Federer pianto greco. Tsitsipas va in finale (Ferri). Finals delle novità. Tsitsipas o Thiem sarà la prima volta (Crivelli). Sinner vola, quarta finale nel 2019 (Cocchi). Tsitsipas da sogno, la resa di Federer (Marcotti)

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Federer pianto greco. Tsitsipas va in finale (Ferri). Finals delle novità. Tsitsipas o Thiem sarà la prima volta (Crivelli). Sinner vola, quarta finale nel 2019 (Cocchi). Tsitsipas da sogno, la resa di Federer (Marcotti)

La rassegna stampa di domenica 17 novembre 2019

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Federer pianto greco. Tsitsipas va in finale (Roberto Ferri, Nazione – Carlino – Giorno)

Per il terzo anno consecutivo Roger Federer, il Maestro dei Maestri, ha perso in semifinale a Londra. Era accaduto anche con Goffin nel 2017, con Zverev nel 2018 e ieri con Tsitsipas (63 64), dopo un match in cui, breakkato al secondo game del primo set e al terzo del secondo, è stato costretto sempre a inseguire. In finale Tsitsipas troverà oggi Thiem che ha battuto 75 63 Zverev. Sarà l’età? L’irrispettoso interrogativo nei confronti del mitico svizzero, alla fine di un anno in cui Nadal e Djokovic si sono divisi equamente i 4 Slam, avrebbe ragione di esistere soprattutto se lo svizzero non fosse arrivato due volte a un punto dal vincere Wimbledon.

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Venerdì con Nadal Tsitsipas non era riuscito a conquistarsi neppure una pallabreak. Ieri il ragazzone ateniese ha strappato a Federer la battuta in tre occasioni e ha avuto anche una quarta chance. Lui ha risposto bene, ma Federer ha servito soltanto il 56% di prime palle. Contro Djokovic era stato il 73%. Una bella differenza. Pur con qualche errore di troppo da parte di Federer, spesso in ritardo e costretto a giocare un match difensivo, la partita è stata complessivamente intensa e bella, favorita anche dalla spettacolarità dei due rovesci a una mano. Sarebbe valso il prezzo del biglietto anche soltanto l’emozionante game di 22 punti che sul 5-3 ha permesso a Tsitsipas di difendere il servizio e di portare a casa il primo set al settimo setpoint. In quel game Federer aveva avuto due pallebreak per il 4-5. Le avesse trasformate si sarebbe rimesso magari in corsa.

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Ma il miglior Federer avrebbe saputo trasformare qualche pallabreak in più – ne ha avute ben 12, ma gli è riuscito un solo break – soprattutto quando Tsitsipas (solo 6 ace, ma diversi prime battute efficaci) ha dovuto far ricorso alla seconda di servizio. Tsitsipas finalista al suo primo Masters, un anno fa aveva vinto a Milano il Next Gen come Jannik Sinner (oggi in finale al challenger di Ortisei contro l’austriaco Offner).

Finals delle novità. Tsitsipas o Thiem sarà la prima volta (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello sport)

Apollo verrà, avrà i capelli biondi e si siederà con autorevolezza al banchetto degli dei. Tsitsipas, dalla Grecia con furore: se batti Federer in due dei templi che ne hanno esaltato la grandezza immortale, prima gli Australian Open e poi le Finals, hai già cominciato a scolpire il tuo nome sulle colonne della storia. E’ il vento della freschezza, della gioventù e della novità, che ha portato al Masters due semifinalisti sotto i 23 anni (l’altro è Zverev) come non accadeva dal 2008 (e allora si trattava di Murray e Djokovic, noblesse oblige) e oggi cullerà verso il trionfo un vincitore inedito, un nuovo paese, un epigono della Next Gen come Stefanos oppure il più pronto e completo della generazione di mezzo, Dominator Thiem. Ma ci sono anche talento e personalità nell’uragano ateniese che strappa al Maestro di Basilea il sogno di un’undicesima finale e di una settima vittoria. In una sfida altalenante nello spettacolo ma sempre palpitante per i continui cambi di prospettiva, Tsitsipas e Federer si ritrovano a rivivere lo stesso match di gennaio a Melbourne, quando il Divino non sfruttò neppure una palla break su 12 e si arrese in quattro set al ragazzo, fresco del successo al Masters dei giovani a Milano (Sinner, ora tocca a te…). Stavolta Roger fa appena meglio, e su 12 palle break (ancora) ne converte una, quella che lo riporta in carreggiata nel quarto game del secondo set, ma le troppe occasioni mancate prima e dopo marchiano a fuoco il duello. (…)

