ATP Montecarlo: questo Djokovic non basterà. Haas c'è, fuori Tsonga

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ATP Montecarlo: questo Djokovic non basterà. Haas c’è, fuori Tsonga

Preoccupante prestazione del serbo. Sconfitto in tre set Simon: il francese ha servito per il match. Battuta di arresto per Tsonga: difendeva la semi dello scorso anno

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ATP Montecarlo: Lorenzi evita la debacle italiana. Ora Pouille

[2] N. Djokovic b. G. Simon 6-3 3-6 7-5 (da Montecarlo, Carlo Carnevale)

 

“Potrebbe andare peggio. Potrebbe piovere”. Le grigie nubi che nel pomeriggio affollano il cielo monegasco rispecchiano i pensieri e il body language di Novak Djokovic. L’ex numero uno del mondo, vincitore qui nel 2013 e 2015, raggiunge il terzo turno dopo una corroborante passeggiata sul cornicione. Il francese Gilles Simon, con cui il serbo era in vantaggio 8-1 nei precedenti (l’unico successo del nizzardo arrivò nel loro primo confronto, Marsiglia 2008) arriva ad un passo dalla sorpresa, che tanto sorpresa non sarebbe stata: il galletto va infatti a servire per il match sul 5-4 nel terzo set, prima di arrugginirsi all’improvviso e vedersi rifilare un doloroso parziale di tre giochi consecutivi. Incontro tutt’altro che bello, condito da una quantità impensabile di errori gratuiti, sopratutto alla luce delle qualità in palleggio di entrambi i protagonisti. Degno strascico del confronto diretto più recente, in Australia lo scorso anno, che si concluse con 100 non forzati. Djokovic la vince sul piano dei nervi, uno dei suoi preferiti, non potendosi affidare al tennis vero e proprio: un dritto ballerino, solo a tratti pungente, si affianca ad un rovescio scialbo e nemmeno ipotizzabile come parente di quello dei giorni migliori. Incredibilmente inefficace la tenuta sul lato destro, da cui partono colpi fiacchi e poco cattivi: la fase centrale del match, dalla conclusione del terzo set fino agli ultimi giochi dell’incontro, è una collezione di brutture, tra rete e corridoio. Sorprendente la mancanza di precisione sopratutto in fase di manovra, senza sollecitazioni in rincorsa: la mancanza di serenità si conferma evidente. Simon dal canto suo parte sonnacchioso, limitandosi a svolgere il compitino che nel primo parziale si rivela da insufficienza in pagella prima di dare una decisiva svolta: le gambe tornano reattive, per rispondere all’inspiegabile e ossessiva ricerca della palla corta da parte di Djokovic, i passanti sono precisi e costringono il serbo a volée non definitive, quando addirittura non sono lob vincenti.

Il primo parziale si risolve in volata come l’ultimo, dopo uno scambio di break in avvio. Djokovic in pressione azzanna la frazione, a comunicare una sicurezza in realtà assente. Simon si riprende infatti alla ripresa delle operazioni, ricominciando ad addormentare i ritmi e giocare di rimessa, il suo pane: Nole, chiamato a spingere, perde le dimensioni del campo in rottura prolungata, indovinando una serie di gratuiti che lo portano a concedere il pareggio e addirittura arrancare nel terzo parziale: bruttissimi due rovesci in particolare, entrambi con i piedi nei pressi del quadrato del servizio, che piombano larghi di metri quando sarebbe bastato appoggiare di là. Già lo scorso anno, sconfitto da Vesely al turno d’esordio, Djokovic aveva sorprendentemente dimostrato uno scarso feeling con l’ambiente, come se la sua residenza nel Principato gli comportasse un fardello di pressione insostenibile. Positivo e da sottolineare però il graffio finale, con cui reagisce all’allungo di Simon e lo aggredisce in risposta, costringendolo a prendersi rischi con il dritto in corsa che non pagano: la volée con cui il francese concede match point è sintomo di improvviso irrigidimento, concretizzato poi nel tentativo disperato di vincente con cui invece centra i teloni di fondo, nel punto successivo. A fine match Djokovic ringrazia il supporto del pubblico, per la verità schierato in gran parte dal lato del francese, e si augura una prestazione migliore nel prossimo match, che lo vedrà opposto al vincente della sfida tra Khachanov e Carreno Busta, giustiziere di Fognini. Fa bene a sperarlo, perché in queste condizioni non andrà lontano, a Montecarlo come nel resto della stagione.

