Davis, semi: Kyrgios da brividi, 1-1. Tsonga replica a Lajovic

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Davis, semi: Kyrgios da brividi, 1-1. Tsonga replica a Lajovic

Nick rimonta Darcis e replica al successo di Goffin. Dusan Lajovic supera in 4 set Lucas Pouille e porta in vantaggio la Serbia, ma Tsonga pareggia. I doppi potrebbero essere decisivi

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COPPA DAVIS 2017 Semifinali World Group

Francia-Serbia 1-1 (Michele Trabace)

J.W. Tsonga b. L. Djere 7-6(2) 6-3 6-3

 

Jo Wilfried Tsonga non fa scherzi. Dopo l’affermazione serba nel primo match di giornata, il classe 1985 rispetta il pronostico battendo in tre partite Laslo Djere di dieci anni più giovane. Tsonga non è sembrato a suo agio su questa superficie cosi lenta, ricordando che il suo ultimo match disputato sulla terra fu l’eliminazione al primo turno del Roland Garros contro Olivo; inoltre va aggiunto che non arriva da un periodo di grandi risultati come testimonia la sconfitta al secondo turno contro Shapovalov agli US Open. Quello che più conta per Noah e per tutta la Francia è però la vittoria di Tsonga, che porta la sfida con la Serbia in pareggio dopo la prima giornata di gare nello Stade Pierre Mauroy di Lille. Il doppio di domani potrà segnare un punto di svolta per questa semifinale di Davis.

PRIMO SET – Il primo set è più complicato del previsto per Tsonga, difatti nel quinto game non riesce a concretizzare 3 occasioni di break, Djere si salva e nel gioco successivo è lui a trovare il primo break dell’incontro, andando a condurre 4 a 2. Il numero 1 di Francia è bravo a risollevarsi subito e a trovare l’immediato contro-break. I due giocatori non perdono più la battuta fino al tie-break: qui emerge la maggiore caratura di Tsonga che lo indirizza con 3 ace, chiudendo per 7 punti a 2. Primo set Francia 7-6.

SECONDO SET – Il nativo di Le Mans, rasserenato dall’esito della prima partita, parte subito forte, ottenendo un break che lo proietta sul 3 a 0. Tsonga lascia le briciole sul proprio servizio e nel nono game chiude anche il secondo parziale con il punteggio di 6-3 senza alcun problema. Secondo set Francia 6-3.

TERZO SET – Il terzo set rimane in equilibrio fino al 3 pari, poi nel settimo game alla prima palla break utile, Tsonga sfrutta l’occasione e passa a condurre. Il transalpino si rilassa troppo, concedendo due break point che per sua fortuna riesce ad annullare, salendo 5 a 3. Djere serve per rimanere nel match, il numero 18 del mondo si procura un match point grazie a un dritto vincente, il giocatore serbo affossa nel punto successivo il suo colpo facendo esultare tutto lo stadio di Lille. Terzo set Francia 6-3 e la squadra dei galletti capitanata da Noah riequilibria le sorti di questa semifinale.

D. Lajovic b. L. Pouille 6-1 3-6 7-6(7) 7-6(5)

Subito una sorpresa allo Stade Pierre Mauroy di Lille, è la Serbia ad aggiudicarsi il primo punto di questa semifinale di Coppa Davis. Lucas Pouille, vincitore in stagione di due titoli a Budapest e Stoccarda, sente tutta la pressione di questa competizione, gioca una partita sempre in rincorsa e spesso in affanno, mentre dall’altra parte delle rete Dusan Lajovic, reduce dall’eliminazione al primo turno degli US Open contro Nadal, regala alla sua nazione un punto insperato alla vigilia, grazie a un tennis giocato con coraggio e forza. I due si erano incrociati due volte in passato e il bilancio raccontava di una vittoria a testa. Se qualcuno credeva che la Francia avrebbe passeggiato durante il weekend, la risposta è arrivata subito. Questa è la Coppa Davis.

PRIMO SET– Il primo game del match vede il giocatore francese al servizio, il 30-0 iniziale sembra far pensare ad un partenza nella norma, ma da li Lajovic è un autentico uragano: conquista i successivi 4 punti e quindi break in avvio, poi si prende un ulteriore break, mantenendo nel frattempo i propri turni di battuta; inizio shock e 4-0 Lajovic in un lampo. Pouille fa fatica ad adattarsi alle condizioni lente del campo, cedendo per la terza volta il servizio. Primo set dominio Serbia 6-1.

SECONDO SET– Il numero 22 ATP sa che deve cambiare decisamente atteggiamento e lo fa grazie ad una reazione veemente, che lo porta in vantaggio 4 a 0 con all’interno un parziale di 14 punti vinti consecutivamente. Lajovic non si scompone, rifacendosi sotto fino al 3 a 4. In questo momento decisivo il sostegno dei tifosi si fa sentire, Pouille ritrova la concentrazione che lo porta prima a tenere la battuta, poi sul 5-3 al primo set point scarica con forza un dritto incrociato per la gioia del pubblico e il sollievo del capitano Noah. Secondo parziale 6-3 Francia.

