Djokovic polemico: “Il pubblico mi provocava”. Gulbis vince e gongola

Interviste

Djokovic polemico: “Il pubblico mi provocava”. Gulbis vince e gongola

Il campione serbo si lamenta della maleducazione di alcuni spettatori britannici. Gulbis è contento per la vittoria che gli permetterà di evitare il circuito Challenger per un po’

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Nole è definitivamente tornato. Il convincente successo in quattro set nel suo match di terzo turno a Wimbledon contro l’idolo di casa Kyle Edmund ne è la dimostrazione. Il fenomeno di Belgrado è stato in grado di superare un giocatore in grande ascesa e sostenuto dal pubblico del campo centrale brillantemente. Dopo aver perso il primo parziale, Djokovic ha innalzato il suo livello di gioco, riuscendo a contenere l’esplosività di Edmund e dettare il ritmo negli scambi da fondocampo. Non è dunque un caso che a fine partita, il 12 volte campione Slam sia sembrato estremamente soddisfatto.

“Sono molto contento”, ha affermato Djokovic. “Edmund era in forma. Sta giocando il suo miglior tennis negli ultimi 12 mesi. Aveva vinto il nostro ultimo scontro diretto (in maggio al Masters 1000 di Madrid ndr). Questo si capiva da come è entrato in campo Ha giocato meglio di me per un set e mezzo. Stava giocando molto molto bene, colpendo forte da tutti e due i lati e servendo bene”. Poi appunto, c’è stata la reazione di Nole che ha saputo giocare meglio i punti decisivi nel quarto set. “Penso che sia stato un match di alto livello. Molto molto intenso”, ha proseguito. “È tutto girato su un paio di punti. Il quarto set era equilibrato. Sono riuscito a fargli giocare quel colpo in più che mi ha dato il break nel nono gioco e mi ha permesso di vincere l’incontro”.

E che Djokovic sia tornato ad avere il fuoco dentro di sé lo si evince anche dal suo atteggiamento polemico nei confronti del pubblico britannico. Nel terzo set, il warning dell’arbitro al serbo per time violation era stato accolto da alcuni spettatori con un ironico applauso. Il campione balcanico non ha però mandato giù l’episodio e, subito dopo aver ottenuto il break, si è messo la mano all’orecchio come a dire ‘ora non vi sento più’. Di fronte ai giornalisti, Nole è tornato sull’episodio e sull’atteggiamento a suo dire antisportivo di alcuni spettatori.

 

“So di essermi preso più tempo. Quello va bene. Ma la reazione del pubblico era sconsiderata”, ha sottolineato. “Un paio di ragazzi tossivano e fischiavano apposta mentre facevo rimbalzare la palla dopo che ho preso il warning. Queste sono cose che la gente non vede e sente in TV. Penso che fosse maleducato. Questo non mi è piaciuto. Andavano avanti a provocarmi e provocarmi. Posso tollerarlo per un po’ ma poi gli ho fatto capire che me ne ero accorto e che non potevano fare quello che gli pare sugli spalti”. Djokovic ha addirittura detto che mai, nemmeno nella semifinale delle olimpiadi del 2012 contro Murray, il pubblico a Wimbledon era stato così poco corretto nei suoi confronti.

Infine, Nole si è soffermato sull’episodio chiave del quarto set, in cui il giudice di sedia non si è accorto di un doppio rimbalzo su un recupero vincente di Edmund, dandogli erroneamente il punto. Senza mezzi termini anche, Djokovic ha giudicato sbagliata la chiamata e ha spiegato così la sua successiva discussione con il giudice di sedia. “All’inizio non mi era piaciuta la sua chiamata così ci ho parlato. Volevo chiamare il challenge. E se non potevo cambiarla, volevo solamente una spiegazione. Lui mi ha detto che era troppo tardi per chiedere il challenge. Sì è stata una decisione strana da parte del giudice di sedia. Ma capita”, ha detto. Alcuni sul web hanno criticato Edmund per non aver ammesso di aver toccato la palla solo dopo che questa aveva rimbalzato per la seconda volta. Nole però ha difeso il suo collega. No, no non penso che se lo meriti. Kyle è un gran bravo ragazzo. Lo conosco e ho molto rispetto per lui e il suo team. Non ho nulla contro di lui”, ha commentato. “Non poteva rendersene conto. Stava correndo verso la palla, l’ha colpita e la racchetta è caduta. Non poteva saperlo. Non se lo merita”.

