ATP Montecarlo: questo Djokovic non basterà. Haas c'è, fuori Tsonga

ATP

ATP Montecarlo: questo Djokovic non basterà. Haas c’è, fuori Tsonga

Preoccupante prestazione del serbo. Sconfitto in tre set Simon: il francese ha servito per il match. Battuta di arresto per Tsonga: difendeva la semi dello scorso anno

Pubblicato

il

 

ATP Montecarlo: Lorenzi evita la debacle italiana. Ora Pouille

[2] N. Djokovic b. G. Simon 6-3 3-6 7-5 (da Montecarlo, Carlo Carnevale)

 

“Potrebbe andare peggio. Potrebbe piovere”. Le grigie nubi che nel pomeriggio affollano il cielo monegasco rispecchiano i pensieri e il body language di Novak Djokovic. L’ex numero uno del mondo, vincitore qui nel 2013 e 2015, raggiunge il terzo turno dopo una corroborante passeggiata sul cornicione. Il francese Gilles Simon, con cui il serbo era in vantaggio 8-1 nei precedenti (l’unico successo del nizzardo arrivò nel loro primo confronto, Marsiglia 2008) arriva ad un passo dalla sorpresa, che tanto sorpresa non sarebbe stata: il galletto va infatti a servire per il match sul 5-4 nel terzo set, prima di arrugginirsi all’improvviso e vedersi rifilare un doloroso parziale di tre giochi consecutivi. Incontro tutt’altro che bello, condito da una quantità impensabile di errori gratuiti, sopratutto alla luce delle qualità in palleggio di entrambi i protagonisti. Degno strascico del confronto diretto più recente, in Australia lo scorso anno, che si concluse con 100 non forzati. Djokovic la vince sul piano dei nervi, uno dei suoi preferiti, non potendosi affidare al tennis vero e proprio: un dritto ballerino, solo a tratti pungente, si affianca ad un rovescio scialbo e nemmeno ipotizzabile come parente di quello dei giorni migliori. Incredibilmente inefficace la tenuta sul lato destro, da cui partono colpi fiacchi e poco cattivi: la fase centrale del match, dalla conclusione del terzo set fino agli ultimi giochi dell’incontro, è una collezione di brutture, tra rete e corridoio. Sorprendente la mancanza di precisione sopratutto in fase di manovra, senza sollecitazioni in rincorsa: la mancanza di serenità si conferma evidente. Simon dal canto suo parte sonnacchioso, limitandosi a svolgere il compitino che nel primo parziale si rivela da insufficienza in pagella prima di dare una decisiva svolta: le gambe tornano reattive, per rispondere all’inspiegabile e ossessiva ricerca della palla corta da parte di Djokovic, i passanti sono precisi e costringono il serbo a volée non definitive, quando addirittura non sono lob vincenti.

Il primo parziale si risolve in volata come l’ultimo, dopo uno scambio di break in avvio. Djokovic in pressione azzanna la frazione, a comunicare una sicurezza in realtà assente. Simon si riprende infatti alla ripresa delle operazioni, ricominciando ad addormentare i ritmi e giocare di rimessa, il suo pane: Nole, chiamato a spingere, perde le dimensioni del campo in rottura prolungata, indovinando una serie di gratuiti che lo portano a concedere il pareggio e addirittura arrancare nel terzo parziale: bruttissimi due rovesci in particolare, entrambi con i piedi nei pressi del quadrato del servizio, che piombano larghi di metri quando sarebbe bastato appoggiare di là. Già lo scorso anno, sconfitto da Vesely al turno d’esordio, Djokovic aveva sorprendentemente dimostrato uno scarso feeling con l’ambiente, come se la sua residenza nel Principato gli comportasse un fardello di pressione insostenibile. Positivo e da sottolineare però il graffio finale, con cui reagisce all’allungo di Simon e lo aggredisce in risposta, costringendolo a prendersi rischi con il dritto in corsa che non pagano: la volée con cui il francese concede match point è sintomo di improvviso irrigidimento, concretizzato poi nel tentativo disperato di vincente con cui invece centra i teloni di fondo, nel punto successivo. A fine match Djokovic ringrazia il supporto del pubblico, per la verità schierato in gran parte dal lato del francese, e si augura una prestazione migliore nel prossimo match, che lo vedrà opposto al vincente della sfida tra Khachanov e Carreno Busta, giustiziere di Fognini. Fa bene a sperarlo, perché in queste condizioni non andrà lontano, a Montecarlo come nel resto della stagione.