TERZO SET– Se i primi due set sono stati altalenanti, il terzo è da mal di testa. Il tennista serbo si porta avanti di due break fino al 4-1, Pouille trova la forza di reagire e recupera il doppio break fino ad agganciare l’avversario sul 4 pari. L’inerzia sembra poter girare per il transalpino, ma nel nono gioco prima si salva annullando due palle break, poi perde il servizio nell’undicesimo game, dando la possibilità a Lajovic di servire per il set. Il ventisettenne numero 80 del mondo non riesce a concretizzare l’occasione, cede ancora la battuta e si arriva dunque a un delicatissimo tie-break: 5-2 Lajovic, Pouille pareggia fino al 5 pari. Il primo ad arrivare a set point è Lajovic, ma Lucas ribalta fino ad avere anche lui un set point a disposizione; il punto successivo è una beffa per tutta la Francia perché la palla tocca il nastro e muore dall’altra parte delle rete per il 7 pari. Pouille accusa il colpo, fronteggia un secondo set point e lo fa sparando un dritto lungo per il 9-7 finale. Il tie-break del terzo set è per la Serbia che passa a condurre cosi 2 a 1.

QUARTO SET– Il pubblico di Lille è demoralizzato, Noah prova ad incitare Pouille a non mollare. Il classe ’94 subisce però subito in avvio e non riesce a rendersi pericoloso in risposta. Lajovic difende il servizio senza particolari problemi, presentandosi alla battuta nel nono game per ottenere il primo punto per la sua squadra: sul 30-30 un bel rovescio gli permette di arrivare a match point, vanificato da un dritto a sventaglio che finisce molto largo. Pouille annusa la possibilità, si procura la prima palla break di questa terza partita e con un dritto lungolinea rientra nel match definitivamente, chiedendo l’aiuto dei suoi connazionali, nuovamente galvanizzati. Lajovic si porta sul 6-5, Pouille serve per non soccombere, ma si ritrova sotto 0-40 con altri tre match point da affrontare. Lucas li gioca con attenzione, attaccando e venendo a rete appena possibile, annullandoli tutti e tre per la gioia di un Noah concentratissimo. É quindi ancora il momento di un tie-break fortemente voluto e sofferto: Lajovic avanti 5-4, si ferma per un crampo al piede che lo costringe a levarsi la scarpa; una volta ristabilitosi, Pouille sbaglia col dritto e nuovamente deve fronteggiare due match point, dove riesce a salvarsi con una palla corta vincente sul primo, ma Lajovic gioca la sesta occasione con coraggio, chiudendo a rete finalmente dopo poco più di tre ore di match. Zimonjic può esultare, il primo punto a sorpresa è per la Serbia.


Belgio-Australia 1-1 (Antonio Ortu)

D. Goffin vs J. Millman 6-7(4) 6-4 6-3 7-5

Partita inaugurale in terra belga, in cui David Goffin (n. 12 ATP) si è imposto in rimonta su John Millman (n. 185). David, in una giornata piuttosto negativa, emblema del suo infelice periodo di forma, ha commesso 81 errori non forzati, ma ha tratto il meglio dal suo gioco nelle fasi calde dei parziali, regalando alla sua nazione il primo punto della semifinale di Davis. Era il primo incontro per lui contro Millman, schierato da Lleyton Hewitt a sorpresa al posto di Thompson. Il 28enne di Brisbane era al suo esordio in Coppa Davis e col senno di poi non ha nulla da rimproverarsi, avendo lottato ad armi pari contro un avversario di livello superiore, seppur in condizioni non ideali.

Nel primo parziale c’è poco spettacolo in campo. Compensano gli australiani, sulle tribune, numerosissimi, con la classica t-shirt “We the people”, a scaldare l’ambiente dopo ogni cambio campo. Goffin fatica ad aprirsi il campo, soprattutto quando lo scambio si sviluppa sulla diagonale di rovescio, che Millman tiene con risultati egregi. Il numero 12 del mondo tuttavia alza i giri del motore sul 5-5: gioca il suo miglior game del match e trova il break a zero. Servendo per il set, a contraltare, gioca il peggior game della partita. Tre errori di dritto permettono all’australiano di agguantare il tie-break. Goffin sale subito 2-0, ma un doppio fallo lo frena ancora. Nel decimo punto ne commette un altro, che gli è fatale. Grazie al suo ventesimo non forzato (a fronte di soli 8 vincenti), Millman si prende il primo set, in 52 minuti.

Confermato lo stato di forma tutt’altro che impeccabile per il piccolo David, ancora in fase di recupero dall’infortunio alla caviglia e con un ginocchio sinistro non in ottime condizioni, un fastidio che non gli ha permesso di allenarsi al meglio negli ultimi giorni. Nel terzo game John continua a coprire bene il campo e il numero uno belga sbaglia ancora. L’australiano è avanti di un set e un break. E dalla panchina gialloverde si leva un riconoscibile C’mon. Goffin però si riprende subito e strappa il controbreak, 2-2. Piano piano si sta aprendo qualche falla nel gioco in contenimento e difensivo di Millman. Sul 4-4 c’è un game di 11 minuti che è il turning point della prima sfida. Il nativo di Brisbane si procura quattro palle break, che lo manderebbero a servire per andare due set a zero. Ma è magistrale il belga: trova un dritto lungolinea vincente (dopo averne sbagliati una vagonata), due ace e un solido rovescio per annullarle. Sotto 5-4, John è un po’ destabilizzato, commette qualche non forzato e, pur avendo la palla del pareggio, Goffin in qualche modo chiude il set, 6-4, scatenando il boato del Palais 12.

Anche nella terza frazione è il belga che sembra avere qualcosa in più e infatti Millman si ritrova costretto ad annullare subito due palle break nel secondo gioco. Goffin le gioca male, ma non si disunisce, anzi, i colpi iniziano a uscire con più fluidità dalla sua racchetta. Il numero 185 del mondo inoltre non sembra più così solido e perde alcuni scambi consistenti in cui David smista bene da fondo. Nel sesto gioco, è il 26enne di Rocourt a prendere in mano il match. Break grazie a due vincenti e poi 5-2 in un lampo. Millman non demorde, ma stavolta Goffin è cinico: 2 set a 1 per il Belgio dopo due ore e mezzo. Il miglior set per David.