Ernests Gulbis – Wimbledon 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

Un altro ritorno di giornata è stato quello dell’imprevedibile e talentuoso Ernests Gulbis, che ha raggiunto per la prima volta il quarto turno di uno Slam dalla semifinale del Roland Garros, sorprendendo in rimonta Alexander Zverev, testa di serie n.4 del torneo. Per il lettone, che proveniva dalle qualificazioni, si è trattato della sesta vittoria in questi Championships, la terza in cinque set. “Naturalmente sono orgoglioso di essermi qualificato, sono orgoglioso di aver vinto tre match al quinto set, e sono orgoglioso di aver vinto questo perché ero sotto 2 a 1”, ha detto Gulbis in conferenza stampa. Di chi è il merito di questo inatteso exploit? In parte anche del suo storico coach Gunter Bresnik, con cui nel corso degli anni ci sono stati diversi tira e molla. “Dalla fine degli scorsi US Open abbiamo ricominciato a lavorare a tempo pieno, per quanto tempo mi possa dedicare (è anche l’allenatore di Thiem ndr) e sta funzionando”.

Attualmente Gulbis ricopre la 138esima posizione nel ranking ATP. Una situazione di classifica che lo ha costretto a frequentare assiduamente i Challenger in questa stagione, peraltro con scarse fortune. Ma secondo il lettone ciò dipende anche dall’innalzamento del livello in questi tornei. “Penso che un sacco di top 100 se dovessero essere ‘gettati’ nei Challenger farebbero fatica. Ci sono un sacco di buoni tennisti tra la posizione 100 e 200, e perfino tra la 200 e la 300”, ha sottolineato il 29enne di Riga. “Certo su un grande palcoscenico pagano la mancanza di abitudine. Non sono a loro agio. Si sentono nervosi”. Con gli ottavi a Wimbledon, Gulbis dovrebbe risalire fino alla 107 e chissà che non possa andare ancora più avanti. Così, lui, con il suo tennis brillante e il suo fare da principino, non dovrà più barcamenarsi nel circuito minore per un po’. “Il fatto che mi possa evitare i Challenger è una bella notizia. È dura lì”. Povero Ernests!

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Australian Open

Liyanage, data analyst di Sabalenka: “Non parlo direttamente con Aryna, ma prima con il suo coach. Bisogna evolversi in base allo status del giocatore” [ESCLUSIVA]

Shane Liyanage ha svelato ai microfoni di Ubitennis alcuni segreti e curiosità sul mondo delle statistiche, che hanno portato alla grande crescita di Aryna Sabalenka e non solo

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Aryna Sabalenka - Australian Open 2023 (foto Twitter @AustralianOpen)

Aryna Sabalenka è certamente la giocatrice del momento. Ancora imbattutta in quasto 2023, la bielorussa ha vinto due titoli e undici match su altrettanti incontri disputati, conquistando ben 22 set su 23 (l’unico lasciato per strada è il primo parziale della finale dell’Australian Open). Per tornare al n°2 del ranking, Aryna si è affidata ad un servizio stratosferico, che tanti problemi le aveva creato in passato ma che, finalmente, è riuscita a far rendere al meglio.

Per arrivare ad essere così efficace, Sabalenka si è servita dell’aiuto di un esperto di biomeccanica, con il quale ha iniziato a lavorare dall’estate 2022. Da allora, il livello del suo gioco è ampiamente salito: oltre ai due successi in Australia, non vanno dimenticate le semifinali a Cincinnati e allo US Open e la finale alle WTA Finals. Contanto che, nei suoi primi 37 match disputati la scorsa stagione, la bielorussa aveva commesso oltre 300 doppi falli (media superiore agli otto a partita), il bilancio è decisamente positivo. Anche perché la media del 2023 si è quasi dimezzata: con 51 doppi errori negli 11 incontri finora disputati, ci si aggira a poco più di 4,6 doppi falli a match, comunque compensati da 81 ace (quasi 7,4 a partita).

Il nostro Federico Bertelli ha provato ad andare più in profondità intervistando Shane Liyanage, CEO e fondatore della società di statistiche che collabora con la n°2 del mondo. Non solo con lei a dire il vero, perché la Data Drive Sports Analytics (DDSA) segue anche Ons Jabeur, Emil Ruusuvouri e Taro Daniel. Nella sua lunga chiacchierata con Ubitennis, Liyanage ha fornito diversi interessanti spunti di riflessione, dal processo di raccolta dei dati fino al suo utilizzo vero e proprio, passando per il rapporto costruito con Sabalenka. Di seguito il video integrale dell’intervista.

