Berrettini e Cecchinato in semifinale a Monaco (Cocchi, Guerrini). Internazionali, show e numeri da record (Piccioni, Grilli, Calabresi)

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Berrettini e Cecchinato in semifinale a Monaco (Cocchi, Guerrini). Internazionali, show e numeri da record (Piccioni, Grilli, Calabresi)

La rassegna stampa di sabato 4 maggio 2019

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Monaco è azzurra. Berrettini e Ceck, la sofferenza porta in semifinale (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

E, un’Italia che non molla, che resta aggrappata alla partita e porta a casa il risultato. E’ l’Italia di Marco Cecchinato e di Matteo Berrettini, che a Monaco di Baviera conquistano la semifinale e fanno sognare un finale tutta azzurra. E’ l’Italia di Yannick Sinner, che nel Challenger di Ostrava, a soli 17 anni, rimonta da 2-5 nel secondo set e batte Vesely, l’esperto numero 90 al mondo che negli ultimi due anni ha superato due volte Fabio Fognini, l’ultima sul rosso di Marrakech tre settimane fa. MIRACOLO CECK Il primo miracolo italiano porta la firma di Marco Cecchinato, che all’ora di pranzo, nel quarto di finale contro l’ungherese Fucsovics, prima dà l’impressione di non volerne sapere, poi, complice una interruzione per la pioggia sul 6-1 5-3 per l’avversario, torna in campo nuovo di zecca e, dopo una battaglia di nervi e un match point salvato, porta a casa la semifinale. Che è la settima per il palermitano che oggi, intorno alle 13.30, insegue la quarta finale. Contro di lui ci sarà Cristian Garin, il cileno numero 47 al mondo che ieri ha battuto Sascha Zverev in tre set. Il tedesco, che sta affrontando una serie di problemi personali tra il ricovero del padre-coach, la rottura col manager Apey e quella con la fidanzata Olga, non riesce a uscire dalla crisi che lo attanaglia dall’inizio della stagione. Una bella prova di maturità, invece, quella di Cecchinato, già vincitore a Buenos Aires quest’anno, che è riuscito a rimettere sui binari un match ormai deragliato: «Tempo fa non ce l’avrei mai fatta — ha raccontato dopo la partita —. Quando sono sceso in campo non mi sentivo in forma, ero scarico. Durante la sospensione ho cercato di recuperare tutte le energie, soprattutto quelle mentali. Sono davvero felice di come ho ripreso in mano la situazione. Sono stato aggressivo, ho salvato un match point e
mi sono caricato». Dopo aver saltato la difesa del titolo a Budapest è molto importante per il 26enne rimettersi subito in carreggiata: «Dopo Montecarlo avevo febbre, mal di schiena, tonsillite. Ora sto molto meglio, ma devo recuperare per il prossimo match, perché in campo faceva freddo, le condizioni erano difficili». MATTEO CRESCE Come domenica scorsa, quando a Budapest ha sollevato il secondo trofeo della carriera, Matteo Berrettini rimonta dopo essere stato sotto di un set. Segno che il lavoro, anche mentale, che continua a fare funziona alla grande. Proprio come il suo servizio, che ieri gli ha portato il 71% di punti con la prima. Per avere la meglio sul tedesco Kohlschreiber e festeggiare l’ottava vittoria consecutiva, ha affrontato una battaglia di poco meno di tre ore. Oggi troverà lo spagnolo Bautista Agut, numero 21 Atp. Matteo dovrà affidarsi ai ricordi felici del 2018, quando proprio battendo Bautista ha conquistato il primo titolo, a Gstaad. A Ostrava invece Jannick Sinner gioca la seconda semifinale in carriera. Il 17enne allievo di Riccardo Piatti, che ha già raggiunto il best ranking di 274, proverà a fare un altro passo avanti contro il polacco Kamil Majchrzak, numero 129. È l’Italia che cresce

Cek e Matteo di cuore (Piero Guerrini, Tuttosport)

 