Dopo un terzo set tutto sommato tranquillo, ecco che nel quarto parziale le acque tornano agitate. Il belga piazza il break sul 2-2 che sembra immetterlo sul rettilineo del traguardo. Millman però non ci sta e per la prima volta lo si vede forzare qualche palla in più perché non ha più le gambe per stare a remare tre metri dietro la linea di fondo. Goffin perde un po’ di brillantezza e con un dritto all’incrocio delle righe l’australiano si riprende il break. Lo sforzo tuttavia lo sconta immediatamente. David torna avanti di un break, ma come quando serviva sul 6-5 del primo, si perde in una serie gratuiti, che riportano Millman in carreggiata. Goffin sembra accusare il colpo, si muove male e il dritto lo abbandona di nuovo. Il servizio e gli errori gratuiti di Millman lo aiutano a stare a galla. Sul 5-5 ritrova la palla corta, il rovescio funziona a dovere e un altro non forzato di dritto da parte di John permette a David di andare al servizio per chiudere il match. Sul primo match point spara l’ennesimo dritto lungolinea in corridoio e una buona prima lo aiuta a salvare la palla del tie-break. Dopo 3 ore e 33 minuti di battaglia, Goffin si inginocchia davanti al suo pubblico dopo un dritto imprendibile. Porta il Belgio sull’1-0 con la sua sedicesima vittoria in Davis su diciannove incontri.

N. Kyrgios b. S. Darcis 6-3 3-6 6-7(5) 6-1 6-2 

Ha sofferto più del previsto Nick Kyrgios (n. 20 ATP), ma alla fine l’ha spuntata al quinto (la prima volta in Davis) contro un grande Steve Darcis (n. 77 ATP). Nel giorno in cui ha rilasciato una lettera aperta dove parla del suo rapporto col professionismo e col tennis in generale, Nick ha portato in parità l’Australia, pur trovandosi a un set dallo 0-2 nel computo totale degli incontri. Avremo quindi per certo, domenica, la partita più attesa del week-end, tra il giocatore aussie e David Goffin. Per Darcis è la nona sconfitta in ventisette incontri disputati nel World Group. Ha interpretato molto bene la partita, riuscendo a intrappolare Kyrgios nell’angolo del rovescio per gran parte del match. Negli ultimi due set però qualche errore di troppo, dovuto anche a una comprensibile stanchezza, hanno lasciato spazio alle bordate del numero uno d’Australia. 

Il primo set finisce in un batter d’occhio. Kyrgios inizia concentrato e il servizio lo aiuta. Anche Darcis non ha problemi a tenere la battuta in avvio, ma sul 3-2, Nick decide che è il momento di dare un’accelerata. Alla seconda opportunità, recupera la voléé bloccata del belga e lo passa di polso in corsa col rovescio, c’è il break. Il pubblico di Bruxelles inizia a beccare l’australiano, che però reagisce agli innumerevoli fischi sorridendo e piazzando tre aces in un game: il ragazzo di Canberra consolida il vantaggio. Sotto 5-2, Darcis deve solo rimandare la fine del set. È 6-3 per Kyrgios in soli 23 minuti, senza concedere nemmeno un punto sul suo servizio.

Molto partecipe Hewitt, che incita Nick ripetutamente per mantenere alta la sua attenzione e la sua fiducia. In apertura di secondo set però, il giovane aussie non solo perde i primi punti alla battuta, ma Steve Darcis, nel suo completo Decathlon-Artengo, pesca un rovescio lungolinea che pizzica la linea e si porta sul 15-40. La prima di Kyrgios stavolta latita e il belga trova un inaspettato break: 2-0. I game successivi scorrono via in maniera rapida ed è nel settimo che il set prende la strada di Darcis. Annulla una palla break all’australiano infiammando il pubblico del Palais 12, poi sigla due punti di ottima fattura e si porta sul 5-2. La palla corta del numero 77 del mondo oggi è molto efficace, gli permette di uscire dal braccio di ferro da fondo, in cui, tuttavia, riesce anche a chiudere Kyrgios sul rovescio. Il secondo parziale se lo prende il Belgio, con lo stesso punteggio del primo. Guarda caso, nei sette match disputati da Nick fin’ora, quando ha perso un set, ha anche perso l’incontro.

Il pubblico di casa spinge Darcis, che ora riesce a controllare di più il suo gioco e l’avversario dopo aver portato a casa il set. Sale anche sul 30-40 nel primo gioco, ma il numero uno d’Australia tira una seconda delle sue per spegnere subito le speranze della folla belga. Arrivano palle break anche per Nick nel secondo e quarto game. In totale sono ben sette. Kyrgios sulla maggior parte ha qualcosa su cui recriminare perché non fa partire lo scambio su servizi non troppo incisivi di Darcis e nel palleggio commette errori abbastanza evitabili. Il gioco espresso dall’australiano nel quarto game è però estremamente propositivo e potente, tanto da tramutare qualche fischio in applausi. I caldissimi tifosi gialloverdi sudano freddo sul 5-5, quando il 33enne di Liegi si porta a palla break, vincendo due punti con le unghie e con i denti. Una prima a 227 km/h e Nick si salva. Al tie-break l’australiano parte come peggio non si può. Sbaglia tre rovesci e si ritrova subito sotto 4-0. Grazie al servizio e a qualche errore forzato di Darcis, riesce ad avvicinarsi e, sotto 6-4, recupera anche il minibreak. Ma ancora una volta Nick non esce dalla diagonale di rovescio e alla prima chance di spingere manca il campo col dritto. Darcis porta quindi il Belgio avanti di un set, a sorpresa. Il Palais 12 è una bolgia.

