Perdente e felice. Provaci ancora Andy (Grilli). L'Italia in America è davvero little (Pasini). Camper e grigliate, le vacanze di Federer per dimenticare quei maledetti matchpoint (Crivelli). Djokovic a Cincinnati tra agopuntura e la conferma di coach Ivanisevic (Crivelli)

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Perdente e felice. Provaci ancora Andy (Grilli). L’Italia in America è davvero little (Pasini). Camper e grigliate, le vacanze di Federer per dimenticare quei maledetti matchpoint (Crivelli). Djokovic a Cincinnati tra agopuntura e la conferma di coach Ivanisevic (Crivelli)

La rassegna stampa di mercoledì 14 agosto 2019

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Perdente e felice. Provaci ancora Andy (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

Rusty, arrugginito, lo hanno definito i giornali anglosassoni. D’altra parte non era possibile pensare che Andy Murray, a distanza di 210 giorni dalla sua ultima gara di singolare (primo turno agli Open d’Australia, il 14 gennaio scorso, sconfitta in cinque set da Bautista Agut) potesse giocare tanto meglio di come ha fatto lunedì contro Gasquet (6-4 6-4 per il francese) a Cincinnati, dove aveva ricevuto un invito degli organizzatori (lo scozzese al momento è numero 324 della classifica). Tutti ricordiamo le sue parole dopo il ko di Melbourne a gennaio, quel suo annunciare tra le lacrime un probabile ritiro, per i persistenti problemi all’anca destra che lo perseguitano da un paio di anni. E invece, a 32 anni, il tre volte vincitore di Slam (due trionfi a Wimbledon e uno a Flushing Meadows, più due medaglie d’oro alle Olimpiadi) non si è voluto arrendere e dopo un secondo intervento chirurgico all’anca a fine gennaio ha ripreso poco per volta confidenza con il tennis tornando in campo a giugno, nel torneo di doppio del Queen’s Club, dove ha vinto in coppia con Feliciano Lopez (e ieri i due hanno battuto in primo turno Rojer e Tecau, teste di serie numero 4). Poi i doppi a Wimbledon (il misto con Serena Williams) e a Washington e la richiesta di una wild card a Cincinnati, per “testarsi in singolare”. Contro Gasquet si sono visti alcuni sprazzi del Murray che conosciamo, ma lui si è mostrato giustamente soddisfatto. «Penso di essermi comportato bene – ha detto dopo la partita – naturalmente ci sono state tante cose che avrei dovuto fare meglio, ma bisogna essere realistici. Arrivare qui è stato un percorso lungo e sapevo che non tornerà tutto magicamente come prima in una partita o in una settimana. Gasquet mi ha fatto muovere molto, cercando gli angoli, facendo smorzate, e correre non è una cosa che sappia fare molto bene in questo periodo. Nel secondo set, però, mi sembra di essere migliorato» . Murray dovrebbe scendere in campo la prossima settimana nel torneo di Winston-Salem; non giocherà invece il singolare agli US Open, avendo rinunciato alla wild card: «Speravo di potere avere un po’ di tempo in più per decidere se tornare a giocare tre set su cinque set, capire meglio come avrebbe reagito il mio fisico, e invece gli organizzatori volevano annunciare subito le wild card. Avrei dovuto dare una risposta prima di scendere in campo contro Gasquet, e non me la sono sentita. Poi, se avessi accettato ma non fossi stato in grado di giocare? Non sarebbe stato giusto» . A New York, quindi, sarà impegnato solo in doppio. […]

L’Italia in America è davvero little (Giorgio Pasini, Tuttosport)

 

