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La Piccola biblioteca di Ubitennis. Brad Gilbert: “Vincere sporco”

“Vincere sporco” sta al tennis come Machiavelli sta alla politica. Recensiamo il più discusso tra i libri di tecnica e tattica tennistica. Una filosofia pragmatica in grado di trasportare Agassi al numero uno del mondo, utilissima anche per i giocatori di club

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“Vincere Sporco” è diviso in tre parti, nelle quali il gioco e l’atteggiamento mentale dell’atleta sono analizzati e sviscerati nei minimi particolari, anche in quelli che, a prima vista, sembrano poco importanti come, ad esempio, cosa mettere nella borsa quando ci si reca all’allenamento o a un torneo. Gilbert è talmente preciso, pignolo, esagerato, che ci raccomanda una lista di venti cose che non dovrebbero mai mancare nell’equipaggiamento di un tennista (dall’overgrip, alle magliette di ricambio, dai cerotti, ai salvacorde!). Esasperante, si potrebbe pensare, ma quando leggerete le motivazioni di Brad a sostegno dei suoi consigli cambierete idea. Perché anche questo è uno dei pregi di “Vincere Sporco”. Gilbert non parla per sentenze sparate dall’alto della propria sapienza, non vi dice: “Fate così perché lo dico io”. Per ogni consiglio che dà offre una spiegazione esauriente fino ai più piccoli dettagli. Spesso e volentieri, per chiarire il proprio punto di vista, riporta le proprie esperienze vissute in prima persona sui campi da tennis contro i più grandi tennisti della sua epoca. Non si tiene nulla per sé, non è geloso del proprio sapere. Tutta l’esperienza di cui dispone la offre al lettore. Si potrà essere d’accordo o no (come a tutte le tesi sostenute nel libro, d’altronde) ma è impossibile non prenderle in considerazione. Gilbert propone un pensiero forte, ma è proprio dal confronto tra punti di vista forti che nasce la discussione più fruttuosa e forse capita che qualcosa di utile lo possiamo imparare, magari contrapponendoci all’interlocutore. Ma per arrivare a questo diniego, a questo“non sono d’accordo”, dobbiamo aver riflettuto sul nostro modo di intendere il tennis, cosa che, verosimilmente, avevamo data per scontata ma mai affrontata veramente.

Dopo la prima parte in cui viene discussa l’attitudine del tennista prima dell’incontro (con abbondanza di consigli anche sul tipo di riscaldamento da fare), si passa alla seconda, il cuore del libro. “Giocare con intelligenza: trovare il modo di vincere”. Il capitolo più interessante di questa sezione è l’ottavo, dal titolo emblematico, tipicamente gilbertiano: “Distruggere la strategia del tuo avversario”. Qui Brad, in quaranta gustosissime pagine, sviscera molte situazioni critiche che possono capitarvi durante una partita e per ognuna vi propone più soluzioni (con l’apporto di racconti spesso molto divertenti tratti dalla propria carriera agonistica). Altro capitolo imperdibile è l’undicesimo: “Imparare dalle leggende”, dove il Nostro parla dei grandi campioni che ha incontrato sul campo di gioco, della loro personalità, della tecnica, di ciò che li ha resi immortali. È un capitolo importante perché ci fa capire, tra le altre cose, che Gilbert non è, come si potrebbe credere a un primo superficiale giudizio, interessato solo alla vittoria, venga come venga, e del tennis in realtà poco gliene importa. Semmai è vero il contrario. Brad conosce perfettamente il suo sport, apprezza i grandi campioni, sa valutare con lucidità il loro reale valore, ci invita a imparare da loro. Quindi, alla fine, non è solo questione di vincere. Sì, vincere è la cosa più importante, ci dice, ma conta ancora di più far evolvere, costantemente, il proprio gioco, la propria attitudine mentale. Ciò che conta è far funzionare il cervello. Non solo giocheremo in modo migliore ma guarderemo il tennis in tv in modo migliore e lo potremo apprezzare di più anche nelle sue finezze tecniche, tattiche, estetiche.