Dopo un set così lottato (82 minuti di durata), i primi frangenti di quarto set segnano tutto il parziale. Nick stavolta riesce ad accorciare gli scambi anche grazie a un rientro in campo non troppo convinto del numero 77 del mondo. Subito break per il 22enne di Canberra, che lo conferma in un game chiave in cui Hewitt urla c’mon dopo ogni quindici. Darcis sembra mollare un po’ la presa in attesa del parziale decisivo e con qualche errore in controtendenza rispetto a ciò che ha fatto vedere fin’ora, concede un secondo break. Kyrgios porta a casa un set lampo, quasi come il primo, ma stavolta col punteggio di 6-1.

Sulle note di “Hearts on fire” di Rocky IV i due si alzano dalle panchine per dare inizio al quinto set, quasi allo scoccare delle tre ore. Mai colonna sonora fu così azzeccata. La prima occasione di mettere il naso avanti ce l’ha il belga, ma il numero 20 del mondo è molto fortunato, perché il suo dritto impatta sul nastro e muore nel campo avversario. Il pubblico continua a fischiare. Scampato il pericolo, Nick si porta sul 15-40, ma Steve trova le linee col rovescio e con pazienza annulla anche una terza palla break. Darcis sembra aver tessuto una ragnatela non solo sul campo, ma anche nella mente di Kyrgios, che quando ha chance di break resta in balia dell’avversario, rinunciando a spingere dalla risposta. L’australiano si libera dalle ragnatele con un game in cui spara tre aces. Nel quarto gioco, Darcis si porta 40-15, ma dei suoi gratuiti e un vincente di Nick portano l’Australia a palla break. Per la prima volta, il giocatore di Liegi commette un errore grave, in lunghezza. Break Australia. Il servizio del numero 20 delle classifiche funziona ancora alla grande da lì in poi. La frustrazione di Steve è evidente dopo ogni ace che Kyrgios mette a segno. Sempre da 40-15 Belgio, Nick tira due fucilate di dritto in risposta e con un altro dritto vincente archivia la pratica, mettendoci due minuti in più di Goffin, in tre ore e 35 minuti di sofferenza. Tra Belgio e Australia, è ancora tutto in parità al termine della prima giornata.

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La parola a Kosmos: la genesi della nuova Coppa Davis

Intervista esclusiva con Javier Alonso, CEO di Kosmos, e il responsabile sportivo Galo Blanco. Un viaggio dietro le quinte della discussa riforma: “Cambiamento necessario, anche se radicale. Stiamo continuando a trattare con l’ATP. Di coppa del mondo ce ne sarà solo una”

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Coppa Davis 2019 (foto via Twitter, @DavisCup)

Madrid, 18 novembre 2019. Dopo oltre 100 anni di onorata carriera questa sarà una data fatidica per la coppa Davis, una delle manifestazioni sportive più cariche di fascino e di storia, che a partire da quest’anno cambia completamente pelle. In termini di formula si avrà una prima fase a gironi (qui il sorteggio dei gruppi effettuato il 14 febbraio) che precederà un succoso weekend di quarti, semifinali e finale in rapida sequenza. Superficie rapida, per una ‘Caja Magica’ che ritorna alle origini rispetto all’attuale collocazione nello swing primaverile del mattone tritato.

Niente più weekend spalmati nel corso dell’anno, niente più epiche sfide fuori casa contro il ruggito del pubblico amico, niente più maratone decisive al quinto. Ma è anche vero che le diserzioni ormai erano tante, e l’interesse oggettivamente in declino. Solo il tempo potrà dirci se ne sarà valsa la pena e se questa nuova versione della Davis sarà o meno il grande successo dell’uomo che sta dietro a tutto questo. Come noto ai più questa avventura ha un nome e un cognome ben precisi, Gerard Piquè, il vulcanico capitano del Barca, ma anche insospettabile poliedrico uomo d’affari, fondatore fra le altre cose di Kosmos, la società di media management che è il vettore di questa business venture.

Per capire un po’ meglio allora le dinamiche, il dietro le quinte, i protagonisti, le logiche sottostanti a questa scommessa, siamo andati a Barcellona nel quartier generale di Kosmos, a due passi dalla famosa Avinguda Diagonal. Qua ci hanno accolti Galo Blanco, il responsabile sportivo, e Javier Alonso, CEO di Kosmos Tennis con un passato pluriennale in Dorna, la società di gestione diritti della MotoGp. Chi scrive al momento della decisione presa da ITF era iscritto nel partito degli scettici, ed era quindi mosso da particolare curiosità, visto che sul tema si è detto e scritto tanto. L’impressione alla fine è sicuramente positiva: ci sono effettivamente tanti tasselli che lasciano ben sperare nella riuscita di un evento che obiettivamente negli ultimi ITF faticava a gestire e a far rimanere al passo coi tempi in termini di interesse generato.

L’intervista completa con Javier Alonso e Galo Blanco sarà pubblicata in due parti. In questa prima parte, come è nata la vision di Kosmos, le discussioni con ITF e ATP e l’analisi della prospettiva sportiva. Nella seconda e ultima parte, saranno invece affrontati i temi della sostenibilità economica, i diritti televisivi, la profilazione degli utenti e i social media.

