Da Panatta a Vilas, tutti gli auguri a Ubitennis – Ubitennis

Focus

Da Panatta a Vilas, tutti gli auguri a Ubitennis

Il mondo del tennis celebra i 10 anni di Ubitennis

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Adriano Panatta

Guillermo Vilas

Paolo Bertolucci – via mail

10 anni possono sembrare tanti ma per chi, come me, vi ha seguito giornalmente sono volati via in un batter d’occhio. Serietà, competenza e passione sempre e comunque. Tanti cari auguri e lunga vita a Ubitennis.

Steve Flink, giornalista membro della Hall of Fame – via mail

I would like to convey my heartfelt congratulations to the inimitable Ubaldo Scanagatta on the tenth anniversary of Ubitennis.com. I have known Ubaldo for over forty years and his unwavering enthusiasm for tennis is clearly reflected in Ubitennis.com. He has turned the website into a forum for all kinds of tennis journalists. This has not been a self-serving enterprise. Ubaldo’s inclusiveness is demonstrated in the way he handles his web site, in how he opens it up to a diversity of people who have a wide range of opinions, in the many topics he covers on the site. I congratulate my old friend on this important anniversary. He created the site. He should be proud of what he has done to make it a valuable source of information to his many readers. Well done, Ubaldo! Keep up the great work.

Piatti Tennis Academy

Federico Ferrero, giornalista e telecronista Eurosport

Stefano Meloccaro, conduttore Sky Sport

Greg Sharko, responsabile statistiche ATP

Jacopo Lo Monaco, giornalista e telecronista Eurosport

Patrick Mouratoglou, coach di Serena Williams e fondatore della Mouratoglou Tennis Academy

Todd Martin, ex numero 4 del mondo e presidente della Hall of Fame

Elena Pero e Paolo Bertolucci, in diretta su Sky Sport

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Australian Open

Born to run

Amanda Anisimova è una predestinata. L’abbiamo detto tante volte ma credeteci, questa volta è vero. Lei è nata per correre: forse Kvitova la fermerà agli ottavi, ma il viaggio è cominciato

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Dopo la folgorante vittoria ai danni di Sabalenka, da alcuni persino considerata tra le favorite per la vittoria dell’Australian Open, il tennis non può ignorare Amanda Anisimova, non più. A darle i natali circa 17 anni e mezzo fa è stata la cittadina di Freehold, New Jersey, la stessa che cinquantadue anni prima, nel bel mezzo dell’erogazione del Piano Marshall, ebbe l’ardire di regalare al mondo Bruce Springsteen. Col senno di poi si può dire che del piano facesse parte anche lui; nient’altro che un bene di conforto a lento rilascio, Bruce, che avrebbe cominciato a sortire i suoi effetti negli anni Settanta. Born in the U.S.A. ma soprattutto nato per correre, e Amanda sembra essere stata generata sotto la stessa stella da papà Konstantin e mamma Olga, nati a Mosca ma abbastanza facoltosi e lungimiranti da decidere di trasferirsi negli Stati Uniti nel 1998. Amanda ha una sorella maggiore, Maria, che al momento della trasvolata aveva già dieci anni; ha giocato a tennis durante il college salvo poi concentrarsi sugli studi economici, che l’hanno portata ad assumere la direzione della Bank of America Merrill Lynch (nel 2017) ed essere indicata da Forbes come una delle trenta under 30 più influenti del mondo della finanza (nel 2018).

Due anni formidabili per le sorelle Anisimova. Sono gli stessi in cui la piccola Amanda si affaccia al professionismo e gioca il suo primo Slam tra i grandi, a Parigi nel 2017, qualche mese prima di concludere in bellezza la sua carriera juniores vincendo lo US Open. Nel 2018 comincia a correre per davvero. La spensieratezza con la quale schiena prima Pavlyuchenkova e poi Kvitova a Indian Wells, a soli sedici anni, genera chiacchiericcio attorno al suo nome ed è annebbiata solo in parte dall’infortunio alla caviglia destra a causa del quale è costretta a fermarsi per quattro mesi, appena salita sul trampolino per tuffarsi nel mondo dei grandi. “È stato frustrante perché stavo giocando alla grande, ho dovuto ricominciare da zero ed è stata dura. Mi sono presa un po’ di tempo per pensare ad alcune cose, per questo ho avuto alti e bassi nel corso della stagione”.

