ATP Halle: avanzano Khachanov e Coric, grandi battaglie con Struff e Sousa

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ATP Halle: avanzano Khachanov e Coric, grandi battaglie con Struff e Sousa

HALLE – Le tds 3 e 4 superano per un ciuffo d’erba Struff e Sousa. Tanto pathos e gran tennis. OK anche Goffin ed Herbert

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Borna Coric - Halle 2019 (foto NOVENTI OPEN_KET)
 

Dal nostro inviato ad Halle

La giornata che non ti aspetti, doveva essere un day 3 di transizione – per la gioia di chi scrive, che ha potuto rilassarsi facendo shopping tra gli stand del torneo: l’asciugamano ufficiale, ma di fatto è un telo mare, richiama forse troppo spudoratamente i colori di Wimbledon, ma costa solo 15 euro (scontati) ed è pur sempre di un grande torneo, come dimostrato anche oggi. David Goffin ha avuto bisogno di tre set per superare un Radu Albot versione monstre nel primo parziale. All’inizio del secondo, il campione belga si sveglia come folgorato e alla lunga impone la legge del più forte: “Albot non è mai un avversario facile, nel primo set mi ha sorpreso il suo livello sull’erba, nel secondo il servizio mi ha fatto uscire da molti guai, poi ho trovato il mio tennis (molti bei passanti, anche favoriti da attacchi disperati del rumeno, nda). Giocare qui è sempre bello, il pubblico ti coinvolge molto”. Non è affatto una frase fatta, chiedere a Jan-Lennard Struff.

Il secondo match tra lui e Karen Khachanov, tds n.3, è una battaglia da Grande Guerra, metro dopo metro, punto dopo punto, ma condotta da due soldati talentuosi che non rinunciano mai ai colpi da erba, quelli per palati fini. Punti spettacolari uniti a continui ribaltamenti di fronte e un tennis atletico da parte di entrambi. Una gioia per gli occhi e autentici brividi per il cuore. Struff è partito subito molto carico e per lunghi tratti del match ha alternato passanti vincenti e discese a rete. Ci ha provato fino all’ultimo, ma Khachanov è stato molto solido, soprattutto mentalmente.

Non puoi sperare in un suo passaggio a vuoto, devi smontarlo punto dopo punto, non proprio un compito facile con uno così regolare, veloce e potente. Il tedesco è stato ingenuo quando ha subito un break tutt’altro che inevitabile che gli è costato il primo set. Nel secondo il n.35 ATP veniva spesso avanti in controtempo con magnifiche palle tagliate. Il n.9 del mondo perde i riferimenti e il set, cedendo il servizio sul 4-3 Struff. Nel set decisivo, il servizio ha tolto molte castagne al campione di Parigi-Bercy, che sul 5-4 30 pari su servizio avversario ha approfittato di una seconda forzata di Struff che diventa un doppio fallo.

Sul match-point Karen spara un gran passante cui Lennard oppone una bella volée, ma sfortunata e out. Khachanov esulta troppo smaccatamente sull’errore avversario, con un salto plateale, per poi subito scusarsi a rete con l’avversario (che apprezza) e in conferenza stampa non usa mezzi termini: “Wow che partita! Mi spiace per aver eliminato il vostro Struff, il ragazzo di casa. Guardate che dico sul serio, ha giocato davvero benissimo. Match così sono importanti da vincere perché se le porti a casa ti danno molta fiducia”.  

 

Il pubblico prosegue il suo divertimento di qualità e quantità col match tra Herbert e Stakhovsky, dove il secondo sembra avere la meglio ma alla distanza emerge il grande talento, perfetto per l’erba, del francese (sempre bello e pulito il suo serve&volley). La partita che difficilmente dimenticheremo però deve ancora esserci. Borna Coric rimane nel torneo a suon di missili al servizio e col dritto, giocati quando più serve con classe da campione, ma la partita indomita e tecnicamente magnifica di Joao Sousa esalta il pubblico.

Il match parte subito con un buon livello di gioco, ma i servizi subito in palla di entrambi portano quasi a distrarsi, convinti che il break, se arriverà, sarà sul finire del set. Invece non solo arriva al sesto game, ma è per Sousa. Paradossalmente. È un vantaggio per Coric, che prende la sberla perfetta per abbandonare l’idea che basti limitarsi al compitino. Contro-break immediato e qualche game più tardi arriva il tie-break, che il croato porta a casa da campione: massimo risultato col minimo sforzo.