 

I PRIMI PASSI


Innanzitutto un ringraziamento a entrambi (Javier Alonso e Galo Blanco) per la disponibilità e per cominciare vorrei chiedervi com’è nata l’idea di Kosmos Tennis.
Alonso: Kosmos ha due anni di anzianità come impresa. L’idea di Gerard nasce circa tre anni fa, all’epoca di una conversazione tra lui e un amico di Lugo, Ivan Modià. Ivan, che aveva cominciato la carriera di giornalista, si era poi dedicato all’attività di agente di giocatori di calcio ma voleva in quel momento cambiare ambito di attività. Ivan all’epoca era in contatto con Antonio Pereiro, presidente della federazione tennis di Galizia, che stava preparando la propria candidatura alla presidenza della federazione spagnola e voleva riportare un ATP 250 in terra iberica.

Per portare a casa quel risultato tuttavia aveva bisogno di qualcuno che ci potesse investire e da lì l’idea di chiamare Piqué: riuscì a concretizzare un incontro all’inizio del 2016. Il gallego presentò allora il progetto al capitano del Barcellona, la cui risposta fu contundente: “Vuoi organizzare un piccolo torneo o stare su Wikipedia?”. L’idea di Gerard era convertire la Coppa Davis in una specie di Coppa del mondo. Da questa premessa nasce quindi il progetto di Kosmos tennis (di cui Ivan fa parte, ndr). Nel dicembre 2017 siamo riusciti a presentare l’idea ai massimi rappresentanti dell’ITF, poi a febbraio è stato presentato al board della federazione internazionale, da febbraio ad agosto il progetto si è limato sulla base degli input dei vari soggetti interessati, fino ad arrivare alla versione definitiva votata il 16 agosto negli Stati Uniti, dove siamo riusciti ad ottenere il consenso del 71% delle federazioni tennistiche dell’ITF.

Quando avete iniziato… avete iniziato da zero, e non deve essere stato facile anche solo capire con chi parlare, considerando la frammentazione della governance nel mondo del tennis (ITF, vs ATP, vs Slam, ndr). Come avete deciso di rivolgervi alla ITF? O in qualche momento avete pensato di avviare un tavolo con ATP?
Alonso: Sì, abbiamo parlato anche con ATP. Abbiamo iniziato con la ITF, poi abbiamo intavolato una discussione anche con ATP, per poi tornare nuovamente a parlare con ITF. Alla fine però è vero che c’è un po’ di casino (letterale ndr), però la nostra idea è quella di creare una Coppa del mondo di tennis per nazioni che è qualcosa che mancava. E questo non è solamente importante per la ITF o per la ATP, credo che sia importante per il mondo del tennis in generale. Alla fine era qualcosa che mancava e che invece è presente in ogni altro sport di punta. È chiaro che la Davis era l’unica competizione per nazioni nel tennis e che si prestava a questo scopo, ma noi crediamo nella necessità di parlare con tutti. Abbiamo parlato con ATP, abbiamo parlato con i tornei del Grande Slam, e vogliamo cercare di trovare una collaborazione con tutti. È vero che qualsiasi cambiamento è difficile, tanto più nel mondo dello sport. Pertanto è importante avere anche un orizzonte temporale di lungo periodo, per consentirci di convincere tutti a poco a poco della bontà del progetto.

Blanco: Siamo l’unico gruppo che ha tentato di mediare con tutti gli attori. Io ho passato tutta la vita nel mondo del tennis, e non mi risulta che ATP, ITF e Slam siano mai stati uniti. Ognuno ha sempre pensato per sé e secondo me sarebbe molto importante per il mondo del tennis che tutti questi attori possano ricongiungersi. La nostra idea è parlare con tutti e arrivare ad accordi e sinergie di cui tutti possano beneficiare. Nel mondo dello sport è sempre necessario che vi sia un investimento sul movimento e di solito questo viene fatto dalle federazioni. È vero che nel calcio ormai sono tanti i club che investono direttamente per coltivare i talenti di domani, però questo non succede nel mondo del tennis. Se le federazioni non continuano a organizzare e a dare impulso al movimento al livello junior sarà difficile il ricambio. Io personalmente ho aperto una Accademia, ma normalmente le Accademie sono private e sono costose. E nel mio caso mi piacerebbe contribuire alla crescita del movimento iberico, ma gli spagnoli da me sono solo due, perché non se la possono permettere.

LA PROSPETTIVA SPORTIVA


L’idea è stata quindi quella di comprare i diritti della Davis, un evento con grande tradizione, che praticamente tutti i migliori del mondo sono riusciti a conquistare. Quindi in sostanza investire in un marchio consolidato e con grande tradizione. Ma allora come si concilia questo investimento con lo stravolgimento di quello che è stata per oltre 100 anni la Davis? Ci sono state moltissime discussioni in questo senso, qual è quindi il vostro punto di vista?
Blanco: È tutto verissimo, tutti i migliori l’hanno vinta e tutti aspiravano a vincerla. Però quello che ti posso dire da ex giocatore, è che la Davis poco a poco stava morendo, stava perdendo la sua essenza. Il mio sogno era quello di rappresentare il mio paese e giocare per il mio paese. Alla fine un tennista gioca solo per se stesso tutte le settimane dell’anno, ma le sfide di Davis sono l’unico momento in cui sei parti di una squadra, rappresentando i colori del tuo paese. Ma cosa stava succedendo? Che ultimamente a causa dell’affollamento del calendario i giocatori dovevano dedicare moltissimo tempo a questa competizione.

