Clijsters: "Torno senza paure e sogno un duello con la Andreescu" (Cocchi). Berrettini: "Io, un giovane vecchio" (Caputi)

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Clijsters: “Torno senza paure e sogno un duello con la Andreescu” (Cocchi). Berrettini: “Io, un giovane vecchio” (Caputi)

La rassegna stampa del 14 settembre

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Clijsters: “Torno senza paure e sogno un duello con la Andreescu (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Essere mamma a tempo pieno, soprattutto di tre bambini, può essere faticoso. Molto faticoso. Tanto faticoso da considerare l’ipotesi di tornare a fare la tennista professionista e distruggersi di allenamenti. Kim Clijsters ha deciso così: dopo 7 anni di totale dedizione alla famiglia, la belga ex numero 1 al mondo, campionessa di quattro Slam, ha sentito forte la nostalgia del campo, dell’adrenalina della battaglia, e cosa si è rimessa sotto. L’annuncio via Twitter, con un video: «Posso essere una mamma amorevole per i miei tre figli e dare il meglio sul campo da tennis? Voglio provarci, tornerò a giocare ancora una volta. Ci vediamo nel 2020».
[…] La raggiungiamo al telefono, per farci raccontare le tappe di avvicinamento a questo attesissimo rientro. ? Kim, ha già fissato la data del primo torneo? «Non ancora, ho ripreso ad allenarmi da poche settimane e la strada davanti a me è molto lunga. Per questo preferisco andare ancora un po’ avanti con il lavoro e poi decidere in quale torneo scendere in campo. A dicembre farò il punto col mio allenatore e decideremo. Se non mi sentirò in condizione, potrei anche posticipare». Che cosa le ha fatto scattare questa voglia? Insomma, con tre figli non sarà facile gestirsi. «Ho visto la forza di Serena (Williams, ndr). Ma non solo la sua. Ci sono tante madri vincenti nello sport. Mi piace la loro voglia di tornare ad alti livelli, di mettersi in gioco. E voglio riprovarci, anche se ho 36 anni e sono un po’ “arrugginita”». Come mai non l’ha fatto prima? «Con i due fratellini di Jada così piccoli (Jack ha 5 anni e Blake 2, ndr) non avevo il tempo e la forza. Ma alla mia età sento che ho ancora qualcosa da dare. Quando ho avuto la mia prima figlia, ero molto giovane e sono tornata subito, poi gli infortuni mi hanno costretto a fermarmi di nuovo. Ma ho sempre seguito l’istinto e stavolta mi dice di provare. È una sfida, e io ho sempre amato le sfide, non ho paura». ? Che cosa ha detto la sua primogenita Jada, che ora ha 11 anni, quando le ha annunciato che avrebbe voluto tornare sul circuito? «E stata entusiasta, mi ha detto che dovevo assolutamente provarci. Lei ama molto lo sport, gioca a basket. In questi ultimi tempi ci siamo anche allenate insieme. Mia figlia sa che cosa vuol dire essere un’atleta e apprezza tutti gli sforzi che faccio. I suoi fratelli sono ancora troppo piccoli per dire la loro. Lei è venuta con me a Wimbledon, ed era gasatissima quando le ho spiegato che mi sarebbe piaciuto tornarci da giocatrice». E dal punto dl vista puramente pratico? Serena si porta sempre dietro la bambina, Vika Azarenka anche. Ma tre figli non sono facili da gestire in giro per il mondo… «È un problema che affronterò di volta in volta. Innanzitutto non avrò una stagione piena come chi sta regolarmente sul tour. Jada va a scuola, quindi non potrò portarla molto spesso con me, mentre con gli altri due sarà più semplice. Cercherò di portarli a turno e magari negli Slam e nei tornei più vicini. Insomma, ci vorrà una bella riorganizzazione, ma fa parte del gioco». Negli ultimi anni sono cresciuti molti nuovi talenti tennistici: Osaka, ora l’exploit della Andreescu… Come pensa di confrontarsi con atlete che hanno una quindicina d’anni meno di lei? «Bianca è fortissima e mi ha fatto tanto piacere sentirle dire che ero una delle giocatrici a cui si è ispirata di più da bambina. Non vedo l’ora di guadagnarmi un duello con le nuove generazioni, è la mia motivazione più grande».

