«Io, scampato a una strage, mi sono rifugiato nel tennis» (Cocchi). Tennis finto tutto d'oro (Grilli)

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«Io, scampato a una strage, mi sono rifugiato nel tennis» (Cocchi). Tennis finto tutto d’oro (Grilli)

La rassegna stampa di venerdì 29 novembre 2019

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«Io, scampato a una strage, mi sono rifugiato nel tennis» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Resurfacing. Una parola, due significati. Il resurfacing dell’anca è l’operazione subita quasi un anno fa da Andy Murray, ma in inglese resurfacing vuoi dire tornare in superficie, a galla. Proprio quello che sta cercando di fare lo scozzese ex numero uno al mondo, che ha presentato il documentario dal titolo appunto “Resurfacing” , in uscita oggi su Amazon Prime video. Il docufilm racconta gli ultimi due anni di Andy, le due operazioni all’anca, la riabilitazione, il ritorno in campo. Ma non solo. E’ il viaggio di un uomo nel dolore, nell’introspezione. Lo scozzese racconta per la prima volta dello shock subito da bambino a Dunblane, quando un folle entrò nella sua scuola sparando all’impazzata e uccise 17 persone. L’idea era nata dal voler documentare il recupero di Andy («non riuscivo più a camminare, a vestirmi», racconta) e la lenta ripresa della carriera che fino a pochi mesi prima pareva impossibile. Andy ha parlato non solo della strage di Dunblane, dalla quale lui e il fratello sono scampati, ma anche del divorzio dei genitori e della separazione dal fratello, che aveva lasciato casa per trasferirsi in un’accademia di tennis. Ha risposto inoltre alla domanda sul perché il tennis fosse così importante per lui: «Quello che accadde a Dunblane, quando avevo circa 9 anni… Per tutti i bambini sarebbe difficile. Il fatto che conoscevamo il ragazzo che sparò, andavamo al suo club per ragazzi, era stato nella nostra auto, lo avevamo accompagnato alla stazione ferroviaria e cose del genere… è stato un trauma difficile da superare. Nei 12 mesi successivi, poi, i nostri genitori hanno divorziato. È stato un momento molto complicato per noi bambini. Lo vedi e non sai bene cosa sta succedendo. E poi anche mio fratello poco dopo andò via di casa. Facevamo tutto insieme io e lui. Quando si è trasferito è stato difficile anche per me». Da lì, un periodo di ansia, di attacchi di panico. Il tennis come luogo protetto, come fuga dalla realtà e dai problemi. Stordirsi di allenamenti, viaggi, routine, per non pensare: «La mia sensazione nei confronti del tennis è che in qualche modo sia una fuga. Tutto ciò che mi è accaduto l’ho tenuto dentro. Sul campo da tennis io mostro dei lati positivi della mia personalità, ma faccio vedere anche quelli peggiori, quelli che odio di più. Il tennis mi permette di essere quel bambino, che ancora oggi si fa domande. Ecco perché non posso stare senza tennis».

Tennis finto tutto d’oro (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

 

Gli eroi sono stanchi, ma neanche tanto. Giocano troppo, certo, ma lontani dalla racchetta – e da certi lauti ingaggi – non possono stare. E così, un po’ esploratori e un po’ oculati amministratori del proprio conto in banca, in questi quaranta giorni che ci separano dai primi tornei del 2020, i grandi campioni tornano in campo, di preferenza in Paesi caldi ed esotici (sempre vacanze dovrebbero essere, in fin dei conti). Un tennis “light”, dove dare spettacolo è il primo comandamento. L’apripista è stato Roger Federer, che se ne è andato in giro nel Sudamerica, per un tour di quattro esibizioni con Alexander Zverev, neo-acquisto di Team8 Sports e Entertainment, la società fondata da Tony Godsick, storico manager di Roger. Quindicimila chilometri in sei giorni, tra Cile, Argentina, Colombia (dove però non si è giocato, per gravi motivi di ordine pubblico, con tanto di coprifuoco imposto dal presidente Marquez), Messico ed Ecuador. Quattro partite caratterizzate dalla presenza di un pubblico sempre entusiasta e devoto. Nella Plaza de Toros di Città del Messico sono arrivati addirittura in 42.517, cosa che scolpirà questa tournée nei libri di storia del tennis, perché tanti spettatori per un singolo incontro non si erano mai visti. […] Un record, quello messicano, che potrebbe essere ritoccato il 7 febbraio, quando a Città del Capo 50.000 spettatori sono attesi per la sfida tra Roger e Nadal, che servirà a raccogliere fondi in beneficenza per i bambini delle township. Tomando al Sudamerica, Federer ha indossato il classico sombrero, provato l’ebbrezza di giocare ai 2800 metri di Quito, promesso che nel 2020 tornerà in Colombia e soprattutto intascato 10 milioni tondi tondi. Un circolo quasi esclusivo, quello dei campioni appetiti dal circuito delle competizioni, fenomeno in grande espansione. Tra questi c’è Fabio Fognini, che sarà protagonista – dal 12 al 14 dicembre, insieme a Goffin, Isner; Medvedev, Pouille e Wawrinka – del primo grande evento tennistico in Arabia Saudita, a Diriyah, sito patrimonio dell’UNESCO, in uno stadio da 15.000 posti costruito per l’occasione. «Il Medio Oriente ha fame di tennis e credo che dovremmo giocare più spesso in questa regione – ha dichiarato il nostro – Aiuterebbe il tennis a svilupparsi, e io sono contento che mi abbiano scelto per giocare in questa nuova sede. Il caldo, poi, e i campi in cemento sono un buon test per l’Australia». […]

