Un giovedì nero. Anche Fognini molla. Italiani tutti fuori (Crivelli). Eclissi d'azzurro (Grilli). Fognini & C. salutano Roma (Azzolini). Quanta fatica Mr. Federer! Roger riscopre i 5 set (Viggiani). Tante big se ne vanno a casa. Osaka, ora chi ti ferma più? (Sonzogni). L'ultima follia di Kyrgios. Sedia in campo, poi se ne va (Cocchi)

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Un giovedì nero. Anche Fognini molla. Italiani tutti fuori (Crivelli). Eclissi d’azzurro (Grilli). Fognini & C. salutano Roma (Azzolini). Quanta fatica Mr. Federer! Roger riscopre i 5 set (Viggiani). Tante big se ne vanno a casa. Osaka, ora chi ti ferma più? (Sonzogni). L’ultima follia di Kyrgios. Sedia in campo, poi se ne va (Cocchi)

La rassegna stampa di venerdì 17 maggio 2019

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Un giovedì nero. Anche Fognini molla. Italiani tutti fuori (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Evaporata. Arriva il sole, sparisce l’Italia. Come se la pioggia di mercoledì che ha rivoluzionato il programma avesse sciolto la magia, riportandoci a una realtà grigia che sinceramente non ci appartiene più. Solo Fognini vince una partita, il secondo turno contro Albot, passando attraverso il dolore alla coscia destra che non lo abbandona, a volte lo obbliga a zoppicare e nel sesto game del primo set lo costringe a una fasciatura da combattente ferito. Eppure, da quel momento, Fabio, forse deresponsabilizzato, si accende e sospinto dal tifo dell’amato Pietrangeli diventa padrone del match. Certo, poi nel match alle dieci di sera contro il greco Tsitsipas, il giocatore più caldo del momento, diventa un’insostenibile corsa a ostacoli pure per lui: 4-6 3-6, con qualche sprazzo di generosità ma senza la forza di contrapporsi al greco. Arrivederci a Parigi. Tsitsipas è il nostro giustiziere di giornata: nella prima uscita stoppa infatti le giovanissime velleità di Sinner, ma non ne spegne l’ardore. Jannik lotta per un set, si prende i complimenti del rivale («E’ già un ottimo giocatore») e guarda a testa alta al futuro: «Sono partite come queste che mi insegnano dove migliorare per stare al livello di un campione come Stefanos tra un paio d’anni». Il suo sorriso è tra le poche immagini da conservare di un pomeriggio triste per gli italiani. Perché non ti immagineresti che Cecchinato, schizzato subito 3-0, si incarti all’improvviso contro Kohlschreiber, che gira il match con sette game di fila e non si volterà più indietro, mentre punto dopo punto il numero 19 del mondo perderà bussola e riferimenti. «Sono stato penalizzato dal campo: il numero 2 è piccolo e ha pochissima terra, era talmente veloce che mi sembrava di giocare indoor. Sono davvero molto deluso». Ma pure eccitato sulla via per Parigi: «Saranno splendide emozioni, mi verranno i brividi». Alla Porte d’Auteuil Berrettini sarà testa di serie: che salto. Eppure la meta non lo consola della pessima prestazione contro Schwartzman, che non gli regala niente. Per Matteo poco servizio, poco dritto, 36 gratuiti e una giornata no: «Non so spiegarmi cosa sia successo, non ha funzionato niente. Perdevo i punti in cui giocavo bene e facevo quelli in cui giocavo male. Devo accettarlo: anche questo fa parte del percorso di crescita».

Eclissi d’azzurro (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

 

Ci aspettavamo di glorificare il giovedì grasso del tennis italiano, ci ritroviamo precipitati in piena Quaresima. E non ci eravamo per niente abituati, dopo le recenti vittorie. Avevamo cominciato questa straordinaria giornata di partite su partite con ben altre aspirazioni e la speranza di portare qualche azzurro fino ai quarti di finale. E invece, uno per volta, Sinner, Berrettini, Cecchinato e infine Fognini hanno lasciato il torneo. L’ultimo a battersi, e a chiudere il programma maschile, è stato il ligure, che si è arreso contro i colpi e la giovinezza di Stefanos Tsitsipas, 20 anni e numero 7 del mondo. Una sfida difficile, che Fognini ha affrontato in precarie condizioni fisiche, certo non aiutate dai 105 minuti impegnati dalla sfida di poche ore prima con Albot. Fognini si è trovato nella partita sempre a dover rincorrere. Nel primo set ha espresso dall’1-4 al 4-4 il suo miglior tennis, vanificato da un pessimo decimo gioco, ceduto a zero con quattro errori. Nel secondo è risalito da 0-2 a 2-2, ma un altro break al sesto gioco ha compromesso definitivamente la sua partita. Qualche ora prima, in un “Pietrangeli” mai visto così pieno, Fognini aveva superato con difficoltà il tignoso Albot, n.44 del mondo. Tra racchette gettate a terra e palle sparacchiáte qua e là, se l’era cavata annullando un set ball nel primo parziale e recuperando da 0-3 nel secondo, aiutato anche dal tifo bello spinto del pubblico. Male anche gli alti tre azzurri, ciascuno con percorsi (e reazioni) diverse. Da applaudire resta il ragazzo di San Candido, quel Sinner che ha concluso ieri proprio contro Tsitsipas – senza farsi travolgere – un’avventura romana cominciata lunedì 6 con il primo turno delle prequalificazioni.«Sono stati giorni molto emozionanti – ha detto – ho potuto sfidare giocatori forti e ho capito alcune cose, soprattutto come affrontano mentalmente le gare. A questo livello giocano sempre al massimo, cosa che a me ancora non riesce. Devo lavorare ancora molto, e sono pronto a farlo». Dispiace per Berrettini, su cui in tanti puntavano per un ruolo di grande sorpresa. Contro Schwartzman non è entrato mai in partita. E Cecchinato? Anche da lui ci si aspettava una prova più convincente contro Kohlschreiber, poi spazzato via da Djokovic. «Ho giocato in un campo piccolo (il numero 2), con pochissima terra, sembrava cemento – ha detto il tennista palermitano – Ero in programma martedì sera sul Centrale, tutti questi rinvii mi hanno fatto scivolare a giovedi. Speravo che mi mandassero su un campo più grande e invece niente. Sono dispiaciuto, ho avuto dall’inizio pessime sensazioni».

