Azarenka torna in finale dopo tre anni: grande sfida contro Muguruza a Monterrey

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Azarenka torna in finale dopo tre anni: grande sfida contro Muguruza a Monterrey

Vika spazza Kerber al terzo e torna a giocarsi un titolo in un duello decisivo dopo tre anni. Sfiderà Garbine, senza problemi contro l’acciaccata Rybarikova

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Ci saranno quattro titoli Slam sul centrale di Monterrey, per una finale dell’edizione 2019 che nemmeno i più ottimisti tra gli organizzatori avrebbero osato prevedere. Ce n’erano addirittura sette complessivi nella lotteria delle semifinali, ma Angie Kerber, tre volte regina Major, ha dovuto lasciare strada a un’Azarenka versione vintage, la quale contenderà il trofeo a Garbine Muguruza, altra fanciulla rigenerata dalla magia del Cerro della Silla, il monte simbolo della metropoli messicana.

Molti tra tifosi e addetti a vario titolo ai lavori, a cui volentieri ci accodiamo, esulteranno per l’impresa di Vika, che stanotte (23.30, ora italiana) tornerà a giocarsi una finale trentasei mesi dopo il trionfale marzo del 2016, l’anno del Sunshine Double e della maternità che sembrava aver chiuso la parentesi della bielorussa ai vertici del circuito WTA. Da allora capace di vincere un solo match contro una collega appartenente alla top 10 (Karolina Pliskova, Miami 2018), Azarenka ha sfoderato una prestazione che almeno a tratti ha ricordato quelle dell’epoca d’oro, quando l’unica a non entrare in campo già battuta contro la tiranna Serena era proprio lei. Per una giocatrice che dopo la nascita dell’erede Leo sembrava aver smarrito la proverbiale spinta da fondo, insieme a un bel po’ di resistenza fisica, le partite contro maratonete contrattaccanti alla Kerber erano diventate i rompicapo più insolubili: il fatto di aver risolto quello della scorsa notte contro la mancina di Brema, per giunta al terzo set, deve rappresentare per Victoria il premio più bello.

Ho giocato la miglior partita da un po’ di tempo a questa parte, stavo bene, mi sono sentita da subito vicina a lei. Anche quando ho ceduto il secondo set avevo quasi recuperato dal cinque a due, quindi anziché perdere fiducia ho provato a tenere lo stesso livello, e il terzo è stato fantastico. Da troppo tempo non giocavo e vincevo un incontro del genere contro una top player”. Già, perché dopo aver vinto il primo set di slancio, sorpassando con quattro giochi in fila dal quattro a due Kerber, Azarenka stava per compiere il miracolo anche nel secondo, sfiorando il cinque pari risalendo da un doppio break di svantaggio.

Acciuffata la frazione decisiva dopo aver convertito il terzo set point, la più resistente Angelique sembrava avviata verso la finale. Ma il mestiere dell’allibratore è giustificato soprattutto dalla componente di rischio che lo tratteggia, e infatti il proiettore ha iniziato a mostrare un film già visto qualche anno fa: aggressiva (alla fine i vincenti saranno trentacinque, nemmeno malissimo) e determinata, Azarenka ha ripreso un filo interrotto da troppo tempo, spazzando via letteralmente un’attonita Kerber dal centrale di Monterrey: il cinque a zero si è materializzato in una ventina di minuti d’inferno tennistico, durante i quali Angie è riuscita a mettere in fila non più di sette punti. La bielorussa le è indigesta e il conto dei precedenti, aggiornato a 8-1 Vika, lo dimostra in modo plastico. “Era un match importante per capire a che punto fosse il mio livello di crescita contro un’avversaria forte”: direi che ci siamo.

 

In finale ci sarà Garbine Muguruza, la quale ha dovuto faticare molto meno per avere ragione di Magdalena Rybarikova. Il tennis eteroclito della slovacca è stato ampiamente disinnescato dalla potenza, una volta tanto in controllo, della campionessa in carica e da un evidente infortunio alla gamba sinistra, che l’ha costretta a rivolgersi al trainer dopo soli sette giochi. Una finale che non ci perderemmo, tutto sommato, e un altro gioiellino incastonato in una stagione che sta giustificando l’entusiasmo del grande capo della WTA Steve Simon, il quale non ha parlato a sproposito di Rinascimento tennistico dell’associazione che rappresenta.