Berrettini: “Io, un giovane vecchio” (Massimo Caputi, Il Messaggero)

 

[…] «Roma per me vuol dire famiglia, amici, Foro Italico, i circoli in cui sono stato (Corte dei Conti e Aniene ndr) e il caos. Di sicuro mi manca, da alcuni mesi vivo a Montecarlo, appena posso faccio di tutto per tornarci» All’Aniene in tanti hanno seguito i tuoi allenamenti. «Mancavo da parecchio e dopo gli ultimi risultati il Circolo ci teneva a farmi sentire il suo affetto. Il presidente Massimo Fabbricini è stato fantastico, mi ha fatto due sorprese. La prima inaspettata e pazzesca: mi ha portato Carlo Verdone, uno dei miei idoli dal punto di vista cinematografico. Conosco tutti i suoi film a memoria. Quando l’ho visto, stavo giocando, mi sono emozionato e ho steccato due palle» E la seconda sorpresa? «Ha organizzato un piatto di carbonara, il piatto che preferisco, con tutta la mia famiglia, il team e i soci. Avere vicino persone speciali fa la differenza» Pesa la vita lontano da casa? «E’ dai 17 anni che è così, ci sono abituato. Stare fermo troppo in un posto mi annoia, mi è sempre piaciuto viaggiare, visitare e conoscere posti nuovi. Mi pesa cambiare ogni due tre giorni posti e fuso orario. Mi ritengo comunque fortunato: la mia famiglia mi è sempre vicina, con videochiamate e messaggi siamo sempre in contatto. Poi mi trovo benissimo con il team, lavorare con dei professonisti che sono anche amici, rende più semplice stare fuori 10 mesi all’anno» Torniamo indietro di 15 anni, cosa pensava Matteo a 8 anni? «Facevo judo e nuoto, il tennis era l’ultimo dei miei sogni. Giocavo con mio fratello Jacopo e imitavamo i ragazzi che partecipavano alla coppa a squadre nel mio circolo, la Corte dei Conti. Mai pensato di trovarmi a certi livelli, è pazzesco» Quando è scoccata la scintilla? «Una delle prime volte che sono andato al Foro italico. Volandri giocava contro Federer e cercavo di entrare al Centrale senza biglietto. In quel momento ho sognato di esserci io un giorno» E’ vero che devi molto a tuo fratello Jacopo? «Quando avevo 3/4 anni iniziai a giocare con le palline di spugna, ma non mi piacque molto. Jacopo, che è più piccolo di medi due anni, mi ha spinto a riprovare e da li non ho più smesso. Il nostro è un rapporto molto forte, ci siamo sempre aiutati l’uno l’altro, è stato un percorso fatto insieme anche oggi(ieri) ci siamo allenati insieme. A lui tengo tantissimo» Chi è Matteo Berrettini? «Un ragazzo molto sensibile. Mi piace entrare nelle cose, voglio capire prima di fare. Da quando ho 14 anni e lavoro con Santopadre ho sempre voluto comprendere il fine di quanto mi è chiesto. Forse dovrei essere un po’ più rilassato, a volte rischio di incastrarmi. Riesco però a scavarmi dentro, trovando energie interiori che mi danno la forza di superare momenti difficili» Come vivi questo momento? «Con tanta gioia e orgoglio. Al di là della semifinale