Berrettini s'inchina al maestro Djokovic (Canevazzi). L'Italtennis ci ricorda il '76 (Scanagatta). Thiem ancora bestia nera di Sua Maestà Federer (Marcotti). Djokovic spietato. Dura per Berrettini la vita alle Finals (Crivelli)

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Berrettini s’inchina al maestro Djokovic (Canevazzi). L’Italtennis ci ricorda il ’76 (Scanagatta). Thiem ancora bestia nera di Sua Maestà Federer (Marcotti). Djokovic spietato. Dura per Berrettini la vita alle Finals (Crivelli)

La rassegna stampa di lunedì 11 novembre 2019

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Berrettini s’inchina al maestro Djokovic (Ruggero Canevazzi, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

(…). L’esordio di Matteo Berrettini alle finali mondiali ATP, l’italiano dal grande servizio (più dritto) subito contro l’uomo con la risposta migliore del mondo, Novak Djokovic, non poteva essere più difficile. E cosi è stato. II campione serbo, oggi n.2 del mondo ma in corsa qui a Londra per vincere questo ATP Masters per la sesta volta e spodestare Rafa Nadal dal trono appena riconquistato, ha dominato Berrettini in 63 minuti, 62 61.

(…)

 

L’ingresso in campo è stato un mezzo trauma per il ragazzo che 7 mesi fa era ancora n.57 del mondo e oggi è n.8. Batte Djokovic e sono quattro punti a zero. Serve Matteo ed è subito 0-30, dopo uno smash maldestramente affossato in rete. Poi c’è una discreta reazione, ma già sul 2 pari arrivano le prime 2 palle break per Djokovic e Matteo, che già aveva sbagliato 3 facile rovesci (aiutati da astuti cambi di ritmo dell’esperto serbo), sulla seconda caccia in rete un comodo dritto. Un rigore a porta vuota. E’ chiaro che è l’emozione a tradirlo. Da quel momento per Berrettini saranno cinque break consecutivi subiti e un solo game fatto, con la complicità di Novak che sul 4-0 si distrae e gli fa due regali sul 30 pari. «Credo di aver giocato meglio oggi che contro Federer a Wimbledon, ma lui risponde in modo incredibile e giocava davvero bene, muovendosi benissimo. Ho imparato giocando con Federer e con Nadal, sarà così anche dopo questo match», si schermisce timidamente Matteo. Ma il suo miglior avvocato è proprio Djokovic che ricorda il suo primo Masters a Shanghai 2007, da ventenne: «Ero teso. Ero felice d’essere lì, ma l’ambiente era nuovo. Persi tutti e tre i match, con Nadal, Ferrer e Gasquet». Domani Matteo affronterà Federer, sconfitto 75 75 da Thiem in quello che è già uno spareggio per non essere eliminati.

L’Italtennis ci ricorda il ’76 (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

Dal 1976, l’anno dei trionfi di Adriano Panatta al Foro Italico e al Roland Garros, e con Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli a Santiago per l’unica Coppa Davis vinta dall’Italia, il nostro tennis non viveva un momento altrettanto magico. Già scritto, ma da ribadire, alla luce degli eventi più recenti. Così riassunti in cinque paragrafi.

1) Matteo Berrettini centra, dalla porta principale, l’ingresso fra i top 8 del mondo e ci sono tutti. Quando Adriano Panatta giocò il Masters del ’75, non c’era Connors, il n.1 per aver vinto i 3 Slam cui potè partecipare. Quando Barazzutti giocò quello del ’78, Borg aveva dato forfait (…)

2) Jannik Sinner vince le Next Gen ATP Finals under 21 pur avendo solo 18 anni e dominando in finale De Minaur n. 18 ATP assai più nettamente di quanto avesse fatto un anno prima Tsitsipas (oggi n.6 Atp) contro lo stesso avversario. Stefan Edberg aveva vinto a Milano il suo primo torneo nel 1984. Idem Roger Federer nel 2001. Edberg aveva 18 anni, Federer 20. Il paragone ci sta.

(…)

Sinner, fresco top-100, ha battuto 4 top 100: Tiafoe 47 (ex 29), Kecmanovic 60 (era 47 il 9 settembre), Ymer 74, De Minaur 18. E’ un fenomeno.

3) Otto italiani nei top 100 a fine anno. Mai successo prima: Berrettini n.8, Fognini 12, Sonego 53, Cecchinato 72, Seppi 73, Travaglia 86, Sinner 95, Caruso 97.

4) Appena eletto (in carica dal 2020) il nuovo presidente dell’ATP, l’italiano Andrea Gaudenzi, 46 anni, ex n.18 ATP e manager di comprovata esperienza.

5) L’Italia ha ottenuto, previa garanzia governativa per 75 milioni di euro, l’organizzazione delle finali ATP a Torino per 5 anni (2021-2025).