Risultati:
[5] V. Azarenka b. [1] A. Kerber 6-4 4-6 6-1
[2] G. Muguruza b. [8] M. Rybarikova 6-2 6-3

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WTA

Pliskova vs Martic per il titolo di Zhengzhou. Finale tutta giapponese a Hiroshima

Mladenovic paga le fatiche del quarto con Svitolina, la croata proverà a frenare la corsa di Karolina. Il Giappone festeggia Doi e Hibino. Rybakina a caccia del secondo titolo a Nanchang

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Karolina Pliskova - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

KARO PICCHIA FORTE Karolina Pliskova proverà a iniziare lo swing asiatico 2019 come dodici mesi fa, ovvero con un trofeo. La numero due del mondo ha dominato la prima semifinale del WTA Premier di Zhengzhou contro Ajla Tomljanovic, sconfitta in 68 minuti. Dodici mesi fa Karolina vinse il titolo a Tokyo battendo Naomi Osaka in finale, ora giocherà la quarta finale del 2019 con l’obiettivo di alzare il terzo trofeo stagionale dopo i successi a Roma ed Eastbourne.

Sfiderà la croata Petra Martic (t.d.s. 7), che ha prevalso nettamente su Kristina Mladenovic nella seconda semifinale. La prestazione della francese non è stata all’altezza delle aspettative. Molto scarica sulle gambe e poco lucida in tanti frangenti del match, come sul 3-4 del secondo set, quando ha perso due punti praticamente già fatti regalando il break decisivo a Martic. Le fatiche del quarto di finale finito a tarda notte contro Elina Svitolina si sono fatte sentire, il servizio – in grande spolvero – della croata ha fatto il resto.

BIG IN JAPAN Per la prima volta dal 1997 un torneo WTA avrà una finale tutta giapponese. Al tempo furono Yuka Yoshida e Naoko Sawamatsu a contendersi un trofeo a Jakarta e la spuntò Sawamatsu per 6-3 6-2. Stavolta a scrivere una pagina di storia saranno Misaki Doi e Nao Hibino, finaliste del WTA di Hiroshima davanti al loro pubblico. Nessuna delle due è inserita tra le teste di serie e tanto meno partiva come probabile finalista alla vigilia del torneo.

 

Nel giorno delle semifinali Hibino ha battuto Buzarnescu in tre set, lasciando per strada solo tre giochi dopo il 4-6 iniziale. Nei quarti di finale Hibino aveva messo a segno un altro grande risultato eliminando la numero uno del seeding Hsieh. Giocherà la quinta finale WTA della carriera, quattro anni dopo la prima (e unica vinta) a Tashkent su Donna Vekic. Misaki Doi ha dovuto invece superare Veronika Kudermetova (tds 2), sconfitta 6-4 6-3 in un’ora e 22 minuti. Tenterà di vincere il suo terzo titolo WTA nella quarta finale, dopo i successi a San Antonio 2016 e a Lussemburgo 2015. I precedenti tra le due giapponesi sono in perfetta parità, due vittorie per parte.

RYBAKINA SUGLI SCUDI – A Nanchang, Elena Rybakina giocherà la seconda finale della carriera a poco più di due mesi dalla prima, vinta a Bucarest contro Patricia Maria Tig. La ventenne kazaka sta piano piano iniziando a farsi largo nel circuito e anche nella semifinale contro Shuai Peng ha dato prova di grande qualità. Dopo aver dominato il primo set (6-1), ha perso il servizio in avvio di secondo e non è stata in grado di ricucire lo strappo. Nel terzo parziale però ha ripreso in mano il gioco e dal 2-2 ha infilato quattro giochi consecutivi che le hanno permesso di vincere l’incontro. Con questo risultato Rybakina guadagna venti posizioni e si piazza temporaneamente al 49esimo posto (best ranking), in attesa ovviamente di conoscere il risultato della finale.

Per il titolo dovrà vedersela con Rebecca Peterson (nessun precedente). La svedese ha dominato la sua semifinale contro Nina Stojanovic (6-3 6-1) e si è guadagnata l’accesso alla prima finale in carriera.

