Djokovic criticato in Serbia per la collaborazione con il croato Ivanisevic

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Djokovic criticato in Serbia per la collaborazione con il croato Ivanisevic

Mal recepita in patria la scelta di Nole di assumere l’ex campione croato come consulente per Wimbledon. “Un insulto per i suoi fan”, tuona l’ex cestista Darko Milicic

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Novak Djokovic e Goran Ivanisevic - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

La scelta di Novak Djokovic di collaborare con Goran Ivanisevic durante il torneo di Wimbledon non è stata ben accolta nella patria del quindici volte campione Slam. Il fatto che un campione serbo si affidi ai consigli e alle cure di un coach croato ha infastidito non poco i compatrioti di Nole e ha fatto spuntare sui media nazionali commenti e opinioni densi di sospetti mai sopiti e un ancora radicato nazionalismo. Lo stesso Djokovic era già incappato in questo genere di critiche per aver dichiarato di voler sostenere la Croazia ai Mondiali di calcio dopo l’eliminazione della Serbia. Gli orrori e le tensioni della Guerra d’indipendenza croata, terminata nel 1995 con la divisione tra i due paesi, sono evidentemente ancora forti e fanno sentire il loro peso anche in questioni apparentemente innocue.

Sui canali controllati dallo Stato l’aggettivo più usato per descrivere questa collaborazione è “scandalosa“, mentre anche personaggi di spicco hanno voluto dire la propria, spesso senza troppa comprensione né mezzi termini. Sul tabloid filogovernativo Informer sono comparse frasi indignate di Darko Milicic, ex centro NBA, che definisce l’assunzione di Ivanisevic da parte di Djokovic come “un insulto ai suoi fan“.

Ogni volta che Djokovic mostra questi scatti d’amore verso la Croazia, dovrebbe pensare ai suoi supporters serbi che hanno affrontato espulsioni e la perdita dei propri cari durante la guerra“, ha insistito l’ex cestista. Il giornale ha poi riportato un’intervista di Ivanisevic, fatta dal New York Times negli anni del conflitto, nella quale il campione croato affermava di voler avere dei serbi davanti durante le pratiche di tiro con la pistola.

Più contenuto l’intervento del presidente serbo Aleksandar Vucic: “Per il nostro paese è un bene che Djokovic abbia buoni rapporti con Ivanisevic così che le frizioni passate possano essere accantonate“.

 

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ATP Montecarlo, il programma degli ottavi: Fognini nel pomeriggio sul Campo dei Principi

Sul Centrale nell’ordine: Tsitsipas, Djokovic, Nadal e Rublev a partire dalle 11. Terzo match per Fabio sul secondo campo contro Filip Krajinovic

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Al Montecarlo Country Club si comincia a fare sul serio nella giornata di giovedì quando si giocheranno tutti gli incontri di ottavi di finale: si comincia come sempre alle ore 11 con quattro incontri per ciascuno dei due campi principali: sul Centrale apre Stefanos Tsitsipas contro uno specialista del rosso come Cristian Garin, a seguire le due star del torneo: prima Novak Djokovic contro il sorprendente britannico Dan Evans, a seguire una sfida ormai consumata tra Rafael Nadal e Grigor Dimitrov [13-1 per Rafa i precedenti, 3-0 nel Principato). Chiude il programma sul Ranieri III l’ottavo più equilibrato: quello tra il N.6 del seeding Andrey Rublev e il N. 9 Roberto Bautista Agut (3-2 per lo spagnolo i precedenti).

Sul Campo dei Principi apre alle 11 un ottavo a sorpresa: quello tra la wild-card francese Lucas Pouille e il giovane Alejandro Davidovich Fokina che ha eliminato il nostro Berrettini al secondo turno. A seguire Alexander Zverev sfida David Goffin in un match di sicuro interesse (2-1 per il tedesco i precedenti)
Terzo match su quel campo sarà quello tra Fabio Fognini e Filip Krajinovic (2-0 per il serbo nei precedenti), a seguire il match che ne deciderà l’avversario nei quarti quello tra il norvegese Casper Ruud e il fresco campione a Marbella Pablo Carreno Busta

 

