Classifica ATP: Fognini terzo miglior tennista italiano di sempre

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Classifica ATP: Fognini terzo miglior tennista italiano di sempre

L’undicesimo posto di Fognini durerà solo sette giorni, ma sarà sufficiente per salire sul podio degli italiani che hanno avuto la migliore classifica. Anche Tsitsipas continua a salire

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Fabio Fognini - Madrid 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Domenica sul campo Centrale di Roma è andato in onda il cinquantaquattresimo episodio della saga Nadal-Djokovic. Ancora diciannove  e “Il trono di spade” è raggiunto; le 18.162 puntate di Sentieri sembrano lontane ma se fossimo nei panni degli autori non dormiremmo sonni tranquilli.

Il trionfo di Nadal ha forse avuto l’effetto di cambiare gli equilibri psicologici in vista del Roland Garros ridando allo spagnolo la veste di favorito (ammesso e non concesso che qualcuno gliela avesse mai tolta) ma non ne ha avuti sulla cuspide della classifica. Djokovic ha infatti aumentato ulteriormente il proprio vantaggio sui più diretti inseguitori. Stefanos Tsitsipas è salito in sesta posizione ed è pronto ad attaccare la quinta di Alexander Zverev che dovrà risorgere velocemente dalle proprie ceneri per respingerne l’assalto. Di seguito la top 20 che vede il ritorno tra le sue fila del Dersu Uzala del tennis contemporaneo, ovvero Diego Schwartzman splendido semifinalista al foro italico.

PosizioneNazioneGiocatorePuntiVariazione
1SerbiaN. Djokovic12355 =
2SpagnaR. Nadal7945 =
3SvizzeraFederer5950=
4AustriaThiem4845=
5GermaniaZverev4155=
6GreciaTsitsipas40801
7GiapponeNishikori3860-1
8Sud AfricaAnderson3745=
9Argentinadel Potro3235=
10USAIsner29401
11ItaliaFognini28301
12RussiaKhachanov28001
13CroaziaCilic2710-3
14RussiaMedvedev2625 =
15CroaziaCoric2525 =
16FranciaMonfils1965=
17CanadaRaonic1960=
18GeorgiaBasilashvili1925=
19ItaliaCecchinato1840=
20ArgentinaSchwarzman17554

CASA ITALIA

A volte un’impresa importante rischia di passare ingiustamente inosservata perché chi l’ha compiuta era atteso a qualcosa di ancora più grande. Fabio Fognini a Roma non è infatti riuscito a entrare in top 10 a causa di un grande avversario e di una condizione fisica imperfetta, ma ha guadagnato una posizione in classifica; è ora ufficialmente il terzo italiano di sempre dietro Panatta e Barazzutti da quando è stata introdotta la classifica ATP (agosto 1973).

Il ligure resterà undicesimo solo fino a domenica prossima poiché al termine di questa settimana perderà i 90 punti conquistati a Ginevra nel 2018 e verrà quindi sopravanzato da Khachanov. Ma l’impresa resta e nessuno potrà mai togliergliela. Al Roland Garros il nostro miglior giocatore difenderà 180 punti conquistati la scorsa edizione. Gli avversari a lui più prossimi in classifica ne difendono almeno altrettanti.

  • Anderson 180
  • del Potro 720
  • Isner 180
  • Khachanov 180
  • Cilic 360

Anderson e Isner saranno assenti per motivi fisici. Per scaramanzia preferiamo non aggiungere altro.

720 è il numero di punti che dovrà difendere nello Slam francese il semifinalista italiano del 2018, Marco Cecchinato. Anche nella peggiore e malaugurata delle ipotesi il palermitano dovrebbe comunque rimanere intorno alla 40esima posizione grazie ai brillanti risultati ottenuti negli ultimi 12 mesi. Restiamo nei confini del Bel Paese (che è tale soprattutto quando non piove e non vengono ritirati accrediti “ad capocchiam” ai giornalisti) per constatare che la pattuglia italiana in top 200 è ancora composta da diciannove elementi. Luca Vanni ha perso i punti conquistati un anno fa al Challenger di Samarcanda ed è uscito dai primi 200 ma è stato sostituito da Andrea Arnaboldi.

