Cuore di Canada: è la prima finale di Davis per il paese dell'acero rosso

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Cuore di Canada: è la prima finale di Davis per il paese dell’acero rosso

MADRID – Un’altra sfida al cardiopalmo promuove il Canada alla sua prima finale di Coppa Davis

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Denis Shapovalov e Vasek Pospisil alle Davis Cup Finals 2019 (foto Silvestre Szpylma / Kosmos Tennis)

Il tabellone aggiornato del torneo

da Madrid, il nostro inviato

RUSSIA – CANADA 1-2
A. Rublev (RUS) b. V. Pospisil (CAN) 6-4 6-4
D. Shapovalov (CAN) b. K. Khachanov (RUS) 6-4 4-6 6-4
V. Pospisil/D. Shapovalov (CAN) b.
A. Rublev/K. Khachanov (RUS) 6-3 3-6 7-6(5)

CONTINUA LA MARCIA DI RUBLEV – Un Rublev ancora in modalità martello, schianta anche un Pospisil incapace di dare piena continuità alla sua azione. È la partita fra i due giocatori più in forma del torneo, gli unici assieme a Nadal ad aver giocato tre singolari vincendoli tutti. Entrambi sono protagonisti per caso: Vasek inizialmente è sceso in campo per preservare Auger-Aliassime reduce da un infortunio, mentre Andrey ha trovato il posto da titolare solo sabato, ovvero quando il suo connazionale Medvedev ha rinunciato spalancandogli le porte di un posto da titolare. Secondo confronto fra i due dopo l’unico episodio registrato a Miami nel 2018 e vinto da Pospisil.

Inizio devastante di Rublev con un parziale di nove punti a zero che riprende da dove aveva finito ieri: se 24 ore fa la vittima era stato il povero Krajinovic, oggi il canadese sembra destinato inizialmente alla stessa sorte. Per fortuna Vasek tampona l’emorragia e nel primo set rimane in scia a un break di distanza. Il problema però è che il russo continua imperterrito nel suo martellamento da fondo e sul suo servizio sembra lasciare ben pochi spazi al canadese. In particolare il russo è un furetto negli spostamenti laterali e riesce con continuità a trovare lo spazio per lanciare i suoi traccianti di dritto anomalo, sia inside in che inside out.

L’unica fiammata del set per Canada 2 arriva nell’ottavo gioco: grazie a un paio di risposte aggressive e a punti giocati con molta intelligenza, Pospisil si issa per tre volte fino a palla break. Tentativi lodevoli ma inutili in quanto Rublev si salva con la solita dose di legnate ben assestate. Il canadese comunque non si arrende e le prova tutte, ma con scarso successo: il set si chiude con il russo avanti 6-4, bravo a capitalizzare la partenza lanciata. Esemplificativo del parziale il primo punto del decimo gioco, chiuso da Rublev con una stop volley sontuosa, dopo una serie infinita di recuperi e colpi spettacolari. Pospisil le prova davvero tutte, ma Rublev sa sempre come uscirne.

Rublev parte forte anche nel secondo parziale e approfittando degli errori di Pospisil incassa il break in apertura. La trama tattica del match è pressoché la stessa del primo set, Pospisil è bravo a generare angoli dal centro del campo, mentre Rublev appena può cerca di girare attorno al rovescio per liberare il dritto a sventaglio. La pressione del canadese però si fa sempre più costante e lo sforzo viene alla fine ripagato con il controbreak che vale il tre pari. Pospisil però paga subito le energie spese: Rublev rimanda in campo praticamente ogni colpo del canadese e torna a condurre riprendendosi subito il break appena concesso. Un aspetto magari meno appariscente ma fondamentale, è la capacità di Rublev di rispondere con continuità alle bordate al servizio di Pospisil, il quale a differenza dei giorni scorsi non riesce a ottenere molti punti diretti con questo fondamentale. Rublev che chiude il match con autorità e senza troppi patemi, mandando la Russia sull’1-0.

