Foro Italico: il nono successo di Rafa Nadal e la vittoria di Karolina Pliskova (Crivelli, Cocchi, Clerici, Semeraro)

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Foro Italico: il nono successo di Rafa Nadal e la vittoria di Karolina Pliskova (Crivelli, Cocchi, Clerici, Semeraro)

La rassegna stampa di lunedì 20 maggio 2019

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Rafa risorge nel tempio di Roma. Djokovic demolito (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Nove sono i gironi dell’inferno. Nove sono i cerchi del paradiso. Il viaggio di Nadal dopo i tormenti marzolini di Indian Wells, con il millesimo ritiro forzato dalle ginocchia martoriate, ha prima conosciuto l’abisso e adesso si sublima nell’ascesa al cielo romano dopo una settimana finalmente perfetta: nono trionfo al Foro Italico e primo torneo vinto da agosto (allora fu a Cincinnati). In vista della messa laica parigina le cui campane suoneranno da domenica, il gran sacerdote della terra è tornato a impartire la sua benedizione trionfale. Un rito celebrato con una prestazione mostruosa: il primo parziale dura appena mezz’ora e per la prima volta nei 54 episodi (e 142 set) della rivalità più sostanziosa della storia del tennis, sul tabellone appare un 6-0. Rafa è troppo, Rafa è tutto: il dritto viaggia a velocità supersoniche, la risposta al servizio tiene Djokovic due metri dietro la riga di fondo, i cambi di ritmo e di angoli sono una sentenza. Nole è reduce da cinque ore e mezza di partita in due turni, e le energie perdute sono tutte in quei rovesci che dovrebbero contrastare il gancio del maiorchino e invece sono mozzarelle senza peso e facili da aggredire.

(…).

 

«Non mi attacco certo alla stanchezza – ammetterà cavallerescamente il Djoker – semplicemente nel primo set mi ha spazzato via, ha giocato un tennis terrificante». Ma quando la generazione irripetibile dei Fab Three lascerà e si analizzeranno le ragioni di un dominio che marcherà in eterno la storia dello sport, non serviranno trattati filosofici: sarà sufficiente ricordare la straordinaria forza mentale di atleti titanici, la loro ribellione all’idea di sconfitta, sempre e comunque. Nole è morto, Nole resuscita perché finalmente si muove meglio, è più incisivo, trova contromisure in risposta mentre Nadal, abbagliato dal traguardo, si scopre troppo frettoloso e non sfrutta le occasioni di break.

(…)

Ma è l’ultimo sussulto, una prodezza figlia di un orgoglio smisurato, che allunga lo show e non cambia il destino di una sfida segnata da quell’inizio sconvolgente: il satanasso di Manacor ottiene il break già nel primo game del terzo set (dal 40-30 per Novak) e si invola intoccabile, completando il cammino di redenzione. Djokovic si arrende tra gli applausi: «Nel secondo set il mio rovescio ha funzionato meglio e io sono stato più dinamico, poi i primi tre-quattro game del terzo set sono stati equilibrati ma sono andati verso di lui solo per dettagli. In generale, però, stavolta è stato più forte di me». E dopo le sanguinose sconfitte a Wimbledon e agli Australian Open, Nadal torna a vincere un confronto diretto contro l’arcirivale, il 26° sorriso di una saga infinita. Con lo zucchero del record nei Masters 1000: adesso per il maiorchino sono 34 vittorie nei tornei di categoria, una in più di Novak. Le parole non bastano più.