Campo Centrale (Ranieri III) dalle ore 11

[4] S. Tsitsipas vs [16] C. Garin
[1] N. Djokovic vs D. Evans
[14] G. Dimitrov vs [3] R. Nadal
[6] A. Rublev vs [9] R. Bautista Agut

Campo dei Principi dalle ore 11

[WC] L. Pouille vs A. Davidovich Fokina
[11] D. Goffin vs [5] A. Zverev
[15] F. Fognini vs F. Krajinovic
C. Ruud vs [12] P. Carreno Busta

Il tabellone aggiornato con tutti i risultati

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Jannik Sinner: “Devo imparare tanto nella gestione della partita”

Il tennista italiano non è contento della sconfitta ma non si scoraggia “Spero di rigiocarci il più presto possibile per vedere se sono migliorato.”

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La sconfitta contro Novak Djokovic non piega l’animo di Jannik Sinner, che si è presentato in conferenza stampa con la solita calma. Lo scontro generazionale tra il numero 1 del mondo e (si spera) un suo possibile erede non è passato ovviamente inosservato e fioccano le domande dei giornalisti. La prima come di consueto è sull’impatto di Sinner contro il suo più quotato avversario. “È difficile da battere e si sapeva già.“, ha esordito Sinner, “lui rimanda tante palle, conosce benissimo il gioco e conosce benissimo le situazioni di un match che io ancora non conosco, in vita mia ho fatto poche partite di tennis. Cercherò di riguardarmi la partita e capire cosa potevo fare meglio. Spero di rigiocarci il più presto possibile per vedere se sono migliorato.“.

Non manca un accenno al nuovo logo di Jannik Sinner. Una delle ipotesi è che sia stato depositato in vista di un lancio da parte di Nike, partner di Sinner, di materiale. Il tennista italiano nega una relazione (per ora) con il merchandising. “Per quanto riguarda il logo non c’entra niente con Nike. È più per il progetto What’s kept you moving, che per Nike.“.

Ora che Jannik ha sfidato sia Nadal che Djokovic, entrambi su terra, la curiosità dei giornalisti nella sala virtuale è per quanto riguarda un confronto tra i due, ma Sinner non è troppo in vena di giudizi netti. “Sono tutti e due campioni, Novak sa scivolare benissimo sulla terra, Rafa con la sua forza fisica si sente a casa sulla terra perché con il fisico che ha si difende bene e tira pesante la palla. Sono giocatori diversi e non voglio entrare nel discorso chi è più forte dei due, sono entrambi campioni incredibili e spero di rigiocarci contro di loro.“.

 

La partita di oggi ha dimostrato quanto ancora abbia da lavorare Sinner per raggiungere i vertici massimi di questo sport, il tennista di San Candido ne è consapevole. “La strada è lunga. Devo imparare tanto specie nella gestione della partita e capire certe situazioni che io a volte non capisco e tanti altri capiscono di più. Io gioco sempre tutti i punti come faccio sempre perché è la miglior cosa che io possa fare, poi vediamo cosa succede. Bisogna migliorare per andare avanti.”. Un concetto ribadito anche al nostro direttore Ubaldo Scanagatta, che chiede a Jannik se è uscito più soddisfatto oggi o dal confronto con Nadal nei quarti del Roland Garros 2020. “Quando si esce perdendo non si esce mai contenti. È meglio fare una bella partita e perdere che un 6-1 6-1 ovviamente, ma sai se perdi non sei mai contento.“.

Chiusura con una domanda su cosa si aspetta il tennista italiano dalla terra battuta, sulla carta una superficie meno congeniale del cemento ma su cui ad ora sta comunque raccogliendo buoni risultati. “La terra ti da la possibilità di imparare a giocare a tennis, che invece il cemento non ti da. Su terra devi aprirti più il campo, devi aspettare qualcosina in più. È una superficie che ti permette di giocare a tennis. Da piccolo giocavo sempre indoor o su cemento, da noi fa freddo quasi subito e bisogna giocare più sul cemento. Devo imparare a giocare a tennis su questa superficie.“.

Riflessione anche sull’erba, su cui ad oggi Jannik ha solamente sette partite giocate (di cui tre vinte) e che quest’anno proverà per la prima volta per una stagione intera. “Su erba ho giocato pochissimo, giusto Hertogenbosch ed Halle, anche lì ho poca esperienza. Saranno dei mesi dove sarò molto in difficoltà ma è quello che mi serve per migliorare.“.

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Nessuna domanda per Hurkacz: di chi è la colpa? Per i “social” i giornalisti. Ma la gente non sa…

Nessun giornalista si è presentato alla conferenza stampa di Hubert Hurkacz. Ecco come è potuto accadere.

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Hubert Hurkacz - Miami 2021 (via Twitter, @atptour)

Tra i video curiosi pubblicati da Tennis TV sui social media durante la giornata di martedì, c’è stato anche quello della conferenza stampa di Hubert Hurkacz dopo il suo vittorioso esordio contro Thomas Fabbiano.

Nessun giornalista collegato con la conferenza stampa (ricordiamo che anche i pochissimi giornalisti presenti sul posto devono parlare con i giocatori in videoconferenza a causa dei protocolli anti-COVID dell’ATP) ha posto domande al campione di Miami, che così è potuto andare via dopo neppure un minuto, dedicando solo una ventina di secondi a registrare un messaggio vocale – in polacco – per i media del suo paese.

L’ATP non ha molto apprezzato il fatto di aver portato un giocatore davanti alla stampa inutilmente, anche perché è accaduto ben due volte durante la giornata: anche Dusan Lajovic, dopo la sua sconfitta contro Daniel Evans, è stato accompagnato in sala interviste ma nessuno gli ha chiesto domande.

E per poco non accadeva la stessa cosa con Fabio Fognini: all’inizio della sua conferenza stampa c’erano solamente Ubaldo Scanagatta e Alessandro Stella di Ubitennis presenti. Come forse molti di voi sapranno, Fognini non parla con Ubitennis ormai da diversi anni, ma per evitare una nuova debacle il moderatore dell’ATP ha chieso a Ubaldo di fare una domanda e Fognini si è quasi sentito obbligato a rispondere.

Ovviamente sui social media si sono riversati insulti di ogni tipo nei confronti dei giornalisti presenti-assenti (in realtà presenti non erano, ma questo pochi lo sanno), molto probabilmente perché non esiste grande familiarità da parte del grande pubblico con le procedure delle conferenze stampa.

Prima di procedere alla spiegazione, una premessa: non ho deciso di scrivere questo pezzo per cercare di giustificare l’accaduto, e nemmeno per impietosire il lettore nei confronti delle difficoltà del nostro lavoro. Nessuno mi fa fare quello che faccio, sono qui per mia libera scelta e sono anche contento di farlo, ma vorrei cercare di spiegare che a volte le cose sono molto meno bianche o nere di quanto possano sembrare di primo acchito.

Ogni media accreditato a un torneo ha la possibilità di richiedere di parlare con un giocatore impegnato in gara durante la giornata: la richiesta deve essere fatta per iscritto all’incaricato deputato dell’ATP, generalmente via email, il più presto possibile nel corso della giornata. Bisogna specificare quando si vuole parlare con il giocatore (di solito dopo il match), se si tratta di una richiesta per una intervista esclusiva o per una conferenza stampa in cui possono essere presenti altri media, e se si vuole intervistare il giocatore indipendentemente dal risultato del suo match o solamente in caso di vittoria.

Evidentemente qualcuno aveva richiesto di parlare con Hurkacz, ma poi non ha partecipato alla conferenza stampa. Queste cose non dovrebbero accadere, ma vediamo cosa può essere successo.

Solitamente alla fine della partita uno dei Communication Manager dell’ATP avvicina il giocatore, gli spiega le richieste ricevute e si accorda con lui per un orario. In caso di presenza sul posto, l’orario viene annunciato in sala stampa; ora, con la maggior parte dei giornalisti che lavorano in maniera remota, esiste una chat di WhatsApp che segnala gli orari delle interviste, e manda un messaggio di pro-memoria quando il giocatore sta arrivando in sala interviste.

In questo caso, non è stato dato alcun annuncio né dell’orario dell’intervista, ma è soltanto stato mandato un messaggio quando il giocatore polacco era già in arrivo in sala interviste.

Ora, da ormai più di un anno a questa parte, tutti noi che seguiamo i tornei abbiamo dovuto abituarci a lavorare in maniera diversa, come d’altronde è successo a tantissimi lavoratori. Mentre si è presenti sul posto, si vive e si respira il torneo, si passano le intere giornate in sala stampa e si è totalmente assorbiti dall’evento. Ora che si guardano le partite in televisione e si lavora da casa propria, l’effetto full immersion è svanito, e per tutti noi è necessario bilanciare la copertura dei tornei con le incombenze della vita quotidiana. Per esempio: ai tornei esiste di solito la mensa giornalisti, ma a casa mia la mensa non c’è. Se voglio mangiare, devo prepararmene da solo, e ogni tanto andare pure al supermercato. Ciò richiede tempo, e per tornei che magari hanno match che vanno dalle 11 del mattino fino a oltre mezzanotte, come per lo scorso Masters 1000 di Miami, questo vuol dire che ogni tanto bisogna trovare il tempo per allontanarsi dal PC per svolgere queste incombenze.

Non avere alcun tipo di preavviso di quando un’intervista può avvenire è decisamente sconveniente, perché non consente di programmare il nostro lavoro e le varie pause per poter fare tutto il resto. Anche perché il nostro lavoro non è solo partecipare alle interviste: è anche scriverne, parlarne, e, eventualmente, ogni tanto, anche guardare qualche partita…

Sicuramente chi aveva richiesto il giocatore avrebbe dovuto quantomeno avvertire se aveva cambiato idea, oppure non era più in grado di partecipare alla conferenza stampa. Magari c’è stato un contrattempo, un’emergenza, ma di solito si cerca di mandare almeno un messaggio ai Communication Manager. Quando bisognava essere presenti “in carne ed ossa”, a volte capitava di essere su un altro campo a vedere un’altra partita, e allora si chiamava o si mandava un messaggio. Oggi ci possono essere altri contrattempi: il capo che chiama, una scadenza improvvisa; si tratta pur sempre di un lavoro anche questo.

Qualcuno di voi potrà dire: ma non si possono fare i turni, come in tutti i posti di lavoro di questo mondo? Sì e no. Perché prima di tutto è difficile programmare i turni non sapendo quando le partite iniziano e finiscono (e gli orari delle interviste variano in funzione di quando finiscono le partite), con eventualmente anche l’incognita della pioggia. Poi ci sono anche problemi di natura esterna: non tutti i membri della redazione hanno accesso alle conferenze stampa e alla chat WhatsApp. I tornei decidono a loro discrezione a chi dare accesso, e per quel che riguarda il torneo di Montecarlo, al vicedirettore di Ubitennis Alessandro Stella era stato inizialmente negato l’accredito come unico esponente del sito, oltre al direttore Ubaldo Scanagatta.

L’accredito a Ubaldo, che probabilmente in vita sua ha passato al Monte Carlo Country Club più tempo del custode, è arrivato la settimana scorsa, e solamente la sua insistenza gli ha permesso di delegare uno della redazione per seguire le interviste. All’inizio della stagione è stato chiesto all’ATP di poter assegnare accessi generici alla redazione di una testata, in modo da non costringere una persona sola a seguire tutte le interviste (che possono arrivare nel corso di giornate da 13-14 ore, per una o due settimane consecutive), ma la richiesta è stata respinta, o quantomeno lasciata alla discrezione dei singoli tornei.

Quindi a Ubitennis l’accredito era stato rifiutato per mancanza di spazio (spazio virtuale, si intende), nonostante il nostro sito vanti oltre 40 milioni di pagine visualizzate l’anno, è comodamente il sito tennistico più visitato d’Europa ed è un punto di riferimento per il mercato italiano che rappresenta più di un terzo degli spettatori del torneo di Montecarlo in anni normali. Ciò che sto tentando di dire è che se viene limitato così tanto l’accesso ai media, non ci si può poi lamentare più di tanto se non c’è nessuno a fare domande, soprattutto in una giornata molto piena a causa della pioggia del giorno prima, con tante partite che si svolgevano contemporaneamente.

Tutto ciò per dire che sicuramente ci sono state colpe da ambo i lati nella “disavventura media” di Hurkacz (e immagino anche di Lajovic), e che forse si poteva evitare di dare così tanta pubblicità all’incidente. Stiamo tutti lavorando in una situazione nuova, ci stiamo adattando e si possono fare degli errori. L’importante è saperli prendere con il giusto atteggiamento.

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