Nel secondo set non cambia la musica per il pur mai domo Sousa: per portare a casa un 15 deve fare il punto 3 volte (addirittura il campione uscente stava per recuperare il secondo smash consecutivo, non fosse stato per una barra dell’impianto di chiusura del tetto). Però il portoghese non ha nessuna intenzione di spegnersi lentamente, così l’equilibrio persiste. Il talento del trentenne lusitano (pregevoli certe palle corte da mano vellutata), accompagnato da una tenacia così ammirevole conquista il pubblico, che piano piano passa dalla sua parte. Solo che Coric non perdona e ad ogni grossa opportunità per l’avversario alza il livello, sempre quando serve. Si chiama classe.

Insomma, facile piangersi addosso o almeno scoraggiarsi di fronte a un giocatore meno forte che resiste indomito fino alla fine, incurante della realtà, a un avversario che appena alzi la testa ti spara in faccia un ace o un missile di dritto. Lo fanno in molti sulle tribune (non certo la ragazza vicino a noi con la maglia della Croazia vicecampione del mondo di Russia 2018), Sousa no. Non l’ha mai fatto, non lo farà mai. L’avversario è più forte? Sei in ballo e devi ballare, Joao vuole vincere, gli applausi non possono bastare. E allora, sul 6-5 Sousa e servizio Coric, la goccia d’acqua che batte sempre sulla roccia riesce finalmente a scalfirla. La terza palla break è quella buona, vincente del n.71 del ranking e terzo set. Pubblico in visibilio. 

Dopo pochi punti del parziale decisivo, un gratuito del semifinalista di Dubai e ‘s-Hertogenbosch è il cavallo di troia del suo disagio. Racchetta per terra, Coric dimostra di non avere messo in conto gli straordinari del terzo set. Sul 2-1 Coric, il n.14 ATP chiede il MTO per la schiena dolorante ed esce dal campo. Falso allarme, il match prosegue e l’usurpatore del trono teutoburgico di Federer l’anno scorso comincia a non contenere il rovescio. Si arriva al tie-break, giusto atto finale di questo magnifico match.  

Risultati

[4] B. Coric b. [Q] J. Sousa 7-6(4) 5-7 7-6(4)
P. Herbert b. [Q] S. Stakhovsky 2-6 7-6(4) 6-4
[3] K. Khachanov b. J-L Struff 6-3 3-6 6-4
D. Goffin b. R. Albot 4-6 6-4 6-3

Il tabellone completo

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Djokovic o Tsitsipas toglieranno il n. 1 ad Alcaraz: “Lo meritano più di me”

Lo spagnolo si è detto non preoccupato sulla temporanea fine del suo regno, durato venti settimane: ora tocca a Stefanos Tsitsipas o a Novak Djokovic

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Torino 16 Novembre 2022 ATP Finals Carlos Alcaraz premiato come n. 1 ATP nel ranking di fine anno Foto Giampiero Sposito

Dopo le vittorie su Karen Kachanov e Tommy Paul, Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas si apprestano a contendersi, nella nostra mattinata di domenica 29 gennaio, il titolo dell’Australian Open. Ma non solo. Chi dei due avrà la meglio, infatti, scalzerà Carlos Alcaraz dalla prima posizione mondiale.

Con la vittoria il greco, attualmente terzo a 6195 punti, passerebbe al primo posto con 6995 punti. Alle sue spalle, in ordine decrescente: Alcaraz, Djokovic, Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il primo successo slam per Tsitsipas, giunto alla sua seconda finale: nella prima, al Roland Garros 2021, aveva ceduto in cinque set da Djokovic stesso. Il greco diverrebbe anche il ventinovesimo numero uno della storia, posizione che già ha ricoperto nel circuito Junior. Nel caso in cui fosse il serbo a vincere, invece, passerebbe lui a condurre, con 7070 punti invece degli attuali 6270. A seguire Carlos Alcaraz, mentre Tsitsipas dovrebbe accontentarsi del terzo posto, seguito sempre da Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il ventiduesimo successo slam per il serbo, che raggiungerebbe così Rafa Nadal, e la trecentosettantaquattresima settimana di regno al primo posto della classifica mondiale. 

 

Terminerà dunque, qualunque sia l’esito della partita, il (temporaneamente) breve regno di Carlos Alcaraz, durato soltanto venti settimane: in ogni caso, più di Medvedev (per ora fermo a 16), Roddick (13) e Becker (12) e a pari merito con Mats Wilander

Nel corso di un evento a Murcia, nella sua città natale, lo spagnolo ha rilasciato, in proposito, queste dichiarazioni: “sto guardando cosa fanno Tsitsipas e Djokovic, ma non sono preoccupato. Se uno dei due mi toglie il numero uno sarà perché se lo merita più di me.” 

Lo spagnolo tornerà in campo per i tornei sulla terra rossa sudamericana, prima a Buenos Aires e poi a Rio, di cui detiene il titolo. 

