Davis, semi: Kyrgios da brividi, 1-1. Tsonga replica a Lajovic

Coppa Davis

Davis, semi: Kyrgios da brividi, 1-1. Tsonga replica a Lajovic

Nick rimonta Darcis e replica al successo di Goffin. Dusan Lajovic supera in 4 set Lucas Pouille e porta in vantaggio la Serbia, ma Tsonga pareggia. I doppi potrebbero essere decisivi

Pubblicato

il

COPPA DAVIS 2017 Semifinali World Group

Francia-Serbia 1-1 (Michele Trabace)

J.W. Tsonga b. L. Djere 7-6(2) 6-3 6-3

 

Jo Wilfried Tsonga non fa scherzi. Dopo l’affermazione serba nel primo match di giornata, il classe 1985 rispetta il pronostico battendo in tre partite Laslo Djere di dieci anni più giovane. Tsonga non è sembrato a suo agio su questa superficie cosi lenta, ricordando che il suo ultimo match disputato sulla terra fu l’eliminazione al primo turno del Roland Garros contro Olivo; inoltre va aggiunto che non arriva da un periodo di grandi risultati come testimonia la sconfitta al secondo turno contro Shapovalov agli US Open. Quello che più conta per Noah e per tutta la Francia è però la vittoria di Tsonga, che porta la sfida con la Serbia in pareggio dopo la prima giornata di gare nello Stade Pierre Mauroy di Lille. Il doppio di domani potrà segnare un punto di svolta per questa semifinale di Davis.

PRIMO SET – Il primo set è più complicato del previsto per Tsonga, difatti nel quinto game non riesce a concretizzare 3 occasioni di break, Djere si salva e nel gioco successivo è lui a trovare il primo break dell’incontro, andando a condurre 4 a 2. Il numero 1 di Francia è bravo a risollevarsi subito e a trovare l’immediato contro-break. I due giocatori non perdono più la battuta fino al tie-break: qui emerge la maggiore caratura di Tsonga che lo indirizza con 3 ace, chiudendo per 7 punti a 2. Primo set Francia 7-6.

SECONDO SET – Il nativo di Le Mans, rasserenato dall’esito della prima partita, parte subito forte, ottenendo un break che lo proietta sul 3 a 0. Tsonga lascia le briciole sul proprio servizio e nel nono game chiude anche il secondo parziale con il punteggio di 6-3 senza alcun problema. Secondo set Francia 6-3.

TERZO SET – Il terzo set rimane in equilibrio fino al 3 pari, poi nel settimo game alla prima palla break utile, Tsonga sfrutta l’occasione e passa a condurre. Il transalpino si rilassa troppo, concedendo due break point che per sua fortuna riesce ad annullare, salendo 5 a 3. Djere serve per rimanere nel match, il numero 18 del mondo si procura un match point grazie a un dritto vincente, il giocatore serbo affossa nel punto successivo il suo colpo facendo esultare tutto lo stadio di Lille. Terzo set Francia 6-3 e la squadra dei galletti capitanata da Noah riequilibria le sorti di questa semifinale.

D. Lajovic b. L. Pouille 6-1 3-6 7-6(7) 7-6(5)

Subito una sorpresa allo Stade Pierre Mauroy di Lille, è la Serbia ad aggiudicarsi il primo punto di questa semifinale di Coppa Davis. Lucas Pouille, vincitore in stagione di due titoli a Budapest e Stoccarda, sente tutta la pressione di questa competizione, gioca una partita sempre in rincorsa e spesso in affanno, mentre dall’altra parte delle rete Dusan Lajovic, reduce dall’eliminazione al primo turno degli US Open contro Nadal, regala alla sua nazione un punto insperato alla vigilia, grazie a un tennis giocato con coraggio e forza. I due si erano incrociati due volte in passato e il bilancio raccontava di una vittoria a testa. Se qualcuno credeva che la Francia avrebbe passeggiato durante il weekend, la risposta è arrivata subito. Questa è la Coppa Davis.

PRIMO SET– Il primo game del match vede il giocatore francese al servizio, il 30-0 iniziale sembra far pensare ad un partenza nella norma, ma da li Lajovic è un autentico uragano: conquista i successivi 4 punti e quindi break in avvio, poi si prende un ulteriore break, mantenendo nel frattempo i propri turni di battuta; inizio shock e 4-0 Lajovic in un lampo. Pouille fa fatica ad adattarsi alle condizioni lente del campo, cedendo per la terza volta il servizio. Primo set dominio Serbia 6-1.

SECONDO SET– Il numero 22 ATP sa che deve cambiare decisamente atteggiamento e lo fa grazie ad una reazione veemente, che lo porta in vantaggio 4 a 0 con all’interno un parziale di 14 punti vinti consecutivamente. Lajovic non si scompone, rifacendosi sotto fino al 3 a 4. In questo momento decisivo il sostegno dei tifosi si fa sentire, Pouille ritrova la concentrazione che lo porta prima a tenere la battuta, poi sul 5-3 al primo set point scarica con forza un dritto incrociato per la gioia del pubblico e il sollievo del capitano Noah. Secondo parziale 6-3 Francia.

