Clijsters: "Torno senza paure e sogno un duello con la Andreescu" (Cocchi). Berrettini: "Io, un giovane vecchio" (Caputi)

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Clijsters: “Torno senza paure e sogno un duello con la Andreescu” (Cocchi). Berrettini: “Io, un giovane vecchio” (Caputi)

La rassegna stampa del 14 settembre

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Clijsters: “Torno senza paure e sogno un duello con la Andreescu (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Essere mamma a tempo pieno, soprattutto di tre bambini, può essere faticoso. Molto faticoso. Tanto faticoso da considerare l’ipotesi di tornare a fare la tennista professionista e distruggersi di allenamenti. Kim Clijsters ha deciso così: dopo 7 anni di totale dedizione alla famiglia, la belga ex numero 1 al mondo, campionessa di quattro Slam, ha sentito forte la nostalgia del campo, dell’adrenalina della battaglia, e cosa si è rimessa sotto. L’annuncio via Twitter, con un video: «Posso essere una mamma amorevole per i miei tre figli e dare il meglio sul campo da tennis? Voglio provarci, tornerò a giocare ancora una volta. Ci vediamo nel 2020».
[…] La raggiungiamo al telefono, per farci raccontare le tappe di avvicinamento a questo attesissimo rientro. ? Kim, ha già fissato la data del primo torneo? «Non ancora, ho ripreso ad allenarmi da poche settimane e la strada davanti a me è molto lunga. Per questo preferisco andare ancora un po’ avanti con il lavoro e poi decidere in quale torneo scendere in campo. A dicembre farò il punto col mio allenatore e decideremo. Se non mi sentirò in condizione, potrei anche posticipare». Che cosa le ha fatto scattare questa voglia? Insomma, con tre figli non sarà facile gestirsi. «Ho visto la forza di Serena (Williams, ndr). Ma non solo la sua. Ci sono tante madri vincenti nello sport. Mi piace la loro voglia di tornare ad alti livelli, di mettersi in gioco. E voglio riprovarci, anche se ho 36 anni e sono un po’ “arrugginita”». Come mai non l’ha fatto prima? «Con i due fratellini di Jada così piccoli (Jack ha 5 anni e Blake 2, ndr) non avevo il tempo e la forza. Ma alla mia età sento che ho ancora qualcosa da dare. Quando ho avuto la mia prima figlia, ero molto giovane e sono tornata subito, poi gli infortuni mi hanno costretto a fermarmi di nuovo. Ma ho sempre seguito l’istinto e stavolta mi dice di provare. È una sfida, e io ho sempre amato le sfide, non ho paura». ? Che cosa ha detto la sua primogenita Jada, che ora ha 11 anni, quando le ha annunciato che avrebbe voluto tornare sul circuito? «E stata entusiasta, mi ha detto che dovevo assolutamente provarci. Lei ama molto lo sport, gioca a basket. In questi ultimi tempi ci siamo anche allenate insieme. Mia figlia sa che cosa vuol dire essere un’atleta e apprezza tutti gli sforzi che faccio. I suoi fratelli sono ancora troppo piccoli per dire la loro. Lei è venuta con me a Wimbledon, ed era gasatissima quando le ho spiegato che mi sarebbe piaciuto tornarci da giocatrice». E dal punto dl vista puramente pratico? Serena si porta sempre dietro la bambina, Vika Azarenka anche. Ma tre figli non sono facili da gestire in giro per il mondo… «È un problema che affronterò di volta in volta. Innanzitutto non avrò una stagione piena come chi sta regolarmente sul tour. Jada va a scuola, quindi non potrò portarla molto spesso con me, mentre con gli altri due sarà più semplice. Cercherò di portarli a turno e magari negli Slam e nei tornei più vicini. Insomma, ci vorrà una bella riorganizzazione, ma fa parte del gioco». Negli ultimi anni sono cresciuti molti nuovi talenti tennistici: Osaka, ora l’exploit della Andreescu… Come pensa di confrontarsi con atlete che hanno una quindicina d’anni meno di lei? «Bianca è fortissima e mi ha fatto tanto piacere sentirle dire che ero una delle giocatrici a cui si è ispirata di più da bambina. Non vedo l’ora di guadagnarmi un duello con le nuove generazioni, è la mia motivazione più grande».