LAMPI DI SHAPOIl canadese gioca una partita fatta di alti e bassi, ma con alcuni picchi accecanti e un tocco di incoscienza (prossima alla follia) per portare a casa il match e rendere così decisivo il doppio. Shapovalov vince il primo confronto diretto con Khachanov scacciando così la pressione di dover vincere per evitare l’eliminazione diretta del proprio team.

 

Probabilmente questo fattore nervoso incide sull’avvio di Shapovalov che parte male e lascia campo libero al russo, libero di involarsi sul 3-1. Qua però Denis si scuote e con alcune belle soluzioni di rovescio trova il modo di ribaltare l’inerzia del match e infila una serie di quattro giochi consecutivi che lo portano inaspettatamente a servire per il set. Fra i vari cioccolatini scartati da Shapovalov menzione speciale per il rovescio incrociato stretto con cui sigilla il secondo break che gli vale il 5-4. Arrivato a servire per incamerare il primo set, Denis non trema e porta a casa la manche alla prima occasione utile. I numerosi errori in manovra del russo alla fine si sono rivelati sanguinosi; a livello tattico la scelta di Khachanov è il tentativo di sfruttare il proprio dritto incrociato carico di top spin al fine di non proporre palle comode da spingere al nativo di Tel Aviv. Il piano di Shapovalov invece è quello di muovere il gigante russo sfruttando la sua attitudine a generare angoli stretti sia col dritto che col rovescio, portandolo così fuori posizione per poi sfruttare il campo aperto.

Il secondo set comincia sui binari di un sostanziale (e rapido) equilibrio. Khachanov gioca ora più sulla regolarità e aspetta il momento buono per piazzare la zampata, confidando nel margine molto piccolo del gioco di Shapovalov, che al solito alterna grandi soluzioni a errori banali. La tattica paga: sul 5-4 Khachanov disputa un solido game di risposta e con un paio di buone soluzioni mette pressione a Shapovalov, che ne risente e commette uno sciagurato doppio fallo. La partita va così al terzo in un momento in cui Denis sembra leggermente in sofferenza.

Nel basket il canadese sarebbe sicuramente un giocatore di “striscia”, uno di quelli che quando entra in ritmo siglerebbe una tripla anche da centrocampo, e in questo momento la fiducia non è dalla sua. Allo stesso tempo si avverte la sensazione che Shapovalov stia caricando il fucile per il gran finale, mentre i servizi si sfidano lasciando poco spazio alle risposte. Si arriva così al settimo game in cui Shapo (ri)entra “in the zone” e delizia il pubblico di vincenti. Da evidenziare soprattutto il punto con cui Shapo sigilla il break: uno scambio condotto con sagacia, cominciato in difesa e tenuto in piedi con gran recuperi e con alcuni parabole cariche di effetto per permettergli di recuperare la posizione. Qualche mese fa il punto sarebbe probabilmente finito con una colpo sparacchiato sui teloni. Shapo a quel punto conferma il break, ma nel game successivo succede di tutto: un game che rispecchia in pieno come Denis sappia essere croce e delizia. Alla fine, però, sarà delizia.

Prima sparacchia un paio di colpi fuori di un metro, per regalare lo 0-30, poi con un (altro) doppio fallo sciagurato si caccia nella buca perfetta andando sotto 0-40. Nel punto successivo prima chiede un challenge… contro se stesso: a seguito di una prima fuori non chiamata, è Shapo a dover chiamare il falco per poter giocare la seconda, poiché si era ingenuamente fermato. Gioverebbe ricordare al 19enne che ‘la palla è fuori quando arbitro grida’ (quasi come diceva Boskov), altrimenti tocca giocare. Per sua fortuna la palla è fuori per davvero e sulla seconda Denis è anche fortunato, poiché la palla rimane in campo dopo aver danzato sul nastro. Quindi il climax: il canadese torna a sparare vincenti e con l’aiuto di Khachanov, che spreca banalmente una delle tre palle break, mette a segno cinque punti consecutivi e porta a casa il punto dell’ 1-1 per il Canada.