Fognini & C. salutano Roma (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Chissà che cosa c’è dentro quei buchi neri nei quali, di tanto in tanto, i tennisti precipitano, all’apparenza senza un perché, senza che nessuno li spinga. Forse nulla: un Black Hole autentico che se ne sta lì, all’apparenza inerme, innocuo. Forse anche quelli del tennis sono uguali. Marco Cecchinato e Matteo Berrettini non sanno dire, Jannik Sinner ancora non li conosce, è troppo giovane. I Black Hole tennistici, dicono, vengono con la maturità, con il pretendere da se stessi, con l’urgenza di vincere, di imporsi, di spingersi oltre. Jannik ha tempo, ha vinto con Johnson, ha perso con Tsitsipas mettendo a segno qualche buon punto. Che altro pretendere di più? Lui, 17 anni, ha ancora da imparare, da esplorare. Poi, magari, arriverà il giorno in cui i buchi neri li farà agli avversari. E invece Marco e Matteo ci cascano dentro, quasi al rallenty. Per un po’ camminano sul bordo, poi ci finiscono dentro. Il primo è Cecchinato, che in questa stramba giornata extralarge, ha un avversario che ha gesti bellissimi da maestrino, un rovescio da manuale che non fa male, e l’età giusta per farsi da parte. Ma il Ceck si è alzato storto. Va avanti 3-0 e sparisce nel buco… Ne esce 7 game dopo, tutti persi, e quando si rimette in carreggiata è troppo tardi. «Dire che sono deluso è poco. Speravo in un campo migliore, ma il numero 2 è piccoletto, stretto ai lati, sembra di giocare in una camicia di forza. Ora vado a Parigi senza troppe angosce, l’anno scorso centrai una semifinale che sembrava impossibile, ma da quelle giornate ho imparato tantissimo. È un impegno da brividi, eppure mi sento tranquillo». Dunque, è così? Dentro i Black Hole i game se nevanno senza un perché? Dev’essere successo lo stesso Berrettini, colpevole di aver fallito una palla break che lo avrebbe rilanciato nel secondo set, contro l’argentino Diego Schwartzman. Nella scia di quella palla gettata al vento, c’è finito anche lui, sparito dalla scena, risucchiato in un vortice maligno, incapace da quel punto in poi di colpire come si deve un diritto. «Giornata negativa sotto tutti i punti di vista. Non mi sentivo a mio agio, andava tutto per il verso storto. So che devo accettarlo, in tanti mi dicono che di momenti come questo ne vivrò molti altri ancora. Però mi girano le scatole. È stata un’occasione persa». […]

Quanta fatica Mr. Federer! Roger riscopre i 5 set (Mario Viggiani, Corriere dello Sport)

I tre tenori del tennis hanno concesso il bis. Fatto più unico che raro, Novak Djokovic, Rafa Nadal e Roger Federer ieri hanno tutti giocato due partite in un giorno. La pioggia di mercoledì li ha costretti agli straordinari: Federer e Djokovic hanno debuttato sul Centrale e Nadal sul Grandstand, per i match di secondo turno, e poi si sono scambiati i campi di gioco, senza trattamento di favore per alcuno. E il bis è stato applauditissimo: tutti e tre hanno vinto ancora. Evidetentemente smanioso di spezzare qui a Roma il lungo digiuno, Rafa ieri è andato come un treno. Prima ha sfondato Jeremy Chardy, poi Nikoloz Basilashvili: ha concesso giusto un game a ognuno (6-0 6-1 e 6-1 6-0) ed è filato nei quarti restando in campo in totale appena 2h09’21”. Poco da aggiungere, poco da dire lo stesso Nadal, particolarmente soddisfatto delle sue condizioni ( «Ho giocato molto bene, specie nel secondo match») e ormai a un niente dal top della forma. Oggi per Rafa derby spagnolo con Fernando Verdasco. Anche Novak non ha lasciato set per strada: al mattino ha disinnescato senza problemi Denis Shapovalov (6-1 6-3), in serata nessun intoppo particolare contro Philipp Kohlschreiber (6-3 6-0). «L’unica difficoltà è stato adattarsi alla serata fresca dopo il caldo del pomeriggio, però tutto è andato bene», il commento di Nole, che oggi se la vedrà con Juan Martin Del Potro. Roger Federer è alla 17^ presenza a Roma: dopo ieri, il suo bilancio è di 34 partite vinte e 16 perse (non ha mai conquistato il torneo). Sara l’età, sarà stato anche il fondo del Grandstand, fatto sta che Roger ha dovuto proprio faticarsela contro Borna Coric (2-6 6-4 7-6), dopo che già in mattinata non aveva particolarmente brillato con Joao Sousa, comunque liquidato in due set (6-4 6-3). D’altronde un motivo ci sarà se Coric aveva battuto Federer in due precedenti su cinque. Non s’erano mai affrontati sul rosso e Borna ieri se l’è giocata al meglio, prendendo spesso l’iniziativa per conquistare di slancio il set di apertura Roger s’è scosso nel secondo, anche se solo con lampi intermittenti di genio, e ha raddrizzato la baracca. I due sono così arrivati al tie-break del terzo dove Federer ha iniziato in modo pessimo, spesso fuori misura (1-3, poi 2-5 e 4-6 per Coric), poi però ha annullato i due match-point e Borna gli si è consegnato per 9-7, con il boato del pubblico nel nome di Roger.

Tante big se ne vanno a casa. Osaka, ora chi ti ferma più? (Cristian Sonzogni, La Gazzetta dello Sport)

