CT Ceriano: intervista al presidente Rocco Severino

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CT Ceriano: intervista al presidente Rocco Severino

Nato nel 1985, il Club Tennis Ceriano può vantare più di 400 soci, una squadra di A1 femminile e 10000 metri quadrati di verde

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CIRCOLI IN VISTA: la voce dei Circoli su Ubitennis

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Ceriano Laghetto è un paese che conta solamente 6.500 abitanti, ma che può vantare un Club Tennis nato a metà anni ottanta dal sogno di alcuni appassionati e che ora conta più di 400 soci, una squadra di serie A1 femminile, centinaia di bambini iscritti ai corsi e la voglia di crescere ancora. Una chiacchierata con il Signor Rocco Severino, presidente della società dal 2005, ci permette di conoscere meglio la realtà di questo piccolo grande paradiso sportivo sito ai margine dell’industriosa Brianza.

 

Come è nato il Club Tennis Ceriano?
Il CTC è nato nel 1985. Eravamo una trentina di appassionati e, dopo una riunione presso la sede comunale, abbiamo dato il via a una vera e propria associazione pur non avendo campi da tennis a disposizione. Il sindaco allora in carica a Ceriano Laghetto aveva chiesto una sovvenzione per costruire due campi che vennero però realizzati solamente nel 1988, anno dell’inaugurazione del CTC. Fino ad allora avevamo comunque una cinquantina di iscritti e organizzavamo corsi appoggiandoci ad altre strutture di paesi limitrofi. Per tre anni abbiamo fatto insomma una vita da nomadi. In seguito al taglio del nastro avvenuto, come dicevo, nel 1988 abbiamo puntato su una scuola tennis dedicata ai giovanissimi. A quel punto contavamo 50 ragazzini, un’ottantina di soci e due campi nuovi di zecca. Prendemmo quindi la decisione di investire tutto ciò che veniva guadagnato. Oggi possiamo vantare 5 campi coperti di cui due utilizzati sia per tennis che per calcetto, una Club House con sala polivalente e quasi 10.000 metri quadri di verde.

Nel 2013 il CTC è però andato oltre i confini di Ceriano Laghetto, ci può raccontare?
Esatto, nel 2013 abbiamo preso in gestione anche il centro sportivo Monsignor Ugo Ronchi di Saronno. Qui abbiamo ristrutturato il palazzetto e la zona bar, realizzato un campo da tennis doppio, uno da calcetto e due campi da beach volley.

Quanti soci avete a oggi?
Tra Ceriano Laghetto e Saronno abbiamo più di 400 soci. Contiamo inoltre 11 Maestri di tennis dei quali 3 preparatori atletici, oltre all’importantissimo Direttore Sportivo, Silverio Basilico, che tra l’altro è stato anche insignito del ruolo di Fiduciario Provinciale. Tutti i giorni dalle ore 14.00 alle ore 19,30 i nostri otto campi lavorano a pieno regime.

L’attività del CTC culmina nella vostra squadra di Serie A1 femminile. Da quanti anni siete nel massimo campionato?
Siamo in Serie A1 dal 2014. La squadra femminile nasce nel 2005 con la serie D1 e nell’arco di 10 anni è arrivata in A1. Questo che partirà a ottobre sarà il nostro terzo campionato nella massima serie e ci fa entrare di diritto nell’élite dei tennis club italiani. È per noi motivo d’orgoglio che un paesino di 6.500 abitanti sia riuscito in questa impresa.

Dove gioca la Serie A1 Femminile?
Le partite di A1 si disputano sul campo doppio coperto di Saronno in quanto riesce a contenere i 300 spettatori che ogni domenica assistono ai nostri incontri casalinghi.

Che obiettivo ha la squadra di A1 per il 2017?
L’obiettivo di quest’anno è restare in A1 e competere al massimo delle nostre possibilità contro squadre storiche come il Parioli di Roma. Diciamo un po’ la storia di Davide contro Golia.