E poi sbaglia troppo di dritto (17 gratuiti), non è rapido nel gioco di piedi e alla battuta si scopre davvero alterno. Che per Roger non fosse giornata, nonostante il consueto tifo a senso unico, lo si era capito fin dal secondo game, quando ha sbagliato due smash a campo aperto.

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Ora per Tsitsi ci sarebbe una finale da vincere per completare l’opera,

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Intanto però gli ha inflitto la prima e l’ultima sconfitta di stagione, al culmine di un percorso dl maturazione passato attraverso una più accentuata solidità nel rovescio, una programmazione finalmente non cervellotica e una rinnovata consapevolezza:

(…) Secondo la sua versione, la definitiva esplosione è figlia anche di un cambio di vita: «Negli ultimi due mesi credo di essere cresciuto anche dal punto di vista delle interazioni, mentre prima mi concentravo solo sul tennis. Stare a contatto con gli altri mi ha fatto capire come funziona il mondo. Ero un bambino con la paura del rifiuto. Adesso invece mi sento molto più ventunenne di prima». E’ vero che le Finals a volte hanno premiato campioni estemporanei (l’ultimo, Dimitrov nel 2017), ma la finale di oggi contro Thiem, che stoppa il re del 2018 Zverev con un break per set e una maggior saldezza nei momenti clou, può assomigliare davvero a una rivoluzione. Anche se Federer, vecchio saggio, invita alla cautela: «Intanto, il numero uno è un ragazzo dl 33 anni che si chiama Nadal. E io sono molto carico al pensiero della prossima stagione». E chi li smuove più.

Sinner vola, quarta finale nel 2019: ora punta la top 80 (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Jannik Sinner non si ferma più. Sarà l’adrenalina che circola ancora in corpo dopo il trionfo alle Next Gen Finals, sarà l’aria dell’Alto Adige e delle sue montagne, fatto sta che il 18enne di Sesto Pusteria oggi gioca per il titolo del Challenger di Ortisei. Una giornata importante per Jannik che ha l’occasione di mettere i piedi tra i primi 80 al mondo, battendo l’ennesimo record di precocità.

(…) quella di oggi sul veloce indoor di Ortisei (46.000 euro) sarà la quarta finale Challenger stagionale. Ha vinto quelle di Bergamo e di Lexington mentre ha perso quella di Ostrava. Grazie ai punti guadagnati fino a oggi, dovrebbe assestarsi al numero 83 Atp, ennesimo best ranking di quest’anno straordinario, mentre l’eventuale vittoria del titolo potrebbe addirittura proiettarlo al numero 78.

(…)

L’ultimo ostacolo tra Sinner e il titolo oggi sarà l’austriaco Sebastian Ofner, numero 173 della classifica mondiale, che in semifinale ha battuto in tre set il 34enne toscano Luca Vanni ora sceso al numero 368 del mondo.

(…)

Dopo il torneo Jannik resterà qualche giorno a casa, anche perché mercoledì sarà impegnato nell’esame per la patente. Ma secondo i programmi del team, il tempo per riposare è molto poco: bisogna riprendere la preparazione e volare a Doha, dove giocherà con una wild card. Da lì poi Jannik andrà in Australia. Intanto si gode i complimenti di Novak Djokovic, che lo ha conosciuto a Bordighera e che lo ha definito come la futura star del tennis mondiale: «Mi ha sorpreso quello che ha detto — ha commentato—, lui è una leggenda».