(…) Rafa diventa il giocatore con più successi contro un numero uno del mondo, 19, e soprattutto allunga la serie di stagioni con almeno un torneo conquistato, iniziata nel lontanissimo 2004 sulla terra di Sopot. Un’altra resurrezione per un guerriero baciato da un talento atletico mai visto e da un cuore sterminato, eppure spesso martoriato dalla salute. Narrano le cronache che dopo lo stop di Indian Wells, Nadal abbia passato giorni tremendi, con il morale ammaccato e visioni dolorose del futuro. A Montecarlo, dopo la pausa forzata, si è presentato fuori condizione e a Barcellona, dopo il successo in tre set contro Mayer al primo turno, si è sentito perduto. Per sua stessa ammissione, quella è stata la partita peggiore, per energia e convinzione, da tanti anni a questa parte e quando è rientrato in hotel si è isolato, scavando dentro motivazioni che sentiva evaporare. Lì, la forza del gigante ha preso il sopravvento e al mattino è tornato ad allenarsi con furia leonina. (…)

Pliskova: “Non ci credo, ho vinto e ho visto CR7” (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Due anni fa Karolina Pliskova era numero 1 del mondo poi, in questo tennis orfano di Serena, dove le protagoniste si alternano senza trovare pace, ha vissuto diversi alti e bassi. La stabilità la sta trovando ora insieme a Conchita Martinez. Ieri la giocatrice della Repubblica Ceca ha battuto in due set Johanna Konta e da oggi è numero 2 al mondo con vista sulla vetta.

Karolina, a Roma arriva la sua vittoria più importante sul rosso. «Mi sembra un miracolo. È fantastico, perché nessuno avrebbe mai immaginato che potessi vincere questo titolo. Nemmeno io ci credevo a dire la verità. Prima di arrivare non ero molto fiduciosa, pensavo che avrei fatto al massimo due partite».

La sua coach è Conchita Martinez che al Foro ha trionfato quattro volte. migliore consigliera non poteva avere. «Sì, anche se non è facile dire a qualcuno come si vince un torneo. Abbiamo lavorato su alcuni aspetti del mio gioco che posso riportare sulla terra. Mi ha consigliato di iniziare un po’ a usare la palla corta, alternare i servizi. Piccole cose ma fondamentali. A questo torneo lei è molto affezionata, credo che abbia anche pregato purché vincessi».

(…)

Dopo la vittoria, prima della premiazione l’abbiamo vista col telefono in mano. Di chi è il primo messaggio? «Della mia gemella Krystina. Ancora adesso la gente fa fatica a distinguerci, siamo molto unite. Credo sia un rapporto completamente diverso da quello che c’è normalmente tra sorelle di età diverse. Siamo entrambe tenniste, cerchiamo di darci supporto a vicenda. (…)

Qual è il ricordo più bello che si porterà via da Roma? «11 match point, il trofeo… Ronaldo». In che senso? «Mio marito è un super appassionato di calcio e mi ha portata a vedere Roma-Juventus. Vedere giocare Ronaldo è una grande emozione, un atleta incredibile. (…)

Per celebrare il successo potrebbe farsi un altro tatuaggio oltre ai quattro che ha già. «Amo moltissimo i tatuaggi, i miei sono tutti polinesiani. Ognuno di noi in famiglia ne ha uno, ma nessuno di questi ha a che fare col tennis». Il Foro resterà tatuato sul cuore.

Nadal eterno ritorno, piega Djokovic e si riprende Roma (Stefano Semeraro, La Stampa)

Chiamatelo l’eterno ritorno del tennis, oppure chiamatelo Rafa Nadal, più o meno è la stessa cosa. Il Cannibale si è preso per la nona volta il Foro Italico, battendo in tre set (6-0, 4-6, 6-1) un’edizione un filo scarica di Novak Djokovic – le due maratone notturne nei quarti e in semifinale contro Del Potro e Schwartzman hanno lasciato il segno – e fra un paio di settimane non ci sarebbe nulla di strano nel vedergli in mano la dodicesima coppa dei Moschettieri. (…). Nel 2019 non aveva ancora stretto nulla, il numero 2 del mondo, sconfitto in Australia sempre da Djokovic, poi a secco in tutti i suoi feudi rossi, da Montecarlo a Barcellona e Madrid. Ma Rafa è una salamandra, una fenice, il mentalist di se stesso. Un moto discontinuo ma perpetuo (…). «Qual è il segreto? Andare in campo ogni giorno, senza lamentarsi se ti senti male, se non giochi bene, le cose non vanno come vorresti o magari devi stare fuori per infortunio».