 

Paolo Lorenzi è invece a un passo dal rientro in top 100 e, cosa più importante, quasi certo di poter accedere al tabellone principale di Wimbledon senza dovere passare sotto le forche caudine delle qualificazioni come dovrà invece fare a Parigi (martedì affronterà il francese Couacaud).

ClassificaGiocatorePuntiVariazione
11Fognini28301
19Cecchinato1840=
32Berrettini13201
66Seppi795-1
73Sonego729-6
98Fabbiano5922
101Lorenzi5753
120Travaglia4834
143Mager401-3
148Caruso388=
157Giustino3588
163Baldi336-2
165Giannessi3253
179Napolitano2892
183Marcora2857
191Bolelli2721
195Arnaboldi2679
200Quinzi261=

CLASSIFICHE AVULSE

Le classifiche riservate ai migliori otto giocatori assoluti della stagione e ai sette under 21 (più Tsitsipas che con ogni probabilità rinuncerà per partecipare alle Finals londinesi), vedono Tsitsipas salire al terzo posto e Bautista Agut entrare in decima posizione; Casper Ruud superare de Minaur in quinta posizione.

RACE TO LONDON

Posizione ATPNazioneGiocatorePunti
1SerbiaDjokovic4005
2SpagnaNadal3505
6GreciaTsitsipas2760
3SvizzeraFederer2640
4AustriaThiem2105
14RussiaMedvedev1575
11ItaliaFognini1370
7GiapponeNishikori1350
16FranciaMonfils1140
21SpagnaBautista Agut1080

RACE TO MILAN

Posizione ATPNazioneGiocatoreNato nelPunti
6GreciaTsitsipas19982760
28CanadaAuger-Aliassime2000931
23CanadaShapovalov1999740
35USATiafoe1998740
63NorvegiaRuud1998541
24Australiade Minaur1999505
83SerbiaKecmanovic1999341

BEST RANKING

Questa settimana i complimenti per il best ranking vanno a:

ClassificaGiocatoreNazione
6TsitsipasGrecia
11FogniniItalia
28Augier -AliassimeCanada
41NorrieGB
52MunarSpagna
61HumbertFrancia
63RuudNorvegia
90BublikKazakistan

CHI L’HA VISTO?

Inauguriamo uno spazio dedicato a tennisti repentinamente spariti dai radar dell’alta classifica. Il dubbio onore di inaugurare la rubrica tocca a Jack Sock passato dal numero 8 del novembre 2017 all’attuale numero 167. Lo statunitense – precipitato in classifica già dopo il Masters 1000 di Parigi Bercy 2018 – subito dopo gli Australian Open è rimasto vittima di un infortunio dai contorni non chiari che gli impedisce di giocare da tre mesi. Il suo rientro in campo è previsto per il prossimo giugno nel Challenger di Little Rock.

TRIVIAL TENNIS

Nadal e Djokovic in singolare si sono affrontati 54 volte. Questo fatto nell’Era Open costituisce un record?

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Al femminile

Ons Jabeur, Top 10 del tutto speciale

I risultati raggiunti nelle ultime stagioni dalla giocatrice tunisina non hanno precedenti nella storia del tennis femminile

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Ons Jabeur - Indian Wells 2021 (via Twitter, @BNPPARIBASOPEN)

In questo mese di ottobre Ons Jabeur ha conquistato un risultato storico, senza precedenti nel tennis femminile: per la prima volta una giocatrice proveniente da un paese arabo è entrata in Top 10. Il traguardo, ufficiosamente ottenuto dopo la vittoria ottenuta su Anett Kontaveit a Indian Wells, è stato certificato da WTA lunedì 18 ottobre.

Jabeur, tunisina, è salita dal numero 14 al numero 8, posizione confermata nel ranking di questa settimana. Penso sia giusto considerare come storico questo risultato non solo perché non ha precedenti, ma perché una tale affermazione potrebbe rappresentare un punto di riferimento per altre atlete provenienti da un ambito geografico e culturale che sino a oggi non era mai stato protagonista ad alti livelli nel tennis.

