Montecarlo, quando le wild card fanno discutere. E Kokkinakis si ritira

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Montecarlo, quando le wild card fanno discutere. E Kokkinakis si ritira

La gestione degli inviti da parte degli organizzatori appare rivedibile: il n.550 del mondo e un giocatore perennemente infortunato, Kokkinakis, che infatti si ritira prima di giocare

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Benoit Paire - Montecarlo 2018 (foto @Gianni Ciaccia)

Gli organizzatori dei tornei ATP hanno totale discrezionalità sull’assegnazione delle wild card. I criteri che vengono seguiti sono molteplici e rispondono a diverse necessità. Per esempio, si tende a privilegiare i giocatori di casa che non hanno una classifica sufficiente ad entrare in tabellone. Meglio ancora se molto giovani, di modo da dargli un’occasione per fare esperienza, o molto “anziani”, per concedergli un’ultima occasione di giocare di fronte al loro pubblico. I tornei più piccoli, per attirare pubblico, talvolta puntano su qualche tennista affermato che per ragioni di infortunio ha perso classifica o che non aveva in programma di partecipare al torneo e ha cambiato idea all’ultimo. Insomma, i motivi per decidere di assegnare una wild card possono essere i più disparati.

Gli organizzatori del Masters 1000 di Montecarlo hanno sempre avuto un po’ di problemi da questo punto di vista. Da una parte, anche considerato il piccolo numero dei suoi abitanti, il principato non ha mai sfornato tennisti di alto livello. In tempi recenti il migliore tennista monegasco è stato Benjamin Balleret, che ha raggiunto al massimo una classifica di n.204 del ranking ATP nel 2006. Ma comunque una mano ai tennisti locali bisogna darla e così Balleret ha beneficiato in carriera di ben 10 wild card nel torneo, 6 per il tabellone principale e 4 per quello delle qualificazioni. Solo in due di queste occasioni ha vinto un incontro. Dall’altra parte, dato il prestigio dell’evento, difficilmente i migliori giocatori sono assenti e c’è bisogno di altri tennisti per richiamare il grande pubblico. 

Così la maggior parte delle wild card sono spesso finite nelle mani di tennisti francesi e di giovani talenti internazionali. L’anno scorso ad esempio due wild card per il main draw furono assegnate all’ex Top 10 Gilles Simon e al talento canadese Felix Auger-Aliassime. In questa edizione Auger-Aliassime, fuori di poco dal taglio nella compilazione della entry list (e fuori di un solo posto dopo alcune defezioni) ma al momento n.33, ha ricevuto un meritato invito. Le altre wild card per il tabellone principale fanno invece più discutere. A partire dal 22enne monegasco Lucas Catarina, tennista da Futures ancora più che da Challenger (circuito nel quale ha giocato solo otto partite), attualmente ben oltre la posizione n.500 in classifica. Catarina è alla terza wild card a Montecarlo, la seconda consecutiva per il main draw. L’anno scorso strappò un set a Milos Raonic al primo turno. 

 

Se l’invito al miglior (o al meno peggio) tennista locale è ormai una tradizione, meno lo è quello a tennisti stranieri come lo spagnolo Jaume Munar e l’australiano Thanasi Kokkinakis. Per Munar, che giocherà al primo turno proprio contro Catarina, potrebbero valere le stesse considerazioni di Auger-Aliassime, se non fosse che ha tre anni e quasi trenta posizioni in più. Che il fatto di essere un prodotto dell’accademia del tennista 11 volte il titolo del torneo possa aver contato? L’invito allo sfortunatissimo Kokkinakis sembra quasi un risarcimento. Nella scorsa edizione, entrato in tabellone proprio grazie a una wild card, il tennista aussie si era infortunato per l’ennesima volta nel suo match di primo turno contro Karen Khachanov, inciampando sull’insegna pubblicitaria che copre i giudici di linea. Tuttavia, per quanto si possa apprezzare la galanteria degli organizzatori monegaschi bisogna notare che le condizioni fisiche di Kokkinakis sono rimaste precarie anche nei mesi a venire.

Solo questa settimana, rientrato in campo dopo quasi tre mesi di stop, si è ritirato dal torneo di Barletta al secondo turno per un fastidio ai muscoli pettorali. La scelta sembrava improntata proprio a preservarsi in vista del torneo di Montecarlo ma a quanto pare non è stato sufficiente: Kokkinakis ha dovuto infatti alzare bandiera bianca anche questa volta, ritirandosi prima di scendere in campo contro Kohlschreiber.