TERZO SET– Se i primi due set sono stati altalenanti, il terzo è da mal di testa. Il tennista serbo si porta avanti di due break fino al 4-1, Pouille trova la forza di reagire e recupera il doppio break fino ad agganciare l’avversario sul 4 pari. L’inerzia sembra poter girare per il transalpino, ma nel nono gioco prima si salva annullando due palle break, poi perde il servizio nell’undicesimo game, dando la possibilità a Lajovic di servire per il set. Il ventisettenne numero 80 del mondo non riesce a concretizzare l’occasione, cede ancora la battuta e si arriva dunque a un delicatissimo tie-break: 5-2 Lajovic, Pouille pareggia fino al 5 pari. Il primo ad arrivare a set point è Lajovic, ma Lucas ribalta fino ad avere anche lui un set point a disposizione; il punto successivo è una beffa per tutta la Francia perché la palla tocca il nastro e muore dall’altra parte delle rete per il 7 pari. Pouille accusa il colpo, fronteggia un secondo set point e lo fa sparando un dritto lungo per il 9-7 finale. Il tie-break del terzo set è per la Serbia che passa a condurre cosi 2 a 1.

QUARTO SET– Il pubblico di Lille è demoralizzato, Noah prova ad incitare Pouille a non mollare. Il classe ’94 subisce però subito in avvio e non riesce a rendersi pericoloso in risposta. Lajovic difende il servizio senza particolari problemi, presentandosi alla battuta nel nono game per ottenere il primo punto per la sua squadra: sul 30-30 un bel rovescio gli permette di arrivare a match point, vanificato da un dritto a sventaglio che finisce molto largo. Pouille annusa la possibilità, si procura la prima palla break di questa terza partita e con un dritto lungolinea rientra nel match definitivamente, chiedendo l’aiuto dei suoi connazionali, nuovamente galvanizzati. Lajovic si porta sul 6-5, Pouille serve per non soccombere, ma si ritrova sotto 0-40 con altri tre match point da affrontare. Lucas li gioca con attenzione, attaccando e venendo a rete appena possibile, annullandoli tutti e tre per la gioia di un Noah concentratissimo. É quindi ancora il momento di un tie-break fortemente voluto e sofferto: Lajovic avanti 5-4, si ferma per un crampo al piede che lo costringe a levarsi la scarpa; una volta ristabilitosi, Pouille sbaglia col dritto e nuovamente deve fronteggiare due match point, dove riesce a salvarsi con una palla corta vincente sul primo, ma Lajovic gioca la sesta occasione con coraggio, chiudendo a rete finalmente dopo poco più di tre ore di match. Zimonjic può esultare, il primo punto a sorpresa è per la Serbia.


Belgio-Australia 1-1 (Antonio Ortu)

D. Goffin vs J. Millman 6-7(4) 6-4 6-3 7-5

Partita inaugurale in terra belga, in cui David Goffin (n. 12 ATP) si è imposto in rimonta su John Millman (n. 185). David, in una giornata piuttosto negativa, emblema del suo infelice periodo di forma, ha commesso 81 errori non forzati, ma ha tratto il meglio dal suo gioco nelle fasi calde dei parziali, regalando alla sua nazione il primo punto della semifinale di Davis. Era il primo incontro per lui contro Millman, schierato da Lleyton Hewitt a sorpresa al posto di Thompson. Il 28enne di Brisbane era al suo esordio in Coppa Davis e col senno di poi non ha nulla da rimproverarsi, avendo lottato ad armi pari contro un avversario di livello superiore, seppur in condizioni non ideali.

Nel primo parziale c’è poco spettacolo in campo. Compensano gli australiani, sulle tribune, numerosissimi, con la classica t-shirt “We the people”, a scaldare l’ambiente dopo ogni cambio campo. Goffin fatica ad aprirsi il campo, soprattutto quando lo scambio si sviluppa sulla diagonale di rovescio, che Millman tiene con risultati egregi. Il numero 12 del mondo tuttavia alza i giri del motore sul 5-5: gioca il suo miglior game del match e trova il break a zero. Servendo per il set, a contraltare, gioca il peggior game della partita. Tre errori di dritto permettono all’australiano di agguantare il tie-break. Goffin sale subito 2-0, ma un doppio fallo lo frena ancora. Nel decimo punto ne commette un altro, che gli è fatale. Grazie al suo ventesimo non forzato (a fronte di soli 8 vincenti), Millman si prende il primo set, in 52 minuti.

Confermato lo stato di forma tutt’altro che impeccabile per il piccolo David, ancora in fase di recupero dall’infortunio alla caviglia e con un ginocchio sinistro non in ottime condizioni, un fastidio che non gli ha permesso di allenarsi al meglio negli ultimi giorni. Nel terzo game John continua a coprire bene il campo e il numero uno belga sbaglia ancora. L’australiano è avanti di un set e un break. E dalla panchina gialloverde si leva un riconoscibile C’mon. Goffin però si riprende subito e strappa il controbreak, 2-2. Piano piano si sta aprendo qualche falla nel gioco in contenimento e difensivo di Millman. Sul 4-4 c’è un game di 11 minuti che è il turning point della prima sfida. Il nativo di Brisbane si procura quattro palle break, che lo manderebbero a servire per andare due set a zero. Ma è magistrale il belga: trova un dritto lungolinea vincente (dopo averne sbagliati una vagonata), due ace e un solido rovescio per annullarle. Sotto 5-4, John è un po’ destabilizzato, commette qualche non forzato e, pur avendo la palla del pareggio, Goffin in qualche modo chiude il set, 6-4, scatenando il boato del Palais 12.