Non di solo talento, ma di tenacia e sagacia. Come due maratoneti capaci di lottare, attendere e piegare l’avversario. Marco Cecchinato e Matteo Berrettini sono in semifinale allAtp 250 di Monaco di Baviera, e oggi li vedremo su Sky Sport Arena. Entrambi di rimonta, Cek addirittura annullando un match point sul 5-4 del secondo set per Marton Fusovics. E l’Italtennis continua a vivere il suo momento magico, lanciato da Fognini a Montecarlo. Per il ventitreenne romano, approdato al n. 37 Atp Tour a inizio settimana per il trionfo a Budapest, è nientemeno che l’ottava partita vinta. E per riuscirci ha dovuto lottare due ore 41 minuti. Eppure, soprattutto Cek, ora al n. 19 del mondo, non aveva cominciato bene. Anzi, il tosto ungherese era partito a mille:4-0 e 6-1 prima della sospensione per pioggia. Alla ripresa dopo oltre un’ora e mezza, il palermitano ha cancellato due palle break, poi ha poco alla volta preso il controllo del gioco. Da 5-3 ha strappato il servizio, ha annullato un match point che aveva concesso con un doppio fallo, poi ha chiuso 7-5. Ma ha dovuto lottare anche nel terzo, mostrandosi ormai specialista in rimonte, dopo quella clamorosa contro Stan Wawrinka a Montecarlo. Non troverà il favoritissimo Sascha Zverev, bensì il cileno Cristian Garin, 47 al mondo, che ha ottenuto il miglior risultato in carriera, ma del resto lo Zverev attuale tende a farsi sorprendere, ha pure sprecato due match point e intanto perde il n. 3 Atp a favore di Roger Federer. «Tutto congiura contro di me in questo momento. L’anno scorso una partita così l’avrei vinta, adesso perdo», ha detto Sascha dopo aver abdicato. Insomma, bene per Cek che ha vinto entrambi i precedenti con Garin, a Buenos Aires, nel challenger 2015 e quest’anno nella strada verso il terzo titolo del siciliano. Contro l’esperto 35enne Philipp Kohlschreiber che ha vinto 3 volte il torneo tedesco, invece, Berrettini non ha salvato match point ma ha dovuto lottare da leone e ha trovato valido aiuto dal servizio (14 ace). Oggi per Matteo c ‘è lo spagnolo Bautista Augut, pure lui emerso da una rimonta, ma più netta – 6-0 il terzo – contro l’argentino Guido Pella. Berrettini è 1-1 con lo spagnolo, ma ha vinto il precedente sul rosso, a Gstaad 2018. SONEGO WILD CARD A ROMA Com’era scontato e giusto, Berrettini sarà uno dei tre premiati da wild card per gli Internazionali d’Italia, come annunciato dal presidente federale Angelo Binaghi, già felice per i risultati al botteghino della 76a edizione alle porte, giacché oggi scattano le pre-qualificazioni. Le altre due wild card vanno adAndreas Seppi e Lorenzo Sonego. «E se Seppi entrerà di diritto in tabellone, e ci sono molte possibilità, la sua wild card sarà assegnata attraverso le pre-quali, come già il quarto e ultimo invito». E nelle pre-quali ci sono i nostri Under 18, ovvero Lorenzo Musetti e Giulio Zeppieri. Nel torneo femminile wild carda Sara Erranti restanti due inviti per il tabellone principale saranno assegnati mediante le pre-qualificazioni. Wild card anche per Azarenka e Venus Williams, che ottengono i due inviti Wta per le ex top-20. Ma dicevamo della felicità di Binaghi: «Abbiamo un +11% di incasso dei biglietti rispetto allo scorso anno e due sono i dati significativi: abbiamo già raggiunto l’incasso totale della prevendita finale dello scorso anno e mancano otto giorni all’inizio, owero un periodo in cui incassiamo circa 100 mila euro al giorno». SINNER SUPER Ecco, chissà se Jannik Sinner riuscirà a raggiungere Roma in tempo per le pre-quali. Ieri ha battuto per la prima volta un top 100, lui che ha appena 17 anni, ha piegato il ceco Vesely, n. 91, e raggiunto la seconda semifinale challenger in carriera, ad Ostrava. L’allievo di Riccardo Piatti per la classifica è il primo Under 18 al mondo. Ma bisogna sempre mantenere cautela e allora aspettiamolo oggi contro il 28enne canadese Steven Diez

Effetto Fognini al Foro Italico: prevendita boom (Valerio Piccioni, La Gazzetta dello Sport)

Il più 11 per cento di prevendita rispetto all’altr’anno che fa esultare il presidente federale Angelo Binaghi? Le wild card per Seppi (sempre che non sia promosso direttamente al tabellone principale), Matteo Berrettini, Sonego, Errani, Venus Williams e Victoria Azarenka? L’incoraggiamento realista, «siamo partiti bene ma attenzione a parlare già di anno d’oro», di Nicola Pietrangeli, che nonostante le due costole rotte per una caduta non ha mancato l’appuntamento con la presentazione «sportiva» del torneo? Ci sono tante possibilità per inoltrarci nel conto alla rovescia degli Internazionali BNL che oggi lanciano le prequalificazioni. Ma per la copertina bisogna fare qualche passo più in là, lasciare lo spazio fra il Centrale e il Pietrangeli ex Pallacorda, e prendere in direzione stadio Olimpico. LOOK D’ACCIAIO Qualche centinaio di metri ed ecco la vecchia-nuova Grand Stand, che vuole essere un vero vice Centrale. «Avrà 1500 spettatori in più» annuncia Carlo Mornati, segretario generale del Coni, presente con il presidente di Sport e Salute Roberto Fabbricini, che sta per cedere il posto a Rocco Sabelli. Si arriverà dunque a quota 7mila. Non è solo una questione di numeri: questa «bomboniera» d’acciaio vuole essere più calda, più comoda, più Foro Style rispetto a chi l’ha preceduta in questo stesso spazio. E se cominciasse qui proprio Fabio Fognini? La nuova Grand Stand (che cambierà nome) è «modulare», potrà essere smontata del tutto oppure cambiare pelle: non solo sport, quest’estate pure boxe e beach volley, ma anche concerti. UN NUOVO 1976? Insomma, sarà per le Finals appena assegnate a Torino o per i fuochi d’artificio del nostro tennis maschile e la prevendita a spron battuto, gli Internazionali BNL sembrano vicini a un’edizione in qualche modo storica. E viene in mente il paragone con il 1976, l’anno in cui il tennis italiano da sport di elite si scoprì fenomeno di massa. «La domanda è suggestiva, le situazioni sono diverse – risponde Binaghi – Quello fu un momento boom, questo è stato invece preceduto da uno sviluppo costante, fatto di diverse tappe, dalla crescita della nostra federazione ai successi degli Internazionali alle grandi affermazioni del nostro tennis femminile». SCAMBIO TV Fra le iniziative anche le borse di studio per giovanissimi tennisti italiani con lo «Young Talent Team» del Gruppo BNP Paribas. Aria nuova anche per la tv. È stato firmato un accordo fra SuperTennis (che ha i diritti degli Internazionali BNL al femminile) e Sky Italia (titolare del torneo maschile) che permetterà uno scambio di contenuti nel biennio 2019/2020. Da una parte , Sky ottiene l’esclusiva di una serie di tornei, dal Queen’s a Vienna. Dall’altra la tv federale avrà alcuni diritti per Wimbledon. Francesco Soro, presidente di SuperTennis, parla di «finestra aperta sul torneo più importante del mondo» e annuncia il passaggio della tv federale al sistema HBBTV, «che consentirà l’interazione con gli utenti e la possibilità di scegliere quale partita vedere». Marzio Perrelli, vicepresidente esecutivo di Sky Sport sottolinea che la finale di Fognini a Montecarlo «è stata la partita più vista di sempre sui nostri canali». Un record che potrebbe durare poco.