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Tsitsipas da sogno. La resa di Federer (Gabriele Marcotti, Corriere dello Sport)

La sua vittoria agli ottavi di Melbourne, lo scorso gennaio, aveva sorpreso solo chi non lo aveva ammirato, pochi mesi prima, al torneo Next Gen di Milano.

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Il successo di ieri rappresenta la definitiva consacrazione di Stefanos Tsitsipas, perché alla 02 Arena l’allievo ha superato il maestro. E’ dunque il più giovane tra gli otto maestri di Londra a volare in finale. In poco più di un’ora e mezza il 2lenne greco, al debutto alle Finals, ha liquidato in due set Roger Federer al termine di una prestazione impeccabile, durante la quale ha saputo respingere ogni tentativo dell’elvetico di invertire l’inerzia della partita.

(…) 11 palle-break salvate (su 12 complessive) dal greco, bravo a sfruttarne 3 delle 4 concessegli da Federer. Questa in numeri la differenza tra i due semifinalisti, divisi anagraficamente da 17 anni, un record per questo torneo.

(…)

(…) Federer ha subito un’occasione per strappare il servizio al greco, ma non la sfrutta. Nel game successivo, viceversa, a Tsitsipas – il primo greco di sempre a qualificarsi per il torneo dei maestri – non trema il braccio, e si porta avanti fmo a 4-1. Nel settimo e nono gioco, lo svizzero – vincitore sei volte delle Finals – ha altre cinque palle per ristabilire la parità, ma è il 2lenne greco -al termine di un game infinito (13 minuti e 36 secondi), dopo sei set-point mancati – ad aggiudicarsi la prima frazione.

Simile l’andamento del secondo set, che si apre con un nuovo break di Tsitsipas. Nel game successivo, però, Federer, dopo aver sprecato altre tre palle-break, finalmente ristabilisce la parità. E’ solo un attimo, perché il campione di Basilea è costretto nuovamente a cedere il turno di battuta per la seconda volta consecutiva. Anche nel decimo game, quello finale, Federer ha altre due palle per la parità, ma non le trasforma e così, con un ace, Tsitsipas chiude la contesa.

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Se Federer per il terzo anno consecutivo, è costretto a fermarsi in semifinale a Londra, per Tsitsipas, che in questa stagione ha già vinto due tornei (Estoril e Marsiglia), si tratta della prima finale di sempre alle Finals, la più importante della sua ancor giovane carriera.

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Thiem: “Che paura a Belgrado. Adesso il mio torneo e imparerò a ballare” (Cocchi). ATP fa i conti col covid e rivede le classifiche (Bertellino)

