Gli articoli più letti dell'anno. Gennaio: Nole imbattibile? Federer non l'ha capito

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Gli articoli più letti dell’anno. Gennaio: Nole imbattibile? Federer non l’ha capito

Vi riproponiamo gli articoli di maggior successo del 2016 di Ubitennis, quelli più apprezzati da voi lettori. A gennaio, Ubaldo si interroga sul futuro di Roger Federer e sul dominio di Novak Djokovic dopo la vittoria del serbo nella semifinale degli Australian Open

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MELBOURNE – AUSTRALIAN OPEN. Roger Federer non si ritiene vecchio. Per gli altri tennisti non lo è. Per Novak Djokovic invece sì. Il serbo è ormai di un’altra categoria. Rapporti rovesciati. Se diventerà il più vincente dei Fab Four diventerà il GOAT

È stato il solito insuperabile Novak Djokovic, quello del 2015. Ancora una volta. Ma dobbiamo ringraziare ancora una volta Roger Federer per non essersi arreso dopo due set che lo avevano travolto; più o meno come Serena Williams aveva schiacciato Aga Radwanska.

 

Un campione meno orgoglioso di Roger avrebbe gettato la spugna, ammainato bandiera bianca. Invece lo svizzero a 34 anni e mezzo non si è arreso, ha provato a buttarsi più spesso in avanti, a prendere dei rischi anche se – come aveva previsto Goran Ivanisevic – prendendone tanti, sarebbe inevitabilmente incappato anche in molti errori (51 alla fine contro i 20 di Novak). Novak lo ha fatto respirare un attimo quando sulla pallabreak che si era conquistato sul 2 pari nel terzo – una palla che se l’avesse trasformata avrebbe probabilmente ucciso il match già moribondo – non ha chiuso 3 passanti non impossibili per lui sullo stesso punto, con Roger Federer impegnato a far muro disperato là davanti. Nel game successivo Roger si è procurato l’unico break del match, quello che gli ha consentito di conquistare il terzo set e salvare la faccia. Nemmeno la chiusura del tetto – francamente contestabile, certo giocare indoor poteva diventare un piccolo vantaggio per Roger – quando non pioveva, e nemmeno il tifo assordante del pubblico tutto schierato per lo svizzero, sono riusciti a rovesciare una superiorità che è apparsa netta anche nel quarto set. Di nuovo infatti il serbo ha ripreso a dominare i propri games di servizio: in cinque turni ha ceduto 6 punti appena, quindi sono stati 13 in 12 games di battuta. Pazzesco. Djokovic aveva letteralmente dominato i primi due in 54 minuti (5 punti persi in 4 turni di servizio nel primo set, 2 in 4 turni nel secondo). Nel primo set si era concesso due errori gratuiti. Federer, al contrario, sembrava un po’ uno di quei giocatori che presi dall’ansia di fare qualcosa di straordinario per sovvertire il pronostico, andava fuori giri, pretendeva di giocare al di sopra dei propri mezzi (attuali).

Djokovic ha superato adesso anche il muro Federer, 23 a 22, così come aveva superato il muro Nadal 24 a 23, Murray 21 a 9 e Wawrinka 20 a 4. Li ha battuti tutti almeno 20 volte e con tutti è in vantaggio con pochissime chances che qualcuno lo riprenda. Per questo, anche se il caso Vinci che supera Serena all’US Open dice che nessun match è mai vinto prima di essere giocato, se Novak Djokovic batterà in finale il vincente di Murray-Raonic (stanno 3 pari, forse il miglior servizio in circolazione contro la miglior risposta) e conquisterà il sesto Australian Open… potrò sempre riscrivere quel che scrissi qui un anno fa: Novak può battere tutti i record, i 14 slam di Nadal quasi certamente, i 17 Slam di Federer con buona probabilità. Perché non si profila all’orizzonte, a meno che si voglia considerare Milos Raonic la prima… riserva dei Fab Four, un giocatore in grado di essere davvero competitivo con lui. C’è stato un buco generazionale, è evidente. Djokovic e Murray sono classe ’87, ma nei primi anni Novanta non c’è nessuno all’altezza dei Fab 4. Vedremo se spunterà qualcuno di classe ’95 (in poi). Federer stasera (nostra mattina) ha tirato quel che poteva, lo dicono i suoi 34 vincenti contro i 33 di Djokovic che pure non voleva davvero lasciargli l’iniziativa sapendo quanto può essere ancora pericoloso lo svizzero. Il tennis di Roger è ancora eccellente, per carità, ma quello di Novak è titanico. D’altra parte Federer batteva un certo Sampras (a Wimbledon, non al challenger di Roccacannuccia) quando Djokovic giocava ancora fra gli under 14.