[Q] A. Mannarino b. [7] J.W. Tsonga 6-7(3) 6-2 6-3 (Gianluca Mitidieri)

Derby francese in terra monegasca: Jo-Wilfried Tsonga (tds n°7) affronta il qualificato Adrian Mannarino. L’ATP di Montecarlo è il primo appuntamento sulla terra rossa ed è utile per testare lo stato di forma di un giocatore sempre pericoloso come Tsonga. L’unico precedente tra i due risale al primo turno del Masters 1000 di Miami 2014, partita che vide la facile resa di Mannarino con il punteggio di 6-2 6-4. Un primo set davvero strano denota il dominio iniziale di Tsonga, bravo a sfruttare le incertezze al servizio del suo avversario. Poi una marea di errori che fa impattare Mannarino sul 3-3. Totale equilibrio con il meno quotato Mannarino autore di colpi di pregevole fattura, come il dritto in controbalzo nell’ottavo gioco. Parità che si protrae sino al tie break, quando l’esperienza e la solidità da fondo portano la prima frazione nelle mani di Tsonga con il punteggio di 7-6 (3). Secondo set con Tsonga subito in confusione, autore di un autentico regalo che porta al break di Mannarino e a un rapido 2-0. Standing ovation sul 3-0 15-30 con un passante e un timing sulla palla eccezionali da parte di Mannarino, protagonista poco dopo di un ricamo a rete degno di nota. Sul 5-1 scambio di break che fissa il punteggio sul 6-2. Nel terzo parziale Mannarino non si scompone e continua con il suo piano tattico, fatto di mobilità fantastica e colpi anticipati. Break sul 2-1, con Tsonga in balia di un giocatore in giornata di grazia, consapevole di poter osare e comandare lo scambio. Sul 4-2 in suo favore, Mannarino trema con due errori e un doppio fallo che rimettono il suo contendente in partita. Nulla da fare comunque: break a zero per Mannarino che sale 5-3. Il segnale della resa è chiaro: chiusura in 2 ore e 4 minuti e prima sorpresa del torneo.

La sintesi del match è chiara: Tsonga non al meglio dal punto di vista fisico, avulso dal gioco e incapace di incidere con la maggiore velocità di palla. C’è tanto merito di Mannarino nella vittoria, giocatore che non ha mai dato la sensazione di partire sconfitto, eccetto i primi game. Per lui parlano le palle break convertite: 6/8, al contrario della percentuale disastrosa di Tsonga (3/7). Ora lo attende il vincente della sfida tra Lucas Pouille e il nostro Paolo Lorenzi.

[PR] T. Haas b. B. Paire 6-2 6-3 (Antonio Ortu)

Nel giorno in cui ricorrono i 13 anni dal suo primo trofeo ATP su terra battuta, Tommy Haas torna al Montecarlo Country Club dopo 9 anni di assenza. Sul campo dei Principi ritrova Benoit Paire, vincitore dell’unico precedente, quest’anno, al 1° turno di Melbourne. Il francese difende il terzo turno dell’anno passato, quando fu autore di un gran match contro l’attuale numero 1 ATP Andy Murray, cedendo 7-5 al terzo.

È il 39enne di Amburgo il primo a mettere il naso avanti, conquistando il break sull’1-1, dopo aver cancellato una palla dello 0-2. Nel sesto game, il migliore del set, Haas annulla 2 palle break con 2 vincenti e si porta sul 4-2. Fin qui il match tiene fede alle aspettative, riservando equilibrio e punti di gran talento. Poi Paire non trova più il campo. Haas ne approfitta subito: piazza un altro break e chiude 6-2 il primo parziale in mezz’ora. All’inizio del secondo set viene fuori la peggior versione del francese. Subisce l’ennesimo break in apertura e, in un game disastroso, distrugge la racchetta e chiama sia il fisioterapista che il medico, a causa di un dolore alla caviglia. Il tedesco non si distrae e strappa ancora il servizio a 0 al suo avversario, che al cambio campo nemmeno si siede, come se volesse porre fine all’incontro il prima possibile. Sotto 4 a 0, il 27enne annulla una palla break e riesce a tenere la battuta. In maniera del tutto inaspettata, Haas perde il servizio, facendosi sopraffare dal rovescio di Paire. Ma è ormai troppo tardi: Haas può festeggiare la seconda vittoria del 2017, dopo 1 ora e 8 minuti. Il veterano, che non vinceva nel Principato dal 2004 e, in generale nei Masters 1000 da Roma 2014, affronterà ora Tomas Berdych, proseguendo il suo “farewell tour”. Un altro giorno di ordinaria follia per il francese, ancora alla ricerca di continuità e mentalità per far esplodere il suo talento.

