Le reazioni al ritiro di Murray: Kyrgios, del Potro e tanti altri

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Le reazioni al ritiro di Murray: Kyrgios, del Potro e tanti altri

Come era logico che accadesse, sono tantissimi i messaggi rivolti a Andy Murray da tennisti e allenatori. Tra i più accorati quello di Kyrgios, suo grande amico

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Andy Murray ha annunciato che l’Australian Open potrebbe essere il suo ultimo torneo, e che comunque non andrà oltre Wimbledon. Una notizia scioccante e inaspettata che ovviamente ha provocato una serie di reazioni tra i colleghi, amplificate dalla popolarità di cui lo scozzese gode nel mondo del tennis. Una popolarità che dipende solo in minima parte dall’essere (stato) un grande campione, ma più in generale riflette il suo modo di essere fuori dal campo. Intelligente e acuto da un lato, nonché tra gli atleti più progressisti che lo sport moderno conosca, simpatico e capace d’intrattenere dall’altra.

Difficile non aprire con il messaggio che Nick Kyrgios ha scritto su Instagram. Con Murray ha stretto un rapporto che ben presto ha travalicato i confini del tennis.

 

https://www.instagram.com/p/BsfBYjcAnmW/

Andy, lo so che mi prendi spesso per un ‘buffone’, ma adesso ascolta questo vecchio amico. Rimarrai per sempre colui che ha influenzato questo sport in così tante direzioni. So che questo non è il modo in cui volevi concludere, ma hey, è stato davvero un gran percorso. Mi hai preso sotto la tua ala protettiva appena sono entrato nel circuito e fino ad oggi mi ha sempre fatto molto piacere vederti. Sei un tennista ‘pazzo’, enormemente migliore di me, e voglio soltanto dirti che oggi non è un giorno triste solo per te e il tuo team, è un giorno triste per lo sport e per ogni persona sulla quale hai avuto in impatto. Queste sono un paio di foto che dovrebbero farti sorridere e pensare che in realtà sono stato un po’ un fratello minore per te. Sono sicuro che lo stai già facendo, ma tutti vogliono che continui a combattere ed essere te stesso. Buona fortuna per l’Australian Open, io sarò con te

Le parole di del Potro (i due ebbero un piccolo screzio nel 2008 a Roma, acqua passata ormai)

Il suo connazionale Kyle Edmund, che certamente ha beneficiato dei risultati ottenuti da Murray

Grigor Dimitrov

Anche ex tennisti, come la leggenda Rod Laver e Andy Roddick

Del tennis femminile e della parità di diritti e montepremi Andy Murray è sempre stato un fervido sostenitore. Il più femminista tra i tennisti, ed era ovvio che tante giocatrici manifestassero il loro affetto. A partire da Billie Jean King, colei a cui in pratica si deve la nascita della WTA.

Alizé Cornet

Svetlana Kuznetsova

Timea Bacsinszky

Andrea Petkovic, un cuore e una lacrima

https://www.instagram.com/p/BsepznDAR90/

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Kyrgios senza freni: volée no-look e tweener nello stesso punto

“Tieni sempre gli occhi sulla palla”, dicono i maestri. Poi c’è Nick Kyrgios

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In un primo set giochicchiato da entrambi e perso da Coric in modo piuttosto inopinato (era avanti 3-1 e sembrava in netto controllo), Nick Kyrgios ne ha combinata un’altra. Forse per fare un dispetto a coloro i quali sono deputati a raccogliere i colpi migliori di una partita, e che certo non disdegnano la possibilità di avere un ampio ventaglio di scelta, ha racchiuso in una manciata di secondi – e nello stesso scambio – le perle migliori del suo primo set: una volée di dritto no-look, la seconda in pochi giorni, e poi un tweener stretto pazzesco con cui ha lasciato di sasso Coric nei pressi della rete.

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Non tutti i bye sono uguali: Schnur fa i conti in tasca a Cecchinato

“Io ho perso 7-6 al terzo e ho guadagnato 520 dollari”, fa notare il canadese. Cecchinato, senza vincere un set a Miami, si è messo in tasca una somma cento volte maggiore

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Non è certo una notizia che esista una grossa disparità in fatto di guadagni tra i tennisti di vertice e coloro che si trovano a frequentare i circuiti minori – questi ultimi perché ai primi passi nel professionismo o per il semplice motivo che non tutti hanno le stesse capacità (tecniche, atletiche…) oppure i soldi per farle emergere pienamente. E, in ogni caso, il numero di posti disponibili nella top 100 (o top 50 o quella che è) resta limitato sia per definizione sia dall’aritmetica. Capita però che quel divario, solitamente un’idea vaga nella mente degli appassionati e degli addetti ai lavori, irrompa nella realtà quando qualcuno si preoccupa di far sentire la voce, se non degli ultimi, almeno di quelli di mezzo, vale a dire degli habitué del circuito Challenger.

La più recente voce, nello specifico un cinguettio, è stata quella di Brayden Schnur, ventitreenne tennista canadese (un altro?) che si è fatto conoscere in febbraio al torneo di New York dove, superate le qualificazioni e vinto il suo primo match ATP in carriera, ha raggiunto la finale. Brayden, che ha giocato per tre stagioni il campionato universitario per la North Carolina, si affida così al noto social per farci sapere del suo torneo, paragonando gli introiti lì ottenuti a quelli del nostro Ceck a Miami, approfittando di un tweet che riportava: “Marco Cecchinato ha trascorso un’ora e nove minuti in campo, vinto zero set e incassato 48.775 dollari”L’italiano in effetti ha usufruito di un bye al primo turno, del ritiro di Dzumhur al secondo ed è stato sconfitto nettamente al terzo da Goffin. Schnur, n. 1 del seeding e con bye al primo turno nel Challenger di Zhangjigang, ha perso all’esordio 7-6 al terzo per un prize money di 520 dollari lordi.