Fuori in un colpo solo Halep, Venus, Stephens, Barty e Muguruza. Il giovedì da impazzire del Foro Italico fa le sue vittime anche nel tabellone femminile, dove sono in tante, tra le più attese, a dover lasciare Roma per fare rotta su Parigi. Resta, però, la giocatrice che coi suoi modi gentili e con il suo tennis pesante sta conquistando i cuori degli appassionati della Capitale: Naomi Osaka. La quale nell’occasione si è abbonata al 6-3, spuntandone quattro consecutivi per battere Cibulkova e Buzarnescu. Non due delle peggiori rivali, ma un paio di test tutt’altro che morbidi per valutare le sue condizioni. «Questa è la prima volta in vita mia – ha spiegato la giapponese – che mi tocca giocare due turni in un giorno. Ma alla fine me la sono cavata piuttosto bene. Ho fatto un passo avanti decisivo quando ho smesso di lamentarmi per il mio rendimento sulla terra, cercando di trovare le soluzioni per far punti pure qui. Tra Roma e Parigi, spero di riuscirci». La cosa certa è che adesso, Naomi, non passa più inosservata. Non più una delle tante ma la numero 1 del mondo, la stella promessa in un circuito che resta comunque di indole anarchica. Anarchia che, per esempio, si legge nell’uscita di scena di Simona Halep, messa al tappeto dalla ceca Marketa Vondrousova, 19enne numero 44 Wta, che nel giro di qualche mese ha mostrato al mondo dove vuole arrivare: finale a Budapest, quarti a Miami e Indian Wells, di nuovo finale a Istanbul. E adesso quarti a Roma, perché dopo la Halep, anche Daria Kasatkina è stata messa in un angolo fino al 6-2 nel set decisivo. Non si può parlare di sorpresa, invece, per Vika Azarenka, lei che numero 1 lo è stata in passato e tutto sommato lo è ancora nell’animo. Vika, reduce da un esordio da infarto contro Elina Svitolina, è stata una delle poche a dover giocare un solo match. E nemmeno intero, visto che Garbine Muguruza si è ritirata dopo quattro game del secondo set. Un gradito ritorno, infine, è quello di Kiki Mladenovic, ex top 10 che non si è lasciata distrarre dai problemi del fidanzato Thiem, battendo Bencic e Barty senza fare una piega.

L’ultima follia di Kyrgios. Sedia in campo, poi se ne va (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Avrebbe potuto dare spettacolo con il suo tennis da circo, ma Nick Kyrgios ha scelto ancora una volta di essere protagonista nel modo sbagliato. Il 24enne australiano, nel terzo set del match contro il norvegese Ruud, dopo aver ricevuto un game penalty per aver imprecato, ha perso la testa. Dopo aver buttato la racchetta a terra, ha calciato una bottiglietta e, non ancora soddisfatto, ha lanciato una sedia in mezzo al campo nello stupore generale. Come se non bastasse, ha fatto la borsa, dato la mano all’avversario e ha lasciato il campo prima che il supervisor decretasse la squalifica, regalando il match a Ruud. Ora oltre a una multa molto salata, Kyrgios potrebbe rimediare una squalifica piuttosto lunga. In più dovrà rinunciare a quanto guadagnato a Roma e pagare le spese di soggiorno. Nick non ha rilasciato nessuna dichiarazione salvo poi abbozzare le scuse su Instagram: «Beh, giornata ricca di avvenimenti – ha scritto -. Le emozioni hanno avuto il sopravvento su di me. Volevo solo dire che l’atmosfera era stupenda, peccato che è finita con una squalifica. Mi dispiace Roma, ci rivedremo. Forse». A inizio settimana, aveva già fatto parlare di sé per un’intervista rilasciata a un podcast in cui aveva dichiarato di non sopportare Djokovic «perché vuole per forza piacere a tutti» e di avere un’antipatia ricambiata per Nadal definito «bipolare» salvando solo Roger Federer considerato «il più grande».

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Riecco Sonego! Trionfo a Metz:”Se gioco così lo devo a Roger” (Crivelli). Intervista a Borg. Borg, l’inchino del Re (Cocchi). Fuori dal tunnel. Sonego batte Bublik e le provocazioni (Semeraro)

La rassegna stampa di lunedì 26 settembre 2022

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Riecco Sonego! Trionfo a Metz:”Se gioco così lo devo a Roger” (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Un calcio al recente passato. Da attaccante vero, come quando correva e segnava con la maglia delle giovanili dell’amato Torino. Lorenzo Sonego si lascia alle spalle un 2022 di tanti tormenti e poche gioie e torna ad alzare un trofeo, il terzo in carriera, a Metz Come spiegava coach Arbino, Lollo è un giocatore «che ha sempre trasformato la tensione in un’arma, in carica positiva e di adrenalina, evidentemente nel suo percorso di maturazione è giunto a una fase in cui pensa di più e a volte questo sul campo può essere controproducente».

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Il tiebreak del primo parziale è lo spartiacque della sfida, perché il match in pratica finisce lì. Bublik perde la testa dopo una protesta perché Sonego avrebbe impiegato troppo tempo a chiedere il Falco, e da quel momento infila un servizio da sotto dopo l’altro, poi sulla palla del doppio break per l’azzurro impugna la racchetta al contrario e colpisce una volée con il manica l’azzurro ringrazia e sale 4-1. Il pubblico fischia, il kazako ride e si inchina verso i tifosi che non nascondono la loro indignata disapprovazione: «Giocare contro Alexander è sempre divertente, non sai mai cosa aspettarti però è un giocatore forte e imprevedibile, ha cominciato molto carico, poi nel secondo set era stanco e io ne ho approfittato».

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Sonego, intanto, vince il terzo torneo sulla terza superficie diversa (dopo l’erba di Antalya e la terra di Cagliari) e si rilancia: «È stato un anno difficile. Ho lavorato molto, soprattutto fisicamente e sul servizio e nei colpi di inizio gioco, ma non riuscivo a concretizzare. Sono felice perché finalmente sto raccogliendo i frutti del mio lavoro, dovevo avere solo fiducia in quello che stavamo facendo».

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«Sono contento di avere anche ritrovato l’anima da combattente, che in alcuni momenti, forse anche un po’ per stanchezza, mi era mancato. Mi sono sentito libero in campo, con le idee chiare, con la giusta voglia di lottare». Con la vittoria, torna in top 50 (sarà 44): «Alla classifica non guardo in questo momento, forse il fatto di essere sceso nel ranking mi ha fatto provare una situazione diversa che mi ha fatto crescere». Per lui, comunque, un posto nella storia c’era già, perché è stato l’ultimo avversario sconfitto da Federer, negli ottavi di Wimbledon 2021: «Ho visto il suo ritiro, è stato da pelle d’oca. Per me lui rappresenta tutto. Ho iniziato a giocare perché vedevo lui, le sue partite erano le uniche che non potevo mai perdermi». Bentornato, Sonny Boy.

Intervista a Borg. Borg, l’inchino del Re (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Lo svedese che ha illuminato il tennis diventandone leggenda si è ritirato giovanissimo, ma la sua iconica rivalità con John McEnroe continua. Anche con i capelli bianchi Lui sulla panchina dell’Europa, lo statunitense alla guida del Resto del Mondo. E se nella vita con la racchetta i loro confronti sono cristallizzati su un perfetto 7-7, in Laver Cup Bjom Bjorg dopo la sconfitta di ieri, è avanti 4-1.