[Q] A. Mannarino b. [7] J.W. Tsonga 6-7(3) 6-2 6-3 (Gianluca Mitidieri)

Derby francese in terra monegasca: Jo-Wilfried Tsonga (tds n°7) affronta il qualificato Adrian Mannarino. L’ATP di Montecarlo è il primo appuntamento sulla terra rossa ed è utile per testare lo stato di forma di un giocatore sempre pericoloso come Tsonga. L’unico precedente tra i due risale al primo turno del Masters 1000 di Miami 2014, partita che vide la facile resa di Mannarino con il punteggio di 6-2 6-4. Un primo set davvero strano denota il dominio iniziale di Tsonga, bravo a sfruttare le incertezze al servizio del suo avversario. Poi una marea di errori che fa impattare Mannarino sul 3-3. Totale equilibrio con il meno quotato Mannarino autore di colpi di pregevole fattura, come il dritto in controbalzo nell’ottavo gioco. Parità che si protrae sino al tie break, quando l’esperienza e la solidità da fondo portano la prima frazione nelle mani di Tsonga con il punteggio di 7-6 (3). Secondo set con Tsonga subito in confusione, autore di un autentico regalo che porta al break di Mannarino e a un rapido 2-0. Standing ovation sul 3-0 15-30 con un passante e un timing sulla palla eccezionali da parte di Mannarino, protagonista poco dopo di un ricamo a rete degno di nota. Sul 5-1 scambio di break che fissa il punteggio sul 6-2. Nel terzo parziale Mannarino non si scompone e continua con il suo piano tattico, fatto di mobilità fantastica e colpi anticipati. Break sul 2-1, con Tsonga in balia di un giocatore in giornata di grazia, consapevole di poter osare e comandare lo scambio. Sul 4-2 in suo favore, Mannarino trema con due errori e un doppio fallo che rimettono il suo contendente in partita. Nulla da fare comunque: break a zero per Mannarino che sale 5-3. Il segnale della resa è chiaro: chiusura in 2 ore e 4 minuti e prima sorpresa del torneo.

La sintesi del match è chiara: Tsonga non al meglio dal punto di vista fisico, avulso dal gioco e incapace di incidere con la maggiore velocità di palla. C’è tanto merito di Mannarino nella vittoria, giocatore che non ha mai dato la sensazione di partire sconfitto, eccetto i primi game. Per lui parlano le palle break convertite: 6/8, al contrario della percentuale disastrosa di Tsonga (3/7). Ora lo attende il vincente della sfida tra Lucas Pouille e il nostro Paolo Lorenzi.

[PR] T. Haas b. B. Paire 6-2 6-3 (Antonio Ortu)

Nel giorno in cui ricorrono i 13 anni dal suo primo trofeo ATP su terra battuta, Tommy Haas torna al Montecarlo Country Club dopo 9 anni di assenza. Sul campo dei Principi ritrova Benoit Paire, vincitore dell’unico precedente, quest’anno, al 1° turno di Melbourne. Il francese difende il terzo turno dell’anno passato, quando fu autore di un gran match contro l’attuale numero 1 ATP Andy Murray, cedendo 7-5 al terzo.

È il 39enne di Amburgo il primo a mettere il naso avanti, conquistando il break sull’1-1, dopo aver cancellato una palla dello 0-2. Nel sesto game, il migliore del set, Haas annulla 2 palle break con 2 vincenti e si porta sul 4-2. Fin qui il match tiene fede alle aspettative, riservando equilibrio e punti di gran talento. Poi Paire non trova più il campo. Haas ne approfitta subito: piazza un altro break e chiude 6-2 il primo parziale in mezz’ora. All’inizio del secondo set viene fuori la peggior versione del francese. Subisce l’ennesimo break in apertura e, in un game disastroso, distrugge la racchetta e chiama sia il fisioterapista che il medico, a causa di un dolore alla caviglia. Il tedesco non si distrae e strappa ancora il servizio a 0 al suo avversario, che al cambio campo nemmeno si siede, come se volesse porre fine all’incontro il prima possibile. Sotto 4 a 0, il 27enne annulla una palla break e riesce a tenere la battuta. In maniera del tutto inaspettata, Haas perde il servizio, facendosi sopraffare dal rovescio di Paire. Ma è ormai troppo tardi: Haas può festeggiare la seconda vittoria del 2017, dopo 1 ora e 8 minuti. Il veterano, che non vinceva nel Principato dal 2004 e, in generale nei Masters 1000 da Roma 2014, affronterà ora Tomas Berdych, proseguendo il suo “farewell tour”. Un altro giorno di ordinaria follia per il francese, ancora alla ricerca di continuità e mentalità per far esplodere il suo talento.