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Questa è la sua terra (Crivelli). Coach Schiavone vola insieme alla Martic: “Ma il merito è suo” (Esposito). Nadal in semifinale a Roma. La pioggia ferma Djokovic e Sonego (Mastroluca). “Sonego, lo scricciolo è diventato grande” (Marchetti). Il gigante e bruto (Azzolini). La Martic è super, Gauff no problem (Bertellino). Rafa più veloce della pioggia (Valesio)

La rassegna stampa del 15 maggio 2021

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Questa è la sua terra (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

[…]Prima che la pioggia si impossessi del pomeriggio del Foro, costringendo a rinviare a oggi il quarto di finale già iniziato di Djokovic e quello mai neppure cominciato di Sonego, Rafa Nadal si prende confortevolmente la scena aprendosi le porte di un giardino che conosce alla perfezione, quello delle semifinali degli Internazionali, raggiunte per la 12° volta in carriera: nelle precedenti, poi ha sempre conquistato la finale. Un messaggio senza troppi fronzoli al resto della compagnia. Alto livello La sfida di ieri con Zverev era talmente delicata da sollecitare la miglior versione stagionale del maiorchino, reduce da tre batoste consecutive contro il tedesco, l’ultima appena una settimana fa a Madrid. Rafa apparecchia la rivincita con una prestazione feroce per concentrazione e capacità di lettura dei momenti, come confermano le nove palle break su dieci annullate all’avversario. Fin dall’inizio, il nove volte campione del Foro porta la contesa sul suo terreno di caccia, quello degli scambi prolungati da fondo che finiscono per prosciugare tutte le armi di Sascha, compreso il rovescio che da solo lo aveva tenuto in piedi per quasi due set. Unico brivido, uno spettacolare ruzzolone alla fine del primo set per un’impuntatura del piede sulla riga del servizio mentre Nadal sta scendendo a rete, che gli provocherà un fastidio per fortuna passeggero al fianco sinistro: «Non saprei dire se è stata la mia miglior partita del 2021, certamente ho giocato un tennis molto solido. E poi ne avevo bisogno, perché nelle ultime settimane, avevo perso un po’ troppi match importanti, quelli sotto pressione. Zverev ha avuto sfide toste nel torneo ma ha 10 anni meno di me e io mi ricordo molto bene come ci si sente a quell’eta ad arrivare sulla palla». In tema di memorie, questa è la settimana in cui Nadal festeggia il 15° anno dalla vittoria in finale su Federer annullandogli due match point, la vittoria che segnò il suo ingresso definitivo nel gotha: «Bei ricordi, ma la cosa più positiva per me è che dopo 15 anni dopo sono ancora qua, a competere a questi livelli, nonostante molti pensassero non fosse possibile. Forse neanche io, in fondo, ci avrei creduto». La sorpresa yankee Dall’altra parte della rete oggi troverà un rivale indubbiamente inatteso, ma che in cinque giorni per lui rivoluzionari si è costruito con merito la chance di giocare per la volta una semifinale di un Masters 1000. Reilly Opelka, n. 47 Atp, coni suoi 2.11è il giocatore più alto del circuito, si è presentato a Roma con appena due partite vinte sulla terra in carriera e cinque uscite consecutive al primo turno da marzo. Certamente sta spremendo il meglio dal servizio, come prevedibile (77 ace in 4 partite), ma contro il terraiolo argentino Delbonis allunga nei momenti decisivi grazie alla tenuta da fondo anche negli scambi sopra i 5 colpi e a un eccellente rendimento alla risposta, riportando così un po’ di luce sul bistrattato tennis americano, che per la prima volta da quando è stato introdotta la classifica computerizzata (1973) questa settimana non ha neppure un giocatore tra primi 30. E mentre lui proverà a mettere paura anche a Nadal, Djokovic sarà chiamato a una dura fatica per garantirsi la possibilità di giocare due partite in un giorno causa sospensione di ieri: il numero uno è sotto di un set e di un break contro Tsitsipas. Il rinvio, invece, potrebbe aver fornito ossigeno a Sonego per il quarto con Rublev dopo la favolosa battaglia vincente di giovedì con Thiem durata più di tre ore. Cielo amico

