Quando Kyrgios trova un tennista più indisciplinato di lui

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Quando Kyrgios trova un tennista più indisciplinato di lui

A fine partita l’australiano ha detto di Bublik: “L’imitazione è la più grande forma di ammirazione. Sono sicuro di piacergli”

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Un tennista che gioca in maniera disordinata cercando di fare il punto nelle maniere più disparate e impensabili contro uno che cerca di mettere al di là dalla rete più palle possibili sperando che gli errori dell’avversario siano molti più dei vincenti. Questa è la trama delle partite tra Nick Kyrgios e qualsiasi avversario gli si capiti di fronte. Ma con un co-protagonista come il 21enne kazako Alexander Bublik, un cavallo pazzo che domina a livello challenger ma fatica a sfondare sul circuito maggiore, si è visto un film diverso nel secondo turno di Indian Wells. Molto divertente di sicuro per il pubblico e anche per Kyrgios che ha portato a casa l’incontro per 7-5 6-3.

“È un giocatore che gioca alle sue condizioni”, ha poi dichiarato l’australiano, apparso di buon umore di fronte ai microfoni. “Mi ricorda me stesso. Deve imparare a giocare i punti importanti con più disciplina. Sembra strano detto da me”. Il tennista di Canberra conosceva bene il suo avversario e sapeva che le cose sarebbero andate così, che avrebbe dovuto recitare la parte del tennista continuo. “Immaginavo che mi avrebbe messo alla prova con colpi ad effetto. Sapevo che avrei dovuto essere il più disciplinato dei due oggi”, ha proseguito. “Ha mancato un paio di palle break giocando colpi senza senso. Io sono stato più solido”. E di solito la solidità è l’ultima delle qualità di Kyrgios. 

L’australiano si è divertito però a giocare contro un giocatore con queste caratteristiche, probabilmente molto di più del solito. “Ha un gran servizio. Tenta sempre di forzare delle seconde. Rischia tantissimo. Cerca sempre il colpo più difficile, la palla corta, ha un tennis entusiasmante. È divertente vederlo giocare e giocarci contro”, ha sottolineato. È possibile che Bublik sia influenzato nel suo stile di gioco da Kyrgios? “L’imitazione è la più alta forma di ammirazione. Gli devo piacere almeno un po’”, ha aggiunto tra il serio e il faceto. L’australiano sta facendo proseliti insomma. Se sia un bene per il tennis, dipende dai gusti e i punti di vista. 

 

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Luca Bottazzi ci conduce attraverso la storia del Roland Garros

Un torneo nato nel 1891, ma ‘diventato’ l’Open di Francia solo nel 1925. Erano gli anni di Lacoste e Lenglen. Il tormentato successo di Laver nel 1962. Poi Evert, Borg, fino ai campioni di oggi

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Suzanne Lenglen

Vi aggiorniamo sulla pubblicazione dei nuovi contenuti sul canale YouTube Bottazz Vincente di Luca Bottazzi, commentatore, scrittore e studioso del tennis. Trovate qui la puntata precedente, nella quale ci ha spiegato qual è il primo comandamento del tennis.

Per questo week-end, il focus è inevitabilmente il Roland Garros, che proprio tra oggi e domani avrebbe trovato la sua conclusione con le finali del singolare femminile e maschile.

Bottazzi racconta che, ultimo tra i quattro tornei dello Slam ad essere nato nel 1925, il Roland Garros è sorto sulle ceneri di un vecchio torneo francese nato invece nel 1891 – riservato solo a giocatori francesi e stranieri iscritti ai club transalpini. Le donne hanno debuttato nel 1897. La prima edizione del 1925 venne vinta da René Lacoste e dalla ‘Divina’ Suzanne Lenglen.

 

Nel 1927 avvenne il trasloco dalla sede dello Stade Français a Port d’Auteuil, dove attualmente si svolge il torneo; il nuovo impianto fu intitolato all’aviatore francese Roland Garros, caduto durante la Prima Guerra mondiale, e la prima finale disputata sotto il nome attuale del torneo vide ancora Lacoste prevalere, questa volta in cinque set su Bill Tilden dopo aver annullato due match point.

Quindi sull’intera Europa si abbatte (la pausa per) la seconda guerra mondiale e si giunge agli anni Cinquanta, quelli di Drobny e Trabert al maschile e di Connolly e Gibson al femminile. Gli anni Sessanta condussero all’inizio dell’Era Open, non prima del Grande Slam compiuto da Rod Laver nel 1962. Dei suoi quattro successi, proprio quello a Parigi fu il più tormentato: prima il match point annullato a Mulligan ai quarti – come andò quel punto ce lo ha raccontato proprio Mulligan un paio di mesi fa – e poi la rimonta in semifinale ai danni di Fraser, che servì per il match. In finale, Roy Emerson conduceva 3-0 al quinto set… ma sapete com’è finita.