Semifinali Zhengzhou:

[1] Ka. Pliskova b. A. Tomljanovic 6-3 6-2
[7] P. Martic b. K. Mladenovic 6-0 6-3

Semifinali Hiroshima:

N. Hibino b. M. Buzarnescu 4-6 6-0 6-3
M. Doi b. [2] V. Kudermetova 6-4 6-3

Semifinali Nanchang:

E. Rybakina b. S. Peng 6-1 3-6 6-2
R. Peterson b. N. Stojanovic 6-3 6-1

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US Open

Andreescu, primo trionfo Slam dopo lo spavento: lo US Open è suo

NEW YORK – Bianca erompe sull’Arthur Ashe: in vantaggio 6-3 5-1 si fa rimontare da Serena Williams, poi ritrova lucidità e trionfa. Stagione straordinaria, primo Slam per il Canada

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Bianca Andreescu vince lo US Open 2019 (foto Luigi Serra)

da New York, il nostro inviato

[15] B. Andreescu b. [8] S. Williams 6-3 7-5

Se cercavamo una giocatrice che avesse le stimmate della campionessa, dopo aver parzialmente sospeso il giudizio su Naomi Osaka, non possiamo più chiudere gli occhi su Bianca Andreescu. A soli 19 anni, la canadese si laurea campionessa dello US Open diventando la più giovane vincitrice dello Slam statunitense dai tempi proprio dell’avversaria sconfitta oggi, Serena Williams, che aveva vinto il torneo a una manciata di giorni dal diciottesimo compleanno nel 1999. Primo Slam per il Canada, terzo titolo stagionale per Andreescu dopo Indian Wells e Toronto; ma soprattutto, Bianca non conosce sconfitta dal ritiro di Miami (a partita in corso) agli ottavi di finale, e non perde una ‘vera’ partita dalla semifinale di Acapulco in febbraio contro Kenin. Ora sarà numero 5 WTA. Se non sono questi numeri da campionessa, fate un po’ voi.

 

LA PARTITA – L’ultima volta, sarebbe stato il primo confronto, non c’è stata una partita. Serena Williams, nella finale di Toronto, si era dovuta ritirare dopo pochi game bloccata da un infortunio, lasciando a Bianca Andreescu il titolo, secondo Premier Mandatory (dopo Indian Wells) di un’annata straordinaria per la diciannovenne canadese. Annata che oggi diventa incredibile, anche se già lo è sotto tanti aspetti. Dall’altra parte della rete, Serena gioca per la Storia, quella con la “S” maiuscola, all’inseguimento del record Slam assoluto di Margaret Smith Court, il folle bottino di 24 titoli Major.


INIZIO DIROMPENTE DI BIANCA – Williams inizia tesa, e nel primo game, in vantaggio 40-0, commette tre errori gratuiti e due doppi falli, perdendo subito la battuta. Bianca sale 2-0, il pubblico mormora anche se siamo solo all’inizio, la posta in palio è altissima e si percepisce anche sugli spalti. Il ruggito, con “C’mon” di Serena, che echeggia fino al terzo anello, ad accompagnare il primo game tenuto dalla fuoriclasse statunitense fa capire quanto abbia bisogno di sbloccarsi. In generale, finora Williams sta rispondendo male, Andreescu senza fare nulla di eccezionale va 3-1, Serena ha già 9 errori nel tabellino. Ancora Serena in crisi sul 2-4, con ben 5 palle break annullate, col servizio ma anche aiutata da alcuni errori di Bianca. La canadese picchia forte e difende con apparente disinvoltura, Williams sbaglia veramente troppo. Tocca a Bianca annullare una palla break con il servizio esterno sul 4-3, che brava. Due game dopo, è il terzo doppio fallo del set che condanna Serena, ancora un break ed è 6-3 Andreescu.

I tifosi dell’Arthur Ashe sentono il dramma, esplodono a ogni punto di Williams, in modo assordante. Billie Jean King applaude e sostiene Serena, acclamatissima quando viene inquadrata sui maxischermi, ma Andreescu oggi è una roccia. Lo è da più di sei mesi, in effetti, fantastica. Una Williams quasi affranta perde il servizio nel secondo game, continuando a spingere ma senza la consueta efficacia. Di grinta Serena recupera il break, ma il suo tennis oggi è troppo altalenante, Andreescu non fa una piega, aggredisce nuovamente il turno di battuta avversario, e brekka per la seconda volta nel set allungando 3-1. La cosa che sta facendo meglio la canadese è la transizione in diagonale verso avanti, a tagliare il campo e chiudere il dritto lungolinea, azione difficilissima che lei esegue con splendida disinvoltura. Tra un errore e un vincente alternati di Williams, Bianca sale addirittura 5-1, con il terzo break del parziale, sembra finita.