Leggete qui: “Nei suoi anni migliori, la coordinazione occhio-mano di John McEnroe era pari o superiore a quella di qualsiasi altro atleta al mondo – se avete mai visto la zampa di un gattino giocare con una palla (o con un topo), la mano di John sulla racchetta aveva la stessa delicata grazia e la stessa attitudine letale. La straripante fisicità di Boris Becker lo avrebbe reso una superstar in qualunque sport, al punto che nei primi anni di carriera, quando si tuffava ogni volta che poteva, ha quasi reso il tennis uno sport di contatto. (…) E cosa vogliamo dire di Andre Agassi? Come può un giocatore colpire con quell’anticipo e tirare così forte? Il suo tempismo sulla palla è migliore di quello di un Rolex. Lo stesso grandioso livello di talento fisico si applica ad altri grandi del gioco: Sampras, Edberg, Connors e altri. (…) E quando si pensa alle qualità che queste superstar aggiungono al loro gioco, è bene ricordarsi che sono riusciti ad ottenere tanti successi con approcci totalmente differenti. Studia quello che fanno e cerca quegli aspetti che possono aiutare il tuo approccio al match, considerato il tuo stile di gioco e la tua personalità”. (Pagg. 211-212)

 

La terza e ultima parte è dedicata ai giochi di testa e alle tecniche mentali per affrontare la partita. Qui impariamo, fra le altre cose, quali erano i trucchi di Connors e McEnroe per far volgere a loro favore una partita che si stava mettendo male. Brad, in particolare, ci racconta un episodio di cui lui stesso fu vittima contro Jimbo. Accadde a Chicago nel 1985. Terzo set, match point Gilbert, servizio Connors. Dopo alcuni scambi convulsi, Gilbert tira forte e mette la palla sulla riga. Il giudice di linea dice che è dentro. Brad esulta, è la prima volta che batte Jimmy. Ma Jimmy non è d’accordo, inizia a sbraitare, va fuori di testa ed è tanto convincente che riesce a portare il pubblico dalla sua parte e a intimorire il giudice di sedia. Che gli dà un’altra chance, tanto da chiamare un overrule dopo cinque minuti dalla fine del punto! Sapete come andò a finire? La partita la vinse Connors. Gilbert racconta che Jimbo e McEnroe erano i “maestri dell’ira”. Sapevano utilizzare perfettamente quest’arma nei momenti cruciali e portavano dalla loro parte le folle, riuscivano a influenzare gli arbitri. Erano dei grandi direttori d’orchestra. Non avevano nessuna remora a usare atteggiamenti poco sportivi per vincere, soprattutto Jimbo. Ma anche qui, attenzione, Brad non suggerisce “fate così anche voi”. No, dice: attenzione, sul campo da tennis può capitare qualsiasi cosa, quindi siate pronti, non fate l’errore che feci io con Connors a Chicago, quando cedetti alla frustrazione. Dovete essere sempre mentalmente pronti e concentrati. Mai abbassare la guardia.

“Vincere Sporco” è uscito per la prima volta nel 1992, per questo i tennisti di cui racconta Gilbert sono quelli della sua epoca. Nella riedizione del 2013 l’autore, tuttavia, non ha voluto cambiare nulla della versione originale. Questo perché ha ritenuto che le tecniche mentali di cui ha parlato siano tutt’ora valide. Nell’introduzione al libro ha aggiunto qualche nuova considerazione, soprattutto sui materiali, le superfici, la preparazione atletica, traghettando, in tal modo, la sua opera nel mondo tennistico del XXI secolo. Mentre rileggevo “Vincere Sporco” annotavo i passi che avrei voluto citare. A fine lettura mi sono accorto che erano più di cinquanta. Riportarli tutti avrebbe occupato lo spazio di quattro articoli. Ho desistito. Lascio a voi il piacere di scoprire il libro di Brad Gilbert. Leggetelo, non sarà tempo perso.