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Borg, quanta storia del tennis qui a Londra. Lei, McEnroe, Federer, Nadal, Djokovic… «Il tempo e i campioni passano, ma il tennis resta. Va avanti, sopravvive a qualunque giocatore. Il tennis è più grande di tutto». Cos’ha rappresentato, e rappresenta Roger Federer? «Per il giocatore parlano i titoli e quello che ha fatto sul campo. Ma il suo merito più grande è stato portare il tennis a un altro livello. Roger è un’icona globale, è ammirato, amato, applaudito da tutti Ha ispirato altre generazioni. E poi è umanamente una grande persona, gentile, affabile, disponibile». Il momento dei saluti è stato molto commovente. «L’impatto emotivo di quell’immagine, di Roger in lacrime, è stato forte. Per me, essere accanto a lui nel giorno del suo saluto, come amico oltre che “collega” è stato importante».

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C’è qualcosa che ha mai invidiato allo svizzero? «Non sono un tipo invidioso, ma avendone la possibilità penso che gli avrei rubato… lo slice di rovescio». E cosa pensa di questo grande legame con il rivale Nadal? «Sono stati sul circuito insieme per tanti anni. Hanno vissuto le stesse esperienze. Si sono motivati a vicenda e sono migliorati grazie al confronto costante. Che Rafa abbia scelto di lasciare casa sua solo per venire qui ad accompagnare Roger in questo momento è un valore aggiunto della loro amicizia. Il finale perfetto». Matteo Berrettini è entrato in gara per sostituire Federer e il suo contributo alla squadra europea è stato importante… «Matteo è un tennista fantastico, e *** grande potenza, grande forza Ed è un bravissimo ragazzo. Ha giocato già lo scorso anno qui e sta continuando a crescere e migliorare come tennista. Averlo con noi è importante, sia per chi come me stasedutosulla panchina e fa il capitano, sia per la gente seduta in tribuna». ›

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Prima Borg-McEnroe, poi Federer-Nadal, cosa pensa della rivalità Sinner-Alcaraz per il futuro del tennis? «Tutto il bene possibile. Il nostro sport si nutre di rivalità, e quella tra il vostro Jannik e Alcaraz è spettacolare già dai primi confronta Sarà bello vederli crescere, ci aspettano tanti match divertenti come quelli che hanno già giocato. Potete stare tranquilli, il futuro del tennis è in buone mani».

Fuori dal tunnel. Sonego batte Bublik e le provocazioni (Stefano Semeraro, La Stampa)

Lorenzo Sonego esce dal tunnel e si unisce al gruppo. È stato un anno tosto per il quarto uomo del tennis italiano: 10 sconfitte all’esordio, il calo in classifica, il posto da titolare perso in Davis. La vittoria nell’Atp 250 di Metz contro l’imprevedibile kazako Alexander Bublik (7-6 6-2) lo riporta fra i primi 50 del mondo, alle spalle solo di Sinner, Berrettini e Musetti. Cioè gli altri azzurri che nel 2022 hanno vinto un titolo Atp: due Berrettini (Stoccarda e Queen’s), uno a testa Musetti (Amburgo) e Sinner (Umago), oltre a quello Wta portato a casa a Rabat da Martina Trevisan.

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Si riaccende così il radar sul «Polpo», il primo italiano ad autografare l’albo d’oro del Moselle Open, che ha ricominciato a macinare tennis di livello. Il suo infatti non è stato un cammino banale: Karatsev al primo turno, poi Simon, nei quarti l’americano Korda che al turno precedente aveva eliminato Musetti, in semifinale il colpaccio contro il n. 10 del mondo Hubert Hurkacz. Bublik, il Kyrgios asiatico (russo di nascita) che alterna grandi giocate a provocazioni circensi ha sfoggiato le prime a inizio partita, costringendo Lorenzo a salvare 3 palle break consecutive nel quinto game e a un tie-break di grande concentrazione.

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Per «Sonny» è il 3° titolo in camera dopo quelli di Antalya (erba) e Cagliari (terra), il primo sul cemento indoor, una superficie sulla quale era già arrivato in finale nel 2020 a Vienna (quando sconfisse Djokovic).

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Le lacrime di due campioni (Cocchi, Azzolini, Marcotti, Piccardi)

La rassegna stampa di domenica 25 settembre 2022

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Federer, le lacrime e la mano dell’amico Nadal – Rafa prende Roger per mano «Anch’io stavo per smettere» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

E’ stata una notte storica. Di sport e di cuore. Di lacrime e sorrisi. Roger Federer è un ex. L’ultima palla della sua carriera è caduta a mezzanotte e mezza di ieri sul meridiano di Greenwich, dove sorge la 02 Arena, costruita nel 2000 per festeggiare l’entrata nel nuovo millennio. Roger Federer piange, singhiozza, fa estrarre i fazzoletti anche a Bill Gates che sta in tribuna, ospite d’onore di uno spettacolo indimenticabile. Il più bravo che singhiozza, sopraffatto dall’emozione dopo la partita con l’amico Rafa, rivale di una vita, che lo tiene per mano. Questa è stata una delle sue vittorie più importanti: «Siamo sempre stati molto legati, soprattutto negli ultimi dieci anni. Sono felice di poter chiamare Rafa e parlare di qualsiasi cosa, spero che anche lui si senta allo stesso modo, anche se non lo facciamo spesso. Abbiamo apprezzato molto la compagnia l’unoi dell’altro, abbiamo molto da ricordare, ma ci siamo anche divertiti. Ogni serata che trascorriamo insieme troviamo un milione di argomenti da trattare e il tempo non è mai abbastanza». Rafa ha voluto essere vicino a Roger in questo momento: «Il fatto che sentiamo l’appoggio delle nostre famiglie penso dimostri quanto sia forte il nostro legame e poi ora diventerà padre anche lui, potrò dargli qualche consiglio. Intanto lo avviso che non sarà per niente facile!». Coach di pannolini, ma anche progetti in comune, forse una serie di esibizioni, come quella record in Sudafrica per la fondazione dello svizzero. Un modo per tenere uniti i suoi mondi. Dopo la pioggia di lacrime arriva il sereno, alle due di notte quando si presenta per l’ultima volta alla stampa, sempre insieme a Rafa «Non sono triste, le mie erano lacrime di emozione e gratitudine. Per la carriera che ho avuto, per la famiglia che ho, per la vita che continua. Perché sono sano, va tutto bene e questa non è la fine». I progetti per il futuro sono tanti, forse troppi ed è prematuro elencarli, ma già anticipa qualcosa. Sarà un ambasciatore dello sport. «Quello che ho sempre amato della mia professione è stato trasmettere la mia passione per lo sport ai tifosi. Non ho piani di alcun tipo su dove, come o quando. Tutto quello che so è che mi piacerebbe giocare in posti dove non l’ho mai fatto prima, per incontrare le persone che mi hanno supportato per così tanto tempo. In molti avrebbero voluto essere a Londra, ma i biglietti sono finiti in fretta e presto penso avremo un’altra occasione per festeggiare tutti insieme». […] «Avevo bisogno di tutto questo, avevo paura di essere solo in un momento così difficile». Impossibile, c’era Rafa compagno sul campo e c’era Mirka, moglie, madre e consigliera, che lo coccola come un bambino. A lei il pensiero più commosso: «Avrebbe potuto dirmi di smettere tanti anni fa e invece mi ha permesso di continuare. Anche per questo le sarò sempre riconoscente». Anche noi.

