TC Sinalunga: la favola continua

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TC Sinalunga: la favola continua

A distanza di un anno Ubitennis torna a Sinalunga per celebrare la forza di un piccolo circolo capace, ancora una volta, di confermarsi nella massima serie. Dalle parole del Presidente Bernardini la storia di una stagione ricca di soddisfazioni e la continua ricerca di nuovi talenti

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C’è una legge non scritta che rende lo sport professionistico un meccanismo, se possibile, ancor più diabolico. Nessuno, ma proprio nessuno, ha modo di sottrarsi al fatto che una riconferma ad alto livello sia talvolta più complicata del raggiungimento dell’obiettivo stesso. Il mondo della competizione, infatti, è pieno di exploit, anche eccezionali, ben presto disattesi. Campioni di un solo giorno, vittime designate di un’implacabile prova del nove che funge da spartiacque tra casualità e sostanza. Nei primi anni del terzo millennio il mondo del pallone celebrava, con stupore misto ad ammirazione, quello che sulla bocca di tutti era il Chievo dei miracoli. Una squadra, espressione di un minuscolo quartiere, che grazie alla competenza della classe dirigente seppe assicurarsi i riflettori del massimo campionato nazionale. Non solo. Quella che almeno inizialmente poteva apparire come la più classica delle comparsate mutò rapidamente in una radicata consuetudine, salvezza dopo salvezza. La famigerata prova del nove, appunto, ne legittimò lo status di realtà.

 

Se è vero che i paragoni trasversali nel mondo dello sport possono essere un esercizio giornalistico scivoloso, considerate le specificità intrinseche che fanno di una disciplina qualcosa di assolutamente unico, è vero altresì che il tennis tricolore, proprio in questi giorni, può gioire per le gesta di un team, piccolo in un contesto animato da titani, le cui vicissitudini sportive tanto somigliano alla favola a lieto fine testé ricordata. Dal Veneto si scende quindi in Toscana, Sinalunga per la precisione. Diecimila anime e poco più, appollaiate sulle colline colme di vigneti che separano la Val di Chiana da quella dell’Ombrone. In mezzo l’omonimo circolo tennistico che ha da poco festeggiato il sessantesimo anno di attività e che può vantare, oltre alla passione di una comunità intera, una squadra maschile capace di ottenere per la seconda volta consecutiva la salvezza in serie A1. Con quattro spiccioli in tasca a far da contraltare ad un cuore grande.

Sinalunga, un anno dopo. Potrebbe dunque essere questo il titolo del sequel di un film che, già dodici mesi or sono, abbiamo avuto il piacere di raccontare. E anche in questa circostanza, noi di Ubitennis, abbiamo incontrato il Presidente Marzio Bernardini – il Campedelli della racchetta – per sapere da lui come, nonostante una serie infinita di infortuni abbia perseguitato i suoi ragazzi nel corso di tutta la stagione, il TC Sinalunga sia riuscito a superare a pieni voti l’esame improbo della riconferma.

A distanza di un anno siamo ancora qui a celebrare la permanenza della tua squadra nella massima serie. Complimenti. Se raggiungere un traguardo è complicato, lo è ancor di più la riconferma. Qual è il segreto del TC Sinalunga per sopravvivere in un mondo di giganti?
La ricetta è composta da vari ingredienti tutti indispensabili: un piccolo gruppo di dirigenti affiatati e disposti ad impegnarsi fortemente, dei collaboratori su cui puoi sempre contare, il senso di appartenenza e del dovere dei vari giocatori che hanno sempre difeso sul campo, con grande determinazione ed orgoglio, i nostri colori.

Nella scorsa stagione l’apporto di Luca Vanni risultò per diversi fattori decisivo ed era lecito pensare che la sua assenza quest’anno vi avrebbe messo in seria difficoltà. Invece il risultato finale non è cambiato di una virgola. Come è stato possibile? Chi ne ha ereditato la leadership in campo e fuori?
Luca lo scorso anno ci ha fatto uno scherzetto mica da ridere, essendo oltretutto del vivaio ci ha messo in grande difficoltà. Abbiamo però dovuto fare di necessità virtù. Con la consapevolezza della grande difficoltà che avremmo dovuto affrontare abbiamo confidato sullo spirito di gruppo composto dai vari Licciardi, Galuppo, Fracassi, Olejniczak, Tenconi, tutti protagonisti delle stagioni precedenti. Su questo zoccolo duro abbiamo inserito un giovane del territorio, Christian Perinti, oltre al gradito ritorno di Alessandro La Cognata, atleta del vivaio e di fatto sostituto di Luca Vanni. A questi abbiamo poi affiancato due nomi prestigiosi: Kubot e Daniele Bracciali, al rientro nella attività agonistica dopo un periodo di fermo. Bracciali si è inserito molto bene nel gruppo ed è stato schierato quasi sempre risultando determinante per il risultato finale. È chiaro che Daniele, forte del suo grande passato, ha ricoperto un ruolo di riferimento all’interno della squadra.