Roma vive un altro boom (Massimo Grilli, Il Corriere dello Sport)

Ci siamo. Oggi alle 9 (tempo permettendo) scattano le prequalificazioni, primo atto ufficiale di un torneo che si sta avviando a battere ogni record. Gli exploit dei nostri azzurri (con i tornei vinti da Cecchinato, Berrettini e soprattutto Fognini, primo italiano a trionfare, a Motmecario, in un Master 1000) hanno fatto lievitare l’interesse per gli Internazionali, giunti alla 76° Edizione, e il lavoro al botteghino, come Angelo Binaghi ha giustamente sottolineato: «A otto giorni dall’inizio del torneo vero e proprio abbiamo già incassato – ha detto il presidente della Fit – quanto venduto in prevendita nel 2018, rispetto alla stessa data di un anno fa, possiamo vantare un bel +11 per cento ed abbiamo già incassato 225.000 euro in più rispetto al 2017, anno record. E questo grazie anche alla vittoria di Fognini, che ci ha dato una bella spinta». Dopo l’incontro istituzionale di venti giorni fa a Palazzo Chigi, ieri è stato Il Foro Italico ad ospitare una presentazione più tradizionale del torneo, a cui hanno preso parte, tra gli altri, Roberto Fabbricini (prossimo a lasciare a Rocco Sabelli la presidenza di Sport e Salute) e il segretario generale del Coni Carlo Mornati, che ha annunciato con orgoglio l’aumento di 1500 posti nella capienza della Grandstand Arena ed è stato anche protagonista di un breve battibecco con Binaghi, tanto per confermare i rapporti sempre difficili tra Fit e Coni. Non poteva mancare Nicola Pietrangeli, acciaccato (<<due costole rotte, come i miei successi agli Internazionali»), ma sempre in gran forma. WILD CARD. In un campo di partecipanti cine si annuncia regale, malgrado tre dolorose defezioni (gli attaccanti Anderson e Raonic e soprattutto Maria Sharapova, tre volte regina su questi campi), sono state ufficializzate le wild card: tra i maschi sono stati scelti Seppi (comunque vicino a entrare direttamente in tabellone), Matteo Berrettini e Sonego, tra le donne la Errani e altre due campionesse in crisi di classifica come Venus Williams e Azarenka. Per quando riguarda Federer, che è regolarmente ancora iscritto, le speranze di averlo a Roma sono legate al torneo di Madrid, che scatterà lunedì. Se Roger andrà avanti sulla terra di Spagna, sarà più difficile vederlo giocare anche al Foro Italico. «Ma il dato importante è che, malgrado la caccia al biglietto di questi giorni, abbiamo ancora posti liberi sul Centrale – continua Binaghi – segno che la maggior parte dell’affluenza si registra sugli altri. Il gusto degli appassionati si sta evidentemente evolvendo, non si seguono più solo i grandi campioni». ITALIANI. In questa Primavera di successi, è lecito sperare in un exploit azzurro al Foro Italico? Binaghi va oltre: «Abbiamo tanti ragazzi che partono con buone chance di fare strada, e questo non può che fare piacere. Ma questi successi vanno inseriti in un contesto di progresso generale del movimento tennis in Italia, passato dal risanamento della Federazione al boom del tennis femminile, dai trionfi in Federation Cup ai recenti tornei vinti». IL PROGRAMMA. Le prequalificazioni (fino a giovedì) assegnano due posti nel tabellone principale e quattro nelle qualificazioni, che scattano sabato prossimo. Venerdì il sorteggio dei due tabelloni principali, da domenica 12 via alle gare del primo turno. Tra gli uomini, il torneo si annuncia più equilibrato del solito, viste le ultime deludenti uscite di Djokovic e la forma altalenante di Nadal. Le prime quanto teste di serie al momento sono Djokovic, Nadal, Federer e Zverev con Thiem pronto a inserirsi in caso di forfait del grande svizzero. Fognini, numero 12 del ranking, sarà sicuramente tra le teste di serie (sperando che si sia ripreso dagli acciacchi che lo hanno costretto a rinunciare a un paio di tornei dopo Montecarlo), dove dovrebbe rientrare anche Cecchinato, attuale 19. Tra le donne, difficile se non impossibile trovare una chiara favorita, considerando che nel 2019 solo la Kvitova è riuscita a vincere due volte. Le prime quattro dell’entry list sono Osaka, Kvitova, Halep e Kerber; con Serena Williams (data in arrivo a Roma nei prossimi giorni) possibile mina vagante. Una sola italiana sicura del posto in tabellone, Camila Giorgi, che però ha appena dato forfait a Madrid

Internazionali, show e numeri da record (Marco Calabresi, Corriere della Sera-Roma)