Insomma, un tennista da Future e tre “stranieri”, di cui uno è molto spesso in infermeria. Scelte un po’ discutibili. Soprattutto se sei un giocatore francese di talento, in grado di divertire il pubblico, con una posizione in classifica di tutto rispetto. Benoit Paire, n.69 della classifica mondiale, ha mal digerito la mancata assegnazione della wild card, esprimendo tutta la sua frustrazione con un tweet ironico sul suo profilo. I problemi di digestione provocati dalla notizia sono ben sottolineati dalla eloquente emoji. Paire ha poi dimostrato sul campo che forse la meritava davvero quella wild card, poiché ha addirittura vinto il titolo a Marrakech dopo quattro anni di astinenza.

Se gli inviti per il tabellone principale fanno discutere, quelli per le qualificazioni sono ancora più sorprendenti. Dei tre tennisti che hanno ricevuto una wild card, ovvero il francese Florent Diep, l’azzurro Julian Ocleppo e il monegasco Romain Arneodo, nessuno ha una classifica ATP in singolare. Per chiarire meglio, accanto al loro nome sul sito della ATP, compare uno zero, oppure un trattino. Se nell’assegnazione dell’invito ad Arneodo conta ovviamente la nazionalità (anche se in realtà è nato a Cannes), sono più misteriosi i criteri che hanno portato all’invito di Diep e Ocleppo.

Del 27enne Diep si sa ben poco, se non che è stato al massimo n.592 del ranking ATP e che attualmente risiede a Montecarlo. Ma d’altronde tanti tennisti prendono la residenza nel principato per motivi fiscali. Ocleppo invece è il 21enne figlio del noto ex tennista italiano Gianni, noto commentatore televisivo. Nel 2017 ha raggiunto il suo best ranking in singolare di 590 ma da qualche tempo si dedica con maggiore profitto al doppio nei tornei Future e nei Challenger. Negli ultimi mesi qualche segnale lo ha dato anche in singolare, se è vero che ha vinto un torneo ITF in Repubblica Ceca lo scorso ottobre, raggiunto altre tre semifinali e vinto anche un incontro a livello challenger, proprio questa settimana a Barletta (appena il terzo della sua carriera). A Montecarlo però ci è nato e durante il torneo si è spesso allenato insieme a quel tale che ha vinto il titolo undici volte.

Detto ciò, non si vuole ovviamente mettere in dubbio la discrezionalità degli organizzatori nell’attribuzione delle wild card. Tuttavia in questa edizione del Masters 1000 di Montecarlo la meritocrazia sembra essere stata accantonata fin troppo in favore di logiche difficili da spiegare razionalmente. Nel frattempo le qualificazioni sono iniziate e il campo non ha sconfessato le discutibili scelte dell’entourage di Franulovic, direttore del torneo: Diep ha fatto sudare Humbert, tenendolo in campo oltre due ore e togliendogli un set, mentre Ocleppo ha addirittura passato il primo turno battendo in due tie-break Mischa Zverev, numero 72 ATP. Applausi al ragazzo, certo, per quanto non si possa fare a meno di notare che Mischa quest’anno ha vinto una sola partita – per ritiro dell’avversario, Kuhn, nel terzo set della loro sfida di Miami – e dopo la vittoria su Dzumhur dello scorso agosto a Cincinnati abbia accumulato ben quattordici sconfitte su quindici partite disputate.

Per Ocleppo si è trattato appena della seconda partita contro un top 100, dopo la sconfitta subita da Giannessi nel challenger di Genova due anni fa. Di sicuro Julian, che adesso affronterà Andreozzi per un posto nel main draw, ha fatto in modo di meritarsi l’onore ricevuto.