CONTINUA LA FAVOLA DEL CANADA. Tutto in un tie-break. La Russia anche oggi arriva a giocarsi tutto in tie break decisivo, ma a differenza di ieri stavolta deve inchinarsi.

È il doppio a decidere la prima finalista di questa nuova edizione della Coppa Davis. Come ieri nel doppio fra Serbia e Russia entrano in campo quattro singolaristi oggi prestati al doppio, il che già di per se rende più difficile qualsiasi pronostico. Automatismi, schemi tattici e movimenti in campo non possono essere gioco-forza perfetti aumentando così il margine di variabilità del match. L’unico con un buon passato da doppista è Pospisil, che nel 2015 si era issato fino al n. 4 delle classifiche di specialità, ma che quest’anno ha giocato molto poco a causa di un’operazione alla schiena. Formazioni ormai stabilizzate in queste giorni, con il Canada che gioca con il doppio rovescio esterno e la Russia con Khachanov sul dritto esterno e Rublev sul rovescio.

Nel primo set si viaggia abbastanza in equilibrio con entrambe le formazioni solide sia sulla prima che sulla seconda di servizio. Per entrambe la percentuale di trasformazione sulla seconda è superiore al 65%. Con statistiche di questo genere si intuisce come il set sia stato determinato da pochi episodi. E infatti i momenti chiave del set sono il secondo game nel quale i canadesi assestano il primo colpo del match aggiudicandosi quello che risulterà poi l’unico break del set sul servizio di Rublev. La Russia cerca di rientrare in gioco ed effettivamente nel nono game riesce anche ad arrivare ai vantaggi e a conquistare una palla break, che però non viene concretizzata. Scampato il pericolo il doppio canadese chiude la frazione e si porta ad un solo set dalla finale.

La Russia però non ci sta e nel secondo set con un robusto game in risposta sul servizio di Pospisil piazza il primo break. Tuttavia quando arriva il settimo game Khachanov ha un momento di esitazione al servizio e Rublev, privo dell’apertura alare del compagno di squadra soffre maledettamente a rete. Ma per la legge del contrappasso, quando è il Canada a servire con Pospisil si trova nella stessa situazione di prima della Russia: Shapovalov a rete commette un po’ di errori e regala nuovamente il vantaggio del break alla Russia che con qualche brivido trasforma l’occasione e porta la contesa al terzo.

Rispetto al doppio di ieri fra Serbia e Russia entrambe le squadre giocano un maniera più ordinata, con la Russia come prevedibile più orientata a sfruttare la potenza da fondo dei suoi giocatori, mentre il Canada più propositivo con Pospisil che risulta il migliore dei quattro nei pressi della rete.

Si arriva così al terzo set in cui il Canada ha subito due palle per mettere il naso avanti, ma pure in questo caso Rublev veste i panni di salvatore della Patria e tiene in piedi la baracca con alcune soluzioni pregevoli. Adesso la tensione comincia a farsi sentire e si va a strappi. Nuovamente su servizio Pospisil in Canada va in sofferenza e la Russia ha due occasioni per dare la sterzata decisiva al match, ma Vasek estrae dal cilindro alcuni servizi notevoli. e ovviamente più ci si avvicina alle battute finali più aumenta il pathos. Ormai quasi ogni game di servizio è lottato, nel decimo gioco il Canada va a un nastro distanza da due match point, ma ancora una volta la Russia si salva e alla fine si arriva al finale più giusto con l‘intera qualificazione che si decide in un singolo tiebreak.

