Cinque storie di questo US Open

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Cinque storie di questo US Open

La sacra trinità e un discepolo (poco) ortodosso, una teenager canadese si aggiunge al party tutto al femminile, la scialuppa azzurra in acque agitate, il fenomeno Gauff, il messaggio semiserio di Kyrgios

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La sacra trinità e un discepolo (poco) ortodosso

Ci risiamo. Come da quasi dieci anni a questa parte, tocca di nuovo premettere che molto probabilmente il vincitore del torneo di singolare maschile verrà fuori dalla sacra trinità Nole-Roger-Rafa. Per i più credenti e meno scettici, è superfluo perfino citare gli ultimi due nomi. In breve, qualche ragione per cui ciascuno di questi fenomeni dovrebbe trionfare (ancora) a Flushing Meadows. Al di fuori della terra rossa, Djokovic è il giocatore più forte del pianeta e negli Slam tira fuori tutta la sua onnipotenza tennistica, come ha dimostrato a Melbourne e Wimbledon. Federer non vince un Major da quasi due anni ma è quello che più volte in carriera tra i tre si è imposto a New York, ovvero cinque, ininterrottamente dal 2004 al 2008. Nadal è stato l’unico a conquistare una delle tappe di preparazione, la Rogers Cup, e lo US Open tende a giocarlo piuttosto bene negli ultimi anni. Rafa è finito solo soletto nella parte bassa del tabellone. Nole e Roger invece si potrebbero incrociare nella semifinale di quella alta. Per arrivare fino a lì, lo svizzero sembra avere attorno a sé il paradiso ma il serbo è atteso da una serie di match che per altri sarebbero l’equivalente di una via crucis.

Uno su tutti quello contro Daniil Medvedev, che quest’estate si è definitivamente guadagnato il titolo di “nuova alternativa ai big three”. Considerate come le cose sono andate a Zverev in questa stagione dovrebbe tirare fuori un rosario. I numeri sono dalla parte del tanto sgraziato quanto efficace tennista russo. Nessuno ha vinto tante partite quante lui sul circuito quest’anno, ovvero 44: 3 più di Rafa, 5 più di Roger, 6 più di Nole. In agosto, il 23enne moscovita è arrivato in finale in ogni torneo in cui ha giocato, vincendo l’ultima a Cincinnati, che gli è valsa il primo titolo Masters 1000 in carriera. Inoltre, sembra uno dei pochi essere umani in grado di mettere in difficoltà il dio del tennis belgradese: gli ha tolto un set agli Australian Open e l’ha sconfitto a Montecarlo e in Ohio. Dopo la debacle, Djokovic gli ha fatto i complimenti, lodando i suoi miglioramenti. Immaginarselo con il trofeo in mano sull’Arthur Ashe Stadium rimane comunque un atto di fede. Servirebbe un miracolo invece per un Thiem che dopo la vittoria ad Indian Wells ha giocato solo quattro partite su cemento, perdendone la metà, per uno Tsitsipas molto meno smagliante di qualche mese fa, per uno Zverev alla ricerca di sé stesso e per tutti gli altri più o meno giovani.

 
Djokovic, Federer, Nadal (foto di Tasha Pop)

No, un’altra invitata no. Ma chi l’ha chiamata Bianca?

Se il torneo maschile sembra un ritrovo di fedeli in procinto di venerare l’ennesima emanazione della trinità, quello femminile si preannuncia come un altro party molto pepato: invitate di ogni età e generazione che per trovare il proprio spazio nel dancefloor devono farsi largo a gomitate, pesante rischio di ubriacature che ti mandano KO quando il dj non ha messo su i suoi dischi migliori, una sola reginetta del ballo (inteso come titolo e classifica mondiale) per l’invidia di tutte le altre. Si comincia subito con i fuochi d’artificio, con il catfight più iconico degli anni dieci, quello che mette insieme 28 Slam e tanto astio reciproco: pantera della California contro tigre siberiana, Serena vs Masha. Ma sarà solo l’inizio di una festa affollatissima in cui Halep può dimostrare di essere una macchina da guerra dopo Wimbledon, Osaka che (forse) si è ripresa dalla crisi post-Bajin, Barty che quel Roland Garros non è stato un caso, Kvitova che può ancora vincere uno Slam, Svitolina che può conquistare il suo primo. E occhio anche a Pliskova, Bertens, Keys e Stephens, tutte molto agguerrite sul cemento americano. “Girls just want to have fun”, cantava Cyndi Lauper.

Come se non bastasse, a rendere l’aria un po’ più irrespirabile nel locale, ci penserà la new entry Bianca Andreescu, 19 anni compiuti da poco, da Mississauga, Canada. Il suo record così come la sua ascesa in classifica questo 2019 sono stati a dir poco impressionanti: 36 vittorie e 4 sconfitte, da n.152 a n.15. Successi di rilievo ad Indian Wells e Toronto. Praticamente quando il suo fisico già molto massiccio nonostante l’età le ha dato pace, Bianca ha quasi sempre vinto. Contro tutte. 7-0 il bilancio contro le Top 10, con due vittorie su Kerber e una su Serena, per ritiro, nell’epilogo del torneo di casa. Dopo il match, la canadese è andata a consolare la campionessa statunitense che si è apertamente dichiarata una sua fan. E non è per nulla scontato, chiedere a Maria, appunto. Ma anche a Carlos Ramos che dopo la finale dello scorso anno è finito suo malgrado nella black (in tutti i sensi) list del torneo newyorkese, quantomeno per quanto attiene agli incontri delle sorelle Williams. Bianca invece ha le carte in regola per entrare nel club: combina grinta e maturità da veterana con una forza e incoscienza da teenager. Se appunto la salute la assiste, in ottavi potrebbe già trovare Halep, per un match sulla carta molto molto interessante. 

Ah, ma non sono le Indie? Quasi ci speravo 

Stanchi, sfibrati, disorientati: approdano così i nostri azzurri nell’ultimo grande porto della stagione del tennis. Un po’ come il celebre navigatore genovese che oltre cinquecento anni fa pensava di finire dall’altra parte del mondo. Almeno lui la sua America la trovò, entrando dritto dritto nei libri di storia. Più difficile che invece riescano a riscrivere la storia del nostro tennis al maschile, superando la semifinale ottenuta da Barazzutti nel lontano 1977, i vari Fognini, Berrettini, Seppi, Cecchinato, Sonego e Fabbiano. E dire che almeno per il capitano ligure e il giovane marinaio romano il viaggio nel circuito in questo 2019 sembrava procedere a vele spiegate. Nei vicini lidi europei i due avevano fatto furore, galvanizzando i tifosi più patriottici. Grazie al successo a Montecarlo e ad una serie di risultati solidi sulla terra, Fabio era entrato per la prima volta in carriera in Top 10 dopo il Roland Garros. Poi poco o nulla per lui, tra l’erba e il cemento nordamericano, a conferma dello storico scarso feeling con questa parte di stagione. Matteo era lanciatissimo dopo la tournée sui prati. Ad arrestare il suo impeto ci si è messo tuttavia un fastidioso infortunio alla caviglia. Andreas e Marco vengono da un 2019 burrascoso, con molte più sconfitte che vittorie. Non c’è molto da attendersi da Lorenzo che in carriera ha giocato solamente nove partite a livello ATP sul duro, perdendone 5. 

Il sorteggio non è stato di certo benevolo. Il big server Opelka per Fognini, il nobile decaduto Dimitrov per Seppi, il redivivo Gasquet per Berrettini. Addirittura, il n.4 del mondo Thiem per Fabbiano. Più fortunati Cecchinato e Sonego, che hanno pescato rispettivamente Laaksonen e Granollers. E chissà che a salvare (quantomeno simbolicamente) la spedizione non possa essere un giovane altoatesino, Jannik Sinner, uno che il mare di solito non lo vede nemmeno con il binocolo e che qui a New York si è permesso di qualificarsi a 18 anni appena compiuti. Come fanno quelli forti davvero.

In campo femminile sembra passata un’era geologica dalla finale tutta azzurra Pennetta-Vinci del 2015. Giorgi cerca ulteriore fiducia dopo alcune prestazioni incoraggianti. Primo turno contro Sakkari che l’ha già sconfitta nettamente qualche settimana fa a Cincinnati e potrebbe dunque rivelarsi uno scoglio insormontabile per lei in questo momento. Anche se le recenti finali di Washington e New York, purtroppo perse, lasciano ben sperare.

Coco, I’m loving it

Quattro giocatrici nelle Top 20, sette nelle Top 50. Eppure la maggior parte dell’attenzione del pubblico statunitense sarà riversata sulla n.141 del mondo. Che nonostante i suoi soli 15 anni è già arrivata agli ottavi di Wimbledon, ha già vinto il suo primo torneo WTA in doppio, ha già firmato un contratto milionario di sponsorizzazione con Barilla, ha già incontrato Michelle Obama, che, in poche parole, è già una star. Se non lo sapete, e sarebbe strano, si sta parlando di Cori “Coco” Gauff, la nuova giovanissima sensazione del tennis a stelle e strisce. Gauff piace perché è fresca e ha un gioco dirompente. Piace forse anche perché in quanto afroamericana sembra la perfetta sostituta per una Serena che inevitabilmente dovrà presto appendere la racchetta al chiodo. Piace a tutti, tanto che la federazione americana ha forzato il regolamento WTA per darle una wild card. Insomma, l’hype attorno a questa adolescente è stato montato ad arte, come solo dall’altra parte dell’oceano sanno fare. 

Come inquadrare il suo torneo quindi? Sarà una passerella e quello è poco ma sicuro. Il tennis statunitense mostrerà al proprio pubblico, probabilmente su uno dei campi principali dell’impianto di Flushing Meadows, di aver trovato un nuovo prodigio per cui possono entusiasmarsi. Un fenomeno che promette di dominare il mondo al contrario delle brave ma non bravissime Stephens e Keys. Per non parlare degli uomini che da anni non si avventurano oltre i quarti di finale nello Slam di casa. A Coco basterà essere lì, presente, in tutta la sua giovinezza e talento. Più difficile che questi US Open possano già ulteriormente alimentare il fenomeno Gauff. All’esordio ci sarà una sfida difficile contro la giovane stella del tennis russo Potapova, al secondo un proibitivo scontro con una vecchia volpe come Suarez Navarro, al terzo turno eventualmente il faccia a faccia contro Osaka. But anything is possible in New York. 

Coco Gauff – Washington 2019 (foto via Twitter, @CocoGauff)

“That’s (not) hilarious”

Nick Kyrgios ha voluto cortesemente lasciare in esclusiva un messaggio personale alla redazione di Ubitennis. Ve lo riportiamo in traduzione di seguito.

“Boh, ragazzi, io quando arrivo a settembre sono già stufo. Stufo di viaggiare, stufo di magari giocare primi turni Slam nel campo 15 contro lo Steve Johnson di turno. Con tutto il rispetto per Steve Johnson, ma anche no. Stufo di provocare Nadal e Djokovic con dei post su Instagram. No di quello non mi stufo mai, ci siete cascati. Oh, sono anni che cerco di farvelo faccio capire. Agli US Open in sei apparizioni ho vinto sei partite di tabellone principale. Nel 2016 ho perso all’esordio da Marchenko. Cioè Marchenko, non so se mi spiego. Manco lo riconoscerei per strada. L’anno scorso ho battuto Herbert solo per fare un piacere a Lahyani. Poi ho lasciato spazio a Federer che è il vero GOAT, non come quegli altri due che ci mettono ore a servire e rosicano di brutto quando perdono. Cioè in Australia comincia a fare caldo. E io sono ancora in giro per il mondo a tirare una palla da tennis di là della rete. Al massimo questo dovrebbe essere il periodo delle esibizioni, come la Laver Cup. Quella è una figata. Poi oh io ve l’ho fatto vedere in questa stagione: quando sono carico non mi batte nessuno. Ve ne siete accorti? Prima ad Acapulco e poi a Washington. A voi non basta? A me sì. La scenata di Cincinnati era un primo segnale: non ne ho più voglia. Quindi non aspettatevi niente per questi US Open, chiaro? Però magari se arrivo al terzo turno con Tsitsi mi impegno un po’. Vediamo dai. Bella”. 

(a scanso di equivoci, ché è già successo: si tratta di una lettera di finzione. Nick non ci ha veramente scritto. Non ancora, almeno…)

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ATP

ATP Acapulco: il polso fa ancora male, si ritira Kyrgios

Il dolore al polso sinistro costringe Nick Kyrgios all’abbandono dopo un set contro Ugo Humbert. Nessu problema per Rafael Nadal

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Nick Kyrgios - Acapulco 2020 (foto Twitter @Abiertotelcel)

La sessione serale della seconda giornata all’Abierto Mexicano di Acapulco ha visto in cartellone i rispettivi match di primo turno di quelli che nel 2019 avevano dato vita al match del torneo, ovvero il campione uscente Nick Kyrgios e la prima testa di serie Rafael Nadal.

Un piatto succulento, almeno sulla carta, per gli spettatori del Princess Mundo Imperial, che però hanno lasciato le tribune poco dopo le 23 locali con un po’ di amaro in bocca.

In apertura di serata Rafael Nadal ha rimediato a una partenza estremamente imprecisa e titubante che lo aveva visto andare subito in svantaggio per 2-0 0-30 con un rapido aggiustamento di rotta che gli è valso un prevedibile 6-3, 6-2 di routine nei confronti del suo connazionale Pablo Andujar, n. 54 del ranking ATP. Una volta presa la mira sulle prime accelerazioni di diritto, l’attuale n. 2 del mondo non si è più guardato indietro e non ha mai avuto momenti di difficoltà se non nel tentare di tamponare la sua abbondantissima sudorazione nella calura dell’umidità messicana. La sua cavalcata è stata soltanto temporaneamente rallentata dal break subito sul 4-1 “pesante” del secondo set, quando comunque il suo vantaggio era già molto consistente.

 

In 90 minuti Nadal ha concluso il suo primo match dall’Australian Open, sconfiggendo Andujar per la quarta volta su quattro incontri e avanzando al secondo turno dove incontrerà il serbo Miomir Kecmanovic, n. 50 del ranking ATP, vincitore al primo turno dell’australiano Alex de Minaur.

Ma il piatto forte della serata, almeno per il pubblico messicano, doveva essere l’esordio del campione uscente Nick Kyrgios, che lo scorso anno estrasse dal cilindro una delle più improbabili rincorse al titolo sconfiggendo uno dietro l’altro il nostro Andreas Seppi, Rafael Nadal appunto, poi Stan Wawrinka, John Isner e Sascha Zverev, ovvero tre Top 10 su cinque incontri.

Kyrgios era impegnato contro il giovane e talentuoso francese Ugo Humbert, n. 43 del mondo, ma con grande disappunto di tutta la folla presente non è riuscito a portare a termine il proprio impegno, vedendosi costretto al ritiro dopo la perdita del primo set a causa del persistere del problema al polso sinistro che già lo aveva costretto al forfait la settimana scorsa a Delray Beach.

Humbert, dal canto suo, ha messo in campo una solidissima prestazione, soprattutto nei suoi game di battuta nei quali ha concesso solamente quattro punti in tutto il set, e sicuramente non si è meritato tutti i fischi che hanno accompagnato la sua uscita dal campo. L’australiano è apparso in difficoltà sin dall’inizio, soprattutto dalla parte sinistra ovvero dalla parte del suo rovescio bimane dove ha bisogno della mano sinistra: si è fatto fasciare il polso dal fisioterapista sull’1-4, ma dopo aver giocato qualche altro game e completato il primo set ha capito che era perfettamente inutile continuare ed ha stretto la mano ad arbitro e avversario avviandosi verso gli spogliatoi, non prima però di essersi tolto le scarpe da tennis come di consueto e infilato le scarpe da basket direttamente sul campo.

Il torneo (e con lui anche tutti i party di contorno) perde così il proprio campione uscente ed un sicuro potenziale protagonista che ora però dovrà cercare di recuperare in vista dell’impegno di Davis della settimana prossima ad Adelaide contro il Brasile. Humbert avanza quindi al secondo turno dove trova l’americano Taylor Fritz, vincitore in tre set di John Millman.

I risultati completi:

[1] R. Nadal b. P. Andujar 6-3 6-2
S. Kwon b. [LL] T. Daniel 6-2 2-6 6-3
[8] D. Lajovic b. S. Johnson 6-7(5) 6-4 6-3
P. Martinez b. R. Albot 6-3 6-2
[7] G. Dimitrov b. [Q] D. Dzumhur 6-3 6-3
U. Humbert b. [6] N. Kyrgios 6-3 rit.
T. Fritz b. J. Millman 7-5 3-6 6-1
[4] F. Auger-Aliassime b. [LL] A. Bolt 6-3 7-6(5)
[5] J. Isner b. [WC] M. Zverev 6-3 7-6(4)
[2] A. Zverev b. [Q] J. Jung 7-6(6) 6-1

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WTA

Le ragazze in crisi non risorgono a Doha. Svitolina ancora travolta, bene Swiatek

L’ucraina impotente al cospetto di una ritrovata Anisimova. Fuori anche Vondrousova e Muchova. Swiatek e Bertens convincono. Pavlyuchenkova si ritira

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Momento nero che prosegue e proseguirà persino in quel di Doha per chi nel 2020 non ha ancora visto un solo raggio di luce. Prosegue per Elina Svitolina, e questo è sicuro: reduce da un inizio stagione terrificante, la più alta tra le teste di serie impegnate oggi sta facendo una sinistra abitudine alle sconfitte sonore. Ceduto il passo a Garbine Muguruza nel terzo turno dell’Open d’Australia raccogliendo tre game, Svitolina ha poi perso malissimo contro Nao Hibino a Hua Hin, dove s’era recata da super favorita sicura di rincasare con il trofeo, e a Dubai la settimana scorsa contro Jennifer Brady il passivo è stato ancor più pesante.

Il doppio seitre incassato oggi per mano di Amanda Anisimova è anche generoso, poiché il match è stato completamente controllato dall’attesissima teenager, lei pure proveniente da un periodo difficilino addebitabile in parte al dramma famigliare vissuto la scorsa estate, in parte al drastico carico tattico impostole dal nuovo coach Carlos Rodriguez. Quando è, o sembra, libera di testa com’è accaduto oggi, Amanda fa spavento per potenza e pulizia dei colpi. Toglierle il comando dello scambio è complicato per chiunque, figuriamoci per una Svitolina passiva come quella ammirata sul centrale del Khalifa International Tennis Complex.

Chi aspettava dal torneo qatariota qualche piccolo incoraggiamento dopo un inizio di 2020 lontano dalle aspettative è stato in genere respinto nel corso della seconda giornata di gare. Marketa Vondrousova e Karolina Muchova, accomunate da estrazione ceca e crisi profonda, sono state rispettivamente rimpatriate da Saisai Zheng e da Kiki Bertens. Meno grave la seconda per caratura dell’avversaria, verrebbe da dire, dopotutto era un incontro di secondo turno e almeno un match a Doha Muchova l’ha vinto. Purtroppo la cambiale firmata nel 2019 dice quarti di finale, e la fantasista da Olomouc non si è dimostrata solvibile. Marketa, non da oggi, ha la faccia di chi sta assistendo al proprio funerale. Mai più tornata all’apice dopo l’operazione al famigerato polso subita lo scorso settembre, la finalista del Roland Garros 2019 da gennaio ha vinto tre partite in croce, di cui due in rimonta dopo aver agevolmente fatto proprio il primo set. I sintomi sono quelli della fiducia sotto i tacchi, ma chi scrive continua a pensare che valga ampiamente la top ten.

 

GLI ALTRI MATCH – Per il resto, ottima vittoria di Iga Swiatek, brava a battere in due Donna Vekic riemergendo dal tre a cinque nel secondo e ottima la sempre attesissima Vera Zvnareva: wild card, l’ex numero due del mondo ha battuto con relativo agio un’altra appartenente alla triste combriccola delle ragazze in crisi, Su-Wei Hsieh. Niente crisi per Anastasija Pavlyuchenkova, dopotutto l’inizio dell’annata è stato incoraggiante, ma un ritiro pre-match per colpa di un infortunio alla gamba destra eredità di Dubai. Per dare un’avversaria a Yulia Putintseva si è dovuto ricorrere alla ripescata Timea Babos: la gran doppista ungherese ha fatto il possibile perdendo comunque in due. Altra delusione, meno cocente di quella patita la scorsa settimana ma pur sempre delusione, a casa Martic. Persa la semi con Rybakina a Dubai scialacquando l’impossibile, Petra è stata sconfitta in rimonta da Barbora Strycova, la quale ha così onorato la bandiera ceca sventolante tristemente a mezz’asta per i motivi sopra resi noti. In chiusura di programma, ha vinto in rimonta il suo match d’esordio Elena Rybakina, che perderà pure qualche finale di troppo ma è già a venti vittorie in soli 55 giorni di 2020. Toccherà ora a Van Uytvanck tentare d’impedirle di raggiungere la ventunesima.

Risultati:

Primo turno

C. Suarez Navarro b. S. Zhang 7-5 6-0
[Q] T. Martincova b. [LL] M. Doi 6-2 3-6 6-2
A. Kontaveit b. A. Sevastova 6-4 7-6(3)
B. Strycova b. [10] P. Martic 4-6 6-1 6-2
[15] M. Sakkari b. J. Goerges 6-4 6-3
S. Zheng [12] b. M. Vondrousova 1-6 6-3 6-2
S-W. Hsieh vs [WC] V. Zvonareva
Y. Putintseva b. [LL] T. Babos 6-3 6-4
I. Swiatek b. [17] D. Vekic 6-4 7-5
J. Brady vs [13] A. Riske
D. Yastremska b. [Q] K. Flipkens 6-2 6-3
[14] E. Rybakina b. [WC] S. Cirstea 3-6 6-3 6-1

Secondo turno

[7] K. Bertens b. K. Muchova 6-2 6-4
A. Anisimova b. [5] E. Svitolina 6-3 6-3



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Focus

L’incredulità di Mager: “Non ho ancora realizzato quello che ho fatto”

La vittoria su Thiem, la prima finale in un torneo ATP a Rio, la Top 100. “Il tennis è uno sport pazzesco. Una settimana fa perdevo al primo turno delle qualificazioni contro un giocatore fuori dai primi 300”, ha dichiarato il ligure

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Gianluca Mager - Rio de Janeiro 2020 (via Twitter, @RioOpenOficial)

Non si è conclusa con il lieto fine la meravigliosa cavalcata di Gianluca Mager a Rio. In finale, il 25enne sanremese ha messo in difficoltà il cileno Cristian Garin, uno dei tennisti più in forma del momento, ma non abbastanza da portare a casa l’incontro. Grazie alla sua maggiore solidità, Garin si è imposto in due set, con lo score di 7-6 7-5. Il sudamericano deve però ringraziare anche l’ungherese Attila Balasz che nel prosieguo della semifinale sospesa per pioggia sabato ha trascinato Mager in una maratona di quasi tre ore, conclusasi al tie-break del terzo. E così il ligure è arrivato con la spia della riserva accesa all’epilogo del torneo. 

Oggi ero stanco. Lui ha giocato un po’ meno. Io con Balasz ho giocato una partita durissima, ha affermato con grande sincerità Mager, che comunque non ha nulla da rimproverarsi. Ho cercato di stringere gli scambi, cercando di essere aggressivo. Lui ha giocato molto bene. È un ottimo giocatore. Molto forte. Veniva dalla vittoria a Cordoba. Non mi recrimino niente. Ho avuto le mie occasioni ed è andata male”. Complimenti quindi a Garin, che con quest’altro trionfo sbarca per la prima volta in Top 20. Il 23enne cileno, che sembrava essersi un po’ perso nella transizione tra junior e professionismo, si sta imponendo come uno dei volti nuovi del circuito e soprattutto sulla terra rossa sarà un osso duro anche per i più forti.

Ma, per quanto ci riguarda, i complimenti vanno soprattutto a Gianluca, che a Rio de Janeiro è partito dalle qualificazioni, da n.128 del ranking, e ha raggiunto la sua prima finale in un torneo ATP. E nemmeno in un 250 ma in un 500. Lo ha fatto mostrando un tennis tenace e aggressivo, con colpi penetranti e che hanno lasciato di stucco gli avversari, a volte colti di sorpresa dalla sua qualità di gioco.

È stata una settimana veramente incredibile. Questo sport è pazzesco. Una settimana fa ero a Buenos Aires e perdevo al primo turno delle qualificazioni contro un giocatore 300 al mondo (il 18enne argentino Juan Manuel Cerundolo n.383 del ranking ATP ndr). Giusto una settimana dopo ho raggiunto la mia prima finale in un torneo ATP, di categoria 500, qui a Rio de Janeiro”, ha spiegato Mager, dopo la finale che gli ha aperto le porte dei primi 100 del mondo. “Un’emozione incredibile. Sette giorni di emozioni indescrivibili. Dalla gioia alla tensione pre-match. Nella mia testa non ho ancora ben realizzato il fatto di essere entrato nei primi 100. Domani forse comincerò a realizzarlo”. Attualmente il ligure occupa la 77esima posizione mondiale ed è il quinto azzurro dopo Berrettini, Fognini, Sonego e Sinner. 

Nella sua straordinaria avventura carioca, Mager ha eliminato dal tabellone avversari di altissimo livello e sulla carta molto più quotati di lui. Due su tutti: Casper Ruud e Dominic Thiem. Il nextgen norvegese ma con un grande feeling sulla terra rossa era lanciatissimo in seguito al suo primo trofeo sul circuito maggiore a Buenos Aires. Thiem di presentazioni non ne ha nemmeno bisogno e, dopo la finale persa di un soffio contro Djokovic agli Australian Open, era arrivato a Rio con l’intenzione di dominare il torneo, visto anche un field non proprio eccezionale.

Mager li ha battuti entrambi, Ruud al primo turno e Thiem ai quarti, sempre in due set. “Quando ho saputo che dovevo giocare contro Ruud, che veniva dalla vittoria a Buenos Aires, pensavo che sarebbe stato un bel test. Proprio in termini di tennis. Giocare contro uno che veniva dalla sua prima vittoria in un torneo ATP. Ho provato a godermi il momento e la situazione. Non ho pensato molto”, ha raccontato l’azzurro. “Mentre con Thiem è stata una partita sospesa. Quella sera lì non sono riuscito a dormire. Non ho chiuso occhio. Pensavo al fatto che stavo giocando con un Top 5. La mattina dopo ero nervosissimo. Il mio allenatore (Flavio Cipolla, ex n.70 del ranking mondiale ndr) e la mia fidanzata mi hanno aiutato a darmi una calmata”. Ed ha decisamente funzionato, in quello che finora è forse l’upset più grosso della stagione. 

Qualcuno può chiedersi: ma perché non ne abbiamo mai sentito parlare prima di questo Mager se è così forte? In effetti, il tennista di Sanremo si è tenuto ben lontano dai radar. Carriera da junior inesistente. Esordio tardivo tra i pro a 19 anni e poi tanta gavetta. Alla fine del 2018 era ancora attorno alla 300esima posizione mondiale e aveva compiuto il salto da future a challenger. Poi l’esplosione nel 2019, con una stagione da 48 vittorie e 29 sconfitte e l’avvicinamento alla Top 100. “Quando ero ragazzo giocavo per divertirmi. Non avevo mai preso in considerazione l’idea di provarci seriamente. Ero giovane e non me ne rendevo conto. Crescendo verso i 18 anni sono maturato e ho capito che quello che volevo fare era giocare a tennis”, ha rivelato lo stesso Mager. Ho fatto un sacco di sacrifici. Ho speso un sacco di tempo. Ogni anno mi muovevo per andarmi ad allenare. Ho imparato tanto”.

Una bella storia, di quelle in cui i sogni si realizzano e gli sforzi vengono ripagati. Anche se la settimana di Rio potrebbe essere l’inizio di un nuovo romanzo nella carriera di Mager. Quello fatto di Masters 1000 e di tornei dello Slam, e, ci auguriamo, di altri e più prestigiosi successi.

Si ringrazia il collega brasiliano João Victor Araripe, che gestisce il blog brasiliano ‘Break Point’, per aver raccolto le dichiarazioni di Gianluca Mager

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