Carlo Cocconi

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Premio “Gianni Mura”: vince Giorgia Mecca con “Serena e Venus Williams, nel nome del padre” come miglior libro sul tennis

Il libro sulle sorelle Williams si aggiudica, alla prima edizione, il premio “Gianni Mura” a Palazzo Madama e riceve la menzione speciale della giuria

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Sabato 12 novembre, una settimana prima che anche il direttore Ubaldo Scanagatta varcasse la soglia di Palazzo a Madama per chiudere la rassegna stampa di 8 giorni di ATP Finals, prendeva vita la prima edizione del premio Gianni Mura. Un premio intitolato a uno dei più illustri giornalisti sportivi italiani, storica firma del giornale Repubblica, scomparso a Senigallia nel marzo del 2020.

Giorgia Mecca, nata a Torino nel 1989, scrive per il quotidiano “Il Foglio”, per l’edizione torinese del “Corriere della Sera” e con il suo libro “Serena e Venus Williams, nel nome del padre” edito da 66thand2nd si è aggiudicata il premio con la menzione speciale della giuria come miglior libro sul tennis. Un libro che racconta la storia di due giovani tenniste di colore e del sogno di loro padre: farle diventare le più grandi.

Diciassette capitoli racchiudono in questo libro la forza, la paura, la tenacia e anche la vergogna di credere in un sogno. Un sogno che il padre di Serena e Venus aveva già in serbo per loro ancor prima che nascessero e che ha ispirato la giovane giornalista torinese a farne un libro di successo. Giorgia Mecca nei suoi capitoli ci racconta come queste due tenniste un giorno abbiano dovuto smettere di essere sorelle e siano dovute diventare avversarie. Ripercorre numerose sfide, la prima di tante nel capitolo intitolato “18 gennaio 1998 – Venus 7-6 6-1” dove racconta il giorno in cui Venus e Serena, al secondo turno degli Australian Open, hanno iniziato a giocare una contro l’altra. Ma ripercorre anche un’infanzia a tratti molto difficile e una storia di famiglia, più unica che rara. Questa la citazione più celebre del libro premiato: “Sono state nere in un mondo di bianchi, potenti in uno sport elegante, urlanti in un campo che richiede silenzio. Sempre dalla parte sbagliata. Per provocazione (loro), e per pregiudizio (altrui). Nel nome del padre due figlie sono state le prime afroamericane con la racchetta in mano, per non essere le ultime”.

 

Dopo aver elogiato il famoso giornalista sportivo Gianni Mura, la giornalista torinese, commossa e felice, ha chiuso così il discorso di ringraziamenti per aver ricevuto il premio: “Se anche loro si sono concesse di cadere qualche volta, forse dovremmo imparare a concedercelo tutti ogni tanto”.

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Esce oggi “Il Grande Libro di Roger Federer”, 542 pagine con il racconto (e i dati) dei giorni più memorabili del fenomeno svizzero

Stagione per stagione l’autore Remo Borgatti ripercorre tutta la sua straordinaria carriera. Tutti i suoi incontri, curiosità e statistiche, anche in rapporto alle caratteristiche tecniche degli avversari, da Nadal a Djokovic, Murray e Wawrinka, a seconda delle superfici

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Roger Federer - Laver Cup 2022, Londra (twitter @LaverCup)

IL GRANDE LIBRO DI ROGER FEDERER

AUTORE: REMO BORGATTI

PAGINE:  542

 

EURO:  24,00

EDITORE:  ULTRA SPORT

Autore del libro è Remo Borgatti, uno dei primissimi collaboratori di Ubitennis. Suo è il racconto ‘Uno contro tutti’ che ripercorre l’avvicendarsi di tutti i numeri 1 della storia del tennis, pubblicato a puntate su Ubitennis. Lo potete trovare a questo link.
Tra le sue rubriche c’è anche ‘Mercoledì da Leoni’, racconti di imprese più o meno grandi compiute da tennisti non particolarmente noti al grande pubblico. La serie la potete trovare a questo link.