agli Us Open è un periodo in cui mi sento bene con me stesso. Ora sarà più difficile, sono in tanti a conoscermi, sento l’affetto delle persone. Devo essere bravo a gestire la pressione, proseguire per la mia strada e lavorare» Come gestisci la popolarità? «Quando arrivi a certi livelli devi conviverci. Sono circondato da persone che mi sanno consigliare, mi fido di loro al cento per cento» Ora per i tuoi colleghi sei un avversario da temere? «Prima ero il giovane emergente, ora che ho raggiunto certi risultati mi guardano differentemente. Questo rende tutto più complicato, ma al tempo stesso ne sono fiero. Il pensiero che prima di affrontarmi Federer o Nadal possano studiarmi mi emoziona» Come è stato dopo Federer l’impatto con Nadal? «La sconfitta con Federer, come tutte, mi è bruciata parecchio. Ho cercato di capire cosa avessi sbagliato e come migliorare. Contro Rafa sono entrato in campo più determinato, concentrato su cosa volessi fare, convinto dei miei mezzi» Dritto e servizio sono le tue armi vincenti. «E’ il piano tecnico e tattico da quando mi sono affacciato al professionismo. Vincenzo Santopadre, vedendomi crescere in altezza e che la mano andava veloce con il dritto, ha pensato che dovessimo investire su questo». E sei diventato un giocatore per tutte le superfici. «Sono nato sulla terra rossa, ma madre natura mi ha dato qualità che posso sfruttare sulle superfici veloci. Nulla nasce per caso, al mio primo anno da professionista Vincenzo ha voluto che giocassi il 70% delle partite sul cemento per abituarmi ed ha avuto ragione” Ventitrè anni, numero 13 al mondo: sfatato il mito che i nostri tennisti maturino più tardi. «Forse noi italiani facciamo più fatica di altri, ma una volta che arriviamo a mio parere abbiamo qualcosa in più dentro. Da piccolo non ero tra i primi d’Italia, ho avuto modo e tempo per lavorare senza fretta e soprattutto senza quella pressione, che da giovani pesa molto. Fondamentale è la maturazione mentale, solo dopo puoi pensare a risultati importanti» Cosa hai pensato dopo il doppio fallo con Monfils? «Ho riso dentro di me, un risata nervosa naturalmente. La mano mi tremava ed è cambiata l’impugnatura, non mi era mai accaduto. La svolta è stata riconoscere che era normale provare quelle sensazioni in un tale contesto. Mi sono perdonato, dovevo continuare con il mio tennis, le chance sarebbero arrivate» Le Atp Finals, un obiettivo? «Solo parlarne mi fa sorridere. Posso riuscirci, ma non giocherò per quello, ne per i punti o per il ranking. Vado avanti per la mia strada, lavorando e spingendo forte. Se le conquisterò sarà bellissimo, altrimenti ci saranno altre possibilità, magari in casa a Torino» Qual è il tuo idolo sportivo? «LeBron James seguo lui e l’ Nba dal 2011. Il calcio mi appassionava da bambino» Ora potrai diventare tu un idolo per i bambini «E’ uno dei miei obiettivi»