La Russia che parte subito col piede giusto a va sul 3-0 e il Canada rimane in scia con due servizi vincenti. I biancorossi riescono a recuperare il minibreak sul 3-4, sorpassano per il 5-4, e con un grande scambio tra Rublev e Pospisil da cui esce vincitore quest’ultimo il Canada va a doppio match point. Sul 6-5 serve Pospisil: possiamo solo immaginare quanti pensieri gli saranno passati per la mente, la prima palla fuori di oltre un metro, e sulla seconda Rublev sbaglia la risposta e il Canada può festeggiare la finale.

LA GIOIA DEI CANADESI
Come vi sentite dopo tutti questi match e quali sono le sensazioni per questa prima finale?
POSPISIL: “Match incredibile in doppio, è stato un crescendo, con tante emozioni anche solo per arrivare a questa partita. Incredibile sensazione essere arrivati fin qua”. 
È stato un grande anno per il Canada nel tennis dopo quello che ha fatto Bianca [Andreescu]: che ne pensi?
SHAPOVALOV: “È una cosa spettacolare, anno incredibile. Non ci sono parole per descrivere quello che abbiamo fatto questa settimana, non ci aspettavamo di arrivare fin qua. Abbiamo giocato ad un livello ridicolo (ripetuto tre volte n.d.r.). È un sogno giocare per il mio paese e arrivare in finale di Davis”.
POSPISIL: “È un momento incredibile, ho avuto un intervento quest’anno e non sapevo come sarei tornato. Il recupero è stato più veloce di quello che pensassi. E ora essere in finale è incredibile“.
Denis, provi qualche emozione particolare quando giochi con la Russia?
SHAPOVALOV: “Per me non cambia niente, io sono canadese e rappresento il mio paese. Il mio background è misto, ma io mi considero canadese, il Paese che mi ha accolto e mi ha dato una casa“.
Vasek, cosa hai pensato quando sei andato a servire per il match?
POSPISIL: “La mia prima forse sembrava più nervosa di quello che ero inrealtà. Veramente abbiamo giocato ad un livello elevato e solo ìi le emozioni sono venute fuori. È servito il nostro miglior tennis per farcela. In molti momenti avevo la sensazione che ci fosse un margine a nostro favore, ma poi nel tiebreak poteva andare in qualsiasi modo, come tirare una monetina”.
Avete mostrato qualcosa di speciale in campo oggi: com’è cresciuta la vostra relazione?
SHAPOVALOV: “Per me è stato un sogno giocare insieme in Davis. È stata la prima volta che ho avuto l’occasione di giocare con lui ed è stato un piacere. Ci siamo divertiti ed è stato bellissimo“.
POSPISIL: “Condividere questa sensazioni è qualcosa che ti porta ovviamente più vicino al tuo compagno di squadra. Creerà sicuramente un legame forte tra di noi e ce lo porteremo dietro per tutta la vita. E ovviamente in un evento come questa la chimica fa la differenza, come si sta a cena, come si sta nello spogliatoio“.
[Domanda UBITENNIS]: Avete giocato tutti e due molto bene e l’unico doppio che avete perso è stato quello con l’Italia a risultato acquisito. Considerate giusta la decisione poi di non fare giocare con gli USA?
DANCEVIC: “È difficile essere criticato per non aver fatto giocare qualcuno infortunato. È stata una decisione dei dottori. Io non faccio le regole e non sarà l’ultima volta che succede“.
POSPISIL: “Ovviamente fa differenza giocare dopo aver già vinto le prime due o meno“. 
Cosa significherebbe vincere la Davis?
SHAPOVALOV: “Sarebbe incredibile ma la settimana che abbiamo avuto è stata incredibile“. 
POSPISIL: “La Davis è un evento difficile da comparare in tennis, non c’è niente di simile nel tennis. per me sarebbe qualcosa di comparabile a vincere un Wimbledon. In un certo senso sembra quasi un evento ancora più grande rispetto a prima per me, visto che ci sono tutti i team assieme. Alla fine il supporto canadese lo sentivamo”. 
DANCEVIC: “Per me è stata una cavalcata incredibile, ed essere qua già adesso è incredibile, non me l’aspettavo. Essere in finale di Davis è surreale, e abbiamo la possibilità di vincere il titolo. Sul match point il cuore batteva a mille e sicuramente da un punto di vista emozionale sono state montagne russe, ho cercato di respirare e calmarmi. I ragazzi hanno dato il 110% e giocato senza paura nei momenti importanti. E il tempo che abbiamo passato dentro e fuori dal campo è stato magnifico“.