(…)

Qui è andata meglio giorno dopo giorno. E in finale ho giocato un grande match». Anche statisticamente: nei 140 set precedenti fra i due fenomeni mai c’era stato un 6-0. Il Rafa romano però è tornato da 9 anche in pagella, con il dirittone finalmente a regime, micidiale in lungolinea (l’arma in più contro Djokovic) spietato nel dettare il tempo in cross, nel chiudere con il rovescio. Primo 6-0 contro il serbo «Contro Rafa devi sempre giocare un colpo in più, anche se tiri un vincente», sorride Nole, che resta in testa nel conto della rivalità più ricca dell’era Open (28-26) ma deve cedere al rivale il primato nei Masters 1000 in carriera (34 a 33) e nelle finali degli Internazionali (3-2).

(…)

Rafa del futuro prossimo non vuole parlare («mi godo la coppa di Roma, uno dei tornei che fanno la storia del tennis, prima di Parigi mi rilasserò un po’ andando a pescare»), per Djokovic il Roland Garros, dove spera di continuare il suo sogno di Grande Slam, «sarà un torneo interessante: Thiem può battere chiunque, Fognini ha dimostrato di cosa è capace a Montecarlo. Vedrete, ci divertiremo». Con il permesso del padrone di casa, naturalmente.

Nella città eterna risorge il re Nadal (Gianni Clerici, La Repubblica)

Chi legga il risultato 6-0, 4-6.6-1 in favore di Nadal non avrà dubbi. Nadal è stato, per un pomeriggio importantissimo, più forte del numero uno del mondo. Intorno a me, i rispettivi tifosi avevano però opinioni dissimili. Per cominciare, la stanchezza di Djokovic, che l’aveva mandato in campo vistosamente impallidito, dopo le due partite di tre set contro Del Potro venerdì sera, e quella di sabato contro uno Schwartzman ispirato, tanto da sembrare una controfigura di Ferrer, David.

(…)

Il risultato, tuttavia, mi sembra troppo netto perché considerazioni simili abbiano un valore dialettico. Rafa si è attribuito un primo set (…) in solo trentotto minuti, con trentuno punti a quattordici, dei quali sette conquistati nel quinto game, una sorta di score da primo turno. Nel secondo set quasi tutti abbiamo ricordato i ventotto match a venticinque a vantaggio di Nole.

(…) Ma, da qui in avanti, la vittoria di Nadal avrebbe preso corpo, frustrando anche i tifosi più testardi di Djokovic, costretti a vedere il loro eroe a terra, in un istante simbolico di tutta la vicenda, nel sesto game. Lo sconfitto ha reso onore al rivale: «Rafa era troppo forte oggi. Posso dire che non ero al massimo, che non ho giocato il mio miglior tennis ma sono sono riuscito a gestire la battaglia. Mi prendo questo di buono da questa finale». Invece Nadal ha voluto godersi il primo trionfo della stagione: «Ho recuperato la mia salute, il mio livello, l’energia di cui ho bisogno». Lo spagnolo ha ricordato ancora (anche un po’ seccato) il periodo buio dal quale è uscito e ora si presenterà a Parigi secondo gli onori dovuti: «Dopo Indian Wells è stata dura: sono tomato a Maiorca per curarmi, ho dovuto ancora fermarmi e accettarlo. Tutto qua, ma non voglio parlarne più». Insomma, per concludere, Nadal con il suo spaventoso diritto si è imposto più che nettamente su un Nole Djokovic certo troppo stanco per una gara di corsa (…).