Convenzionalmente parlare di “paese arabo” significa riferirsi a una ventina di stati situati fra Africa e Asia. In pratica, la fascia di nazioni nord-africane principalmente affacciate sul Mediterraneo e sul Mar Rosso, più quelle collocate, in Asia, tra penisola Arabica e vicino Oriente.




 

Africa e Asia. L’Asia ha già avuto tenniste di successo, e lo stesso vale anche per l’Africa. Per l’Africa però, in gran parte limitate al Sudafrica. Per esempio Amanda Coetzer, nata nel 1971 e capace di spingersi sino alla posizione numero 3 nel 1997. O più di recente Chanelle Scheepers, nata nel 1984 e con un best ranking da numero 37 nel 2011.

Ma giocatrici come Coetzer e Scheepers hanno una formazione e una provenienza lontanissime dal mondo arabo e nordafricano. Stesso continente, ma contesti troppo diversi: non potevano certo essere nella condizione di fare da traino per il tennis in nord-Africa. Ecco dunque che la carriera di Jabeur rappresenta un nuovo punto di riferimento significativo sotto diversi aspetti.

Innanzitutto sul piano culturale. Jabeur potrebbe diventare una figura importante in paesi nei quali lo sport al femminile fatica a trovare spazi comparabili a quelli maschili. E visto che un riconoscimento nello sport rappresenta anche un riconoscimento in senso più esteso sul piano sociale, si capisce che Ons potrebbe assumere un ruolo da non trascurare per moltissime giovani donne. Ricordo che quando si parla di mondo arabo ci si riferisce a quasi mezzo miliardo di persone (per di più con l’età media molto più bassa rispetto all’Europa). Di questo ruolo Jabeur è consapevole: “A volte quando giochiamo in Fed Cup vengono a trovarci alcune squadre africane. È davvero stimolante per me. Quando qualcuno mi dice che lo sto ispirando, mi dà più motivazione per allenarmi ed essere un esempio. Spero che potremo vedere più giocatori dall’Africa nel Tour”.

Ma anche sul piano del mercato sportivo l’impatto di Jabeur potrebbe assumere un certo peso. Di sicuro ai piani alti della WTA non sono dispiaciuti di avere trovato una giocatrice come lei, perché il mondo arabo è composto da nazioni con un reddito pro capite molto basso, ma anche da nazioni molto ricche. Già oggi vengono organizzati due tornei economicamente rilevanti a Doha e Dubai, e non è detto che in futuro una espansione di praticanti nei paesi arabi non possa far crescere il numero di eventi in calendario. Potrebbe trattarsi di qualcosa di simile a quanto accaduto alla Cina dopo il boom della generazione guidata da Li Na. E anche se oggi la pandemia ha fermato lo swing asiatico, l’apporto cinese rimane fondamentale per gli equilibri economici del circuito femminile.

Infine, visto che parliamo di Ons Jabeur e di tennis, ad essere contenti dei suoi successi penso siano anche i tanti appassionati sparsi per il mondo, di qualsiasi nazione e cultura, che semplicemente amano il gioco vario e creativo. Perché Jabeur non è speciale soltanto in quanto “tennista araba”, ma anche in quanto giocatrice di talento. Non solo: quando affronta i match, appare evidente che non ha la vittoria come scopo eslcusivo da raggiungere. Oltre al successo, quando scende in campo c’è anche la volontà di conquistare il favore del pubblico. A Jabeur, infatti, piace sorprendere gli spettatori attraverso prodezze inattese, e la ricerca del colpo spettacolare è parte stessa del suo DNA di tennista. “In campo sin da bambina mi piacevano i colpi divertenti e folli, mi piacevano le soluzioni originali. Riflettono la mia personalità.

E così, a 27 anni compiuti, Jabeur ha finalmente conquistato uno degli obiettivi che sin da ragazzina pensava di poter raggiungere. Ha scritto di recente per Behind the RacquetHo attraversato momenti difficili, mi sono chiesta se lasciare il tennis e tornare a scuola. Ma alla fine continuavo a tornare alla mia idea di ragazzina: diventare la numero 1 al mondo, vincere uno Slam. Non posso fare a meno di sognare in grande. Entrare fra le prime cento non era sufficiente per me, non mi avrebbe mai accontentato”.