In qualità di Presidente hai voglia di presentarci i tuoi ragazzi e, per ciascuno, scegliere un piccolo inciso che meglio li rappresenti come tennisti?
Ci provo, nella speranza di non suscitare il risentimento di nessuno… Giovanni Galuppo: il fedelissimo; Nahuel Fracassi: non solo talento; Dawid Olejniczak: il professore; Tomas Tenconi: equilibrio e saggezza; Alessandro La Cognata: passione pura; Pietro Licciardi: niente è impossibile; Daniele Bracciali: genio e sregolatezza; Christian Perinti: la potenza.

Dopo un girone per voi difficile anche a causa di qualche infortunio di troppo e chiuso in quarta piazza, il sorteggio dei play-out via ha messo di fronte Pavia, team, tra gli altri, di Skugor e Heinrich. Ci racconti in qualche battuta come è andata una sfida entusiasmante che sulla carta vi vedeva piuttosto sfavoriti?
Il risultato finale del play-out a noi favorevole è senza ombra di dubbio merito esclusivo dei nostri ragazzi e di quello che hanno fatto in campo. In effetti sulla carta sembravamo destinati a soccombere, visto anche quanto racimolato nel girone. Non so quanto abbia inciso sull’esito finale ma credo che gli avversari ci abbiamo forse un attimo sottovalutati, ho avuto la sensazione che siano stati un po’ presuntuosi. Dopo avere perso 4-2 a Sinalunga – con il loro miglior giocatore, Collarini, sconfitto da Licciardi – secondo me a Pavia loro avrebbero dovuto schierare Skugor e comunque, una volta recuperato il 4-2 dell’andata grazie al temporaneo 3-1 in loro favore al termine dei singolari, io avrei mirato al doppio di spareggio schierando due doppi “equivalenti” al posto del doppio “forte” Hernych-Collarini come invece hanno deciso di fare. Il raggiungimento del doppio di spareggio – sempre a mio parere – avrebbe dato loro il 90% di probabilità di vittoria, viste anche le precarie condizioni fisiche dei nostri atleti. Insomma, questione di strategia.

Se dovessi individuare due immagini – la più bella e la più brutta – legate al 2016 del TC Sinalunga quale sceglieresti?
Sempre riferendomi al campionato di A1, sicuramente la più bella immagine che ho impressa nella mente è la sofferta conquista della salvezza sul campo di Pavia, con la vittoria del tie-break per 10 a 8 che ha chiuso il secondo doppio con in campo Galuppo e Fracassi, dopo che Bracciali e Olejniczak avevano superato la coppia avversaria composta da Hernych e Collarini. La più brutta, purtroppo, è legata alla trasferta a Roma in casa del TC Due Ponti, con i gravi infortuni occorsi a Galuppo e Fracassi.

Sinalunga immagino non possa contare sul bilancio e sulla forza economica di circoli contro i quali poi vi trovate a competere. Quanto pesa nella gestione tecnica la questione, appunto, economica e, se posso domandartelo, qual è il costo per una realtà come la tua per affrontare una stagione da protagonisti? Avete in tal senso un aiuto dalla federazione o da qualche sponsor?
Immagini bene. Il nostro bilancio è proporzionale alle nostre dimensioni. Siamo un minuscolo circolo con una piccolissima forza economica. L’unico aiuto che abbiamo, fondamentale, ci è dato dai nostri sponsor che voglio ringraziare per la fedeltà che hanno dimostrato in tutti questi anni. Alcuni di essi, doveroso ricordarlo, ci hanno accompagnato già a partire dai primi passi in serie B. Noi, ovviamente, cerchiamo di utilizzare al meglio le risorse che ci vengono messe a disposizione, ottimizziamo ogni voce di spesa coinvolgendo in questo, è inevitabile, anche i giocatori che decidono di partecipare a questa entusiasmante sfida. Per i numeri che sento in giro diciamo che il nostro budget è pari indicativamente ad un terzo della media degli altri. Un nostro vanto sta anche nel fatto che noi facciamo tutto ciò senza distogliere un solo euro dalle voci di spesa destinate alle attività di base del circolo, su tutto la nostra scuola tennis.