Si sono tenuti per mano, hanno pianto insieme. Molto più che amici Federer e Nadal, sono due che hanno attraversato insieme la stessa vita, gli stessi dolori, le stesse fatiche, le stesse delusioni. È stata molto di più che una cerimonia di addio, quella di venerdì notte, è stato un rito di passaggio. Perché stringendosi quelle mani che decine di volte si sono strette sotto rete, hanno stretto un patto silenzioso. Le parole di Rafa Nadal dopo la notte di Londra rendono perfettamente l’idea di ciò che è stata: «Insieme a Roger se ne va anche un pezzo della mia vita». E proprio per questo lo spagnolo ha voluto esserci nonostante le difficoltà e i dolori. Quando ha saputo, con 10 giorni di anticipo rispetto al mondo, che questa sarebbe stata l’ultima partita si è preparato, si è curato con ancora più attenzione per non deludere il compagno di strada. Ed è stato un sacrificio, perché questo 2022 per Nadal è stato di trionfi e dolore. Diviso a metà. Gioie fino a Parigi, dolori e problemi continui per tutta l’estate. Tanto da fargli meditare seriamente l’addio: «In questo momento non sto bene, ecco perché non giocherò – ha spiegato prima di dare forfeit per il resto della Laver Cup e rientrare in Spagna -. Adesso non ci sto pensando, ma confesso di esserci andato vicino in diversi momenti dùrante questa stagione. Addirittura pensavo che il Roland Garros di quest’armo sarebbe stato l’ultimo torneo della mia carriera professionale». Usa un termine forte, “disgrazia”. per spiegare cosa è stata la seconda parte del suo anno. «Dopo la gioia del Roland Garros è andato tutto storto – continua -. È stata una serie di disgrazie importanti a livello fisico, che si sono aggiunte alla mia situazione personale». Rafa si riferisce alla gravidanza difficile di sua moglie Xisca, ricoverata in ospedale prima dello us Open per complicazioni e ovviamente a tutti gli infortuni tra piede e addominali che lo hanno frenato nella seconda parte della stagione. «In ogni caso in questo momento non voglio pensare al ritiro o ad altro, la mia massima priorità è che il mio problema personale venga risolto e poi organizzerò la mia vita nel modo giusto. Ho bisogno di essere tranquillo in tutte le aree della mia vita, quella personale e professionale. Dormo pochissimo da diversi giorni – confessa – è uno stress difficile da gestire Solitamente devo occuparmi di questioni che riguardano me, la mia professione, ma questa volta è diverso. In casa la situazione è più complicata del solito, ma per fortuna ora va tutto meglio e sono riuscito a venire qui, un momento molto importante per me e per Roger». Un sacrificio da vero amico, come sicuramente avrebbe fatto anche lo svizzero in un momento così importante «Abbiamo un ottimo rapporto, lui lo ha già spiegato. So che è stato un momento difficile per lui con l’infortunio al ginocchio e ha fatto un enorme sformo fisico e mentale per poter tomare. È fantastico che sia riuscito a ritirarsi in campo, era quello che più desiderava ed era giusto così. Non potevo mancare a questo appuntamento, indipendentemente dalle mie situazioni personali». […]

 

Fino all’ultima lacrima (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Le lacrime dell’addio sono le più sincere e inconsolabili. Vanno giù da sole, e risalgono, e ricominciano. Sono anche le più contagiose. Sciolgono i pensieri e le parole, e lasciano spazio solo a occhi che luccicano, ovunque. Tra i compagni di cordata, tra gli avversari che per una volta avversari non sono, negli sguardi che si scambiano Borg e McEnroe. Sui volti tesi di chi, tra il pubblico, cerca di resistere alle lacrime e cede di schianto al primo gesto amichevole di chi gli sta accanto. Nadal appare accorato, quasi dolente, la foto della serata lo trova accanto a Roger seduto sulla panca del campo, con tutto il Team Europe che fa da contorno, e i due piangono, ma Rafa è quello che piange di più. C’è nell’addio di Roger anche una parte di Rafa che se ne va. Si chiude ìl portone di un’era lunga venticinque anni, che ha preso forma dal confronto dei loro caratteri opposti, lo Yin e lo Yang del tennis, le due polarità energetiche che nel congiungersi rendono il mondo comprensibile e a suo modo perfetto. L’applauso che giunge continuo, inesauribile, dalle tribune della 02 Arena non è rivolto solo al campione che molto ha vinto ed è entrato nella leggenda. E’ il tributo a un ex ragazzo di 41 anni che abbiamo visto crescere, che non ha mai smesso di migliorare, colpi, carattere, parole, gesti, look, pensieri, comportamenti. Mai presuntuoso, mai fuori posto, mai smodato. Lo abbiamo visto diventare sempre più bravo, così bravo da saziarci, da riempire le nostre attese delle sue magie, da farci sentire felici di poterlo rivedere una volta di più. E’ stato un’ispirazione, Roger Federer, un modo per farci sapere che si può crescere all’infinito, è stato un dispensatore di felicità. Come Maradona nel calcio, Ali nel pugilato, Bolt nella corsa. […] In mezzo al campo, illuminato da un faro viene invitato da Jim Courier a dar corso ai pensieri. «Provaci, non sarà così difficile». Federer dice subito che temeva questo momento, si scusa delle lacrime, ma solo un po’, e con il tono di chi non può farci nulla. «Pensavo di poter gestire questo addio, e credo di esserci riuscito. Piango ma credetemi, sono lacrime di felicità. E’ stata più dura per alcuni membri del mio staff. Sto bene, ho superato le giornate dei pensieri mesti, ho rivissuto i momenti piu belli della carriera, ho provato dolore nel considerare che ormai appartengono al passato, ma è cosl, è giusto così Questa serata l’ho vissuta nella felicità». […] E su Nadal. «Siamo sempre stati molto legati, ma negli ultimi dieci anni ci siamo avvicinati di più. Siamo due grandi appassionati del nostro sport, ci sentiamo connessi anche su molti altri temi, ne parliamo, basta alzare il telefono e chiarnarci. Lo facciamo, non così spesso, ma lo facciamo. C’è un bel rapporto tra le nostre famiglie. Abbiamo apprezzato molto la nostra compagnia, ci siamo divertiti e abbiamo anche molto da ricordare e un milione di argomenti di cui parlare». […]