Berrettini: “Io, un giovane vecchio” (Massimo Caputi, Il Messaggero)

 

[…] «Roma per me vuol dire famiglia, amici, Foro Italico, i circoli in cui sono stato (Corte dei Conti e Aniene ndr) e il caos. Di sicuro mi manca, da alcuni mesi vivo a Montecarlo, appena posso faccio di tutto per tornarci» All’Aniene in tanti hanno seguito i tuoi allenamenti. «Mancavo da parecchio e dopo gli ultimi risultati il Circolo ci teneva a farmi sentire il suo affetto. Il presidente Massimo Fabbricini è stato fantastico, mi ha fatto due sorprese. La prima inaspettata e pazzesca: mi ha portato Carlo Verdone, uno dei miei idoli dal punto di vista cinematografico. Conosco tutti i suoi film a memoria. Quando l’ho visto, stavo giocando, mi sono emozionato e ho steccato due palle» E la seconda sorpresa? «Ha organizzato un piatto di carbonara, il piatto che preferisco, con tutta la mia famiglia, il team e i soci. Avere vicino persone speciali fa la differenza» Pesa la vita lontano da casa? «E’ dai 17 anni che è così, ci sono abituato. Stare fermo troppo in un posto mi annoia, mi è sempre piaciuto viaggiare, visitare e conoscere posti nuovi. Mi pesa cambiare ogni due tre giorni posti e fuso orario. Mi ritengo comunque fortunato: la mia famiglia mi è sempre vicina, con videochiamate e messaggi siamo sempre in contatto. Poi mi trovo benissimo con il team, lavorare con dei professonisti che sono anche amici, rende più semplice stare fuori 10 mesi all’anno» Torniamo indietro di 15 anni, cosa pensava Matteo a 8 anni? «Facevo judo e nuoto, il tennis era l’ultimo dei miei sogni. Giocavo con mio fratello Jacopo e imitavamo i ragazzi che partecipavano alla coppa a squadre nel mio circolo, la Corte dei Conti. Mai pensato di trovarmi a certi livelli, è pazzesco» Quando è scoccata la scintilla? «Una delle prime volte che sono andato al Foro italico. Volandri giocava contro Federer e cercavo di entrare al Centrale senza biglietto. In quel momento ho sognato di esserci io un giorno» E’ vero che devi molto a tuo fratello Jacopo? «Quando avevo 3/4 anni iniziai a giocare con le palline di spugna, ma non mi piacque molto. Jacopo, che è più piccolo di medi due anni, mi ha spinto a riprovare e da li non ho più smesso. Il nostro è un rapporto molto forte, ci siamo sempre aiutati l’uno l’altro, è stato un percorso fatto insieme anche oggi(ieri) ci siamo allenati insieme. A lui tengo tantissimo» Chi è Matteo Berrettini? «Un ragazzo molto sensibile. Mi piace entrare nelle cose, voglio capire prima di fare. Da quando ho 14 anni e lavoro con Santopadre ho sempre voluto comprendere il fine di quanto mi è chiesto. Forse dovrei essere un po’ più rilassato, a volte rischio di incastrarmi. Riesco però a scavarmi dentro, trovando energie interiori che mi danno la forza di superare momenti difficili» Come vivi questo momento? «Con tanta gioia e orgoglio. Al di là della semifinale agli Us Open è un periodo in cui mi sento bene con me stesso. Ora sarà più difficile, sono in tanti a conoscermi, sento l’affetto delle persone. Devo essere bravo a gestire la pressione, proseguire per la mia strada e lavorare» Come gestisci la popolarità? «Quando arrivi a certi livelli devi conviverci. Sono circondato da persone che mi sanno consigliare, mi fido di loro al cento per cento» Ora per i tuoi colleghi sei un avversario da temere? «Prima ero il giovane emergente, ora che ho raggiunto certi risultati mi guardano differentemente. Questo rende tutto più complicato, ma al tempo stesso ne sono fiero. Il pensiero che prima di affrontarmi Federer o Nadal possano studiarmi mi emoziona» Come è stato dopo Federer l’impatto con Nadal? «La sconfitta con Federer, come tutte, mi è bruciata parecchio. Ho cercato di capire cosa avessi sbagliato e come migliorare. Contro Rafa sono entrato in campo più determinato, concentrato su cosa volessi fare, convinto dei miei mezzi» Dritto e servizio sono le tue armi vincenti. «E’ il piano tecnico e tattico da quando mi sono affacciato al professionismo. Vincenzo Santopadre, vedendomi crescere in altezza e che la mano andava veloce con il dritto, ha pensato che dovessimo investire su questo». E sei diventato un giocatore per tutte le superfici. «Sono nato sulla terra rossa, ma madre natura mi ha dato qualità che posso sfruttare sulle superfici veloci. Nulla nasce per caso, al mio primo anno da professionista Vincenzo ha voluto che giocassi il 70% delle partite sul cemento per abituarmi ed ha avuto ragione” Ventitrè anni, numero 13 al mondo: sfatato il mito che i nostri tennisti maturino più tardi. «Forse noi italiani facciamo più fatica di altri, ma una volta che arriviamo a mio parere abbiamo qualcosa in più dentro. Da piccolo non ero tra i primi d’Italia, ho avuto modo e tempo per lavorare senza fretta e soprattutto senza quella pressione, che da giovani pesa molto. Fondamentale è la maturazione mentale, solo dopo puoi pensare a risultati importanti» Cosa hai pensato dopo il doppio fallo con Monfils? «Ho riso dentro di me, un risata nervosa naturalmente. La mano mi tremava ed è cambiata l’impugnatura, non mi era mai accaduto. La svolta è stata riconoscere che era normale provare quelle sensazioni in un tale contesto. Mi sono perdonato, dovevo continuare con il mio tennis, le chance sarebbero arrivate» Le Atp Finals, un obiettivo? «Solo parlarne mi fa sorridere. Posso riuscirci, ma non giocherò per quello, ne per i punti o per il ranking. Vado avanti per la mia strada, lavorando e spingendo forte. Se le conquisterò sarà bellissimo, altrimenti ci saranno altre possibilità, magari in casa a Torino» Qual è il tuo idolo sportivo? «LeBron James seguo lui e l’ Nba dal 2011. Il calcio mi appassionava da bambino» Ora potrai diventare tu un idolo per i bambini «E’ uno dei miei obiettivi»

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Perde 6-0 6-0 senza fare punti. Ma c’è l’ombra delle scommesse (Lombardo)

La rassegna stampa di mercoledì 11 dicembre 2019

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Perde 6-0 6-0 senza fare punti. Ma c’è l’ombra delle scommesse (Marco Lombardo, Il Giornale)

Lo chiamano Golden Match, ma in questo caso l’unico oro in palio se lo è intascato chissà chi. Il sospetto è questo, quasi una certezza dopo aver visto le immagini del torneo ITF M15 Qatar, in un periodo dell’anno in cui le uniche presenze nel circuito mondiale sono figlie di un tennis minore. L’incontro tra il thailandese Krittin Koaykul e l’ucraino Artem Bahmet è finito 6-0, 6-0 in appena 22 minuti. E la cosa grottesca non è che il secondo non sia riuscito a mettere insieme neanche un punto, ma è come l’ha fatto. Vedere (su internet) per credere. Dunque: alla fine il match è durato quarantotto punti di fila messi a segno da uno che viaggia al numero 1367 della classifica mondiale, ma il problema è che l’altro non si sapeva bene chi fosse. Avete presente i famosi giocatori da circolo? Ecco: molto peggio. Di Bahmet non esiste nessuna traccia negli albi dei tennisti, e visto come gioca non c’è da dubitarne. La domanda però è perché fosse lì. E la risposta sembra facile facile. L’ucraino – a quanto risulta al sito spagnolo Abc – sarebbe in realtà un manager, anche un questo caso non si sa di chi. Di certo c’è che nel tabellone di questo malandato torneo ci fossero ancora dei vuoti, e dunque l’organizzazione ha deciso di mettere in azione i buttadentro: chi arriva primo si iscrive. Bahmet l’ha fatto, e a suo modo è entrato nella storia del tennis. Peccato però che questa favola dello sport al contrario abbia un retrogusto un po’ strano: ci si può ridere, fino a quando non viene il sospetto che dietro a tale assurdità ci sia la mano della criminalità. Sempre ben presente sugli spalti dove nessuno ci può fare caso. E quindi: la prima partita ufficiale di Artem Bahmet finisce un po’ così, per scommessa. E il seguito potrebbe essere ancora peggio.

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Sonego: “La top 20 è il mio obiettivo” (Capello)

La rassegna stampa di martedì 10 dicembre 2019

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Sonego: “La top 20 è il mio obiettivo” (Enrico Capello, Tuttosport)

Fa bei sogni, Lorenzo Sonego. Ieri il tennista torinese, classe 1995, numero 52 del ranking mondiale, è stato premiato a Torino dall’Ussi (Unione Stampa Sportiva Italiana) Subalpina, presieduta da Federico Calcagno, come atleta piemontese dell’anno. «Un voto alla mia stagione? Otto – spiega – Non avrei mai creduto di entrare nei 50 al mondo così velocemente (è il n. 46), di vincere un torneo sull’erba ad Antalya, di raggiungere i quarti in un Masters 1000 a Montecarlo e di sfidare il mio idolo, Roger Federer, al Roland Garros. Per il 2020, punto a entrare nei primi 20. Devo lavorare sul rovescio e sulla risposta e fare tanta esperienza ad alto livello contro i più forti per imparare a gestire le situazioni dei match e a crearmi una mia identità di gioco». Sonego, che inizierà l’anno con i tornei di Doha e Auckland, ha tre grandi obiettivi sul medio periodo. «Sono ambizioso. Vorrei giocare almeno un’edizione delle ATP Finals a Torino e provare a vincere gli Internazionali d’Italia, perché anche se servizio e dritto mi aiutano sul veloce la mia superficie resta la terra, e la Coppa Davis. Con Berrettini, Fognini e Cecchinato siamo una nazionale forte e completa, solo la Spagna, secondo me, oggi ci è superiore. L’anno prossimo spero sia quello buono per l’insalatiera anche se questa formula concentrata in una settimana non mi piace. Non c’è pubblico e i ritmi forsennati danneggiano noi atleti e lo spettacolo. Qualcosa andrà cambiato» […]

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Le ragazze del TC Genova sconfitte all’ultimo tiebreak. Scudetto a Prato (Vassallo)

La rassegna stampa di domenica 8 dicembre 2019

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Le ragazze del TC Genova sconfitte all’ultimo tiebreak. Scudetto a Prato (Elisabetta Vassallo, Il Secolo XIX)

Per l’ennesima volta le ragazze del Tennis Club Genova arrivano alla finale scudetto e mancano il bersaglio per un soffio. La gara si è svolta a Lucca in due giornate e il team ligure sembrava essere ormai a un passo dal tricolore quando la situazione si è capovolta in favore delle «solite rivali» come il presidente del TC Giovanni Mondini ha definito il TC Prato, ritirando il trofeo del secondo posto. A decidere la sconfitta delle genovesi è stato il long tie break del doppio di spareggio, terminato 10 a 6 per le toscane. Le liguri erano state avanti 5 a 2, poi all’improvviso la situazione si è capovolta, complici alcuni errori sotto rete. Liudmila Samsonova e Alberta Brianti hanno così ceduto a Martina Trevisan e a Kristina Kucova. La competizione tra il TC Genova e il TC Prato era iniziata nel pomeriggio di venerdì quando si sono disputati due incontri: Alberta Brianti ha affrontato Lucrezia Stefanini e dopo due ore e venti minuti di lotta la biancorossa ha ceduto al terzo set 3-6 6-2 5-7. E’ toccato allora alla russa-genovese Liudmila Samsonova (21 anni, 135 Wta) portare il punto dell’1-1 battendo 6-4 6-2 la slovacca Kucova (176 Wta). Le altre partite sono state giocate ieri sino alle 9 di sera e tutte sono state lottate sino all’ultimo. Lucia Bronzetti del TC Genova ha tenuto testa per oltre due ore a Martina Trevisan (157 Wta) prima di arrendersi 4-6 6-4 4-6. Nel pomeriggio, sul 2 a 1 per le toscane, è sceso in campo il doppio: Brianti-Samsonova contro Stefanini-Trevisan. Dopo un set pari, nel long tiebreak il TC Genova è finito sotto 2 a 5, ma punto dopo punto le biancorosse sono riuscite a risalire sino a chiudere 10 a 7. Tutto da rifare: lo scudetto è stato deciso dal doppio di spareggio iniziato poco dopo le 19 con schierata ancora Brianti, 39 anni, che aveva già giocato 4 ore, insieme a Samsonova. Prato ha sostituito Stefanini con Kucova e ha conquistato il sesto scudetto.

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