[10] D. Goffin b. N. Almagro 7-5 6-1 (Chiara Nardi)

David Goffin, testa di serie n. 10 e giustiziere degli azzurri in Coppa Davis, affronta per la quinta volta lo spagnolo Nicolas Almagro, che conduce i precedenti per 3-1. L’ultima vittoria di Nico risale però al 2013, proprio qui a Montecarlo. Almagro parte benissimo e, approfittando dei tanti errori di Goffin, si porta velocemente sul 4-0. Il belga inizia a carburare e il set cambia volto. Nel settimo game recupera uno dei due break spingendo bene da fondo campo, nel nono recupera anche l’altro. Lo spagnolo non è più solido come all’inizio e il servizio non lo aiuta, Goffin, al contrario, gioca dei colpi molto profondi, sbaglia pochissimo, si difende molto bene e recupera anche il secondo break. Nel dodicesimo game, con Almagro al servizio, Goffin si procura un set point, che trasforma grazie ad un errore di dritto in uscita dal servizio dello spagnolo. Il secondo set prosegue sulla falsariga della seconda metà del primo, con Goffin che conquista il primo break nel quarto game, ripetendosi nel successivo turno di risposta. Sul 5-1 David si procura due match point: sul primo commette un doppio fallo, il secondo è quello buono grazie ad un errore di Nico che manda in rete il rovescio. Al prossimo turno il belga sfiderà il vincente del match Thiem-Haase.

Gli altri incontri (Michele Trabace)

Non è stata una giornata particolarmente positiva per alcuni degli esponenti del Next Gen. Sul campo 2 il tedesco Jan-Lennard Struff, proveniente dalle qualificazioni, vince contro il diciottenne norvegese Casper Ruud. Andamento analogo nei due praziali, con il giovane semifinalista nel recente torneo sulla terra rossa di Rio che va avanti di un break per poi perdere subito dopo il servizio, ma è il decimo gioco a risultare sempre fatale con Struff che riesce a ottenere il break decisivo e di conseguenza il confronto con un doppio 6-4. Per Struff 100% di punti realizzati con la prima in campo (13 su 13) nel primo set e 90% totale nel match (27 su 30). Nel prossimo turno affronterà Dimitrov. La partita successiva vede la vittoria di Karen Khachanov sul francese Nicolas Mahut: primo set senza troppe storie a favore del russo che chiude facilmente 6-2, mentre nel secondo qualche grattacapo in più con un break di vantaggio perso e 5 palle break salvate complessive, ma alla fine è Khachanov a spuntarla 6-4 e ad andare a sfidare nel prossimo turno Carreno Busta. Sul Campo dei Principi si affrontano due giocatori in tabellone grazie ad una wild card: Borna Coric, recentissimo vincitore del suo primo titolo a Marrakech, opposto al francese Jeremy Chardy, esperto tennista che vanta una semifinale nel circuito Masters 1000 a Montreal nel 2015. La prima partita vede un grande equilibrio tra i due, i quali mantenendo i propri turni di servizio (solo due palle break concesse e annullate da Coric, zero da Chardy) arrivano al tie break, dove è il francese a trovare l’allungo decisivo, portandosi il set a casa per 7 punti a 3. Nel secondo parziale è il croato a strappare il servizio per la prima volta all’avversario nel sesto gioco, difendendo strenuamente il vantaggio fino alla conquista del set per 6-3; è quindi decisivo il terzo, dove Chardy trova il suo primo break nel quarto game su una palla chiamata fuori da Coric ma giudicata buona dal giudice di sedia. Si arriva al nono game con il francese che risale da 15-40 e al primo match point chiude 6-3, superando il turno dopo due ore e quarantadue minuti. Ad attenderlo ci sarà Cilic.