Edit 14/04/19: l’articolo è stato aggiornato a seguito del ritiro di Thanasi Kokkinakis, la cui notizia è stata diffusa nella tarda mattinata di domenica, e con la vittoria di Paire a Marrakech. La versione originale, ovviamente, non poteva contenere queste informazioni

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WTA

A Birmingham riecco Venus e Ostapenko. A Kristyna il derby di casa Pliskova

La neo-trentanovenne Williams non vinceva un match sull’erba fuori da Wimbledon dal 2011. Aliona centra i primi quarti di finale dell’ultimo anno solare. Alla gemella meno famosa una maratona chiusa al tie break del terzo

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Parecchia sostanza e diversi spunti tra i prati delle Midlands occidentali, laddove a Maiorca si è detto e fatto il minimo indispensabile. Appena quattro match in programma alle Baleari – dove il bel tempo stabile ha consentito di diluire la programmazione – di cui uno addirittura monco. La sfortuna ha colpito ancora una volta Ons Jabeur, ragazza tunisina dal talento grande quanto la predisposizione agli infortuni, anche se oggi, con ogni probabilità, il massimo della salute non l’avrebbe comunque salvata contro l’astro Sofia Kenin, che aveva dominato fino all’obbligo di ritiro. Nel frattempo Elise Mertens aveva sbrigato in due la comoda pratica Stosur e Yafan Wang, sinora quasi digiuna d’erba, si era sbarazzata molto più facilmente del previsto di Alison Van Uytvanck. In chiusura, la seconda favorita Sevastova ha concesso le briciole, sotto forma di tre giochi, all’impotente Ajla Tomljanovic.

Molta più ciccia a Birmingham, come dicevamo, e conferme su conferme per la signora campionessa del Roland Garros Ashleigh Barty: la rovente australiana ha letteralmente spianato Donna Vekic, non la prima venuta, una che sul verde gioca bene e che era reduce, per quanto molto delusa, dalla finale giocata a Nottingham domenica scorsa. Segnali preoccupanti, per le avversarie s’intende, quelli lanciati da Ash, la quale a Wimbledon sarà temuta e pericolosa anche in ottica numero uno del mondo: Naomi Osaka è autorizzata a fare tutti gli scongiuri del caso.

Ma è stata soprattutto la giornata dei ritorni, ovviamente graditi: quello di Venus Williams – trentanove candeline spente ieri l’altro, auguri – al successo in un match su erba lontano da Church Road, evento che non capitava alla meno giovane della dinastia Williams addirittura dal 2011 (secondo turno a Eastbourne contro Ana Ivanovic), ma anche quello di Jelena Ostapenko. Buona la prova offerta dalla lettone nonostante la classica zavorra di doppi falli (oggi sono stati otto), tuttavia emendati da un numero di vincenti più che sufficienti a investire una spenta Johanna Konta. Per Aliona quella ottenuta poche ore fa è la prima vittoria contro una top 20 degli ultimi quindici mesi (ultimo hurrà a Miami 2018 contro Elina Svitolina): un opportuno brodino in vista di Wimbledon dove, non dovesse avvicinare le semifinali guadagnate lo scorso anno, i problemi di classifica potrebbero per lei rivelarsi di difficilissima soluzione.

 

È planato tra le mani della gemella mancina, infine, il derby di casa Pliskova, iniziato nell’ilarità delle contendenti e salomonicamente deciso al tie break del terzo dopo quasi due ore di zuffa. Tremarella nel gioco dirimente, chiuso da Kristyna al secondo match point, come il primo cortesemente offerto da un doppio fallo della sorella. Vinto in modo sorprendentemente agevole il primo set, la numero 112 WTA era nel corso del match riuscita a contenere la rimonta della più famosa parente affidandosi soprattutto al potentissimo archibugio in dotazione (24 ace e l’82% di punti con la prima in campo alla fine).

Birmingham, primo turno:

J. Brady b. L. Tsurenko 6-3 6-3
[2] A. Barty b. D. Vekic 6-3 6-4
[6] Q. Wang b. [Q] L. Davis 6-3 6-2
[WC] V. Williams b. A. Sasnovich 6-3 6-4

Secondo turno:

B. Strycova b. S-W. Hsieh 7-6(3) 6-3
J. Ostapenko b. [7] J. Konta 6-3 6-4
P. Martic b. M. Gasparyan 6-3 7-6(4)
Kr. Pliskova b. Ka. Pliskova 6-2 3-6 7-6(7)

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Maiorca, secondo turno:

Y. Wang b. A. Van Uytvanck 7-6(3) 6-3
[4] E. Mertens b. [WC] S. Stosur 6-3 6-3
[7] S. Kenin b. O. Jabeur 6-2 2-0 (rit.)
[2] A. Sevastova b. A. Tomljanovic 6-2 6-1