II Foro Italico è un cantiere e lo sarà ancora per qualche giorno, ma a lavori finiti sarà il solito spettacolo. Lungo viale delle Olimpiadi e viale dei Gladiatori è un continuo viavai di gente, di furgoni che scaricano materiale: i campi, invece, sono pronti da tempo, e c’è anche la novità della Grand Stand Arena, quest’anno fatta non di lamiere ma con impalcature da stadio vero. La capienza è stata aumentata di 1.500 posti, di pari passo con il possibile nuovo record di tutto: di presenze, di biglietti venduti per il ground (che danno libero accesso al parco e non ai due campi principali) e di incasso. «La biglietteria è cresciuta dell’11% con un incasso già stimato in 10 milioni di euro, l’80% dell’obiettivo che ci siamo prefissati», dice con orgoglio il presidente della Federtennis Angelo Binaghi. Se per la presenza di Roger Federer bisognerà attendere prossimi giorni, pochi dubbi su quella di Fabio Fognini, che arriva dal trionfo di Montecarlo. «Ho subito chiamato il responsabile della biglietteria – racconta Binaghi – per chiedergli di monitorare la tendenza nella vendita dopo questo splendido risultato. Tra l’altro abbiamo ancora posti liberi sul Centrale, questo significa che la massima affluenza passa per gli altri campi e che la gente si sta evolvendo. Non segue solo i grandi campioni ma si sta appassionando a tutto il torneo. Avremo tanti italiani in campo con ottime chance». II riferimento è al romano Matteo Berrettini, anche lui fresco di vittoria (a Budapest), a Lorenzo Sonego e ad Andreas Seppi, che ha una «wild card» ma potrebbe rientrare comunque nel «Main Draw». Tra le donne, Camila Giorgi e Sara Errani (quest’ultima «wild card») già sicure di esserci, come le sorelle Williams: Serena torna al Foro dopo tre anni, Venus e Azarenka sono gli altri due «inviti». I primi scambi si cominceranno a vedere già oggi, con la fase finale delle prequalifiicazioni: finali, domenica 19 in simulcast su Sky Sport e Supertennis. Gli iscritti ai vari tornei preliminari sono stati 20.250, contro i 16.135 del 2018. Cosa non si fa per regalarsi un sogno.

Fabbiano: “Per ora ho dato solo il 60 per cento. Cerco l’altro 40” (Cristian Sonzogni, La Gazzetta dello Sport)

« Se puoi sognarlo, puoi farlo». L’aforisma più popolare di Walt Disney campeggia sulla sua bacheca social e lo rappresenta piuttosto bene. Thomas Fabbiano (90 Atp) viaggia verso i 30 anni con l’esperienza di chi è professionista da tre lustri e con l’entusiasmo cristallizzato al 2003, anno d’esordio nel circuito. «Mi sento – dice oggi il pugliese di Grottaglie – di aver sfruttato il 60 per cento del mio potenziale, non di più. Ma sto cercando di trovare le chiavi per sbloccare l’altro 40. Allora ci divertiremo». Lui in realtà già si diverte, mettendoci testa e impegno. È uno che pensa molto, «Fabs», e forse questo non è stato un aiuto. «Diciamo che facendo questa vita, una trottola impazzita in giro per il mondo, a volte trovarsi a ragionare troppo può risultare controproducente. Ma sono fatto così e ho imparato ad accettarmi, perché in fondo credo che buttare lo sguardo oltre il campo sia sempre un esercizio utile». LO STAFF Nell’estate del 2018, dopo uno splendido terzo turno a Wimbledon con tanto di vittoria su Stan Wawrinka («La migliore della mia carriera»), ecco un taglio radicale. «Un nuovo coach e alcune modifiche nel gioco. Con Fabio Gorietti ho passato cinque anni intensi e devo ringraziare lui come lo staff di Foligno, che mi ha portato al numero 70 Atp. Ma spesso accade che servano altri stimoli, energie fresche. Ho preso coraggio e ho deciso di affidarmi a Federico Placidilli, che ha una sua accademia a Genova ma poca esperienza ad alti livelli. Per questo, abbiamo chiesto un supporto a chi il mondo dei pro lo conosce bene, trovando a Bordighera, con Riccardo Piatti e Max Sartori, la base ideale tra un torneo e l’altro». La stagione era partita con un ottimo terzo turno in Australia, poi sono cominciate le difficoltà. «Sto continuando a stare sul pezzo, ed è la cosa più difficile perché, quando perdi spesso, non sai a cosa aggrapparti. La terra è la superficie che mi ha dato meno risultati, dunque non mi aspetto miracoli, nemmeno dagli Internazionali di Roma, che restano un’incognita. Ma dai due Slam in arrivo successivamente, Roland Garros e Wimbledon, voglio un rilancio». Ci alleniamo e giochiamo proprio per far bene in questi tornei». SEGNO Fabbiano vuole agganciare il treno di un tennis italiano sempre più proiettato verso il vertice. «È un ottimo periodo, ma non dimentichiamo che arriviamo da dieci anni straordinari per il movimento femminile. Vedere Fognini che vince a Montecarlo e tanti giovani emergenti però, non lo nego, fa piacere. Spero possa arrivare presto anche il mio turno, magari quando scoprirò l’altro 40 per cento del mio potenziale. Voglio essere un protagonista. non un gregario». Ambizioni sane e sincere. Come la sua capacità di comunicare attraverso un blog che racconta la vita nel Tour. «Mi piacerebbe lasciare un segno, essere ricordato per il percorso che sto vivendo anche attraverso ciò che scrivo. Ma il mio obiettivo è mandare solo messaggi positivi, tutto ciò che è negativo non mi appartiene»