In fondo quando hai preso la racchetta in mano a due anni e subito hai capito – prima di poterlo realmente capire – che sarebbe stata la tua vita, non hai fretta di arrivare. Amanda rientra in campo a fine luglio con la caviglia ancora dolorante, giocando però subito bene a San José e Cincinnati (ottavi, come a Indian Wells). Per vederla in finale basta attendere fino a metà settembre, nel torneino di Hiroshima, dove soltanto una Hsieh in stato di grazia può impartirle una severa lezione.

 

Come detto, Amanda non ha fretta. Né di diventare una campionessa, né quando si appresta a servire, né quando costruisce il punto. Affronta ogni quindici come un rompicapo a tempo di cui conosce la soluzione, ragione per cui nei suoi occhi non si legge alcun affanno. A impressionare del suo tennis è poi l’equilibrio, la capacità di dividere il campo in due metà perfettamente equivalenti e utili allo stesso scopo: tirare colpi vincenti. “Molte persone mi dicono che ho un gran rovescio, ma a me piace giocare anche il dritto. Non credo di avere un colpo migliore dell’altro“. Dritto o rovescio che sia, per certo c’è che Amanda colpisce la palla sistematicamente quando sta salendo, giocando a ricattare il tempo, a volte quasi in demi-volée come ha prontamente rilevato un cronista durante la sua ultima conferenza stampa. La frenesia è ristretta all’istante di impatto con la palla, come nel caso di questo dritto tirato oggi a Sabalenka.

La scansione delle movenze di Amanda non ha prodotto una corrispondenza inequivocabile con tenniste del presente o del passato, né lei ci aiuta troppo rifiutando la pantomima degli idoli e dei modelli di comportamento con la consistente eccezione – in effetti ci si poteva pensare – di Maria Sharapova, con la quale ha scambiato qualche parola dopo la vittoria di oggi. “La guardo giocare da quando era piccola, mi è sempre piaciuto guardare anche le sue interviste. È una grande persona anche fuori dal campo“. Lunghe leve e occhi – un po’ meno glaciali – fissi sull’avversaria come quelli di Maria, alla quale proverà a rubare quella sottile capacità di dominare la competizione emotiva con la partita, concentrandosi esclusivamente sulla propria metà di campo. Talenti con cui si nasce, ma che vanno allenati giorno per giorno circondandosi delle persone giuste.

Nel suo team la figura di riferimento è sempre stata papà Konstantin, che per favorire le occasioni di incontro tra sua figlia e i migliori allenatori statunitensi aveva scelto di spostare la famiglia in Florida. Si respira tennis, da quelle parti: a Bradenton sorge l’accademia di Bollettieri, a Lake None il campus USTA dove Anisimova si è spesso allenata. Compiuti undici anni, Anisimova è stata affidata alle ‘cure’ di Nick Saviano, che di lì a un paio d’anni avrebbe contribuito al 2014 miracoloso di Eugenie Bouchard; Saviano continua seguire Anisimova come coach fino al 2017 per poi essere sostituito da Max Fomine, già nel team in qualità di hitting partner. Il rapporto con Saviano è rimasto ottimo, tanto che Amanda torna ad allenarsi con lui quando fa base in Florida, ma ad accompagnarla nei tornei sono rimasti soltanto il papà e Max Fomine.

Questo, di torneo, non è ancora finito. Amanda sarà la prima giocatrice nata nel nuovo millennio a giocare un ottavo di finale Slam e affronterà Petra Kvitova, già malmenata qualche mese fa in California. La giocatrice ceca è in gran forma e intende procedere verso il titolo, ma coincidenza vuole che questo sia esattamente lo stesso obiettivo della 17enne di Freehold. “Il mio sogno? Voglio vincere già questo torneo!” ha risposto con il sorriso a un giornalista, puntando però il dito sul tavolo perché non sembrasse solo un capriccio di gioventù. Quando sei nata per correre, l’ambizione è il tuo destino.

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Australian Open

Australian Open: Federer e Nadal di fretta, ora Tsitsipas e Berdych

MELBOURNE – Zero palle break concesse a Fritz e altra vittoria in tre set per il campione in carica. Berdych torna agli ottavi e ritrova Rafa (regolato de Minaur) dopo quattro anni. Verdasco manca 2 match point contro Cilic

Vanni Gibertini

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista del New York Times Ben Rothenberg: la sorpresa Anisimova

 

da Melbourne, il nostro inviato

ROGER UNDER THE ROOF – Nelle giornate piovose e insolitamente anti-estive come questo venerdì a Melbourne, la differenza tra i campi indoor e quelli outdoor non potrebbe essere più stridente, mentre nei ground all’aperto si cerca di evitare le pozzanghere più grandi, rimanere asciutti pulendo le sedie con un foglio di giornale prima di sedersi e trovare un angolino al coperto per far passare i frequenti scrosci. Al coperto invece tutto funziona come un orologio, quasi come un torneo indoor indipendente. L’insolita collocazione del match di Roger Federer non prima delle 13 ha incoraggiato il pubblico ad anticipare il pranzo e prendere posto con buon anticipo nella Rod Laver Arena assistere al match tra il più giovane e il più vecchio dei giocatori padri ancora in tabellone.

Nei primi 20 minuti di partita Taylor Fritz non ci ha capito molto: Federer gli ha mischiato le carte in maniera superba, bloccando le risposte e usando magistralmente il rovescio tagliato per costringere il giovane americano a colpire palle basse e senza peso in avanzamento, cosa complicata da fare con lunghe leve e impugnature chiuse. Giusto il tempo per Leo o Lenny (non ci chiedete di distinguerli), uno dei due gemelli di Federer, di schiaffeggiare giocosamente Ivan Ljubicic e il primo set è già in cascina. Fritz prova a cercare la chiave del match come per due giorni ha cercato la chiave smarrita dell’Airbnb che qui a Melbourne divide con Mackenzie MacDonald (si era semplicemente nascosta nella sacca di Taylor) e inizia a martellare con il diritto per alzare il ritmo dei palleggi e portare il match su un terreno a lui più familiare.

FEDERER CHIAMA… – L’americano annulla una delicata palla break sull’1-1 del secondo set e per qualche game sembra riuscire a tenere il ritmo di Federer. Sul 4-3 in suo favore un effimero 0-30 gli fa intravedere la via per la parità, ma con il servizio l’elvetico sistema il game e poco più tardi piazza l’allungo decisivo con un paio di imperiosi diritti per andare in vantaggio di due set dopo soli 63 minuti di gioco. Basta 1 ora e 28 minuti per chiudere la pratica di questo match e far avanzare Roger Federer al quarto turno dove affronterà Stefanos Tsitsipas, da lui già battuto in due set poche settimane fa a Perth durante la Hopman Cup in una partita comunque molto tirata.

… NADAL RISPONDE – Il terzo capitolo della saga Nadal vs Australia era anche il match più atteso del day 5. Ma dopo aver liquidato James Duckworth e Mattew Ebden nei primi due turni, il numero due del mondo non ha lasciato scampo nemmeno al giovane Alex de Minaur, spegnendo gli entusiasmi di una Rod Laver Arena gremita. Il 19enne nativo di Sydney ha perso con lo stesso punteggio dell’ultimo e unico precedente, giocato allo scorso Wimbledon sempre a livello di terzo turno. Eppure la promessa del tennis aussie, che non sta passando un buon momento, ha giocato una discreta partita, ha tenuto in campo Nadal per due ore e 22 minuti portando gran parte dei game ai vantaggi. Ma la sensazione è che mancassero quei 10 kg di peso in più per caricare colpi dannosi per lo spagnolo.