1956-2016, 60 anni di vita per il circolo. Raggiunto questo importante traguardo avete ora qualche progetto in cantiere o un sogno nel cassetto per migliorare i servizi da offrire ai soci? Oggi qual è il vostro punto di forza?
È vero abbiamo raggiunto questo traguardo senza quasi rendercene conto, presi, come siamo sempre stati, dalle mille cosa da fare per seguire passo passo le vicende del circolo. 60 anni fa un gruppo di appassionati si è rimboccato le maniche ed ha realizzato in sordina il primo campo da tennis. Da lì in poi tanti altri volenterosi hanno proseguito con lo stesso spirito, fatto di passione e sacrificio, per arrivare ai nostri giorni. La nostra strada è questa ed è tracciata. Come dicono i tibetani: “Kalipè, passi corti, lenti ma costanti”. È questo il nostro punto di forza. Oggi il nostro circolo è in grado di offrire una scuola tennis di ottimo livello, organizza corsi per adulti che riscuotono un grande successo, offre agli appassionati la possibilità di vedere da vicino alcuni tra i migliori giocatori italiani e non solo. Cosa possiamo desiderare di più? In realtà un sogno ci sarebbe. Realizzare quanto prima una sede adeguata che possa essere un dignitoso luogo di ritrovo e di socializzazione per i nostri soci.

Uno dei vostri fiori all’occhiello è il settore giovanile al quale storicamente prestate una grossa attenzione. Senza fare nomi per non scontentare nessuno, a tuo avviso avete in casa qualche ragazzo che, fatti i debiti scongiuri, pare abbia i mezzi per emergere tra i Pro? Sai, ne avremmo tutti un gran bisogno…
Il prodotto del settore giovanile dei ragazzi nati negli anni ‘80 è quello che ci ha permesso di arrivare con la squadra maschile ai massimi livelli. Luca Vanni è l’esempio più eclatante. Abbiamo avuto la fortuna e l’onore di farlo prima crescere nel vivaio e poi di accompagnarlo nel fantastico periodo in cui è approdato tra i migliori 100 al mondo. Gli anni ‘90 non sono stati purtroppo altrettanto prolifici. Adesso però si incomincia ad intravedere qualcosa di buono all’orizzonte. Abbiamo Gaia Bandini, una ragazza del 2000, osservata e seguita dalla Federazione a cui auguriamo ogni bene. Con lei anche Diana Vinerbi, altra giovane dalle grandi potenzialità. Nel settore maschile, fra i tesserati, abbiamo un gruppo di giovanissimi che fa ben sperare. Già a partire dal prossimo anno dovranno inserirsi e provare a diventare la nostra spina dorsale.

Veniamo al tennis-mercato. Ho saputo che per la prossima stagione ti sei assicurato un ottimo giocatore come Kovalik. Sinalunga, dunque, pensa in grande o l’obiettivo dichiarato resta sempre quello della salvezza in A1?
La salvezza è il nostro vero ed unico obiettivo. Speriamo possa essere meno sofferta dell’ultima. Bisogna anche considerare che le nuove regole in vigore già dal 2017 ci penalizzano molto. Venendo al mercato, non potendo fare nulla sul discorso del vivaio e dovendo a malincuore rinunciare ad alcuni protagonisti della stagione passata come Bracciali e, forse, all’amico Fracassi e a Olejniczak, non ci restava che provare ad intervenire sulla parte alta della squadra. Per questo abbiamo tesserato lo slovacco Kovalik, oltre a confermare il polacco Majchrzak. Confidiamo dunque sull’apporto tecnico di questi due giocatori per provare ad essere ancora competitivi.