Avete giocatrici nate nel vostro settore giovanile?
Nel 2017 entrerà a far parte della squadra di A1, direttamente dal nostro settore giovanile, Gloria Stuani, classe 2002. Con lei schiereremo Alice Moroni, Valeria Prosperi e, la nostra punta di diamante, Anna Schaeffer. La capitana sarà una nostra ex giocatrice storica, Marcella Campana.

Un bilancio del campionato 2016?
È stata un’annata sfortunata sin dal via. Abbiamo perso infatti le due atlete di punta appena prima dell’inizio del campionato, per infortunio una e per gravidanza l’altra. Non siamo riusciti a vincere nemmeno un incontro e siamo retrocessi nel corso dei play-out sconfitti da Torino, per essere poi ripescati. Tale ripescaggio ci ha ripagato in parte sia della sfortuna iniziale che di una sciagurata trasferta romana capitata proprio nel week end del nubifragio del novembre 2016.

Qual è la partita che ricorda con maggiore emozione?
Ogni singola partita disputata in casa nel campionato 2015, quando sul nostro campo abbiamo vinto tutti gli incontri, compresa quello contro Genova, che allora era campione d’Italia in carica. Un vero tripudio tra gli spettatori accorsi a sostenerci.

Oltre alla squadra di Serie A1 avete altre attività agonistiche?
La nostra attività agonistica, iniziata nel 2004, conta oggi ben 15 squadre di cui 6 nel settore under 16 e 7 nel settore over 16 e Senior. Organizziamo durante il week end stage per gli agonisti più meritevoli per portarli a migliorare.

Qual è la filosofia del CTC?
Fin dall’inizio il nostro obiettivo è stato quello di puntare sulla scuola tennis e di conseguenza sui giovani. Con i nostri maestri organizziamo da dieci anni giornate nelle scuole elementari per portare i bambini ad appassionarsi al gioco del tennis. Tale attività, sponsorizzata dal gruppo industriale Braco di Milano, culmina nel mese di giugno in un intero week end di tennis giovanile, organizzato nel centro sportivo di Saronno, durante il quale i migliori ragazzi selezionati nelle scuole si sfidano in un torneo organizzato solamente per loro. Non è facile lottare contro la mentalità di provincia che porta i giovanissimi ad appassionarsi solamente al calcio, ma noi ce la mettiamo tutta per riuscirci. Vedere un giovane impegnarsi ed emergere è per noi la migliore ricompensa ai nostri sforzi.

Ultima domanda: il tennista preferito dai soci del CTC?
Senza dubbio Roger Federer vince tra i soci del CTC, anche se personalmente ho un debole, sia tennistico che umano, per Novak Djokovic. È un atleta che guarda molto al prossimo e rispetto a tutti gli altri parla anche un ottimo italiano, che non guasta. Detto ciò però per gli appassionati di Ceriano Laghetto l’idolo indiscusso resta Federer.

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“Un genitore ha già vinto quando il figlio scende in campo”. Parola di Fabio Chiappini, direttore tecnico di MXP Tennis Academy

Quattro chiacchiere con Fabio e con Mattia Bellucci, giovane prospetto del tennis azzurro. Quanto può durare la carriera di un giocatore senza sponsor alle spalle?

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Mattia Bellucci e Fabio Chiappini (Photo Courtesy of Fabio Chiappini)

La città ha cento storie da raccontare. Questa è una delle tante” (dal film “Giungla d’asfalto” )

Non solo il cinema americano ha delle storie interessanti da raccontare; ne ha anche il tennis. La storia che vi racconteremo in questo articolo si riallaccia idealmente a quattro interviste che realizzammo nell’estate del 2020 con altrettanti coach italiani (Massimo SartoriGianluca NasoUgo Pigato e Francesco Cinà); riguarda un’accademia che sorge alle porte di Varese che nel nome si ispira all’aeroporto Malpensa, vale a dire la MXP Tennis Academy, che ci è stata raccontata dal suo direttore tecnico, Fabio Chiappini.