 

Per contrastare l’innegabile impatto delle cifre, lo spietato avvocato della parte avversa minimizzerà innanzitutto l’impresa di Schnur a New York grazie alla quale ha guadagnato la posizione nel ranking che gli è valsa il bye e il conseguente raddoppio del montepremi: “Signore e signori della giuria, questo giocatore non aveva mai vinto un incontro ATP e ci è riuscito perché al primo turno ha trovato un avversario senza classifica”. Poi, incalzando con l’innegabile verità, “quanti spettatori, sia sugli spalti sia in televisione, ha il torneo di Miami e quanti ne può vantare Zhangjigang?”.

Chissà allora come arringherà l’aula quello stesso avvocato replicando al tweet di Bruno Mardones, tennista madrileno coetaneo di Schnur, che pubblica la ricevuta del montepremi incassato da un collega al Portimao Open, il torneo da 15.000 dollari (M15 è la nuova denominazione) che lo ha visto perdere al turno finale delle qualificazioni del singolare e al primo turno in doppio: un netto di 38 centesimi. Centesimi. Però di euro, mica dollari. Scagliandosi contro il “Transition Tour” (il nome ora abbandonato dell’ITF World Tennis Tour, di cui abbiamo parlato qui pochi giorni fa), Mardones lamenta che “prima, almeno, si guadagnavano 20-25 euro. Con le nuove regole… 0,38. Volete davvero cercare di diventare professionisti? Non credo.

Analizzando la ricevuta, troviamo zero euro per aver superato un solo turno di qualificazioni nel singolo, 48,50 per la sconfitta in doppio. Con il segno meno, la “tax deduction” del 25% (una sorta di ritenuta d’acconto che potrebbe anche non essere riconosciuta come credito d’imposta nel Paese di residenza e/o cittadinanza del giocatore) e la quota di iscrizione, da quest’anno introdotta anche per i main draw.

A quel punto – e qui si passa alla fiction – un paio di energumeni, che magari non parlano inglese nemmeno tanto bene ma si fanno capire perfettamente, avvicinano il giocatore offrendogli quel caffè (come se non fosse già abbastanza nervoso di suo) che costa il triplo di quanto appena vinto, mentre gli predicono l’andamento del suo prossimo incontro.

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ATP Finals 2021, Torino attende con moderata fiducia

La decisione potrebbe arrivare entro giovedì, anche se mancano comunicazioni ufficiali. Da indiscrezioni di stampa, le altre città candidate non sembrano messe meglio

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Filtra un cauto ottimismo per Torino, ormai a pochi giorni (così sembra) dalla decisione del Board ATP sull’assegnazione delle Finals per il quinquennio 2021-2025. L’ultima dead line arrivata da Miami, sempre senza l’ombra di un comunicato ufficiale, è stata spostata a giovedì. “Non è semplice decidere – si è lasciato sfuggire tra altri discorsi Novak Djokovic – si tratta del più grande evento di proprietà dell’ATP, quindi ogni valutazione deve essere ponderata“. E, da questo punto di vista, certamente nessuno si è fatto prendere dalla fretta visto che la fumata bianca era attesa già a Indian Wells. Ma la stiamo ancora aspettando. Ciò che c’è da registrare nelle ultime ore, in ogni caso, è l’aumento della fiducia nel possibile buon esito della contesa. Fiducia che si può dedurre anche dagli spifferi federali, nonostante la FIT abbia comunque scelto (legittimamente) di mantenere un profilo basso sul tema tessendo le sue trame diplomatiche dietro le quinte.

Con le garanzie economiche fornite in gran parte dal governo, supportato a margine dalle amministrazioni locali, il capoluogo piemontese sembra avere al momento tutte le carte in regola per spuntarla ai tempi supplementari di una partita che, fino al novantesimo, dava l’idea di non poter regalare soddisfazioni. Torino – come abbiamo ricostruito nelle scorse settimane – è arrivata in ritardo alle scadenze programmate ma oggi, alla resa dei conti, sembra avere comunque tutti i requisiti (compresi quelli strutturali e organizzativi) per giocarsela fino in fondo. A spostare l’equilibrio potrebbe essere lo stato dell’arte delle altre candidature, carenti sotto altri punti di vista, ma anche qui c’è totale assenza di informazioni proveniente dai canali ufficiali.

 

L’attenzione riservata al caso italiano spicca in confronto al quasi silenzio mediatico che riguarda le altre città. Le poche indiscrezioni giornalistiche arrivano tutte da ambienti nostrani e parlano – come riportato da Tuttosport nell’edizione in edicola – di speranze concrete per il capoluogo piemontese. Manchester e Singapore – secondo questa ricostruzione – non avrebbero grandi chance, Londra (sede attuale) non vorrebbe veder crescere i costi per la sua riconferma mentre Tokyo non risulterebbe logisticamente la meta preferita, sebbene quella dotata della maggiore potenza di fuoco economica. Ragionamenti che filano, ma dai quali sarebbe azzardato trarre conclusioni.

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