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Thiem ancora bestia nera di Sua Maestà Federer (Gabriele Marcotti, Corriere dello Sport)

Due set identici, smarriti sul finale, condannano Roger Federer (…) sorpreso da Dominic Thiem. Il 26enne austriaco si conferma così, una volta di più, la bestia nera del 38enne di Basilea, che ieri sera – (…) ha perso il quinto dei loro sette scontri diretti. Un match che si è risolto in poco più di un’ora e mezzo, giocato male da Federer (alla 17 partecipazione nel torneo dei Maestri) quanto bene da Thiem. Troppi gli errori non forzati, soprattutto di rovescio ma non solo, dell’elvetico, quasi mai in controllo del match, sempre troppo impreciso e incostante, anche col servizio. Già in difficoltà di apertura di match, quando ha subito smarrito il servizio. Il tempo di riscaldarsi, però, e Federer recupera il break, portandosi avanti nel punteggio. Fino all’undicesimo game, che Thiem gioca in maniera impeccabile, strappando il servizio per la seconda volta allo svizzero. Nel game successivo non gli trema la mano, e si aggiudica il parziale.

Nel game successivo non gli trema la mano, e si aggiudica il parziale. Identica l’inerzia dell’incontro nella seconda frazione, dominata dai servizi.

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Si arriva nuovamente in parità all’11° game, e un nuovo passaggio a vuoto è fatale a Federe. Nel gioco successivo il sei volte re delle Finals ha due occasioni per trascinare il match al tie-break ma non le trasforma. Arrendendosi infine all’ennesimo vincente di dritto di Thiem che vince “solo” la sua quarta partita (sei sconfitte) in quattro partecipazioni alle Finals.

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Djokovic spietato. Dura per Berrettini la vita alle Finals (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Lesson two. Con marcata pronuncia londinese. Povero Matteo, quando da queste parti gli capita di incrociare un gigante, finisce sempre bastonato. A Wimbledon a luglio prese una ripassata da Federer in 74 minuti e fece 5 game (in tre set), al debutto alle Finals assaggia i superpoteri di Djokovic e, in un’ora e tre minuti, di game ne racimola appena tre (in due). Ribaltato dalla risposta di Nole, dalle gambe del serbo, dalla sua concentrazione feroce (…). Deve almeno arrivare in finale per coltivare speranze, e dunque si è attrezzato perché le tappe intermedie non gli procurino troppi fastidi.

(…)

Al debuttante non basta un dignitosissimo 71% di prime, perché l’altro gli rimanda indietro tutto e dunque comanda fin da subito lo scambio, peraltro senza regalare nulla (appena 3 gratuiti nel primo set), e quindi può aggredire Matteo, che va presto fuori giri anche con il dritto (18 errori non forzati) e dal 2-2 del primo set subisce 5 break consecutivi.

(…)

Non era il giorno, insomma, per battere la maledizione tutta italiana dell’assenza di vittorie alle Finals (con ieri, siamo a 0 su 7), e dunque la lezione va archiviata in fretta per pensare all’incrocio con Federer, che diventa già un clamoroso dentro o fuori per entrambi (lo svizzero ha perso da Thiem) in una formula che consente comunque di resuscitare dopo il calvario. E Matteo ha già dimostrato che più lo mandi giù, più si tira su: «Nole Ha risposto al servizio come non ho mai visto fare in vita mia. Lo so, vi state chiedendo cosa ci facessi io in campo, ma il problema è che non mi sembra di aver giocato male. Solo che lui è incredibile. Sono sicuro, come è già successo contro Federer e contro Nadal, che imparerò molto da questa sconfitta. Resto ancora fiducioso, ero nervoso ma nel modo giusto: ora resetto e mi concentro sul secondo match».

(…).

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Sonego: “La top 20 è il mio obiettivo” (Capello)

La rassegna stampa di martedì 10 dicembre 2019

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Sonego: “La top 20 è il mio obiettivo” (Enrico Capello, Tuttosport)

Fa bei sogni, Lorenzo Sonego. Ieri il tennista torinese, classe 1995, numero 52 del ranking mondiale, è stato premiato a Torino dall’Ussi (Unione Stampa Sportiva Italiana) Subalpina, presieduta da Federico Calcagno, come atleta piemontese dell’anno. «Un voto alla mia stagione? Otto – spiega – Non avrei mai creduto di entrare nei 50 al mondo così velocemente (è il n. 46), di vincere un torneo sull’erba ad Antalya, di raggiungere i quarti in un Masters 1000 a Montecarlo e di sfidare il mio idolo, Roger Federer, al Roland Garros. Per il 2020, punto a entrare nei primi 20. Devo lavorare sul rovescio e sulla risposta e fare tanta esperienza ad alto livello contro i più forti per imparare a gestire le situazioni dei match e a crearmi una mia identità di gioco». Sonego, che inizierà l’anno con i tornei di Doha e Auckland, ha tre grandi obiettivi sul medio periodo. «Sono ambizioso. Vorrei giocare almeno un’edizione delle ATP Finals a Torino e provare a vincere gli Internazionali d’Italia, perché anche se servizio e dritto mi aiutano sul veloce la mia superficie resta la terra, e la Coppa Davis. Con Berrettini, Fognini e Cecchinato siamo una nazionale forte e completa, solo la Spagna, secondo me, oggi ci è superiore. L’anno prossimo spero sia quello buono per l’insalatiera anche se questa formula concentrata in una settimana non mi piace. Non c’è pubblico e i ritmi forsennati danneggiano noi atleti e lo spettacolo. Qualcosa andrà cambiato» […]