Fabio, come si diventa coach di giocatori professionisti?

 

FC: Nel mio caso con il tempo, la passione e la pazienza. Ho sempre amato il tennis, sport che ho praticato in gioventù senza raggiungere risultati di particolare rilievo. Dopo essermi diplomato all’ISEF [Scienze Motorie per i nati post anni ’90, ndr] iniziai a dare lezioni di tennis presso circoli tennistici dell’hinterland milanese. Lì ho avuto la fortuna di incontrare ottimi maestri che mi hanno aiutato a costruire le fondamenta tecniche sulle quali ancora mi baso nel mio lavoro di coach, a quasi trent’anni di distanza da quei giorni. Sono quindi partito con ragazzi di quarta categoria e – salendo un gradino alla volta – sono arrivato ai professionisti.

Come nasce MXP Tennis Academy, e come è strutturata?

FC: MXP Academy nasce dall’iniziativa di due soci: il sottoscritto e Marco Brigo, maestro nazionale FIT e mio ex allievo, il primo che riuscii a portare sino alla seconda categoria. Gestiamo otto campi – sei in terra battuta e due in sintetico –  distribuiti su tre località: Gallarate, Castano e Casorate Sempione. Oltre che da me e Marco, lo staff tecnico è formato da sei maestri a cui si aggiungono due fisioterapisti. Ci avvaliamo inoltre dell’aiuto di consulenti esterni. Uno di questi è Danilo Pizzorno, il massimo esperto italiano di video-analisi applicata al tennis che da anni collabora con i migliori coach italiani e con tennisti di vertice come Lorenzo Sonego. L’accademia offre programmi per bambini a partire dai 6 anni di età; attualmente è frequentata da circa 160 ragazzi che vanno dall’avviamento sino all’agonistica. Abbiamo anche programmi specifici per adulti.

Chi sono in questo momento gli atleti di punta dell’accademia?

FC: Tra i maschi Remy Bertola, uno svizzero di 23 anni e numero 538 ATP; poi Federico Iannaccone, 22 anni, con il quale abbiamo iniziato a lavorare da circa due mesi. Federico ha un best ranking intorno alla posizione numero 600, ma a mio avviso ha il potenziale per arrivare molto più in alto; Erik Crepaldi, il giocatore più maturo del gruppo e con un best ranking di 282 ATP; Erik a settembre è rimasto vittima di un terribile incidente in cui ha rischiato di perdere la vita ma si sta rimettendo in sesto velocemente e contiamo di riaverlo con noi tra un mese circa. Infine c’è Mattia Bellucci, ventenne numero 682 ATP. Tra le ragazze spiccano Federica Prati e Nadine Keller, entrambe con best ranking WTA intorno alla posizione numero 700.

A questo punto della conversazione veniamo raggiunti dal sopracitato Mattia Bellucci.

Mattia, quando e perchè hai iniziato a giocare a tennis?

MB: Ho cominciato a giocare a 4 anni. Mio padre è un maestro di tennis e fu lui a mettermi in mano la prima racchetta; è stato il mio coach da allora sino a pochi mesi fa, quando ho iniziato a lavorare con Fabio.

A che età hai capito che il tennis poteva diventare il tuo lavoro?

MB: Sin da piccolo ho dato tutto me stesso al tennis, perché mi piaceva tantissimo giocare e perché oggettivamente mi riusciva molto bene; mio padre ha impostato per me una politica di crescita basata su obiettivi chiari, precisi e graduali che ho sempre raggiunto. Intorno ai 13/14 anni abbiamo deciso insieme di tentare la carta del professionismo.

Quanto tempo dedichi alla settimana al tennis?

MB: 33 ore alla settimana divise tra preparazione fisica e lavoro sul campo. Mi dedico al tennis a tempo pieno da circa un anno, ovvero da quando ho finito gli studi superiori che frequentavo in presenza e che mi impedivano di farlo; gli altri ragazzi dell’agonistica che come me si dedicano al tennis a tempo pieno frequentano Istituti che danno loro la possibilità di studiare a distanza.