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Da Nardi a Cobolli: la settimana Challenger non va per niente bene per gli azzurri

Il solo Darderi supera il primo turno mentre tutti gli altri, anche Arnaldi e Arnaboldi, devono fare prematuramente le valigie

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Luca Nardi al Challenger di Forlì 2022 (Foto gentilmente concessa dall'ufficio stampa del torneo)

Il resoconto dei tre Challenger attualmente in svolgimento è impietoso: tutti gli azzurri fuori all’esordio con la sola eccezione di Luciano Darderi, un 1-6 un pò imbarazzante.

Cominciamo dal Challenger 125 di Quimper (Bretagna, cemento indoor), quello con la migliore entry list, che vedeva in tabellone i nostri giovani migliori. Molta curiosità suscitava soprattutto il big-match tra il 19enne Luca Nardi e il francese, di un anno più giovane, Luca Van Assche, uno dei talenti emersi in maniera più prepotente nella seconda parte della scorsa stagione (una vittoria Challenger e tre finali). Nel terzo gioco i piedi veloci del francese propiziano subito un break che, purtroppo per il tennista pesarese, sarà sufficiente per portare a casa il primo set. Infatti Van Assche in tutto l’incontro non perderà mai il servizio, pur dovendo annullare nel decimo game una pericolosissima palla break che forse avrebbe potuto scrivere una storia diversa. Anche nel secondo parziale è il terzo gioco ad essere fatale all’azzurro che alla fine deve arrendersi 6-4 6-3 in poco meno di un’ora e mezza di gioco. Grande delusione per il nostro bel talento che non ha iniziato per niente bene questo 2023 che al momento gli presenta un bilancio di una sola vittoria contro quattro sconfitte. In questo caso bisogna però concedergli l’attenuante di un sorteggio veramente maligno perché il francesino è uno davvero forte e, non appena riuscirà a mettere un po’ di potenza nei colpi, sarà un osso duro per tutti. Noi ci consoleremo pensando che in fin dei conti è mezzo italiano per parte di madre.

Fuori anche Matteo Arnaldi che si è fatto rimontare 3-6 6-2 6-1 da Sebastian Ofner (n.193 ATP) e il risultato è decisamente sorprendente, perché il sanremese, molto più maturo della sua età, non dovrebbe più permettersi passi falsi con un giocatore di media caratura come l’austriaco, che pure è in ottima forma e reduce dalla finale di Tenerife.

 

Flavio Cobolli si ferma anche lui all’esordio (6-3 6-4) contro un Lucas Pouille (n.367 ATP) che, nonostante si trovi chiaramente in parabola discendente, può ancora riservare dei pericolosi colpi di coda. Flavio che aveva iniziato benissimo l’anno all’ATP 250 di Pune si è poi invece trovato in difficoltà a livello Challenger. Vedremo quale sarà il suo punto di equilibrio.

Al Challenger 125 di Ottignies (cemento indoor) Raul Brancaccio si fa battere all’esordio 6-0 7-6(4) dal portoghese Frederico Ferreira Silva (n.202 ATP), mentre Andrea Arnaboldi, proveniente dalle qualificazioni, ha finito per perdere nettamente (6-2 6-1) contro l’ungherese Fabian Marozsan (n.174 ATP) in un match che giocava contro pronostico.

Si giocava anche al Challenger 100 di Concepcion (Cile, terra battuta outdoor) dove Luciano Darderi riesce, almeno lui, a superare il turno battendo 6-3 6-2 l’argentino Guido Andreozzi, per poi cedere al cileno Alejandro Tabilo (n.102 ATP) col punteggio di 6-4 7-5. Non ce la fa invece Franco Agamenone che perde 6-1 6-4 dal non irresistibile spagnolo Oriol Roca Batalla (n.273 ATP), confermando di aver smarrito quel tocco magico che negli ultimi due anni gli aveva regalato importanti successi.

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ATP, eletti Dimitrov e Rublev nel nuovo Consiglio dei Giocatori. Si allarga il Board

Grigor e Andrey sostituiscono Roger Federer e Rafa Nadal. Torna Chris Kermode nell’organo direttivo

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Grigor Dimitrov - Vienna Erste Bank Open 2022 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Martin Steiger).