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Camila domina, poi sparisce (Bona). Camila spreca, Pegula la castiga (Strocchi)

La rassegna stampa di venerdì 12 agosto 2022

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Camila domina, poi sparisce (Aliosha Bona, Corriere dello Sport)

Si ferma agli ottavi di finale la difesa del titolo di Camila Giorgi al Wta 1000 di Toronto. La maceratese non riesce ad emulare la vittoria dello scorso anno a Montreal proprio con Jessica Pegula e viene eliminata dall’americana per 3-6 6-0 7-5. Anche un match point vanificato per la numero due d’Italia che dalla prossima settimana crollerà in classifica (uscirà dalla top-60). La partenza di Camila è ad handicap, subito con un break, ma ciò non la demoralizza. Col passare dei minuti è l’azzurra a comandare il gioco e a dettare il ritmo, mettendo a referto quattro game di fila per il 6-3 del primo set. Nei secondo cambia la trama. Giorgi perde certezze dal lato sinistro, complice una Pegula più solida e centrata: il parziale di sei game consecutivi questa volta lo mette a segno l’americana che in 26 minuti trascina la contesa al set decisivo. Il servizio continua ad avere un valore effimero (10 i break totali) e alla fine sono i dettagli a far pendere la bilancia verso la statunitense con un parziale di tre game a zero dal 4-5. Il match del giorno va invece a Cori Gauff, vincitrice su Aryna Sabalenka nell’incontro più lungo da lei mai disputato, 3 ore e 11 minuti di gioco. Un equilibrio testimoniato dal punteggio, 7-5 4-6 7-6(4), e dai 131 punti a testa portati a casa. A risolvere la contesa è la maggior freddezza di ‘Coco’ nel tie-break decisivo, dopo la rimonta da 3-0 sotto nel terzo set. Sabalenka viene fermata per la terza volta su quattro scontri diretti da Gauff, sempre più matura nel suo gioco e capace di gestire i momenti più complicati. Servirà una versione simile o addirittura migliore nei quarti contro Simona Halep. La rumena prosegue il suo percorso netto, arginando la svizzera Jil Teichmann per 6-2 7-5.

Camila spreca, Pegula la castiga (Gianluca Strocchi, Tuttosport)

 

Mastica amarissimo Camila Giorgi a Toronto. Negli ottavi del “National Bank Open” sul cemento canadese la 30enne di Macerata, n.29 del ranking mondiale, dopo aver eliminato all’esordio la britannica Emma Raducanu, n.10 del mondo e 9 del seeding, e aver sconfitto al 2° turno la belga Elise Mertens, n. 37 WTA, ha ceduto con il punteggio di 3-6 6-0 7-5, dopo quasi due ore di lotta, alla statunitense Jessica Pegula, n.7 del ranking e del seeding. In una giornata disturbata da forte vento l’azzurra ha di che rammaricarsi perché nella frazione decisiva ha mancato la chance per portarsi avanti 5-2 e poi sul 5-4 in suo favore non ha sfruttato un match point sotterrando in rete la risposta sul servizio dell’americana, che in quel decimo game ha commesso tre doppi falli. Nel successivo due errori di diritto, uno di rovescio ed un doppio fallo finale sono costati il break a Camila, con Pegula che, con un eloquente parziale di undici punti a uno, ha archiviato la pratica staccando il pass per i quarti. La Giorgi, che era campionessa in carica in questo torneo avendo conquistato dodici mesi fa a Montreal il suo trofeo più prestigioso in carriera, con questa sconfitta scivolerà fuori dalle prime 60 del ranking. Intanto, continua a tenere banco l’uscita di scena di Serena Williams in quella che è stata la sua ultima apparizione al torneo canadese, fra lacrime e standing ovation sul Centrale di Toronto, dopo la lunga lettera-confessione su Vogue in cui ha annunciato che dopo gli Us Open lascerà per sempre il tennis per dedicarsi alla famiglia e alle sue tante altre attività imprenditoriali. Contro la svizzera Belinda Bencic, la campionessa, vincitrice di 23 Slam in singolare, ha ceduto 6-2 6-4 in un’ora e 17 minuti. «Sono molto emozionata – ha detto Serena sul campo – Mi piace giocare qui, mi è sempre piaciuto. Avrei voluto giocare meglio ma Belinda è stata bravissima. Come ho detto nell’articolo su Vogue, sono pessima negli addii. Ciononostante: addio Toronto».

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Serena Williams annuncia il ritiro (Cocchi, Ancione, Audisio). No, non era Matteo (Azzolini)