Coach Schiavone vola insieme alla Martic: “Ma il merito è suo” (Elisabetta Esposito, La Gazzetta dello Sport)

 

Petra Martic stringe forte il pugno e subito cerca con lo sguardo Francesca Schiavone. L’intesa tra la croata numero 25 del mondo e la campionessa azzurra, che la allena da metà aprile (e l’accompagnerà almeno fino a Parigi), funziona alla perfezione: ieri la 30enne di Spalato ha battuto 7-5 6-4 l’americana Jessica Pegula, volando in semifinale dove oggi sfiderà Karolina Pliskova. Petra e Francesca si sono trovate. […] Adesso ha scelto di avere accanto un’altra guerriera ed è certa che dietro a queste vittorie romane ci sia proprio la sua nuova coach. «Ora è cambiato qualcosa – ha detto -. La voce di Francesca, il suo modo di pensare e vedere il tennis mi hanno fatta svegliare. È tutto ció che io vorrei essere in campo: combattente, intensa e positiva. Spero di continuare a lungo con lei». Parola di leonessa La Schiavone è entusiasta di questa sua nuova avventura, scelta per tornare al tennis dopo aver sconfitto il cancro. Tra l’altro si è tolta anche una soddisfazione: da giocatrice non era mai andata oltre i quarti, da allenatrice ha fatto centro al primo colpo… «Avete visto? Mi ha già battuto! Adesso se vuole superarmi deve vincere a Parigi quest’anno e pure il prossimo!», commenta Francesca ridendo. E sul suo ruolo spiega: «Quest’inizio è soprattutto suo. In tre settimane con me ha ritrovato il suo gioco, la sua comfort zone, ma io non le ho insegnato niente. Ho appena cominciato e resto convinta che il giocatore sia il vero protagonista. Gli si può dire qualsiasi cosa, alla fine solo chi va in campo fa la differenza. Tra l’altro noi parliamo poco, lei è molto posata e timida, ma è umile, ha cuore grande e tanta voglia di fare. Per questo oggi si gioca una semifinale. Ora dobbiamo guardare avanti, un match alla volta, un punto alla volta. Qui a Roma ha già fatto tre gare buone. Con la Pliskova? Chissà, ma Petra deve dare importanza a ciò che fa lei, alle sue grandi qualità e al suo gioco»

Nadal in semifinale a Roma. La pioggia ferma Djokovic e Sonego (Alessandro Mastroluca, Il Corriere dello Sport)