Anche nella terza frazione è il belga che sembra avere qualcosa in più e infatti Millman si ritrova costretto ad annullare subito due palle break nel secondo gioco. Goffin le gioca male, ma non si disunisce, anzi, i colpi iniziano a uscire con più fluidità dalla sua racchetta. Il numero 185 del mondo inoltre non sembra più così solido e perde alcuni scambi consistenti in cui David smista bene da fondo. Nel sesto gioco, è il 26enne di Rocourt a prendere in mano il match. Break grazie a due vincenti e poi 5-2 in un lampo. Millman non demorde, ma stavolta Goffin è cinico: 2 set a 1 per il Belgio dopo due ore e mezzo. Il miglior set per David.

Dopo un terzo set tutto sommato tranquillo, ecco che nel quarto parziale le acque tornano agitate. Il belga piazza il break sul 2-2 che sembra immetterlo sul rettilineo del traguardo. Millman però non ci sta e per la prima volta lo si vede forzare qualche palla in più perché non ha più le gambe per stare a remare tre metri dietro la linea di fondo. Goffin perde un po’ di brillantezza e con un dritto all’incrocio delle righe l’australiano si riprende il break. Lo sforzo tuttavia lo sconta immediatamente. David torna avanti di un break, ma come quando serviva sul 6-5 del primo, si perde in una serie gratuiti, che riportano Millman in carreggiata. Goffin sembra accusare il colpo, si muove male e il dritto lo abbandona di nuovo. Il servizio e gli errori gratuiti di Millman lo aiutano a stare a galla. Sul 5-5 ritrova la palla corta, il rovescio funziona a dovere e un altro non forzato di dritto da parte di John permette a David di andare al servizio per chiudere il match. Sul primo match point spara l’ennesimo dritto lungolinea in corridoio e una buona prima lo aiuta a salvare la palla del tie-break. Dopo 3 ore e 33 minuti di battaglia, Goffin si inginocchia davanti al suo pubblico dopo un dritto imprendibile. Porta il Belgio sull’1-0 con la sua sedicesima vittoria in Davis su diciannove incontri.

N. Kyrgios b. S. Darcis 6-3 3-6 6-7(5) 6-1 6-2 

Ha sofferto più del previsto Nick Kyrgios (n. 20 ATP), ma alla fine l’ha spuntata al quinto (la prima volta in Davis) contro un grande Steve Darcis (n. 77 ATP). Nel giorno in cui ha rilasciato una lettera aperta dove parla del suo rapporto col professionismo e col tennis in generale, Nick ha portato in parità l’Australia, pur trovandosi a un set dallo 0-2 nel computo totale degli incontri. Avremo quindi per certo, domenica, la partita più attesa del week-end, tra il giocatore aussie e David Goffin. Per Darcis è la nona sconfitta in ventisette incontri disputati nel World Group. Ha interpretato molto bene la partita, riuscendo a intrappolare Kyrgios nell’angolo del rovescio per gran parte del match. Negli ultimi due set però qualche errore di troppo, dovuto anche a una comprensibile stanchezza, hanno lasciato spazio alle bordate del numero uno d’Australia. 

Il primo set finisce in un batter d’occhio. Kyrgios inizia concentrato e il servizio lo aiuta. Anche Darcis non ha problemi a tenere la battuta in avvio, ma sul 3-2, Nick decide che è il momento di dare un’accelerata. Alla seconda opportunità, recupera la voléé bloccata del belga e lo passa di polso in corsa col rovescio, c’è il break. Il pubblico di Bruxelles inizia a beccare l’australiano, che però reagisce agli innumerevoli fischi sorridendo e piazzando tre aces in un game: il ragazzo di Canberra consolida il vantaggio. Sotto 5-2, Darcis deve solo rimandare la fine del set. È 6-3 per Kyrgios in soli 23 minuti, senza concedere nemmeno un punto sul suo servizio.

Molto partecipe Hewitt, che incita Nick ripetutamente per mantenere alta la sua attenzione e la sua fiducia. In apertura di secondo set però, il giovane aussie non solo perde i primi punti alla battuta, ma Steve Darcis, nel suo completo Decathlon-Artengo, pesca un rovescio lungolinea che pizzica la linea e si porta sul 15-40. La prima di Kyrgios stavolta latita e il belga trova un inaspettato break: 2-0. I game successivi scorrono via in maniera rapida ed è nel settimo che il set prende la strada di Darcis. Annulla una palla break all’australiano infiammando il pubblico del Palais 12, poi sigla due punti di ottima fattura e si porta sul 5-2. La palla corta del numero 77 del mondo oggi è molto efficace, gli permette di uscire dal braccio di ferro da fondo, in cui, tuttavia, riesce anche a chiudere Kyrgios sul rovescio. Il secondo parziale se lo prende il Belgio, con lo stesso punteggio del primo. Guarda caso, nei sette match disputati da Nick fin’ora, quando ha perso un set, ha anche perso l’incontro.