La rassegna stampa di mercoledì 10 agosto 2022

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Serena lascia: «Faccio la mamma» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Serena. Un nome diventato marchio, simbolo, icona come lei. Serena Williams, la fuoriclasse che ha portato il tennis femminile in una nuova dimensione, ha annunciato che dirà basta a settembre. E lo ha fatto dopo aver conquistato la prima vittoria a distanza di oltre 400 giorni, lunedì nel primo turno del Wta 1000 di Toronto. Nella conferenza stampa post match aveva concesso un primo lieve indizio: «Giocare a tennis è quello che più amo fare, ma so che non potrà andare avanti per sempre. Vedo una luce in fondo al tunnel». La Williams ha preferito usare la formula «Non andare avanti per sempre» perché la parola ritiro quella no, non la vuole pronunciare. Perché fa paura, sa di definitivo. E allora meglio preannunciarlo, prepararci e prepararsi con un lungo racconto-confessione su Vogue Usa. Una rivista di moda, la stessa scelta da Maria Sharapova, acerrima rivale, sempre che di rivali nell’era di Serena ce ne siano davvero state. Una scelta che conferma quanto Serena Williams sia una figura che valica i confini dello sport, mettendosi tra coloro che attraverso il carisma in campo, e il costume, hanno cercato di cambiare le cose. E anche nel commiato, che sarà quasi certamente allo Us Open, davanti al suo pubblico, la campionessa di 23 Slam vuole sottolineare quanto la scelta sia in qualche modo obbligata: «Non voglio che finisca – scrive sul magazine -, e allo stesso tempo sono pronta per quello che verrà. E la fine di una storia iniziata a Compton, in California, con una ragazzina di colore che voleva solo giocare a tennis e non era nemmeno tanto brava». E’ una storia di rivalsa, di lotta di affermazione sua e della sorella maggiore Venus passata attraverso la caparbietà di papà Richard che le ha messo la racchetta in mano quando aveva 3 anni. Cambiare vita fa paura, anche a una combattente come lei: «Non c’è felicità per me in tutto questo. E’ un grande dolore e odio essere a un bivio». Come un grande dolore è non aver toccato quota 24 Slam, raggiungendo Margaret Court in testa alla classifica di chi ha vinto più Slam: «Ho superato Martina Hingis, e raggiunto Billie Jean King, una grande ispirazione per me, nel conto degli Slam. E stavo scalando la montagna Martina Navratilova. Dicono che non sono stata la più grande perché non ho superato il record di 24 di Margaret Court. Mentirei se dicessi che non volevo quel primato». Serena Williams non sarà mai una ex. Resterà per sempre una campionessa, con i suoi trionfi e le sue cadute, i lati oscuri e le debolezze. Messe a nudo fino alla fine, fino a questa umana incapacità di salutare: «Parlerei di “evoluzione” più che di addio. Anzi non voglio nessuna cerimonia, nessun saluto, niente. Io sono un disastro con gli addii…». E la sua grandezza sta nel lanciare un messaggio “femminista” anche nel momento più doloroso. Lei che si è esposta per i diritti delle donne, che ha sfidato la discriminazione in uno sport di bianchi ricchi, lei che si è schierata dalla parte delle madri da quando lo è diventata, ormai cinque anni fa: «Credetemi, non ho mai voluto dover scegliere tra il tennis e la famiglia. Non penso sia giusto. Se fossi stato un maschio sarei là fuori a giocare e vincere mentre mia moglie si accolla le fatiche della famiglia. Forse sarei più una Tom Brady se ne avessi l’opportunità. Non fraintendetemi: amo essere una donna e ho amato ogni secondo della gravidanza di Olympia, ho vinto quando ero incinta, ho superato un cesareo d’urgenza e un’embolia polmonare per darla alla luce. A giorni però compirò 41 anni, e qualcosa devo lasciare andare. Olympia vuole essere una sorella maggiore, io e mio marito desideriamo avere un altro bambino. È giusto che ora mi dedichi a una cosa sola. Voglio godermi queste ultime settimane e divertirmi». Ancora mamma, campionessa per sempre, finalmente Serena.

Serena: smetto per un altro figlio (Valeria Ancione, Corriere dello Sport)

 

Sta bene Serena Williams, fasciata in un abito che pare di acqua cristallina e che la veste da sirena, sulla copertina di Vogue, mentre raccatta un carico di emozioni e lo serve al mondo e non ammette risposta: ace. «Conto alla rovescia», «ritiro», no ritiro non le piace, «evoluzione», sì le piace e ci piace. Aspettando lo stop di Federer, raccogliamo quello della regina del tennis, che avverrà dopo gli Us Open. Evolvere altro che invecchiare. Non sono i 40 anni a dirle di smettere, né quel match di fatica al rientro dopo un anno, dove appesantita e fuori forma, sotto lo sguardo affettuoso e immancabile di Venus, e sotto gli occhi del “suo” pubblico del “suo” Wimbledon che la ama a prescindere, Serena faticava. Non te ne andare, sembrava dire Londra, mentre arrancava e un po’ soffriva ma non mollava. «Sto evolvendo lontano dal tennis, verso altre cose importanti per me», è oggi la risposta sicura. Tra le cose importanti, oltre la moda, l’imprenditoria sportiva, le battaglie contro le diseguaglianze, c’è la famiglia e per una come Serena, cresciuta in una squadra, come la definiva la madre, con quattro sorelle e i genitori dedicati alle figlie, a due in particolare, lei e Venus le predestinate, far aumentare la sua è adesso la priorità. «Io e Alexis (il marito ndr) siamo pronti per un altro figlio e per allargare la famiglia. Sicuramente non voglio essere di nuovo incinta da atleta. Non ho mai voluto dover scegliere tra il tennis e la famiglia, non penso sia giusto. Se fossi un maschio non dovrei farlo. Ma io amo essere una donna e ho amato ogni secondo della gravidanza di Olympia. Però a settembre compio 41 anni e qualcosa devo cedere. Ho bisogno di essere o con due piedi nel tennis o con due piedi fuori». Quindi due piedi fuori dal tennis. Fuori dalla favola su cui padre e madre hanno creduto e lei e la sorella scritto. «Venus sarà la numero uno, ma tu sarai la più forte della storia. Mi credi?». Serena gli ha creduto. Il padre non la ingannava, le chiedeva pazienza mentre gli occhi erano tutti su Venus che iniziava a volare. E quel matto di papà Richard aveva ragione da vendere. Aveva 17 anni quando ha vinto il suo primo Slam, proprio agli Us Open 1999, e non si è più fermata, conquistando 23 slam, tra cui l’ultimo l’Australian Open, nel 2018, in cui già aspettava Olympia. Poi è stata condizionata da una serie di problemi fisici e non è riuscita a eguagliare il primato di 24 slam dell’australiana Margaret Court La vittoria a Toronto al primo turno, davanti alla figlia, dopo un anno, la fa sperare e sognare. «Non so se sarò pronta per vincere a New York, ma ci proverò. Credo che ci sia una luce alla fine del tunnel, e io mi ci sto avvicinando. Adoro giocare, ma non posso farlo per sempre. È difficile rinunciare a ciò che ami, e Dio io amo il tennis! Non vorrei che finisse, ma sono pronta, anche se mi mancherà quella ragazza che giocava a tennis». 

