. Il gigante sudafricano, sebbene fosse impegnato in una seduta di riabilitazione, non si è perso la semifinale di Indian Wells tra Novak Djokovic e Rafael Nadal, come testimonia un post su Twitter.

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Coppa Davis

Coppa Davis, Berrettini: “A casa avrei sofferto troppo. Ecco come aiuto la squadra”

MALAGA – Per Matteo oggi ottimo allenamento, il miglior da un po’ di tempo a questa parte, ma siamo ancora lontani dalla forma migliore. Le sue parole con i media italiani

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dal nostro inviato a Malaga

Dopo la grande giornata di ieri oggi abbiamo avuto il piacere di incontrare Matteo Berrettini, per una chiacchierata con la stampa; i principali temi di discussione sono stati il suo stato psicofisico (in netto miglioramento), l’atmosfera che si respira in squadra e le prospettive in vista del Canada.

Come è stata presa la decisione di essere qua a Malaga?

 

Berrettini: “Devo dire che l’anno scorso dopo che mi sono fatto male a Torino mi sono ricordato di quanto mi sia dispiaciuto non aver potuto giocare contro gli Stati Uniti. Quella volta le partite me le sono guardate da casa, ma mi ricordo che soffrivo troppo dal divano; già allora ho pensato che se malauguratamente mi fosse capitata una cosa del genere un’altra volta, mi sarebbe piaciuto stare assieme ai ragazzi. Devo dire che è stata dura però: dopo Napoli (quando Matteo si è infortunato al piede) ero fiducioso; pensavo di saltare Vienna e poi di recuperare per Bercy e la Davis. Purtroppo il recupero andava a rilento e quando ho capito che non c’era niente da fare ho sentito il dovere di comunicare la mia impossibilità a partecipare. Certo è stata una bella botta, ma era la cosa giusta. Poi ho ripensato a quanto ho sofferto a casa l’anno prima e con un po’ di ritrosia ho chiesto a Filo (Filippo Volandri il capitano della squadra di Davis) se potevo aggregarmi, se per lui era un problema insomma. E Filippo al contrario è stato ben felice di accogliermi a braccia aperte, così ho preso il primo volo che ho trovato per Malaga da Roma…peccato solo che mi son dovuto svegliare alle 5 del mattino… (anche i campioni viaggiano low cost, era un Vueling delle 6.50). Ma eccomi qua”.

Quale contributo pensi di poter dare alla squadra?

Berrettini: “Beh ovviamente in primo luogo vengo a fare il tifo e a sostenere i ragazzi. Poi cerco di dare anche qualche indicazione ai ragazzi. Ad esempio con gli USA, avendo giocato varie volte contro Paul, Tiafoe e Fritz ho dato qualche suggerimento. Per dirne una, Paul avevo notato che aveva certi pattern al servizio e li ho condivisi con la squadra. Poi c’è un discorso più ampio: quando con Filippo (Volandri) abbiamo cominciato questo percorso lui ha messo in chiaro che il suo obiettivo prima di tutto era costruire un gruppo, uno spirito di squadra. E penso che la mia presenza oggi si inserisca in questo disegno più ampio. Il nostro è uno sport individuale e siamo portati a pensare a noi stessi e a stare con i nostri team. Per certi versi è un cambio di paradigma, però è una cosa che arricchisce e devo dire che adesso abbiamo un bel gruppo giovane con tanti ragazzi che potranno far parte della squadra per parecchi anni. Io pure all’anagrafe sono ancora giovane e spero di continuare per parecchi anni, anche se quando vado a fare le risonanze a volte c’è da mettersi le mani nei capelli”.

A livello di gruppo ci puoi raccontare qualche aneddoto?

Berrettini: “Allora vediamo un po’… la musica di sottofondo la sceglie Musetti, praticamente vive con la musica sempre accesa. E poi io non so come fa… è un 2002 e ascolta la musica degli anni ’70, ascolta certe cose che manco conoscevo…Come socializazione gli altri sono fissati con un gioco di carte che si chiama sequence mi pare… per il resto non abbiamo un vero inno, forse una canzone che gli altri mettono per scaramanzia è “notte prima degli esami”, che sarebbe in tema…Però grossi riti scaramantici non ne abbiamo, a parte quello di sederci sempre negli stessi posti sugli spalti”.

Come si batte il Canada?

Berrettini: “Ieri con gli USA abbiamo dimostrato di essere più squadra. Non importa la classifica, la stanchezza. In campo i ragazzi hanno messo il cuore, al di la della tattica e della tecnica. Sonego ieri ha dimostrato tutto quello che può fare. E Musetti ha fatto una gran partita con Fritz. Con il Canada sarà una sfida difficile. Partono favoriti e sarà complicato, ma noi siamo pronti. Io mi sento come un leone in gabbia però sono contento di stare qua. Ovviamente io vorrei giocare in tutti i modi, anche su una gamba sola, ma per me l’importante è cercare di dare il mio contributo in tutti i modi. E questa è una cosa che mi porto dietro dai tempi della Serie C”.

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Coppa Davis

Coppa Davis, si infiamma il caso Ram. Schnur: “Escludere il n. 1 in doppio non depone a favore del vostro ego”. Paul replica: “Cosa c’entri tu con il tennis?”

Al festival dei confini oltrepassati, tra sfilettate pungenti e dichiarazioni taglienti, partecipano anche il cestista TJ Warren e Taylor Fritz: “Se hai intenzione di sparare a zero, Brayden, devi motivare le tue affermazioni”

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Tommy Paul e Jack Sock – Davis Cup Finals 2022 (foto: Roberto dell'Olivo)

Dopo la cocente eliminazione subita nei quarti di finali delle Davis Cup By Rakuten Finals 2022 per mano di un’Italia rimaneggiata a causa degli infortuni patiti da Berrettini e Sinner, le polemiche e le critiche attorno a Team Usa non accennano a placarsi. Gli statunitensi, guidati da capitan Mardy Fish, partivano infatti con i favori del pronostico dato la migliore classifica dei loro due singolaristi rispetto ai “Lorenzo” tricolore. Tuttavia in casa azzurra serpeggiava ottimismo alla vigilia, sia perché si annusava la possibilità che il Lore da Carrara si ritrovasse di fronte un Taylor Fritz oramai affranto fisicamente e con il rubinetto delle energie residue fatto scorrere in occasione della settimana dei Maestri in quel di Torino – eventualità poi non verificatasi – ma soprattutto poiché si aveva la consapevolezza dentro il gruppo di Filo Volandri, che se fossimo riusciti a strappare un punto in singolare; poi nel doppio decisivo sarebbe stati sicuramente i favoriti al successo finale visto l’assenza di Rajeev Ram.

Ecco, proprio la mancata convocazione del 38enne di Denver – originario dell’India – era stato un tema caldo già dei giorni che avevano preceduto la sfida in Andalusia. Difatti, l’esperto specialista a stelle e strisce appena domenica scorsa aveva raggiunto un prestigioso traguardo aggiudicandosi le Nitto ATP Finals al fianco del fido anglosassone Joe Salisbury, riuscendo ad avere la meglio su un duo molto forte ed affiatato come i croati Mektic e Pavic. Per questo era logico aspettarsi una chiamata alle armi di colui che ricorda “Pistol Pete” per via del suo movimento dinoccolato al servizio, considerando il grande momento di forma che stava attraversando ma anche il fatto che Fish avesse contato su di lui sia in occasione dell’edizione dello scorso anno nel capoluogo sabaudo, che nella fase a gironi di settembre a Glasgow.

Invece il buon Mardy non solo ha sorpreso tutti non convocando Ram, ma addirittura non ha voluto portare con sé nessun quinto giocatore. Il protagonista della vicenda non l’ha presa benissimo, dichiarando apertamente di essersi meritato il posto in Davis a suon di ottime prestazioni sul campo. Tutto sommato è stato in grado di affrontare la delusione con filosofia, meno il suo compare. Chiaramente la situazione, dopo la sconfitta, si è ribaltata completamente a discapito del capitano americano, che come accadde in queste circostanze – a qualsiasi CT di qualunque Sport – è stato subissato di critiche, reo di aver compiuto le scelte sbagliate. Perché oltre alla “querelle Ram”, in molti si è rimasti sbigottiti per la decisione di affidarsi a Paul invece che a Tiafoe – decisamente più a suo agio in doppio rispetto a Tommy, ma in particolar modo già compagno di Sock in Laver Cup con vittime illustre a perire sotto le loro cannonate -.

 

Per cui il caro Fish non è che se la passi benissimo, in salta stampa non si è sbottonato più di troppo sul tema del momento affermando unicamente – come da prassi in questi casi – di essere l’unico responsabile per le scelte fatte. Ma purtroppo per lui, non è ancora il momento di spegnere il fuoco delle pressioni esterne dei media e dei social: dopo le reazioni del giocatore che ci sarebbe dovuto essere e che non è stato preso in considerazione, ad alimentare il divampante incendio delle discussioni sul tema; ci ha pensato Brayden Schnur. Per i meno avvezzi al circuito secondario, e ai nomi di secondo piano: parliamo di un 27enne di Pickering, città canadese a est di Toronto. Può vantare un best ranking di n. 92 ATP raggiunto il 19 agosto 2019. Al momento però è sprofondato al n. 909, poiché fermo ai box da aprile. Pur essendo un comprimario che sostiene unicamente i suoi compagni ma che il campo lo vede con il binocolo – visto anche l’abbondanza del Canada -, è stata una figura più volte presente nelle spedizioni degli ultimi anni della squadra di Frank Dancevic. Ha preso parte al percorso che tre anni fa Madrid, vide Shapo e soci arrendersi soltanto dinanzi alla Spagna di Nadal; ma anche alla vittoriosa campagna australiana d’inizio anno in ATP Cup. Nel 2022 però per via della sua assenza dalle competizioni, sia a Valencia che a Malaga gli sono stati preferiti i giovani Galarneau e Diallo a completamento del quintetto.

Ebbene lui ha posizionato l’innesco e la miccia, Taylor Fritz prima e Tommy Paul poi, hanno dato vita con la partecipazione speciale di TJ Warren – cestista che milita in Nba, nei Brooklyn Nets – ad un scontro verbale fiammante con palcoscenico malcapitato Twitter. Ecco a voi la carrellata di provocazioni e connesse reazioni. A voi lettori l’ardua sentenza sulla fondatezza di tali critiche e di codeste accuse velate da parte del canadese, e sulla correttezza delle risposte a stelle e strisce.

Brayden Schnur: “Guardate i giocatori della squadra statunitense. Date un’occhiata al loro ego. Siamo tutti abbastanza intelligenti da mettere insieme i vari pezzi. Rajeev [Ram, ndr] è un grande giocatore, ma prima ancora un grande uomo”.

Taylor Fritz: “Per favore Bayden, puoi spiegare cosa vorresti intendere per ego e soprattutto come questo possa aver avuto un ruolo nel modo in cui la squadra è stata selezionata”.

Brayden Schnur: “Non provare rancore verso i giocatori, al limite prova odio nei confronti del gioco. Io, questa situazione la chiamo così come la vedo. Non venire a dirmi che mettere in panchina il n. 1 del mondo in doppio dava alla vostra squadra più possibilità di vittorie”.

Taylor Fritz: “Schivi ancora la domanda. Se hai intenzione di spararci addosso, potresti quantomeno motivare le tue affermazioni

Brayden Schnur: “Ecco una domanda migliore per te: Rajeev sarebbe stato invitato a uscire con voi stasera?

Taylor Fritz: “Se Raj volesse celebrare la qualificazione/vittoria della nostra squadra, saremmo tutti entusiasti di averlo con noi. Una cosa che voglio dire è che sono una persona molto timida, e che è vittima di un’ansia sociale piuttosto brutta da dover gestire. Quindi, non penso sia assolutamente corretto da parte tua presumere qualcosa in merito al mio possibile ego o giudicare questi aspetti personali. Ti ripeto, se hai intenzione di sparare a zero su di me come individuo e come membro della squadra statunitense, credo di meritare qualche tipo di spiegazione”.

T.J. Warren, cestista statunitense dei Brooklyn Nets: “Come fa un panchinaro della squadra canadese a pretendere di saperne di più sulla composizione del roster di Team Usa, rispetto al n. 1 della squadra di cui parla

Tommy Paul: “Brayden Schnur, tu cosa hai a che fare con il tennis?”.

Brayden Schnur: “Ottima domanda, non sono nessuno”.

Tommy Paul: “E’ così bello vedere che non sei e che non sarai mai un capitano di Coppa Davis. Ma solamente uno che finge di essere capitano di Coppa Davis su Twitter”.

Il commento che segue è stato rimosso in un secondo momento, tuttavia non è sfuggito: da questa affermazione si può facilmente leggere dietro le righe una profonda valutazione negativa degli specialisti, che – anche esasperando il concetto – per la visione del tennista del New Jersey sarà sempre inferiore ad un singolarista in un match di doppio. Il riferimento a Glasgow, è riconducibile al tie contro la Gran Bretagna del settembre scorso quando nel terzo rubber, decisivo ai fini del successo finale, Sock e Ram s’imposero in rimonta su Andy Murray e Salisbury.

Tommy Paul: “Ovviamente non avevi la Tv nel seminterrato dei tuoi genitori, durante la fase a giorni a Glasgow. Il doppista numero 1 o 100 fatica contro i singolaristi classificati 1-8000, in singolare o doppio.”

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Coppa Davis

Coppa Davis, Kokkinakis: “Mi tornavano indietro servizi che credevo vincenti”. Coric: “Sorpreso della scelta aussie”

Un deluso Kokkinakis e un Coric in fiducia commentano la loro sfida vinta in due set da Borna, che pensava di affrontare Thompson. “Ho sempre giocato quando ero in condizioni di farlo” spiega Thanasi

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Thanasi Kokkinakis e Borna Coric – Davis Cup Finals 2022 (foto: Roberto dell'Olivo)

Alla fine del primo rubber del tie fra Croazia e Australia, vinto agevolmente da Borna Coric, il primo a presentarsi in sala stampa è Thanasi Kokkinakis, comprensibilmente deluso:

Momento complicato, come ti senti adesso?

Beh, ovviamente adesso sono un po’ a terra. Borna ha giocato molto bene e si vede che viene da un periodo felice. Magari ho avuto qualche mezza chance, come ad esempio nel primo set, sul 15-30, una palla facile che poteva regalarmi il 15-40. E queste mezze chance sono importanti contro ottimi giocatori come Borna che oggi era molto incisivo.

 

Borna oggi ti ha messo parecchio sotto pressione oggi: è stato un fattore?

Credo di aver servito bene, ma tanti servizi che secondo me erano vincenti o quasi mi tornavano indietro sui piedi. Credo che sia andato parecchio in anticipo, cercando di indovinare la direzione del servizio oggi.

Qual è stato il motivo del fatto di schierarti oggi? Forse la tua potenza?

Sì, probabilmente questa era l’idea. A Tokyo abbiamo giocato quest’anno. In quell’occasione è stata una partita combattuta e credo che questo sia il motivo per cui oggi Lleyton mi ha schierato. Forse è stata anche una scelta per avere Jordan a disposizione nel doppio

La scelta di non far giocare Jordan è stata dell’ultimo momento?

No, semplicemente il primo giorno non ero al 100% e quindi ha giocato Jordan. Oggi invece ero in condizione di giocare e quindi Lleyton mi ha schierato. Ho sempre giocato quando ero in condizioni di farlo.

Ti sei sentito con Nick? Che possibilità ci sono che possa tornare in Davis?

Ovviamente ci piacerebbe che Nick tornasse a giocare, ma stavolta non era disponibile.

Sul 5-4 sotto si sente maggiormente la pressione di rimanere nel match?

Un pochettino, ma in realtà il momento più complicato è all’inizio: se chi comincia a servire non riesce a trovare il ritmo e va subito sotto di un break, poi diventa complicato.

A seguire poi si è presentato Borna Coric con uno stato d’animo comprensibilmente diverso

Borna, intanto congratulazioni per la vittoria; la prima domanda che volevamo farti era relativamente alla tua spalla. Come ti senti?

Devo dire che adesso ci convivo, devo continuare a fare esercizi specifici, ma so che al massimo posso avere dei fastidi, non posso fare grossi danni con un singolo colpo. Ad essere onesto adesso sono più preoccupato quando sento male ad un ginocchio o agli addominali. Mentalmente sono molto più sereno.

Oggi qual’e stato il fattore che ha fatto la differenza? Forse che avevi più confidenza con le condizioni di gioco?

Sì, il fatto di avere giù preso le misure al campo è stato importante. Onestamente sono stato sorpreso quando hanno annunciato le formazioni e hanno nominato Kokkinakis. Inoltre nelle ultime settimane ho giocato molto più di lui ed evidentemente questo ha avuto un peso. Parlando nel concreto della partita poi devo dire che nei primi game non riuscivo a giocare, al servizio era intoccabile; per fortuna però sono riuscito a trovare il modo di entrare in partita.

Rispetto al fatto di servire per primo credi che sia stato un vantaggio?

Onestamente non credo, anzi il più delle volte quando posso scegliere e vinco il lancio della monetina, scelgo di ricevere. In generale non credo faccia una gran differenza, alla fine è solo una questione di testa.

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