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L’impresa di Jannik Sinner sulla stampa italiana (Scanagatta, Crivelli, Azzolini). Gaudenzi presidente dell’ATP? (Semeraro)

La rassegna stampa di venerdì 18 ottobre 2019

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Gaudenzi e Sinner, il futuro è tutto azzurro (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

Nel momento d’oro del tennis italiano, con il ragazzino altoatesino Sinner che spazza via (63 62) il francese Gael Monfils, n.13 Atp ad Anversa, si diffonde anche una bella notizia (da confermare) a livello… politico. Il nuovo presidente del consiglio dell’Atp – il “sindacato” dell’Associazione Giocatori, che ha una composizione formata da tre rappresentanti dei tennisti e tre dei direttori dei tornei, con il Chairman che in caso di parità ha il voto decisivo – che succederà nel 2020 all’inglese Chris Kermode, sarà quasi certamente, un ex tennista italiano che abita a Londra, Andrea Gaudenzi, 46 anni, padre di tre figli maschi, un master in business administration, manager e imprenditore di successo, operando in vari settori, betting e gaming on line (con BWin, Giocodigitale). Aveva mantenuto una finestra aperta sul tennis: è infatti membro del board di Atp-Media, la società che cornmercializza i diritti tv di tutti i tornei tranne gli Slam. Gaudenzi è il favorito di una mini-rosa, secondo quanto dovrebbe venir annunciato durante le finali Atp di Londra cui si spera partecipi Berrettini, oggi n. 8. Un ruolo di grande prestigio e potere per l’ex n. 1 d’Italia degli anni ’90, n. 18 del mondo nel ’95 e finalista di Davis nel ’98 a Milano quando fu così sfortunato da lacerarsi il tendine di una spalla mentre stava lottando con lo svedese Magnus Norman. Gaudenzi a 17 anni era stato n. 1 del mondo junior. Aveva vinto le prove junior al Roland Garros e all’US Open. Appese la racchetta al chiodo a 30 anni, nel 2003: non aveva recuperato da quell’infortunio e aveva orizzonti più ampi. Di sicuro il fatto che tutti i top ten mondiali del tennis siano europei (tranne Nishikori), ivi compresi i Fab Four dominatori di 3 lustri, e che le finali mondiali Atp dal 2021 al 2025 lasceranno Londra per Torino avrà giovato alla candidatura di Gaudenzi quale primo presidente non anglosassone dal ’73 (anno di fondazione Atp). Il tennista romagnolo si dimostrò agguerrito sindacalista quando, dopo una Coppa Davis a Napoli con la Repubblica Ceca nella quale gli azzurri avevano rimborsi spese ridicoli e chi organizzava con la Federtennis invece si arricchiva, ingaggiò una lotta che allora il Corsera – schierato pro Fit – battezzò “la battaglia del grano”, ma nella quale Gaudenzi aveva tutte le ragioni. Hanno ragione anche tutti coloro che pronosticano un grande futuro al diciottenne Jannik Sinner. Il ragazzo dai capelli rossi della Val Pusteria, n.119, ha colto a Vienna la sua vittoria più importante sul francese Gael Monfils, ex n.6 Atp. Se anche dovesse perdere nei quarti con Tiafoe (Usa), n.53, lunedì sarebbe n. 108. A Stoccolma invece tre sconfitte azzurre: Tipsarevic Fognini 61 61, Sugita Travaglia 76(6) 64, Carreno Busta Mager 63 76 (2). Pazienza. L’exploit di Sinner vale, in prospettiva, più di qualunque cosa.