 […] RIVINCITA. A una settimana dalla sconfitta contro Alexander Zverev a Madrid, Nadal si è preso la rivincita. Ha chiuso 6-3 6-4 e firmato il primo successo sul numero 6 del mondo dalla finale di Roma del 2018. Un’occasione da festeggiare, a quindici anni esatti dalla vittoria su Roger Federer del 2006 nell’ultima finale al meglio dei cinque set nella storia del torneo. In semifinale, incontrerà la sorpresa del torneo Reilly Opelka, il “gigante” alto 211 centimetri che per la prima volta si è spinto cosi avanti in un Masters 1000. «Sarà molto difficile da affrontare: ha un grande servizio, devo essere molto concentrato sui miei turni di battuta» ha detto dopo il match. ARRIVA LA PIOGGIA. Djokovic e Tsitsipas hanno giocato invece undici game. La partita si è sviluppata in due tempi, poi è stata fermata sul 6-2 2-1 in favore del greco. Il numero 5 del mondo, il più giovane tra i 28 giocatori capaci di battere almeno una volta Nole, Federer e Nadal, ha giocato decisamente meglio: più agile in difesa, più potente in attacco, più efficiente al servizio. Perso il primo set, fermato sul 4-3 e ripreso con il greco molto più brillante, Djokovic appare sempre più insofferente per le condizioni di gioco. Inizia a piovere più forte. Il campo è bagnato, il rischio di scivolare è alto, la sua voglia di rientrare negli spogliatoi evidente. Il vincente del big match dei quarti, che si completerà oggi, incontrerà Sonego o Rublev. LE DONNE. Nel singolare femminile, si conoscono tre delle quattro semifinaliste. L’unico quarto cancellato e rimandato a oggi, infatti, è la sfida fra la due volte campionessa di Roma, Elina Svitolina e la vincitrice del Roland Garros Iga Swiatek. La sfida deciderà l’avversaria in semifinale di Cori Gauff, avanzata per il ritiro della numero 1 del mondo Ashleigh Barty. L’australiana si è fermata per un problema muscolare al braccio destro. «Mi porto dietro questo infortunio da quando avevo 15-16 anni – ha detto e il dolore è aumentato durante la partita. Devo ascoltare il mio corpo». Nell’altra semifinale, Karolina Pliskova ritroverà per la settima volta Petra Martic (4-2 per la croata i precedenti). La ceca ha vinto la maratona di giornata 4-6 7-5 7-6(1) contro la lettone Jelena Ostapenko, ex campionessa di Parigi. Martic, allenata da Francesca Schiavone, è arrivata dove la Leonessa, da giocatrice, non si era mai spinta agli Internazionali BNL d’Italia. Per gli azzurri, c’è comunque una buona notizia. Sara Errani e la rumena Irina-Camelia Begu hanno infatti raggiunto la semifinale del torneo di doppio. Per quanto riguarda i tifosi, chi aveva acquistato i biglietti per la sessione serale di ieri potranno ottenere il rimborso.

“Sonego, lo scricciolo è diventato grande” (Christian Marchetti, Il Corriere dello Sport)

[…] E Gipo Arbino, 66 anni, è il secondo padre di Lorenzo Sonego, l’uomo che lo segue come un’ombra. Gli occhi di Gipo studiano ogni mossa di Lorenzo tanto che sembrano guidarne i gesti. Poi quelle indicazioni Quante ne avrà sentite Lorenzo in undici anni di tennis? Quante ne sente, ancora, sui campi del Circolo della Stampa Sporting di Torino? Lorenzo Sonego, 26 anni, un passato nelle giovanili del Toro, agli Internazionali Bnl d’Italia 2021 si è spinto tanto avanti, alla faccia del coprifuoco e della pioggia, che ieri ha comunque rinviato il suo quarto di finale contro Rublev. Più forte dei famosi pronostici. «La gente non capisce! Lorenzo non è soltanto cuore e orgoglio. È un talento fuori dal comune. Un grande lavoratore, certo, ma ha anche un giocatore istintivo. Naturale». Lorenzo Sonego numero 33 del mondo. Anzi, 28 già con i quarti raggiunti a Roma. Gipo Arbino come Io sta vedendo? «Benissimo. Sono rimasto veramente colpito dagli ultimi progressi. Conoscendolo a fondo me li aspettavo, ma non sapevo ancora quando sarebbero arrivati. In tutte le cose che ha fatto ci ha messo un po’ di più, finché… “Clic”… è arrivato il salto di qualità. Sul rovescio e alla risposta soprattutto. Un percorso iniziato da tempo e i cui primi segnali erano arrivati a Vienna». Ossia nel novembre scorso, con la sconfitta In finale dell’Atp 250 austriaco per mano proprio di Andrey Rublev. Sei mesi… «E in quei sei mesi è arrivata l’esplosione». Un’esplosione culminata con lo spettacolare successo su Thiem. Però parliamo di un rapporto di lavoro di 11 anni. Quanto gli ha insegnato? «Trascorrendo più tempo con me che con la famiglia, con me ha praticamente toccato tutti gli argomenti. È un tipo molto riservato, ma quando ha avuto bisogno si è sempre rivolto al sottoscritto. Non solo: curiamo anche la costruzione del giocatore fuori dal campo. A partire da come si interagisce con le persone. Gli ho spiegato, per esempio, quanto fosse importante la pazienza nelle interviste o nel rispondere alle richieste di autografi. Sapete quanti messaggi ha ricevuto dopo la vittoria con Thiem»? Boh, cento? «Erano 250 e ha risposto a tutti! “Sei un personaggio pubblico”, gli ripeto spesso». • Agli inizi Invece? «Era magro come un chiodo! Io e l’amico Franco Aquilante lo chiamavamo Scricciolix. Poi, improvvisamente, è cresciuto e abbiamo aiutato quella crescita con carichi naturali, pochi pesi, molto stretching e lavoro in campo. Rispetto agli altri del circuito è comunque il più magro. Magari, può vedersela con Humbert. Però, mangia molto. Se, quando smetterà, non continuerà a praticare sport avrà anche la panzetta.” Una curiosità su Lorenzo? «Vi giuro: non sa cosa siano la gelosia e l’invidia. Anzi, è contento quando gli altri vincono. Mi e piaciuto moltissimo quando, in risposta a chi gli faceva notare che tra i nomi degli azzurri da tenere d’occhio venissero citati quasi esclusivamente Sinner e Musetti, ha detto: «È giusto così, perché loro sono più giovani e forti di me». Trovo che questa sia una caratteristica più unica che rara visto che, al giorno d’oggi, è invece la cattiveria a regnare». L’onesto Lorenzo Sonego à stato probabilmente anche brave a creare la sua “bolla” personale, ben diverse da quelle a cui siamo abituati ultimamente. Alice, la sua fidanzata; un bel gruppo di amici fidati, tra i quali Matteo Berrettini e Gianluca Mager; quel coach secondo padre. Cosa manca? «Alle spalle ha anche una bella famiglia che appoggia sempre le mie decisioni. Trovo sia fondamentale per creare un campione». Quale sarà il dopo Roma? «Giocherà a Lione, poi a Parma, in preparazione del Roland Garros. Lo farò lavorare ancora molto sul rovescio slice e tantissimo sulla risposta. Inoltre dovrà concentrarsi molto sul fisico, per rafforzarlo e avere una palla più pesante sul servizio, senza ovviamente perdere di vista le articolazioni». Lorenzo Sonego e il tennis di oggi. «È uno sport basato su velocità, servizio e dritto. Grande fisico ed esplosività. Lorenzo, qui, lo vedo benissimo».