[10] D. Goffin b. N. Almagro 7-5 6-1 (Chiara Nardi)

David Goffin, testa di serie n. 10 e giustiziere degli azzurri in Coppa Davis, affronta per la quinta volta lo spagnolo Nicolas Almagro, che conduce i precedenti per 3-1. L’ultima vittoria di Nico risale però al 2013, proprio qui a Montecarlo. Almagro parte benissimo e, approfittando dei tanti errori di Goffin, si porta velocemente sul 4-0. Il belga inizia a carburare e il set cambia volto. Nel settimo game recupera uno dei due break spingendo bene da fondo campo, nel nono recupera anche l’altro. Lo spagnolo non è più solido come all’inizio e il servizio non lo aiuta, Goffin, al contrario, gioca dei colpi molto profondi, sbaglia pochissimo, si difende molto bene e recupera anche il secondo break. Nel dodicesimo game, con Almagro al servizio, Goffin si procura un set point, che trasforma grazie ad un errore di dritto in uscita dal servizio dello spagnolo. Il secondo set prosegue sulla falsariga della seconda metà del primo, con Goffin che conquista il primo break nel quarto game, ripetendosi nel successivo turno di risposta. Sul 5-1 David si procura due match point: sul primo commette un doppio fallo, il secondo è quello buono grazie ad un errore di Nico che manda in rete il rovescio. Al prossimo turno il belga sfiderà il vincente del match Thiem-Haase.

Gli altri incontri (Michele Trabace)

Non è stata una giornata particolarmente positiva per alcuni degli esponenti del Next Gen. Sul campo 2 il tedesco Jan-Lennard Struff, proveniente dalle qualificazioni, vince contro il diciottenne norvegese Casper Ruud. Andamento analogo nei due praziali, con il giovane semifinalista nel recente torneo sulla terra rossa di Rio che va avanti di un break per poi perdere subito dopo il servizio, ma è il decimo gioco a risultare sempre fatale con Struff che riesce a ottenere il break decisivo e di conseguenza il confronto con un doppio 6-4. Per Struff 100% di punti realizzati con la prima in campo (13 su 13) nel primo set e 90% totale nel match (27 su 30). Nel prossimo turno affronterà Dimitrov. La partita successiva vede la vittoria di Karen Khachanov sul francese Nicolas Mahut: primo set senza troppe storie a favore del russo che chiude facilmente 6-2, mentre nel secondo qualche grattacapo in più con un break di vantaggio perso e 5 palle break salvate complessive, ma alla fine è Khachanov a spuntarla 6-4 e ad andare a sfidare nel prossimo turno Carreno Busta. Sul Campo dei Principi si affrontano due giocatori in tabellone grazie ad una wild card: Borna Coric, recentissimo vincitore del suo primo titolo a Marrakech, opposto al francese Jeremy Chardy, esperto tennista che vanta una semifinale nel circuito Masters 1000 a Montreal nel 2015. La prima partita vede un grande equilibrio tra i due, i quali mantenendo i propri turni di servizio (solo due palle break concesse e annullate da Coric, zero da Chardy) arrivano al tie break, dove è il francese a trovare l’allungo decisivo, portandosi il set a casa per 7 punti a 3. Nel secondo parziale è il croato a strappare il servizio per la prima volta all’avversario nel sesto gioco, difendendo strenuamente il vantaggio fino alla conquista del set per 6-3; è quindi decisivo il terzo, dove Chardy trova il suo primo break nel quarto game su una palla chiamata fuori da Coric ma giudicata buona dal giudice di sedia. Si arriva al nono game con il francese che risale da 15-40 e al primo match point chiude 6-3, superando il turno dopo due ore e quarantadue minuti. Ad attenderlo ci sarà Cilic.