Risultati:

Primo turno

[11] L. Pouille b. R. Harrison 6-2 6-4
P. Lorenzi b. M. Granollers 6-2 6-4
R. Haase b. [LL] D. Dzumhur 6-3 6-2
G. Muller b. [PR] T. Robredo 6-2 6-2
[Q] J.L. Struff b. [WC] C. Ruud 6-4 6-4
J. Vesely b. M. Zverev 7-6(3) 6-3
[PR] T. Haas b. B. Paire 6-2 6-3
K. Khachanov b. N. Mahut 6-2 6-4
[Q] C. Berlocq b. [LL] P.H. Herbert 3-6 6-2 6-1
[WC] J. Chardy b. [WC] B. Coric 7-6(3) 3-6 6-3
F. Lopez b. D. Medvedev 7-6(6) 7-5

Secondo turno

[Q] A. Mannarino b. [7] J.W. Tsonga 6-7(3) 6-2 6-3
[2] N. Djokovic b. G. Simon 6-3 3-6 7-5
[16] P. Cuevas b. J. Sousa 6-3 6-3
[10] D. Goffin b. N. Almagro 7-5 6-1

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ATP Tokyo: Kyrgios in versione doctor Jekyll e mister Hyde, vince in rimonta. Avanti anche Tiafoe

Nick soffre nel primo set l’ottimo livello espresso da Majchrzak, ma poi è un vulcano in eruzione continua. Un eroico Kecmanovic annulla sei match e trova Tiafoe nei quarti

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Nick Kyrgios - US Open 2022 (foto Twitter @atptour)

[5] N. Kyrgios b. K. Majchrzak 3-6 6-2 6-2

Sarà stato a causa delle ripercussioni psicologiche dovute al processo che sta affrontando dopo l’accusa di percosse dell’ex fidanzata, o sarà dipeso semplicemente dal non riuscire accettare che l’avversario odierno potesse esprimere un tale livello di gioco – quello ammirato nel primo set -; che il Nick Kyrgios sceso in campo nella frazione d’apertura sia stato passivo, evanescente e nervoso. Dopo aver giocato benissimo i primi due punti del match, si è spento inesorabilmente ad eccezione dei suoi lamenti vocali. La musica, però, è decisamente cambiata alla ripresa delle operazioni: fondamentale per l’australiano aver salvato una pericolosissima palla break in apertura, per poi mettersi finalmente a giocare e travolgere l’avversario con un parziale stratosferico di 12 game a 4 nei due successivi set: 3-6 6-2 6-2 in 1h23′ il punteggio ai danni di Kamil Majchrzak.

Un dominio senza sconti, conseguenza anche di un innalzamento della resa al servizio: a parte i due game in cui ha concesso break point, è stato letteralmente ingiocabile grazie alla bellezza di 22 ace scagliati, il 70% di prime in campo, l‘84% di punti vinti e un ottimo 61% di trasformazione con la seconda. Per Kyrgios si tratta della 37esima vittoria stagionale, che gli frutta il nono quarto di finale del 2022, il terzo in un ATP 500 – dopo Halle e Washington -. Inoltre è il decimo successo ottenuto in rimonta da Nick quest’anno; di contro invece continua la maledizione del polacco contro i Top 20: è l’ottava sconfitta in altrettanti confronti, che gli costa anche il primo quarto a livello ‘500’. Il tutto poi viene sublimato dalla tds n. 5, con l’affermazione n. 205 della carriera. Sulla sua strada, ora, uno tra il lucky loser di casa Moryia e la tds n. 3 Taylor Fritz.

 

IL TABELLONE COMPLETO DELL’ATP 500 DI TOKYO

IL MATCH – Kyrgios è centratissimo fin da i primissimi scampoli di partita, incide immediatamente in risposta attraverso un devastante mix di potenza e profondità delle sue accelerazioni. Majchrzak trova grande difficoltà in questo inizio, soprattutto sulla diagonale sinistra nel contrastare il bimane australiano. Con questo colpo sta letteralmente facendo sfracelli, sfruttando la brevissima apertura di tale esecuzione per garantirsi la possibilità di togliere costantemente il tempo al polacco. Sullo 0-30, tuttavia, nonostante fosse ormai prossimo il break a freddo; Kamil riesce a venire fuori perfettamente rimontando grazie al serafico schema: servizio-dritto.