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ATP

ATP Halle: avanzano Khachanov e Coric, grandi battaglie con Struff e Sousa

HALLE – Le tds 3 e 4 superano per un ciuffo d’erba Struff e Sousa. Tanto pathos e gran tennis. OK anche Goffin ed Herbert

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Borna Coric - Halle 2019 (foto NOVENTI OPEN_KET)

Dal nostro inviato ad Halle

La giornata che non ti aspetti, doveva essere un day 3 di transizione – per la gioia di chi scrive, che ha potuto rilassarsi facendo shopping tra gli stand del torneo: l’asciugamano ufficiale, ma di fatto è un telo mare, richiama forse troppo spudoratamente i colori di Wimbledon, ma costa solo 15 euro (scontati) ed è pur sempre di un grande torneo, come dimostrato anche oggi. David Goffin ha avuto bisogno di tre set per superare un Radu Albot versione monstre nel primo parziale. All’inizio del secondo, il campione belga si sveglia come folgorato e alla lunga impone la legge del più forte: “Albot non è mai un avversario facile, nel primo set mi ha sorpreso il suo livello sull’erba, nel secondo il servizio mi ha fatto uscire da molti guai, poi ho trovato il mio tennis (molti bei passanti, anche favoriti da attacchi disperati del rumeno, nda). Giocare qui è sempre bello, il pubblico ti coinvolge molto”. Non è affatto una frase fatta, chiedere a Jan-Lennard Struff.

Il secondo match tra lui e Karen Khachanov, tds n.3, è una battaglia da Grande Guerra, metro dopo metro, punto dopo punto, ma condotta da due soldati talentuosi che non rinunciano mai ai colpi da erba, quelli per palati fini. Punti spettacolari uniti a continui ribaltamenti di fronte e un tennis atletico da parte di entrambi. Una gioia per gli occhi e autentici brividi per il cuore. Struff è partito subito molto carico e per lunghi tratti del match ha alternato passanti vincenti e discese a rete. Ci ha provato fino all’ultimo, ma Khachanov è stato molto solido, soprattutto mentalmente.

Non puoi sperare in un suo passaggio a vuoto, devi smontarlo punto dopo punto, non proprio un compito facile con uno così regolare, veloce e potente. Il tedesco è stato ingenuo quando ha subito un break tutt’altro che inevitabile che gli è costato il primo set. Nel secondo il n.35 ATP veniva spesso avanti in controtempo con magnifiche palle tagliate. Il n.9 del mondo perde i riferimenti e il set, cedendo il servizio sul 4-3 Struff. Nel set decisivo, il servizio ha tolto molte castagne al campione di Parigi-Bercy, che sul 5-4 30 pari su servizio avversario ha approfittato di una seconda forzata di Struff che diventa un doppio fallo.

Sul match-point Karen spara un gran passante cui Lennard oppone una bella volée, ma sfortunata e out. Khachanov esulta troppo smaccatamente sull’errore avversario, con un salto plateale, per poi subito scusarsi a rete con l’avversario (che apprezza) e in conferenza stampa non usa mezzi termini: “Wow che partita! Mi spiace per aver eliminato il vostro Struff, il ragazzo di casa. Guardate che dico sul serio, ha giocato davvero benissimo. Match così sono importanti da vincere perché se le porti a casa ti danno molta fiducia”.  

 

Il pubblico prosegue il suo divertimento di qualità e quantità col match tra Herbert e Stakhovsky, dove il secondo sembra avere la meglio ma alla distanza emerge il grande talento, perfetto per l’erba, del francese (sempre bello e pulito il suo serve&volley). La partita che difficilmente dimenticheremo però deve ancora esserci. Borna Coric rimane nel torneo a suon di missili al servizio e col dritto, giocati quando più serve con classe da campione, ma la partita indomita e tecnicamente magnifica di Joao Sousa esalta il pubblico.

Il match parte subito con un buon livello di gioco, ma i servizi subito in palla di entrambi portano quasi a distrarsi, convinti che il break, se arriverà, sarà sul finire del set. Invece non solo arriva al sesto game, ma è per Sousa. Paradossalmente. È un vantaggio per Coric, che prende la sberla perfetta per abbandonare l’idea che basti limitarsi al compitino. Contro-break immediato e qualche game più tardi arriva il tie-break, che il croato porta a casa da campione: massimo risultato col minimo sforzo.