Il pubblico di casa spinge Darcis, che ora riesce a controllare di più il suo gioco e l’avversario dopo aver portato a casa il set. Sale anche sul 30-40 nel primo gioco, ma il numero uno d’Australia tira una seconda delle sue per spegnere subito le speranze della folla belga. Arrivano palle break anche per Nick nel secondo e quarto game. In totale sono ben sette. Kyrgios sulla maggior parte ha qualcosa su cui recriminare perché non fa partire lo scambio su servizi non troppo incisivi di Darcis e nel palleggio commette errori abbastanza evitabili. Il gioco espresso dall’australiano nel quarto game è però estremamente propositivo e potente, tanto da tramutare qualche fischio in applausi. I caldissimi tifosi gialloverdi sudano freddo sul 5-5, quando il 33enne di Liegi si porta a palla break, vincendo due punti con le unghie e con i denti. Una prima a 227 km/h e Nick si salva. Al tie-break l’australiano parte come peggio non si può. Sbaglia tre rovesci e si ritrova subito sotto 4-0. Grazie al servizio e a qualche errore forzato di Darcis, riesce ad avvicinarsi e, sotto 6-4, recupera anche il minibreak. Ma ancora una volta Nick non esce dalla diagonale di rovescio e alla prima chance di spingere manca il campo col dritto. Darcis porta quindi il Belgio avanti di un set, a sorpresa. Il Palais 12 è una bolgia.

Dopo un set così lottato (82 minuti di durata), i primi frangenti di quarto set segnano tutto il parziale. Nick stavolta riesce ad accorciare gli scambi anche grazie a un rientro in campo non troppo convinto del numero 77 del mondo. Subito break per il 22enne di Canberra, che lo conferma in un game chiave in cui Hewitt urla c’mon dopo ogni quindici. Darcis sembra mollare un po’ la presa in attesa del parziale decisivo e con qualche errore in controtendenza rispetto a ciò che ha fatto vedere fin’ora, concede un secondo break. Kyrgios porta a casa un set lampo, quasi come il primo, ma stavolta col punteggio di 6-1.

Sulle note di “Hearts on fire” di Rocky IV i due si alzano dalle panchine per dare inizio al quinto set, quasi allo scoccare delle tre ore. Mai colonna sonora fu così azzeccata. La prima occasione di mettere il naso avanti ce l’ha il belga, ma il numero 20 del mondo è molto fortunato, perché il suo dritto impatta sul nastro e muore nel campo avversario. Il pubblico continua a fischiare. Scampato il pericolo, Nick si porta sul 15-40, ma Steve trova le linee col rovescio e con pazienza annulla anche una terza palla break. Darcis sembra aver tessuto una ragnatela non solo sul campo, ma anche nella mente di Kyrgios, che quando ha chance di break resta in balia dell’avversario, rinunciando a spingere dalla risposta. L’australiano si libera dalle ragnatele con un game in cui spara tre aces. Nel quarto gioco, Darcis si porta 40-15, ma dei suoi gratuiti e un vincente di Nick portano l’Australia a palla break. Per la prima volta, il giocatore di Liegi commette un errore grave, in lunghezza. Break Australia. Il servizio del numero 20 delle classifiche funziona ancora alla grande da lì in poi. La frustrazione di Steve è evidente dopo ogni ace che Kyrgios mette a segno. Sempre da 40-15 Belgio, Nick tira due fucilate di dritto in risposta e con un altro dritto vincente archivia la pratica, mettendoci due minuti in più di Goffin, in tre ore e 35 minuti di sofferenza. Tra Belgio e Australia, è ancora tutto in parità al termine della prima giornata.

Continua a leggere
Commenti

Coppa Davis

No, non è vero che le finali di Coppa Davis sono state cancellate a causa del coronavirus

Secondo l’Equipe (e in realtà un po’ secondo tutti) è stata una questione di soldi: nel 2019 l’evento aveva perso tra 35 e 50 milioni. E la scusa del virus ha consentito di… risparmiare. L’accusa di Mahut e Piqué

Pubblicato

il

Il bacio di Rafael Nadal a Feliciano Lopez - Davis Cup Finals 2019 (via Twitter, @DavisCupFinals)

Questa cancellazione è una via d’uscita più economica“, si legge in un pezzo pubblicato da L’Equipe sull’annullamento (o rinvio al 2021 che dir si voglia) delle finali di Coppa Davis 2020 previste per questo novembre a Madrid. La frase riportata dall’articolo del quotidiano francese è stata pronunciata da una fonte interna a una grande federazione, la cui identità non è specificata, e non nasconde una verità già intuita da qualcuno: la pandemia da coronavirus potrebbe essere stata solo la scusa ideale per cancellare un evento che prometteva di perdere altri soldi.