Poi la fine dell’era del professionismo e i grandi campioni del recente passato, fino ai campioni di oggi. Tutto nell’ultima pillola video di Luca Bottazzi.

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Sky Sport Arena: domenica è “Tommasi&Clerici Day”

Clerici&Tommasi e le loro telecronache entrate nel mito. Alle due voci (e penne) del tennis è dedicata l’intera giornata di domenica 7 giugno su Sky Sport Arena

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Domenica 7 alle 14:30 su SKY Sport 24 (Canale 200) andrà in onda un’intervista di Stefano Meloccaro al direttore Ubaldo Scanagatta per ripercorrere la mitica carriera di Rino Tommasi e Gianni Clerici. Alle 12:30 sempre su SKY Sport 24 intervista anche a Elena Pero che ha scritto il testo riportato nel comunicato qui sotto.

Testo di Elena Pero per SKY Sport

I “circoletti rossi” di Rino Tommasi (PDF)

Senza di loro, il tennis non sarebbe stato lo stesso.
Non sono stati i campioni dalle mille vittorie, ma sono quelli che ce li hanno raccontati, rendendo ancora più mitici le imprese dei giocatori e i nostri ricordi.
Generazioni di appassionati (e tanti loro parenti) sono cresciuti ascoltando le telecronache di Gianni Clerici e Rino Tommasi. E non paghi, il giorno dopo in edicola a compravano i quotidiani per leggere anche i loro articoli.

 

Ci hanno fatto compagnia durante innumerevoli ore passate davanti alla TV, sono diventati di famiglia. Seguire una partita insieme a loro era uno spettacolo nello spettacolo. Anche le più noiose diventavano avvincenti, le altre passavano alla storia.
Perché? Clerici e Tommasi hanno cambiato il modo di fare la telecronaca di un evento sportivo, fino ad allora quasi sempre raccontato in modo pomposo, retorico, serioso da un singolo giornalista. Hanno introdotto la telecronaca in coppia. Il racconto è diventato un colloquio; il tono, come dice Gianni, “lo stesso di quando ci si parlava tra noi”. Ascoltandoli si riusciva a leggere la partita in maniera diversa, più approfondita ma anche divertente.

Di scuola americana, Tommasi ha insegnato a tutti che numeri e statistiche non erano un passatempo inutile o da fanatici, ma una maniera per interpretare i fatti. Non in modo ottuso, ovviamente. “Le statistiche, bisogna saperle leggere!” è uno degli assiomi di Rino che ci risuona ancora nelle orecchie.

Gianni ha descritto i colpi dei giocatori (avendoli visti all’opera praticamente tutti sin dal dopoguerra) coniando neologismi a ripetizione. Lo hanno sempre esaltato di più un tocco di volée sul 40-0 che un ace messo giù per salvare una palla break, i ‘gesti bianchi’ di un tennis elegante più che il sudore della fatica.

“Circoletto rosso!” dopo uno scambio memorabile: Tommasi ha sempre per davvero circondato con il pennarello rosso un punto esaltante sul suo taccuino dove i punti di un match sono segnati tutti. Un’espressione che è diventata di uso comune, insieme a infinite altre. Come anche “I pronostici li sbaglia solo chi li fa”, che sottintende un altro modo di interpretare la telecronaca da parte di Rino e Gianni: ti do una mia opinione, non ti nascondo neppure una mia simpatia, ma non perdo l’obiettività.

SKY Sport Arena dedica domenica 7 giugno ai due Maestri….

Pubblicato da Luca De Gaspari su Sabato 6 giugno 2020

Entrambi, per cultura e preparazione, non hanno mai mancato di esprimere anche con schiettezza le loro opinioni, sempre motivandole, senza paura di esporsi. E le loro opinioni si fondavano sull’autorevolezza di un’esperienza sterminata, sulla cultura sportiva e non solo, sulla conoscenza diretta degli uomini e degli eventi passati alla storia. Quando in sala stampa Tommasi e Clerici parlavano, gli altri, in ogni angolo del pianeta tennis e non solo, stavano a sentire.