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L’impresa di Jannik Sinner sulla stampa italiana (Scanagatta, Crivelli, Azzolini). Gaudenzi presidente dell’ATP? (Semeraro)

La rassegna stampa di venerdì 18 ottobre 2019

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Gaudenzi e Sinner, il futuro è tutto azzurro (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

Nel momento d’oro del tennis italiano, con il ragazzino altoatesino Sinner che spazza via (63 62) il francese Gael Monfils, n.13 Atp ad Anversa, si diffonde anche una bella notizia (da confermare) a livello… politico. Il nuovo presidente del consiglio dell’Atp – il “sindacato” dell’Associazione Giocatori, che ha una composizione formata da tre rappresentanti dei tennisti e tre dei direttori dei tornei, con il Chairman che in caso di parità ha il voto decisivo – che succederà nel 2020 all’inglese Chris Kermode, sarà quasi certamente, un ex tennista italiano che abita a Londra, Andrea Gaudenzi, 46 anni, padre di tre figli maschi, un master in business administration, manager e imprenditore di successo, operando in vari settori, betting e gaming on line (con BWin, Giocodigitale). Aveva mantenuto una finestra aperta sul tennis: è infatti membro del board di Atp-Media, la società che cornmercializza i diritti tv di tutti i tornei tranne gli Slam. Gaudenzi è il favorito di una mini-rosa, secondo quanto dovrebbe venir annunciato durante le finali Atp di Londra cui si spera partecipi Berrettini, oggi n. 8. Un ruolo di grande prestigio e potere per l’ex n. 1 d’Italia degli anni ’90, n. 18 del mondo nel ’95 e finalista di Davis nel ’98 a Milano quando fu così sfortunato da lacerarsi il tendine di una spalla mentre stava lottando con lo svedese Magnus Norman. Gaudenzi a 17 anni era stato n. 1 del mondo junior. Aveva vinto le prove junior al Roland Garros e all’US Open. Appese la racchetta al chiodo a 30 anni, nel 2003: non aveva recuperato da quell’infortunio e aveva orizzonti più ampi. Di sicuro il fatto che tutti i top ten mondiali del tennis siano europei (tranne Nishikori), ivi compresi i Fab Four dominatori di 3 lustri, e che le finali mondiali Atp dal 2021 al 2025 lasceranno Londra per Torino avrà giovato alla candidatura di Gaudenzi quale primo presidente non anglosassone dal ’73 (anno di fondazione Atp). Il tennista romagnolo si dimostrò agguerrito sindacalista quando, dopo una Coppa Davis a Napoli con la Repubblica Ceca nella quale gli azzurri avevano rimborsi spese ridicoli e chi organizzava con la Federtennis invece si arricchiva, ingaggiò una lotta che allora il Corsera – schierato pro Fit – battezzò “la battaglia del grano”, ma nella quale Gaudenzi aveva tutte le ragioni. Hanno ragione anche tutti coloro che pronosticano un grande futuro al diciottenne Jannik Sinner. Il ragazzo dai capelli rossi della Val Pusteria, n.119, ha colto a Vienna la sua vittoria più importante sul francese Gael Monfils, ex n.6 Atp. Se anche dovesse perdere nei quarti con Tiafoe (Usa), n.53, lunedì sarebbe n. 108. A Stoccolma invece tre sconfitte azzurre: Tipsarevic Fognini 61 61, Sugita Travaglia 76(6) 64, Carreno Busta Mager 63 76 (2). Pazienza. L’exploit di Sinner vale, in prospettiva, più di qualunque cosa.

Sinner, è nato un fenomeno. Lezione di tennis a Monfils (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Fenomeno. Per etimologia, ciò che appare all’improvviso. C’erano già stati segnali durante la stagione (cominciata, bene ricordarlo, al numero 551…), ma adesso l’epifania di Sinner è diventata una gioiosa esplosione di talento e maturità, la sublimazione della consapevolezza di un ragazzo che a diciotto anni e due mesi si muove come un veterano di mille partite e mille battaglie. Impressionante. Solo un predestinato può iniziare il match contro Monfils, numero 13 del mondo e ancora in corsa per le Finals di Londra, con un dritto bruciante da fondo e un rovescio incrociato sulla riga che manco si vede tanto corre veloce: break, pronti via. Il problema, per il povero Gael, è che Jannik, preso subito il vantaggio, non si volterà più indietro. Il timing sulla palla è pura poesia, il rovescio bimane una clava, i colpi da fondo scavano le buche, la prima non entra con grandi percentuali (48%) ma produce punti in serie (81%). Però è in risposta che l’allievo di Piatti e Volpini si garantisce il dominio, insidiando ogni turno di battuta del francese, costringendolo spesso ai vantaggi: alla fine di un’ora di schiaffoni LaMonf avrà subìto quattro break e nell’unica occasione in cui può strappare il servizio al ragazzo di Sesto, nel terzo game del secondo set, ne riceve in cambio tre punti di fila senza che si riesca a scambiare. Per la wild card Sinner è la quinta vittoria in carriera nel circuito maggiore, indubbiamente la più sostanziosa e prestigiosa. Un anno fa di questi tempi l’azzurrino si apprestava a giocare un Futures in Tunisia da numero 778 del mondo, lunedì male che vada sarà 108, a un passo dal paradiso della top 100 e a un battito di ciglia dalla qualificazione diretta agli Australian Open. Intanto, nei quarti con Tiafoe, 53 Atp che batte e colpisce fortissimo ma perde spesso le misure del campo, le sue geometrie potranno indirizzare lo scontro verso una trama favorevole: «Mi aspetto comunque una partita difficile – analizza Jannik — ma non cambierò la routine come non l’ho fatto per Monfils, un avversario molto forte: ma io ho giocato molto bene. Sono stato solido al servizio, magari non con percentuali altissime, ma ho controllato bene i miei game, anche se credo che la chiave sia stata nella mia risposta. Aver giocato contro Wawrinka agli Us Open mi è servito per gestire le emozioni di questo match». Il magnifico bonbon di Sinner, che in pratica sottrae Monfils, salvo stravolgimenti, dalla lotta per il Masters, non viene gustato da Fognini a Stoccolma, irriconoscibile contro Tipsarevic. Un brutto colpo in prospettiva Finals, con gli ultimi due posti ormai nelle mani di Zverev, Bautista, Berrettini e forse Goffin.

Sinner, la meglio gioventù (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Se c’è uno che ti fa sentire vecchio, questi è Jannik Sinner. Gli riesce talmente bene da muovere a incredulità anche chi ne ha viste tante e di anni ne ha 33, ma non ha mai pensato che all’età di Sinner si possa giocare così, con quel misto di mestiere e di giovanile imprudenza che si traduce in colpi furiosi e botte tirate all’impazzata. Lui, Gael Monfils, all’età di Jannik giocava in leggerezza, amoreggiava con la palla. Ha imparato a tirare forte dopo, quando l’hanno ricoperto di muscoli. Sinner vi riesce, all’apparenza privo di una corazza da bodybuilder. Si vede che ha il fuoco dentro, il bimbo, e Gael è troppo esperto per non intuirlo subito. […] Nell’eterna battaglia fra generazioni tennistiche, che da qualche tempo continuano ad allontanarsi sempre di più, Jannik rappresenta al momento la Meglio Gioventù che si possa proporre su un campo del circuito maggiore. Non v’è dubbio che a diciotto anni da poco compiuti (il 16 agosto) il ragazzo altoatesino ricopra agevolmente il ruolo di Fenomeno. Non v’è nessuno che giochi come lui, nessuno della sua età che si misuri senza sfigurare con i tennisti di più lungo corso, nessuno che sogni un posto nella Top 100 come regalo di Natale. Ieri, 6-3 6-2 negli ottavi di Anversa; oggi, primo quarto di finale della carriera, contro Frances Tiafoe, altro next gen ma più esperto.[…]

Gaudenzi presidente dell’Atp? (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Nel 1998 ci ha portato in finale di Coppa Davis, l’ultima giocata (e persa) dall’Italia a Milano contro la Svezia. E ci ha rimesso la spalla. Nel 2020 potrebbe guidare l’Atp e fare da padrone di casa nello sbarco a Torino delle Finals 2021: Andrea Gaudenzi, 46 anni, n. 18 del mondo nel 1995 riciclatosi con successo da imprenditore, è il favorito nella corsa alla successione dell’inglese Chris Kermode sulla poltrona più importante del tennis maschile. Lo sostiene il Daily Telegraph, e anche se il diretto interessato non commenta, molte piste portano a lui. Di certo Andrea è tra i candidati da cui a Londra uscirà il nome del nuovo presidente, e il suo sembra il profilo perfetto. Non solo per il passato da ottimo giocatore, ma anche per le competenze manageriali e le qualità di negoziatore grintoso (è rimasta Famosa nell’ambiente una sua battaglia per i compensi in Coppa Davis) e di abile diplomatico. Prima ancora di appendere la racchetta al chiodo Gaudenzi si è laureato in Giurisprudenza a Bologna. Dopo un master in Business Administration, per cinque anni ha lavorato a Bwin, è stato poi manager di sportivi (calciatori, ma per un periodo anche di Fabio Fognini) prima di dedicarsi alla creazione di alcune start-up nel settore dei giochi e della musica online (Real Fun Games, Soldo, Musixmatch). Da anni vive a Londra, e non ha mai interrotto i suoi rapporti con il tennis: qualche tempo fa si era parlato di lui come futuro direttore degli Internazionali d’Italia, ipotesi poi tramontata. Oggi è consulente nel board di Atp Media, la società che tratta i diritti dei tornei Atp 250 e 500, una posizione nella quale ha potuto sicuramente farsi apprezzare in un periodo molto burrascoso per l’Atp. Dopo il mancato rinnovo del contratto a Kermode, avversato da Djokovic ma sostenuto da Federer e Nadal (che in estate sono rientrati nel players council proprio per avere voce in capitolo), nel 2019 si è aperta infatti una dura battaglia per la successione. […]

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Fognini e Sinner, la bella Italia (De Ponti)

La rassegna stampa di giovedì 17 ottobre 2019

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Fognini e Sinner, la bella Italia (Diego De Ponti, Tuttosport)

L’Italia più bella torna in campo. E l’obiettivo è far durare il momento di grazia che l’azzurro del tennis sta vivendo. A Stoccolma Fabio Fognini affronta, per gli ottavi, il serbo Tipsarevic. Ad Anversa è di scena Jannik Sinner, sempre per gli ottavi, opposto al francese Monfils, tuttora in corsa per le Finals. La posta in palio è evidente: un doppio successo farebbe volare le quotazioni di tutto il movimento italiano e lancerebbe i nostri due paladini verso un finale di stagione ricco. Andreas Seppi approda nei quarti alla Kremlin Cup, a Mosca. Il 35enne di Caldaro si è imposto agli ottavi sullo spagnolo Roberto Carballes Baena con il punteggio di 5-7 6-1 6-3. Niente da fare per Thomas Fabbiano, eliminato al primo turno, battuto per 6-3, 6-4, in un’ora e 18 minuti di gioco, dal bielorusso Egor Gerasimov, proveniente dalle qualificazioni […] Resta solo Cristiana Ferrando in gara a Siviglia. Le altre tre italiane impegnate nel primo turno sono state infatti eliminate: Sara Errani è stata sconfitta 2-6 6-4 6-2 dall’argentina Nadia Podoroska. Martina Caregaro è stata invece battuta 6-1 7-5 dalla venezuelana Andrea Gamiz, mentre Jessica Pieri ha perso contro la qualificata britannica Amanda Carreras 4-6 6-1 7-5 […] Sono Tallinn, capitale dell’Estonia, e Lussemburgo le sedi del Gruppo I zona Europa/Africa di Fed Cup 2020 (in entrambi i casi si giocherà sul cemento indoor), di cui fa parte anche l’Italia. I due raggruppamenti con formula all’italiana si svolgeranno nella settimana dal 3 al 9 febbraio […]

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Sinner superlativo. Ora l’esame Monfils (La Gazzetta dello Sport). Sinner avanza ad Anversa. Mosca, Seppi ok in doppio (Barana). «Italia, è solo l’inizio» (Guerrini)

La rassegna stampa di mercoledì 16 ottobre 2019

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Sinner superlativo. Ora l’esame Monfils (La Gazzetta dello Sport)

S come Sinner, S come Super. Anversa lo ha premiato con una wild card. E Jannik ringrazia con una solida vittoria contro il polacco Majchrzak, 91 del mondo, che lo aveva surclassato alla finale del Challenger di Ostrava a maggio (6-1 6-0). Stavolta il dominio è azzurro, il diciottenne di Sesto Pusteria sale subito 4-0, ha un piccolo passaggio a vuoto al momento di chiudere il primo set, ma poi si impone 6-4 6-2. È la quarta vittoria Atp, che gli vale un guadagno di 5 posizioni (ora è almeno 114) e gli offre una sfida con Monfils, prima testa di serie e finalista 2018, con il tifo interessato di Berrettini e Fognini: il francese e infatti ancora in corsa per le Finals. A Stoccolma, dove Fabio è n.1 del seeding, successo importante per il sanremese Mager, entrato come lucky loser, 124 del mondo: il 5-7 6-1 6-1 sull’austriaco Novak è infatti la sua prima vittoria Atp in carriera. A Lussemburgo, invece, rientro amaro dopo i problemi a un polso per Camila Giorgi, scesa al n. 92, che dopo aver dominato il primo set si inchina alla tedesca Petkovic 0-6 6-4 6-4.

Sinner avanza ad Anversa. Mosca, Seppi ok in doppio (Francesco Barana, Corriere dell’Alto Adige)

 

Scatenato, Jannik Sinner. Ieri, nel primo turno dell’Atp 250 di Anversa, sembrava un veterano per come ha regolato in due set il polacco Kamil Majchrzak (6-4 6-2), 23 anni e 91 del mondo. Lo stesso Majchrzak che in primavera lo aveva battuto nella Finale del Challenger di Ostrava. Una vittoria sorprendente per la facilità con cui è arrivata in poco più di un’ora. Personalità, talento, ritmo agonistico impressionante e colpi fuori dal comune quelli del 18enne di Sesto, che sta bruciando le tappe nel firmamento del tennis mondiale. Quella nella città fiamminga è la quinta vittoria di Jannik contro un top 100 e la quarta nel circuito maggiore Atp. Ma se le precedenti erano state da annoverare tra le imprese, quella di ieri sa di forza e maturità per la sua normalità. Il tutto alla prima stagione da pro. Peraltro ieri l’altoatesino festeggiava anche l’ingresso ufficiale tra primi 120 del mondo (119 il suo ranking) ad appena 18 anni e due mesi. Sinner si è mostrato sciolto fin dai primi minuti, con la palla pesante e chirurgica, sovente colpita in diagonale sul lato sinistro di Majchrzak, che è andato subito in tilt. Sinner si è preso immediatamente due break di vantaggio e già sul 5-1 ha avuto il suo primo set point. Lì un piccolo calo di tensione gli è costato il ritorno parziale di Majchrzak (5-4), ma Sinner non ha sbagliato la seconda opportunità di servire per il set. Nella seconda frazione il polacco ha perso ancora il servizio nel primo e poi nel settimo game e lì è finita una partita mai davvero iniziata. Domani agli ottavi di finale Sinner è atteso da un gran match. Proibitivo ma affascinante. Dall’altra parte della rete ci sarà Gael Monfils, 13 del mondo e testa di serie numero 1 del torneo belga. La vittoria di Sinner si aggiunge a quelle nel 250 di Mosca di Andreas Seppi, che ieri, in coppia con Thomas Fabbiano, si è imposto sulla coppia Franko Skugor/Nikola Mektic, teste di serie numero i del torneo (6-2 2-6 10-8), e domani ai quarti se la vedranno con Aljaz Bedene e Nicolas Jarry. Oggi Seppi sarà di nuovo in campo negli ottavi del singolare contro lo spagnolo Roberto Carballes Baena, 80 del ranking, avversario alla portata.

«Italia, è solo l’inizio» (Piero Guerrini, Tuttosport)

Si avvicina un novembre caldissimo per il tennis italiano. Tre settimane da protagonisti, è l’auspicio. Si comincia dal 5 al 9 con le Next Gen Finals milanesi per finire con le finali della nuova Davis che non sarà bella ma intanto ci siamo, Tre settimane di fuoco per capitan Corrado Barazzutti. «Per i ragazzi sicuro, ma anche per me che comincio da Vienna e Basilea. E’ chiaro che è un momento felice, estremamente positivo per il nostro tennis. Abbiamo due giocatori in corsa per le Atp Finals, una sana rivalità in amicizia. E questo significa avere due in grado di entrare nella top ten di fine anno. Molto interessante anche per la squadra».

Altro aspetto positivo: non crescono solo le punte. ma anche quei ragazzi partiti da tornei Itf e challengers.

La Fit da anni ha avviato un programma. Abbiamo dirigenti e tecnici di qualità, abbiamo offerto un servizio a giocatori e coach, messo a disposizione risorse e uomini, trovato tennisti con caratteristiche adatte e qualità. Abbiamo parecchi ottimi allenatori. I ragazzi ci hanno messo il loro impegno. E abbiamo ricevuto una grande spinta dal tennis femminile.

Novembre comincia con le Next Gen Finals a Milano. E ci sarà Sinner.

Sinner è il giovane più interessante, forse il più forte della sua età. Per il futuro siamo messi benissimo, ma non voglio fare proclami, non è nel mio stile e poi con i giovani bisogna sempre usare cautela. Ma i risultati ne indicano le qualità. Jannik ha un grande futuro, è seguito benissimo da Piatti e dal suo staff, ha un piano preciso e perciò sono convinto che continuerà a crescere e sarà importante anche in Davis. L’aspetto positivo è che Sinner va alle Next Gen per essere protagonista, non semplice partecipante. Lui ha un buonissimo carattere in campo, un gioco completo, senza sbavature. Muove molto bene la mano sul diritto, mi piace come tiene la testa della racchetta, la velocità del gesto, le letture.

Seguiranno le Finals di Londra. Si aspettava una simile crescita da Berrettini?

Sì, già un anno fa ero convinto che sarebbe stato da Top ten, magari non così in fretta. E’ arrivato prima del previsto, ha un tennis molto potente, sa stare davvero bene in campo, lavora bene con coach Santopadre che secondo me è bravissimo. Non si fermerà, vedrete. E in corsa con lui c’è anche Fabio Fognini. Fabio lo conosciamo, quando ispirato esprime un tennis spaziale. Sono stato con lui in Cina e ha giocato davvero benissimo, cedendo a Medvedev che poi ha vinto. Io spero entrino entrambi, ma saremmo contenti lo stesso. Fabio ha tre tornei, gli altri due. Da oggi è a Stoccolma, per lui sono punti importanti.

Lo seguirà anche il prossimo anno? La moglie Flavia Pennetta ha suggerito che sarebbe una soluzione Francesca Schiavone coach.

Penso proprio di sì, gli darò una mano. Ci siamo trovati bene. Ma non è detto non ci sia anche Francesca, conosce molto bene il tennis e ha grande capacità di trasmettere.

Novembre si chiude con la nuova Davis. Le piace?

Io sono legato alla tradizione della Davis, ma si dice che i tempi cambiano, dunque… Certo non sarà come la vecchia qualificazione, ogni partita in un solo giorno, due singolari e un doppio al meglio dei 3 set. Ogni punto conta perché dai gironi passano anche le migliori due. Posso convocare sempre 5 ragazzi, ma devo scegliere i migliori per ogni punto. Spero che i ragazzi non arrivino troppo spremuti dal finale di stagione. Il girone non è agevole. Abbiamo Usa e Canada, molto forti. Ma nemmeno gli altri adesso sono sereni nell’affrontare l’Italia. […]

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