Rafa ha concesso qualcosa solo in avvio di partita, una palla break casuale sull1-1 nata da due doppi falli. Nonostante qualche sbavatura è comunque doppio break di vantaggio e 6-1 perentorio. De Minaur è sempre costretto a colpire coi piedi per aria o a correre da un lato all’altro del campo, ma riesce comunque a piazzare qualche vincente che dà speranza al suo pubblico di assistere a una vera partita. Nel secondo set il copione è lo stesso. Sotto gli occhi di Lleyton Hewitt – ultimo australiano capace di battere Nadal all’Open d’Australia negli anni 2004 e 2005 – il giovane Alex fa una fatica da matti a tenere i suoi turni di battuta e raccoglie le briciole contro il servizio on fire di Rafa (86% di prime in campo). Il break nel primo gioco del terzo set mette fine alla contesa, ma “Demon” continua comunque a spingere per evitare un terzo cappotto e dà ulteriore sfoggio del suo talento, ancora troppo grezzo per impensierire questa versione di Nadal. L’ultimo game è la foto della partita. Con Rafa al servizio per il match, de Minaur annulla a suon di vincenti ben cinque match point, ma il numero due del mondo è una roccia e raggiunge gli ottavi di finale per la dodicesima volta all’Open d’Australia.

Il campione dell’edizione 2009 ha fatto registrare due importanti traguardi. Con il successo sul giovane australiano fa registrare la vittoria numero 250 negli Slam e con il 43esimo ottavo di finale Major eguaglia Jimmy Connors al terzo posto nella speciale classifica dell’Era Open. Al prossimo turno dovrà vedersela con un redivivo Tomas Berdych. Nadal è avanti 19-4 nei precedenti, ma nel penultimo incontro, giocato proprio a Melbourne nel 2015, ha patito una sonora sconfitta con tanto di bagel. Non sarà una passeggiata per il 17 volte campione Slam.

CILIC, RIMONTA PAZZESCA – Ancora una volta si son fatte le ore piccole sulla Margaret Court Arena. Il giorno dopo il match tra Johanna Konta e Garbine Muguruza finito dopo le tre del mattino australiane, Fernando Verdasco e Marin Cilic hanno lasciato il campo all’una. Al termine di una battaglia durata 4 ore e 18 minuti l’ha spuntata il finalista uscente. Cilic ha rimontato da sotto due set a zero per la sesta volta in carriera ed è stato costretto anche ad annullare due match point nel tie-break del quarto set. Per Marin si tratta inoltre dell’ottava vittoria negli ultimi nove confronti con il semifinalista dell’edizione 2009, nel giorno del loro primo incontro in un Major.
Per lunghi tratti della partita è stato Verdasco a comandare il gioco. Vinto un primo set che poteva svoltare sul 3-3 0-40 in favore Cilic, lo spagnolo ha preso il largo nel secondo, lasciando più volte fermo il suo avversario con autentiche bordate da fondocampo. Sul meritato doppio vantaggio iberico, il campione dello US Open 2014 ha alzato i giri del motore e ha costretto Verdasco a mollare un terzo set vinto di rabbia dal croato, 6 giochi a 1, per concentrarsi sulla frazione successiva. Il momento decisivo per le sorti della contesa è stato il tie-break del quarto set. Giunti sul 6-6 senza l’ombra di una palla break, il jeu decisif si è giocato in un’atmosfera tesissima. Conferma ne dà il disgraziato doppio fallo commesso da Nando sul suo secondo match point. L’ennesima grande occasione mancata in carriera dal commovente 35enne madrileno ha aperto la strada a due punti da campione di Marin Cilic, che ha portato il match al quinto. Con l’inerzia tutta in suo favore, il finalista uscente ha trovato il break in apertura di set e ha dovuto solo gestire un pericolosissimo 0-40 nel settimo game prima di festeggiare la rimonta e l’accesso al quarto turno. Centra così gli ottavi di finale per la sesta volta a Melbourne, dove affronterà un altro spagnolo, Roberto Bautista Agut.