È stato eletto il nuovo Player Advisory Council, l’organo dell’ATP che si fa portavoce delle istanze dei tennisti quando l’associazione dei pro prende decisioni che riguardano il Tour. Nel Council uscente spiccavano i nomi di Roger Federer e Rafael Nadal in rappresentanza dei tennisti top 50. I loro posti sono ora stati presi da Andrey Rublev e Grigor Dimitrov, ma sono tutti nuovi nomi che rappresentano i tennisti nel consiglio, al quale è stato anche rifatto il look e non solo per l’aggiunta di “Advisory” al nome. Scendono infatti da quattro a due i rappresentanti dei top 50 (oltre a Rafa e Roger, c’erano Millman e Auger-Aliassime, ma la posizione di Felix era vacante già dalla scorsa primavera) e, di conseguenza, il numero di componenti dell’organo. Inoltre, i due portavoce dei doppisti top 100 diventano uno per i top 25 e uno per i primi 75 del ranking. Ecco allora i nomi del Player Advisory Council, la cui prima riunione si è tenuta Melbourne lo scorso 12 gennaio:

  • 1-50 Singles: Andrey Rublev & Grigor Dimitrov
  • 51-100 Singles: Pedro Martinez & Bernabe Zapata Miralles
  • 1-25 Doubles: Wesley Koolhof
  • 1-75 Doubles: Harri Heliovaara
  • At-Large: Pedro Cachin & Matt Ebden
  • Coach Representative: Daniel Vallverdu
  • Alumni Representative: Nicolas Pereira

A votare i nuovi rappresentanti sono naturalmente i loro colleghi, con Rublev e Dimitrov eletti dai top 50 e via così per categorie. L’unico nome presente nel consiglio ornai decaduto è quello di Dani Vallverdu, scelto dagli allenatori ATP in loro rappresentanza.

“Mi era stato chiesto diverse volte in passato, ma all’epoca non avevo sentito che il momento e la soluzione fossero giusti per me” ha dichiarato Grigor. “Ora credo di essere in una posizione in cui ho anni alle mie spalle, esperienza in campo e con i giocatori e aspetto con impazienza di mettermi all’opera”.

 

Secondo Wesley Koolhof, numero 1 di fine 2022 in coppia con Skupski, “è importante per i giocatori avere una voce e qualcuno che li ascolti e provi a fare dei cambiamenti dove ne abbiamo bisogno. Personalmente, sento che sarebbe un bene ascoltare i giocatori e combattere per le nostre posizioni, specialmente per i doppisti, ovviamente, e rendere il tennis un posto migliore in generale”.

Una voce, evidentemente non abbastanza ascoltata secondo Novak Djokovic e Vasek Pospisil, che nell’agosto 2020 ebbero l’idea della PTPA, la Professional Tennis Player Association, dimettendosi dal Player Council (Nole era presidente), salvo poi tentare di rientrarvi. La loro candidatura fu respinta dall’ATP, in virtù di una contestata nuova regola volta a impedire a chi si pone in un conflitto potenzialmente distruttivo con la tua organizzazione di farne parte. La PTPA ha iniziato effettivamente a prendere forma nel giugno dell’anno successivo, mentre è recentissima la nomina del suo primo Comitato Esecutivo dei giocatori e la diffusione dei principi guida.

Tornando all’ATP, se il Player Council è preposto ad ascoltare e raccogliere le voci e le istanze dei giocatori, l’organo che decide è il Board, che può essere anche visto come una sorta di luogo di composizione di interessi spesso contrapposti, vale a dire quelli dei tennisti e quelli dei direttori dei tornei. Perché, se tutti beneficiano di un aumento di interesse per il tennis e, come spesso fatto notare da Andrea Gaudenzi, la vera concorrenza viene da fuori, per esempio gli altri sport o Netflix (alla quale l’ATP si è affidata per una docuserie), restano innegabili le divisioni interne.

Fra i tornei, nel senso che il Masters 1000 di Indian Wells ha problematiche diverse dall’ATP 250 di Marrakech (e, infatti, esiste anche un Tournament Advisory Council con rappresentanti per categorie di tornei e zone geografiche) e, allo stesso modo, tra i giocatori – basti pensare a un top 100 e a chi si barcamena tra ITF e Challenger o alla ripartizione dei montepremi. E, naturalmente, la classica contrapposizione tra tornei e giocatori quando si tratta di spartirsi la torta, di oscura quantificazione, dell’incasso totale.

Forse proprio nell’ottica di una maggiore rappresentanza, da quest’anno il Board si allarga da sei a otto componenti (oltre al Presidente, Gaudenzi). Diventano dunque quattro i rappresentanti dei giocatori – Pablo Andujar, Nick Basing, Mark Knowles e Eno Polo – e altrettanti quelli dei tornei: Gavin Forbes, vicepresidente senior alla IMG, Christer Hult, ex direttore e ora CEO dell’ATP di Bastad, Chris Kermode, ex presidente del Board e CEO dell’ATP, e Herwig Straka, direttore del torneo di Vienna ed ex manager di Dominic Thiem.

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