Sinner, è nato un fenomeno. Lezione di tennis a Monfils (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Fenomeno. Per etimologia, ciò che appare all’improvviso. C’erano già stati segnali durante la stagione (cominciata, bene ricordarlo, al numero 551…), ma adesso l’epifania di Sinner è diventata una gioiosa esplosione di talento e maturità, la sublimazione della consapevolezza di un ragazzo che a diciotto anni e due mesi si muove come un veterano di mille partite e mille battaglie. Impressionante. Solo un predestinato può iniziare il match contro Monfils, numero 13 del mondo e ancora in corsa per le Finals di Londra, con un dritto bruciante da fondo e un rovescio incrociato sulla riga che manco si vede tanto corre veloce: break, pronti via. Il problema, per il povero Gael, è che Jannik, preso subito il vantaggio, non si volterà più indietro. Il timing sulla palla è pura poesia, il rovescio bimane una clava, i colpi da fondo scavano le buche, la prima non entra con grandi percentuali (48%) ma produce punti in serie (81%). Però è in risposta che l’allievo di Piatti e Volpini si garantisce il dominio, insidiando ogni turno di battuta del francese, costringendolo spesso ai vantaggi: alla fine di un’ora di schiaffoni LaMonf avrà subìto quattro break e nell’unica occasione in cui può strappare il servizio al ragazzo di Sesto, nel terzo game del secondo set, ne riceve in cambio tre punti di fila senza che si riesca a scambiare. Per la wild card Sinner è la quinta vittoria in carriera nel circuito maggiore, indubbiamente la più sostanziosa e prestigiosa. Un anno fa di questi tempi l’azzurrino si apprestava a giocare un Futures in Tunisia da numero 778 del mondo, lunedì male che vada sarà 108, a un passo dal paradiso della top 100 e a un battito di ciglia dalla qualificazione diretta agli Australian Open. Intanto, nei quarti con Tiafoe, 53 Atp che batte e colpisce fortissimo ma perde spesso le misure del campo, le sue geometrie potranno indirizzare lo scontro verso una trama favorevole: «Mi aspetto comunque una partita difficile – analizza Jannik — ma non cambierò la routine come non l’ho fatto per Monfils, un avversario molto forte: ma io ho giocato molto bene. Sono stato solido al servizio, magari non con percentuali altissime, ma ho controllato bene i miei game, anche se credo che la chiave sia stata nella mia risposta. Aver giocato contro Wawrinka agli Us Open mi è servito per gestire le emozioni di questo match». Il magnifico bonbon di Sinner, che in pratica sottrae Monfils, salvo stravolgimenti, dalla lotta per il Masters, non viene gustato da Fognini a Stoccolma, irriconoscibile contro Tipsarevic. Un brutto colpo in prospettiva Finals, con gli ultimi due posti ormai nelle mani di Zverev, Bautista, Berrettini e forse Goffin.

Sinner, la meglio gioventù (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Se c’è uno che ti fa sentire vecchio, questi è Jannik Sinner. Gli riesce talmente bene da muovere a incredulità anche chi ne ha viste tante e di anni ne ha 33, ma non ha mai pensato che all’età di Sinner si possa giocare così, con quel misto di mestiere e di giovanile imprudenza che si traduce in colpi furiosi e botte tirate all’impazzata. Lui, Gael Monfils, all’età di Jannik giocava in leggerezza, amoreggiava con la palla. Ha imparato a tirare forte dopo, quando l’hanno ricoperto di muscoli. Sinner vi riesce, all’apparenza privo di una corazza da bodybuilder. Si vede che ha il fuoco dentro, il bimbo, e Gael è troppo esperto per non intuirlo subito. […] Nell’eterna battaglia fra generazioni tennistiche, che da qualche tempo continuano ad allontanarsi sempre di più, Jannik rappresenta al momento la Meglio Gioventù che si possa proporre su un campo del circuito maggiore. Non v’è dubbio che a diciotto anni da poco compiuti (il 16 agosto) il ragazzo altoatesino ricopra agevolmente il ruolo di Fenomeno. Non v’è nessuno che giochi come lui, nessuno della sua età che si misuri senza sfigurare con i tennisti di più lungo corso, nessuno che sogni un posto nella Top 100 come regalo di Natale. Ieri, 6-3 6-2 negli ottavi di Anversa; oggi, primo quarto di finale della carriera, contro Frances Tiafoe, altro next gen ma più esperto.[…]

Gaudenzi presidente dell’Atp? (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Nel 1998 ci ha portato in finale di Coppa Davis, l’ultima giocata (e persa) dall’Italia a Milano contro la Svezia. E ci ha rimesso la spalla. Nel 2020 potrebbe guidare l’Atp e fare da padrone di casa nello sbarco a Torino delle Finals 2021: Andrea Gaudenzi, 46 anni, n. 18 del mondo nel 1995 riciclatosi con successo da imprenditore, è il favorito nella corsa alla successione dell’inglese Chris Kermode sulla poltrona più importante del tennis maschile. Lo sostiene il Daily Telegraph, e anche se il diretto interessato non commenta, molte piste portano a lui. Di certo Andrea è tra i candidati da cui a Londra uscirà il nome del nuovo presidente, e il suo sembra il profilo perfetto. Non solo per il passato da ottimo giocatore, ma anche per le competenze manageriali e le qualità di negoziatore grintoso (è rimasta Famosa nell’ambiente una sua battaglia per i compensi in Coppa Davis) e di abile diplomatico. Prima ancora di appendere la racchetta al chiodo Gaudenzi si è laureato in Giurisprudenza a Bologna. Dopo un master in Business Administration, per cinque anni ha lavorato a Bwin, è stato poi manager di sportivi (calciatori, ma per un periodo anche di Fabio Fognini) prima di dedicarsi alla creazione di alcune start-up nel settore dei giochi e della musica online (Real Fun Games, Soldo, Musixmatch). Da anni vive a Londra, e non ha mai interrotto i suoi rapporti con il tennis: qualche tempo fa si era parlato di lui come futuro direttore degli Internazionali d’Italia, ipotesi poi tramontata. Oggi è consulente nel board di Atp Media, la società che tratta i diritti dei tornei Atp 250 e 500, una posizione nella quale ha potuto sicuramente farsi apprezzare in un periodo molto burrascoso per l’Atp. Dopo il mancato rinnovo del contratto a Kermode, avversato da Djokovic ma sostenuto da Federer e Nadal (che in estate sono rientrati nel players council proprio per avere voce in capitolo), nel 2019 si è aperta infatti una dura battaglia per la successione. […]

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Fognini e Sinner, la bella Italia (De Ponti)

La rassegna stampa di giovedì 17 ottobre 2019

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Fognini e Sinner, la bella Italia (Diego De Ponti, Tuttosport)

L’Italia più bella torna in campo. E l’obiettivo è far durare il momento di grazia che l’azzurro del tennis sta vivendo. A Stoccolma Fabio Fognini affronta, per gli ottavi, il serbo Tipsarevic. Ad Anversa è di scena Jannik Sinner, sempre per gli ottavi, opposto al francese Monfils, tuttora in corsa per le Finals. La posta in palio è evidente: un doppio successo farebbe volare le quotazioni di tutto il movimento italiano e lancerebbe i nostri due paladini verso un finale di stagione ricco. Andreas Seppi approda nei quarti alla Kremlin Cup, a Mosca. Il 35enne di Caldaro si è imposto agli ottavi sullo spagnolo Roberto Carballes Baena con il punteggio di 5-7 6-1 6-3. Niente da fare per Thomas Fabbiano, eliminato al primo turno, battuto per 6-3, 6-4, in un’ora e 18 minuti di gioco, dal bielorusso Egor Gerasimov, proveniente dalle qualificazioni […] Resta solo Cristiana Ferrando in gara a Siviglia. Le altre tre italiane impegnate nel primo turno sono state infatti eliminate: Sara Errani è stata sconfitta 2-6 6-4 6-2 dall’argentina Nadia Podoroska. Martina Caregaro è stata invece battuta 6-1 7-5 dalla venezuelana Andrea Gamiz, mentre Jessica Pieri ha perso contro la qualificata britannica Amanda Carreras 4-6 6-1 7-5 […] Sono Tallinn, capitale dell’Estonia, e Lussemburgo le sedi del Gruppo I zona Europa/Africa di Fed Cup 2020 (in entrambi i casi si giocherà sul cemento indoor), di cui fa parte anche l’Italia. I due raggruppamenti con formula all’italiana si svolgeranno nella settimana dal 3 al 9 febbraio […]

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Sinner superlativo. Ora l’esame Monfils (La Gazzetta dello Sport). Sinner avanza ad Anversa. Mosca, Seppi ok in doppio (Barana). «Italia, è solo l’inizio» (Guerrini)