LA DELUSIONE DEI RUSSI

Ieri alla fine ti sembrava come lanciare una monetina.
Oggi è uguale?

RUBLEV: “Si alla fine ieri è andata bene a noi, oggi a loro. Ieri è stato un momento emozionante, è stato un momento che ci rimarrà nella memoria per lungo tempo. È stato incredibile. Lasciamo questo posto convinti di aver fatto del nostro meglio“.
È molto difficile a caldo mettere le cose in prospettiva. Considerate di essere andati oltre le aspettative?
KHACHANOV: “Credo che se fossimo stati tutti e 4 (con Medvedev n.d.r.) avremmo avuto una possibilità concreta di vincere“.
Cosa ne pensi del nuovo formato rispetto alla vecchia Davis? E all’ATP CUP?
TARPISHEV: “Credo che il precedente formato fosse meglio in termini di sviluppo regionale. Rispetto all’ATP CUP credo che l’abbondanza di eventi simili nello stesso arco temporale sia eccessiva“.
Domanda UBITENNIS: Vorrei sapere da ognuno di voi se ricordate più i momenti belli o quelli brutti.
KHACHANOV: “Sicuramente i momenti belli, quelli brutti cerco di metterli da parte. In un paio di giorni i sentimenti negativi se ne vanno, l’importante era dare tutto in campo. L’importante è poi lavorare“.
RUBLEV: “Per me invece è all’opposto. Alcuni momenti negativi rimangono dentro ed è così che si cresce. I buoni momenti me li godo, ma cerco di non darci troppo peso; nel tennis bisogna stare sempre sul pezzo, e per me è più facile focalizzarmi sulle lezioni che posso apprendere“.

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Preliminari Coppa Davis 2022: Slovacchia-Italia si gioca su cemento indoor a Bratislava

Scelta la sede e la superficie per lo spareggio del 4-5 marzo. Si gioca per raggiungere le Davis Cup Finals di novembre. C’è un precedente datato 2009

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Filippo Volandri e Jannik Sinner - Finali Coppa Davis 2021 (photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Il percorso in Coppa Davis della Nazionale italiana di Filippo Volandri partirà ufficialmente il prossimo venerdì 4 marzo. Berrettini, Sinner e compagni voleranno in Slovacchia per la sfida di playoff che mette in palio la qualificazione alle Davis Cup Finals by Rakuten del 2022. È stata annunciata la sede del confronto, ovvero la NTC Arena di Bratislava. La superficie dovrebbe essere cemento indoor, dunque abbastanza favorevole ai nostri primi due singolaristi – se confermeranno la loro presenza per il 4 e 5 marzo – Matteo Berrettini e Jannik Sinner. La Slovacchia ha infatti ospitato il Cile lo scorso settembre, giocando sempre alla NTC Arena e scegliendo il cemento come superficie. Il team guidato da Gombos e dal capitano Tibor Toth si impose 3-1, guadagnandosi la possibilità di giocare il turno preliminare nel World Group 2022.

C’è un precedente tra Italia e Slovacchia, squadra finalista della competizione nel 2005, sconfitta proprio a Bratislava contro la Croazia. Nel 2009 gli azzurri ospitarono sulla terra rossa di Cagliari la Slovacchia nel match di secondo turno del Gruppo I Europa-Africa e si imposero per 4-1. Vinsero in tre set Starace su Hrbaty (6-1 6-2 6-4) e in cinque set Fognini su Lacko (1-6 6-3 6-2 1-6 6-1). Il ligure, dopo la sconfitta nel doppio, chiuse la pratica superando Hrbaty 7-6 6-1 6-3 (arrotondò il punteggio Cipolla contro Lacko). L’Italia si qualificò così ai playoff di settembre per accedere al World Group, ma nulla poterono Seppi, Bolelli e Starace contro la Svizzera di Federer e Wawrinka, che vinse 3-2 a Genova.