La rassegna stampa di martedì 7 luglio 2020

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Thiem: “Che paura a Belgrado adesso il mio torneo e imparerò a ballare” (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Basso profilo, senza fare troppo rumore è arrivato fin lassù, al terzo posto del mondo dietro a Djokovic e Nadal. E davanti a Federer. […] Per Dominic lo stacanovista non è rimasto altro che buttarsi sulle esibizioni. A partire dall’Adria Tour di Belgrado, dove si è trovato nella bufera dei contagi, passando per le Uts di Mouratoglou. Per non farsi mancare nulla, ne ha organizzata una tutta sua, che parte oggi a Kitzbuehel, in Austria, e vede tra i protagonisti anche il nostro Matteo Berrettini. Dopo l’esperienza vissuta all’Adria Tour di Belgrado, con tanti contagiati compreso Djokovic, ci vuole coraggio a mettersi in gioco con un torneo aperto al pubblico. «Diciamo che a Belgrado ho imparato la lezione. A Kitzbuehel saranno ammesse 500 persone per ogni sessione di gioco. La sicurezza di tutti è la nostra priorità. Seguiremo tutte le regole e i protocolli in maniera molto stretta». Fortunatamente in Serbia non ha contratto il virus, ma immaginiamo lo spavento che si sarà preso. «Ammetto di essere rimasto scioccato quando ho saputo della positività di Dimitrov e degli altri colleghi contagiati dal Covid. Avrebbe potuto toccare a me. Ho fatto subito il tampone, visto che dovevo giocare alle Uts di Mouratoglou, poi ho continuato a sottopormi ai controlli. E sono sempre risultato negativo. Mi sono tranquillizzato e adesso faccio la massima attenzione. A Belgrado forse siamo stati tutti troppo ottimisti». […] Tra i suoi Magnifici c’è anche Matteo Berrettini. «Ho pensato subito a lui quando ho iniziato a organizzare il torneo. Matteo è un tipo fantastico, uno dei tennisti europei più interessanti. Gioca a grande velocità e la gente si appassiona a vederlo in campo. Con lui lo spettacolo è assicurato». Si può dire che siete amici? «È difficile coltivare vere amicizie sul circuito, ma posso dire che con Matteo c’è un bellissimo rapporto». […] Insieme Matteo ha giocato nell’Ultimate Tennis Showdown di Mouratoglou, a Nizza. Un formato molto particolare: porterebbe sul circuito qualcuna di queste innovazioni? «È stata una sfida nuova, diversa, e tutti insieme ci siamo divertiti. Certo, era molto lontano da come siamo abituati a vivere il tennis. Personalmente non cambierei il nostro caro vecchio mondo, tutto è perfetto e deve rimanere così». ? Da quando lavora col cileno Nicolas Massu, oltre che essere cresciuto molto tennisticamente la vediamo anche più estroverso. Ha assorbito un po’ di spirito latino? «Tra me e Nico si è sviluppato uno splendido rapporto. Lui è una persona molto allegra e un grande esperto di tennis. Grazie a lui il mio gioco è migliorato e io ho sviluppato nuove potenzialità, pur divertendomi a ogni allenamento. Sì, forse lavorare con lui mi ha reso più estroverso ma c’è ancora molto da fare. Ad esempio, dovrei migliorare come ballerino per essere un vero latino, ma sono un disastro». […] A questo proposito, lei ci sarà per la ripresa negli Usa? La situazione non sembra semplice. «Non lo è, e ci sono molte questioni in sospeso: da chi potrebbe viaggiare con me a come saranno le regole. Ma io voglio esserci. Voglio tornare a provare la carica che ti dà un match importante, l’adrenalina della vittoria. Adesso è tempo di ripartire». Largo ai Magnifici 7.

ATP fa i conti col covid e rivede le classifiche (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Mentre permangono dubbi sulle date e modalità della ripresa a causa della delicata situazione pandemica soprattutto negli Stati Uniti, l’Atp ha annunciato ieri come verranno sbloccate le classifiche una volta ripartito il circuito. Il ranking normalmente viene costruito sulla base dei migliori 18 risultati nell’arco di 52 settimane. Ora invece verrà formato prendendo in esame gli stessi 18 migliori risultati ma su un arco temporale di 22 mesi, da marzo 2019 a dicembre 2020 in ragione del fatto che è congelato dal 16 marzo scorso. Non potranno far classifica due risultati ottenuti negli stessi tornei per due anni consecutivi, ma solo il migliore delle due edizioni. I punti aggiunti nei tornei 2020 rimarranno in classifica per le già citate 52 settimane o fino a quando il torneo non verrà effettivamente giocato nel 2021. La decisione punta al principio dell’equità ed è stata presa di concerto con i tornei dello Slam e con la federazione internazionale. Il ricalcolo servirà a determinare l’ingresso alle Atp Finals 2020. […]

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Berrettini: “Dico sì agli US Open, ma senza rischi Covid” (Scanagatta). Dopo il virus esplode la tennis-mania. I circoli fanno il pieno di appassionati (Gambaro)