Di Roger Federer, nel corso della sua lunga e meravigliosa carriera, si è detto e scritto di tutto. Il ritiro ufficiale, avvenuto durante lo svolgimento della Laver Cup di Londra, ha soltanto messo la parola fine a una vicenda umana e agonistica che ha cambiato per sempre la storia del tennis e più in generale dello sport. Nel volume dal titolo “IL GRANDE LIBRO DI ROGER FEDERER” (Ultra Edizioni, 542 pagine, 24 Euro), Remo Borgatti ha raccolto ed elaborato tutti i risultati e i numeri fatti registrare dal campione elvetico. Il libro è sostanzialmente diviso in due parti. Nella prima, ricca di testo, viene passata in rassegna tutta la carriera di Federer stagione per stagione e nei suoi 150 giorni più significativi. Nella seconda, vengono elencati in ordine cronologico tutti gli incontri disputati nel circuito e negli slam, con tanto di statistiche e percentuali, oltre a una serie di tabelle analitiche che vanno a sviscerare anche gli aspetti più curiosi ed inediti, come ad esempio il bilancio vinte-perse in base alla superficie e alla categoria del torneo, o in base al seeded-player degli avversari o dello stesso Federer, o ancora in base alla mano (destro o mancino) e al rovescio (una o due mani) degli avversari. Poi c’è altro, molto altro. Probabilmente c’è tutto quello che un tifoso o un appassionato vorrebbe sapere su “King Roger” e che forse nemmeno Federer conosce così bene. Certo, nell’era di internet e del web molti di questi dati (ma non tutti) si trovano anche in rete e vien da chiedersi quale sia lo scopo di un lavoro del genere. Ma pensiamo che la risposta sia semplice e venga dalla passione e dalla volontà da parte dell’autore di analizzare e svelare il fenomeno-Federer mediante le sue cifre, data l’evidente impossibilità di spiegarlo attraverso i numeri che ha fatto sui campi di tennis di tutto il mondo.

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John Lloyd, intervistato da Scanagatta, presenta l’autobiografia “Dear John” [ESCLUSIVA]

Intervistato in esclusiva per Ubitennis, l’ex-tennista britannico Lloyd si racconta tra aneddoti e ricordi. “Avrei dovuto vincere quel match” a proposito della finale all’Australian Open con Gerulaitis

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L’ex tennista britannico John Lloyd, presentando la sua autobiografia “Dear John”, viene intervistato in esclusiva dal direttore Ubaldo Scanagatta e racconta tanti aneddoti relativi alla sua carriera, inclusi i faccia a faccia con l’Italia in Coppa Davis. Le principali fortune di Lloyd arrivarono in Australia dove raggiunse la finale dello Slam nel 1977: “All’epoca era un grande torneo ma non come adesso” ricorda il 67enne Lloyd. “Mancavano molti tennisti perché si disputava a dicembre attorno a Natale, ma ad ogni modo sono arrivato in finale. Avrei dovuto vincerlo quel match– ammette con franchezza e una punta di rammarico –ho perso in cinque set dal mio amico Vitas (Gerulaitis). Fu una grande delusione ma se dovevo perdere da qualcuno, lui era quello giusto. Era una persona fantastica”.

Respirando aria di Wimbledon, era impossibile tralasciare l’argomento. Lo Slam di casa fu tuttavia quello che diede meno soddisfazioni a Lloyd, infatti il miglior risultato è il terzo turno raggiunto tre volte.Sentivo la pressione ma era davvero auto inflitta, da me stesso, perché giocavo bene in Davis e lì la pressione è la stessa che giocare per il tuo paese” ha spiegato l’ex marito di Chris Evert. “Ho vinto in doppio misto (con Wendy Turnbull, nel biennio ’83-’84) ed è fantastico ma sono sempre rimasto deluso dalle mie prestazioni lì. Ho ottenuto qualche bella vittoria: battei Roscoe Tunner (nel 1977) quando era testa di serie n.4 e tutti si aspettavano che avrebbe vinto il torneo. Giocammo sul campo 1. Ma era una caratteristica tipica delle mie prestazioni a Wimbledon, fare un grande exlpoit e poi perdere il giorno dopo. In quell’occasione persi contro un tennista tedesco, Karl Meiler”. In quel match di secondo turno tra i due, Lloyd si trovò due set a zero prima di perdere 2-6 3-6 6-2 6-4 9-7. Insomma cambieranno anche le tecnologie, gli stili di gioco, i nomi dei protagonisti… ma certe dinamiche nel tennis non cambieranno mai.

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