Con il formato home and away che esisteva fino all’anno scorso, sono quattro settimane all’anno che era necessario dedicare alla Davis, se si voleva arrivare in finale e vincerla. E questo cosa significava? Che se uno voleva fare le cose per bene doveva arrivare per tempo, magari anche la settimana prima… e la settimana dopo uno aveva nelle gambe un impegno di un weekend con magari tre partite consecutive al meglio dei cinque set e questo poteva avere un effetto anche sulla settimana seguente. Risultato? La Davis così com’era, nel caso più estremo andava a impattare per dodici settimane nel calendario di un giocatore. E con quello che pagava la federazione per giocare, per i tennisti non compensava più. E soprattutto per i giocatori che la competizione l’avevano già vinta, diventava pesante, visto che ormai si erano tolti il peso. E con il passare degli anni, con l’aumentare della calibrazione nella preparazione e l’attenzione a non sovraccaricare il fisico, la scelta per una tennista era ovvia.

Il primo torneo che veniva lasciato andare, spesso e volentieri era proprio la Davis. Inoltre va ricordato che la Davis non dà neppure ranking ATP. Quindi ribadisco, dal mio punto di vista la Davis stava perdendo appeal prima di tutto fra i giocatori, specie se consideriamo che secondo me invece la Davis dovrebbe avere il valore e il prestigio di uno Slam. Quello che noi allora facciamo è mantenere il meccanismo home and away per il turno di qualificazione, ma concentrato in una settimana, riducendo l’impegno previsto, e portando la fase finale sulla stessa superficie su cui in quel periodo sono abituati a giocare. Quest’anno ad esempio la fase finale a Madrid è collocata giusto dopo le Finals, e verrà giocata sullo stesso tipo di superficie per evitare cambi drastici che possono portare anche a degli infortuni. Crediamo quindi che questa formula sia valida e che il cambiamento fosse necessario, anche se radicale.

Credo che il primo anno sarà molto importante, voi che ne pensate?
Alonso: In tutti gli eventi il primo anno è ovviamente importante, ma direi che è quasi più importante il secondo. Il primo è facile che si possa avere successo, non fosse altro che per il tema del cambiamento. Abbiamo da poco cominciato a vendere i biglietti e siamo già molto contenti dei risultati raggiunti fin qua. Abbiamo già venduto un buon 10% dei tagliandi a disposizione. A livello di infrastruttura credo che quello che stiamo organizzando a Madrid riuscirà davvero bene. Anche perché la ‘Caja Magica’ è un posto spettacolare, così come la città di Madrid si presta molto bene ad un evento del genere.

L’ideale sarebbe che la coppa Davis e la ATP Cup si potessero unire, e che la Davis potesse fornire punti ATP, anche per incentivare i giocatori.
Alonso: Sono d’accordo, di Coppe del mondo ce ne sarà una sola. Il vantaggio della Davis è che sono le federazioni a rappresentare davvero i paesi. Nadal che gioca come spagnolo è una cosa, altra cosa è che un paese sia rappresentato in una competizione internazionale. Come dicevo prima non siamo preoccupati del breve termine, quello che ci interessa è il medio lungo termine. Abbiamo messo sul tavolo tutte le risorse possibili per poter negoziare e conseguire anche un miglioramento del mondo del tennis. Nell’ultima riunione in cui siamo stati a Londra a novembre, erano presenti tutti gli stakeholders del mondo del tennis e stiamo continuando a cercare soluzioni valide per tutte le parti. Con il vecchio formato la Davis occupava quattro settimane, con il nuovo siamo scesi a due e continuiamo a proporre miglioramenti nel calendario che è uno dei punti critici, anche in relazione alla ATP Cup. Vediamo come si evolveranno le cose.

Articolo e intervista a cura di Federico Bertelli

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Coppa Davis

L’Italia di Davis era da prime otto. Ma sarà un successo non retrocedere

Davvero sfortunati gli azzurri nella nuova Coppa Davis. Con USA e Canada al completo non avremmo possibilità. I gironi di ferro e di coccio. Dura perfino per la Spagna di Nadal

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Team Italia - Coppa Davis 2019 (via Twitter, @CopaDavis)

Coppa Davis, sorteggio Finali Madrid 2019: l’Italia pesca USA e Canada

Ci sarà tempo, da qui a novembre, per capire chi giocherà e chi non giocherà la nuova Coppa Davis. Oggi come oggi è difficile fare qualsiasi previsione. Ma ad occhio c’è un vero girone di ferro, quello del gruppo B dove sono capitate la Croazia detentrice della Coppa, la Spagna aiutata dal fattore campo e dalla presenza di Nadal (salvo infortuni che non gli auguriamo) e la Russia che fra Khachanov, Medvedev, Rublev, giovani rampanti e fra un anno quasi certamente più forti di quanto siano oggi, non ha che da scegliere la formazione migliore: sarà comunque forte.

Mi sembra invece che ci sia un girone di coccio, quello del gruppo E, perché a meno che Andy Murray sconfigga le previsioni che lo vedono assai difficilmente in grado di tornare ai suoi antichi livelli, una Gran Bretagna ingiustamente premiata da una wild card che potrà schierare Edmund, Norrie e Evans, un Kazakistan che schiera i suoi soliti vecchi cavalli Kukhushkin e Nedovyesov più (lui cavallo… pazzo) Bublik, e l’Olanda di Haase e De Bakker e i due Griekspoor, sarebbero state tre squadre ampiamente battibili per la nostra Italia.

Per l’Italia sarebbe stato meglio capitare nel girone D (dove ci sono il Belgio di Goffin e nessun altro, l’Australia di De Minaur e forse Millman e di non si sa chi perché garantire la presenza di Kyrgios e Kokkinakis sarebbe un grosso azzardo, la Colombia che ha due buoni doppisti come Farah e Cabal ma nessun singolarista a meno che si consideri tale Santiago Giraldo n.252 ATP) o anche nel girone C, perché se Zverev mantiene il proposito di non giocare la nuova Davis, la Germania di Marterer e Kohlschreiber, l’Argentina probabilmente senza del Potro e il Cile di Jarry, non sono davvero squadroni.