La rassegna stampa di lunedì 6 luglio 2020

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Berrettini: “Dico sì agli US Open, ma senza rischi Covid” (Ubaldo Scanagatta, Nazione-Carlino-Giorno Sport)


 

Matteo Berrettini, n.1 italiano (e n.8 del mondo) ha vissuto tutti i primi mesi del lockdown in Florida accanto alla sua ragazza Ajla Tomljanovic («Meno male che c’era lei con me…la famiglia, gli amici mi sono mancati tantissimo»). Ora, da metà giugno si trova alla Tennis Academy di Patrick Mouratoglou (vicino Nizza), per partecipare con altri noti tennisti, Tsitsipas, Goffin, Lopez, Gasquet, a una strana competizione (l’Ultimate Tennis Show) articolata in più weekend, 50 match a tempo. Si concludono in un’ora con strane regole che stravolgono il tennis tradizionale ma, chissà, magari piacciono ai giovanissimi. Dal 10 marzo, quando si sarebbe dovuto giocare il Masters 1000 di Indian Wells, il vero tennis professionistico internazionale, ha tirato giù i bandoni, lasciando spazio solo a esibizioni nazionali in cui il distanziamento sociale (come nell’Adria Tour organizzato da Djokovic) non è stato sempre rispettato con conseguenze spiacevoli ed imbarazzanti per il n.1 del mondo, sua moglie, il coach Ivanisevic, Coric e altri. Sul resto della stagione del tennis c’è grarde incertezza.

Matteo dal 23 agosto si dovrebbe giocare il Masters 1000 dl Cincinnati…(ma a Flushing Meadow) e poi l’US Open (dal 31 agosto). Lo scorso anno hai fatto semifinale. Dovrai difendere tanti punti. Ci andrai a cuor leggero? «Andrò, ma a cuor leggero in questo momento non si fa nulla. Qui veniamo testati 2 volte a settimana e in Francia la situazione non è grave come a New York e negli USA. Adesso la situazione negli USA è nettamente peggiore; ci sono stati casi positivi sia in NBA sia nel tennis stesso (Tiafoe; n.d.r.). L’idea è di andare, ma vedremo l’evolversi delle cose. Per tutti è importante capire cosa succederà nei vari tornei se un tennista verrà trovato positivo. Ci vorrà un parere scientifico».

Djokovic, da presidente dei tennisti ATP, era contrario a che vi rinchiudessero nel solo TWA hotel del JFK airport. Poi con la positività sua e di altri protagonisti dell’Adria Tour, le cose sembrano cambiate…Tu e il tuo coach Santopadre dove stareste? «Dobbiamo cercare di adattarci, senza rischiare di fare casino – dice senza mezzi termini -. Se dovessi decidere di andare lo farei seguendo tutte le precauzioni del caso. Cercherei di avere contatti solo con il mio team e rispettare i protocolli. Tanta gente sarà in giro lo stesso anche se staremo in questa specie di “bolla” per 21 giorni. Ci saranno sempre almeno 500 persone (1000?) in giro per il torneo. Difficile che non ci scappi neppure un positivo. Però, senza nulla togliere alle persone ‘normali’, noi sportivi abbiamo una situazione particolare: se dobbiamo fare quarantena senza sintomi, i successivi tornei diventano un casino perché non puoi allenarti. Essere positivi non è brutto solo per il rischio della malattia, ma perché influenzerebbe tutta la programmazione».

[…]

Ti ho visto giocare con Tsitsipas, hai vinto i primi due short set, perso terzo e quarto… poi Il “sudden set”, ma mi pare tu sia in gran forma, anche di rovescio. Sbaglio? «No, sto giocando proprio bene, questo UTS è divertente. Sfidare top-ten aiuta, sono ai loro livelli. Mi sono allenato anche con Sinner. Gioca bene, devo stare attento quando giochiamo… mi devo impegnare: è giovane ma picchia duro. Sono pronto a ricominciare, nonostante il lungo stop».