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Le ragazze del TC Genova sconfitte all’ultimo tiebreak. Scudetto a Prato (Vassallo)

La rassegna stampa di domenica 8 dicembre 2019

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Le ragazze del TC Genova sconfitte all’ultimo tiebreak. Scudetto a Prato (Elisabetta Vassallo, Il Secolo XIX)

Per l’ennesima volta le ragazze del Tennis Club Genova arrivano alla finale scudetto e mancano il bersaglio per un soffio. La gara si è svolta a Lucca in due giornate e il team ligure sembrava essere ormai a un passo dal tricolore quando la situazione si è capovolta in favore delle «solite rivali» come il presidente del TC Giovanni Mondini ha definito il TC Prato, ritirando il trofeo del secondo posto. A decidere la sconfitta delle genovesi è stato il long tie break del doppio di spareggio, terminato 10 a 6 per le toscane. Le liguri erano state avanti 5 a 2, poi all’improvviso la situazione si è capovolta, complici alcuni errori sotto rete. Liudmila Samsonova e Alberta Brianti hanno così ceduto a Martina Trevisan e a Kristina Kucova. La competizione tra il TC Genova e il TC Prato era iniziata nel pomeriggio di venerdì quando si sono disputati due incontri: Alberta Brianti ha affrontato Lucrezia Stefanini e dopo due ore e venti minuti di lotta la biancorossa ha ceduto al terzo set 3-6 6-2 5-7. E’ toccato allora alla russa-genovese Liudmila Samsonova (21 anni, 135 Wta) portare il punto dell’1-1 battendo 6-4 6-2 la slovacca Kucova (176 Wta). Le altre partite sono state giocate ieri sino alle 9 di sera e tutte sono state lottate sino all’ultimo. Lucia Bronzetti del TC Genova ha tenuto testa per oltre due ore a Martina Trevisan (157 Wta) prima di arrendersi 4-6 6-4 4-6. Nel pomeriggio, sul 2 a 1 per le toscane, è sceso in campo il doppio: Brianti-Samsonova contro Stefanini-Trevisan. Dopo un set pari, nel long tiebreak il TC Genova è finito sotto 2 a 5, ma punto dopo punto le biancorosse sono riuscite a risalire sino a chiudere 10 a 7. Tutto da rifare: lo scudetto è stato deciso dal doppio di spareggio iniziato poco dopo le 19 con schierata ancora Brianti, 39 anni, che aveva già giocato 4 ore, insieme a Samsonova. Prato ha sostituito Stefanini con Kucova e ha conquistato il sesto scudetto.

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Wozniacki si ritira a 30 anni. “Ho realizzato tutti i sogni. Farò campagne sull’artrite”

La rassegna stampa del 7 dicembre 2019

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Wozniacki si ritira a 30 anni. “Farò campagne sull’artrite” (Marco Calabresi, Corriere della Sera)

A leggere le reazioni delle altre giocatrici, il mondo del tennis non era pronto al ritiro di Caroline Wozniacki. A maggior ragione perché la danese, che deve ancora compiere 30 anni, si stava già allenando per la nuova stagione. Invece ha detto basta, anzi, lo dirà a fine gennaio, al termine degli Australian Open, che con la vittoria di due anni fa hanno rappresentato il punto più alto della sua carriera. Per ufficializzare il suo addio al tennis, Caroline ha usato una lunghissima lettera sui social: «Ho realizzato tutto quello che potevo sognare in campo, ma mi sono detta che ci sono anche altre cose al di fuori del tennis che vorrei fare, e ora è il momento di farle. Sposarmi con David (l’ex cestista Lee, con la cerimonia che si è svolta nel giugno scorso in provincia di Siena, ndr) era una di queste. E poi formare una famiglia, viaggiare e sensibilizzare le persone sull’artrite reumatoide». Malattia che l’ha colpita (e che Wozniacki ha specificato non essere la causa del ritiro), ma che non le ha impedito di proseguire a giocare a tennis. Lo fara ancora per uno Slam: poi, rimarranno solo i trofei (3o titoli in singolare), una vittoria nelle finali Wta, tre Olimpiadi e ben 71 settimane vissute da numero 1 del mondo.

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