La rassegna stampa di mercoledì 16 ottobre 2019

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Sinner superlativo. Ora l’esame Monfils (La Gazzetta dello Sport)

S come Sinner, S come Super. Anversa lo ha premiato con una wild card. E Jannik ringrazia con una solida vittoria contro il polacco Majchrzak, 91 del mondo, che lo aveva surclassato alla finale del Challenger di Ostrava a maggio (6-1 6-0). Stavolta il dominio è azzurro, il diciottenne di Sesto Pusteria sale subito 4-0, ha un piccolo passaggio a vuoto al momento di chiudere il primo set, ma poi si impone 6-4 6-2. È la quarta vittoria Atp, che gli vale un guadagno di 5 posizioni (ora è almeno 114) e gli offre una sfida con Monfils, prima testa di serie e finalista 2018, con il tifo interessato di Berrettini e Fognini: il francese e infatti ancora in corsa per le Finals. A Stoccolma, dove Fabio è n.1 del seeding, successo importante per il sanremese Mager, entrato come lucky loser, 124 del mondo: il 5-7 6-1 6-1 sull’austriaco Novak è infatti la sua prima vittoria Atp in carriera. A Lussemburgo, invece, rientro amaro dopo i problemi a un polso per Camila Giorgi, scesa al n. 92, che dopo aver dominato il primo set si inchina alla tedesca Petkovic 0-6 6-4 6-4.

Sinner avanza ad Anversa. Mosca, Seppi ok in doppio (Francesco Barana, Corriere dell’Alto Adige)

 

Scatenato, Jannik Sinner. Ieri, nel primo turno dell’Atp 250 di Anversa, sembrava un veterano per come ha regolato in due set il polacco Kamil Majchrzak (6-4 6-2), 23 anni e 91 del mondo. Lo stesso Majchrzak che in primavera lo aveva battuto nella Finale del Challenger di Ostrava. Una vittoria sorprendente per la facilità con cui è arrivata in poco più di un’ora. Personalità, talento, ritmo agonistico impressionante e colpi fuori dal comune quelli del 18enne di Sesto, che sta bruciando le tappe nel firmamento del tennis mondiale. Quella nella città fiamminga è la quinta vittoria di Jannik contro un top 100 e la quarta nel circuito maggiore Atp. Ma se le precedenti erano state da annoverare tra le imprese, quella di ieri sa di forza e maturità per la sua normalità. Il tutto alla prima stagione da pro. Peraltro ieri l’altoatesino festeggiava anche l’ingresso ufficiale tra primi 120 del mondo (119 il suo ranking) ad appena 18 anni e due mesi. Sinner si è mostrato sciolto fin dai primi minuti, con la palla pesante e chirurgica, sovente colpita in diagonale sul lato sinistro di Majchrzak, che è andato subito in tilt. Sinner si è preso immediatamente due break di vantaggio e già sul 5-1 ha avuto il suo primo set point. Lì un piccolo calo di tensione gli è costato il ritorno parziale di Majchrzak (5-4), ma Sinner non ha sbagliato la seconda opportunità di servire per il set. Nella seconda frazione il polacco ha perso ancora il servizio nel primo e poi nel settimo game e lì è finita una partita mai davvero iniziata. Domani agli ottavi di finale Sinner è atteso da un gran match. Proibitivo ma affascinante. Dall’altra parte della rete ci sarà Gael Monfils, 13 del mondo e testa di serie numero 1 del torneo belga. La vittoria di Sinner si aggiunge a quelle nel 250 di Mosca di Andreas Seppi, che ieri, in coppia con Thomas Fabbiano, si è imposto sulla coppia Franko Skugor/Nikola Mektic, teste di serie numero i del torneo (6-2 2-6 10-8), e domani ai quarti se la vedranno con Aljaz Bedene e Nicolas Jarry. Oggi Seppi sarà di nuovo in campo negli ottavi del singolare contro lo spagnolo Roberto Carballes Baena, 80 del ranking, avversario alla portata.