 

Nei primi minuti si parla del gran lavoro svolto con Sabalenka e di quanto Liyanage sia fiero e felice per i risultati ottenuti (“Aryna ha lavorato davvero duro, sono molto contento per lei e per il suo team”). Viene analizzato inoltre anche lo sforzo in termini sia di raccolta dati che di produzione di servizi e report su misura per il singolo giocatore.

I dati vengono raccolti in molti modi diversi, analizzando video manuali e automatizzati, oltre agli Hawkeye data. Non esiste un modello univoco per mettere insieme le diverse statistiche, poiché ogni torneo ATP, WTA e i quattro Slam hanno un approccio diverso di condivisione dei dati, anche se tutti questi arrivano in tempo reale. Ad esempio, Tennis Australia ha ideato un’applicazione che consente ai giocatori e ai rispettivi team di ottenere l’accesso diretto a informazioni approfondite e dati grezzi forniti da occhio di falco, che triangola la posizione della palla e raccoglie dati relativi ad ogni singolo colpo di un match.

Un altro punto interessante riguarda la presentazione, l’analisi e lo studio dei vari dati, che devono poi essere trasformati in informazioni utili. Questa è probabilmente la la parte più impegnativa da un punto di vista intellettuale. Per questo motivo, nella squadra d’analisi di Liyanage è presente anche un allenatore di alto livello, che accompagna l’esperienza di Shane sia nel tennis che nell’analisi dei dati. La presenza di quest’ultima figura è fondamentale per costruire un ponte tra persone con competenze diverse.

Spostandoci invece più nello specifico, la relazione tra Sabalenka e Liyanage vede in realtà una terza persona tra i due, ossia il coach della bielorussa. Al contrario di quanto si potrebbe forse pensare, infatti, Shane non comunica direttamente con Aryna, ma è il suo allenatore a fornire le informazioni necessarie alla n°2 del mondo: L’allenatore capisce la sua giocatrice e le sue emozioni meglio di me. Lui può decidere quali informazioni sono importanti e quali meno, quali passare ad Aryna e quali no”.

Non si parla soltanto di numeri relativi alle prestazioni di Sabalenka, bensì anche a quelli delle sue avversarie: l’analisi di servizio, risposta e movimenti in campo (soltanto per citare alcuni aspetti) sono all’ordine del giorno. Per quanto riguarda Rybakina, ada esempio, Liyanage non ha voluto sbilanciarsi molto: “Non voglio dirvi troppo apertamente su quali aspetti abbiamo lavorato e quali abbiamo analizzato di più. Probabilmente dovremo affrontare Elena ancora molte volte in futuro, non voglio rivelare tutti i nostri segreti!”. L’aspetto più importante, comunque, è fare in modo che il giocatore si senta davvero consapevole delle proprie potenzialità, poiché soltanto in queste condizioni lo studio e l’analisi dei dati potranno essere efficaci al 100%.

Le relazioni tra i data experts e i team dei vari giocatori inevitabilmente variano, tanto in base al carattere del singolo tennista quanto al suo status. È normale e fisiologico, ad esempio, che tra un top10 e un junior ci siano molte differenze. Nel caso specifico di Sabalenka, la sua crescita nel corso degli ultimi tre anni è stata evidente. Questa è stata anche accompagnata da un cambiamento caratteriale, ragion per cui anche il suo allenatore ha dovuto cambiare approccio e prospettive nella comunicazione dei diversi dati.

“Negli ultimi tre anni con Aryna, così come negli ultimi quattro con Ons Jabeur, ci siamo dovuti evolvere notevolmente e in modo diverso per ogni giocatore– spiega Liyanage. “Quest’anno poi, all’Australian Open, arrivavano i dati live direttamente da occhio di falco. C’erano molti data analyst nei box dei vari tennisti: io cercavo di scovare alcuni aspetti interessanti da comunicare al coach, che poi riferiva direttamente al giocatori”.

Spostando il focus sui giocatori in rampa di lancio, con cui Shane ha alcuni rapporti, è ovviamente più complicato (se non quasi impossibile, tolti alcuni campi principali degli Slam junior) avere accesso ai dati di hawk-eye. “Di solito con i tennisti junior non si ha accesso alle statistiche fornite da occhio di falco, quindi la soluzione è prendere dati a mano, che comunque è un metodo da non sottovalutare perché anch’esso può essere molto preciso”.