Federer: «Sono felice. Non è la fine della fine» (Gabriele Marcotti, Corriere dello Sport)

Lacrime di commozione, ma anche di felicità. Un’esplosione di emozioni intense, agrodolci. Sugli spalti, come in campo. Tra i suoi tifosi, accorsi in gran numero per l’addio, ma anche sui visi stravolti dei suoi avversari di sempre, con lui nella notte dell’addio. Che lo hanno confortato, accompagnato, accudito. Venerdì sera, a Londra, dove è andata in scena l’ultima danza di Roger Federer. Il suo congedo dal tennis, che suggella 24 anni di vittorie, record e meraviglie con la racchetta. Una notte indimenticabile per gli oltre ventimila spettatori in tribuna. Rimasti ben oltre la mezzanotte per assistere all’epilogo del match di doppio disputato in coppia con l’eterno amico-rivale Rafa Nadal. Altrettanto commosso, in un pianto che non ha saputo controllare durante il discorso post-match di Federer, tra occhi umidi, singhiozzi e applausi. «Sono contento perché sono riuscito a dire tutto quello che volevo dire — ha ricordato il giorno dopo Federer -. Non avevo più quei torcioni in pancia che per giorni mi avevano impedito di mettere in fila due pensieri. Non sapevo cosa sarebbe successo dopo il match, cosa si aspettassero da me o quanto sarebbe durato il tutto. Essermi guardato attorno e aver visto tutti così emozionati è stato meglio o peggio? Non lo so veramente! Ma sono quei volti attraversati dall’emozione che resteranno sempre con me». Da ieri è cominciato un nuovo capitolo per Federer, lontano dai campi di tennis. «Mi sono ripetuto per tutto il tempo che non era la fine della fine. La mia vita va avanti: sono sano, felice, tutto è fantastico. E’ stato uno di quei momenti che accadono nella vita, doveva andare così, ed è andata bene. Me lo sono ridetto anche in campo, perché ero davvero felice». Una lunga commossa standing ovation carica di gratitudine ha salutato l’uscita di scena di Roger Federer. la sua ultima esibizione, seppur terminata con una sconfitta contro la coppia statunitense Sock-Tiafoe, resterà per sempre impressa nella memoria di tutti i presenti alla 02 Arena. Un brivido che ha attraversato le tribune, arrivando fino al campo. Impossibile resistere all’intensità di quel congedo: la commozione di Federer è presto diventata quella di tutti i suoi compagni. Fra i più commossi, Nadal. «E’stata una giornata difficile da gestire, alla fine è stato molto emozionante — il ricordo del maiorchino -. Per me è stato un grande onore aver fatto parte di questo momento storico per il nostro sport. Ma allo stesso tempo, avendo condiviso così tanto così a lungo, il ritiro di Roger significa che anche una parte importante della mia carriera finisce qui». […]

Le lacrime di Federer e Nadal. Il sigillo alla rivalità più bella (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Un maschio che piange, nel tennis, è ammesso: ce l’ha insegnato Sampras. Due, carissimi rivali, non si erano mai visti e non stupisce che a prendere l’iniziativa del gesto sia stato lo svizzero: Roger piangeva per la nostalgia di ciò che non sarà più («Sono lacrime di gioia, bambini, sorridete» ha detto ai figli provando a convincere ad alta voce, innanzitutto, se stesso), Rafa perché insieme a Federer — 40 sfide in 15 anni — se n’è andata una parte di lui, inghiottita dal ritiro del più bravo di tutti, che si è portato in pensione tre lustri di storia comune. Senza Nadal non ci sarebbe stato un Federer così bello; senza Federer, l’evoluzione di Nadal sarebbe rimasta un binario morto. Ieri l’ha detto Berrettini, promosso singolarista in Laver Cup: «Se tu non avessi giocato a tennis, io non esisterei». […] Nadal in lacrime è un inedito che prelude, dopo Serena Williams e Roger Federer, all’addio di un altro immortale del tennis. Lui. «Non sono pronto a pensarci, ho davvero creduto che il Roland Garros fosse il mio ultimo torneo, ora ho cose più importanti a cui dedicarmi» ha detto Rafa alla Laver Cup, disertata subito dopo il doppio per tornare a Manacor, dove a settimane, in fondo alla gravidanza non facile di Xisca, è atteso il primo erede. Federer dall’esame di coscienza del neopapà globetrotter era passato a un’età più verde di Rafa, che ha 36 anni e un motore dal chilometraggio (il)limitato, di certo nei loro colloqui privati hanno parlato del bivio che attende l’ex niño: continuare? Per quanto? E fino a dove, Parigi per la quindicesima volta? Piangeva guardandosi riflesso nello specchio di Federer, Rafa, improvvisamente anziano e rugoso come Dorian Gray uscito di colpo dal dipinto. Quando Nadal debuttava nel circuito (prima vittoria Atp il 29 aprile 2002), Federer — maggiore di quattro anni, nove mesi e 26 giorni — si era già annesso il secondo titolo della carriera. Nessuno dei due è in grado di risalire con precisione al primo incontro. «Io sono arrivato e lui era già lì — ha ricordato Rafa a Londra —, per me Roger è sempre stato l’avversario da battere». Mai con acrimonia, cattivi sentimenti, malanimo. Mai. «Al di là degli stili opposti, siamo simili» ha ammesso Federer centrando il viaggio esistenziale di due anime gemelle inserite in corpi paralleli. […]