Il gioco del finalista di Wimbledon, dopo i primi due quindici travolgenti, inizia ad incontrare i primi scricchioli: sfumato lo strappo in apertura, è il 27enne di Canberra a cedere la battuta. Un allungo, quello del n. 121 ATP, causato da una serie di attacchi scriteriati del n. 20 del ranking, che prendendo la rete all’arma bianca si espone ai passanti polacchi. Nick scaglia una ace di seconda, ma è comunque costretto a concedere il proprio turno di servizio a 30. Innervosito dall’esito di questo avvio di gara, l’ex n. 13 delle classifiche comincia a sparacchiare qualsiasi palla torni nella sua metà campo: forzando ogni esecuzione da fermo, senza il men che minimo gioco di piedi o di gambe, propedeutico a ricercare la palla nel migliore dei modi. Dunque 3-0, e contestualmente Radio Kyrgios che va in onda.

Sembra quasi che il giocatore aussie non accetti, che il suo avversario possa esprimere un livello di tennis così alto; al quale però vanno dati grandi meriti per come sta interpretando il match. Majchrzak infatti sta esprimendo un tennis veramente di alto profilo, restituendo agli spettatori una performance giganteggiante sia con il fondamentale d’inizio gioco, che nei turni di risposta. Al servizio è in grado di variare opportunamente, in base al momento, o cercando un angolo acuto per darsi la possibilità di comandare lo scambio sin dal primo colpo in uscita oppure incidendo direttamente mediante una prima vincente. Il break maturato nel secondo gioco della sfida si rivelerà decisivo ai fini del parziale, poiché nessuno dei due offrirà chance di strappo. Il finalista di Cincinnati 2017 prova ad assaltare il fortino, seppur sporadicamente, tramite nostalgiche SABR di federiana memoria ma prima ai vantaggi e poi a 30 regge benissimo il polacco. Entrambi poi finiscono in scioltezza alla battuta, per cui il 26enne di Piotrkow Trybunalski si mette in cascina il primo parziale 6-3 in 27 minuti.

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Un versione indolente, passiva e nervosa quella dell’australiano ammirata nel set appena concluso, che se ha voglia di ribaltare l’inerzia dell’incontro dovrà certamente cambiare il proprio atteggiamento. In apertura di seconda frazione, quantomeno, s’intravedono dei piccoli miglioramenti nel tennis di Kyrgios: adesso le sue legnate di dritto, e le sue catenate di rovescio non sono più unicamente lampi isolati. Finalmente, difatti, Nick mette in mostra qualche punto costruito a puntino, perché ciò che deve assolutamente comprendere – e che quasi non vuole accettare – è che contro questo Kamil non può sfondare da fondo alla prima o alla seconda sbracciata: la difesa e la copertura del campo è di quelle magistrali, per cui deve avere pazienza altrimenti sarà sempre lui ad incorrere nell’errore. Ambedue salvano una palla break nel loro primo turno di servizio del parziale. Tuttavia si prosegue senza scossoni sul filone delle battute, l’ex n. 75 al mondo continua a dimostrare una solidità ed un’intensità nello scambio, decisamente sorprendente e quasi disarmante. C’è da dire, comunque, che ad esclusione del suo primo turno di servizio nei due parziali, Kyrgios è stato ingiocabile alla battuta, andando sempre di fretta a suon di punti diretti e aces. Ebbene ciò significa che a Nick, basta accendersi per ritrovare il proprio straripante tennis, e questo si materializza nel sesto game. All’improvviso dopo aver avuto per tutto l’incontro grandi difficoltà nel leggere le traiettorie del servizio avversario, l’australiano si risveglia dal torpore e appena si mostra leggermente dinamico, il match cambia padrone inesorabilmente: parziale di 16 punti a 5, filotto di quattro game consecutivi. Tutto a favore del bad boy aussie, che si è messo a giocare e ora non ce ne per nessuno: 6-2 in 31 minuti.

Ora Kamil è in totale balia, tramortito da quello che adesso è un Nick dominante. Una situazione per nulla semplice per il n. 121, che difatti aveva concesso l’ultimo game del set precedente offrendo con il doppio fallo il terzo set point all’avversario. Purtroppo per lui, la situazione non migliora con il passare dei minuti, anzi. Kyrgios è un vulcano in eruzione continua, difficilmente frenabile. La striscia di giochi in fila del 27enne di Canberra si assesta addirittura a sette consecutivi, con tre break strappati in seguito. Semplicemente dal 3-2 del secondo set, non c’è stata più partita: non appena ha iniziato a giocare, l’altro non ha potuto far altro che consegnarsi: ancora 6-2 in 24 minuti.