Un aspetto importante da tenere in considerazione è ovviamente anche quello economico, per cui quando si lavora su un junior si fa una sorta di investimento: “È chiaro che da giovani non si hanno risorse sufficienti per potersi permettere i dati completi e specifici come invece accade con un tennista professionista. Da parte nostra si fa quindi un investimento, ma in coloro con cui scegliamo di lavorare vediamo molto potenziale e crediamo che potrà crescere molto”.

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Flash

Vagnozzi su Sinner: “Con i migliori scende in campo per vincere”

Il coach marchigiano sul giovane altoatesino Jannik Sinner: “Siamo contenti dell’aspetto tattico e atletico”

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Simone Vagnozzi - Montecarlo 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Jannik Sinner è uscito agli ottavi di finale dell’ultimo Australian Open, ma sono più i messaggi positivi che l’attuale numero 17 del mondo può prendersi dal primo Major stagionale, avendo perso in cinque set contro il finalista del torneo Stefanos Tsitsipas, mostrando netti progressi nell’annata svolta in collaborazione con l’allenatore Simone Vagnozzi, oltre al contributo del “super-coach” Darren Cahill. Proprio l’ex coach di Marco Cecchinato e Stefano Travaglia ha parlato del giocatore di Sesto Pusteria in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport: “Sinceramente non ci interessa giocarcela con onore contro i top 5. Siamo scesi in campo per vincere, consapevoli di aver lavorato duramente nelle settimane invernali. Si è trattato di un match particolare, a un anno esatto di distanza da quando abbiamo iniziato a lavorare e da quando aveva affrontato lo stesso Tsitsipas, quindi è inevitabile che ci fosse un po’ di pressione. E infatti nei primi due set avrebbe potuto fare sicuramente qualcosa di più, però ci è andato davvero vicino, come era accaduto nelle ultime tre occasioni”.

Vagnozzi su Sinner: “La forza mentale di Jannik è la sua arma in più”

Vagnozzi ha spiegato lo sviluppo di Sinner avvenuto nella scorsa stagione, sia dal punto di vista atletico che dal punto di vista tattico: “Sicuramente siamo molto contenti dell’aspetto atletico su cui abbiamo lavorato tantissimo. Prima Jannik arrivava in fondo agli scambi lunghi in debito di ossigeno. Solo la sua grande forza mentale gli permetteva di chiudere il punto. Ora arriva più fresco e quindi più lucido per fare la scelta migliore”.

Quando Tsitsipas è entrato in campo si è visto che aveva un piano ben preciso. Jannik gioca bene d’istinto ma a volte è importante anche mettere in campo degli schemi. Lui fa un po’ fatica a far convivere i due aspetti. È costretto a piegare il suo istinto alla logica e per questo di fronte a scelte giuste, magari sbaglia il colpo. È un percorso che darà i suoi frutti, insieme al lavoro che continuiamo a fare sul servizio e sulla parte atletica. Lo scorso anno siamo stati fermati spesso da tanti piccoli intoppi, ora Sinner è integro fisicamente e possiamo finalmente allenarci con continuità“.
Vagnozzi ha infine confermato che rivedremo in campo Sinner a Montpellier, Rotterdam e Marsiglia sull’indoor europeo a febbraio, prima di volare negli Stati Uniti per i 1000 di Indian Wells e Miami: una programmazione fitta per trovare continuità nelle competizioni dopo i tanti problemi della scorsa stagione.

 

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Coppa Davis

Coppa Davis, il ct croato Martic: “Con l’Austria sarà dura, servirà l’aiuto del pubblico”

Nel weekend, a Fiume, la Croazia priva di Cilic ospita l’Austria di Thiem nello spareggio per le Finals di Davis. Tra l’assenza del n. 1 ed i risultati non entusiasmanti di Melbourne, il selezionatore Vedran Martic predica prudenza: “Non sarà facile batterli, ma i ragazzi si stanno allenando per essere pronti per sabato”

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Il ct croato Vedran Martic durante la sessione di allenamento di martedì a Fiume (Foto: Mario ĆUŽIĆ/HTS)

Neanche il tempo di archiviare il primo Slam stagionale ed è già tempo di Coppa Davis, con i riflettori puntati soprattutto sui match di qualificazione alle fasi finali del prossimo settembre. Dodici gli incontri in programma nel prossimo weekend, tra i quali la sfida tra la Croazia, n. 1 del ranking ITF e semifinalista della scorsa edizione, e l’Austria, che si è garantita la permanenza nel World Group I con la vittoria sul Pakistan nei play-off dello scorso settembre. Il tie si disputerà in terra croata, per la precisione a Fiume (e noi di Ubitennis ci saremo per raccontarvelo).