Oltre un decennio più tardi le prospettive sono totalmente diverse per la nostra nazionale, che si presentava già alle Finals del 2021 tra le favorite, ma proverà ad arrivare in fondo nella competizione anche nel 2022, sperando di aggiungere alla squadra il numero italiano 1 Matteo Berrettini, fermato dall’infortunio all’addominale a novembre e assente alle Finali di Davis. Si dovrà passare dal preliminare, così come faranno altre 23 nazionali. Dieci di queste hanno ottenuto il posto vincendo lo spareggio per entrare nel World Group a settembre, mentre le altre 14 sono squadre che si sono qualificate tra il terzo e il 18esimo posto alle Davis Cup Finals ’21. Le prime due classificate, Russia e Croazia, sono già di diritto alle Finali 2022, così come le due wild card, assegnate a Serbia e Gran Bretagna.

 

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Coppa Davis

Binaghi: “Vogliamo candidarci per ospitare uno dei gironi della Coppa Davis 2022”

Il presidente FIT conferma l’interesse ma la scelta del luogo non è scontata: “L’avremmo voluta fare a Cagliari, ma ci chiedono un palazzetto da 8000 persone”

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Angelo Binaghi a Cagliari per Italia-Corea del Sud, Coppa Davis 2020 (foto Felice Calabrò)

A livello di risultati, la stagione 2021 è stata una delle più floride per la storia del tennis italiano, mentre dal punto di vista organizzativo è stata senza dubbio la più gloriosa di sempre. Negli ultimi dodici mesi, gli eventi di maggior prestigio ad essersi svolti nello stivale sono quelli che hanno concluso la stagione: le Nitto ATP Finals e un girone delle fasi finali della Davis Cup by Rakuten entrambi avvenuti al Pala Alpitour di Torino, oltre alle Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals all’Allianz Cloud di Milano. Al netto del caos biglietti, tutto si è svolto in maniera più che decorosa e tutto lascia sperare che da qui in avanti non si possa migliorare.

E mentre le Finals a Torino sono garantite fino al 2025, ora la Federtennis vuole confermare l’impegno anche nella competizione a squadre. Come già annunciato le settimane passate, infatti, dal prossimo anno la Davis si dovrebbe trasferire ad Abu Dhabi dai quarti di finale in poi, mantenendo tuttavia la forma a gironi per decretare le partecipanti della fase finale, anche se si passerà da sei gruppi da tre a quattro gironi da quattro nazionali. Ebbene, l’Italia vuole candidarsi per ospitare uno dei gironi come accaduto quest’anno.

“Come paese stiamo facendo un’offerta per avere per i prossimi cinque anni la fase finale di Coppa Davis“, ha detto Angelo Binaghi, presidente della Federazione Italiana Tennis. “L’avremmo voluta fare a Cagliari ma ci chiedono un palazzetto da 8000 persone. Per capienza siamo alla posizione N.107 in Italia. Non la possiamo fare perché qui non c’è e a causa di questo la regione che più ha investito si vede scappare questa opportunità. Parteciperemo alla gara per la prima volta. Vorremmo ospitare i gironi a quattro squadre“. Queste le parole del numero 1 della FIT pronunciate durante la presentazione della giornata finale delle Cupra FIP Finals di padel a Cagliari. È scontato aggiungere che visto com’è andato quest’anno, la città di Torino con i 15.657 posti del PalaAlpitour sarebbe sicuramente la scelta più probabile.