Tutta la frustrazione di Serena

PAURA E TRIONFO – Ma l’orgoglio di Serena è infinito: affronta un match-point, lo annulla col dritto vincente, spingendo con tutto quello che ha recupera un break, e siamo 5-2. In un attimo arriva il 5-3, e Bianca va a servire per il titolo una seconda volta. Ecco il primo momento di vera tensione accusato da Andreescu, che commette tre gratuiti e si fa brekkare a zero, 5-4. Il boato dello stadio è memorabile, la gente salta in piedi e si abbraccia. Sulle ali di tanto entusiasmo, una Williams letteralmente resuscitata tiene la battuta per il 5-5, nonostante due doppi falli (siamo a 8, davvero tanti). Può succedere di tutto ora, per la prima volta Bianca sembra scossa, e ci mancherebbe altro.

Ma se l’orgoglio di Serena è infinito, altrettanto infinite sono le risorse nervose di Andreescu: reagisce alla tremenda rimonta, tiene la battuta, e sale 6-5. Di nuovo a un passo dalla sconfitta, Williams va in difficoltà, Bianca spara il dritto sia in risposta che nello scambio, si prende due match point, e al secondo fa suo lo US Open 2019. Difficile pensare che non sia solo il primo titolo pesante per una giocatrice straordinaria dal punto di vista tattico e tecnico, i numeri parlano per lei. Oggi 19 vincenti e appena 17 gratuiti, al cospetto del 33-33 di Serena che può certamente recriminare per un misero 44% di prime palle in campo.

Ad ogni modo, grande, grandissima Bianca. Pensate che l’anno scorso, qui, non superò le qualificazioni. Altrettanto grande è l’ennesima delusione a un passo dal traguardo per Serena. Applausi a entrambe.

LA PREMIAZIONE: LE PAROLE DI SERENA – “Grazie, significa molto per me sentire il supporto del pubblico, durante tutte le due settimane di questo torneo. Ho continuato a combattere, ho cercato di rimanere in campo più a lungo, i fan sono stati talmente meravigliosi che mi hanno fatto giocare meglio, ne sono molto grata. Bianca ha giocato un grande match, sono molto felice e orgogliosa per te. Avrei voluto giocare meglio, ma se qualcun altro deve vincere questo torneo, a parte Venus, sono felice che sia tu. È un onore essere qui, ancora qui a competere, non è semplice in questo sport rimanere competitivi per 20 anni, e voglio ringraziare il Dio Geova per avermi permesso di essere qui. Grazie anche al mio team, che è stato con me attraverso tutti gli alti e i bassi, e ancora attraverso i bassi. Spero avremo qualche alto di nuovo piuttosto presto“.

LA PREMIAZIONE: LE PAROLE DI BIANCA – “È difficile descrivere a parole quello che provo in questo momento. Mi sento davvero fortunata, ho lavorato tanto per questo momento, quest’anno è stato un sogno. È un privilegio essere su questo campo contro Serena, una leggenda di questo sport. Ho cercato di non pensare alla mia avversaria, mi sono preparata al meglio, sono molto lieta di quello che ho fatto. Ho dovuto superare la folla… lo so che volevate che vincesse Serena, mi dispiace molto. Ho provato a isolarmi da tutto. L’ultimo game non è stato facile, le palline andavano da tutte le parti, sono molto orgogliosa di come ho gestito la situazione. Lo scorso anno non è stato semplice, ho avuto molti infortuni, ma ho insistito, ho avuto una buonissima preparazione invernale, il mio team è rimasto con me, grazie per aver resistito, spero di poter continuare per il resto dell’anno. Non posso ringraziare i miei genitori abbastanza per tutto quello che hanno fatto per me. È stato un viaggio molto lungo, beh forse non così lungo, ho solo 19 anni, non è stato semplice, ma ora voglio continuare così“.