I favori del pronostico vanno alla squadra di casa, ma sicuramente rispetto al momento del sorteggio, a fine novembre, c’è un po’ più di preoccupazione tra le fila croate. In primis per il forfait di Marin Cilic, operatosi un paio di settimane fa al ginocchio , ma anche per le prestazioni non certo entusiasmanti del resto della squadra all’Australian Open (in singolare Coric, tds n. 21, è stato eliminato al primo turno da Lehecka; in doppio la coppia Pavic e Mektic, n. 4 del seeding, è uscita al secondo turno per mano degli australiani Saville e Bolt). Non che gli austriaci stiano molto meglio a dire il vero, considerato che il loro n. 1 Thiem a Melbourne nel corso dell’incontro di primo turno (poi perso) contro Rublev ha accusato un infortunio ai muscoli intercostali e quindi le sue condizioni saranno tutte da verificare. Ma l’Austria è comunque una squadra equilibrata, che può scegliere il secondo singolarista tra due solidi top 150 ATP come Dennis Novak e Jurij Rodionov, e fare affidamento in doppio sulla coppia formata da Erler e Miedler, attualmente 18esima nella Race di specialità (semifinalisti ad Adelaide quest’anno, sconfitti proprio da Pavic e Mektic, dopo aver eliminato al primo turno gli azzurri Fogni e Bolelli).

Insomma, la Croazia rimane la favorita ma non può permettersi di prendere sottogamba i vicini mitteleuropei. Ne è ben conscio il selezionatore della nazionale balcanica, Vedran Martic, intervistato martedì dai media locali al termine della sessione di allenamento riservata alla squadra di casa. “Sono una buona squadra, sono pericolosi. Non sarà facile batterli. Thiem è un giocatore fantastico e anche se non sappiamo in quale stato di forma si presenterà a Fiume non sarà semplice batterlo. Gli altri due singolaristi sono attorno alla centesima posizione ATP, ma sono dei giocatori veramente bravi. Ed in doppio Erler e Miedler stanno crescendo sempre di più e giocano sempre assieme“. 

 

Martic ha poi confermato che i due singolaristi croati saranno i due Borna, Coric e Gojo (“Negli ultimi due anni hanno giocato delle partite fantastiche. Coric ha dato sempre tutto, ha giocato in modo eccelso, e Gojo quando gioca in nazionale è in grado di esprimere un tennis eccezionale, spero accada di nuovo“), con Nino Serdarusic in veste di riserva, chiamato in sostituzione di Cilic. Completa la squadra, ovviamente, una delle migliori coppie di doppio al mondo, quella composta da Mate Pavic e Nikola Mektic (15 titoli ATP vinti insieme dal 2021 ad oggi, l’ultimo ad Adelaide poche settimane fa). Ad allenarsi con loro sul Rebound Ace del Palazzetto dello Sport Zamet, sede del match, ci sono però anche un altro doppista sopraffino come il 38enne Ivan Dodig, n. 11 del ranking di specialità, e le due maggiori promesse croate in campo maschile, il 18enne Mili Poljičak, vincitore lo scorso anno del singolare juniores di Wimbledon, ed il 17enne Dino Prizmic, che ha finito il 2022 vincendo tre tornei ITF di fila e ha iniziato il 2023 con due quarti di finale consecutivi a livello Challenger, entrambi già tra i primi 500 della classifica mondiale. “Con noi ci sono ì giovani e anche Ivan Dodig, che ringrazio veramente tanto per essere venuto. Non è stato bene in Australia, ma ha stretto i denti per essere con noi qui a Fiume. I ragazzi sono qui per fare esperienza e giocare con i giocatori più maturi. Sono due juniores di talento dai quali ci aspettiamo molto in futuro.”

Il capitano croato (e coach di Khachanov) si è infine soffermato sulle condizioni di gioco, da lui valutate in modo assolutamente positivo. “Le condizioni sono ottime. Il palazzetto è stupendo e spero che ci sia il tutto esaurito nel weekend (anche se i prezzi dei biglietti non sono proprio economici: minimo 50 euro per la singola giornata, 80 euro per le due giornate, ndr). I ragazzi si stanno allenando per abituarsi alle condizioni, alla superficie ed alle palline e confidiamo di essere pronti per sabato.”

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