Djokovic domina ora più o meno come dominava Federer negli anni 2004-2005-2006-2007, ma Djokovic ha un grosso vantaggio: non ha gli stessi avversari che ha avuto Federer. Che piaccia o no, Federer ha trovato in Nadal una sorta di bestia nera che soprattutto sulla terra battuta, ma anche in un paio di Wimbledon, gli ha tolto la possibilità di vincere almeno un poker di Slam, forse di più. Djokovic invece non ha nessuno, perché questo Federer non è il miglior Federer, di Nadal non parliamo neppure, e Murray… beh Murray ha vinto solo due Slam fin qui, non 14 come Nadal.

Reduce dalle due interviste con Federer e Nadal aggiungo a quanto già scritto che Djokovic ha ammesso di aver giocato contro Federer i migliori primi due set della sua carriera. Federer, che aveva fatto soltanto due punti nei primi tre games, ha ammesso di non essere partito alla grande, poche prime, risposte così così, e di essersi quindi trovato in difficoltà perché “Novak è un buon front-leader, se comincia bene è duro riprenderlo”.

E riprendendo il mio discorso, Federer è stato fortissimo praticamente dai suoi 21 anni ai 35 attraversando diverse generazioni. Per quanto riguarda Djokovic… beh io gli ho chiesto se pensasse che il suo futuro potesse essere dominante come lo è stato a suo tempo il passato di Federer… pur sapendo che lui non avrebbe potuto darmi una risposta affermativa. Sarebbe apparso troppo presuntuoso e al contempo, poco rispettoso dei giocatori che ancora devono affermarsi. Roger Federer, da svizzero sempre politically correct, si preoccupa sempre di non urtare la suscettibilità dei suoi colleghi, motivo per cui ad un interrogativo del genere – giornalisticamente più che corretto – preferisce non rispondere. Djokovic, più schietto, ha fatto capire, quando ha citato i casi di Becker e Chang come situazioni oggi praticamente irripetibili, che oggi è molto più difficile di un tempo emergere. Sia in età giovanile, sia pure dopo. Il punto è solo questo: ci sarà un’altra banda di quattro… Beatles a far contorno a Djokovic e a metterlo ogni giorno, ogni torneo, alla frusta nei prossimi tre anni oppure no? Djokovic ha accennato ai giovani più promettenti, ha parlato di Kyrgios, di Coric, di Zverev (a mio avviso ha dimenticato Rublev…) ma onestamente secondo me questi ragazzi nei prossimi 3 anni potranno magari fare qualche grande exploit ma non li vedo in grado di avere quella continuità che i Fab Four hanno avuto.

Tornando al match così tanto atteso, devo dire che tutto sommato mi ha deluso. Ma non per il nome del vincitore, sia chiaro. Ma come chi mi conosce sa, io faccio sempre il tifo per la partita e la partita non c’è stata. Come ho già scritto poteva essercene ancora meno se Djokovic l’avesse chiusa sul 2 pari del terzo set, quando ha mancato quei tre passanti di fila contro un Federer quasi disarmato. Ma, insomma, dopo che Djokovic aveva dominato a quel modo i primi due, complice anche una partenza semi-disastrosa di Federer al servizio come sulla risposta, vera suspence secondo me non c’è mai stata. Non mi è mai capitato di pensare per un minuto che Djokovic potesse perdere questa partita. E quindi la suspence che a me piace tanto nelle partite equilibrate non l’ho mai avvertita. Vi dirò che all’inizio, dopo quei 54 minuti a senso unico, ho addirittura pensato per qualche attimo alla sindrome Sharapova quando gioca contro Serena… Ok, lo so, ovviamente era un pensiero ingiusto… Roger ha lottato sempre molto di più, non merita di essere messo sullo stesso piano di una Maria che non tenta mai qualcosina di diverso, di nuovo, ma subisce e basta.