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Rassegna stampa

Oggi l’addio al tennis di Federer (Strocchi, Marcotti, Cocchi)

La rassegna stampa di venerdì 23 settembre 2022

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Roger e Rafa all’ultimo ballo (Gianluca Strocchi, Tuttosport)

I ventimila che affolleranno stasera le tribune della 02 Arena potranno urlare al mondo e raccontare un giorno ai nipoti: «Io c’ero». Gli altri, meno privilegiati, dovranno accontentarsi della diretta televisiva o di qualche altra forma mediatica. Ma c’è da credere che saranno milioni, in tutto il pianeta, gli occhi puntati verso l’impianto di Londra teatro del match di addio di Roger Federer nella giornata di apertura della Laver Cup 2022, l’esibizione che lo stesso fuoriclasse svizzero co-organizza e che vede il Team Europe sfidare il Team World sul modello della Ryder Cup di golf. Il desiderio del diretto interessato non poteva non essere esaudito e quindi il 41enne campione di Basilea giocherà l’ultima partita di una delle carriere più prestigiose di tutti gli sport con l’amico-rivale di sempre Rafael Nadal, non come avversario ma come compagno di squadra in doppio, affrontando dall’altra parte della rete gli statunitensi Jack Sock e Frances Tiafoe. «È speciale poter giocare con Rafa ancora una volta. Questa partita è decisamente diversa dalle altre, sono sicuro che sarà meraviglioso», ha anticipato Federer, vincitore di 20 titoli Slam e che da domani lascerà spazio a Matteo Berrettini, chiamato come riserva da capitan Bjorn Borg. Sensazioni condivise anche dal maiorchino, che per oltre quindici anni ha battagliato con l’elvetico: 40 i testa a testa (24 vittorie a 16 per lo spagnolo), alcuni dei quali leggendari, per la rivalità più emozionante della storia del tennis. «Essere parte di questo momento storico è qualcosa di incredibile e indimenticabile – ha confessato Nadal in conferenza stampa – Sono super impaziente, spero che ci divertiremo. Sarà una pressione diversa, dopo tutte le grandi cose che abbiamo condiviso dentro e fuori dal campo. È il giocatore più importante della mia carriera e sono molto grato di poter giocare con lui. Abbiamo dimostrato che l’amicizia può prevalere sulla rivalità», ha sottolineato, con evidente emozione, il 36enne di Manacor, detentore del record di 22 trofei Slam. Numeri che testimoniano l’unicità di questa generazione di fenomeni. «Quel che mi mancherà sono i piccoli momenti subito dopo i match. Le cene con i compagni di squadra parlando soprattutto di cose che non riguardavano il tennis», ha riconosciuto Federer. Sensazioni assaporate anche ieri, visto che nel pomeriggio per provare l’intesa Roger e Rafa si sono allenati con Djokovic e Murray all’02 Arena, ovvero i Fab Four riuniti dopo tanto tempo, per un allenamento da urlo. «Un’esperienza che capita una volta nella vita: quella di dividere il campo con queste leggende e questi rivali. Grazie alla Laver Cup che la rende possibile. Non vedo l’ora di vivere un grande weekend di tennis, celebrando la carriera di Roger», le parole di Djokovic su Instagram. Autoironico, in stile british, il commento di Murray: «I Big3 insieme e un pagliaccio… Non si vedono spesso sessioni di allenamento così. Che privilegio essere sul campo di allenamento con questi ragazzi ancora un’ultima volta». Insomma, tutto è pronto per lo speciale “The Last Dance” di Federer. […]

Gli altri tre Fab: «Grazie Roger» (Gabriele Marcotti, Corriere dello Sport)

 

«E’ un giorno triste». Un’amarezza mista a gratitudine. Alla vigilia dell’evento che concluderà la carriera di Roger Federer, Novak Djokovic usa parole di riconoscenza per lo svizzero, «il miglior esempio possibile», soprattutto nella prima parte della sua carriera, per crescere e migliorare. «I primi anni che ero nel circuito facevo fatica, soprattutto negli Slam perdevo spesso i match importanti. Poter vedere da vicino come Roger si comportava, fuori e dentro il campo, mi ha dato una grossa mano». Due decenni da avversari, separati da una rete, e una rivalità cresciuta negli anni. Mille i ricordi. «Senza dubbio però i migliori momenti sono stati quelli che abbiamo vissuto qui, alla Laver Cup. Ricordo la prima volta a Chicago, quattro anni fa. Sono stati giorni pieni di risate. Questo è un torneo anomalo, ci permette di trascorrere tanto tempo assieme e in un certo senso possiamo anche conoscerci meglio». E anche prendersi in giro, come quando il serbo sceglie i match più significativi giocati contro Federer. «Sono sicuramente due. Il primo la mia prima finale Slam, a New York nel 2007, che ho perso. E poi la finale di Wimbledon del 2019, mi dispiace Roger». Pronta la risposta dell’interessato: «Nessun problema, l’ho rimossa». […] Ha la consapevolezza che l’eredità di Federer, dentro e fuori dal campo, durerà a lungo. «Non c’è dubbio, ha rappresentato un modello incredibile, la sua eredità resterà per sempre». NADAL: «Un grande amico, un fantastico avversario». Questo è Roger Federer per Rafa Nadal. La loro rivalità ha caratterizzato il tennis mondiale oltre gli ultimi 20 anni. Le loro carriere sono trascorse quasi contemporaneamente, spingendosi l’uno con l’altro sempre più in alto, nel segno di una costanza di risultati che non ha precedenti nel tennis. «Sono molto contento di essere qui, è un’occasione che non avrei voluto perdere per nessuna ragione. Mi sento onorato di aver condiviso così tanti momenti con Roger in campo, e di aver fatto parte della sua carriera. E’ stato un giocatore incredibile, un talento unico». Rafa è arrivato a Londra all’ultimo minuto, trattenuto a Majorca dalle condizioni di sua moglie, Maria Francisca, che attende il loro primogenito. Ora che la situazione appare sotto controllo, Rafa non ha perso tempo a raggiungere il team Europe. «E’ un momento speciale perché si ritira forse il tennista più importante della storia del tennis. Lascia dopo una super carriera, di cui in qualche modo ho fatto parte anche io». Come in occasione della finale degli Australian Open 2017, a prescindere dall’esito finale che aveva regalato a Federer un insperato Slam. «Pochi mesi prima sia io che lui non sapevamo se saremmo riusciti a tornare a giocare a certi livelli. Era venuto a trovarmi a Majorca, in occasione dell’apertura della mia accademia, e zoppicavamo entrambi. Essere arrivati in finale a Melbourne assieme, poche settimane dopo, è stato qualcosa che ci ha unito per sempre». Anche per questo Federer ha chiesto e ottenuto da Bjorn Borg di giocare proprio con Rafa il doppio dell’addio. «Sarà molto emozionante, ma come sempre prevarrà la voglia di vincere», promette Nadal. MURRAY – Per Andy sarà la prima volta alla Laver Cup. Un invito che lo scozzese sperava ardentemente che arrivasse, prima o poi, nonostante i guai fisici che ha dovuto superare negli ultimi anni. «L’ho sempre guardata in televisione e ho sempre sperato di essere convocato per questo torneo. E’ una manifestazione che mi piace molto, soprattutto perché si gioca a squadre. Quest’anno inoltre mi fa piacere doppiamente perché significa partecipare all’addio di Federer. Ci sarà un’atmosfera incredibile alla 02 Arena». Murray scenderà in campo subito prima del doppio di Federer, in coppia contro lo spagnolo Rafa Nadal. «Sarà speciale condividere con loro il campo, non vedo davvero l’ora. Sarà una fantastica esperienza, una di quelle notti che resteranno sempre con me per sempre». Come tutti gli appassionati, anche Andy Murray è rimasto sorpreso dall’annuncio del ritiro. «Sinceramente non me lo aspettavo, all’inizio credevo che fosse una delle tante fake news. Adesso che ho avuto modo di parlare di persona con Federer ho anche capito le sue motivazioni. Ovviamente non posso che fargli gli auguri per il suo futuro. Ma allo stesso tempo lo voglio anche ringraziare, per tutto quanto ci ha dato in questi anni». […]