Diciamo ‘altri’, perché secondo l’Equipe il bilancio dell’edizione 2019, la prima disputata con il nuovo formato introdotto dalla rivoluzione del gruppo Kosmos, è stato in rosso di almeno 35 milioni e più probabilmente di oltre 50. Con queste premesse, e considerando che lo scorso anno l’organizzazione ha scucito oltre 15 milioni in premi per i giocatori e circa 8 a beneficio delle federazioni, sembra abbastanza verosimile che Kosmos abbia deciso di cogliere la palla al balzo per non riproporre un format in perdita. Si aggiunga che quest’anno le finali si sarebbero disputate molto probabilmente senza pubblico, o comunque con ingressi assai contingentati, a ridurre ulteriormente gli incassi alla voce ticketing (non che lo scorso anno gli spalti fossero pieni, partite della Spagna a parte).

Insomma, Kosmos ha pensato bene di risparmiare almeno i 15 milioni di montepremi mentre non è chiaro se il contributo alle federazioni dovrà essere ugualmente corrisposto (l’Equipe parla addirittura di una cifra vicina ai 20 milioni).

 

Sembra invece piuttosto chiaro ed evidente l’alone di grottesco che attornia il confronto tra il Mutua Madrid Open, in programma a partire dal 13 settembre, e le finali di Davis che si sarebbero dovuti disputare nello stesso impianto, la Caja Magica, due mesi più tardi. Per reintegrare in calendario il combined di Madrid – lo ricordiamo, inizialmente gli organizzatori avevano dato appuntamento al 2021 salvo poi cambiare idea – il CEO Gérard Tsobanian e il proprietario del torneo Ion Tiriac hanno fatto i salti mortali, reclamando assieme agli Internazionali d’Italia la creazione di un mini-swing autunnale sulla terra battuta, mentre la Coppa Davis non è mai stata all’ordine del giorno delle riunioni che si sono svolte per via telematica in questi mesi.

Gerard Piqué, fondatore e presidente del gruppo Kosmos, aveva già espresso incertezze sulla disputa delle finali nel pieno della pandemia. Il vice-presidente di Tennis Canada, Louis Borfiga – che peraltro è di origini francesi; verosimilmente è lui la fonte de l’Equipe su tutta la linea – ha detto in un’intervista al quotidiano francese che lo sforzo del gruppo Kosmos (che in questo progetto ha promesso di immettere circa 2,5 miliardi nell’arco di 25 anni, lo ricordiamo) è andato in direzione perfettamente contraria. Ho l’impressione che Piqué abbia fatto il possibile per evitare che la Coppa Davis si disputasse quest’anno. I leader di Kosmos hanno addotto motivazioni sanitarie e spero che sia davvero così, perché non potremmo dire nulla in proposito. Ma quando ho letto il comunicato ufficiale sono rimasto molto sorpreso da una cosa: Piqué ha parlato per primo, seguito poi dal presidente dell’ITF David Haggerty“. Il quale ha detto che è stata una decisione difficile da prendere, ma sarebbe stato troppo difficile garantire la sicurezza e la salute in un evento internazionale di questa portata. Come se lo US Open e il Roland Garros, ufficialmente in calendario, fossero rispettivamente un torneo di rubamazzo tra ragazzini del Queens e una partita a dadi tra pensionati di Auteuil.

Con il solito intuito per queste faccende, anche Nicolas Mahut ha annusato il trend e ha dichiarato di avere l’impressione che nessuno, in seno all’organizzazione dell’evento, fosse particolarmente impegnato a cercare delle soluzioni. “Il messaggio che stanno trasmettendo mi sembra questo: ‘se sarà troppo complicato giocare a Madrid, cancelleremo l’evento per risparmiare un po’ di soldi’. Vorrei che mettessero più energie nel tentativo di salvare la Coppa Davis da loro creata, la stessa che hanno utilizzato per distruggere la formula che era in piedi da oltre cento anni“.

Un secolo e un paio di decenni in cui la Coppa Davis è sempre stata assegnata tranne che in dodici occasioni: nel 1901, nel 1910 e poi altre dieci volte a causa delle guerre mondiali. Il 2020 sarà dunque la tredicesima stagione a non vedere una nazionale sollevare l’insalatiera; l’ultima volta era accaduto nel 1945, come nel caso di Wimbledon. L’economia di Madrid perderà circa 50 milioni generati dall’indotto dell’evento, anche se quest’anno la cifra sarebbe stata probabilmente inferiore senza i (o con meno) tifosi, e la Spagna di Nadal rimarrà per due anni la nazionale campione in carica di un evento rivoluzionato perché non morisse… e ora ugualmente in pericolo di vita. Nonostante i quasi 3 miliardi.

Continua a leggere

Coppa Davis

Coppa Davis 2020, il sorteggio: Italia con USA e Colombia

Gli azzurri nel Girone E con gli Stati Uniti e la Colombia. Serbia con Germania e Austria, Spagna con Russia ed Ecuador

Pubblicato

il

Madrid, Finali Coppa Davis 2019 (foto via Twitter, @DavisCupFinals)

Si è tenuta come da programma presso gli uffici ITF di Londra la cerimonia per il sorteggio dei gironi delle Finals di Madrid della Coppa Davis giunte alla loro seconda edizione dopo il cambio di format della manifestazione. La cerimonia, come ovvio che fosse, si è svolta in tono molto dimesso per la minaccia Coronavirus che oltre a destare preoccupazione per la salute di tutti noi a causato lo stop praticamente di tutto lo sport nel mondo (o quasi). Il presidente Haggerty ha infatti subito preso la parola e parlato del rinvio delle Finals di Fed Cup (che avrebbero dovuto svolgersi a Budapest la settimana dopo Pasqua) e dei relativi play-off. Mentre ha poi dichiarato (e probabilmente si è augurato) che per le Finals di Madrid non ci dovrebbero essere problemi (e ce lo auguriamo tutti).