Hai parlato degli obiettivi che avevi da bambino. Quali sono quelli attuali?

MB: Per poter vivere e non sopravvivere con il tennis si deve entrare tra i primi 100 giocatori del mondo, ed è a quel risultato che io e Fabio puntiamo. Per riuscirci – d’accordo con la mia famiglia – ho deciso di darmi 3 o 4 anni di tempo.

Fabio, ho avuto la possibilità di vederti in campo con i tuoi ragazzi e ti ho sentito ripetutamente citare una parola: ordine. Cos’è per te l’ordine nel gioco di un tennista professionista?

FC: Ordine significa avere un piano tattico preciso e riuscire ad attenervisi; significa fare le scelte giuste al momento giusto in campo; significa eseguire i colpi in modo tecnicamente e meccanicamente corretto. La durata media della carriera di un professionista si sta sempre più allungando rispetto al passato, e a questo fatto non è estranea la sempre migliore qualità tecnica dei giocatori; eseguire bene un colpo non solo spesso ti fa fare il punto, ma preserva anche il tuo corpo dal logoramento e quindi dagli infortuni. Aiutare i giovani aspiranti pro a diventare tecnicamente impeccabili è uno dei miei principali compiti, ed è qui che la collaborazione con un esperto come Danilo Pizzorno che ho citato prima diventa fondamentale.

A gennaio Mattia disputerà dei tornei Challenger. Oltre all’ammontare dei premi, che differenze ci sono tra i tornei di questo livello ed i Futures?

FC: I Futures costituiscono una palestra importante per i giovani ma – ciò premesso – le differenze con i Challenger sono enormi sotto più punti di vista. Oltre alla maggior consistenza dei premi e al rimborso delle spese di soggiorno, ci sono differenze di natura tecnica non banali. Ne cito una su tutte: la gestione del cambio palle durante i match; nei Challenger come nei tornei maggiori le palline vengono cambiate per la prima volta dopo 7 game e poi ogni 9; nei Futures il cambio avviene per la prima volta dopo 11 giochi e poi ogni 13. Per un giocatore di club questo può sembrare un dettaglio, ma a livello professionistico non lo è affatto; il maggior logoramento delle palline costituisce un grave handicap per i giocatori che “spingono” maggiormente e appiattisce le differenze tecniche esistenti, andando così a discapito dei più bravi. Nei Challenger hai poi la possibilità di allenarti molto più facilmente che non nei Futures, dove in sintesi la capacità di arrangiarsi è elevata ad arte.

Hai accennato costi legati alle spese di soggiorno. Più in generale, come fa un ragazzo a tenere vivo il sogno del professionismo dati i costi che comporta?

FC: Ti rispondo portandoti un esempio che ho vissuto in prima persona. Per cinque anni sino al 2018 ho allenato  una giocatrice greca, Eleni Kordolaimi, che non aveva alle spalle una famiglia in grado di sostenerla economicamente. Io credevo nelle sue possibilità e quando abbiamo iniziato a lavorare insieme potevo contare su un fondo messomi a disposizione da uno sponsor. Questa ragazza è arrivata sino al numero 440 della classifica WTA, ma poi si è infortunata e non è più riuscita a riprendersi ed è precipitata in classifica; lo sponsor di conseguenza non ha rinnovato il fondo spese e la sua carriera è finita. Conclusione: se non sei un giocatore di interesse nazionale a cui la federazione dà un contributo importante – come per esempio nel caso di Mattia – puoi contare solo sui tuoi genitori.

E gli sponsor quando entrano in scena?

FC: Di norma a telecamere accese, ovvero quando l’atleta raggiunge una classifica tale da consentirgli di disputare tornei trasmessi dalle televisioni.