Nel secondo set non cambia la musica per il pur mai domo Sousa: per portare a casa un 15 deve fare il punto 3 volte (addirittura il campione uscente stava per recuperare il secondo smash consecutivo, non fosse stato per una barra dell’impianto di chiusura del tetto). Però il portoghese non ha nessuna intenzione di spegnersi lentamente, così l’equilibrio persiste. Il talento del trentenne lusitano (pregevoli certe palle corte da mano vellutata), accompagnato da una tenacia così ammirevole conquista il pubblico, che piano piano passa dalla sua parte. Solo che Coric non perdona e ad ogni grossa opportunità per l’avversario alza il livello, sempre quando serve. Si chiama classe.

Insomma, facile piangersi addosso o almeno scoraggiarsi di fronte a un giocatore meno forte che resiste indomito fino alla fine, incurante della realtà, a un avversario che appena alzi la testa ti spara in faccia un ace o un missile di dritto. Lo fanno in molti sulle tribune (non certo la ragazza vicino a noi con la maglia della Croazia vicecampione del mondo di Russia 2018), Sousa no. Non l’ha mai fatto, non lo farà mai. L’avversario è più forte? Sei in ballo e devi ballare, Joao vuole vincere, gli applausi non possono bastare. E allora, sul 6-5 Sousa e servizio Coric, la goccia d’acqua che batte sempre sulla roccia riesce finalmente a scalfirla. La terza palla break è quella buona, vincente del n.71 del ranking e terzo set. Pubblico in visibilio. 

Dopo pochi punti del parziale decisivo, un gratuito del semifinalista di Dubai e ‘s-Hertogenbosch è il cavallo di troia del suo disagio. Racchetta per terra, Coric dimostra di non avere messo in conto gli straordinari del terzo set. Sul 2-1 Coric, il n.14 ATP chiede il MTO per la schiena dolorante ed esce dal campo. Falso allarme, il match prosegue e l’usurpatore del trono teutoburgico di Federer l’anno scorso comincia a non contenere il rovescio. Si arriva al tie-break, giusto atto finale di questo magnifico match.  

Risultati

[4] B. Coric b. [Q] J. Sousa 7-6(4) 5-7 7-6(4)
P. Herbert b. [Q] S. Stakhovsky 2-6 7-6(4) 6-4
[3] K. Khachanov b. J-L Struff 6-3 3-6 6-4
D. Goffin b. R. Albot 4-6 6-4 6-3

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Focus

Paris c’est chic? Il meglio e il peggio degli outfit del Roland Garros

La moda parigina on court. Da Serena Williams a Roger Federer, passando per Fabio Fognini. Nike, Adidas, Armani, Uniqlo, Fila e Lacoste. I migliori e i peggiori outfit del Roland Garros 2019

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Roger Federer - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Parigi e la moda, un mariage inossidabile, quantomeno nell’immaginario collettivo e nella haute couture. Ma, nel quotidiano, non è più un connubio così scontato e lo si vede, a volte, anche in occasione del grande rendez-vous tennistico di Porte d’Auteuil. In campo e fuori. E allora diamo uno sguardo agli outfit dei protagonisti del Roland Garros 2019. Quali sono i più eleganti, i più improbabili, i più originali e i più banali?

Serena Williams – Virgil Abloh x Nike

Serena Williams – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Laura Guidobaldi: un gusto che lascia un po’ a desiderare il due pezzi sfoggiato da Serena Williams che, lasciando scoperta la pancia, ricorda soprattutto un completino “da spiaggia”. L’associazione del bianco e del nero ci può anche stare ma il misto della fantasia “zebrata” e a macchie lo rende ancora meno elegante e troppo aggressivo. La mantella “a pipistrello” che completa la mise della campionissima non ne addolcisce per nulla l’effetto. Anzi. Insomma, non proprio classy.