Dovendo giocare indoor era difficile scegliere peggio del girone F con gli USA, che con Isner (sebbene Long-John sia stato fra i testimonial dell’ATP Cup a Londra e potrebbe anche non scendere in campo), Tiafoe e/o Querrey, i fratelli Bryan o anche uno solo dei due con Sock, sembrano al di fuori della nostra portata. Così come lo sarebbe il Canada se si presentasse con i vari Raonic, Shapovalov e anche Pospisil e Auger-Aliassime, n.101 e n.102 che sul “veloce” danno più garanzie dei nostri, che al di fuori della terra battuta valgono molto meno.

Oggi si può forse sperare su grandi progressi di Matteo Berrettini, ma riguardo a Fognini e Cecchinato sul veloce si può fare modesto affidamento, tanto che forse anche a 35 anni e mezzo potrebbe essere ancora Seppi uno dei nostri due singolaristi a novembre. Mentre il doppio Fognini/Bolelli non è più brillante come quando vinse l’Open d’Australia battendo in finale Herbert/Mahut, che poi hanno vinto 4 Slam, incluso l’ultimo Australian Open.

È possibile, a parziale consolazione, che il veloce indoor della Caja Magica non sia così veloce, perché la Spagna non ha alcun interesse a danneggiare Nadal. E con la Spagna la Kosmos di Piqué, perché si è sempre detto che l’aspetto più fascinoso della Davis era il clima delle partite con un tifo non calcistico ma quasi. Se arrivassero di fronte in finale a Madrid squadre come Serbia, Russia, Giappone, USA e Australia o una nazione sudamericana (la cui tifoseria non avrebbe fatto a tempo ad organizzare una trasferta che per la propria squadra potrebbe esaurirsi nell’arco dei primi tre giorni della settimana), dubito che il clima in tribuna sarebbe esaltante. Insomma secondo me si farà di tutto per aiutare la Spagna ad andare avanti e del resto una Spagna con Nadal, Bautista Agut, Carreno Busta, Verdasco, Munar, ha le armi per farsi strada anche senza aiutini.

Io credo che alla fine, poiché pecunia non olet – e di soldi ce ne sono tanti, 50 milioni di euro di montepremi da distribuirsi fra una cinquantina di giocatori di 18 Paesi – e poiché le federazioni e i vari sponsor cercheranno di persuadere i propri giocatori a scendere in campo perché la copertura televisiva sarà importante e già hanno aderito alcuni sponsor molto importanti e prestigiosi (Rolex fra questi), il torneo godrà anche di una grande copertura mediatica. Le testate giornalistiche più importanti di tutti i 18 Paesi partecipanti vorranno essere presenti a Madrid. La cassa di risonanza sarà dunque notevole, notevolissima. Fioccheranno certamente ancora le critiche alla formula, si farà fatica a chiamarla Coppa Davis perché ci sembrerà di oltraggiare quella che abbiamo amato e vissuto dal 1900 a ieri 2018, però l’interesse ci sarà anche se Djokovic, Federer, Zverev decidessero insieme a qualche altro big (del Potro) di restarsene a casa.

Peccato, per quanto riguarda l’Italia, che le chances di approdare ai quarti di finale siano modestissime. Peccato perché sebbene finora gli azzurri non abbiano entusiasmato, l’Italdavis avrebbe potuto ambire ad un posto fra le prime otto. Vale inoltre la pena ricordare che la formula delle Finali prevede che le quattro semifinaliste del 2019 si qualifichino di diritto per le Finali del 2020 e che le squadre classificate tra il quinto e il sedicesimo posto partecipino alle sfide preliminari, mentre le altre due (le peggiori classificate) saranno retrocesse nei rispettivi gruppi zonali. Considerando le difficoltà proposte dal sorteggio, una di queste potrebbe appunto essere l’Italia. Vincendo un incontro ai danni dell’avversaria sorteggiata nell’area europea (tra cui ci sono tante compagini temibili) ad aprile o settembre 2020, gli azzurri si guadagnerebbero a quel punto la chance di giocare i turni di qualificazione nel 2021, ma sarebbe preclusa in ogni modo la finale 2020, a meno di ricevere una wild card da parte di Kosmos. Che dire, la dea bendata proprio non ci ha voluto bene.

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Coppa Davis

Coppa Davis 2019: Italia girone di ferro, sfiderà Stati Uniti e Canada

Gli azzurri nel Gruppo F contro gli Stati Uniti di Isner e Tiafoe e il Canada di Raonic e Shapovalov. Gruppo B da non perdere con Croazia, Spagna e Russia

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La cerimonia del sorteggio dei gironi delle Finals di Madrid viene presentata da Eddy Vidal (giornalista spagnolo) e Caroline Withaker, giornalista che spesso lavora per Eurosport UK. Inanzitutto vengono ricordate le sfide di primo turno e viene anche mostrato un video con le immagini salienti delle sfide disputate. Si passa poi alla presentazione di David Haggerty, presidente ITF e sostenitore convinto del nuovo corso della Coppa Davis.