GLI ALTRI INCONTRIContinua la cavalcata del campione di Doha, Roberto Bautista Agut, che sulla 1573 Arena ha eliminato la testa di serie numero 10 Karen Kachanov in tre set. Dopo le due maratone contro Andy Murray e John Millman nei primi due turni, lo spagnolo ha ancora una volta sorpreso tutti con una prestazione di muscolo che gli ha permesso di tenere in mano la partita dall’inizio alla fine. Il punteggio poteva essere anche più rotondo, ma la grande pressione fatta dal numero 22 del seeding ha portato Khachanov a chinare il capo in volata al termine di tutti i parziali. Bautista ha raggiunto così il decimo quarto turno a livello Slam (non è mai andato oltre), risultato raggiunto per quattro volte a Melbourne Park.

ha collaborato Antonio Ortu

Risultati:

[14] S. Tsitsipas b. [19] N. Basilashvili 6-3 3-6 7-6(7) 6-4
T. Berdych b. [18] D. Schwartzman 5-7 6-3 7-5 6-4
[3] R. Federer b. T. Fritz 6-2 7-5 6-2
[20] G. Dimitrov b. T. Fabbiano 7-6(5) 6-4 6-4
F. Tiafoe b. A. Seppi 6-7(3) 6-3 4-6 6-4 6-3
[22] R. Bautista Agut b. [10] K. Khachanov 6-4 7-5 6-4
[2] R. Nadal b. [27] A. de Minaur 6-1 6-2 6-4
[6] M. Cilic b. [26] F. Verdasco 4-6 3-6 6-1 7-6(8) 6-3

Il tabellone maschile 

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Australian Open

Australian Open: questa volta il quinto set non sorride a Seppi, agli ottavi va Tiafoe

MELBOURNE – Qualche rimpianto per Andreas, che era avanti 2 set a 1. L’azzurro cede dopo oltre 3 ore di lotta serrata. “Giocherò sia la fase finale della Davis che l’ATP Cup”

Luca Baldissera

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Andreas Seppi - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista del New York Times Ben Rothenberg: la sorpresa Anisimova

 

F. Tiafoe b. A. Seppi 6-7(3) 6-3 4-6 6-4 6-3 (dal nostro inviato a Melbourne)

Sulla carta, la partita tra Andreas Seppi e Frances Tiafoe si presenta equilibrata, lo statunitense è il 39 ATP, l’azzurro il 35. Dal punto di vista tecnico, considerate le condizioni di gioco molto veloci, il nostro Andreas dai colpi filanti e poco caricati di top-spin potrebbe perfino avere un minimo margine di vantaggio. Il drittaccio potente ed efficace, ma davvero troppo macchinoso di Frances, se attaccato con palle basse e veloci tende ad andare spesso in difficoltà, e un fine stratega del tennis come Seppi proverà certamente ad approfittarne.

Come da pronostico, nel primo set regna l’equilibrio, e il canovaccio tattico è quello che ci si aspettava, gran pallate di Frances, belle geometrie di Andreas. Si arriva al 6-6 senza aver visto palle break, nel momento decisivo è l’azzurro (aiutato da un paio di gratuiti di Tiafoe) a prendersi i punti che contano: 7-3 e primo set per Seppi, ottimo. Il gioco riprende senza variazioni, onestamente non è una partita spettacolare, gli aspetti tattici prevalgono sullo “show” tecnico. Nel sesto game, Frances, che si sta prendendo tutti i rischi possibili ora, brekka l’azzurro, e sale 4-2. Tre game dopo, senza che nessuno dei due abbia minacciato il turno di battuta avversario, è 6-3, tutto da rifare per Andreas.