 

Valerio Vignoli: bisogna riconoscere dei meriti a Virgil Abloh, creatore di questo outfit in collaborazione con Nike. Non è facile prendere delle scarpe da ginnastica, scrivere “air” sulla suola o “laces” sui lacci, aggiungere un pezzo di plastica arancione e rivenderle a quasi il doppio. Con questo stile “didascalico” è riuscito a diventare direttore artistico di Louis Vuitton. Così come non è facile vincere 23 titoli dello Slam venendo dalla malfamata periferia di Los Angeles, essere donna, essere nera, essere madre ed essere allo stesso tempo anche… umile. Nel mantello che copre questa sorta di bikini zebrato, tanto audace quanto difficile da portare con eleganza, erano scritte in francese le parole “madre, campionessa, regina, dea”. Messaggio positivo ma anche ambizioso soprattutto se poi dichiari che “lo so, è tanto da portare con sé. Ma lo è anche essere Serena Williams”. Insomma, dopo la polemica dell’anno scorso per la tutina aderente nera da pantera, la fuoriclasse statunitense piazza un altro (fashion) statement a Parigi. “More than an athlete”, come LeBron James, che piaccia o no.

Roger Federer – Uniqlo

Roger Federer – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Laura Guidobali: una certa finezza per il completo vintage anni Settanta di Roger Federer, che alterna una polo color crema con striscia grigio-tortora sulla manica corta a pantaloncini (anch’essi grigio-tortora) con banda laterale dello stesso colore della polo. Un tocco di rosso ai bordi delle strisce – su maniche e shorts – e con i polsini “accende” la mise dello svizzero, il rosso che ovviamente richiama il logo del brand giapponese. Molti lo hanno trovato un po’ scialbo. Sarà, ma il color crema e il grigio, per giunta indossati da Federer, sul campo in terra rossa fanno un gran bell’effetto…

Valerio Vignoli: no l’ispirazione per i colori di questo completo di Federer non è arrivata dagli impiegati della posta. Ma dagli anni Settanta. A rivelarlo lo stesso campione elvetico che si era reso conto di non avere mai indossato il crema con il marrone (più tortora in realtà ad essere precisi). La mente però va anche al completo indossato da Gustavo Kuerten in occasione della sua ultima vittoria nel 2001, con il rosso al posto del blu come terzo colore. In generale come al solito sempre molto stylish lo svizzero, anche se avrei visto questo outfit meglio per la stagione nordamericana, che sulla terra rossa, dove colori sul blu o azzurro risaltano meglio sull’arancione vivo della superficie.

Novak Djokovic – Lacoste

Novak Djokovic – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Laura Guidobaldi: per questo Roland Garros, il brand francese indossato da Djokovic punta su strisce oblique e asimmetriche nere e arancioni sulla polo bianca. Un outfit un po’ troppo banale e senza verve, che non manca invece al campione serbo. Molto più vivace la variante della polo arancione intenso che, richiama, ovviamente, la stagione sull’ocra.

Novak Djokovic – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Valerio Vignoli: prosegue sempre all’insegna della geometria il sodalizio tra Djokovic e il marchio del coccodrillo. Tutto in perfetto stile “RoboNole”. Peccato che la macchina si sia inceppata questa volta. La strada però è segnata nel gioco come negli outfit: essenzialità e sostanza sono le parole chiave. A qualcuno può annoiare ma di solito si rivela vincente. L’assenza di creatività è innalzata ormai a tratto distintivo e quasi motivo di vanto. Lacoste l’ha capito e sposa questa filosofia, con il pericoloso rischio di cadere nella ripetizione.

Collezione Nike

Laura Guidobaldi: lasciano alquanto perplessi i completini Nike dedicati al Roland Garros 2019, soprattutto quelli dal tema macabro e spettrale con tanto di scheletri bianchi che impugnano una racchetta, immersi in una sorta di “selva oscura”, il tutto su fondo ovviamente nero. Cosa vorrà dire? Molto meglio la versione più “bucolica” e decisamente green indossata dalle ragazze (Halep e Garcia), con tante piccole api sulla t-shirt (anch’esse bianche su fondo nero). Che sia un messaggio contro l’inquinamento e il riscaldamento climatico? Se sì, l’idea è decisamente carina. Però molto meno carini gli shorts con le api indossati da Khachanov; sui maschietti pantaloncini così fanno inesorabilmente un effetto pigiama!

Simona Halep – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Valerio Vignoli: ok le fantasie originali, ok il nero su nero, ok le scarpe gialle (per gli uomini) e lilla (per le donne) sul già menzionato total black. Però le fantasie originali diverse tra pantaloncini e maglietta, il nero su nero, e le scarpe a contrasto sono decisamente troppo tutto insieme. Chi come Khachanov e altri maschietti ha scelto di utilizzare questa combo è finito vittima delle esagerazioni del noto brand del baffo. È andata meglio a chi ha usato con parsimonia tutti questi elementi come del Potro o molte delle fanciulle. Insomma, l’originalità va bene quando non si sfocia nella confusione che fa effetto “patchwork”.