IL TABELLONE COMPLETO DELL’ATP 500 DI TOKYO

VITTORIE PER TIAFOE E KECMANOVIC – Nei primi due match di giornata, invece, è stato delineato l’accoppiamento del secondo quarto della parte alta del tabellone del Rakuten Japan Open Tennis Championships, dove a contendersi un posto in semifinale saranno la tds n. 4 Frances Tiafoe e il serbo Miomir Kecamanovic. Il tennista statunitense si è imposto per 6-1 7-6(7) sullo spagnolo Bernabé Zapata Miralles in 1h34′. Dopo un primo set dominato, il semifinalista dell’ultimo US Open ha sprecato ben due match point nel decimo gioco prima di trionfare al tie-break al quinto tentativo complessivo. A fare la differenza i 9 ace messi a referto dall’americano e il suo 83% di salvataggio sulle palle break (5/6). Dunque un secondo set veramente duro, anche perché l’iberico ha avuto una chance – non sfruttata – sul 6-5 per lui di andare a servire con l’obbiettivo di rimandare ogni discorso alla frazione finale, e tosto durato più di un’ora; ma nulla di paragonabile dal punto di vista del pathos prodotto dall’incontro andato in scena sucessivamente.

Sfida che ha visto alla fine accedere al turno successivo il n. 33 ATP – ancora una volta vincitore al terzo, dopo la rimonta sul campione di Seoul Nishioka al turno precedente – con lo score di 6-3 3-6 7-6(4) in quasi tre ore di battaglia incandescente, ai danni della tds n. 8 Daniel Evans. A decidere le sorti del match un incredibile decimo game del terzo set, in cui Kecmanovic ha avuto la forza di frantumare ben sei match point, e tre di questi consecutivi rimontando dallo 0-40. A rendere ancora più incredibile questi salvataggi, la modalità con cui il 23enne di Belgrado ha cancellato uno dei match ball affrontati: irreale recupero in tweener, e rovescio in avanzamento successivo tirato al corpo con Evans che non controlla la volée mandandola lunga. Tutta al carica adrenalinica da questo game folle portato a casa, ha dato il là a Miomir per andare oltre il match ball non concretizzato sul 6-5 e vincere al tie-break, a sublimazione di una prestazione eroica.

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Alcaraz in buona compagnia: anche Djokovic, Federer e Murray hanno perso contro lucky loser da numeri 1

“Devo imparare da match come questi. È stato difficile abituarsi alle condizioni del campo” – ha detto lo spagnolo dopo la sconfitta con Goffin

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Carlos Alcaraz - ATP Astana 2022 (foto via Twitter The Net Magazine)

Carlos Alcaraz, il numero uno più giovane di sempre, ha mancato due occasioni. Due occasioni per cominciare nel verso giusto la sua nuova vita tennistica dopo la vittoria dello US Open e la scalata al vertice del ranking. Il 16 settembre è sceso per la prima volta in campo dopo essere stato annunciato come “numero uno del mondo” e ha perso contro Auger-Aliassime in Coppa Davis. Martedì, ad Astana, ha avuto una seconda chance: l’esordio da primo della classe nel circuito ATP. Le cose, però, sono andate persino peggio con la sconfitta subita per mano del lucky loser David Goffin che è fin qui l’unico ad aver battuto in stagione il murciano senza aver perso nemmeno un set. Spulciando tra i database, possiamo però rintracciare almeno un paio di statistiche che forse potranno consolare Alcaraz.

Carlos, infatti, non è né il primo numero uno del mondo a esordire con una sconfitta nel circuito ATP dopo aver conquistato la vetta del ranking, né il primo a perdere con un lucky loser. A fargli compagnia, nella prima statistica (che prende in considerazione solo il secolo in corso), c’è Lleyton Hewitt che nel 2002 visse un’eliminazione ben più pesante di quella di Alcaraz ad Astana. L’australiano, infatti, iniziò nel peggiore dei modi il suo regno perdendo al primo turno dello Slam di casa contro lo spagnolo Martin (tra l’altro dopo aver vinto il primo set 6-1). Il resto della stagione, però, andò decisamente meglio con cinque tornei tra cui Wimbledon.