Però qualcosa di Roger non mi convince nell’approccio mentale a certe partite… a suo tempo con Nadal, ora con Djokovic. Mi sembra come attanagliato da una tensione eccessiva. Che gli impedisce quasi di fare anche le cose che sa fare meglio. Servire più prime ad esempio, attaccare in modo diverso… Ricordo che Martina Navratilova diceva sempre che quando si invecchia la pressione la si avverte di più e non invece di meno, come se si temesse che qualcosa possa sfuggire per sempre e si debba dimostrare per forza che non è così… Come se, insomma, l’esperienza dovuta all’età si trasformasse in un boomerang che si trascina dietro troppe insicurezze. Federer si rifiuta di considerarsi vecchio e risponde a chi gli chiede se pensa di poter battere ancora Djokovic in uno Slam, tre set su cinque: “La fiducia ce l’ho ancora, non svanisce troppo presto. So che non è facile, non è mai stato facile, ma tre set o tre set su cinque, io so che posso correre ancora quattro o cinque ore, non è un problema, l’ho provato in allenamento, nella off-season, e non sudo. Non mi preoccupano i palleggi prolungati, voi pensate che io sia vecchio etcetera etcetera, ma non è un problema per me. Non mi spaventa affrontare nessun giocatore giovane in uno Slam, credo che avevo un tabellone non facile, sono contento del mio livello in questo avvio dell’anno. Novak ormai è un punto di riferimento per tutti noi, è il solo giocatore che è riuscito a fermarmi ultimamente e Stan quando ha giocato ‘on fire’ a Parigi. Va bene, avrei voluto giocare un poco meglio, e chissà che cosa sarebbe potuto succedere. Oggi Novak era molto, molto forte. Non c’è dubbio”.

Ecco, secondo me, che le ho sentite dal vero, tono di voce compreso quindi, Roger mi dà la sensazione di non rendersi conto che ormai c’è un gap abbastanza profondo fra lui e Djokovic. Perde, ripetutamente ormai negli Slam – che non sono i tornei ATP, come ricordava l’altro giorno Goran Ivanisevic – e crede sempre che avrebbe potuto giocare un po’ meglio e che se avesse giocato meglio chissà…? A me pare che Djokovic sia oggi di un’altra categoria. Un conto è correre 4 o 5 ore in allenamento, come dice Roger di saper fare senza sudare, un altro conto è opporsi a un Djokovic che ti fa correre a ritmi intensissimi da una parte all’altra del campo. Perfino Scanagatta può giocare 4 ore contro uno molto più scarso e non sudare, ma se trova uno appena più bravo di lui, dopo 10 minuti scoppia. Federer non dopo 10 minuti, ma comunque non arriva a stare sopra ad un Djokovic né nella prima ora – in cui soffre mentalmente la superiorità evidente dell’avversario – né dopo le due ore e mezzo quando la superiorità anche atletica di Djokovic rende il confronto assolutamente impari.

È sempre difficile per un campione, che continua ad essere superiore a tutti gli altri giocatori del mondo, rendersi conto ed ammettere pubblicamente che un altro è più forte di lui. È difficile soprattutto per Roger Federer che per oltre una decade ha pensato – più che legittimamente e quasi come Serena Williams nel pianeta donna – che se arrivava una sconfitta era quasi sempre perché era stato lui a giocare meno bene di come avrebbe potuto e non invece l’avversario ad essere più forte. Oggi, non ci sono santi, Djokovic è più forte. E nei mesi che verranno Federer non riuscirà a scalfire questa superiorità, se Djokovic non gli darà una mano. I rapporti, rispetto a qualche anno fa, si sono rovesciati. 

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Il 2023 delle possibili prime volte: dalla semi Slam di Sinner, ai sette top 50 a caccia di un titolo

Dal primo quarto Slam di Musetti, al taboo finali per Krajinovic, passando per la prima vittoria in un major di Cerundolo. La nuova stagione si apre con diversi atleti pronti a ritoccare i propri record personali

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Jannik Sinner – Vienna Erste Bank Open 2022 (© e|motion/Bildagentur Zolles KG/Photographer)

Con le vittorie di Lajovic e Van Assche nei Challenger di Maspalomas e Maia è calato definitivamente il sipario sulla stagione tennistica, dopo che il circuito maggiore aveva chiuso i battenti con il trionfo di Djokovic alle Nitto ATP Finals di Torino. Per i tennisti adesso è tempo di ricaricare le batterie e affinare la preparazione (magari giocando qualche ricca esibizione) per ripartire tra meno di un mese in Australia e India. E quale miglior momento se non l’off-season per valutare quali possano essere i nuovi traguardi da raggiungere nel corso della nuova stagione?

Il 2023, infatti, si aprirà con diversi atleti a caccia di risultati e titoli che possano rilanciarli dopo una stagione interlocutoria, o consacrarli dopo gli exploit dell’anno in corso. Nella stagione appena conclusa non sono mancate le sorprese con ben 12 tennisti che hanno conquistato il primo titolo della loro carriera. Ma sono in molti ancora a caccia del primo trofeo da mettere in bacheca, o di risultati a livello Slam che possano dare una svolta a ranking e carriera.

Inizio di stagione che vedrà come appuntamento clou l’Australian Open. Sin dalla trasferta “Down Under” c’è già chi è certo di tagliare un traguardo storico a livello personale: Constant Lestienne. Il francese, infatti, farà il suo esordio in un main draw di uno Slam all’età di trent’anni. Lestienne, autore di un ottimo finale di stagione, è l’unico tennista dell’attuale top 100 a non aver raggiunto questo traguardo.

 

Detto del francese Lestienne, occorre rimarcare come vi siano molti tennisti ancora a caccia del primo sorriso a livello Slam. Sorprende pensare che in Australia vi potrebbe essere una testa di serie che non ha mai vinto un match nel tabellone principale di uno Slam. Stiamo parlando di Francisco Cerundolo, attuale numero 30 del ranking ATP, che a livello Slam vanta un bilancio di 0 vittorie e 4 sconfitte. Quest’anno Cerundolo farà il suo esordio nell’Happy Slam, dove vanta come migliore risultato un secondo turno nelle qualificazioni nel 2021. Che sia l’occasione giusta per l’argentino di cancellare questo zero dal suo curriculum?

L’argentino in questa classifica si trova in ottima compagnia. Con lo ‘zero’ alla voce successi vi è anche lo svizzero Marc Andrea Huesler (che vanta due sconfitte raccolte lo scorso anno tra Wimbledon e New York). Huesler  può comunque consolarsi del fatto di aver già un titolo in bacheca, conquistato a Sofia ai danni di Holger Rune. Completano la lista dei top 100 a caccia di una prima volta, l’altro argentino Etcheverry, i Next Gen Lehecka, Tseng – protagonisti a Milano del torneo dedicato ai migliori giovani – e lo statunitense Ben Shelton, autore di una prepotente cavalcata a livello Challenger e capace di sconfiggere Ruud a Cincinnati.

Cerundolo è l’unico top 50 senza una vittoria Slam ma l’argentino può vantare un titolo ATP nel suo palmares conquistato quest’anno a Bastad nel derby con il connazionale Baez. Tuttavia, sono ben 7 i top 50 che inizieranno la stagione con l’obiettivo di vincere un trofeo ATP. Colui che si trova più in alto in classifica è Alejandro Davidovich Fokina, numero 31 del ranking che ha disputato la sua unica finale a Montecarlo, inchinandosi solo al greco Tsitsipas. Scorrendo il ranking seguono l’olandese volante Botic Van de Zandschulp, che nella sua unica finale raggiunta ha dovuto fare i conti con dei problemi respiratori che lo hanno messo fuori causa dopo 7 game. A seguire vi sono Ruusuvuori, arresosi a Pune contro l’esperto Joao Sousa, e Rinderknech, che ad Adelaide ha ceduto il passo al padrone di casa Kokkinakis.

Se i tennisti sopra citati hanno avuto una sola occasione, Brooskby ne ha perse 3 (Newport, Dallas e Atlanta) così come lo slovacco Molcan (Belgrado, Marrakech e Lione). Anche se colui che ha la serie negativa più lunga sta poco fuori la top50. Stiamo parlando di Filip Krajinovic, numero 54 del mondo, che alla voce finale perse vede a fianco il numero cinque‘. Discorso a parte merita Jack Draper. Il Next gen britannico è l’unico top 50 a non aver mai giocato una finale a livello ATP, ma vista la giovane età e il percorso di crescita non mancherà molto al raggiungimento di tali traguardi.

Tra coloro che potranno raggiungere tante prime volte in questa stagione vi è l’argentino Pedro Cachin, numero 56 del ranking ATP. Il classe ’95 è il tennista con il ranking più alto a non aver mai raggiunto nemmeno una semifinale a livello ATP e anche quello col miglior ranking a non aver mai giocato un Masters 1000. Con pochi punti da difendere nei primi mesi dell’anno, i 1000 nordamericani di inizio stagione potrebbero essere per lui l’occasione per festeggiare questo traguardo.

Tornando a parlare di tornei Slam, Ruusuvuori, Baez e Rinderknech sono i tre top 50 che cercheranno di raggiungere per la prima volta il terzo turno in un Major. A caccia, invece, del primo approdo alla seconda settimana di uno Slam vi sono il giapponese Nishioka, l’imprevedibile Bublik, Jack Draper e Alex Molcan.

Hanno raggiunto almeno una volta i quarti di finale a livello Slam i primi 22 del mondo. Colui che è meglio posizionato in classifica a non aver raggiunto questo obiettivo è Lorenzo Musetti, seguito da altri due top 30 quali Daniel Evans e Miomir Kecmanovic.

Se ci si sposta al livello superiore, sono ben 2 degli attuali top10 a non aver mai raggiunto una semifinale di uno Slam: il numero 8 al mondo Andrey Rublev e il numero 9 Taylor Fritz. Se ci si sposta alla top15 vanno considerati anche Rune e Sinner. Per il classe 2003 danese bisogna tuttavia considerare solo il 2022 come stagione vera nel circuito, riuscendo già a raggiungere un quarto al Roland Garros e trionfare nel 1000 di Bercy. Per Sinner, invece, tanta solidità con i quarti raggiunti in tutti e 4 gli Slam. Fisico permettendo, si chiede al tennista altoatesino lo step necessario per spostare in avanti l’asticella.

Si arriva al capitolo finale Slam: oltre a Rublev e Fritz, altri due top10 non hanno mai giocato per il titolo più ambito: Hurkacz e Auger-Aliassime. I numeri sono già impietosi se si guarda a chi ha in bacheca un torneo del Grande Slam. Nella top15 di fine anno solo in 4 possono vantare un Major nel loro palmares: Alcaraz, Nadal, Djokovic e Medvedev, in rigoroso ordine di classifica.

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Berrettini: “Alcaraz merita il n. 1, ma se può diventarlo Ruud possiamo riuscirci anche noi”

“Serve continuità, ma ho il tennis per tornare in top 10”. Impegnato nell’esibizione saudita, Matteo Berrettini ha le idee chiare sulla prossima stagione

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Matteo Berrettini – Diriyah Tennis Cup 2022 (foto via Twitter @DiriyahCup)

La stagione da dimenticare (o da ricordare?) di Matteo Berrettini si è conclusa con il discusso doppio di Coppa Davis. Ora è tempo di preparazione per il 2023 – che peraltro inizierà ufficialmente nel 2022 con l’esordio nella United Cup – e il primo appuntamento fuori stagione per Matteo è stato alla Diriyah Tennis Cup. Trentacinque minuti indolori (speriamo anche letteralmente, visti i guai fisici del nostro) di fronte a Stan Wawrinka che lo ha eliminato in tre tiebrekkoni al primo turno dell’esibizione saudita, dove l’azzurro è in gara anche nel doppio (venerdì pomeriggio in campo assieme a Rublev, contro Thiem/Zverev).

Proprio a proposito dei problemi che lo hanno perseguitato, Matteo inizia la sua conversazione con Reem Abulleil per ArabNews. “Mentalmente, è stata dura. Ero al best ranking, stavo giocando bene ed è arrivato l’infortunio” spiega riferendosi al problema alla mano destra che ha richiesto l’intervento chirurgico. “Mi sono detto, userò questa pausa per migliorare, magari fare qualcosa che non riuscirei quando sono nel Tour. Ha funzionato perché al rientro mi sentivo pronto. Poi, ovviamente, dopo il Covid a Wimbledon tutto è andato un po’ peggiorando, ma sono alti e bassi e, spero, il prossimo anno ci saranno più alti”.

Gli stop forzati hanno chiaramente contribuito a generare stress, con un quasi obbligo di vincere quando riusciva a giocare. “Sentivo che in ogni torneo dovevo giocare bene e guadagnare punti altrimenti la mia classifica sarebbe precipitata ancora di più e non è facile gestire questo genere di pressione. Restare in salute significa quindi anche essere meno stressato ed è uno degli obiettivi. Ovviamente vorrei tornare in top 10 perché il tennis c’è, devo solo essere più continuo”.

 

Che il tennis ci sia non pare in discussione, come dimostrano la permanenza tra i migliori dieci del mondo per due anni e mezzo e i risultati Slam – una finale, una semi e tre quarti negli ultimi cinque Major disputati.