Il gigante e bruto (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Avete presente il gigante buono? Ecco, non è lui. Reilly è un altro tipo di gigante. Cattivo? Solo un po’ in realtà non ha troppo bisogno di esserlo. Non deve improvvisare occhi da tigre per mettere giù un ace e liquidare un avversario. Gli viene naturale, basta caricare la balista che monta sulle pertiche che lo spingono ai 211 centimetri della sua altezza. […] Un gigante che segue i suoi impulsi vitali, incapace di rinunciare al piacere di scoprire un ristorante particolare, una mostra da raccomandare, di conoscere scrittori, artisti, liberi pensatori. Una vita nella quale il tennis entra come gradito ospite, al quale dedicare il giusto tempo, con cortesia e solidale partecipazione, ma senza esagerare. […] Che cosa faccia un tipo del genere nelle semifinali degli Internazionali, alla fine, è una domanda abbastanza ottusa, tipica di chi troppo bazzica il circuito. Più giusto, forse, chiedersi perché non dovrebbe esserci… E infatti, Reilly c’è, la sua prima volta in un contesto così rilevante e significativo. Un “1000” e sul rosso, che poi, guarda il caso, è la sua superficie preferita, «sulla quale trovo per vie naturali i tempi giusti». Con il suo corredo di magliette balneari, molto Californian Lover, e un arsenale da 19 ace a match. Settantasette, quelli realizzati a Roma. Ha battuto Gasquet, poi Musetti (che potrà rileggere con altro spirito il doppio 6-4 rimediato), ha tritato Asian Karatsev. Ha rischiato qualcosa solo con Delbonis. Ma ne è sortito lo stesso in due set. Vincere a Roma? Nella sua agenda non c’è scritto, mentre di sicuro c’è di chiedere a Federer di presentargli Anne Wintour, la direttrice di Vogue. È il suo idolo. Di fatto, l’unico che porti sul cappello una “patch” di una galleria d’arte, il buon Reilly. Forse la prima che investa su un tennista. «Ho cominciato questo rapporto con Tim Van Laere a Madrid, lui ha una collezione splendida e sa parlare d’arte come pochi. Possiede opere di Friedrich Kunath, un artista visivo tedesco, il mio preferito». Difficile dire, in tutta questa architettura così poco tennistica, come si situi Rafael Nadal, prossimo avversario di Reilly. Rafa ne parla bene, si dice impressionato dal vortice che lo statunitense riesce a creare con quel suo colpo d’avvio, ma anche di apprezzare i miglioramenti che il ragazzo (23 anni) ha effettuato su tutta la gamma del gioco. «Si muove bene, ha un dritto che fa male, e poi quella mazzata al servizio. Sta lavorando tanto, questo gli fa onore». Altrettanto concisa la definizione scelta da Opelka. «Lo ammiro. Ha qualcosa di brutale, nel suo gioco. Qualcosa di inarrestabile». D’accordo, si stimano. Che cambia? Non molto in effetti. Ciò che Rafa andava cercando l’ha già trovato. Certezze, che altro? Sebbene appaia un mistero come un tipo del genere possa andare a cercarne altre, tra le migliaia di cui già dispone, gli ultimi eventi lo avevano messo in apprensione. Male a Montecarlo; poi la vittoria a Barcellona, strappata a Tsitsipas solo a colpi d’orgoglio; la sconfitta a Madrid con Zverev, e due o tre momenti di palpabile affanno vissuti fra le statue del Foro, dove Shapovalov era a un passo dal fargli la festa. Piccole angosce da ieri definitivamente in archivio, grazie alla vittoria su Zverev, che il sorteggio gli ha riproposto di fronte, assai meno spavaldo – chissà perché – di quello visto a Madrid. «Ho avuto il match in mano e l’ho gestito bene. Sto ritrovando la forma giusta». Quella di Parigi, intende Rafa. Dove ha intenzione di portare a 14 la serie delle vittorie e a 21 quella negli Slam. Programma tagliuzzato dalla pioggia, in una giornata incupitasi nel pomeriggio. Tsitsipas stava giocando meglio di Djokovic, ma chissà se continuerà a farlo questa mattina. È avanti un set e un break. Non di poco dunque. Solo una breve apparizione per Sonego e Rublev, neanche il tempo di provarci. Si riprende alle 11. Una giornata d’attesa, ma anche di riposo, che a Lori male non avrà fatto, dopo l’impresa firmata a tarda ora con Thiem. Rublev lo sopravanza 2-0 nei testa a testa, ma uno non conta, è di un Future del 2016, l’altro riguarda la finale di Vienna dell’anno scorso, sul cemento indoor.