 

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Coppa Davis 2021: RTF troppo forte, la sorpresa Gojo, Italia mezza delusione

Medvedev e Rublev non sbagliano un colpo. La Croazia in finale grazie al numero due, N.279 del ranking ATP. L’Italia fallisce l’appuntamento con le semifinali. Delusione Spagna. Organizzazione migliore rispetto al 2019, ma nel 2022 il format cambierà ancora

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Daniil Medvedev alla 2021 Davis Cup by Rakuten (Credit: Manuel Queimadelos/Quality Sport Images/Kosmos Tennis)

La stagione tennistica 2021 si è chiusa come da tradizione con la finale di Coppa Davis. La vittoria è andata alla RTF, a certificare un anno davvero d’oro del movimento tennistico russo. Oltre alla Davis alla federazione russa sono finite l’ATP Cup, la Billie Jean King Cup e la Coppa Davis juniores. Insomma, nel 2021 non ce ne è stato per nessuno.

Nulla si può dire sul successo dei russi in quel di Madrid. Ampiamente pronosticato prima dell’inizio della manifestazione, Medvedev e Rublev non hanno sbagliato una partita (se si esclude la rimonta subìta da Andrey contro Feliciano Lopez, di 16 anni più anziano…), partendo semmai con il freno a mano tirato nelle prime sfide e poi carburando alla grande quando il torneo andava avanti. Se al vecchio format della Davis si imputava la colpa di non premiare per molteplici fattori la squadra in assoluto più forte, la nuova formula mai come quest’anno ha premiato davvero i migliori e il verdetto appare incontrovertibile.

Nessuno invece si sarebbe aspettato la Croazia finalista. Ma le incredibili performance di Borna Gojo unite all’affidabilità dei numeri uno in doppio, Mektic e Pavic, ha fatto sì che i tentennamenti di Marin Cilic venissero ampiamente compensati. Del resto con l’attuale formula il doppio pesa per il 33%: quando almeno un singolare lo porti a casa e puoi schierare i migliori al mondo nella specialità (oltretutto anche campioni olimpici), la vittoria finale è praticamente cosa fatta. Complimenti ai croati, oltretutto finalisti nel 2016 e campioni nel 2018, gran bella testimonianza di continuità.

 

Diciamo la verità, ci attendevamo molto dalla nostra nazionale. Le aspettative erano alte nonostante l’assenza di Berrettini (che ha pesato e non poco). Ma la mancanza di un doppio collaudato (visto anche l’indisponibilità di Bolelli convocato proprio al posto di Berrettini) e l’eccessiva tensione (probabilmente) accusata da Lorenzo Sonego hanno fatto sì che la nostra nazionale si fermasse ai quarti. Certo, così come nel 2019 ci ha fermato la poi finalista, allora il Canada, quest’anno la Croazia. Ma la super-performance di Gojo non può essere una attenuante per i nostri ragazzi. Se si vuole andare avanti nella manifestazione bisogna essere più forti di tutto e tutti e nonostante un anno più che positivo per il nostro movimento l’appuntamento con la Davis è stato fallito. In ogni caso i margini per i prossimi anni sono più che ampi, il futuro sembra dalla nostra parte. Non resta che pazientare.

Per il resto vanno sicuramente fatti i complimenti alla Germania, che nonostante l’assenza di Alexander Zverev si è guadagnata le semifinali, facendo fuori nel girone la Serbia di Nole Djokovic (poi ripescata come migliore seconda). Anche qui decisivo un doppio formato da specialisti, Tim Puez e Kevin Krawietz. Molto bene anche la Svezia dei fratelli Ymer. Vero che sono passati come migliori secondi nel girone forse meno valido del lotto da un punto di vista qualitativo, però fa piacere rivedere nel tennis che conta una nazionale che per anni ha dominato nella manifestazione. Vedremo se nelle prossime edizioni gli svedesi sapranno confermarsi.

Djokovic si è dimostrato troppo solo per portare la Serbia in finale, uno degli obiettivi che il numero 1 del mondo si era riproposto di raggiungere e che invece ha puntualmente fallito. Ma in una formula che prevede le sfide su tre incontri, se non hai una valida spalla e un buon doppio fai fatica anche se sei il migliore del mondo. Maluccio la Spagna detentrice del titolo. Certo hanno pesato non poco l’assenza di Nadal e la positività dell’ultimo momento al COVID di Alcaraz. Ma che sia stato Feliciano Lopez a 40 anni il trascinatore della squadra la dice lunga, e l’eliminazione nel Round Robin è stata più che meritata.

Complimenti al solito Kazakistan, che oramai da matricola è diventato una costante mina vagante della manifestazione. Ai quarti si è arreso alla Serbia di Djokovic, ma se l’è giocata fino all’ultima palla e per il movimento kazako non è cosa da poco. Con Bublik in campo per i prossimi anni, il Kazakistan potrebbe regalare altre piacevoli sorprese.

Se Ecuador e Colombia hanno fatto quello che potevano, grosse delusioni sono venute da Francia e Stati Uniti che rispetto alla loro storia passata hanno tradito le attese. La Gran Bretagna ha mancato le semifinali perdendo nei quarti con la Germania in una rivincita dei quarti del 2019 che allora aveva vinto. Potenzialmente i britannici erano più forti, piccola delusione.

Deludente anche l’Australia, sconfitta nettamente dalla Croazia e nella sostanza subito fuori dalla competizione. L’Ungheria ha fatto quello che poteva, vaso di coccio tra Australia e Croazia. Gli ungheresi hanno impegnato sia gli “aussie” che i croati poi futuri finalisti. Zombor Piros si è preso anche il lusso di battere Marin Cilic, di più era difficile aspettarsi.

Non giudicabile il Canada, troppo pesanti le assenze di Shapovalov e Auger-Aliassime, certo passare da finalisti a ultimi del lotto è davvero pesante. Non giudicabili nemmeno Cechia e Austria, arrivate alle Finals con minime aspettative e che hanno comunque onorato l’impegno.

Facciamo anche un rapido bilancio della nuova formula della Davis, che quest’anno rispetto all’edizione 2019 si è giocata su più giorni ma soprattutto ha diviso i Round Robin su tre sedi. Da questo punto di vista la mossa è stata sicuramente indovinata. È vero che non sono mancate le partite finite a tarda notte, ma si sono evitati gli scempi visti a Madrid e sicuramente tutta l’organizzazione ne ha giovato.

Va anche rimarcato che se l’obiettivo dell’ITF, al di là di quello economico, era far sì che la manifestazione fosse una specie di Coppa del mondo dove vince la squadra più forte, come detto all’inizio l’obiettivo è stato indovinato. Certo, il fattore campo è sempre stato un qualcosa di unico nel mondo tennistico per la Davis, ma probabilmente sia la vittoria della Spagna nel 2019 (anche se giocando in casa un piccolo vantaggio sicuramente c’era stato) sia quella della RTF quest’anno hanno premiato i team migliori, e i loro successi danno ancora più lustro alla manifestazione.

Come detto però la formula cambierà ancora. Si passerà a 4 gironi da 4 squadre, quindi le nazionali alle Finals passeranno da 18 a 16. Le prime due di ogni girone ai quarti che si giocheranno in un’altra sede (Abu Dhabi?), niente più calcoli cervellotici per scegliere le migliori seconde come nelle ultime due edizioni. Andrà meglio? Solo il tempo ce lo potrà dire. Per il resto ci sentiamo solo di rimarcare che nonostante tutto anche questa edizione della Davis ha riservato tante emozioni, tante piccole imprese da raccontare, tanti match combattuti, un’atmosfera sempre molto particolare e suggestiva. Si ricomincerà a marzo con i Qualifiers per le Finals 2022, l’Italia cercherà la qualificazione in Slovacchia (sulla carta impegno più che abbordabile). Nonostante tutto, lunga vita alla Davis!

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