Bye Serena (Emanuela Audisio, La Repubblica)

Era la sorellina. Quella un po’ complessata, quella che con la racchetta seguiva sempre la più grande, Venus. Poi, come sempre capita a tutte le sorelline, si è affrancata. Non le importava se Venus era più magra e più bella, lei si sarebbe presa il mondo. E Serena a 21 anni lo ha conquistato arrivando in cima alle classifiche. Non era più solo il gesto tecnico, era la rabbia di chi viene dal ghetto: se Althea Gibson nel 1956 vincendo Parigi aveva dimostrato che anche le nere possono, Serena ha fatto vedere che devono. Prendersi tutto. Era un giaguaro che azzanna. Con un’anima divertente e divertita. Quella che adesso le fa dire: «Evolvo verso un’altra direzione». Non usa la parola che inizia con la R (retirement) e che lei non ama, perché quelle come lei non si ritirano, solo combatterà in altri campi, camminerà in altre strade. Vuole un altro figlio, «non da atleta», oltre ad Alexis Olympia, 4 anni, e non lo vuole condividere con il tennis. A 41 anni (a settembre) scende dallo sport per salire nella vita, cosa che si adatta alla sua personalità e ai suoi interessi. È sempre stata molto di più di una giocatrice. I suoi colpi erano ceffoni, energia allo stato puro, più ring che court. La sua racchetta era un’ascia che tramortiva, un uragano che spazzava le avversarie. Come il suo sorriso, ma era anche capace di piangere. Mantenendo pero sempre una sua civetteria: abitini, tute attillate, gonne svolazzanti, quintali di braccialetti, come fosse una farfalla atomica. Serena sul campo voleva far vedere a tutte le ragazzine che non bisognava accettare steccati, ma abbatterli. Non è mai stata una campionessa a una dimensione, anzi ha trovato mille voci per parlare nel mondo della solidarietà e dell’intrattenimento. Nessun imbarazzo nel dire che ha sposato un bianco, Alexis Ohanian, conosciuto a Roma nel 2015, e nemmeno nel sottolineare che gli uomini come Federer possono fare quattro figli e continuare a vincere tornei mentre per le donne è diverso: «Nessuno parla dei momenti di sconforto, di quando la bimba piange e tu ti arrabbi e poi ti intristisci perché ti sei arrabbiata». Lascerà dopo l’Us Open, torneo dove si è affermata nel 1999. Williams non dominava più, anzi era ormai preda, scalpo da mostrare al mondo. E quando Ion Tiriac, leggenda del tennis, nel 2021 la criticò, «a 39 anni con 90 chili è vecchia e pesante, dovrebbe ritirarsi», lei non fece una piega e non perse un etto rispondendo: «Si vergogni lui, sessista e ignorante». Difficile che Serena vinca a New York, anche se le manca un titolo per eguagliare il record di 24 Slam dell’australiana Margaret Court. Ci ha provato, senza riuscirci: dopo il numero 23 in Australia nel 2017, ha giocato e perso altre quattro finali in un Major, due a Wimbledon, due negli States. Però in questi venti anni ha fatto molto altro: ha rivoluzionato il tennis, ha aperto porte, ha inventato l’intimidazione, ha attratto il business. Con servizio a più di 200 km orari, dritto potente e fiducia a mille: nessuno può battermi. Tanti anche i momenti bui: nel 2003 un’operazione al ginocchio, ma soprattutto l’uccisione della sua sorellastra Yetunde a Los Angeles, finita in uno scontro tra gang rivali, nel 2010 un taglio al piede con dei vetri, nel 2017 un parto cesareo d’urgenza e un’embolia polmonare che quasi le costava la vita. Una così non smette, semplicemente cambia campo: «Arriva un momento in cui dobbiamo decidere di muoverci in una direzione diversa, è sempre difficile quando ami qualcosa così tanto. Devo concentrarmi sull’essere una mamma, immagino che ci sia solo una luce alla fine del tunnel».