Ora sembra che nessun traguardo le sia precluso, ma per arrivare a questo punto c’è voluto parecchio tempo. Dato che Jabeur è nata il 28 agosto 1994, non si può dire sia stata una giocatrice dalla maturazione rapida. Come mai? Penso che le ragioni siano legate in parte alle sue specificità fisico-tecniche, ma probabilmente anche la sua provenienza ha, almeno in parte, avuto un ruolo. Vediamo come.

a pagina 2: Gli inizi e i primi anni in WTA

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ATP

ATP Vienna: Berrettini avanza, le Finals sono una certezza

Ordinaria giornata di lavoro all’Erste Open per Matteo: Popyrin dà battaglia per un set

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Matteo Berrettini - Vienna 2021 (Foto Felice Calabro’)
[3]M. Berrettini b [Q]A. Popyrin 7-6(3) 6-3

Se Sinner dovrebbe offrire una cena di pesce a Hurkacz, certo Berrettini almeno un caffettino lo potrebbe proporre allo scozzese, visto che oggi Matteo si è guadagnato la matematica certezza di staccare il biglietto per le Nitto ATP Finals, unico italiano della storia a fare il bis. Ma lasciando da parte la matematica che tanto ci appassionerà nelle prossime due/tre settimane andiamo a vedere cos’è successo in campo. Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto. Una massima che in pratica si applica in tutti quei casi in cui due giocatori molto simili si incontrano allora 9 volte su 10 quello un po’ migliore tende a vincere. Certo, nei casi in cui coincidono la giornata ottima e la giornata mediocre, ma non è stato questo il caso e Berrettini ha portato a casa il match. 

Popyrin nel 2019 agli US Open aveva dato filo da torcere all’italiano prima di cedere in quarto set. Stasera, facendo le dovute proporzioni è successa un po’ la stessa cosa; il primo set si è mantenuto sui binari dell’equilibrio con Berrettini che ha fatto ampiamente il suo dovere sia sulla prima che sulla seconda, mentre l’Australiano, pur concedendo qualcosina in più della seconda, ha sbarrato la strada egregiamente con la prima. Insomma in una partita dominata dai servizi (come si vede anche dai dati) ha portato inevitabilmente il primo set al tie break. 

Un tie break nel quale entrambi i giocatori hanno accusato segni di nervosismo, con ben 4 minibreak nei primi 7 punti. Poi però Matteo ha ripreso il comando delle operazioni con l’uso intelligente di alcune palle sui piedi di Popyrin (molto intelligente l’uso dello slice lungolinea da parte del romano in alcune occasioni). In generale proprio la capacità di manovrare quando lo scambio si avviava e le combinazioni servizio e dritto non riuscivano a uccidere lo scambio è emersa con chiarezza la superiorità di Berrettini, come emerge dalle statistiche.

 

Il secondo set comincia così sulla falsariga del primo, con un Popyrin che perde un po’ di intensità al servizio, con Berrettini che arrivava più minacciosamente a palla break nel quarto game, nel quale però l’australiano riusciva in qualche modo a salvarsi. La sentenza era però nell’aria e veniva rimandata solo di un turno di servizio, chiuso da Matteo con sicurezza. Emblematico il punto che ha concesso il break a Berrettini, che grazie ad una velenosa risposta bloccata che finiva bassa sui piedi di Popyrin portava quest’ultimo all’errore e a consegnarsi ad una sconfitta in due set; sconfitta onorevole ma tutto sommato netta se consideriamo che l’avversario di Matteo non è riuscito in tutta la partita ad arrivare nemmeno a palla break. Nell’intervista post partita il tennista romano ha poi parlato ad ampio raggio, soprattutto in chiave Finals: 