La cerimonia ha visto come madrina e moderatrice Anabel Croft, ex tennista e giornalista di Eurosport che proprio in collaborazione con il presidente Haggerty ha poi avviato la cerimonia del sorteggio. Buone notizie per l’Italia, finita nel girone E in compagnia degli Stati Uniti, come l’anno scorso, e la Colombia, che rispetto al Canada dell’edizione 2019 rappresenta un avversario sicuramente più abbordabile seppur con un doppio di primissimo livello (Cabal/Farah, numeri 1 della speciale graduatoria).

Ma andiamo per ordine. La Spagna campione in carica e inserita nel gruppo A avrà come avversarie di nuovo la Russia e la grande sorpresa dell’Ecuador, autore di una qualificazione davvero storica e inaspettata. È chiaro che qui la lotta per il primato nel girone ci sarà tra i padroni di casa e la Russia come l’anno scorso. Nel gruppo B i vice campioni del Canada sono stati accoppiati con Kazakistan e Svezia. Se al completo i canadesi partono con i favori del pronostico, occhio però al solito Kazakistan dei miracoli in Davis con la stellina Bublik. La Svezia dei fratelli Ymer pare la vittima sacrificale.

Nel gruppo C la Francia, testa di serie nr.3 se la vedrà con la Gran Bretagna e la Repubblica Ceca. Sicuramente la Francia parte favorita ma occhio ai britannici che hanno un doppio di primo livello che nelle sfide 2 su 3 ha un peso specifico non indifferente. La Repubblica Ceca non è più lo squadrone di qualche anno fa, Vesely e Rosol sembrano non poter impensierire francesi e Gran Bretagna. Nel gruppo D la Croazia, campione 2018 e vera delusione della passata edizione, affronterà Australia e Ungheria. Testa a testa interessante tra croati e “aussie” con questi ultimi leggermente favoriti. Anche in questo caso la squadra di terza fascia pare avere poche possibilità di dire la sua.

Passiamo quindi al nostro raggruppamento. Gli Stati Uniti ci hanno battuto l’anno scorso 2-1 con il famoso doppio finito alle 4.05 di notte. Fish come capitano sta puntando sulle nuove leve, in primis Opelka, Fritz e Paul. I Bryan hanno giocato contro l’Uzbekistan e dovrebbe essere stato il loro addio alla manifestazione, cambieranno idea a novembre? Occhio anche a Jack Sock che sembra in ripresa e che potrebbe tornare tra i convocati. La Colombia come detto non dovrebbe rappresentare un ostacolo insormontabile, Galan e Giraldo sul veloce sono ampiamente (ad oggi)) alla portata dei nostri. Il doppio invece è davvero superlativo. Cabal e Farah hanno vinto a Wimbledon nel 2019 e sono davvero ostici. Insomma, dovremmo giocarci il passaggio del turno con gli USA, speriamo stavolta di riuscire a passare ai quarti, da questo punto di vista il sorteggio una piccola mano ce l’ha data.

Interessantissimo il girone F, come si dice in questi casi il veleno è nella coda. La Serbia di Novak Djokovic sfiderà la Germania (senza Zverev?) e l’Austria (con Thiem?). Ipotizzando le tre squadre al completo è tecnicamente il girone più valido, vedremo chi aderirà alla manifestazione. Certo la Serbia pare favorita, ma occhio anche alle altre due squadre.

Sorteggiato già anche il tabellone dai quarti in poi dove passano le vincenti di ogni girone più le due migliori seconde. La vincente del girone A e la vincente del girone B situate all’estremità del tabellone saranno sorteggiate con le due migliori seconde. La vincente del girone C affronterà invece quella del girone F e quella del girone D la vincente del girone E. Quindi ipotizzando di passare il turno l’avversario potrebbe essere o l’Australia o la Croazia (sulla carta). Ecco il dettaglio dei gironi e del tabellone.

Gruppo A
Spagna
Russia
Ecuador

Gruppo B
Canada
Kazakistan
Svezia

Gruppo C
Francia
Gran Bretagna
Repubblica Ceca

Gruppo D
Croazia
Australia
Ungheria

Gruppo E
USA
Italia
Colombia

 

Gruppo F
Serbia
Germania
Austria

Tabellone fase finale
W Gruppo A vs Migliore seconda 1 o 2
W Gruppo C vs W Gruppo F

W Gruppo E vs W Gruppo D
Migliore seconda 1 o 2 vs W Gruppo B

Continua a leggere

Coppa Davis

Coppa Davis: l’Italia fa il suo, sorpresa Ecuador. Il ritorno di Austria e Svezia

Fognini & Co. superano la Corea del Sud. Passano secondo pronostico USA, Croazia, Germania e Australia. Si confermano Colombia e Kazakistan. Gran rimonta Ungheria, la Repubblica Ceca vince il derby con la Slovacchia