Lo scudiero del Re (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

La prima volta che si sono affrontati, lui gli aveva chiesto quanto avrebbe dovuto pagare per la lezione di tennis. Era il 2019, ottavi di Wimbledon. Un momento e una lezione che Matteo Berrettini non dimenticherà mai. E da cui, davvero, ha imparato tanto. Abbastanza da arrivare fino alla finale sui prati di Church Road due anni dopo e essere invitato a Londra alla festa di Re Roger. Un privilegio, soprattutto perché il romano entrerà in campo come sostituto dello svizzero da domani, dopo il ritiro ufficiale dalla competizione, ma soprattutto dal tennis del Magnifico. Ieri, nella conferenza stampa del Team Europe di cui fa parte, Matteo era seduto accanto a Andy Murray e ascoltava i Big 4 insieme a Borg schierati allo stesso tavolo. Aveva un’espressione tra il curioso e l’incredulo. Stare nella stessa squadra, allenarsi, cenare con Federer, Djokovíc, Nadal e Murray è un’occasione irripetibile. «Matteo, come si sta in compagnia di 77 Slam, 5 ori olimpici, 933 settimane da numero 1? «Si vedeva che avevo l’aria un po’ stranita, vero? È che faccio fatica ancora a realizzare di essere qui tra loro. Devo trovare l’equilibrio. Un momento prima dico “oddio com’è che sono in mezzo a questo fenomeni?”, un minuto dopo mi gaso “Sono uno di loro!”».

Beh, ha fatto una finale a Wimbledon, semifinale negli Usa, top 10 per due anni e mezzo. Perché dovrebbe stupirsi?

Vero. Ma è bello che io mi stia ancora emozionando, e che mi vengano ancora brividi a pensare che tutto quello che ho fatto mi ha portato a meritare di essere qui. In più, oltre a loro c’è anche Borg, un mito. Non ero ancora nato quando giocava ma la sua leggenda va oltre il tempo. È una persona davvero alla mano e simpatica. Il bello e che continuava a ripetere di essere felice di stare in mezzo a giocatori così forti. Al che mi veniva da dirgli “ma scherzi? Tu sei Borg e noi saremmo quelli forti?”

È stato invitato alla festa più ambita, ha avuto modo dl parlare un po’ con Federer?

Per me è pazzesco essere qui. Non solo per Roger, ma anche per tutti gli altri giocatori del team. Ma certamente c’è un’emozione speciale in questo evento. Sì, mi ha raccontato un po’ delle difficoltà che ha affrontato negli ultimi mesi. Il fatto che non è stato facile accettare l’idea di non riuscire a giocare. Poi però si è guardato indietro e ha visto quanto di buono ha fatto e quanto e stato bene in tanti anni di carriera, al di là del trofei. Ha detto che smette senza alcun rimpianto.

Magari se le avesse dato qualche dritta sulla gestione e il rientro dagli infortuni, Roger avrebbe continuano ancora un po’.

Ma infatti, bastava chiedere all’esperto… È che lui ha iniziato a farsi male troppo tardi, a 35 anni, gli mancava l’esperienza. Scherzi a parte, nel suoi occhi ancora si vede quanto ami questo ambiente, quanto è appassionato. E penso sia anche il motivo per cui ha giocato per così tanto tempo, per pura passione e amore per il gioco. Gli sembrerà strano rinunciare a quella che è stata quasi tutta la sua vita, però lo vedo sereno, ha tantissime persone intorno che gli vogliono bene, una bella famiglia. Non si annoierà di sicuro.

Cosa significa Federer per lei e per la sua generazione di tennisti.

Sembra scontato ma ovviamente è l’idolo. II punto di riferimento di tutti noi che siamo cresciuti vedendolo giocare. Molti hanno continuato a lavorare sodo sperando di fare un giorno quello che fatto Roger. Siamo cresciuti nel suo esempio. Che è irripetibile.

Ha detto più volte the Roger Federer è stato un esempio a cui guardare per tutta la carriera. In che modo?

Quando ero piccolo mi fecero vedere un video di Roger che spaccava una racchetta e ci rimasi male. “Come? Anche lui spacca le racchette?”. E poi è diventato un giocatore di straordinaria calma ed eleganza. Questo mi ha fatto capire che lavorando su sé stessi si può cambiare, si può migliorare. All’epoca pensai “beh allora c’è speranza anche per me che non sto zitto un attimo. Posso migliorare la mia indole”. E infatti non ho più smesso di lavorare su me, stesso cercando di crescere. […]

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