Risultati:

Primo turno

[11] L. Pouille b. R. Harrison 6-2 6-4
P. Lorenzi b. M. Granollers 6-2 6-4
R. Haase b. [LL] D. Dzumhur 6-3 6-2
G. Muller b. [PR] T. Robredo 6-2 6-2
[Q] J.L. Struff b. [WC] C. Ruud 6-4 6-4
J. Vesely b. M. Zverev 7-6(3) 6-3
[PR] T. Haas b. B. Paire 6-2 6-3
K. Khachanov b. N. Mahut 6-2 6-4
[Q] C. Berlocq b. [LL] P.H. Herbert 3-6 6-2 6-1
[WC] J. Chardy b. [WC] B. Coric 7-6(3) 3-6 6-3
F. Lopez b. D. Medvedev 7-6(6) 7-5

Secondo turno

[Q] A. Mannarino b. [7] J.W. Tsonga 6-7(3) 6-2 6-3
[2] N. Djokovic b. G. Simon 6-3 3-6 7-5
[16] P. Cuevas b. J. Sousa 6-3 6-3
[10] D. Goffin b. N. Almagro 7-5 6-1

Continua a leggere
Commenti

ATP

Djokovic o Tsitsipas toglieranno il n. 1 ad Alcaraz: “Lo meritano più di me”

Lo spagnolo si è detto non preoccupato sulla temporanea fine del suo regno, durato venti settimane: ora tocca a Stefanos Tsitsipas o a Novak Djokovic

Pubblicato

il

Torino 16 Novembre 2022 ATP Finals Carlos Alcaraz premiato come n. 1 ATP nel ranking di fine anno Foto Giampiero Sposito

Dopo le vittorie su Karen Kachanov e Tommy Paul, Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas si apprestano a contendersi, nella nostra mattinata di domenica 29 gennaio, il titolo dell’Australian Open. Ma non solo. Chi dei due avrà la meglio, infatti, scalzerà Carlos Alcaraz dalla prima posizione mondiale.

Con la vittoria il greco, attualmente terzo a 6195 punti, passerebbe al primo posto con 6995 punti. Alle sue spalle, in ordine decrescente: Alcaraz, Djokovic, Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il primo successo slam per Tsitsipas, giunto alla sua seconda finale: nella prima, al Roland Garros 2021, aveva ceduto in cinque set da Djokovic stesso. Il greco diverrebbe anche il ventinovesimo numero uno della storia, posizione che già ha ricoperto nel circuito Junior. Nel caso in cui fosse il serbo a vincere, invece, passerebbe lui a condurre, con 7070 punti invece degli attuali 6270. A seguire Carlos Alcaraz, mentre Tsitsipas dovrebbe accontentarsi del terzo posto, seguito sempre da Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il ventiduesimo successo slam per il serbo, che raggiungerebbe così Rafa Nadal, e la trecentosettantaquattresima settimana di regno al primo posto della classifica mondiale. 

 

Terminerà dunque, qualunque sia l’esito della partita, il (temporaneamente) breve regno di Carlos Alcaraz, durato soltanto venti settimane: in ogni caso, più di Medvedev (per ora fermo a 16), Roddick (13) e Becker (12) e a pari merito con Mats Wilander

Nel corso di un evento a Murcia, nella sua città natale, lo spagnolo ha rilasciato, in proposito, queste dichiarazioni: “sto guardando cosa fanno Tsitsipas e Djokovic, ma non sono preoccupato. Se uno dei due mi toglie il numero uno sarà perché se lo merita più di me.” 

Lo spagnolo tornerà in campo per i tornei sulla terra rossa sudamericana, prima a Buenos Aires e poi a Rio, di cui detiene il titolo. 

Continua a leggere

ATP

Da Nardi a Cobolli: la settimana Challenger non va per niente bene per gli azzurri

Il solo Darderi supera il primo turno mentre tutti gli altri, anche Arnaldi e Arnaboldi, devono fare prematuramente le valigie

Pubblicato

il

Luca Nardi al Challenger di Forlì 2022 (Foto gentilmente concessa dall'ufficio stampa del torneo)

Il resoconto dei tre Challenger attualmente in svolgimento è impietoso: tutti gli azzurri fuori all’esordio con la sola eccezione di Luciano Darderi, un 1-6 un pò imbarazzante.