Pubblicato

il

Lorenzo Sonego, Fabio Fognini e Simone Bolelli - Italia-Corea del Sud, Coppa Davis 2020 (foto Felice Calabrò)

Il weekend di Coppa Davis che oramai secondo il nuovo format va in scena su due giorni (venerdì e sabato) ci ha lasciato in dote come al solito molte emozioni ma soprattutto le 12 squadre qualificate per le Finals di Londra che si vanno ad aggiungere alle 4 semifinaliste dell’anno scorso (Spagna, Canada, Gran Bretagna e Russia) e alle due nazionali omaggiate di wild card (Francia e Serbia). Eccovi di seguito la lista delle nazionali vincenti in questo week-end: Italia, Ungheria, Croazia, Australia, USA, Repubblica Ceca, Austria, Kazakistan, Germania, Colombia, Ecuador e Svezia. Per Ungheria, Repubblica Ceca, Austria e Svezia sarà la prima volta alle Finals, solo Germania e Australia tra le 12 qualificate avevano superato l’anno scorso la fase a gironi, venendo poi eliminate entrambe ai quarti.

Il sorteggio per la composizione dei 6 gruppi a 3 squadre che troveremo alle Finals di Madrid (23-29 novembre) avverrà nella sede dell’ITF a Londra giovedì 12 marzo alle ore 17 italiane. La Spagna, campione in carica, verrà automaticamente inserita come testa di serie nel gruppo A, il Canada vicecampione invece sarà inserito nel gruppo B. Le altre squadre verranno dotate di testa di serie seguendo il ranking per squadre nazionali che verrà pubblicato lunedì 9 marzo dall’ITF. Va da sé che le squadre classificate tra le prime quattto oltre Canada e Spagna saranno inserite con sorteggio nei gironi dal C al F, le seguenti sei saranno sorteggiate casualmente ognuna in uno dei singoli gironi e così via per le restanti sei con teste di serie più basse. Le perdenti di questo weekend saranno invece sorteggiate venerdì 13 marzo con le vincenti dei vari raggruppamenti zonali del World Group I per aggiudicarsi la possibilità di giocarsi le Qualificazioni alle Finals 2021.

Quale il bilancio di questo weekend di Coppa Davis? Come al solito tante emozioni, spettacolo e anche una buona partecipazione di pubblico, soprattutto nella seconda giornata ed è ovvio essendo il sabato festivo per la maggior parte del pubblico potenziale.

 

Come detto in precedenza ci stiamo abituando a questo nuovo format su due giorni e con le gare al meglio dei 3 set. Cosa possiamo dire dopo due anni della nuova formula? Da un punto di vista pratico i vantaggi ci sono. In due giorni le sfide finiscono, operativamente per gli addetti ai lavori è tutto più facile e meno estenuante, le emozioni (e lo vedremo di seguito) comunque non mancano. Certo, il 3 su 5 è un altro sport, i risultati epici di una volta un po’ ci mancano, forse si potrebbe lasciare i doppi al meglio dei 5 set, il problema però starebbe poi nel far giocare eventualmente uno dei doppisti subito in uno dei singolari seguenti dell’ultima giornata e ipotizzando una durata lunga la cosa non sarebbe fattibile. Insomma, un minimo di nostalgia della vecchia formula c’è, ma forse a conti fatti i vantaggi del nuovo format superano i difetti.

Cosa ci rimane da un punto di vista agonistico della due giorni appena conclusa? Innanzitutto la prova onesta e autoritaria dei nostri ragazzi, che chiamati ad affrontare la modesta Corea, oltretutto priva di due buoni giocatori (Chung e Kwon), hanno assolto il loro compitino. Un 4-0 rotondo, senza il minimo tentennamento, senza lasciare un set, per confermare che comunque come dice il nostro capitano, “siamo una squadra forte e a Madrid vogliamo giocarci le nostre carte”. Nulla da dire sulla prova corale dei nostri tennisti. Bene Fognini, benissimo Mager chiamato ad un esordio che qualche insidia l’ha nascosta ma dalla quale ha saputo venire fuori con orgoglio e cuore, bene Bolelli in doppio, pedina importantissima anche in ottica Finals, in scioltezza Travaglia nell’ultimo singolare ininfluente. Certo, non è che la vittoria sulla Corea ci metta di conseguenza tra le nazionali favorite per la vittoria finale, ma cosa avremmo detto se avessimo perso un solo set oppure un incontro? E ricordiamoci che mancavano Berrettini e Sinner (non senza qualche velata polemica dei presenti), due elementi che in condizioni normali si giocheranno un posto tra i titolari, quindi nessuna esaltazione ma complimenti ai ragazzi. Esistono i match facili sulla carta che poi bisogna però vincere sul campo.

Negli altri match segnaliamo le vittorie altrettanto agevoli della Croazia sull’India (dove Paes e Bopanna hanno ancora dato lezioni in doppio), degli USA sull’Uzbekistan nella splendida cornice di Honolulu (con l’addio naturalmente vittorioso dei Bryan alla manifestazione), dell’Australia non senza patemi su un ostico Brasile. Da rimarcare la vittoria del doppio brasiliano Demoliner/Meligeni e le buone prove di Seyboth Wild e Thiago Monteiro che solo un Millman concentratissimo e tenace poteva battere. Le assenze di Kyrgios e De Minaur potevano essere un macigno pesantissimo per l’australiano, che però ne è venuto fuori con grandissima maturità aiutato non poco dal suo capitano Hewitt.