[…]

Dopo il virus esplode la tennis-mania. I circoli fanno il pieno di appassionati (Francesco Gambaro, Il Secolo XIX)

Se non è ancora tennis-mania, poco ci manca. La ripresa post Covid ha portato molti ad avvicinarsi (o riavvicinarsi) al tennis che, rispetto ad altri sport, viene percepito come disciplina a scarso rischio di contagio. Il fatto di giocare all’aria aperta aiuta, così come il distanziamento che nel tennis è fisiologico. Non è un caso, quindi, che molti circoli in queste settimane stiano registrando un boom di prenotazione dei campi: nuovi adepti, ma pure vecchi appassionati che hanno voglia di riprendere in mano una racchetta, a distanza anche di molti anni. A confermare questa tendenza sono gli stessi addetti ai lavori.

[…]

Che ci sia un boom di nuove richieste lo ribadisce anche Davide Favati, responsabile della scuola tennis Sporting 3 Pini: «C’è un incremento di appassionati: dai soci, che prima giocavano a biliardo e adesso hanno deciso di cimentarsi col tennis, agli allievi che prima facevano due lezioni a settimana e ora vogliono farne almeno tre. Il fatto che altri sport siano bloccati può averci favorito.

[…].

A far da volano c’è stata anche la ripresa del turismo.

[…]

La tennis-mania è un fenomeno esteso anche alle altre regioni: «Nei giorni scorsi abbiamo fatto una riunione con i responsabili dei maestri italiani. I presidenti dei comitati di Emilia Romagna, Toscana e Trentino Alto Adige mi hanno confermato la tendenza a giocare di più — rivela Marco Lubrano che gestisce l’Accademia tennis all’impianto comunale Valletta Cambiaso ed è fiduciario regionale dei maestri — anche chi pratica il calcetto ultimamente si è avvicinato al tennis. Oggi si assiste a un ritorno di vecchi appassionati. Come scuole tennis, le nuove iscrizioni si vedranno a settembre». Le rigide precauzioni anti-Covid non hanno scoraggiato i tennisti: «Noi chiediamo mascherine all’ingresso — spiega Rastrelli — e negli spogliatoi i phon sono spenti, gli ambienti sono sanificati dopo ogni turno, le panchine sono dotate di dispenser igienizzanti». «Noi disinfettiamo anche il tubo di plastica che raccoglie le palline – gli fa eco Favati – Abbiamo quattro sedie o panchine dove poggiare l’attrezzatura e i capi d’abbigliamento e il dispenser in ogni campo». E proprio Favati he non perdona il campione serbo Djokovic per aver organizzato l’Adria Tour senza ricorrere alle precauzioni anti-Covid: «L’ha fatto per beneficenza, però ha toppato”.

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Panatta: «Vorrei credere nell’aldilà, nel dubbio porto la racchetta» (Piccardi). Tiafoe, altro positivo. Nadal, ombre su NY (La Gazzetta dello Sport). Sonego centra il bis (Bertellino)

La rassegna stampa di domenica 5 luglio 2020

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Panatta: «Non trovo più i miei cimeli. Vorrei credere nell’aldilà, nel dubbio porto la racchetta» (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Adriano, sono settanta. «Ma di cosa parliamo?». Settant’anni giovedì. «Cerchi rogne?». Daaai. Giro di boa importante: tentiamo un bilancio? «Il bilancio facciamolo tra dieci anni, se ci arrivo. I 70 non me li sento addosso. Tocco ferro: sono ipocondriaco da sempre, ma sto bene. Ogni tanto ho un po’ di mal di schiena. L’ha usata parecchio, Panatta, mi ha detto il dottore. Verissimo. Però il tennis, alla fine, è stato gentile con me».

Cominciamo da Roma, Parigi o dalla Davis in Cile? Tutto nel ’76.