Ma il nostro prediletto “ragioniere del tennis” non è certo tipo da farsi abbattere per un inciampo simile: in pochi minuti, giocando davvero bene a livello di solidità, Seppi capitalizza alcuni errori di troppo commessi dallo statunitense, e va in vantaggio 3-0 con break al secondo game. L’altoatesino prosegue fino al 5-3, al servizio per chiudere il set, quando la pressione costante di un Tiafoe mai domo ottiene i risultati sparati, cioè diversi errori sia gratuiti che forzati da parte di Andreas, che concede il controbreak. Nel momento più delicato, però, sotto 4-5 e al servizio, tocca a Frances mettersi a sbagliare a ripetizione. Dal suo punto di vista la cosa è imperdonabile, dal nostro significa un break, e un set, sinceramente regalati, non saremo certo noi a lamentarcene. 6-4 e due set a uno Andreas, portiamo a casa e vediamo che succede.

Il primo game del quarto parziale vede Seppi nuovamente in difficoltà, e Tiafoe che lo brekka per la terza volta nel match, non ci voleva accidenti. L’azzurro ha subito la possibilità di pareggiare, ma la palla del contro-break viene cancellata da un ace, bravo Frances qui, 2-0 per lui. Non vengono corsi altri rischi da chi serve fino al 5-4 Tiafoe, quando Andreas aggredisce con tutto quello che ha, si prende lo 0-40 e tre palle del pareggio, ma viene ripreso da un ottimo Frances, che le annulla, chiude 6-4 e forza la contesa al quinto e decisivo set.

Frances Tiafoe – Australian Open 2019 (foto via Twitter, @AustralianOpen)

Pronti, via, e come nel parziale precedente, subito arriva un passaggio a vuoto di Seppi, che sbaglia troppo, va sotto 0-40, e alla fine cede la battuta per la quarta volta. Onestamente qui un po’ di colpe Andreas ce le ha. Il match ora è equilibrato, il contrasto di stili tra lo sgraziato e carismatico Tiafoe (come faccia a giocare con quella evidentissima cifosi alla parta bassa della spina dorsale, e quella camminata sciancata in cui non appoggia i talloni, lo sa solo lui) e il lineare e impassibile Seppi, è anche affascinante, se vogliamo. Ma nel frattempo il break di vantaggio Frances se lo tiene stretto, fino ad arrivare addirittura a una possibilità di secondo break, che è anche match point, sul 5-3 servizio Seppi. Andreas, che in questa fase è un po’ troppo difensivo, annulla con la prima palla, poi però subisce ancora la pressione dello statunitense, affronta un altro match point, e il drittone vincente di Frances lo condanna definitivamente. Peccato, veramente peccato, l’amaro in bocca dell’occasione sfumata lo abbiamo tutti in tribuna, figurarsi Andreas in campo.

LA PARTITA Eh, alla fine è girato tutto in quei due game”, ammette Andreas a fine match. “Ho preso il break a inizio quarto e a inizio quinto, non so perché, un attimo di distrazione, e poi è dura recuperare. Lui è un buon giocatore, serve abbastanza bene, soprattutto di rovescio è bravo a spingere le palle alte. Di dritto è un po’ troppo falloso ancora. Fisicamente sto bene adesso, giocherò Sofia, Rotterdam, e poi in america per Indian Wells e Miami. Per la Coppa Davis in India credo che tornerò a casa, poi ripartirò per là. Qui è rimasto solo Fabio, dovesse perdere domani non credo rimanga qui nemmeno lui”.

DAVIS E ATP CUP – “Credo che siamo favoriti, cioè la squadra la abbiamo migliore noi, giocassimo in Italia sulla terra non ci sarebbe storia, però loro sono particolari, fanno tutti serve&volley, ti vengono sotto di continuo. Poi bisogna vedere come sono i terreni di gioco, se ci troviamo su un campo di patate potrebbe essere difficile. Certo, giocherò la fase finale della Coppa Davis a novembre, e anche la nuova ATP Cup a gennaio, alla fine sarà buona come preparazione, come giocare un torneo. So che quelli buoni, Roger, Nole, Zverev a novembre non vogliono giocare, ci sarà Rafa credo perché è a Madrid. Mah, se è una buona cosa questo cambiamento? Alla fine dell’anno in effetti vorresti fermarti, magari giochi Bercy, e poi basta, invece così devi continuare ad allenarti. Ma d’altro canto sono tipo due settimane all’anno, non lo so”.

Il tabellone maschile 

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