Se è presto per parlare di ricambio generazionale, nel senso che da anni se ne parla ma poi vincono (quasi) sempre Djokovic e Nadal, al vertice del ranking c’è una novità importante, il diciannovenne Carlos Alcaraz. “È incredibile se pensi a tutto quello che ha fatto in così poco tempo” osserva Matteo che lo ha battuto in Australia, perdendoci poi a Rio. “Ho capito che era un giocatore fantastico, ma ciò che ha fatto rimane impressionante per la sua età, per la fisicità che già possiede, per la gestione mentale di tutto quello che gli sta capitando. È stato un anno strano con Novak che non ha giocato metà degli Slam, ma Carlos merita il numero 1 e penso che ciò abbia cambiato un po’ le cose, del tipo forse possiamo farcela anche noi. Prima i numeri 1 erano Novak e Rafa, poi c’è riuscito Daniil [Medvedev] ed è stato impressionante, ma ora anche Casper [Ruud] ha avuto la possibilità dopo lo US Open”.

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ATP

Il tennis domina su Google: Djokovic, Nadal e Serena Williams i tre sportivi più ricercati nel 2022

I tre tennisti dominano la categoria “atleti” di Google Trends per il 2022. In Italia Sinner, Berrettini e Djokovic tra i più ricercati

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Novak Djokovic - ATP Finals, Torino 2022 (Credits Photo Giampiero Sposito:FIT)

Si avvicina il 31 dicembre e come di consueto è tempo di classifiche che sintetizzino i fatti salienti di questo 2022, che è giunto ormai agli sgoccioli.

Una delle classifiche che si attende con più curiosità alla fine di ogni anno solare è quella redatta da Google. Sulla base dei dati raccolti dal motore di ricerca, Google fornisce un elenco delle parole più in tendenza, sia per ogni paese che complessivamente a livello globale.

Se la guerra in Ucraina e la morte della Regina Elisabetta hanno monopolizzato l’attenzione degli utenti per quanto riguarda le notizie più ricercate, alla voce atleti a farla da padrone è il mondo del tennis.

 

Quattro tennisti tra i primi 10 atleti più ricercati, rende l’idea di come l’attenzione verso il nostro sport sia in costante crescita. Occorre sottolineare come le prime tre posizioni della classifica siano completamente appannaggio di tennisti. Coloro che hanno monopolizzato le ricerche su Google sono, infatti, Novak Djokovic, Rafael Nadal e Serena Williams. A completare il trionfo del mondo del tennis troviamo al decimo posto il nuovo leader della classifica ATP, Carlos Alcaraz.

Non sorprende che data la grandezza dei personaggi, noti non solo agli appassionati di tennis, e la particolarità di questo loro 2022 li abbia portati sulla bocca, o meglio sulle tastiere di tutti. I tre, infatti, per diversi aspetti in questo 2022 hanno tenuto i loro fan alla ricerca di notizie ed aggiornamenti.

Il caso più controverso è stato sicuramente quello di Novak Djokovic. Il serbo ha monopolizzato l’attenzione degli appassionati di tennis e non solo per la nota vicenda australiana di inizio anno. Nole, infatti, contrario a sottoporsi al vaccino contro il Covid-19, è prima atterrato sul suo australiano per poi essere espulso qualche giorno dopo. Nel mezzo si è assistito ad un processo, con annullamento del visto e ban per l’ingresso nel paese. Situazione che per la gioia di Djokovic è ormai alle spalle, con Nole che è certo di tornare in Australia per iniziare la stagione.

Ciò che ha segnato la stagione per Serena Williams, è l’annuncio del ritiro avvenuto alla vigilia dello US Open sulle pagine di Vogue. Rafa invece ha vinto le prime due prove dello Slam nel 2022 restando in corsa per la prima posizione mondiale fino all’ultima settimana di tennis; nonché è stato co-protagonista del un lungo e commovente addio in Laver Cup del grande amico e rivale Roger Federer.

Se ci spostiamo alle ricerche effettuate in Italia, l’Australian Open si posiziona al numero 4 come parola dell’anno dietro solo a Ucraina, Regina Elisabetta e Russia Ucraina. Le vicende dei nostri portacolori, invece, hanno monopolizzato le ricerche dei fan italiani. Jannik Sinner si posiziona al numero 4 nella categoria personaggi dietro a Vladimir Putin, Drusilla e il cantante Blanco. Nella stessa classifica seguono al numero 5 il calciatore Vlahovic che precede altre due tennisti: Novak Djokovic e Matteo Berrettini.

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