Da uomo del settore, come vedi la salute del nostro tennis? Le donne, dopo anni di vacche grasse, sembrano essere giunte al capolinea per sopraggiunti limiti di età e, in campo maschile, il nostro uomo di punta è un encomiabile giovanotto di 36 anni. Questo ricambio generazionale che ancora non c’è ti preoccupa? Hai un consiglio da far recapitare al Presidente Binaghi?
In effetti la situazione non sembra molto confortante. Per le donne sembra essersi concluso un ciclo che ci ha dato grande lustro. Per gli uomini, invece, sono anni che attendiamo l’apertura di un ciclo. Non è facile dare consigli. La materia è troppo complicata e le variabili sono troppe e non sempre facilmente definibili. La strada potrebbe essere quella di favorire l’avvicinamento al tennis di un maggior numero di ragazzi. Credo che la promozione nelle scuole e il loro coinvolgimento possa essere un’operazione fondamentale. Un suggerimento al Presidente Binaghi però lo vorrei dare. Di aiutare i piccoli circoli come il nostro, trovando il modo di sostenerli anche economicamente nella attività di promozione e di avvicinamento alla pratica sportiva dei più giovani. Solo così si fa sviluppo e si genera un movimento dove si spera di poter trovare il futuro campione. I grandi circoli non hanno bisogno degli aiuti e del supporto della federazione e, forse, nemmeno li vogliono, mentre per le piccole strutture possono essere vitali. Io personalmente trasformerei la parola “affiliazione” in “partecipazione”. Ecco, bisogna partecipare e condividere un progetto superando il concetto di tesseramento. Mi chiedo se alla nostra federazione interessi davvero che venga fatta opera di promozione e divulgazione, fra l’altro a costo zero, del tennis sul territorio oppure no. Specialmente fuori dalle aree metropolitane, nelle zone dove minori sono le opportunità di seguirlo e, comunque, ricche di appassionati…

In conclusione, oltre a strapparti la promessa di ritrovarci qui tra 365 giorni a festeggiare l’ennesimo miracolo del TC Sinalunga, ti senti di voler ringraziare qualcuno?
Da parte mia la promessa è di ritrovarci qui fra un anno comunque vada. Relativamente ai ringraziamenti l’elenco da fare sarebbe lunghissimo e rischierei di scordarmi qualcuno, perché è vero che siamo piccoli ma rispetto alla nostra dimensione siamo comunque in tanti a darci da fare. Senza fare nomi, dunque, grazie al Consiglio direttivo in toto, all’Amministrazione Comunale di Sinalunga, allo staff tecnico, ai giocatori, agli sponsor e a tutti i nostri soci. Insomma, il mio grazie più sentito a tutti coloro che ci sono veramente amici e che hanno a cuore le sorti del TC Sinalunga.

Al prossimo anno, Presidente.

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“Un genitore ha già vinto quando il figlio scende in campo”. Parola di Fabio Chiappini, direttore tecnico di MXP Tennis Academy

Quattro chiacchiere con Fabio e con Mattia Bellucci, giovane prospetto del tennis azzurro. Quanto può durare la carriera di un giocatore senza sponsor alle spalle?

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Mattia Bellucci e Fabio Chiappini (Photo Courtesy of Fabio Chiappini)

La città ha cento storie da raccontare. Questa è una delle tante” (dal film “Giungla d’asfalto” )

Non solo il cinema americano ha delle storie interessanti da raccontare; ne ha anche il tennis. La storia che vi racconteremo in questo articolo si riallaccia idealmente a quattro interviste che realizzammo nell’estate del 2020 con altrettanti coach italiani (Massimo SartoriGianluca NasoUgo Pigato e Francesco Cinà); riguarda un’accademia che sorge alle porte di Varese che nel nome si ispira all’aeroporto Malpensa, vale a dire la MXP Tennis Academy, che ci è stata raccontata dal suo direttore tecnico, Fabio Chiappini.

Fabio, come si diventa coach di giocatori professionisti?

 

FC: Nel mio caso con il tempo, la passione e la pazienza. Ho sempre amato il tennis, sport che ho praticato in gioventù senza raggiungere risultati di particolare rilievo. Dopo essermi diplomato all’ISEF [Scienze Motorie per i nati post anni ’90, ndr] iniziai a dare lezioni di tennis presso circoli tennistici dell’hinterland milanese. Lì ho avuto la fortuna di incontrare ottimi maestri che mi hanno aiutato a costruire le fondamenta tecniche sulle quali ancora mi baso nel mio lavoro di coach, a quasi trent’anni di distanza da quei giorni. Sono quindi partito con ragazzi di quarta categoria e – salendo un gradino alla volta – sono arrivato ai professionisti.

Come nasce MXP Tennis Academy, e come è strutturata?

FC: MXP Academy nasce dall’iniziativa di due soci: il sottoscritto e Marco Brigo, maestro nazionale FIT e mio ex allievo, il primo che riuscii a portare sino alla seconda categoria. Gestiamo otto campi – sei in terra battuta e due in sintetico –  distribuiti su tre località: Gallarate, Castano e Casorate Sempione. Oltre che da me e Marco, lo staff tecnico è formato da sei maestri a cui si aggiungono due fisioterapisti. Ci avvaliamo inoltre dell’aiuto di consulenti esterni. Uno di questi è Danilo Pizzorno, il massimo esperto italiano di video-analisi applicata al tennis che da anni collabora con i migliori coach italiani e con tennisti di vertice come Lorenzo Sonego. L’accademia offre programmi per bambini a partire dai 6 anni di età; attualmente è frequentata da circa 160 ragazzi che vanno dall’avviamento sino all’agonistica. Abbiamo anche programmi specifici per adulti.

Chi sono in questo momento gli atleti di punta dell’accademia?

FC: Tra i maschi Remy Bertola, uno svizzero di 23 anni e numero 538 ATP; poi Federico Iannaccone, 22 anni, con il quale abbiamo iniziato a lavorare da circa due mesi. Federico ha un best ranking intorno alla posizione numero 600, ma a mio avviso ha il potenziale per arrivare molto più in alto; Erik Crepaldi, il giocatore più maturo del gruppo e con un best ranking di 282 ATP; Erik a settembre è rimasto vittima di un terribile incidente in cui ha rischiato di perdere la vita ma si sta rimettendo in sesto velocemente e contiamo di riaverlo con noi tra un mese circa. Infine c’è Mattia Bellucci, ventenne numero 682 ATP. Tra le ragazze spiccano Federica Prati e Nadine Keller, entrambe con best ranking WTA intorno alla posizione numero 700.

A questo punto della conversazione veniamo raggiunti dal sopracitato Mattia Bellucci.

Mattia, quando e perchè hai iniziato a giocare a tennis?

MB: Ho cominciato a giocare a 4 anni. Mio padre è un maestro di tennis e fu lui a mettermi in mano la prima racchetta; è stato il mio coach da allora sino a pochi mesi fa, quando ho iniziato a lavorare con Fabio.

A che età hai capito che il tennis poteva diventare il tuo lavoro?

MB: Sin da piccolo ho dato tutto me stesso al tennis, perché mi piaceva tantissimo giocare e perché oggettivamente mi riusciva molto bene; mio padre ha impostato per me una politica di crescita basata su obiettivi chiari, precisi e graduali che ho sempre raggiunto. Intorno ai 13/14 anni abbiamo deciso insieme di tentare la carta del professionismo.

Quanto tempo dedichi alla settimana al tennis?

MB: 33 ore alla settimana divise tra preparazione fisica e lavoro sul campo. Mi dedico al tennis a tempo pieno da circa un anno, ovvero da quando ho finito gli studi superiori che frequentavo in presenza e che mi impedivano di farlo; gli altri ragazzi dell’agonistica che come me si dedicano al tennis a tempo pieno frequentano Istituti che danno loro la possibilità di studiare a distanza.

Hai parlato degli obiettivi che avevi da bambino. Quali sono quelli attuali?

MB: Per poter vivere e non sopravvivere con il tennis si deve entrare tra i primi 100 giocatori del mondo, ed è a quel risultato che io e Fabio puntiamo. Per riuscirci – d’accordo con la mia famiglia – ho deciso di darmi 3 o 4 anni di tempo.

Fabio, ho avuto la possibilità di vederti in campo con i tuoi ragazzi e ti ho sentito ripetutamente citare una parola: ordine. Cos’è per te l’ordine nel gioco di un tennista professionista?

FC: Ordine significa avere un piano tattico preciso e riuscire ad attenervisi; significa fare le scelte giuste al momento giusto in campo; significa eseguire i colpi in modo tecnicamente e meccanicamente corretto. La durata media della carriera di un professionista si sta sempre più allungando rispetto al passato, e a questo fatto non è estranea la sempre migliore qualità tecnica dei giocatori; eseguire bene un colpo non solo spesso ti fa fare il punto, ma preserva anche il tuo corpo dal logoramento e quindi dagli infortuni. Aiutare i giovani aspiranti pro a diventare tecnicamente impeccabili è uno dei miei principali compiti, ed è qui che la collaborazione con un esperto come Danilo Pizzorno che ho citato prima diventa fondamentale.

A gennaio Mattia disputerà dei tornei Challenger. Oltre all’ammontare dei premi, che differenze ci sono tra i tornei di questo livello ed i Futures?

FC: I Futures costituiscono una palestra importante per i giovani ma – ciò premesso – le differenze con i Challenger sono enormi sotto più punti di vista. Oltre alla maggior consistenza dei premi e al rimborso delle spese di soggiorno, ci sono differenze di natura tecnica non banali. Ne cito una su tutte: la gestione del cambio palle durante i match; nei Challenger come nei tornei maggiori le palline vengono cambiate per la prima volta dopo 7 game e poi ogni 9; nei Futures il cambio avviene per la prima volta dopo 11 giochi e poi ogni 13. Per un giocatore di club questo può sembrare un dettaglio, ma a livello professionistico non lo è affatto; il maggior logoramento delle palline costituisce un grave handicap per i giocatori che “spingono” maggiormente e appiattisce le differenze tecniche esistenti, andando così a discapito dei più bravi. Nei Challenger hai poi la possibilità di allenarti molto più facilmente che non nei Futures, dove in sintesi la capacità di arrangiarsi è elevata ad arte.

Hai accennato costi legati alle spese di soggiorno. Più in generale, come fa un ragazzo a tenere vivo il sogno del professionismo dati i costi che comporta?

FC: Ti rispondo portandoti un esempio che ho vissuto in prima persona. Per cinque anni sino al 2018 ho allenato  una giocatrice greca, Eleni Kordolaimi, che non aveva alle spalle una famiglia in grado di sostenerla economicamente. Io credevo nelle sue possibilità e quando abbiamo iniziato a lavorare insieme potevo contare su un fondo messomi a disposizione da uno sponsor. Questa ragazza è arrivata sino al numero 440 della classifica WTA, ma poi si è infortunata e non è più riuscita a riprendersi ed è precipitata in classifica; lo sponsor di conseguenza non ha rinnovato il fondo spese e la sua carriera è finita. Conclusione: se non sei un giocatore di interesse nazionale a cui la federazione dà un contributo importante – come per esempio nel caso di Mattia – puoi contare solo sui tuoi genitori.

E gli sponsor quando entrano in scena?

FC: Di norma a telecamere accese, ovvero quando l’atleta raggiunge una classifica tale da consentirgli di disputare tornei trasmessi dalle televisioni.

A proposito di sponsor: Mattia, ho notato che indossi maglia e pantaloncini della Yoxoi. Mesi fa intervistammo i due soci fondatori della società, Diego Mandara e Giacomo Ruzza, che ci illustrarono i vantaggi derivanti ai giocatori dal particolare processo tecnologico con il quale realizzano i loro indumenti. Come ti trovi?

MB: Premetto che li sto usando solo da pochi giorni, però mi sono già accorto di una cosa: se prima iniziavo la seduta di allenamento con la tuta e rimanevo in maglietta solo dopo essermi scaldato a dovere, da quando indosso Yoxoi non ho più bisogno della tuta. Sono curioso di scoprire se avrò gli stessi benefici anche in estate.

Fabio, hai citato l’aiuto economico che la federazione dà ai giovani di punta. Dal punto di vista tecnico che contributo fornisce la FIT?

FC: La FIT monitora costantemente i progressi dei miei giocatori di punta. Il mio tramite con la federazione è rappresentato da Giancarlo Palumbo, responsabile del settore tecnico Under 18 del centro di preparazione olimpica di Tirrenia, con il quale ho un proficuo rapporto dialettico. Penso che la Federazione stia facendo un grande lavoro e mi inorgoglisce vedere come il modello Italia sia ammirato e rispettato a livello internazionale.

“Father and son” non è solo una splendida canzone di Cat Stevens ma anche uno schema tipico del tennis: padre coach e figlio tennista. Mattia ha avuto il padre come coach per 15 anni. Secondo te quale è il miglior modo di porsi di un genitore nei confronti di un bambino o un adolescente che gioca a tennis?

FC: A tale proposito ho un motto: un genitore ha già vinto quando il figlio scende in campo. E questo vale per ogni sport, non solo il tennis. Perché riuscire a far sì che i propri figli pratichino uno sport penso sia in sé stesso un valore importante, indipendentemente dai risultati che poi si raggiungono. Non è un concetto semplice da fare entrare nella mente di una mamma e di un papà; anche loro come i loro figli devono allenarsi tanto, perché essere i genitori di un ragazzo che pratica sport, soprattutto se lo fa livello agonistico, non è un ruolo facile.

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Serie A1 femminile: Parioli si laurea campione battendo di un soffio Rungg

Le capitoline devono ricorrere al doppio di spareggio per conquistare l’agognato tricolore: decisive Beatrice Lombardo e Camilla Rosatello

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Non poteva finire diversamente la finale di Serie A1 femminile tra Parioli e Rungg, ossia al doppio di spareggio che avrebbe deciso in che direzione sarebbe andato lo scudetto; ancora una volta la sfida tra queste due formazioni è stata in perfetto equilibrio, come già avvenuto nel doppio scontro durante la fase a gironi (in entrambi i casi il punteggio finale era stato 2-2). Dal Carisport di Cesena doveva pur uscire una vincitrice, e quindi l’ennesimo pareggio tra le due squadre non è stato definitivo: a spuntarla al fotofinish è stata la coppia capitolina formata da Beatrice Lombardo e Camilla Rosatello, che si impongono sul duo altoatesino Bandecchi/Meliss in due set. Parioli nella giornata di sabato prova subito a mettere le cose in chiaro con Nastassja Burnett, che nella sfida “vivaio” contro Verena Meliss domina lasciandole due soli giochi; è Susan Bandecchi (n.175 WTA, suo miglior ranking) a togliere le castagne dal fuoco per Rungg, come più volte capitato durante la stagione. La ragazza ticinese di origini toscane supera abbastanza agilmente la croata Tena Lukas (n.331 WTA) e chiude la giornata di sabato sull’1 pari. Il leitmotiv non cambia nella giornata di domenica, quando Martina Di Giuseppe (n.282 WTA) rimonta di carattere (ed anche grazie ad un servizio molto solido) l’oriunda Paula Ormaechea (n.209 WTA, ma in passato tra le migliori 60 al mondo) e consegna il primo match-point a Parioli; è la stessa Ormaechea però, in coppia con Verena Meliss a riportare la situazione in parità, dopo un match di doppio altamente emozionante, con frequenti cambi di inerzia e che lascia in lacrime Camilla Rosatello. La piemontese, che in passato ha anche difeso i colori azzurri in Fed Cup, come abbiamo già avuto modo di raccontare saprà riscattarsi a dovere nel doppio di spareggio conclusivo, riportando per la decima volta lo scudetto nella bacheca del Tc Parioli, tornato a festeggiare una vittoria finale a dieci anni esatti di distanza dall’ultima volta. Molto emozionata alla premiazione Beatrice Lombardo, che ricorda “c’ero anche dieci anni fa, ma con un ruolo diverso.. allora portavo l’acqua. Vincere il titolo da protagonista in campo ha un sapore davvero speciale”. Dieci anni fa c’era anche Nastassja Burnett, quando ancora era una promessa del tennis e non poteva certo immaginare che la sua carriera sarebbe stata condizionata dagli infortuni, tanto da costringerla a prendere una sofferta decisione riguardo il tennis ad alti livelli; nonostante tutto però, la ritroviamo sorridente festeggiare il tricolore e chissà che non ci ripensi. Un vero peccato per Rungg, che ha visto sfumare la vittoria finale all’ultimo, al termine di una cavalcata comunque memorabile e che dà grosse speranze alla matricola altoatesina in vista della prossima stagione.

Risultati in dettaglio:

Tc Parioli Roma – Tc Rungg Appiano 3-2

 

Sabato:

Nastassja Burnett (P) b. Verena Meliss (R) 61 61

Susan Bandecchi (R) b. Tena Lukas (P) 62 63;

Domenica:

Martina Di Giuseppe (P) b. Paula Ormaechea (R) 46 61 62

doppio:

Paula Ormaechea/Verena Meliss (R) b. Beatrice Lombardo/Camilla Rosatello (P) 76(5) 36 10-8

doppio di spareggio

Beatrice Lombardo/Camilla Rosatello (P) b. Susan Bandecchi/Verena Meliss (R) 61 76(5)

Si chiude così il campionato femminile, che l’anno prossimo vedrà protagonista anche il Bal Lumezzane, che rientra in massima serie alla prima occasione disponibile, e l’AT Verona, autore di una grande rimonta in trasferta a Ceriano, dove riesce a ribaltare il risultato dell’andata e conquistare la promozione.

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Serie A1 maschile: Torre del Greco festeggia il primo tricolore della sua storia

Il giovane circolo campano trionfa nella finalissima-scudetto contro Messina, trascinato dallo spagnolo Pedro Martinez

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Pedro Martinez - ATP Challenger Marbella 2020 (foto via Twitter, @ATPChallenger)

Al Carisport di Cesena è andata in scena la finalissima che assegnava il tricolore dell’edizione 2021 del campionato di Serie A1 maschile: a succedere al Park Tennis Genova è la compagine del New Tennis Torre del Greco, che riporta lo scudetto in Campania dopo 12 anni (ricordiamo nel 2009 il trionfo finale della Capri Sports Academy). Grande emozione per il circolo campano, a partire dal presidente del club nonché giocatore di doppio, Filippo Palumbo, che ci tiene a precisare che “siamo un gruppo di amici, prima che compagni di squadra”. La stella della squadra è senz’altro lo spagnolo Pedro Martinez Portero (n.60 ATP), che anche nella finalissima traccia la strada da seguire per i compagni con due vittorie, prima in singolare contro il connazionale Bernabe Zapata Miralles (n.124 ATP), regolato con un netto 6-0 6-4 (il punteggio avrebbe anche potuto essere più severo per Zapata, se Martinez non si fosse un po’ distratto prima di chiudere sul 5-2) e dominato sotto ogni punto di vista, quindi nel doppio decisivo in coppia con Andrea Pellegrino (n.215 ATP) contro il duo composto da Salvatore Caruso e Julian Ocleppo. E dire che era stato il Vela Messina a partire meglio nella giornata di sabato, conquistando da subito il primo punto, che si rivelerà in seguito l’unico, grazie all’affermazione di Fausto Tabacco su Giovanni Cozzolino per 6-2 6-0 in meno di 50 minuti. Giorgio Tabacco, di un anno più giovane del fratello (classe 2003), non riesce a ripetersi nel secondo match di giornata che lo vedeva opposto al più quotato Raul Brancaccio (n.301 ATP), e depone le armi dopo poco più di un’ora. A chiudere i match di sabato è stata la sfida tra numeri 2, Andrea Pellegrino e Salvatore Caruso (n.158 ATP): risultato un po’ a sorpresa, visto che il portacolori di Torre del Greco regola con un doppio 6-4 il siciliano, con una grande prestazione al servizio che non concede mai a Caruso la possibilità di un break.

Domenica è stata invece la giornata di Pedro Martinez Portero, che, come già anticipato, vince entrambi i suoi match e regala alla sua squadra la vittoria finale per 4-1, per la gioia del trio di allenatori Giancarlo Petrazzuolo, Ciro Cardone ed Alessio Concilio e degli oltre cento tifosi campani che hanno seguito con entusiasmo la squadra nella trasferta romagnola, sfidando le condizioni climatiche avverse. Tutta la delusione del team siciliano si riflette nelle parole di patron Antonio Barbera a margine della premiazione, dove pone l’accento sulla seconda sconfitta in finale negli ultimi tre anni, ma allo stesso tempo riconosce la superiorità degli avversari.

Alle due squadre adesso non resta far altro che attrezzarsi al meglio per la prossima stagione, magari rafforzando i roster con nuovi innesti, con l’auspicio che il campionato possa riscuotere un maggiore successo, come gli sforzi dei circoli che vi partecipano meriterebbero. Una soluzione potrebbe essere quella di ritardare l’inizio della stagione regolare di qualche settimana, in modo da consentire alle squadre di avere una scelta maggiore tra i giocatori a disposizione, altrimenti impegnati in quel periodo in giro per il mondo a disputare i più redditizi incontri del circuito ATP (i primi due nomi che saltano all’occhio scorrendo le rose sono Fabio Fognini e Lorenzo Musetti, praticamente mai schierati dal Park Tennis Genova perché impossibilitati a partecipare). Ma non siamo certo noi a dover prendere le decisioni.

 

Risultati in dettaglio:

New Tennis Torre del Greco – Ct Vela Messina 4-1

Sabato:

Fausto Tabacco (M) b. Giovanni Cozzolino (T) 62 60

Raul Brancaccio (T) b. Giorgio Tabacco (M) 63 61

Andrea Pellegrino (T) b. Salvatore Caruso (M) 64 64;

Domenica

Pedro Martinez Portero (T) b. Bernabè Zapata Miralles (M) 60 64

doppio

Pedro Martinez Portero/Andrea Pellegrino (T) b. Salvatore Caruso/Julian Ocleppo

(M) 63 62

Cala il sipario sul campionato dunque, e nel darci appuntamento alla prossima stagione, ricordiamo i nomi delle squadre che si sono guadagnate la promozione in serie A1 tramite i play-off appena trascorsi di A2: in primis, il Tc Prato, autore di una stagione impressionante fatta di sole vittorie, ultima delle quali il 3-0 sul CT Mario Stasi Lecce, già sconfitto all’andata per 5-1, a coronamento di un’annata che non poteva non concludersi con il meritato salto di categoria. Soddisfazione importante per il capitano Antonio Cotugno, che mostra anche una certa ambizione, dichiarando che “il nostro è un team che può pensare in grande, e se riusciremo a trovare un innesto giusto possiamo davvero pensare allo scudetto”. A far compagnia al Tc Prato ci saranno il Tc Sinalunga, che dopo un solo anno di purgatorio ritorna nella massima serie, il Ct Palermo e la Sc Casale, tutti vincitori dei rispettivi match di play-off.

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