Quanto alla seconda statistica (anch’essa riferita agli anni dal 2001 in poi), il parterre in cui da ieri si è inserito Alcaraz è di assoluto prestigio. Tra i Fab 4, infatti, solo Nadal non ha subito alcuna sconfitta contro un lucky loser mentre era numero uno del mondo. Federer, Murray e Djokovic, invece, hanno affrontato questa inopinata esperienza. Allo svizzero capitò nel 2007 (anno in cui giocò tutte le finali Slam vincendone tre) a Indian Wells, dove si arrese all’argentino Canas, che replicò incredibilmente l’impresa pochi giorni dopo a Miami (questa volta da qualificato). Andy ha avuto il suo incubo in Coric negli ottavi di finale del 1000 di Madrid del 2017, mentre è stato il nostro Lorenzo Sonego il responsabile di questo smacco per Djokovic in quel di Vienna due anni fa.

 

La sconfitta di Alcaraz al primo turno ad Astana rimane comunque piuttosto sorprendente. Il classe 2003 ha provato allora a darsi alcune spiegazioni in conferenza stampa a partire dall’ottima prestazione dell’avversario: “David ha giocato in maniera magnifica. Tornare alla competizione non è mai facile dopo tanto tempo (dopo i due match in Coppa Davis, Carlos si è preso un paio di settimane senza tornei, ndr). Avevo già giocato su questo campo in due occasioni ma essendo così lento non è stato affatto facile abituarsi. Non sono stato in grado di adattarmi alle condizioni e al match: lui è stato molto aggressivo e non sono riuscito a reggere la pressione che mi metteva costantemente addosso”.

Chissà che lo spagnolo non abbia accusato anche la pressione derivante dall’etichetta di numero uno del mondo che è andata a rimpiazzare quella di predestinato. In ogni caso, è facile immaginare la stanchezza fisica e soprattutto mentale accumulata nel corso di una stagione straordinaria che è anche la prima che Carlos ha vissuto interamente nel circuito ATP e per di più da attore protagonista. Lo stesso discorso può essere applicato anche a Ruud che, sebbene più esperto, si è ritrovato quest’anno a competere a livelli prima sconosciuti, con tutto quello che ciò comporta in termini di attenzione mediatica e pressioni. E infatti anche Ruud, dopo la finale allo US Open, sembra aver esaurito la scorta di energie psico-fisiche. Il grande interrogativo è quindi se ce la faranno a ricaricarsi in vista degli ultimi appuntamenti stagionali.

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ATP

ATP Napoli: è la Banca di Credito Popolare il title Sponsor del torneo

L’istituto di credito conferma la condivisione dei valori che lo sport trasmette e sostiene il torneo ATP 250 nel capoluogo campano

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L'Arena dell'ATP di Napoli in costruzione

La Banca di Credito Popolare sarà il title sponsor dell’ATP di Napoli. La conferma è arrivata oggi dal presidente della Banca di Credito Popolare, Mauro Ascione, il quale l’ha definito un orgoglio poter sostenere questo importante torneo di tennis: “Sostenere il torneo ATP 250 di Napoli è un orgoglio per la BCP, un evento importante non solo sotto il profilo sportivo, soprattutto in una stagione così ricca di risultati per il tennis italiano, ma anche per il nostro territorio, che acquisisce ulteriore lustro e centralità nella scena internazionale”. Sarà quindi la Banca di Credito Popolare il Title Sponsor della Tennis Napoli Cup, il torneo ATP 250 che si svolgerà dal 15 al 23 ottobre al Tennis Club Napoli con vista sul mare.

Gli obiettivi comuni tra lo sport e la BCP elencati da Mauro Ascione sono stati diversi: dare valore al territorio, il senso di squadra e soprattutto la passione: “Sport e territorio sono due valori fondamentali per la Banca di Credito Popolare, per questo motivo abbiamo scelto di legare il nostro nome alla Tennis Napoli Cup ATP 250, un evento che dà valore al nostro territori”.

Ma non solo. L’istituto di credito con questo impegno ha voluto confermare anche la condivisione di valori come: lealtà, regole e disciplina. “Da oltre 134 anni siamo al servizio delle nostre persone e oggi la nostra Banca, con 62 filiali sparse in Campania, due nel basso Lazio, è un punto di riferimento per le famiglie e le Imprese della regione” ha detto Mauro Ascione durante il discorso che ufficializzava il Title Sponsor del torneo che si giocherà sul cemento del campo centrale D’Avalos. La capienza del campo sarà di 1.000 spettatori mentre sul cemento dell’Arena di Rotonda Diaz, affacciata sul mare, ci saranno a disposizione fino a 4.000 posto. Per adesso, il primo tennista del tabellone è il numero 9 della classifica mondiale, Andrey Rublev.

 

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