 

Possiamo fare finta che non ho mai vinto nulla e parlare d’altro? È vero: non ho una coppa. Ho perso tutto. Non è un vezzo, giuro. Ho fatto tanti di quei traslochi in vita mia…

Sparita anche la maglietta rossa che a Santiago si dice abbia fatto infuriare Pinochet? «Tutto! Non sono un feticista, l’idea del salotto-museo mi fa orrore. Non l’ho mai detto a nessuno, conservo un’unica cosa: la pallina del match point contro Vilas a Roma, una Pirelli. Se la fece regalare mio padre Ascenzio, custode del Tc Parioli. Quando è mancato, riordinando casa, l’ho trovata. Poi è sparita di nuovo, misteriosamente. L’ha ripescata di recente mia figlia Rubina in un cassetto. È sbiadita, dura come un sasso. E con il tempo si è rimpicciolita, come i vecchi.

I trofei, il boom del tennis alla fine degli Anni 70, la grande popolarità ancora oggi: di cosa va più fiero, Adriano?

Penso di essere stato una brava persona, con tutti. Non ho sospesi. Non sono vendicativo, non serbo rancore. Ho avuto parecchie delusioni però poi scordo tutto: nomi, cognomi, motivo dei contrasti… Comunque ho una certezza: ho avuto più amici che nemici. Paolo Villaggio: Un uomo di cultura mostruosa e intelligenza straordinaria. Un fratello, un fuoriclasse, un genio assoluto. Ci divertivamo con poco, non parlando mai né di cinema né di tennis. Lo adoravo perché sapeva sempre sorprendermi. Fu lui a presentarmi Fabrizio De André, che scoprii essere timidissimo. Ugo Tognazzi: irresistibile, quando era in forma. Dopo Roma e Parigi, mi ero messo in testa di vincere Montecarlo. Nell’81 sto giocando bene, sono tirato a puntino: arrivo in semifinale contro il solito Vilas. La vigilia piombano in riviera Paolo e Ugo. Voglio cenare alle otto e andare a letto presto, dico. Come no. Si presentano alle undici, ci sediamo a tavola a un’ora assurda, la serata finisce alle tre del mattino tirando fuori Ugo che vomita da un cespuglio. Il giorno dopo, non vedo palla: Vilas mi massacra.

Quindi è vero: se fosse stato meno viveur e meno pigro avrebbe vinto molto di più.

Questa è una leggenda da sfatare: io non sono pigro, è che mi hanno dipinto così. Certo non ero Borg, ma non farei mai cambio. Non mi allenavo come Vilas, però nemmeno passavo le giornate a poltrire. La verità è che avevo un gioco molto rischioso, da equilibrista, senza margini, che mi richiedeva di essere sempre al cento per cento. E poi avevo tanti interessi, mica solo il tennis. Certo tornassi indietro, sono sincero, alcune cose non le rifarei.

Ed eccoci a Wimbledon ’79, a quel quarto di finale perduto con Pat Du Pre.

Non me lo perdono, il più grande rimpianto della carriera. Ho sempre snobbato Wimbledon, non me ne fregava niente: gli inglesi, le loro tradizioni, l’erba su cui la palla rimbalzava da schifo… Levava la parte artistica dal gioco, la odiavo.

Ha mai sognato di rigiocare il match con Du Pré?

Uff! Tante di quelle volte… E nemmeno nel sogno riesco a vincere. Mi sveglio sempre un attimo prima. Un paio di volte mi sono sognato in campo con un mestolo in mano: un’angoscia! Tu pensa la testa…[…]

Il più grande dl sempre?

Facile, Roger Federer. Le statistiche a favore di Djokovic non mi interessano. Io guardo il complesso: lo stile, la mano, la completezza. Federer è, e sempre sarà, quello che gioca a tennis meglio di tutti gli altri. […]

Francesco Guccini, fresco 80enne, sostiene che l’uomo è l’unico animale che sa di dover morire.

Non è vero: anche gli elefanti se ne accorgono.

Crede che nell’aldilà continuerà a giocare a tennis, Panatta?

C’è un aldilà? Mi farebbe molto piacere crederci. Nel dubbio, però, la racchetta me la porto.

Tiafoe, altro positivo. Nadal, ombre su NY (La Gazzetta dello Sport)

Senza pace. Più si avvicina l’ora X, il 3 agosto a Palermo per le donne e il 14 agosto a Washington per gli uomini, e più il tennis si ritrova incartato nelle enormi problematiche del coronavirus. Dopo il caos dell’Adria Tour con Dimitrov, Coric, Troicki e soprattutto Djokovic, adesso tocca a Francis Tiafoe finire nel calderone della positività, rilevata ad Atlanta dove stava partecipando all’All American Team Cup. Il numero 81 del mondo ha accusato i sintomi del Covid-19 dopo la vittoria su Querrey di venerdì e lo ha comunicato su Twitter: «Sfortunatamente sono risultato positivo. Negli ultimi due mesi, mi sono allenato in Florida e sono risultato negativo fino a una settimana fa. Ho in programma di svolgere un secondo test all’inizio della prossima settimana, ma ho già adottato il protocollo di isolamento come suggerito dallo staff medico». Il torneo prosegue con tutte le misure di sicurezza già previste, ma accompagnato dalle critiche, visto che si gioca a porte aperte (pur con capienza limitata a 450 spettatori) e in uno stato, la Georgia, in cui i contagi sono in crescita esponenziale. Insomma, un’altra potenziale tegola sugli Us Open, proprio nei giorni in cui Djokovic esprime ancora perplessità e manda una lettera in merito ai colleghi e zio Toni Nadal (con il supporto di McEnroe) consiglia al nipote Rafa di evitarsi il viaggio, malgrado sia campione in carica: «Cosa ne sarà della quarantena richiesta dagli Stati europei al ritorno? E poi il calendario è folle, dovrebbe giocare sul cemento e poi subito sulla terra: meglio si prepari per il rosso, anche se è difficile rinunciare a difendere uno Slam».

Sonego centra il bis (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Lorenzo Sonego ha raddoppiato e dopo il titolo italiano conquistato a Todi la scorsa settimana ha centrato con merito anche il successo nella 2a tappa dello ZzzQuil Tennis Tour andata in scena al Tennis Club Perugia, chiusa ieri e organizzata da MEF Tennis Events. Il torinese, numero 3 d’Italia e 46 del mondo, si è calato perfettamente nella parte dando anche una lezione di stile a tanti suoi colleghi che hanno preferito le esibizioni del periodo (senza alcun valore agonistico e tecnico) al mettersi in gioco in competizioni ufficiali. La sua imbattibilità è proseguita ieri in finale contro il croato Viktor Galovic, best ranking di numero 173 ATP. Nel primo set Galovic ha chiuso sul 6-3. Nel secondo set equilibrio assoluto in avvio (2-2) con Sonego che ha chiesto anche un intervento medico al cambio campo del game numero 3, sul 2-1 in proprio favore per un problemino agli adduttori. Break poi per l’allievo di Gipo Arbino, salito sul 4-2 e servizio. Non capitalizzato e subito restituito (4-3). Il tie-break ha deciso la frazione con dominio del torinese (7-1). Nella terza frazione un solo break ha fatto la differenza, in favore di Sonego, che ha chiuso al decimo gioco e al secondo match point utile: «Il mio avversario è partito forte – ha detto in conclusione – è stato difficile adattarmi al suo gioco e crescere nel corso dell’incontro. Ho mantenuto l’atteggiamento giusto e alla fine, con grinta, ce l’ho fatta. Sono state due settimane fantastiche che hanno confermato la qualità del lavoro dell’ultimo periodo di allenamento. Ho tirato fuori il meglio di me e ora sono in fiducia per il prosieguo della stagione». […]

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