Tommasi attaccato ai fatti, un pozzo di conoscenza sportiva (che ha sempre generosamente condiviso con tutti, dal collega più affermato ai tanti ragazzi a cui via via ha dato la possibilità di trasformare in lavoro una passione) tutta archiviata nella testa, tanto da poter citare a memoria strabiliando i presenti. Nell’era pre-computer era Rino a tenere tutte le statistiche e Arthur Ashe gli aveva così dedicato una copia del suo Portrait in Motion’: “Senza di te non avrei mai saputo quanto volte ho perso con Laver”.

Clerici una fonte di storie (mirabolanti, magari un poco inventate, tanto che la sua vena di romanziere prosegue) che Rino con il sorriso ha sempre condiviso sotto l’egida del ‘never spoil a good story with the truth’ di Mailer (mai rovinare una bella storia con la verità).

Tommasi il primo ad aprire la sala stampa, l’ultimo ad andarsene, facendo cinquanta cose insieme senza perdere il filo e farle tutte bene e non per caso. Infatti: “La modestia non è uno dei miei difetti” è la battuta con cui ha sempre accolto i complimenti.

Clerici che, distratto, magari perde il match del giorno perché c’è una mostra assolutamente da vedere o un pezzo all’asta da comprare per arricchire una collezione tennistica che fa invida al museo di Wimbledon.

Diversi, complementari, profondamente complici. Hanno insegnato a tutti noi, non con lezioni o prediche, solo con l’esempio, a fare le cose molto seriamente senza prendersi sul serio. 

Domenica 7 giugno, la programmazione di Sky Sport Arena

  • Ore 6.00: Suzanne Lenglen, Divina – Documentario di G.Clerici (2002)
  • Ore 6.30: Fairplay ’93 Remix
  • Ore 6.45: Finale Montecarlo 1995: MUSTER-BECKER
  • Ore 8.45: I Signori del Tennis Clerici
  • Ore 9.15: Finale Wimbledon 1992, AGASSI-IVANISEVIC
  • Ore 11.15: Fairplay ’93 Remix
  • Ore 11.30: Finale femminile Wimbledon 1995: GRAF-SANCHEZ
  • Ore 13.30: Fairplay ’93 Biagi e Bocca
  • Ore 13.45: Finale Wimbledon 1993: SAMPRAS-COURIER
  • Ore 16.00: I Signori del Tennis Clerici
  • Ore 16.30: Finale Indian Wells 2005: FEDERER-HEWITT
  • Ore 18.15: Fairplay ’93 Remix
  • Ore 18.30: Suzanne Lenglen, Divina – Documentario di G.Clerici (2002)
  • Ore 19.00: Quarti di finale femminile Wimbledon 1999: V. WILLIAMS-GRAF
  • Ore 20.30: Finale Wimbledon 1999: SAMPRAS-AGASSI
  • Ore 22.30: Fairplay ’93 Biagi e Bocca
  • Ore 22.45: Finale femminile Wimbledon 2005: V.WILLIAMS-DAVENPORT
  • Ore 00.30: I Signori del Tennis CLERICI
  • Ore 01.00: Finale Roma 2006: FEDERER-NADAL

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Vekic: “Gli uomini non dovrebbero giocare al meglio dei cinque set fino ai quarti di finale”

La tennista croata si scaglia contro i match alla lunga distanza. “Nessuno vuole vederli giocare per cinque set, a meno che non siano Nadal e Federer”

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Donna Vekic - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Donna Vekic ha rilasciato alcune dichiarazioni, durante la sua partecipazione ad un podcast croato Inkubator, sul tema della parità di retribuzione tra uomini e donne, ma soprattutto sul formato delle partite al meglio dei cinque set, che Vekic non trova così entusiasmante.

“Gli uomini fanno spesso commenti come ‘giochiamo al meglio di 5, perché dovremmo avere lo stesso premio in denaro?’. Nessuno vuole guardarvi per cinque set (ride, ndr). Voglio dire, va bene se guardiamo Roger e Rafa nella finale di Wimbledon per cinque set, quello è fantastico”. Il messaggio certo non è dei più edificanti per lo sport in generale, perché sembra far passare il concetto che solo certi giocatori possano produrre spettacolo e perciò meritarsi partite più lunghe.

Vekic rincara la dose e propone una sorta di “riforma” per i match maschili degli Slam: giocare due su tre i primi quattro turni e introdurre il tre su cinque solo a partire dai quarti di finale. “Penso che gli uomini non dovrebbero giocare al meglio dei cinque fino ai quarti di finale dove inizia davvero a diventare interessante. Tutti dicono che quando una partita arriva al quinto set è insostituibile, ma non ne sono così sicura”. Parole che sicuramente provocheranno qualche polemica.

 

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