No, non era Matteo (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Non era Berrettini. Non sappiamo bene chi fosse, ma non era lui. Di sicuro, quello visto sul campo numero uno di Montreal non era Matteo Berrettini da Roma Nord, anni 26, numero sei ATP appena qualche mese fa, quello che mette testa e cuore nei match, che sa appassionare il pubblico e volgere le partite a proprio favore, anche le più difficili. Come sia stata possibile una così clamorosa sostituzione di persona, è l’altra domanda cui non siamo in grado di rispondere. Il tipo andato in campo aveva gambe pesanti, pensieri intonati al grigiore delle nuvole e spirito di reazione sotto i tacchi. Dispiace annotarlo in avvio di questa parte di stagione americana in cui Matteo ha solo da guadagnare, visto che era privo di punti da difendere in Canada, dove era al debutto, e con un ottavo da migliorare a Cincinnati. Ma la pagella di fine match stavolta è davvero pessima, e nemmeno così facilmente spiegabile. A Montreal le palle vanno piano, da sempre, è un dato ormai acquisito. Buone per Carreno Busta, che vi ha costruito una partita quasi priva di errori, meno per Berrettini, che le sente poco e male, ed è costretto a fare a meno anche del suo rovescio slice, che in quelle condizioni non trova mai il guizzo che lo rende penetrante. Già nei giorni scorsi Santopadre aveva fatto capire qualcosa, augurandosi che Matteo, nel corso del torneo, ricevesse qualche gentile omaggio da parte degli avversari o magari dalle condizioni del tempo. Ma Carreno Busta non gliene ha offerto manco mezzo, e il tempo è da giorni che intride l’aria di umori poco salubri. Appena quattro ace, e tre doppi falli, Inutile in queste condizioni puntare sul famoso uno-due di Matteo. Anche la seconda palla, rifiutandosi di rimbalzare più su di un metro, ha finito per essere facile preda dello spagnolo. A fine match Berrettini metterà a referto solo 14 vincenti, con addirittura 29 errori gratuiti. Carreno Busta ha preso il controllo del match nel settimo game del primo set, con un break a zero e non lo ha più mollato, mentre Berrettini ha finito per consegnare altri due servizi nel secondo set. Inutile cercare scuse per Matteo, quando il primo a evitarle è proprio lui. La forma fisica non è la migliore e non è quella che avrebbe dovuto essere dopo tre settimane di preparazione. Lo ammette anche Santopadre che abbiamo contattato con un rapido messaggio su WhatsApp. «Non possiamo davvero dire», ci scrive, come sempre gentilissimo, «che Matteo fosse al meglio… Ma rendiamo merito all’avversario, che ha giocato un match quasi perfetto, e continuiamo a lavorare, che ce n’è bisogno!».

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Alcaraz: «Sono da Slam, ma prima imparo a battere Sinner» (Cocchi)

La rassegna stampa di domenica 7 agosto 2022

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Alcaraz: «Sono da Slam, ma prima imparo a battere Sinner» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

A Carlitos Alcaraz non fa paura quasi nulla. A 19 anni il teenager allevato da Juan Carlos Ferrero è già numero 4 al mondo, ha vinto 5 titoli Atp e battuto record di precocità di ogni genere. Eppure, ultimamente, sembra avere un incubo ricorrente: entra in campo per una partita importante, affronta un giocatore italiano e perde. Quest’anno gli è già successo 4 volte: ha cominciato Berrettini agli Australian Open, ha proseguito Sinner a Wimbledon, Musetti ad Amburgo lo ha battuto per la prima volta in finale, e il secondo incrocio con Jannik, a Umago la settimana scorsa, è finito ancora con una sconfitta nella battaglia per il titolo. E dire che Alcaraz, di partite, in tutto il 2022 ne ha perse soltanto sette contro 42 vinte.
Carlos, ma non è che adesso non viene più in vacanza in Italia o boicotta la pastasciutta…

Ma no (ride)! L’ Italia me gusta moltissimo, e mi sono sempre trovato bene. Per questo si salva, altrimenti non ci verrei più: gli italiani mi hanno dato qualche dispiacere di troppo ultimamente (se la ride ancora, ndr). Prima Berrettini, poi Musetti e due volte Sinner. Sono giocatori tutti molto forti e con caratteristiche completamente differenti. Mi hanno dato davvero del filo da torcere, anche se in alcuni casi la vittoria mi è mancata per qualche piccolo dettaglio. Sinner è sicuramente quello che più mi ha sorpreso. Contro Berrettini sapevo a cosa sarei andato incontro, conoscevo il suo stile, con Musetti uguale. Jannik però mi ha sorpreso: per il modo dl stare in campo e per il livello di aggressività che riesce a esprimere in ogni scambio. In campo ci diamo battaglia ma fuori siamo tutti amici.

 

Prima di Amburgo e Umago non aveva mai perso in finale. Come ha reagito a questa novità?

All’inizio mi è presa male, lo ammetto. Forse l’ho vissuta in modo più drammatico del dovuto. Poi, col passare del tempo, e ripetendo la stessa esperienza una settimana dopo, ho capito che a volte perdere può pure fare bene, perché ti insegna come reagire. Impari a gestire meglio i tuoi sentimenti. […] Ora andiamo in America, lì ho vinto Miami e fatto semifinale a Indian Wells, l’obiettivo è giocare al massimo livello possibile e guadagnare tanti punti. E poi c’è Io Us Open: a New York voglio fare quel che non mi è riuscito negli altri Slam, ovvero andare oltre i quarti.

Quanto si sente vicino a vincere uno Slam? E quale vorrebbe conquistare per primo?

Penso di esserci abbastanza vicino visto che ho raggiunto i quarti. Fino a ora mi è mancato qualcosa. magari un po’ di esperienza nei match 3 set su 5, ma non sono lontano dall’arrivarci. Non ho una preferenza su quale vincere prima… Non mi sembra il caso di fare lo schizzinoso sui titoli Slam!

Con Nadal, Djokovic e Federer abbiamo vissuto un’epoca magica. Pensa mai che un giorno potrebbe toccare a lei, magari con Sinner, far sognare gli appassionati per oltre un decennio?

No, non l’ho pensato. Non è mancanza di fiducia nelle mie capacità o in quelle dei miei colleghi, ma non penso che io e gli altri giovani potremmo ripetere quello che è stato fatto da loro. Stiamo parlando di un’impresa impossibile e che per ora non è nei miei pensieri. Preferisco stare con la testa e i piedi ben piantati nel presente. […]

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