A proposito di sponsor: Mattia, ho notato che indossi maglia e pantaloncini della Yoxoi. Mesi fa intervistammo i due soci fondatori della società, Diego Mandara e Giacomo Ruzza, che ci illustrarono i vantaggi derivanti ai giocatori dal particolare processo tecnologico con il quale realizzano i loro indumenti. Come ti trovi?

MB: Premetto che li sto usando solo da pochi giorni, però mi sono già accorto di una cosa: se prima iniziavo la seduta di allenamento con la tuta e rimanevo in maglietta solo dopo essermi scaldato a dovere, da quando indosso Yoxoi non ho più bisogno della tuta. Sono curioso di scoprire se avrò gli stessi benefici anche in estate.

Fabio, hai citato l’aiuto economico che la federazione dà ai giovani di punta. Dal punto di vista tecnico che contributo fornisce la FIT?

FC: La FIT monitora costantemente i progressi dei miei giocatori di punta. Il mio tramite con la federazione è rappresentato da Giancarlo Palumbo, responsabile del settore tecnico Under 18 del centro di preparazione olimpica di Tirrenia, con il quale ho un proficuo rapporto dialettico. Penso che la Federazione stia facendo un grande lavoro e mi inorgoglisce vedere come il modello Italia sia ammirato e rispettato a livello internazionale.

“Father and son” non è solo una splendida canzone di Cat Stevens ma anche uno schema tipico del tennis: padre coach e figlio tennista. Mattia ha avuto il padre come coach per 15 anni. Secondo te quale è il miglior modo di porsi di un genitore nei confronti di un bambino o un adolescente che gioca a tennis?

FC: A tale proposito ho un motto: un genitore ha già vinto quando il figlio scende in campo. E questo vale per ogni sport, non solo il tennis. Perché riuscire a far sì che i propri figli pratichino uno sport penso sia in sé stesso un valore importante, indipendentemente dai risultati che poi si raggiungono. Non è un concetto semplice da fare entrare nella mente di una mamma e di un papà; anche loro come i loro figli devono allenarsi tanto, perché essere i genitori di un ragazzo che pratica sport, soprattutto se lo fa livello agonistico, non è un ruolo facile.

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Serie A1 femminile: Parioli si laurea campione battendo di un soffio Rungg

Le capitoline devono ricorrere al doppio di spareggio per conquistare l’agognato tricolore: decisive Beatrice Lombardo e Camilla Rosatello

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Non poteva finire diversamente la finale di Serie A1 femminile tra Parioli e Rungg, ossia al doppio di spareggio che avrebbe deciso in che direzione sarebbe andato lo scudetto; ancora una volta la sfida tra queste due formazioni è stata in perfetto equilibrio, come già avvenuto nel doppio scontro durante la fase a gironi (in entrambi i casi il punteggio finale era stato 2-2). Dal Carisport di Cesena doveva pur uscire una vincitrice, e quindi l’ennesimo pareggio tra le due squadre non è stato definitivo: a spuntarla al fotofinish è stata la coppia capitolina formata da Beatrice Lombardo e Camilla Rosatello, che si impongono sul duo altoatesino Bandecchi/Meliss in due set. Parioli nella giornata di sabato prova subito a mettere le cose in chiaro con Nastassja Burnett, che nella sfida “vivaio” contro Verena Meliss domina lasciandole due soli giochi; è Susan Bandecchi (n.175 WTA, suo miglior ranking) a togliere le castagne dal fuoco per Rungg, come più volte capitato durante la stagione. La ragazza ticinese di origini toscane supera abbastanza agilmente la croata Tena Lukas (n.331 WTA) e chiude la giornata di sabato sull’1 pari. Il leitmotiv non cambia nella giornata di domenica, quando Martina Di Giuseppe (n.282 WTA) rimonta di carattere (ed anche grazie ad un servizio molto solido) l’oriunda Paula Ormaechea (n.209 WTA, ma in passato tra le migliori 60 al mondo) e consegna il primo match-point a Parioli; è la stessa Ormaechea però, in coppia con Verena Meliss a riportare la situazione in parità, dopo un match di doppio altamente emozionante, con frequenti cambi di inerzia e che lascia in lacrime Camilla Rosatello. La piemontese, che in passato ha anche difeso i colori azzurri in Fed Cup, come abbiamo già avuto modo di raccontare saprà riscattarsi a dovere nel doppio di spareggio conclusivo, riportando per la decima volta lo scudetto nella bacheca del Tc Parioli, tornato a festeggiare una vittoria finale a dieci anni esatti di distanza dall’ultima volta. Molto emozionata alla premiazione Beatrice Lombardo, che ricorda “c’ero anche dieci anni fa, ma con un ruolo diverso.. allora portavo l’acqua. Vincere il titolo da protagonista in campo ha un sapore davvero speciale”. Dieci anni fa c’era anche Nastassja Burnett, quando ancora era una promessa del tennis e non poteva certo immaginare che la sua carriera sarebbe stata condizionata dagli infortuni, tanto da costringerla a prendere una sofferta decisione riguardo il tennis ad alti livelli; nonostante tutto però, la ritroviamo sorridente festeggiare il tricolore e chissà che non ci ripensi. Un vero peccato per Rungg, che ha visto sfumare la vittoria finale all’ultimo, al termine di una cavalcata comunque memorabile e che dà grosse speranze alla matricola altoatesina in vista della prossima stagione.