Collezione Adidas

Dominic Thiem – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Laura Guidobaldi: la collezione Adidas punta sul classico, utilizzando il nero, ravvivato quanto basta da un tocco di blu elettrico e bianco per le ragazze. Sobri e allo stesso tempo molto eleganti i vestitini indossati da Garbiñe Muguruza e Kiki Mladenovic, che ne esaltano la linea perfetta del corpo slanciato. Bello e originale il gonnellino nero a pieghe con quadrati azzurri sul bordo inferiore, vezzoso quanto basta, che aggiunge un tocco di raffinatezza. Per i ragazzi il contrasto tra le due tinte è molto più netto: un completo classico con t-shirt di un celeste luminoso e pantaloncini scuri. Una collezione decisamente riuscita, la migliore tra quelle sfoggiate al French Open quest’anno. E poi, il fatto che questi outfit vengano realizzati con materiali ecologici e promuovano la campagna contro la plastica nei mari, li rende ancora più irresistibili.

Garbine Muguruza – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Valerio Vignoli: l’azzurro sulla terra è un must. La causa ecologista è più che lodevole. Però il completo dei vari Thiem e Tsitsipas era veramente un tantino troppo “lineare”, all’apparenza quasi “cheap”. Qualche fronzolo in più non sarebbe guastato. Li hanno tenuti tutti per le ragazze producendo davvero un ottimo risultato e confermando di essere spesso un passo in avanti rispetto agli arcirivali americani negli ultimi tempi.

Fabio Fognini – Emporio Armani

Fabio Fognini – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Laura Guidobaldi: un completo in perfetto stile Armani quello indossato da Fabio Fognini. Un po’ austero ma grintoso, ravvivato da alcune strisce azzurre e grigie. Il colletto alla coreana della maglietta aggiunge un tocco di raffinatezza; la parte finale della t-shirt, il cui blu notte sfuma verso il celeste ne addolcisce la linea decisamente grintosa. Insomma, bisogna ammetterlo, anche il completo è da Top 10!

Valerio Vignoli: la collaborazione all’insegna dell’italianità tra Fognini ed Emporio Armani non era partita nei migliori dei modi. Una magliettina mezza verde fluo e mezza grigia in Australia un po’ da pugno nello stomaco, una coreana blu senza infamia né lode a Montecarlo, un’altra coreana bianconera con lo skyline di Roma al Foro Italico fin troppo patriottica. A Parigi le cose vanno meglio con la solita coreana in versione blu scuro, con striature orizzontali bianche e blu chiare. La celeberrima sobrietà del marchio finalmente è uscita fuori per festeggiare l’entrata in Top 10 del nostro miglior tennista negli ultimi vent’anni.

Ashleigh Barty – Fila (Rolando Collection)

Ashleigh Barty – Roland Garros 2019 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Laura Guidobaldi: Fila ha puntato sulla sobrietà, anche se le geometrie “sregolate” della canotta ravvivano un outfit altrimenti tendente al classico. Il gonnellino nero… un must che ha sempre il suo perché.

Valerio Vignoli: il completo perfetto per rappresentare Ashleigh Barty. Semplice ma con un tocco retrò. Come il suo gioco potente e contemporaneo, condito da quelle variazioni che oggi sono sempre più rare nel tennis femminile.

Kei Nishikori – Uniqlo

Kei Nishikori – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Laura Guidobaldi: che dire del completo di Nishikori? Una “tavolozza” di colori decisamente male assortiti. Rosa acceso, bianco, nero, giallo e celeste/petrolio. Non proprio di buon gusto…

Valerio Vignoli: il solito obbrobrio che Uniqlo appioppa a Nishikori. Se si aggiungono i pantaloncini color verde petrolio si conclude una combinazione assolutamente priva di senso. Che contrasta tra l’altro con la semplicità cromatica dei completi riservati dal brand giapponese a Federer. Ma magari è lo stesso Nishikori a scegliersi l’outfit. E allora forse sarebbe perfino più grave, rivelando sintomi evidenti di daltonismo.

a cura di Laura Guidobaldi e Valerio Vignoli

La boutique parigina di Rafa Nadal

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