Il presidente tiene a sottolineare la grande tradizione della competizione, quanto la vecchia formula abbia contraddistinto la manifestazione in passato, precisando però che erano necessari dei cambiamenti per riportarla agli antichi fasti. Soprattutto il presidente ITF sottolinea il vantaggio con la nuova formula di sapere con netto anticipo dove si giocherà e quindi anche la possibilità per i giocatori di poter preparare con la dovuta calma la partecipazione alla fase finale, con la certezza anche della sede (con la vecchia formula la sede della finale era decisa circa un mese e mezzo prima della data nella quale si sarebbe giocata). Haggerty evidenzia la grande atmosfera che ci sarà alla Caja Magica di Madrid che ospiterà le Finals, dove ci saranno ben 18 squadre e quindi tanti giocatori e tanti match da ammirare. Per questo Haggerty si augura che a novembre (18-24 novembre lo ricordiamo) giungano nella capitale spagnola tanti tifosi per assistere allo spettacolo della fase finale manifestazione. Haggerty cita poi la Kosmos, società multinazionale e sponsor finanziario principale che ha avuto un importantissimo ruolo nel progetto di rinnovamento della manifestazione (soprattutto economico, n.d.r.), con la quale è soddisfatto di aver lavorato in maniera congiunta per rinnovare la competizione.

Davanti ai capitani delle 18 nazionali finaliste dell’edizione 2019 viene poi chiamato sul palco Gerard Piqué, giocatore del Barcellona ma soprattutto elemento di spicco della Kosmos che ha spinto per la sponsorizzazione della manifestazione e soprattutto convinto sostenitore della nuova formula. Piqué dichiara che a Madrid ci sarà un festival del tennis, con tante squadre e tante sfide che costelleranno il programma. Confessa il suo amore per il tennis da calciatore e per questo è convinto che la nuova manifestazione sarà un successo e che riporterà molta attenzione sulla Coppa Davis.

Si passa così al sorteggio dei vari gironi. Il testimone passa nelle mani del giudice arbitro svizzero Andreas Egli, che alternando un perfetto spagnolo all’inglese procede con l’aiuto dei vari capitani delle nazionali all’estrazione delle squadre che formeranno i vari gironi.

Ecco di seguito i sorteggi e la composizione di tutti i gironi

GRUPPO A: Francia, Serbia, Giappone
GRUPPO B: Croazia, Spagna, Russia
GRUPPO C: Argentina, Germania, Cile
GRUPPO D: Belgio, Australia, Colombia
GRUPPO E: Gran Bretagna, Kazakistan, Olanda
GRUPPO F: Stati Uniti, Italia, Canada

Girone a dir poco duro quindi per la nostra nazionale (l’atteggiamento di Sergio Palmieri presente nelle prime file tradisce non poca preoccupazione). I nostri tennisti affronteranno gli Stati Uniti e il Canada. Da una parte probabilmente Isner, Querrey, Tiafoe e due doppisti di sicuro valore, dall’altra il Canada di Shapovalov, Raonic (ci sarà?), Auger Aliassime. Poteva capitarci di meglio, sul veloce ci sono forse capitati due tra gli avversari peggiori che potevamo trovarci davanti. Certo che una sfida che si regge su due singolari ed un doppio può risultare più livellata ed equilibrata e regalarci anche qualche sorpresa e chiaramente Barazzutti si augura che quelle più clamorose le regali la nostra nazionale.

Sul palco viene poi chiamato Albert Costa, ex tennista e capitano della nazionale spagnola di Davis e direttore della fase finale della competizione a Madrid. Anche a Costa viene chiesto un parere sulla nuova formula e sui vari gironi sorteggiati e naturalmente l’ex vincitore del Roland Garros dichiara di attendersi grande spettacolo a Madrid e sottolinea soprattutto il grande equilibrio che almeno sulla carta contraddistingue alcuni gironi. Insieme a Costa il giudice arbitro Egli sorteggia già la composizione del tabellone dei quarti, dove la vincente del gruppo A e quella del Gruppo B vengono collocate negli slot 1 e 8, mentre negli slot 2 e 7 andranno collocate le due nazionali che si qualificheranno come migliori seconde. Le loro posizioni saranno sorteggiate al termine dei Round Robin. Ecco come sono stati sorteggiati gli altri slot:

QUARTI DI FINALE

Vinc. Gruppo A vs Migliore seconda 1 o 2
Vinc. Gruppo D vs Vinc. Gruppo F
Vinc. Gruppo E vs Vinc. Gruppo C
Migliore seconda 1 o 2 vs Vinc. Gruppo B

Chiara l’impronta calcistica che si è cercata di dare all’evento. Il sorteggio ha ricalcato molto quello dei mondiali e degli Europei di calcio con il sorteggio dei gironi. Sicuramente un momento divertente e che ha catalizzato molto l’attenzione degli spettatori e dei presenti. Si è creata quella suspense tipica dei sorteggi calcistici con le facce dei vari capitani che tradivano un minimo di tranquillità o preoccupazione dopo aver visto le proprie avversarie. Onestamente questo è un punto a favore del nuovo corso.

Composizione dei gironi, come a volte capita nel calcio ne è uscito qualcuno molto equilibrato ed incerto e qualcuno sulla carta un po’ più morbido. Certo, bisognerà capire quale tennista delle varie squadre onorerà la fase finale. Ad occhio e croce però il gruppo A sembra una lotta tra Francia e Giappone (se ci sarà Nishikori) con la Serbia che però se avesse Djokovic potrebbe diventare favorita. Molto equilibrio nei gruppi 2 e 5 (occhio alla sorpresa Kazakistan), USA un pelo favoriti sul Canada nel gruppo dell’Italia, Australia e Germania favoriti nei loro raggruppamenti. Occhio naturalmente alle migliori seconde, qui addirittura la qualificazione potrebbe essere decisa dal quoziente punti (che come elemento discriminante ci pare un po’ grossolano). Chi vivrà vedrà, vedremo a novembre quale sarà l’efficacia del nuovo format.

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