Risultati in dettaglio:

Tc Parioli Roma – Tc Rungg Appiano 3-2

 

Sabato:

Nastassja Burnett (P) b. Verena Meliss (R) 61 61

Susan Bandecchi (R) b. Tena Lukas (P) 62 63;

Domenica:

Martina Di Giuseppe (P) b. Paula Ormaechea (R) 46 61 62

doppio:

Paula Ormaechea/Verena Meliss (R) b. Beatrice Lombardo/Camilla Rosatello (P) 76(5) 36 10-8

doppio di spareggio

Beatrice Lombardo/Camilla Rosatello (P) b. Susan Bandecchi/Verena Meliss (R) 61 76(5)

Si chiude così il campionato femminile, che l’anno prossimo vedrà protagonista anche il Bal Lumezzane, che rientra in massima serie alla prima occasione disponibile, e l’AT Verona, autore di una grande rimonta in trasferta a Ceriano, dove riesce a ribaltare il risultato dell’andata e conquistare la promozione.

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Serie A1 maschile: Torre del Greco festeggia il primo tricolore della sua storia

Il giovane circolo campano trionfa nella finalissima-scudetto contro Messina, trascinato dallo spagnolo Pedro Martinez

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Pedro Martinez - ATP Challenger Marbella 2020 (foto via Twitter, @ATPChallenger)

Al Carisport di Cesena è andata in scena la finalissima che assegnava il tricolore dell’edizione 2021 del campionato di Serie A1 maschile: a succedere al Park Tennis Genova è la compagine del New Tennis Torre del Greco, che riporta lo scudetto in Campania dopo 12 anni (ricordiamo nel 2009 il trionfo finale della Capri Sports Academy). Grande emozione per il circolo campano, a partire dal presidente del club nonché giocatore di doppio, Filippo Palumbo, che ci tiene a precisare che “siamo un gruppo di amici, prima che compagni di squadra”. La stella della squadra è senz’altro lo spagnolo Pedro Martinez Portero (n.60 ATP), che anche nella finalissima traccia la strada da seguire per i compagni con due vittorie, prima in singolare contro il connazionale Bernabe Zapata Miralles (n.124 ATP), regolato con un netto 6-0 6-4 (il punteggio avrebbe anche potuto essere più severo per Zapata, se Martinez non si fosse un po’ distratto prima di chiudere sul 5-2) e dominato sotto ogni punto di vista, quindi nel doppio decisivo in coppia con Andrea Pellegrino (n.215 ATP) contro il duo composto da Salvatore Caruso e Julian Ocleppo. E dire che era stato il Vela Messina a partire meglio nella giornata di sabato, conquistando da subito il primo punto, che si rivelerà in seguito l’unico, grazie all’affermazione di Fausto Tabacco su Giovanni Cozzolino per 6-2 6-0 in meno di 50 minuti. Giorgio Tabacco, di un anno più giovane del fratello (classe 2003), non riesce a ripetersi nel secondo match di giornata che lo vedeva opposto al più quotato Raul Brancaccio (n.301 ATP), e depone le armi dopo poco più di un’ora. A chiudere i match di sabato è stata la sfida tra numeri 2, Andrea Pellegrino e Salvatore Caruso (n.158 ATP): risultato un po’ a sorpresa, visto che il portacolori di Torre del Greco regola con un doppio 6-4 il siciliano, con una grande prestazione al servizio che non concede mai a Caruso la possibilità di un break.

Domenica è stata invece la giornata di Pedro Martinez Portero, che, come già anticipato, vince entrambi i suoi match e regala alla sua squadra la vittoria finale per 4-1, per la gioia del trio di allenatori Giancarlo Petrazzuolo, Ciro Cardone ed Alessio Concilio e degli oltre cento tifosi campani che hanno seguito con entusiasmo la squadra nella trasferta romagnola, sfidando le condizioni climatiche avverse. Tutta la delusione del team siciliano si riflette nelle parole di patron Antonio Barbera a margine della premiazione, dove pone l’accento sulla seconda sconfitta in finale negli ultimi tre anni, ma allo stesso tempo riconosce la superiorità degli avversari.

Alle due squadre adesso non resta far altro che attrezzarsi al meglio per la prossima stagione, magari rafforzando i roster con nuovi innesti, con l’auspicio che il campionato possa riscuotere un maggiore successo, come gli sforzi dei circoli che vi partecipano meriterebbero. Una soluzione potrebbe essere quella di ritardare l’inizio della stagione regolare di qualche settimana, in modo da consentire alle squadre di avere una scelta maggiore tra i giocatori a disposizione, altrimenti impegnati in quel periodo in giro per il mondo a disputare i più redditizi incontri del circuito ATP (i primi due nomi che saltano all’occhio scorrendo le rose sono Fabio Fognini e Lorenzo Musetti, praticamente mai schierati dal Park Tennis Genova perché impossibilitati a partecipare). Ma non siamo certo noi a dover prendere le decisioni.

 

Risultati in dettaglio:

New Tennis Torre del Greco – Ct Vela Messina 4-1

Sabato:

Fausto Tabacco (M) b. Giovanni Cozzolino (T) 62 60

Raul Brancaccio (T) b. Giorgio Tabacco (M) 63 61

Andrea Pellegrino (T) b. Salvatore Caruso (M) 64 64;

Domenica

Pedro Martinez Portero (T) b. Bernabè Zapata Miralles (M) 60 64

doppio

Pedro Martinez Portero/Andrea Pellegrino (T) b. Salvatore Caruso/Julian Ocleppo

(M) 63 62

Cala il sipario sul campionato dunque, e nel darci appuntamento alla prossima stagione, ricordiamo i nomi delle squadre che si sono guadagnate la promozione in serie A1 tramite i play-off appena trascorsi di A2: in primis, il Tc Prato, autore di una stagione impressionante fatta di sole vittorie, ultima delle quali il 3-0 sul CT Mario Stasi Lecce, già sconfitto all’andata per 5-1, a coronamento di un’annata che non poteva non concludersi con il meritato salto di categoria. Soddisfazione importante per il capitano Antonio Cotugno, che mostra anche una certa ambizione, dichiarando che “il nostro è un team che può pensare in grande, e se riusciremo a trovare un innesto giusto possiamo davvero pensare allo scudetto”. A far compagnia al Tc Prato ci saranno il Tc Sinalunga, che dopo un solo anno di purgatorio ritorna nella massima serie, il Ct Palermo e la Sc Casale, tutti vincitori dei rispettivi match di play-off.

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