Cominciamo dal Challenger 125 di Quimper (Bretagna, cemento indoor), quello con la migliore entry list, che vedeva in tabellone i nostri giovani migliori. Molta curiosità suscitava soprattutto il big-match tra il 19enne Luca Nardi e il francese, di un anno più giovane, Luca Van Assche, uno dei talenti emersi in maniera più prepotente nella seconda parte della scorsa stagione (una vittoria Challenger e tre finali). Nel terzo gioco i piedi veloci del francese propiziano subito un break che, purtroppo per il tennista pesarese, sarà sufficiente per portare a casa il primo set. Infatti Van Assche in tutto l’incontro non perderà mai il servizio, pur dovendo annullare nel decimo game una pericolosissima palla break che forse avrebbe potuto scrivere una storia diversa. Anche nel secondo parziale è il terzo gioco ad essere fatale all’azzurro che alla fine deve arrendersi 6-4 6-3 in poco meno di un’ora e mezza di gioco. Grande delusione per il nostro bel talento che non ha iniziato per niente bene questo 2023 che al momento gli presenta un bilancio di una sola vittoria contro quattro sconfitte. In questo caso bisogna però concedergli l’attenuante di un sorteggio veramente maligno perché il francesino è uno davvero forte e, non appena riuscirà a mettere un po’ di potenza nei colpi, sarà un osso duro per tutti. Noi ci consoleremo pensando che in fin dei conti è mezzo italiano per parte di madre.

Fuori anche Matteo Arnaldi che si è fatto rimontare 3-6 6-2 6-1 da Sebastian Ofner (n.193 ATP) e il risultato è decisamente sorprendente, perché il sanremese, molto più maturo della sua età, non dovrebbe più permettersi passi falsi con un giocatore di media caratura come l’austriaco, che pure è in ottima forma e reduce dalla finale di Tenerife.

 

Flavio Cobolli si ferma anche lui all’esordio (6-3 6-4) contro un Lucas Pouille (n.367 ATP) che, nonostante si trovi chiaramente in parabola discendente, può ancora riservare dei pericolosi colpi di coda. Flavio che aveva iniziato benissimo l’anno all’ATP 250 di Pune si è poi invece trovato in difficoltà a livello Challenger. Vedremo quale sarà il suo punto di equilibrio.

Al Challenger 125 di Ottignies (cemento indoor) Raul Brancaccio si fa battere all’esordio 6-0 7-6(4) dal portoghese Frederico Ferreira Silva (n.202 ATP), mentre Andrea Arnaboldi, proveniente dalle qualificazioni, ha finito per perdere nettamente (6-2 6-1) contro l’ungherese Fabian Marozsan (n.174 ATP) in un match che giocava contro pronostico.

Si giocava anche al Challenger 100 di Concepcion (Cile, terra battuta outdoor) dove Luciano Darderi riesce, almeno lui, a superare il turno battendo 6-3 6-2 l’argentino Guido Andreozzi, per poi cedere al cileno Alejandro Tabilo (n.102 ATP) col punteggio di 6-4 7-5. Non ce la fa invece Franco Agamenone che perde 6-1 6-4 dal non irresistibile spagnolo Oriol Roca Batalla (n.273 ATP), confermando di aver smarrito quel tocco magico che negli ultimi due anni gli aveva regalato importanti successi.

Continua a leggere

ATP

ATP, eletti Dimitrov e Rublev nel nuovo Consiglio dei Giocatori. Si allarga il Board

Grigor e Andrey sostituiscono Roger Federer e Rafa Nadal. Torna Chris Kermode nell’organo direttivo

Pubblicato

il

Grigor Dimitrov - Vienna Erste Bank Open 2022 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Martin Steiger).

È stato eletto il nuovo Player Advisory Council, l’organo dell’ATP che si fa portavoce delle istanze dei tennisti quando l’associazione dei pro prende decisioni che riguardano il Tour. Nel Council uscente spiccavano i nomi di Roger Federer e Rafael Nadal in rappresentanza dei tennisti top 50. I loro posti sono ora stati presi da Andrey Rublev e Grigor Dimitrov, ma sono tutti nuovi nomi che rappresentano i tennisti nel consiglio, al quale è stato anche rifatto il look e non solo per l’aggiunta di “Advisory” al nome. Scendono infatti da quattro a due i rappresentanti dei top 50 (oltre a Rafa e Roger, c’erano Millman e Auger-Aliassime, ma la posizione di Felix era vacante già dalla scorsa primavera) e, di conseguenza, il numero di componenti dell’organo. Inoltre, i due portavoce dei doppisti top 100 diventano uno per i top 25 e uno per i primi 75 del ranking. Ecco allora i nomi del Player Advisory Council, la cui prima riunione si è tenuta Melbourne lo scorso 12 gennaio:

  • 1-50 Singles: Andrey Rublev & Grigor Dimitrov
  • 51-100 Singles: Pedro Martinez & Bernabe Zapata Miralles
  • 1-25 Doubles: Wesley Koolhof
  • 1-75 Doubles: Harri Heliovaara
  • At-Large: Pedro Cachin & Matt Ebden
  • Coach Representative: Daniel Vallverdu
  • Alumni Representative: Nicolas Pereira

A votare i nuovi rappresentanti sono naturalmente i loro colleghi, con Rublev e Dimitrov eletti dai top 50 e via così per categorie. L’unico nome presente nel consiglio ornai decaduto è quello di Dani Vallverdu, scelto dagli allenatori ATP in loro rappresentanza.

“Mi era stato chiesto diverse volte in passato, ma all’epoca non avevo sentito che il momento e la soluzione fossero giusti per me” ha dichiarato Grigor. “Ora credo di essere in una posizione in cui ho anni alle mie spalle, esperienza in campo e con i giocatori e aspetto con impazienza di mettermi all’opera”.

 

Secondo Wesley Koolhof, numero 1 di fine 2022 in coppia con Skupski, “è importante per i giocatori avere una voce e qualcuno che li ascolti e provi a fare dei cambiamenti dove ne abbiamo bisogno. Personalmente, sento che sarebbe un bene ascoltare i giocatori e combattere per le nostre posizioni, specialmente per i doppisti, ovviamente, e rendere il tennis un posto migliore in generale”.

Una voce, evidentemente non abbastanza ascoltata secondo Novak Djokovic e Vasek Pospisil, che nell’agosto 2020 ebbero l’idea della PTPA, la Professional Tennis Player Association, dimettendosi dal Player Council (Nole era presidente), salvo poi tentare di rientrarvi. La loro candidatura fu respinta dall’ATP, in virtù di una contestata nuova regola volta a impedire a chi si pone in un conflitto potenzialmente distruttivo con la tua organizzazione di farne parte. La PTPA ha iniziato effettivamente a prendere forma nel giugno dell’anno successivo, mentre è recentissima la nomina del suo primo Comitato Esecutivo dei giocatori e la diffusione dei principi guida.

Tornando all’ATP, se il Player Council è preposto ad ascoltare e raccogliere le voci e le istanze dei giocatori, l’organo che decide è il Board, che può essere anche visto come una sorta di luogo di composizione di interessi spesso contrapposti, vale a dire quelli dei tennisti e quelli dei direttori dei tornei. Perché, se tutti beneficiano di un aumento di interesse per il tennis e, come spesso fatto notare da Andrea Gaudenzi, la vera concorrenza viene da fuori, per esempio gli altri sport o Netflix (alla quale l’ATP si è affidata per una docuserie), restano innegabili le divisioni interne.

Fra i tornei, nel senso che il Masters 1000 di Indian Wells ha problematiche diverse dall’ATP 250 di Marrakech (e, infatti, esiste anche un Tournament Advisory Council con rappresentanti per categorie di tornei e zone geografiche) e, allo stesso modo, tra i giocatori – basti pensare a un top 100 e a chi si barcamena tra ITF e Challenger o alla ripartizione dei montepremi. E, naturalmente, la classica contrapposizione tra tornei e giocatori quando si tratta di spartirsi la torta, di oscura quantificazione, dell’incasso totale.

Forse proprio nell’ottica di una maggiore rappresentanza, da quest’anno il Board si allarga da sei a otto componenti (oltre al Presidente, Gaudenzi). Diventano dunque quattro i rappresentanti dei giocatori – Pablo Andujar, Nick Basing, Mark Knowles e Eno Polo – e altrettanti quelli dei tornei: Gavin Forbes, vicepresidente senior alla IMG, Christer Hult, ex direttore e ora CEO dell’ATP di Bastad, Chris Kermode, ex presidente del Board e CEO dell’ATP, e Herwig Straka, direttore del torneo di Vienna ed ex manager di Dominic Thiem.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement