US Open, il tabellone degli italiani. Sorteggi difficili, con un Sinner in più

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US Open, il tabellone degli italiani. Sorteggi difficili, con un Sinner in più

Fognini e Berrettini dovranno stare attenti al primo turno, Fabbiano sembra spacciato con Thiem. Sinner vs Wawrinka. Incrocio difficile anche per Giorgi, fattibile per Sonego e Cecchinato

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Fabio Fognini - Montreal 2019 (foto via Twitter, @CoupeRogers)
 
 

Sorteggiati i tabelloni dei singolari degli US Open, dopo avervi dato una panoramica generale sui vari accoppiamenti e aver analizzato i due tabelloni (maschile e femminile), cerchiamo di porre la lente d’ingrandimento sul sorteggio dei giocatori italiani. Erano ben sei gli azzurri entrati d’ufficio nel main draw maschile, ma sono diventati sette grazie alla qualificazione di Jannik Sinner e successivamente otto con il ritiro di Kevin Anderson che ha promosso Lorenzi in tabellone come lucky loser. In quello femminile ha trovato posto solo Camila Giorgi, già scesa in campo questa settimana a New York… ma per il Bronx Open, dove ha raggiunto la finale nella quale affronterà Linette.

Partiamo proprio dall’analisi del tabellone di Giorgi, sicuramente non semplice. All’esordio la tennista maceratese se la dovrà vedere con la greca Maria Sakkari, testa di serie numero 30 che l’ha recentemente battuta (in maniera anche abbastanza netta, 6-3 6-0) al torneo di Cincinnati. La greca ha vinto anche l’altro precedente è sempre in due set, nel 2016 a New Haven (6-3 6-3).

Come sappiamo Camila ha avuto un anno abbastanza travagliato, limitata da problemi al polso che l’hanno costretta a lunghi stop. Il mese di agosto l’ha certamente riabilitata – finale a Washington e ora un’altra finale al Bronx Open -, ma prima dell’inizio di questo torneo aveva fatto registrare nel 2019 appena 7 vittorie ed 11 sconfitte. Da un lato quindi c’è il recente periodo positivo, sebbene limitato a tornei minori – a Toronto e Cincinnati l’italiana ha rimediato due nette sconfitte al primo turno – e dall’altro la possibilità che le scorie del torneo di preparazione agli US Open (prima della finale, Camila è rimasta in campo già per sette ore e mezza) possano rendere ancora più arduo un cammino già complesso in partenza.

 

Maria Sakkari è in grande forma (29 vittorie e 18 sconfitte in stagione), ha vinto a Rabat, fatto semifinale a Roma e quarti a Cincinnati ed è vicina al suo best ranking (è attualmente numero 31, un anno fa è stata n. 29). Se Camila dovesse spuntarla, al secondo turno avrebbe un incrocio più morbido (Peng o Lepchenko), ma subito dopo si troverebbe di fronte con ogni probabilità la tennista dell’anno, Ashleigh Barty. Insomma una strada davvero in salita, forse troppo per immaginare un exploit di Camila che questa settimana si è comunque garantita il ritorno in top 50.

GLI ITALIANI: LE TESTE DI SERIE – Abbiamo in tabellone due teste di serie: Fabio Fognini, n.11, e Matteo Berrettini, n.24 del seeding. Per entrambi i sorteggi non sono stati agevoli.

Fabio se la dovrà vedere con il gigante americano Reilly Opelka, sul veloce uno dei giocatori più insidiosi tra le non teste di serie. L’americano è n.42 del ranking e non ha mai incontrato in precedenza il tennista italiano. Inutile soffermarsi sulle incognite di partite del genere. Fognini dovrà armarsi di sacrosanta pazienza e scardinare il servizio del suo avversario. Un match sicuramente ostico: l’americano quest’anno ha vinto il torneo di New York e fatto semifinale ad Atlanta, segnale che in patria dà il meglio di sé, figuriamoci nello Slam di casa. Se Fabio dovesse (come ci auguriamo) spuntarla, il cammino fino agli ottavi sarebbe probabilmente più comodo.

Al secondo turno avrebbe il vincente tra lo spagnolo Munar ed un qualificato, al terzo turno con ogni probabilità il georgiano Basilashvili che non è un avversario comodo, ma sicuramente alla portata. Poi la sua corsa incrocerebbe quella di Medvedev, il tennista più in forma del momento. L’eventuale quarto con Novak Djokovic sembra, per ovvi motivi, un traguardo difficile da raggiungere. È chiaro che molto dipenderà dai fastidi alla caviglia di Fabio i cui alti e bassi di questa stagione purtroppo sono stati condizionati proprio da questo malanno fisico.

Non è andata meglio a Matteo Berrettini che ha pescato dall’urna il veterano francese Richard Gasquet, che sembra aver recuperato una buona condizione dopo l’infortunio dello scorso anno, come dimostra la recente semifinale a Cincinnati. Dopo Wimbledon. anche Matteo è stato bersagliato da un problema fisico alla caviglia, una distorsione che lo ha costretto a un difficile ritorno in campo a Cincinnati, dove ha perso al primo turno contro Londer. Di base ci sono i presupposti per vedere una bella partita (non c’è nessun precedente), e servirà tutta la potenza nei colpi di inizio gioco di Matteo per venire a capo di Gasquet. Battuto eventualmente il francese, Berrettini avrebbe uno tra il portoghese Sousa e l’australiano Thompson e poi probabilmente lo spagnolo Bautista-Agut, tennista tra i più arcigni e temibili del circuito. Un Berrettini in forma può fare progetti di terzo turno, ma la condizione fisica sarà decisiva.

SINNER – C’erano tredici italiani iscritto al torneo maschile di qualificazione, ma l’unico a ottenere il pass per il tabellone principale è stato anche il più giovane, e per certi verso il più atteso: Jannik Sinner. A 18 anni appena compiuti, esattamente come Auger-Aliassime lo scorso anno, disputerà il primo Slam della sua carriera (secondo italiano più giovane a riuscirci, dopo Nargiso agli Australian Open del 1988). Il sorteggio che si è svolto immediatamente dopo la fine dell’ultimo incontro di qualificazione non ha però premiato la sua cavalcata cadetta, sistemandolo di fronte a Stan Wawrinka, 23esima testa di serie. Inutile dire che si tratta di un banco di prova che va oltre l’attuale dimensione tennistica dell’italiano, e che Jannik potrà affrontare la sfida (su un campo verosimilmente non troppo secondario) con la classica tranquillità di chi non ha nulla da perdere. Sarà interessante verificare come riuscirà a fronteggiare uno dei giocatori con la palla più pesante del circuito.

Immaginando che Sinner possa già ottenere qui a New York la sua prima vittoria in uno Slam, l’ipotetico secondo turno lo vedrebbe di fronte a Hurkacz (finalista a Winston-Salem questa settimana) o Chardy con vista sul terzo turno presidiato da Anderson. Discorsi estremamente prematuri, che vengono fatti più che altri per onore di cronaca. Ma in fondo Jannik ha dimostrato di poter stupire ogni volta più della partita precedente, dunque perché non concedergli il beneficio del dubbio?

ITALIANI: TUTTI GLI ALTRIMarco Cecchinato ha recentemente interrotto una lunga striscia di sconfitte consecutive a Winston-Salem, perdendo poi al secondo turno. Il sorteggio di New York gli ha dato una mano assegnandogli come avversario lo svizzero Henri Laaksonen, una vita (tennistica) da comprimario dietro le stelle della sua nazione. Laaksonen ha vinto l’unico precedente tra i due l’anno scorso a Basilea, ma quest’anno ha fatto davvero poco per considerarlo favorito. Sul veloce si difende, ma siamo dell’idea che Cecchinato possa passare il turno e mettere un altro piccolo mattone sulla strada della sua risalita. Il secondo turno sarebbe ben più ostico perché il palermitano avrebbe il vincitore del derby canadese tra Shapovalov e Auger-Aliassime.

Sorteggio difficile da decifrare per Andreas Seppi. In altri tempi l’accoppiamento con Grigor Dimitrov avrebbe procurato più di qualche preoccupazione, ma in questo momento il tennista bulgaro è più o meno in grado di perdere contro chiunque, sebbene nella seconda delle due sfide contro Wawrinka nel back-to-back Montreal-Cincinnati si sia espresso certamente su livelli più consoni alla sua fama (ormai sbiadita, però). Non c’è nessun precedente, e non ci stupiremmo di vedere una partita piuttosto combattuta.

Il secondo turno vedrebbe Seppi opposto a uno tra Coric e Donskoy, verosimilmente il croato (12esimo testa di serie). Giocatore di sicura solidità, anche se in un momento di forma non brillantissimo. Benintesi, parliamo di avversari che un buon/ottimo Seppi può sempre battere nella sua carriera, ma è ormai sempre più difficile capire quando l’altoatesino è nel pieno delle sue forze, con l’anca che lo limita ormai di frequente. L’eventuale terzo turno con Raonic è una prospettiva purtroppo non molto probabile.

La mano che ha sorteggiato l’avversario di Lorenzo Sonego sembra invece la stessa che ha agito a Wimbledon. Il torinese comincerà infatti il secondo Slam consecutivo contro lo spagnolo Marcel Granollers, che sui prati di Church Road aveva approfittato della stanchezza di Sonego (reduce dal titolo di Antalya) per imporgli la sconfitta in tre set abbastanza lottati. Non solo quindi una buona occasione di ripetere il secondo turno dello US Open 2018 (sconfitto da Khachanov), ma soprattutto la possibilità di vendicare la sconfitta di Wimbledon (Granollers ha vinto anche l’unico precedente a livello Challenger, nel 2018 a Zhuhai). In caso di vittoria, Sonego affronterebbe al secondo turno uno tra Andujar e Edmund (due avversari temibili ma non impossibili) prima di incrociare probabilmente Dominic Thiem.

L’austriaco, testa di serie nr. 4 e finalista al Roland Garros sarà l’avversario di Thomas Fabbiano che è stato sicuramente il più sfortunato tra gli azzurri nel sorteggio. Peccato, perché Fabbiano sul cemento si sa difendere. Non ci sono precedenti tra i due, ma nonostante i larghi favori del pronostico, Thiem non potrà permettersi di iniziare il torneo con la guardia abbassata. Fabbiano sa come fare male ai big nei primi turni di uno Slam. Per informazioni chiedere a Tsitsipas.

L’ottavo e ultimo giocatore nel tabellone maschile si è unito nella serata (italiana) di sabato, quando Kevin Anderson ha dovuto dichiarare forfait. Si tratta di Paolo Lorenzi, che giocherà il torneo in qualità di lucky loser. Trovandosi a occupare lo spot di una testa di serie, il tabellone di Paolino può trasformarsi in una buona occasione. Esordirà contro la wild card statunitense Zachary Svajda, appena sedici anni. Dovesse superare il primo ostacolo, è sicuro di affrontare un serbo al secondo turno: Djere o Kecmanovic. A voler fare il passo più lungo della gamba, ovvero dare uno sguardo all’eventuale avversario di terzo turno, si scorgerebbe il nome di Stan Wawrinka.


Il sorteggio degli italiani

[LL] P. Lorenzi vs [WC] Z. Svajda
[11] F. Fognini vs R. Opelka
[24] M. Berrettini vs R. Gasquet
A. Seppi vs G. Dimitrov
M. Cecchinato vs H. Laaksonen
T. Fabbiano vs [4] D. Thiem
L. Sonego vs M. Granollers
[Q] J. Sinner vs [23] S. Wawrinka

C. Giorgi vs [30] M. Sakkari

Il tabellone maschile completo
Il tabellone femminile completo

L’articolo è stato aggiornato in data 25 agosto a seguito dell’ingresso in tabellone di Paolo Lorenzi

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Matteo Berrettini: la scelta è stata sua. È onesta, ma gli costerà cara

Matteo Berrettini avrebbe potuto anche non ritirarsi. Il torneo gli avrebbe permesso di giocare ugualmente. Una scelta che gli fa onore, e che forse altri non avrebbero fatto

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Matteo Berrettini a Wimbledon 2021 (Credit: AELTC/Jed Leicester)

La notizia del ritiro di Berrettini a causa della positività al COVID è stata una doccia fredda per tutti gli italiani presenti a Londra ed è facile immaginare come ci debba essere rimasto lui quando, dopo la febbre dei primi giorni, è arrivata a seguito del tampone, anche la brutta scoperta di aver contratto il virus. Deve essere stato un piccolo grande dramma. Ma nella vita di uno sportivo può capitare. Ricordate Tamberi alla vigilia delle Olimpiadi di Rio? Quando si strappò il tendine di Achille, vanificando quattro anni di allenamenti, sacrifici, sogni? Vero però che gli episodi sfortunati di Matteo alla vigilia di appuntamenti importanti purtroppo si ripetono con straordinaria frequenza. In questo momento per lui certamente doloroso Ubitennis ha ritenuto di non disturbare la sua privacy. Non è difficile immaginare che la vicenda lo avrà certamente scioccato e neanche quanto sofferta sia stata la sua decisione di rinunciare al torneo.

Più sfortunato di così, come campione che pareva in grado di ripetere l’exploit di un anno fa, e magari nei sogni suoi e degli italiani, fare ancora meglio, davvero Matteo non poteva essere. Matteo era il secondo favorito del torneo secondo i bookmakers. Fisicamente stava bene e la sua condizione agonistica non poteva essere migliore a giudicare dalle due vittorie nei due tornei di preparazione ai Championships. L’operazione alla mano era ormai un ricordo lontano e l’obiettivo era quello di migliorare il risultato del 2021.

Tuttavia qualche piccola avvisaglia che non tutto stava andando benissimo c’era stata e ci eravamo permessi di coglierla, quando fu scritto “ma come mai Berrettini non si è presentato alla conferenza stampa? E perchè non si è allenato domenica?” Infatti quella domenica Berrettini aveva cancellato sia la sua conferenza stampa pre-torneo sia il suo allenamento. Ma solo oggi, al di là dei rumours che circolavano, si è saputo che il tennista romano ha passato tre giorni sul divano di casa senza toccare racchetta a causa di un malessere che gli ha provocato anche qualche linea di febbre. Lui ha certamente sperato che si trattasse di una normalissima influenza.

 

Poi, come da lui stesso comunicato attraverso i social media, è arrivata la decisione di sottoporsi a un test COVID nella giornata di martedì, prima di iniziare la preparazione al match di primo turno contro Garin. Di seguito la dolorosa decisione di ritirarsi dal torneo.

Secondo quanto trapelato nell’ambito del clan dell’azzurro, nei convulsi momenti dopo l’annuncio del ritiro, gli ufficiali del torneo di Wimbledon avrebbero lasciato a Berrettini e al suo staff la scelta se giocare o meno, indipendentemente dalle sue condizioni di salute. Non c’è nulla di scritto, ufficialmente. Ma pare che gli sia stato detto: “Se sei asintomatico e ritieni di poter giocare, non c’è alcun obbligo”.

Si è trattata quindi di una decisione di grande responsabilità, alla quale ha sicuramente contribuito la rettitudine morale di Berrettini e il suo desiderio di mantenere la reputazione che si è faticosamente costruito in questi anni nel circuito di persona rispettosa dei suoi colleghi e di tutti coloro che lavorano nel mondo del tennis.

Non è difficile infatti immaginare che qualcun altro avrebbe potuto compiere una scelta meno altruistica, decidendo di non testarsi e di provare comunque a giocare nonostante la febbre, infischiandone delle possibili conseguenze. Magari, visto anche il tabellone, poteva superare questa prima settimana anche in condizioni incerte di salute e poi chissà…

Durante le pause per pioggia che si sono verificate lunedì pomeriggio, tutti i giocatori sono dovuti ritornare negli spogliatoi e in quel momento quasi 200 persone (tra atleti, allenatori e staff) si sono ritrovate in una stanza relativamente piccola, andando a creare una situazione di affollamento in un luogo chiuso che sicuramente avrebbe costituito terreno fertile per la diffusione del coronavirus.

Berrettini tuttavia, pur sapendo di rinunciare in questo modo a un’altra grande occasione di portare a casa un risultato importante al torneo di Wimbledon, non punti, ma tanto prestigio e tanti soldi, ha scelto di non compromettere la propria integrità e di non far correre il rischio di ammalarsi alle altre persone che fanno parte del torneo. Tra i giocatori esiste un “gentlemen’s agreement”, un patto informale che prevede l’impegno di tutti a non trasformare gli spogliatoi o le players’ lounge del circuito in potenziali focolai; ma si tratta di un impegno basato sull’onore, totalmente non verificabile. Per loro stessa natura i tennisti sono quasi sempre estremamente egoisti: altrimenti forse non potrebbero raggiungere certi risultati.

Come in tante situazioni, anche in questo caso ognuno deve rispondere solo a se stesso e a qualche Entità Superiore (se ci crede), per cui la tentazione avrebbe potuto essere troppo forte per resisterla. In questo specifico episodio fa piacere vedere come Berrettini abbia deciso di mettere la salute di tutti al di sopra del suo interesse personale, anche se potrebbe aver giocato un ruolo – anche nei confronti dei propri sponsor – il fatto di voler mantenere quell’immagine irreprensibile che ormai viene associata al nome di Matteo Berrettini. Magari può lasciare un po’ perplessi la decisione del torneo di Wimbledon di delegare interamente ai giocatori la responsabilità di mantenere gli ambienti comuni del torneo liberi da potenziali virus, evitando di avere qualunque protocollo, anche il più blando, per proteggere il torneo e tutti quelli che ne fanno parte. Forse anche di qui passa il ritorno alla normalità dopo i due anni d’inferno che tutto il mondo ha vissuto, ma intanto l’All England Club ha deciso di riconsiderare la decisione dopo l’annuncio del ritiro di Matteo Berrettini: “Dopo i recenti casi all’interno del torneo stiamo riconsiderando le misure attualmente in atto per il contenimento del COVID-19 – ha detto un portavoce del Club al quotidiano britannico The Guardian – In qualità di evento di grandi dimensioni siamo in costante contatto con l’Agenzia per la Salute Pubblica (UK Public Health Security Agency) e le autorità locali”. Al momento nel Regno Unito le regole generali per chi presenta sintomi consistenti con il COVID-19 e risulta positivo a un test raccomandano cinque giorni di isolamento a casa e 10 giorni nei quali bisogna evitare contatti con persone ad alto rischio oppure la presenza in luoghi affollati nei quali è più elevata la possibilità di venire a contato con soggetti a rischio.

Sono tutte riconsiderazioni più che legittime, ma purtroppo ormai non cambiano la sostanza di quanto è accaduto riguardo a Matteo e ai Championships che avrebbero potuto portargli ancora maggior popolarità, gloria e status. Ha dimostrato ancora una volta di essere una persona molto seria. Più di tante. Chapeau a lui…ma, lasciateci dire, un vero grande grandissimo peccato che nè lui, nè il tennis italiano in quest’anno che fin qui non è paragonabile al 2021, davvero si meritavano.

(ha collaborato alla stesura Vanni Gibertini)

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Fognini si scaglia contro l’ATP e dà dei “ciarlatani” ai colleghi. Alcaraz che carattere

LONDRA – Difficile trovare un giocatore, che non sia russo, d’accordo con la questione punti. 48 match conclusi. Hurkacz e Collins le sorprese negative. Quattro azzurri k.o. su sei. Oggi Berrettini

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Fabio Fognini (ITA) playing against Andrey Rublev (RUS) in the third round of the Gentlemen's Singles on No.3 Court at The Championships 2021. Held at The All England Lawn Tennis Club, Wimbledon. Day 5 Friday 02/07/2021. Credit: AELTC/Simon Bruty

La prima giornata dei Championships non è mai facile. Io non ricordo una volta in cui io sia riuscito a finire di scrivere il mio editoriale prima di mezzanotte. Di una giornata cominciata alle nove del mattino. Quanta invidia, per certi versi, con i colleghi che scrivono di una partita di calcio che dura un’ora e mezzo e che ti lascia libero per tutte le ore prima.

Il brutto è che alla fine ho le idee confuse su quel che dovrei scrivere, quando sono state giocate e completate 25 partite maschili e 23 femminili, perché naturalmente nel rispetto di ogni tradizione, ci sono state le solite interruzioni dovute alla pioggia, con un acquazzone anche piuttosto violento, e meno male che ci sono due campi coperti. In particolare quello del centre court ha permesso a Andy Murray di vincere in 4 set e in 2 ore e 43 minuti la sua minimaratona che si è conclusa alle 21,35 locali, cioè le nostre 22,35. Poi c’è stata la sua intervista e così siamo arrivati intorno alle 23,30.

Cioè quando un cronista non più giovanissimo come il sottoscritto non può fare a meno di ricordare un’espressione cara al mio vecchio compagno di telecronache Roberto Lombardi che in situazioni consimili mi diceva: “A quest’ora siamo cotti come un copertone!”. La diceva sempre, non l’ho mai dimenticato. Né la frase, né lui naturalmente. Forse da Lassù sta sorridendo. Lui ha vissuto gli Wimbledon che facevamo commentando sul posto, con un discreto spiegamento di forze… e mi ha fatto effetto sapere che Elena Pero, che dopo 12 anni ha riavuto la gioia di commentare questi Championship da qui anziché dalla cabina milanese, si è commossa fino alle lacrime – davvero! – tornando in Church Road, laddove c’erano insieme a lei per tanti anni Rino Tommasi, Gianni Clerici, Roberto Lombardi e il sottoscritto. Più cinico Paolo Bertolucci si lamentava invece di doversi occupare in telecronaca dalla cabina sul centrale del match della Raducanu mentre Sinner giocava sul campo 2.

 

Ma io sono sicuro che le loro telecronache, vissute qui, raccogliendo preziose informazioni da tanti interlocutori che altrimenti non avrebbero incrociato, saranno molto più vive, informate e interessanti. Senza con questo voler dire – Dio me ne guardi – che quelle fatte da Milano non lo fossero. Ma, credetemi, è un’altra cosa. C’è magari da scapicollarsi un po’ di più. Anche solo per raggiungere Wimbledon da Central London, soprattutto per chi non ha la mia possibilità di sconfiggere le code interminabili con un MP3 500 a tre ruote che la Piaggio continua generosamente a fornirmi.

Da Notting Hill ci metto meno di 25 minuti, ma se venissi in macchina ci vorrebbe oltre un’ora. Una ventina di minuti più un km e mezzo a piedi con l’underground fino a Southfields, solo che ogni anno si incappa sempre in qualche giorno di sciopero. E qui gli scioperi non sono come quelli italiani. Qui fanno sul serio.

Non ci sono le fasce orarie protette e i gruppi che aderiscono e quelli che non aderiscono.

Vabbè, immagino che di questi discorsi freghi a tutti assai poco.

Magari, prima di aver sentito Fognini che dava agli altri tennisti dei “ciarlatani e… siamo venuti tutti qui come degli stupidi quando avremmo dovuto boicottare il torneo… e allora l’ATP ha preso una decisione sbagliata… quella di togliere i punti! Insomma siamo tutti venuti fin qui per un torneo che non conta! E l’ha fatto, oltretutto senza informarci…”, ho sentito anche un ex boardmember dell’ATP, il giornalista Richard Evans, sostenere assolutamente le stesse cose mentre David Egdes e Simon Higson (braccio destro “media” di Andrea Gaudenzi) cercavano di difendere la presa di posizione dell’ATP che avrà come conseguenza principale quella di rendere poco credibili proprio quelle classifiche (non solo per Djokovic e Berrettini) che volevano proteggere per “rispettare” le situazioni “discriminate” di russi e bielorussi.

Quando sarebbe bastato semmai proteggere le classifiche di quei tennisti, senza provocare un terremoto che scontenta tutti. Io non ho ancora trovato un giocatore – salvo Nadal e Federer (che ormai non gioca più o quasi) – che abbia sposato questa soluzione senza compromessi.

Magari 4 o 5 settimane fa, sotto la spinta emozionale, poteva anche essere una reazione comprensibile all’errore commesso da Wimbledon sotto la spinta governativa, ma l’ATP avrebbe potuto anche aggiustarla in corsa, perché ogni giorno vediamo perfino con la guerra, che le cose evolvono, che cambiano. L’All England Club, per cominciare, avrebbe dovuto dire di essere costretto a rispondere a un input governativo, invece di volersi mostrare stupidamente più realista del re – in questo caso il re…è stato un partito conservatore al Governo (un laburista non si sarebbe comportato così) – e così avrebbe spuntato parzialmente la reazione dell’ATP. Che a quel punto ha voluto dare una dimostrazione di forza “Allora niente punti ai Championships!”, come se Wimbledon ne avrebbe sofferto. Non gli ha fatto un baffo e ha finito per danneggiare tutti i giocatori che partecipano al torneo.

Creando oltretutto anche il sospetto – non provabile nei fatti fin qui – che qualche giocatore, magari terraiolo d.o.c., non sia neppure troppo stimolato a impegnarsi fino in fondo se il match si mette male, correndo magari il rischio di un infortunio che pregiudichi la conquista di punti validi per il ranking in un successivo torneo. Finora ci sono stati soltanto 3 ritiri, due fra le donne e uno fra gli uomini, in 48 incontrima il fatto stesso che si possa insinuare un sospetto del genere fa capire quanto sia stata sbagliata la scelta ATP (che ha poi influenzato la WTA). Cui prodest? A chi ha giovato? C’era modo di proteggere russi e bielorussi senza danneggiare tutti gli altri. E se il principio è stato, come è stato detto in questo colloquio a quattro, “proteggere il nostro bene più grande, la classifica e l’uguaglianza per tutti”, beh mi pare che proprio questi due fattori, classifica e uguaglianza, sono invece stati misconosciuti.

Basta con la politica ora. Godiamo le novità messe in mostra dall’All England Club, tanti lavori che magari a voi sfuggono (ma non quello del nuovo ingresso dei protagonisti sul Centre Court che proprio oggi celebrava i 100 anni dopo aver consentito seri allenamenti fin da giovedì scorso sulla mitica erbetta: non passano più dal quel budello-cunicolo all’uscita dagli spogliatoi, ma escono centralmente in maniera molto più teatrale), così come tutta la battaglia legata all’eco-sostenibilità, la scomparsa di tanta carta e tanta plastica.

Ci sarà modo di riparlarne senza fare le ore ancora più piccole.

Per i risultati della prima giornata, beh ormai sapete tutto, dal nostro live, dai collegamenti facebook di Gianni e Pinotto, pardon di Vanni e Luca, del mio video targato NowTv – perché NowTv e Sky sono il solo modo per seguire Wimbledon su tutti i campi – e quindi io non dico nulla di nuovo e sconvolgente se io vi dico che le due teste coronate più importanti a rotolare sull’erba sono state due n.7 del seeding, Hurkacz fra i maschietti – lo scorso anno arrivò in semifinale, aveva vinto Halle, subirà un gran tonfo in classifica, quei punti sono persi – e Collins fra le femminucce.

O se aggiungo che Davidovich Fokina è stato un bel matto a sciupare i 3 matchpoint che ha avuto stando avanti 2 set a zero 5-3 e 40 a 0, con tre dritti sbagliati. Ma poi ha vinto 7-6 al quinto e con il primo tiebreak del nuovo corso 10-8 – long tiebreak a 10 punti nel quale era indietrissimo (leggetvei la cronaca) – pur avendo ciccato un quarto matchpoint con un altro dritto… e meno male che Hurkacz gli ha dato una mano sul quinto, non mettendo la “prima” e regalandogli un gratuito! 

A quel primo long-tiebreak dopo 3 h e 28 minuti di battaglia che poteva durare moto meno e concluso alle 17,32 locali, ne sarebbe seguito un altro con il cileno Tabilo vittorioso sul serbo Djere alle 19,23: durata 3h e 21 minuti (7 di meno…), ma 13-11 il punteggio del tiebreak con Djere che rimpiangerà 2 matchpoint non sfruttati.

Invece Bublik pareva avesse paura di perdere il treno: 1h e 22 minuti e ha mandato a casa Fucsovics che non mi ha dato l’impressione di impegnarsi troppo. Lo scorso anno l’ungherese aveva fatto fuori il nostro Sinner o sbaglio? Di andare a controllare a quest’ora non ci penso nemmeno.

Non aveva fretta invece Djokovic, apparso poco brillante con il coreanino del sud, Kwon, che invece non mi è per nulla dispiaciuto anche se aveva troppo presto ispirato titoli impossibili da presumere del tipo: “Ecco la Corea di Djokovic!”. Sono andato a parlarci a fine match.

Soon Woo Kwon è sponsorizzato da capo a piedi dalla Fila, azienda ex biellese diventata coreana, ha proprio la faccia di un bambino,  non spiccica una parola di inglese, ma è stato il suo coach Daniel Yoo, che gli faceva da interprete, a prendermi in contropiede quando mi ha detto: “Ma io riconosco la sua voce…non è lei il giornalista di “Not too bad” con Djokovic?”

Cavolo, è arrivato perfino in Corea! Magari la Fila potrebbe sponsorizzare pure me…

La partita più bella? No doubts, direbbero qui: Alcaraz-Struff. Bravo il tedesco, umile e bravissimo lo spagnolo. Che era sotto 2 set a 1 e 2-0 nel tiebreak del quarto set quando ha fatto una serie di miracolosi recuperi e un rovescio passante incrociato a una mano ancora più miracoloso. Strappa-applausi, in America gli avrebbe tributato una più che meritata standing ovation. 4 ore e 11 minuti e gran rimonta. L’altro giorno John Lloyd di cui ascolterete presto un’intervista esclusiva, mi ha detto: “Se mi chiedono di scommettere se Alcaraz vincerà più o meno di 10 Slam io dico… più di 10 Slam! E non lo dico di nessun altro”. 

Di sicuro a Carlitos non mancano gli attributi. Lo ha dimostrato anche con Struff dal quale aveva perso in precedenza.

Basta con…l’esterofilia. C’erano sei italiani, e se a vincere sono stati in due, Sinner e Cocciaretto, va subito detto che il successo femminile è arrivato in un derby. Dove la Trevisan è stata dominata dall’inizio alla fine. Un 6-2,6-0 francamente imprevedibile.

Più prevedibile invece che Sinner sia venuto fuori alla distanza contro Wawrinkache sarà anche Stan the Man, ma è anche un Old Man di 37 anni, anche se per due set ha servito e sparato le sue botte di rovescio quasi come ai bei tempi. Lo svizzero qui ha raggiunto una volta i quarti, ma insomma i suoi 3 Slam li ha vinti altrove. Per Sinner una vittoria beneagurante, dopo quattro k.o. erbosi in 4 esperienze.

Vavassori ha fatto la sua onesta partita, un periodico 6-4 senza infamia e senza lode avrebbe detto Rino Tommasi, e la Bronzetti ha lottato più nel secondo set (6-1,6-4) che nel primo…ma in tutta onestà non sono riuscito a vedere che qualche punto qua e là dallo schermo in sala stampa. Ubi sì, ubiquo no.

Perdonatemi. Ora vado a letto. Perché mi aspetta (e sono fiducioso) un Berrettini-Garin alle 14 italiane sul campo n.1 – le foto di Matteo campeggiano anche sulle copertine delle riviste inglesi esposte nelle vetrine del Village di Wimbledon – mentre sono un po’ meno fiducioso ma senza eccedere in negatività per Sonego alle prese con la rivincita con Kudla – che lo aveva battuto al Queen’s pochi giorni fa – e quanto a Camila Giorgi, beh, dai, anche una imprevedibile come lei contro la polacca Frech deve vincere. E la Paolini con la Kvitova sarebbe stata una mission impossible qualche anno fa…Credo che lo sia abbastanza ancora, ma Petra non è più quella che vinse questo torneo due volte.

Ma sono onestamente più curioso di rivedere Serena Williams contro Harmony Tan che conosco pochissimo.

Anche Aliassime-Cressy su questi campi è un match che merita di essere visto. Ma, ora, fatevi lo sforzo di guardare almeno il programma e di scegliervi il match che più vi interessa. Per me basta così. Dalle quote di Luca Chito potrete anche capire chi siano i favoriti di almeno tre agenzie di betting. Il che non significa proprio che io vi inciti a scommettere. Ma solo a capire come la pensano.

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ATP

Wimbledon: Vavassori piace e diverte, ma Tiafoe è troppo solido

LONDRA – Andrea attacca e gioca bene, Frances tira, corre e alla fine vince senza rischiare. Tanti applausi per l’italiano

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[23] F.Tiafoe b. [Q] A.Vavassori 6-4 6-4 6-4 (da Londra, il nostro inviato)

Inizio piuttosto teso sul court 17 di Wimbledon, con Frances Tiafoe che si presenta in campo quasi 9 minuti in ritardo, e Andrea Vavassori che dà il via al match perdendo subito il servizio. L’italiano è comprensibilmente contratto, lo si capisce dai lanci di palla sbagliati e da qualche accelerazione non abbastanza convinta, ma insomma, siamo davanti a un ragazzo che sta giocando una partita sognata chissà quante volte.

Frances da parte sua non sembra proprio in forma scintillante, nel secondo game concede un paio di occasioni a Vavassori per rientrare subito, e poi subisce la reazione di Andrea che dallo 0-2 recupera e sorpassa fino al 3-2. Poco dopo, sul 3 pari, inizia a piovere, ed è un peccato, perchè l’inerzia si era spostata, da bordocampo sento Tiafoe smoccolare parecchio per le difficoltà a stare in equilibrio, e questo ben prima dello scroscio. D’altronde, con quegli appoggi potenti e pesanti, l’erba intonsa delle prime giornate diventa traditrice, l’americano qui non è mai andato oltre il terzo turno.

 

Come era purtroppo prevedibile, la pausa (di un’oretta circa) permette a Frances di riordinare le idee, il che si traduce, a furia di botte da fondo, servizi e buoni passanti, in un break che viene capitalizzato per il 6-4. A inizio secondo set un doppio fallo, una bella risposta dell’americano, e un errore sottorete costano ancora un game di servizio a Vavassori. Da quel momento Tiafoe non rischia più (mentre Andrea si salva da uno 0-40) e siamo 2 set a zero, 6-4 6-4. Non è male la partita, anzi, Vavassori fa vedere cose belle in attacco e prende tanti applausi, ma il gap di cilindrata in favore di Frances si fa sentire, ogni volta che colpisce comodo l’americano fa male soprattutto al rovescio di Andrea, che ha un ottimo slice ma non basta.

“Che bello essere qui, peccato il primo set. Mi sento bene, ora testa al doppio di mercoledì!”

Ormai nei game di servizio di Vavassori c’è lotta, con palle break assortite, in quelli di Tiafoe non si gioca o quasi, e l’inevitabile break decisivo arriva nel nono game del terzo set. Il 6-4 6-4 6-4 conclusivo è giusto per quanto visto in campo, la speranza è di poter rivedere ancora Vavassori a questo livello. Nel frattempo, solo complimenti per Andrea.

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