«Italia, è solo l’inizio» (Piero Guerrini, Tuttosport)

Si avvicina un novembre caldissimo per il tennis italiano. Tre settimane da protagonisti, è l’auspicio. Si comincia dal 5 al 9 con le Next Gen Finals milanesi per finire con le finali della nuova Davis che non sarà bella ma intanto ci siamo, Tre settimane di fuoco per capitan Corrado Barazzutti. «Per i ragazzi sicuro, ma anche per me che comincio da Vienna e Basilea. E’ chiaro che è un momento felice, estremamente positivo per il nostro tennis. Abbiamo due giocatori in corsa per le Atp Finals, una sana rivalità in amicizia. E questo significa avere due in grado di entrare nella top ten di fine anno. Molto interessante anche per la squadra».

Altro aspetto positivo: non crescono solo le punte. ma anche quei ragazzi partiti da tornei Itf e challengers.

La Fit da anni ha avviato un programma. Abbiamo dirigenti e tecnici di qualità, abbiamo offerto un servizio a giocatori e coach, messo a disposizione risorse e uomini, trovato tennisti con caratteristiche adatte e qualità. Abbiamo parecchi ottimi allenatori. I ragazzi ci hanno messo il loro impegno. E abbiamo ricevuto una grande spinta dal tennis femminile.

Novembre comincia con le Next Gen Finals a Milano. E ci sarà Sinner.

Sinner è il giovane più interessante, forse il più forte della sua età. Per il futuro siamo messi benissimo, ma non voglio fare proclami, non è nel mio stile e poi con i giovani bisogna sempre usare cautela. Ma i risultati ne indicano le qualità. Jannik ha un grande futuro, è seguito benissimo da Piatti e dal suo staff, ha un piano preciso e perciò sono convinto che continuerà a crescere e sarà importante anche in Davis. L’aspetto positivo è che Sinner va alle Next Gen per essere protagonista, non semplice partecipante. Lui ha un buonissimo carattere in campo, un gioco completo, senza sbavature. Muove molto bene la mano sul diritto, mi piace come tiene la testa della racchetta, la velocità del gesto, le letture.

Seguiranno le Finals di Londra. Si aspettava una simile crescita da Berrettini?

Sì, già un anno fa ero convinto che sarebbe stato da Top ten, magari non così in fretta. E’ arrivato prima del previsto, ha un tennis molto potente, sa stare davvero bene in campo, lavora bene con coach Santopadre che secondo me è bravissimo. Non si fermerà, vedrete. E in corsa con lui c’è anche Fabio Fognini. Fabio lo conosciamo, quando ispirato esprime un tennis spaziale. Sono stato con lui in Cina e ha giocato davvero benissimo, cedendo a Medvedev che poi ha vinto. Io spero entrino entrambi, ma saremmo contenti lo stesso. Fabio ha tre tornei, gli altri due. Da oggi è a Stoccolma, per lui sono punti importanti.

Lo seguirà anche il prossimo anno? La moglie Flavia Pennetta ha suggerito che sarebbe una soluzione Francesca Schiavone coach.

Penso proprio di sì, gli darò una mano. Ci siamo trovati bene. Ma non è detto non ci sia anche Francesca, conosce molto bene il tennis e ha grande capacità di trasmettere.

Novembre si chiude con la nuova Davis. Le piace?

Io sono legato alla tradizione della Davis, ma si dice che i tempi cambiano, dunque… Certo non sarà come la vecchia qualificazione, ogni partita in un solo giorno, due singolari e un doppio al meglio dei 3 set. Ogni punto conta perché dai gironi passano anche le migliori due. Posso convocare sempre 5 ragazzi, ma devo scegliere i migliori per ogni punto. Spero che i ragazzi non arrivino troppo spremuti dal finale di stagione. Il girone non è agevole. Abbiamo Usa e Canada, molto forti. Ma nemmeno gli altri adesso sono sereni nell’affrontare l’Italia. […]

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