L’Italia che s’è riscoperta potenza del tennis (un azzurro in Top10, sette nei primi 100, undici nei 150) a Cincinnati torna più che little, piccola. Sparisce. E subito. Nel Masters 1000 che porta agli Us Open, in poche ore si consuma tutto, perché dopo le sconfitte di una Camila Giorgi da poco rientrata in gioco, di un Marco Cecchinato ormai in caduta libera e di un Matteo Berrettini che non riparte dopo la delusione Wimbledon, pagando probabilmente la disabitudine alle partite, nella notte americana sono arrivati anche il forfeit di Fabio Fognini e il ko di Lorenzo Sonego. Il torinese però non passa inosservato. Nel match contro Nick Kyrgios, regge alla terrificante onda d’urto dello showman australiano (85% di prime palle, 95% di punti con esse, appena 8 “quindici” concessi in 11 turni di battuta) fino al 5-5 del primo set, poi incassa il primo break e va subito sotto anche nel secondo parziale. Risultato 7-5 6-4 in un’ora e 21 minuti, ma con la conferma che Sonego ha «qualcosa di speciale», come certificato da Roger Federer dopo il confronto diretto al Roland Garros. Discorso diverso per Fognini, che non ha recuperato il problema che si trascina da tempo ai tendini e che la scorsa settimana è riemerso a Montreal durante il match con Rafa Nadal, che per altro ha vinto il torneo e a sua volta rinunciato a Cincinnati. Il forfeit del ligure, probabilmente per non compromettere lo Slam newyorkese, certifica ulteriormente che il tennis di oggi, specie sul cemento, è troppo esigente e stressante per il fisico. […]

Camper e grigliate, le vacanze di Federer per dimenticare quei maledetti matchpoint (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Il mondo non è un posto molto comodo se si ha un incubo da affrontare. Davanti agli occhi il dritto lungo sulla risposta di Djokovic e il passante del serbo sulla riga dopo un suo attacco tremebondo. I due match point sprecati nella finale di Wimbledon che hanno sottratto Federer al paradiso di una leggenda senza fine per consegnarlo all’inferno dei rimpianti che ti tormentano. Il Divino è tornato in campo nella notte a Cincinnati per la prima volta da quel pomeriggio londinese da tregenda, e il contatto con le fragranze della gara gli servirà forse per cancellare definitivamente i ricordi della sconfitta più amara. Come ha confessato lui stesso, non ha toccato racchetta per dieci giorni dopo l’ultimo punto della partita maledetta, e ha subito cercato in famiglia il conforto per dimenticare. Una lunga gita sulle amate montagne di casa con il caravan: così ha cominciato a esorcizzare l’incubo del nono Championship svanito quando ormai lo teneva tra le mani. Il racconto si snoda proprio dal ritorno a casa: «Già il lunedì ho noleggiato il camper, e i miei figli erano talmente eccitati che mi hanno chiesto di dormire li quella notte. Li abbiamo accontentati, anche se è stato difficile salire la scaletta per raggiungere il mio posto letto. Il martedì mattina mi sono svegliato e mi sono ritrovato mezzo rotto: un po’ perché ho dormito piuttosto male, e un po’ perché era ancora troppo fresca la delusione di Wimbledon, ma dopo qualche ora ho avvertito che la tensione negativa se ne stava andando». A scacciarla del tutto ci ha pensato la tranquillità del comprensorio dell’Alpstein, una meta apprezzata da sempre dal Maestro, che in quelle vallate aveva già trascorso le vacanze nel 2016: «Abbiamo fatto escursioni, abbiamo preparato le grigliate: ci siamo presi del tempo per noi ed è stato fantastico». Dopo l’avventura alpestre, si è spostato a Nyon per riprendere la preparazione: «Prima solo training fisico, poi qualche ora di tennis ma senza forzare, perché volevo presentarmi fresco ai tornei americani». Ed è stato in quegli istanti, quando ha ritrovato gli attrezzi del mestiere, che i rimpianti della finale persa sono tornati a farsi brucianti: «Ti volti indietro per qualche giorno mentre provi ad allontanare la pressione di ciò che è successo. Certamente quando sono tornato ad allenarmi, sul campo ho avuto dei flashback della partita, sia dei momenti belli sia di quelli brutti, ma dopo un paio di sessioni tutto è tornato alla normalità e adesso mi sento pronto per Cincinnati e per gli Us Open». Nel mezzo, è capitato anche il 38° compleanno (1’8 agosto), un’altra occasione per farsi avvolgere dal calore degli affetti più cari: «Mirka mi ha preparato la torta, i miei figli hanno voluto spegnere le candeline insieme a me e ho passato la serata con gli amici: una festa molto tranquilla e molto gradevole». Il Masters 1000 dell’Ohio è quello che in carriera ha dato più soddisfazioni a Federer: sette successi, il primo addirittura nei 2005. «Mi piace sempre venire qui, ci sono pace e tranquillità, abbiamo già tanti altri tornei in grandi città, perciò questo è un bel modo per me di ricominciare l’estate. E poi il pubblico è meraviglioso, viene qui per apprezzare il gioco e per nient’altro. Mi ricorda un po’ Indian Wells». Il ritorno alla realtà non si sostanzierà solo nel match appena giocato contro Londero e in tutti gli altri che eventualmente verranno, ma anche in un ritrovato impegno politico: lui e Nadal, infatti, sono appena stati eletti nel consiglio Atp. Roger conferma che lui e Rafa si sono sentiti prima della scelta: «Gli ho detto che avrei accettato se ci fosse stato anche lui, credo sia il momento di ritrovare equilibrio».

Djokovic a Cincinnati tra agopuntura e la conferma di coach Ivanisevic (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Com’è stretto il crinale che divide la gloria dallo sconforto più nero. Se Federer ha metabolizzato a fatica i due punti che gli sono costati Wimbledon e il 21° Slam, Djokovic arriva a Cincinnati sulle ali di un trionfo che ha confermato il ritrovato status di più forte al mondo dell’ultimo anno, con quattro major su cinque vinti e la convinzione che una volta terminate le meravigliose carriere dei Fab Three, sulla questione di chi sarà stato il più grande si dovrà aprire un dibattito che sicuramente lo coinvolgerà. Anche Novak non ha più giocato una partita da quella finale, ma dopo le vacanze e la ripresa degli allenamenti ha deciso di ripresentarsi a modo suo, postando sui social una seduta di agopuntura per l’applicazione di piccole dosi di erbe medicinali cinesi: «Non sempre piacevole, ma efficace», il suo commento. Del resto il Djoker da qualche anno è particolarmente attento alle discipline orientali, anche se la scelta di Marbella per la preparazione post-Wimbledon ha rinfocolato addirittura le voci di un riavvicinamento al guru Pepe Ymaz, che gestisce la struttura dove il numero uno si è allenato e che dopo il successo londinese gli ha dedicato un lungo post di congratulazioni. In realtà i due sono sempre rimasti amici, anche se il ritorno dello storico coach Vajda era stato subordinato alla condizione che l’ex giocatore spagnolo diventato trainer motivazionale non avesse più voce nelle scelte tecniche. Vajda peraltro a Marbella non c’era, come non ci sarà a Cincinnati per stare con la famiglia. Così all’angolo di Nole siederà Goran Ivanisevic, confermato almeno fino al termine degli Us Open dopo la settimana di collaborazione a Wimbledon. Un altro supercoach dopo i grandi successi con Becker e il fallimento con Agassi, con l’ex campione eccitatissimo dalla nuova avventura: «Quando ti chiama uno come Djokovic, è una grande scommessa e soprattutto il riconoscimento del tuo lavoro. È bastata un’altra telefonata perché mi confermasse nel team». La decisione di ingaggiare un allenatore croato aveva suscitato polemiche in Serbia, dove i ricordi e le divisioni della guerra che ha sconvolto la Jugoslavia sono ancora una ferita aperta, ma Djokovic è voluto tornare una volta di più sull’argomento: «Io cerco sempre di essere aperto ed educato, so che le conseguenze del conflitto sono ancora fresche e capisco la gente che non la pensa come me. Ma se non possiamo dimenticare, possiamo sicuramente perdonare e io voglio trasmettere energie positive con il mio esempio. Considero i Croati molto cari, e chiedo che si rispettino i miei pensieri».

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La Giorgi è ai quarti: in forma New York. Cecchinato s’illude (La Gazzetta dello Sport). Sinner, un passo avanti (Tuttosport). Duck-hee Lee, il tennista che ha sconfitto il silenzio (Bonso)

La rassegna stampa di mercoledì 21 agosto 2019

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La Giorgi è ai quarti: in forma New York. Cecchinato s’illude (La Gazzetta dello Sport)

Ai quarti. Camila Giorgi avanza nel Bronx Open, il torneo pre Us Open che prende il posto in calendario di New Haven. L’azzurra, n.58 Wta, nel 2° turno trova la tedesca Andrea Petkovic, che aveva eliminato la cinese Zhang, quarta testa di serie, e dopo una partita accesa e lunga 2 ore e 43 minuti, la spunta 3-6 7-5 7-6 (3). Ora la marchigiana affronterà al terzo turno la vincente tra Cornet (Fra) e Zhu (Cina). A Wiston Salem Marco Cecchinato si ferma al secondo turno: Millman cede 7-6 (5) il primo set al siciliano, ma ribalta il match 6-4 6-3. Nel primo turno si fermano invece Andreas Seppi, che cede al ceco Berdych 6-1 3-6 6-3, e Thomas Fabbiano, eliminato dal russo Andrey Rublev 6-4 6-2. Out lo scozzese Andy Murray da Tennys Sandgren 7-6 (10-8) 7-5.[…]

Sinner, un passo avanti (Tuttosport)

 

Il miglior diciottenne al mondo, lo recita la classifica Atp, compie un primo passo verso il tabellone principale dell’Us Open, ultimo Slam dell’anno a Flushing Meadows da lunedì. Avanza Jannick Sinner e porta a sei il numero di azzurri (erano 13 al via) al secondo turno nelle qualificazioni. Dopo Baldi, Napolitano, Caruso, Giannessi e Lorenzi, il neo 18enne e 24a testa di serie, ha lasciato soltanto un game nel derby tricolore a Matteo Viola. In campo femminile avanza soltanto Jasmine Paolini al 2° turno delle qualificazioni battendo 6-1 3-6 6-1 la statunitense Arconada. Nella notte ha affrontato la rumena Elena Gabriela Ruse. Tutte uscite al debutto delle quali invece le altre azzurre, Martina Trevisan, Martina Di Giuseppe e Giulia Gatto-Monticone. In tabellone una sola azzurra ammessa direttamente: Camila Giorgi. Nell’Atp 250 a Winston Salem, invece, escono di scena i due italiani. Marco Cecchinato cede al secondo turno all’australiano John Millman: 6-7 (5), 6-4, 6-3 in quasi due ore e mezza. Niente da fare neppure per Thomas Fabbiano, 6-4, 6-2 dal russo Andrey Rublev. Ma la buona notizia arriva dal tennis femminile e dal Bronx Open a New York. Camila Giorgi si conferma in crescita di condizione ed entra nei quarti battendo in tre set la tedesca Andrea Petkovic 3-6 7-5 7-6(3). Troverà la francese Alize Comet o la cinese Lin Zhu. La bimba prodigio Amanda Anismova rinuncia all’Us Open per la tragedia che l’ha colpita la notte scorsa. Il padre e allenatore, Konstantin Anisimov,è stato trovato morto per cause ancora da chiarire. La quasi 18enne tennista Usa di origini russe, numero 24 del mondo e più giovane tra le prime 100, giustamente non se la sente. Amanda è esplosa al Roland Garros, eliminando Simona Halep nei quarti, poi aveva saltato i recenti appuntamenti di Toronto e Cincinnati per problemi alla schiena.

Duck-hee Lee, il tennista che ha sconfitto il silenzio (Andrea Bonso, Il Giornale)

Giocare a tennis non significa solo buttare la pallina oltre la rete: il più delle volte si tratta di buttare il cuore oltre l’ostacolo. E l’ostacolo può essere mille cose: se stessi, la paura, gli infortuni o una disabilità. Come quella di Duck-hee Lee, sordo fin dalla nascita. A questo sudcoreano di 21 anni non manca di certo il coraggio di affrontare la vita, considerando il proprio problema non un freno, bensì un motivo in più per dare il meglio di sé. E ciò l’ha dimostrato al mondo nel corso del torneo 250 di Winston-Salem, dove è diventato il primo tennista sordo a vincere un match Atp, battendo lo svizzero Laaksonen (7-6, 6-1). Un’enorme soddisfazione per un atleta che si è costruito da solo, superando difficoltà che i “colleghi” possono a fatica immaginare. Lee è nato nel 1998 a Jecheon, una città a due ore da Seul. Quando ha due anni, mamma Park Mi-ja e papà Lee Sang-jin hanno la conferma della sordità ma, dopo un iniziale sconforto, decidono che il figlio poteva e doveva avere una vita assolutamente normale. Così Lee cresce e frequenta non solo istituti per sordi, ma anche una scuola comune, dove può stare insieme a ragazzi normodotati. Lee inoltre non conosce la lingua dei segni, ma sa leggere il labiale alla perfezione, grazie alle esercitazioni con la madre. L’amore per il tennis è merito di papà, grande appassionato di sport. Mostra fin da subito il suo talento, ma gli allenatori sono scettici sulla possibilità di un futuro da pro. Il ragazzo, però, non si arrende: «Venivo preso in giro, mi dicevano che non avrei dovuto giocare e di dedicarmi alla musica» ha confidato. Già da ragazzo, la sua qualità è sotto gli occhi di tutti e a tredici anni diventa famoso, a tal punto che la Hyundai gli offre una sponsorizzazione. Lee continua a migliorare e a stupire: è 212° nel ranking Atp e la vittoria di Winston-Samen rappresenta la prima tappa di un viaggio speciale. Ma qual è la meta? Sono due i suoi grandi obiettivi: diventare numero 1 e migliorare la posizione raggiunta dal tennista coreano più forte di sempre, Lee Hyung-taik, che nel 2007 fu 36° e vinse un torneo Atp. Non sarà per nulla facile, ma Lee ha già dato un grande insegnamento: tutto è possibile, se non hai paura di buttare il cuore oltre all’ostacolo.

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Trionfa Medvedev (Crivelli). Da Djokovic a Federer. Big (quasi) pronti per gli USA (Mancuso). Crazy tennis (Clerici)

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Trionfa Medvedev. Settimana perfetta dell’Orso di Mosca (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

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La settimana perfetta di Medvevev si conclude come era da pronostico dopo che in semifinale aveva ribaltato il match con Djokovic da un set sotto e 0-30 sul 3-3 del secondo set: con un successo combattuto ma sostanzialmente mai in discussione su Goffin, che regala all’Orso russo (medved significa appunto orso nella lingua di Tolstoj) il primo sorriso in un Masters 1000 e soprattutto il numero 5 della classifica. Da oggi, Daniil è il più in alto della tanto celebrata Next Gen, di cui rappresenta l’archetipo contrario rispetto agli strombazzati Tsitsipas e Shapovalov: pochissima vita sui social, una moglie (Daria) già a carico e una straordinaria etica lavorativa, che lo ha portato a migliorare a grandi passi, soprattutto al servizio. Che a Cincinnati è stato l’arma letale, togliendolo sempre dagli impicci. Medvedev è il giocatore più caldo del momento (tre finali in tre settimane, finalmente si è tolto la scimmia dopo i k.o. di Washington e Montreal) e quello con più vittorie in stagione, 44.

 

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Tra le donne, vittoria della Keys, al primo Premier 5 in carriera.

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Avrebbe tutto per rimanere costantemente al top: un servizio che spacca e colpi molto pesanti da fondo, ma non è mai stata una tigre nei momenti caldi di una partita o di una stagione. È vero, ha giocato una finale Slam a New York nel 2017, ma è stata travolta dalla Stephens e comunque ci si immaginava che alla sua età (24 anni) si fosse già costruita un palmarès da star. Ecco dunque che il trionfo in Ohio ci consegna una giocatrice che finalmente è stata aggressiva quando si è scoperta spalle al muro: la Kuznetsova è stata in vantaggio 5-3 in entrambi i set, ma a quel punto Madison ha alzato l’intensità del gioco ed è uscita dal pantano con 13 ace e 45 vincenti. Chapeau.

Da Djokovic a Federer. Big (quasi) pronti per gli USA (Angelo Mancuso, Il Messaggero)

Attenuanti generiche. Dopo il ko in semifinale al Masters 1000 di Cincinnati, Djokovic si concentra sugli US Open: «Ho perso contro un avversario che ha giocato benissimo, sarò pronto per New York». Manca una settimana esatta all’ultimo Slam della stagione e il n.1 era al rientro dopo il trionfo a Wimbledon e con il riacutizzarsi del dolore al gomito destro: contro Medvedev ha dominato per un set e mezzo, poi la risposta migliore del pianeta si è inceppata e il talentuoso russo classe 1996 ha messo la freccia (3-6 6-3 6-3). Allarmanti le condizioni di Federer: probabilmente avrebbe avuto bisogno di qualche giorno in più per digerire la sbornia dei 2 match point falliti contro Djokovic nella finale dei Championships. King Roger nel caldo umido di Cincinnati è apparso lento e spaesato e ha incassato una brutta sconfitta già al 3° turno contro Rublev.

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Sempre in tema di Fab Three, Nadal si è chiamato fuori dalla mischia in Ohio dopo aver vinto però a Toronto. GOSSIP In attesa di rivederlo sul cemento degli US Open, gli appassionati di gossip conoscono la data delle nozze con Xisca Perello: la cerimonia si terrà sabato 19 ottobre a Pollensa (…).

Crazy tennis (Gianni Clerici, La Repubblica)

A Cincinnati — Ohio — il tennista australiano Nick Kyrgios, durante il suo match contro il russo Karen Khachanov, n. 9 in classifica, è stato multato di ben 113 mila dollari per otto infrazioni antisportive (…).

Non sorprenderà il lettore che abbia ammirato Kyrgios a Roma scagliare sul campo una sedia durante gli ultimi Internazionali, o me stesso, la prima volta che lo vidi in Australia (…). Fu quella volta, in cui trovò modo di prendersela soltanto con una bottiglietta, che il collega australiano che mi accompagnava mi fece notare quanto dovesse essere difficile il ruolo di “new australian”, come vengono definiti i conquistatori della nuova nazionalità. «Kyrgios — disse l’amico — non ha solo un papà greco, ma una mamma malese».

(…) Scrivo queste cose dopo una presentazione di un mio libretto, Il Tennis nell’Arte, del quale avrete letto forse, se abitate in Lombardia, una intervista di un altro innamorato del tennis, Carlo Annovazzi. (…) Parlando di Kyrgios, il collega mi domandò se nella mia lunga vita sui campi fossi stato testimone di qualche altra vicenda sconveniente, e mi venne in mente il nome, oltre che di McEnroe, di Cecchino Romanoni, che durante la guerra si era trasferito in Portogallo per evitare il servizio militare, era cocainomane e trasportava la droga in un foro praticato nel manico delle racchette di legno. Fu forse sotto l’effetto della cocaina che l’esaltazione della vittoria lo portò a un comportamento che non ebbe mai un suo eguale sui court. Romanoni fu considerato “Il più bel rovescio italiano degli Anni Quaranta”, e pure io lo ammirai, ma la storia mi venne raccontata dall’autore cinematografico e teatrale Franco Brusati, che lo battè sorprendentemente ad un torneo milanese del 1942, l’anno della conquista di Romanoni del titolo italiano. Brusati, autore di film quali Pane e Cioccolata e Dimenticare Venezia, avrebbe avuto la benevolenza di giocare con me negli Anni Cinquanta, e mi avrebbe raccontato che Romanoni, ingaggiato nella troupe americana di Bobby Riggs, n. 1 Usa durante la guerra, esaltato dalla sua prima vittoria sullo stesso Riggs, iniziò a masturbarsi a fine match su un Centrale di Buenos Aires. Fu soltanto un accenno, perché qualcuno fortunatamente intervenne, e la vicenda fu lungi dal causare le conseguenze che stanno costando tesori e riprovazione a Kyrgios, al quale farebbe bene essere seguito da un consigliere più che da un allenatore. Così come sarebbe stato utile a McEnroe, per evitare le abituali liti con gli arbitri che racconta nella sua biografia You cannot be serious, una genitrice meno materna di sua mamma Kathy, per non essere giunto all’espulsione da socio di Wimbledon. L’espulsione fu conseguente ad una attesa che si era protratta troppo a lungo della moglie del presidente del Queen’s Club. Dopo aver atteso una ventina di minuti che Mac finisse il suo allenamento, la presidentessa si decise a ricordargli, molto gentilmente, di aver prenotato il campo, e quel gentiluomo le mostrò il manico della racchetta, e le suggerì, con un sorriso ironico, di farne un uso davvero intimo

(…)

Un analogo fenomeno di cattiva educazione accadde anche a me, giocatore certo immeritevole di rimanere nella storia del tennis. Nella finale del torneo di Nizza, negli anni Cinquanta, il mio avversario di doppio, il numero 1 americano Bartzen, prese a chiamarmi tra un punto e l’altro “piccolo giocatore”, o addirittura “incapace”. Dopo una decina di volte, persi la pazienza, e scavalcai le rete. Avrei tanto desiderato colpirlo con una racchettata, ma mi sentii sollevare dalle manone del mio partner Orlando Sirola, un due metri colossale, che mi riportò al di là della rete, nel nostro campo.

(…)

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Resurrezione Kuznetsova. Barty, niente numero 1 (Crivelli). Cecchinato cerca la scintilla giusta (Tuttosport)

La rassegna stampa di domenica 18 agosto 2019

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Resurrezione Kuznetsova. Barty, niente numero 1 (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

A volte ritornano. Nell’invasione russa dei primi anni Duemila, guidata dalla zarina Sharapova, Svetlana Kuznetsova da San Pietroburgo sembrava destinata a un ruolo d’avanguardia, ben oltre il bottino comunque lussuoso di due Slam, a New York nel 2004 (anno in cui, oltre a lei, la Myskina vinse a Parigi e Masha a Wimbledon da diciassettenne) e al Roland Garros nel 2009. Ingiocabile da fondo nelle giornate di grazia, perché dritto e rovescio per lei pari sono, Sveta ha pagato in carriera una certa propensione agli agi extracampo e una cura non proprio maniacale del proprio corpo, che le ha procurato una discreta serie di problemi fisici, ultimo un infortunio a un ginocchio che l’ha tenuta ferma sette mesi e l’ha fatta scivolare oltre il centesimo posto in classifica, lei che vanta un best ranking al n. 2 nel settembre 2007. Avrebbe dovuto debuttare nei tornei statunitensi già a Washington, dove difendeva il titolo 2018, ma la colpevole richiesta tardiva del visto per gli Usa non le ha permesso di iscriversi, facendola crollare ancora di più nel ranking. Da numero 153 mondiale ha avuto una wild card a Cincinnati e fin qui ha messo insieme una settimana dai sapori antichi, perché per arrivare in finale ha battuto tre top ten di fila: Stephens, Pliskova e Barty. Non solo: ha deciso la numero uno della nuova classifica e quindi indirettamente la prima testa di serie agli Us Open, perché i suoi successi sulla ceca nei quarti e sull’australiana in semifinale le hanno private dell’opportunità di prendere la vetta e ci hanno lasciato la Osaka (che intanto si è ritirata contro la Kenin per problemi a un ginocchio). A 34 anni, è cambiato lo spirito, grazie anche al ritorno con il vecchio allenatore, Carlos Martinez: «Ritardare l’arrivo negli Usa alla fine mi ha aiutato, perché ho dormito una settimana in più nel mio letto. Non pensavo di essere già a questo livello, ma adesso mi diverto e non ho pressioni». […]

Cecchinato cerca la scintilla giusta (Tuttosport)

 

Quattro azzurri al via. A Winston-Salem, in North Carolina, parte questa sera il torneo che vede tra gli altri al via Andy Murray, grazie ad una wild card, che affronterà al primo turno lo statunitense Tennys Sandgren. Il torinese Lorenzo Sonego, n. 47 del mondo, è l’unico ad essere testa di serie, condizione che gli permetterà di partire dal secondo turno. Non si conosce ancora il nome del suo primo avversario. Più difficile il percorso degli altri italiani in gara: Thomas Fabbiano esordirà contro Andrey Rublev, reduce dalla vittoria contro Roger Federer a Cincinnati. Andreas Seppi se la vedrà con il ceco Tomas Berdych, giocatore sempre temibile che però ha giocato molto poco negli ultimi due mesi. L’ultima partita vinta risale a febbraio e la sua condizione di forma rappresenta una vera incognita. Resta Marco Cecchinato, che viene da un lungo digiuno di vittorie. L’ultima volta fu a Roma, a metà maggio, contro De Minaur. Il siciliano sarà opposto ad Alexander Bubilk, giovane kazako. A New York invece sarà impegnata Camila Giorgi contro la russa Margarita Gasparyan. La russa è una giocatrice ostica che fa della potenza la sua arma migliore. Il Bronx Open è una novità nel circuito WTA. Testa di serie n. 1 sarà Qiang Wang, n.17 del mondo. Intanto a Cincinnati, Svetlana Kuznetsova ha ritrovato il suo miglior tennis. La ex numero due del mondo (2007), dopo aver battuto Sloane Stephens e Karolina Pliskova, ha sconfitto anche Ashleigh Barty, conquistando il pass per la finale del “Western e Southern Open. La 34enne russa, attualmente al numero 153 del ranking Wta a causa di alcuni problemi fisici, ha superato l’australiana, numero uno del tabellone e numero due Wta, col punteggio di 6-2 6-4.

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