La straordinaria Mihaela Buzarnescu

Nuova Top 20 WTA, la vincitrice del torneo di San Josè ha vissuto una carriera che non ha precedenti nella storia del tennis open femminile

La straordinaria Mihaela Buzarnescu
Mihaela Buzarnescu, Wimbledon 2018

Spesso nel descrivere le imprese sportive si sprecano i superlativi. Ormai l’uso di aggettivi fuori misura è così inflazionato che siamo abituati a ridimensionarne automaticamente il valore: consapevoli che l’enfasi utilizzata è eccessiva, ci regoliamo di conseguenza. Poi però a volte si incontrano vicende che per essere descritte hanno bisogno di aggettivi come “eccezionale” o “straordinario”. E in questi casi il problema è fare in modo che chi legge torni ad attribuire alle parole il loro significato reale.

Ecco, se sostengo che la storia tennistica di Mihaela Buzarnescu (la vincitrice del Premier di San Josè concluso la scorsa domenica) è davvero straordinaria, è perché ci sono dati e numeri che lo dimostrano. Quello che sta facendo da un anno e mezzo a questa parte Buzarnescu è unico: la sua carriera è così speciale che non ha precedenti nella storia del tennis open femminile.

 

Sul piano sportivo, è una storia estrema. Mettendo in fila i principali avvenimenti tennistici che la riguardano, sembra di raccontare la sceneggiatura di un film, pronta per essere trasposta dalla realtà allo schermo così come si è svolta, senza particolari aggiustamenti. Una storia iniziata con il successo, ma poi trascorsa a lungo tra fallimenti e sofferenze prima della affermazione finale, un happy end perfetto per un blockbuster hollywoodiano. Già l’inizio è veramente da film, ideale per introdurre la vicenda: i genitori si incontrano e si innamorano su un campo da tennis, di cui sono entrambi grandi appassionati.

Il 4 maggio 1988 nasce Mihaela, che con una famiglia del genere inevitabilmente comincia a prendere in mano (mano sinistra) la racchetta prestissimo, a 2-3 anni. È il padre che le insegna il gioco, e molto presto si capisce che la ragazzina possiede doti superiori. Quello che poi succede lo ha raccontato in una intervista lei stessa: “Avevo all’incirca otto anni. Avevo vinto un paio di tornei nazionali in Romania, quando un giorno mio padre mi disse: “OK, parliamo. Vuoi farlo come una professionista o solo come hobby?” Risposi che volevo farlo seriamente. Allora lui spiegò che avremmo dovuto allenarci più duramente e giocare di più. Dissi: “Certo”. Così da quel momento ogni giorno dopo la scuola andavamo ad allenarci o ad affrontare tornei”. Stiamo parlando di circa 22 anni fa: è da quel momento che Mihaela ha orientato la sua vita al tennis.

Da adolescente tutto sembra andare per il meglio: promettente carriera da junior con un best ranking da numero 4 del mondo, e numero 10 a fine 2005, nell’anno in cui ai vertici ci sono Azarenka, Szavay, Radwanska (sconfitta due volte da Mihaela), Wozniacki e Cilbukova (cliccare su Girls per la classifica). Questi nomi ci dicono come il 2005 sia stato un anno eccezionale per il tennis junior femminile. Agli US Open 2005 Buzarnescu vince in doppio e arriva in semifinale in singolare, fermata dalla futura campionessa Azarenka. E qualche settimana dopo raggiunge la finale all’Orange Bowl 2005, sconfitta da Wozniacki.

Nel 2006 Mihaela è nel delicato momento del passaggio tra junior e professionismo, ma proprio in questa fase arriva il primo guaio fisico: un problema alla spalla destra la ferma per sei mesi. La ripresa è difficile, e anche gli sponsor che la seguivano la abbandonano. Mentre le ex junior con cui battagliava si affermano in WTA, per lei comincia un lungo e difficile periodo nei tornei minori. Dopo il guaio alla spalla non è facile risalire la china e recuperare la forma. Prima dell’infortunio era 260 del ranking, ma un anno dopo il rientro è scesa di duecento posti.

Bloccata attorno al 400-500mo posto, sembra che per Mihaela il treno del successo sia ormai partito: le altre più forti junior l’hanno preso, lei l’ha perso. La risalita non è semplice e i progressi sono più lenti del previsto. Viaggia a sue spese nel circuito ITF, spesso anche da sola, senza sponsor e con la continua difficoltà di far quadrare i conti. Ci vogliono un paio di stagioni per cominciare a crescere di nuovo: il suo best ranking lo raggiunge grazie ai risultati ottenuti fra il 2011 e il 2012: numero 141. Ma ormai ha 24 anni: la storia del tennis ci dice che è l’età-limite per sfondare ad alti livelli.

Ma proprio quando sembra essersi rimessa sul percorso giusto arriva un secondo problema fisico, al ginocchio sinistro che le impedisce di muoversi come vorrebbe. Prima prova a stringere i denti, e giocare sopra al dolore. Ma i risultati ne risentono. Continuare così non è possibile: si sottopone all‘intervento chirurgico, che però non risolve il problema. Siamo nel 2013-14, la gamba operata non guarisce: senza tornei da oltre un anno, è ormai uscita dal ranking WTA.

Tra i 25 e i 26 anni inevitabilmente comincia a domandarsi cosa fare del proprio futuro. Viene in mente la storia di Agnes Szavay, l’ungherese numero due del ranking junior del 2005, costretta a ritirarsi nel 2013 per cronici problemi alla schiena. Un ritiro prematuro, senza essersi espressa come poteva.
Buzarnescu è vicina a quella decisione, ma non la prende mai. Con il ginocchio che le impedisce di praticare il tennis agonistico, inizia a fare la maestra di tennis, seguendo alcuni ragazzini junior rumeni. In più ha ripreso a studiare, e arriva a conseguire una dottorato in scienze motorie, con una tesi sull’insegnamento del tennis giovanile a livello under 12 e under 14. Insomma: il tennis è ancora la sua vita, ma quello agonistico è entrato in un limbo difficilmente definibile. E nemmeno una seconda operazione risolve il guaio al ginocchio. Neanche altri consulti medici (uno perfino dallo specialista che ha seguito Nadal) migliorano le cose.

Alla fine del 2016 ha 28 anni compiuti, un titolo di studio appena conseguito, e una speranza sempre più flebile di sfondare nel tennis. Continua a provarci affiancando agli ITF le più sicure entrate economiche che derivano dalla partecipazione ai campionati di club nazionali, in cui i circoli oltre agli ingaggi pagano le spese logistiche: nel tempo ha giocato nella Bundesliga tedesca, nell’Interclub francese e nel campionato olandese.

a pagina 2: la svolta del 2017-18

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