Vittorie autoritarie anche per Germania e Repubblica Ceca. I tedeschi hanno superato la Bielorussia di Gerasimov, troppo solo per portare il suo team alla vittoria. I cechi invece hanno vinto un match duro in Slovacchia. Molto bene Jiri Vesely che nel circuito è sparito da un po’ ma che nel weekend di Davis ha messo l’anima in campo in entrambi i singolari poi vinti. Chiaramente fondamentale l’ultimo, quello in cui ha recuperato un set ed un break di svantaggio allo slovacco Martin prima di vincere con tanto di match point annullato. Kazakistan e Colombia sono invece le piacevoli conferme del weekend. Le imprese kazake oramai non fanno più notizia, certo con un Bublik in più nel motore e con un ritrovato Golubev in doppio il Kazakistan qualche grattacapo lo potrà creare alle Finals, occhio a sottovalutarlo. Molto bene anche la Colombia che ha battuto nel derby sudamericano l’Argentina. Ambiente caldissimo a Bogotà sugli spalti, Galan e il doppio Cabal/Farah eroi della “due giorni”, gli argentini sono arrivati alla sfida senza un vero leader.

Ungheria e Austria sulla carta erano favorite contro Belgio e Uruguay, ma le loro vittorie fanno piacere ai vecchi appassionati della Davis. Perché seppur in epoche diverse i due movimenti tennistici hanno brillato in passato e ritrovare queste due nazionali alle Finals fa piacere. Era dai tempi di Muster e Skoff che l’Austria non raccoglieva un risultato di prestigio e l’assenza di Thiem rende la vittoria conseguita a Graz ancor più importante. Bravissimo Denis Novak, vincitore di entrambi i fratelli Cuevas, ma fondamentale il doppio costituito dai veterani Marach e Melzer che dando per scontata le presenza di Thiem a Madrid costituiranno sicuramente un fattore importante e renderanno gli austriaci la mina vagante dei sorteggi.

L’Ungheria invece la ricordiamo ai tempi dell’ottimo Balasz Taroczy, autore contro l’Italia di una delle vittorie più importanti della storia ungherese in Davis nel 1978. L’assenza di Goffin ha sicuramente facilitato il compito agli ungheresi, ma poi ci vuole anche la forza di ribaltare l’1-2 dopo il doppio a favore degli avversari. Bravissimi Balasz e Fucsovics a vincere i due singolari finali per la storica rimonta ungherese. Le sorprese più belle sono però state date probabilmente da Ecuador e Svezia.

Era dai tempi di Andres Gomez e i fratelli Lapentti che l’Ecuador non saliva alla ribalta della cronaca in Coppa Davis. Inoltre la trasferta in Giappone pareva proibitiva, anche dopo il fofait del numero 1 locale Kei Nishikori. E invece Emilio Gomez (figlio di Andres, campione Roland Garros nel 1990) e il cugino Roberto Quiroz (a sua volte nipote di Andres Gomez), frequentatori di challenger e niente più, hanno giocato due singolari stupendi battendo Soeda e Uchiyama, sicuramente più esperti e tecnicamente superiori. L’impresa davvero storica è stata completata dal doppio Escobar/Hidalgo (alzi la mano chi li ha mai sentiti nominare) per il 3-0 definitivo. L’Ecuador sarà una cenerentola a Madrid ma il solo fatto di essere lì sarà per i suoi componenti un risultato eccezionale.

Fa invece tanto piacere ritrovare nel tennis che conta la Svezia, sprofondata nel 2017 nella serie C della manifestazione. Sono ancora lontani i tempi dei vari Wilander, Edberg, Jarryd e così via, ma qualcosina si inizia a intravedere. E guarda caso la qualificazione alle Finals arriva con Robin Soderling in panchina. Uno dei pochi a potersi vantare di aver battuto Rafa Nadal e Roger Federer al Roland Garros. Terminata la carriera per colpa della mononucleosi, Soderling in panchina ha guidato Mikael Ymer al fondamentale successo contro Alejandro Tabilo nel match decisivo della sfida contro il Cile. Sul 2-1 per gli svedesi, grazie al doppio Eriksson/Lindstedt (43 anni), Ymer ha saputo ribaltare con coraggio e un po’ di fortuna un match incredibile. Sotto un set e 4-5 match point contro, lo svedese ha poi vinto al terzo portando la Svezia alle Finals. Sarà tutta esperienza a Madrid per i fratelli Ymer, in attesa che arrivi qualcun altro alle loro spalle per riportare il movimento svedese ai fasti di un tempo.

I match Ymer-Tabilo e quello Martin-Vesely vanno sicuramente rimarcati tra i più emozionati del weekend, ma i due singolari di Millman in Australia-Brasile e il doppio della stessa sfida e quello di Croazia-India sicuramente a livello di spettacolo e agonismo non sono stati da meno. Appuntamento a giovedì per il sorteggio dei gironi, speriamo che l’urna sia benevola con i nostri ragazzi che hanno voglia a Madrid di regalarci e regalarsi un’impresa.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement