Gli articoli più letti dell'anno. Gennaio: Nole imbattibile? Federer non l'ha capito

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Gli articoli più letti dell’anno. Gennaio: Nole imbattibile? Federer non l’ha capito

Vi riproponiamo gli articoli di maggior successo del 2016 di Ubitennis, quelli più apprezzati da voi lettori. A gennaio, Ubaldo si interroga sul futuro di Roger Federer e sul dominio di Novak Djokovic dopo la vittoria del serbo nella semifinale degli Australian Open

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MELBOURNE – AUSTRALIAN OPEN. Roger Federer non si ritiene vecchio. Per gli altri tennisti non lo è. Per Novak Djokovic invece sì. Il serbo è ormai di un’altra categoria. Rapporti rovesciati. Se diventerà il più vincente dei Fab Four diventerà il GOAT

È stato il solito insuperabile Novak Djokovic, quello del 2015. Ancora una volta. Ma dobbiamo ringraziare ancora una volta Roger Federer per non essersi arreso dopo due set che lo avevano travolto; più o meno come Serena Williams aveva schiacciato Aga Radwanska.

 

Un campione meno orgoglioso di Roger avrebbe gettato la spugna, ammainato bandiera bianca. Invece lo svizzero a 34 anni e mezzo non si è arreso, ha provato a buttarsi più spesso in avanti, a prendere dei rischi anche se – come aveva previsto Goran Ivanisevic – prendendone tanti, sarebbe inevitabilmente incappato anche in molti errori (51 alla fine contro i 20 di Novak). Novak lo ha fatto respirare un attimo quando sulla pallabreak che si era conquistato sul 2 pari nel terzo – una palla che se l’avesse trasformata avrebbe probabilmente ucciso il match già moribondo – non ha chiuso 3 passanti non impossibili per lui sullo stesso punto, con Roger Federer impegnato a far muro disperato là davanti. Nel game successivo Roger si è procurato l’unico break del match, quello che gli ha consentito di conquistare il terzo set e salvare la faccia. Nemmeno la chiusura del tetto – francamente contestabile, certo giocare indoor poteva diventare un piccolo vantaggio per Roger – quando non pioveva, e nemmeno il tifo assordante del pubblico tutto schierato per lo svizzero, sono riusciti a rovesciare una superiorità che è apparsa netta anche nel quarto set. Di nuovo infatti il serbo ha ripreso a dominare i propri games di servizio: in cinque turni ha ceduto 6 punti appena, quindi sono stati 13 in 12 games di battuta. Pazzesco. Djokovic aveva letteralmente dominato i primi due in 54 minuti (5 punti persi in 4 turni di servizio nel primo set, 2 in 4 turni nel secondo). Nel primo set si era concesso due errori gratuiti. Federer, al contrario, sembrava un po’ uno di quei giocatori che presi dall’ansia di fare qualcosa di straordinario per sovvertire il pronostico, andava fuori giri, pretendeva di giocare al di sopra dei propri mezzi (attuali).

Djokovic ha superato adesso anche il muro Federer, 23 a 22, così come aveva superato il muro Nadal 24 a 23, Murray 21 a 9 e Wawrinka 20 a 4. Li ha battuti tutti almeno 20 volte e con tutti è in vantaggio con pochissime chances che qualcuno lo riprenda. Per questo, anche se il caso Vinci che supera Serena all’US Open dice che nessun match è mai vinto prima di essere giocato, se Novak Djokovic batterà in finale il vincente di Murray-Raonic (stanno 3 pari, forse il miglior servizio in circolazione contro la miglior risposta) e conquisterà il sesto Australian Open… potrò sempre riscrivere quel che scrissi qui un anno fa: Novak può battere tutti i record, i 14 slam di Nadal quasi certamente, i 17 Slam di Federer con buona probabilità. Perché non si profila all’orizzonte, a meno che si voglia considerare Milos Raonic la prima… riserva dei Fab Four, un giocatore in grado di essere davvero competitivo con lui. C’è stato un buco generazionale, è evidente. Djokovic e Murray sono classe ’87, ma nei primi anni Novanta non c’è nessuno all’altezza dei Fab 4. Vedremo se spunterà qualcuno di classe ’95 (in poi). Federer stasera (nostra mattina) ha tirato quel che poteva, lo dicono i suoi 34 vincenti contro i 33 di Djokovic che pure non voleva davvero lasciargli l’iniziativa sapendo quanto può essere ancora pericoloso lo svizzero. Il tennis di Roger è ancora eccellente, per carità, ma quello di Novak è titanico. D’altra parte Federer batteva un certo Sampras (a Wimbledon, non al challenger di Roccacannuccia) quando Djokovic giocava ancora fra gli under 14.

Djokovic domina ora più o meno come dominava Federer negli anni 2004-2005-2006-2007, ma Djokovic ha un grosso vantaggio: non ha gli stessi avversari che ha avuto Federer. Che piaccia o no, Federer ha trovato in Nadal una sorta di bestia nera che soprattutto sulla terra battuta, ma anche in un paio di Wimbledon, gli ha tolto la possibilità di vincere almeno un poker di Slam, forse di più. Djokovic invece non ha nessuno, perché questo Federer non è il miglior Federer, di Nadal non parliamo neppure, e Murray… beh Murray ha vinto solo due Slam fin qui, non 14 come Nadal.

Reduce dalle due interviste con Federer e Nadal aggiungo a quanto già scritto che Djokovic ha ammesso di aver giocato contro Federer i migliori primi due set della sua carriera. Federer, che aveva fatto soltanto due punti nei primi tre games, ha ammesso di non essere partito alla grande, poche prime, risposte così così, e di essersi quindi trovato in difficoltà perché “Novak è un buon front-leader, se comincia bene è duro riprenderlo”.

E riprendendo il mio discorso, Federer è stato fortissimo praticamente dai suoi 21 anni ai 35 attraversando diverse generazioni. Per quanto riguarda Djokovic… beh io gli ho chiesto se pensasse che il suo futuro potesse essere dominante come lo è stato a suo tempo il passato di Federer… pur sapendo che lui non avrebbe potuto darmi una risposta affermativa. Sarebbe apparso troppo presuntuoso e al contempo, poco rispettoso dei giocatori che ancora devono affermarsi. Roger Federer, da svizzero sempre politically correct, si preoccupa sempre di non urtare la suscettibilità dei suoi colleghi, motivo per cui ad un interrogativo del genere – giornalisticamente più che corretto – preferisce non rispondere. Djokovic, più schietto, ha fatto capire, quando ha citato i casi di Becker e Chang come situazioni oggi praticamente irripetibili, che oggi è molto più difficile di un tempo emergere. Sia in età giovanile, sia pure dopo. Il punto è solo questo: ci sarà un’altra banda di quattro… Beatles a far contorno a Djokovic e a metterlo ogni giorno, ogni torneo, alla frusta nei prossimi tre anni oppure no? Djokovic ha accennato ai giovani più promettenti, ha parlato di Kyrgios, di Coric, di Zverev (a mio avviso ha dimenticato Rublev…) ma onestamente secondo me questi ragazzi nei prossimi 3 anni potranno magari fare qualche grande exploit ma non li vedo in grado di avere quella continuità che i Fab Four hanno avuto.

Tornando al match così tanto atteso, devo dire che tutto sommato mi ha deluso. Ma non per il nome del vincitore, sia chiaro. Ma come chi mi conosce sa, io faccio sempre il tifo per la partita e la partita non c’è stata. Come ho già scritto poteva essercene ancora meno se Djokovic l’avesse chiusa sul 2 pari del terzo set, quando ha mancato quei tre passanti di fila contro un Federer quasi disarmato. Ma, insomma, dopo che Djokovic aveva dominato a quel modo i primi due, complice anche una partenza semi-disastrosa di Federer al servizio come sulla risposta, vera suspence secondo me non c’è mai stata. Non mi è mai capitato di pensare per un minuto che Djokovic potesse perdere questa partita. E quindi la suspence che a me piace tanto nelle partite equilibrate non l’ho mai avvertita. Vi dirò che all’inizio, dopo quei 54 minuti a senso unico, ho addirittura pensato per qualche attimo alla sindrome Sharapova quando gioca contro Serena… Ok, lo so, ovviamente era un pensiero ingiusto… Roger ha lottato sempre molto di più, non merita di essere messo sullo stesso piano di una Maria che non tenta mai qualcosina di diverso, di nuovo, ma subisce e basta.

Però qualcosa di Roger non mi convince nell’approccio mentale a certe partite… a suo tempo con Nadal, ora con Djokovic. Mi sembra come attanagliato da una tensione eccessiva. Che gli impedisce quasi di fare anche le cose che sa fare meglio. Servire più prime ad esempio, attaccare in modo diverso… Ricordo che Martina Navratilova diceva sempre che quando si invecchia la pressione la si avverte di più e non invece di meno, come se si temesse che qualcosa possa sfuggire per sempre e si debba dimostrare per forza che non è così… Come se, insomma, l’esperienza dovuta all’età si trasformasse in un boomerang che si trascina dietro troppe insicurezze. Federer si rifiuta di considerarsi vecchio e risponde a chi gli chiede se pensa di poter battere ancora Djokovic in uno Slam, tre set su cinque: “La fiducia ce l’ho ancora, non svanisce troppo presto. So che non è facile, non è mai stato facile, ma tre set o tre set su cinque, io so che posso correre ancora quattro o cinque ore, non è un problema, l’ho provato in allenamento, nella off-season, e non sudo. Non mi preoccupano i palleggi prolungati, voi pensate che io sia vecchio etcetera etcetera, ma non è un problema per me. Non mi spaventa affrontare nessun giocatore giovane in uno Slam, credo che avevo un tabellone non facile, sono contento del mio livello in questo avvio dell’anno. Novak ormai è un punto di riferimento per tutti noi, è il solo giocatore che è riuscito a fermarmi ultimamente e Stan quando ha giocato ‘on fire’ a Parigi. Va bene, avrei voluto giocare un poco meglio, e chissà che cosa sarebbe potuto succedere. Oggi Novak era molto, molto forte. Non c’è dubbio”.

Ecco, secondo me, che le ho sentite dal vero, tono di voce compreso quindi, Roger mi dà la sensazione di non rendersi conto che ormai c’è un gap abbastanza profondo fra lui e Djokovic. Perde, ripetutamente ormai negli Slam – che non sono i tornei ATP, come ricordava l’altro giorno Goran Ivanisevic – e crede sempre che avrebbe potuto giocare un po’ meglio e che se avesse giocato meglio chissà…? A me pare che Djokovic sia oggi di un’altra categoria. Un conto è correre 4 o 5 ore in allenamento, come dice Roger di saper fare senza sudare, un altro conto è opporsi a un Djokovic che ti fa correre a ritmi intensissimi da una parte all’altra del campo. Perfino Scanagatta può giocare 4 ore contro uno molto più scarso e non sudare, ma se trova uno appena più bravo di lui, dopo 10 minuti scoppia. Federer non dopo 10 minuti, ma comunque non arriva a stare sopra ad un Djokovic né nella prima ora – in cui soffre mentalmente la superiorità evidente dell’avversario – né dopo le due ore e mezzo quando la superiorità anche atletica di Djokovic rende il confronto assolutamente impari.

È sempre difficile per un campione, che continua ad essere superiore a tutti gli altri giocatori del mondo, rendersi conto ed ammettere pubblicamente che un altro è più forte di lui. È difficile soprattutto per Roger Federer che per oltre una decade ha pensato – più che legittimamente e quasi come Serena Williams nel pianeta donna – che se arrivava una sconfitta era quasi sempre perché era stato lui a giocare meno bene di come avrebbe potuto e non invece l’avversario ad essere più forte. Oggi, non ci sono santi, Djokovic è più forte. E nei mesi che verranno Federer non riuscirà a scalfire questa superiorità, se Djokovic non gli darà una mano. I rapporti, rispetto a qualche anno fa, si sono rovesciati. 

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ATP

Berrettini sui social: “Torno in campo a Stoccarda”

Il tennista romano, attuale 10 al mondo, sarà in campo nel torneo che lo vide trionfatore nel 2019 denominato da quest’anno “BOSS Open”

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Matteo Berrettini - Indian Wells 2022 (foto Ubitennis)

Sono passati quasi tre mesi dalla sua ultima partita. L’inverno era una realtà europea mentre nel caldo di Indian Wells l’estate era più che un’ipotesi. Ed è da quel 7 marzo che Berrettini ha deciso di fermarsi, dopo la sconfitta con Kecmanovic, per un problema alla mano destra curabile solo attraverso l’intervento chirurgico. Lunghi mesi in cui il tennista romano si è allenato tanto, saltando del tutto la stagione su terra per tornare a giocare su quella superficie, l’erba, che lo scorso anno tante soddisfazione diede a lui e a tutto il tennis italiano; è infatti attraverso i canali social che l’attuale numero 10 al mondo ha comunicato la scelta di tornare in campo proprio sull’erba di Stoccarda, che lo vide trionfare nel 2019.

Una scelta di sicuro tecnica, ma che strizza l’occhio al torneo che da quest’anno si chiamerà “ATP 250 Stoccarda-BOSS OPEN”. Il motivo è chiaro vista la partnership tra Berrettini ed il noto marchio di abbigliamento tedesco, che da quest’anno ha deciso di entrare con forza nel mondo del tennis, non solo, appunto, attraverso la fornitura di abbigliamento tennistico, ma anche intitolandosi il torneo di Stoccarda,  città in cui l’azienda è stata fondata nel 1923. Insomma una soluzione win/win di sicuro prima dell’inizio del torneo che speriamo possa essere vincente anche per Berrettini sul campo da tennis.  

 

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Italiani

Italiani in campo oggi venerdì 27 maggio: Trevisan. A che ora e dove vederla

L’azzurra cerca il quarto turno al Roland Garros: ecco come seguire la sfida contro Saville-Gavrilova

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Martina Trevisan - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Una sola italiana in gara nel Day 6 del Roland Garros 2022: si tratta di Martina Trevisan, che oggi all’ora di pranzo sfiderà Daria Saville-Gavrilova per un posto al quarto turno. L’azzurra giocherà il secondo match sul Court 14, il cui programma verrà inaugurato alle 11 da un match di doppio maschile (Puetz/Venus contro Bonzi/Rinderknech). Si può quindi presumere che Martina scenderà in campo tra le 12.30 e le 13 italiane.

Trevisan, reduce dal primo successo WTA a Rabat, è in un ottimo momento di forma e troverà un’avversaria abbordabile (attuale n.127 WTA), forse più da cemento che da terra rossa. Tra le due non ci sono precedenti. La vincente di questa sfida affronterà agli ottavi Kerber o Sasnovich.

Italiani in campo venerdì 27 maggio
Roland Garros, 3° turno: Trevisan-Saville, ore 12.30 circa, Court 14, diretta tv e streaming Eurosport / Discovery +

 

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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Editoriali del Direttore

Roland Garros, Tsitsipas: “Sinner e Musetti sono lì. Dimenticate la classifica. Sinner tirava più forte un anno fa…Musetti ha più talento. Però non cambia mai posizione”

Sette ragazze top-ten sono out. Come nel ’76. E dal 2013 non c’erano 4 azzurri, tra uomini e donne, al terzo turno. Le 500 vittorie di Simon e le oltre 1000 dei Fab. Gasquet: “Nadal era più forte di Alcaraz”. Brutti e bei gesti a Parigi. Da squalifica e da applausi. 25 “vittime” nel seeding

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Stefanos Tsitsipas - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Se cominciassi dando i numeri? A una certà età succede. Dunque…era dal 1976, l’anno del mio primo Roland Garros e del trionfo di Adriano Panatta – scegliete voi quale sia l’amarcord più importante – che non accadeva che ben 7 delle prime dieci tenniste del mondo fossero schizzate fuori già al giovedì, nei primi due turni.

Sotto, nel finale di questo articolo troverete chi sono le sette “vittime”. Qui vi dico che le tre superstiti sono Iga Swiatek, n.1 manco a dirlo!, Paula Badosa n.3 e Aryna Sabalenka n.7 e prossima avversaria di Camila Giorgi.

La Swiatek ha vinto il suo trentesimo match di fila, nonché 16 incontri su 18 al Roland Garros, percentuale dell’89%. Solo la Court (95%), la Evert (92%) e la Graf hanno registrato percentuali superiori nella loro storia di questo torneo. Per inciso ho visto che un dritto della Swiatek è stato cronometrato a 127 km e uno di Rafa Nadal a 126. Meglio non farlo sapere a Rafa.

 

Chi fermerà Iga? La polacca avrebbe dovuto affrontare la Samsonova al terzo turno e invece ha trovato la Kovinic. Poi al quarto turno doveva esserci o  Ostapenko o Halep e invece troverà o Qinwen Zheng o Cornet. Insomma ha già un piede nei quarti. Dove potrebbe ritrovare la Pegula, già demolita a Roma.

La presenza di Camila al terzo turno, aggiunta a quella di Martina Trevisan che gioca stamani per un posto in ottavi contro la…russa d’Australia Daria Gavrilova in Saville, mi consente di dare un atro numero: era dal 2013 che non avevamo almeno due donne e due uomini contemporaneamente al terzo turno. Nel 2013 furono Fognini e Seppi, Pennetta, Vinci e Schiavone. I due uomini sono Jannik Sinner che ha battuto in 4 set e 3h e 44 minuti Carballes Baena, soffrendo più del previsto perché secondo me – ma forse non secondo lui – non ha giocato tanto bene, e Lorenzo Sonego che ha vinto in tre set e 2h e 40 m – ma potevano essere 4 perché il primo lo ha riacciuffato in modo abbastanza rocambolesco annullando due setpoint a Joao Sousa – e però sia Lorenzo che il suo coach Gipo Arbino si sono detti entusiasti della sua performance: “Una delle migliori della mia carriera” ha detto Lorenzo facendo eco al coach.

Non so se esserne contento. Perché la migliore avrebbe dovuto conservarla per il prossimo incontro, quello con il norvegese Ruud che lo ha battuto tre volte su tre in circa 18 mesi e solo l’ultima, a Vienna 2021, è stata partita davvero lottata. Insomma Lorenzo dovrebbe riuscire a giocare un’altra delle sue migliori partite in carriera, perché il norvegese n.8 del mondo è di una soldiità impressionante e se prende l’iniziativa con il dritto anomalo ha una palla che pesa moltissimo. Lorenzo lo sa e cercherà di evitarla.

Sulla carta dovrebbe essere più semplice il compito di Jannik Sinner contro l’avversario battuto in finale a Washington, Mackenzie McDonald, che ha battuto un Basilashvili che fatica a ritrovare se stesso. Sulla terra rossa l’americano, n.58 del mondo potrebbe rivelarsi meno pericoloso di Carballes che ieri sera ha messo davvero alla frusta il nostro.

Sono andato ieri sera a parlare di Sinner e Musetti con Tsitsipas, che si è miracolosamente sottratto al quinto set con il qualificato ceco Kolar che nel tiebreak del quarto è stato avanti 6-2, con quattro set point consecutivi. Ma Tsitsipas è decisamente uno che ha gli attributi. Rimonta da due set a zero con Musetti senza perdersi d’animo, rimonta 4 set point con Kolar. Se mettere Tsitsipas knock-down non è così impossibile, lo diventa il metterlo k.o. (salvo che l’avversario si chiami Djokovic).

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

A Stefanos, che con me è sempre gentile, anche se all’apparenza ha un approccio che può sembrare scorbutico, ho chiesto: “Grande lotta con Musetti, grande lotta stasera, dipende più dal tuo servizio o dagli avversari? E poi una curiosità: Sinner è molto davanti a Musetti in classifica ATP (12 e 57=45 posti di gap), ma quando li vedi giocare entrambi, si ha l’impressione che Musetti abbia molti più colpi, molto più talento. E’ solo un’impressione, la superficiale impressione di uno spettatore, o quando ci giochi contro, a Sinner come a Musetti, pensi che i due sono in realtà molto vicini, dimenticando le classifiche?

 Tsitsipas: “Sì, lascio perdere le classifiche, assolutamente. Musetti ha un bellissimo e talentuoso tennis con il suo rovescio a una mano. E’ un po’ un misto di Gasquet con un gioco più d’attacco e uno stile di gioco più aggressivoPuò essere imprevedibile, ma anche lui resta su quel che fa. Non l’ho visto cambiare troppo le sue posizioni e quel che è il suo gioco. Penso che se è nel momento buono può crearsi davvero tanti bei colpi con il suo rovescio a una mano.  In termini di potenza però Sinner…ne ha di più. Ha un gioco assai potente, colpisce duro. E si appoggia molto ai suoi colpi più forti. Mi ricordo che Sinner nei primi tempi colpiva davvero fortissimo la palla. Ora penso che tiri un po’ meno forte, abbia ridotto…E’ sempre così quando sei un newcomer, alle prime, giochi libero, senza preoccuparti in un certo senso. Poi il circuito ti cambia, ti sviluppa e struttura in un modo diverso. Due stili davvero diversi, ma loro due sono molto, ma molto vicini, davvero”.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

Avviso ai lettori: c’è un racconto live della giornata su Instagram con l’esito dei match in tempo reale, nelle storie, ma ci sono anche i post con i miei video. Sono tutte cose molto più brevi di quelle che scrivo qua. Se avete poco tempo andate lì.

Visto che Tsitsipas ha citato Gasquet, beh segnalo che è appena uscita una autobiografia di Gasquet e che a scriverne la prefazione è stato Rafa Nadal, suo coetaneo e avversario fino da che erano bambini e si affrontarono al torneo dei Petit As. Non ho ancora letto il libro ma credo di ricordare che il primo match lo abbia vinto Richard. Da professionisti però Nadal ha battuto Gasquet 17 volte su 17!

Non mi ha per nulla sorpreso quindi sentire Gasquet che rispondeva a chi gli chiedeva se Alcaraz fosse più forte di Nadal alla sua età con queste parole: “No davvero, all’età di Alcaraz Rafa aveva già vinto uno Slam, il primo di 13 Roland Garros. Non credo proprio che Alcaraz sia più forte di quanto lo era Rafa…”.

Gasquet è stato battuto mercoledì da Korda che nel match clou serale di questo venerdì giocherà la “bella” contro Alcaraz. Lo spagnolo vinse il NextGen con le sue buffe regole in finale, l’americano si è vendicato a Montecarlo che è un torneo vero…però i favori del pronostico, nonostante Carlitos si sia salvato annullando un matchpoint con Ramos Vinolas, sono per lui.

Però ricordo che per anni si è scritto di Zverev che sciupava troppe energie nei primi turni degli Slam per arrivare in fondo e infatti vinceva i Masters 1000 ma deludeva negli Slam.

 Alcaraz ha un tennis molto dispendioso per incontri sulla lunga distanza dei tre set su cinque. Dovrà imparare a far meno fatica. Nadal imparò alla svelta. Se c’era da infliggere punteggi netti non si faceva pregare. Come Bjorn Borg (che nel Roland Garros del ’78 vinse il torneo perdendo in tutto 32 game in 21 set. Fate un po’ la media a set…). Infatti i “veterani” si sanno ammnistrare: Nadal è stato fin qui in campo soltanto 4 ore e 11 minuti in due incontri, Djokovic 4 ore e 14, Alcaraz 6 ore e 24, Tsitsipas 7 ore e 40.

Se Gasquet e Tsonga sono fuori dal torneo (dove Monfils non è riuscito nemmeno a giocare), invece Gilles Simon è ancora dentro. Battendo Johnson ha conquistato la sua vittoria n.500. Anche se non sono 1.000 come quelle raggiunte recentemente da Djokovic, sono sempre tante. Soltanto 56 giocatori nella storia ATP hanno superato quel muro. Due francesi però hanno vinto più di lui: Gasquet 574, Monfils 523. Un ripassino? Federer è a quota 1251 e Nadal a 1053, Djokovic a 1003.

E io continuo imperterrito a dar numeri: solo due giocatori fin qui non hanno perso il servizio. Hubi Hurkacz e Grigor Dimitrov. Per Hubi faccio spesso il tifo, anche se gli toglierei volentieri quella H iniziale. Quando ieri Cecchinato continuava a dire “devo fare i complimenti a Hubi”, tre o quattro volte, alla fine non ho potuto esimermi dal ringraziarlo, facendoli miei.

Ma è poi certo una cattiveria tipicamente fiorentina sottolineare che il polacco, che in patria riscuote un decimo delle attenzioni riservate a Iga Swiatek in quanto tipo incredibilmente riservato, ha giocato contro due italiani, Zeppieri e Cecchinato: ha servito per 29 game e non solo li ha vinti tutti ma non ha offerto neppure una pallabreak in sei set. Bravo lui, ma meno bravi i nostri, se mi è concesso.

Dimitrov ha vinto i suoi sei set con punteggi ancora più netti che non Hubi: ha dato 6-1,6-1,6-1 a Giron e poi 6-0,6-4,6-3 a Coric. 24 servizi vinti su 24. Sono curioso di vedere che cosa farà con Schwartzman, nel duello fra la testa di serie n.18 (il bulgaro) e la n.15 (El Peque argentino). Io dico che almeno un servizio lo perderà. E forse più di uno. El Peque risponde come pochi.

Un numero meno interessante: 9. Sono i matchpoint di cui ha avuto bisogno Pegula per battere finalmente la Kalinina 6-1,5-7,6-4, quando pareva non volesse proprio vincere. Se avesse perso anche la Pegula, testa di serie n.11, un posto davanti alla n.12 Raducanu e alla n.13 Ostapenko (battuta dalla francese Cornet che qui era arrivata l’ultima volta al terzo turno nel 2017, quando il torneo fu vinto proprio dalla Ostapenko), a quel dato delle 7 “teste rotolate in questa rinnovata…rivoluzione francese della racchetta” avrei segnalato che avremmo avuto ben 10 k.o. con corona sulle prime 13 regine del torneo. Invece sono…solo 9. E fa meno effetto. Magari avesse vinto la Kalinina. Così avrei potuto scrivere 10 su 13. Suonava meglio.

Un numero più interessante: le prime 12 teste di serie tutte promosse al terzo turno: non accadeva in uno Slam nel torneo maschile da Wimbledon 2011! E al Roland Garros dal 2009.

Una ex n.1 del mondo, ed ex campionessa al Roland Garros, Simona Halep, ha vissuto per la prima volta una crisi di panico mentre stava vincendo abbastanza tranquillamente, avanti un set e un break. Così la cinese Qinwen Zheng, n. 74 WTA da non confondere con la Shuai Zhang n.41 che aveva perso al primo turno con Camila Giorgi, ha approfittato della…paura della Halep, paura vera mica braccino!, per vincere in tre set. La Zheng all’inizio del 2021 era appena n.270 del mondo. E questi progressi li ha fatti senza poter giocare in patria. Non l’avrebbero fatta uscire causa COVID, a quanto mi è stato detto. Fosse stata la Li Na, avrebbe potuto. Ma per la n.270 del mondo non si facevano eccezioni.

Ho visto – anche nel video che abbiamo pubblicato su Ubitennis – la rumena Begu che, sul campo 13, tirando rabbiosamente la racchetta su uno sgabello sponsorizzato dalla Perrier (ma non era una ghiacciaia…o forse sì?) quando era sotto 2-0 nel terzo, se l’è vista rimbalzare per finire in mezzo al pubblico, spaventando un bambino al punto da farlo scoppiare in lacrime. Non ho visto se era stato proprio colpito. La squalifica, anche se la Begu non l’aveva certo fatto apposta, sembrava inevitabile dopo che l’arbitro ha chiamato il Supervisor. Non lo aveva fatto apposta tanti anni fa, nel ’92, il mitissimo Stefano Pescolido in Australia. Anche lì la racchetta rimbalzò in modo strano e finì addosso a una signora in prima fila. Ma è un caso analogo a quello di Djokovic che tirò quella pallata colpendo la giudice di linea la quale, per lo spavento, stramazzò a terra all’US Open. Tutti, Pescosolido, Henman, Djokovic (e anche una ragazza italiana che colpì una giudice di linea inavvertitamente…furono squalificati.

La Begu no. Sorprendentemente. Nonostante le urla del pubblico che disapprovava. La sua avversaria, la Alexandrova che era in vantaggio 2-0 al terzo, era furibonda. Voleva lo scratch. Non il massimo del fairplay, ma forse ne aveva diritto, stando alle regole sempre applicate. Non glielo hanno dato e lei ha perso la testa e il match, non senza aver cacciato una palla fuori dallo stadio rivolgendosi all’arbitro in tono polemico “E ora che mi fai? Mi squalifichi?”. Ha beccato anche lei una ammonizione, come la Begu. In conferenza stampa la Begu ha rifiutato più volte di commentare l’episodio, salvo scusarsi ripetutamente.

Ma secondo me sia lei sia Rublev hanno avuto una fortuna sfacciata a trovarsi ancora in gara. E da favoriti del prossimo round perché la Begu incontrerà la francese Leoolia Jeanjean, vittoriosa sulla Pliskova e protagonista di una storia incredibile che non ho avuto il tempo di scrivere…dopo che a 12 anni era considerata una tal promessa che la Nike l’aveva già messa sotto contratto.  Rublev forse rischia di più: Garin non è avversario così morbido.

Dopo aver parlato di possibili squalifiche segnalo un bel gesto: Casper Ruud a fine partita vinta con Ruusuvuori nel campionato della Scandinavia Unita ha lanciato un suo asciugamano a un ragazzino che lo aveva invocato. Solo che un signore più alto e agile ha spiccato un salto tipo Michael Jordan e glielo ha soffiato sotto il naso. Ruud però non lo ha permesso: “Così non si fa!” gli deve aver detto e finchè il mancato cestista non ha restituito l’asciugamano al ragazzino costernato e suo legittimo proprietario il bravo Casper non se ne è andato. Missione compiuta. E applaudita.

Gli americani applaudono, in assenza delle Williams, le loro ragazze: ne hanno diverse in corsa, Keys, Pegula, Rogers, Anisimova, Stephens, Gauff. Fra gli uomini per ora la metà: il “vecchio” Isner, McDonald (per il quale non farò il tifo quando giocherà con Sinner) e i più giovani Nakashima (che ha Zverev) e Korda che ho ricordato essere in procinto di rimisurarsi con Alcaraz e non lo invidio.

Sono saltate 25 teste di serie su 64, assai più di un terzo. L’ultima in serata la Ostapenko, campionessa qui nel 2017.

MASCHILE – 11 ”vittime” (in grassetto quelle di ieri)

13 Fritz (2T Zapata Miralles)
14 Shapovalov (1T Rune)
16 Carreno Busta (1T Simon)
17 Opelka (1T Krajinovic)
19 De Minaur (1T Gaston)
22 Basilashvili (2T McDonald)*
24 Tiafoe (2T Goffin)*
25 Davidovich Fokina (1T Grieekspoor)
29 Evans (2T Imer)*
30 Paul (1T Garin)
31 Brooskby (1T Cuevas)


FEMMINILE – 14

2 Krejcikova (1T Parry)
4 Sakkari (2T Muchova)
5 Kontaveit (1T Tomljanovic)
6 Jabeur (1T Linette)
8 Pliskova (2T Jeanjean n.227 Wta)*
9 Collins (2T Rogers)*
10 Muguruza (1T Kanepi)
12 Raducanu (2T Sasnovich)

13 Ostapenko (2t Cornet)
19 Halep (2T Zheng)*
25 Samsonova (1T Kovinic)
26 Cirstea (2T Stephens)
30 Alexandrova (2T Begu)*
32 Kvitova (2T Saville)

A domani. Oggi tifiamo per la sola azzurra in gara: ore 12.30 circa, Trevisan-Saville Gavrilova.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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