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US Open

US Open: Serena Williams è inarrestabile, decima finale a New York

101 vittorie allo US Open come Chris Evert, in finale a 20 anni dalla prima volta. Williams non lascia scampo a Elina Svitolina, il record definitivo di 24 Slam è nuovamente a un passo

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Serena Williams - US Open 2019 (photo via Twitter, @usopen)

da New York, il nostro inviato

[8] S. Williams b. [5] E. Svitolina 6-3 6-1

Non vince un torneo dall’Australian Open 2017, conquistato da incinta di un mese e mezzo, da quella volta ha perso tre finali Slam, due a Wimbledon (2018 e 2019) e una qui l’anno scorso. La voglia di sbloccarsi a livello di titoli, per Serena Williams, è evidente. Così come il desiderio di sfatare quella che ormai sembra una maledizione che dura da troppo tempo. L’impressione è che mettersi sulla sua strada sia faccenda sportivamente pericolosa, giunti a questo punto del torneo, specialmente qui a New York, l’evento di casa sua, dove perdere fa ancora più male che altrove. Lo “shock Vinci” del 2015, e quello di 12 mesi fa con Osaka, così come la sconfitta in semifinale con Pliskova del 2016, hanno lasciato dei segni profondi.

 

Elina Svitolina è forte, corre, difende, spinge se possibile, in generale non ha lacune tecniche o fisiche evidenti. Il numero 5 WTA, per la ragazza di Odessa, è una posizione in classifica ampiamente meritata. Evidentemente, però, anche gli allenamenti con il compagno Gael Monfils (presente in tribuna, all’indomani della sconfitta con Matteo Berrettini), che come ha raccontato Elina stessa la aiutano a migliorare in difesa, affrontando palle pesanti e un ritmo superiore, non sono stati sufficienti a prepararla per il bombardamento a cui l’ha sottoposta Serena stasera.

La fuoriclasse statunitense, in effetti, ci ha messo quasi 20 minuti per mettere ordine al suo gioco, ma per sua fortuna i primi due game sono durati un’eternità, 18 minuti in tutto, mantenuti in equilibrio dall’alternarsi di vincenti esplosivi ed errori marchiani commessi da Williams (tre palle break annullate), ma comunque vinti entrambi. Dal 2-0, Serena ha iniziato ad aggiustare il mirino, ha annullato altre tre palle break sul 3-1 per lei (le ultime che affronterà nella partita), e se ne è andata senza concedere a Elina la minima possibilità di raggiungerla. 6-3 il primo set, poi un assolo nel secondo, a furia di botte con il servizio che a livello di tennis femminile non si erano quasi mai viste, e una pesantezza di palleggio insostenibile per la pur combattiva ucraina. Tre break, al terzo, quinto e al settimo e conclusivo game, un 6-1 senza appello.

33 vincenti, 20 errori Williams (11/17 Svitolina), davvero poco da fare per Elina. Tecnicamente, Serena è sembrata semplicemente di un’altra categoria, e si è mossa pure molto bene, sia lateralmente che in avanti, con diversi recuperi notevoli per rapidità e coordinazione. Belinda Bencic e Bianca Andreescu sono due giovani fenomeni, capaci a tratti di prestazioni straordinarie, ma chiunque delle due arriverà ad affrontare sabato questa Williams, avrà vita durissima. Difficile pensare che per l’ennesima volta l’agognato traguardo dei 24 Slam possa sfuggire alla “Queen” del tennis femminile, sul trono di fatto o virtualmente da ormai 2 generazioni.

Raggiante Serena a fine partita: “Lei è bravissima, l’inizio è stato difficile, ma per fortuna poi mi sono sbloccata. 101 vittorie qui come Chris Evert? Sono numeri incredibili, cerco di non pensarci, faccio solo del mio meglio. Il record di 20 anni dalla mia prima finale allo US Open (vinta 6-3 7-6 nel 1999 con Martina Hingis, n.d.r.)… Non ci sarei riuscita senza questo pubblico, grazie, 20 anni dopo siete ancora qui con me! Questo è lo stadio di tennis più grande del mondo, è sempre un onore, per me e la mia avversaria, giocare qui davanti a tanta gente che viene a vederci. Non posso parlare delle mie potenziali avversarie, non hanno ancora giocato! E per queste cose, per queste analisi, c’è il mio coach!“.

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