Sono ovviamente contento e molto orgoglioso di essere il primo italiano ad arrivare per due volte alle Finals e a raggiungere questo risultato… Rispetto al 2019 ho un livello di consapevolezza diverso: allora era stata un risultato completamente inatteso ed è stata un’esperienza fantastica poter aver preso parte a quell’evento; oggi la situazione è diversa: ho raggiunto maggior maturità e consapevolezza dei miei mezzi e sono convinto di poter far parte dell’elite del tennis…Rispetto a quello che erano i miei obiettivi e le mie aspettative, devo dire che anche in considerazione di quanto si stato complicato il 2020 – sia sotto il profilo agonistico che sotto il profilo personale – non mi aspettavo di riuscire a tagliare il traguardo delle Finals con tanto anticipo e con questo margine: pensavo fosse un obiettivo raggiungibile ma il come è andato oltre le aspettative…Essere a Torino sarà una grande festa, con le Finals organizzate in Italia e un italiano a rappresentare il nostro paese nella crema del tennis mondiale…rispetto alle mie condizioni fisiche al momento mi sento bene; giocare indoor è sempre una cosa particolare, giocare aiuta a trovare il feeling giusto, per cui ascolterò il mio corpo e se non ci saranno problemi confermerò la mia schedule per la fine anno che prevede appunto Vienna, Bercy, le Finals e la Davis”.

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ATP

ATP San Pietroburgo, passano Bublik e Korda

Giornata di riscaldamento in Russia, in attesa di Rublev, Shapovalov, RBA e Aslan

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Sebastian Korda – ATP 250 Delray Beach 2020 (foto via Twitter @DelrayBeachOpen)

Un classico lunedì tranquillo al St. Petersburg Open, con tre soli incontri di singolare del tabellone principale. Sebastian Korda viene impegnato più del previsto da Nino Serdarusic, wild card croata che cede in due set molto tirati, con un solo break in tutto il match. Il primo parziale si decide al tie-break, con Korda che prende subito il largo aiutato dall’imprecisione del n. 248 ATP e mette a referto il 7-2. Nel secondo set, sul 5 pari, un paio di ottime risposte su altrettante seconde di Serdarusic e due gratuiti consentono a Korda di chiudere con la battuta. “Penso che lui abbia assolutamente giocato a un livello molto superiore alla sua classifica” spiega il classe 2000 di Bradenton. “Entrambi abbiamo servito molto bene, con tante prime in campo”. Tre su quattro, infatti, con percentuali di trasformazione più alte per Sebi, ma di tutto rispetto anche quelle di Nino che ha annullato 6 palle break delle 7 concesse. Non è invece mai riuscito a rendersi pericoloso in risposta e avrebbe forse dovuto provare a cambiare la posizione in ribattuta, sempre molto vicina al campo sulla prima statunitense e raramente aggressiva sulla seconda, contrariamente a quanto proposto da Korda, che ora affronterà il vincente fra van de Zandschulp e Nishioka, un duello tra qualificati.

Prima di loro, Jan-Lennard Struff ha fatto suo in due set il confronto inedito con James Duckworth, il ventinovenne di Sydney tormentato da mille infortuni che ha iniziato la stagione fuori dai primi 100 e ora è un solo passo dal varcare per la prima volta la soglia della top 50. Nell’occasione, ha faticato eccessivamente sulla propria seconda e non è riuscito a prendersi il primo parziale pur servendo sul 5-3 anche per merito della reazione tedesca. Struff si scatena anche nel tie-break per poi incamerare 6-3 la seconda partita in virtù dello strappo in un quarto gioco da ventisei punti. Al secondo turno troverà Alexander Bublik che senza alcun problema apparente supera Evgenii Tiurnev con un break per set in poco più di un’ora. Il numero 304, wild card alla seconda apparizione nel Tour, è in realtà coetaneo e concittadino del naturalizzato kazako nativo però di Gatchina, in Russia, e il bell’abbraccio sorridente fra i due a fine match fa intuire che qualcosa li lega: “Non ci volevo giocare” dirà infatti Bublik. “Siamo cresciuti insieme, è stato un incontro difficile e molto emotivo”.

Risultati:

 

J-L. Struff b. J. Duckworth 7-6(3) 6-3
[8] S. Korda b. [WC] N. Serdarusic 7-6(2) 7-5
[7] A. Bublik b. [WC] E. Tiurnev 6-3 6-4

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