La Martic è super, Gauff no problem (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Subito definita, prima della pioggia, la semifinale della parte bassa del tabellone femminile del WTA 1000 di Roma. A giocarla saranno una ex campionessa del Foro, la ceca Karolina Pliskova e la croata Petra Martic, cui evidentemente i consigli speciali di Francesca Schiavone, suo coach da circa un mese, stanno facendo bene. La prima ha superato al termine di una gran battaglia la lettone Jelena Ostapenko, già trionfatrice al Roland Garros nel 2017. Per la croata Martic, più in possesso della rivale statunitense Jessica Pegula dei segreti del gioco sul rosso, vittoria fissata in due set. Interrotta sullo score di 2-2 la sfida a dir poco suggestiva tra Ashleigh Bartye Coco Gauff. Alla ripresa è stata la giovane americana a superare il turno, incassando il ritiro dell’australiana, che stava conducendo 6-4 2-1, per un problema muscolare. […] Tutto pronto per l’inizio dell’Emilia-Romagna Open femminile, torneo WTA 250 organizzato da MEF Tennis Events al Tennis Club Parma Le qualificazioni prenderanno il via oggi, mentre la finale è in programma sabato 22 maggio. In campo diverse azzurre, tra le quali la torinese Giulia Gatto Monticone, la bolognese Stefania Rubini e l’emergente campana Nuria Brancaccio, sorella di Raul, altro giocatore in crescita. In campo, tra le stelle attese al Tennis Club Parma e già in main draw, ci sarà proprio Cori Gauff, attuale numero 35 del mondo, classifica che ritoccherà con best ranking tra due giorni. ll talento a stelle e strisce, così come le connazionali Madison Keys, Sloane Stephens e Jessica Pegula, la croata Petra Martic, Daria Kasatkina, AmandaAnisimova, l’azzurra Camila Giorgi e tante altre, proverà a contendere il titolo alle wild card di prestigio annunciate in conferenza stampa Si tratta di Serena Williams e Venus Williams, due leggende dello sport che hanno ricevuto e accettato gli inviti per prendere parte al tabellone principale dell’Emilia-Romagna Open. Wild card nel main draw anche per le azzurre Jasmine Paolini e Sara Errani. Una Paolini fresca di ritorno nelle top 100, grazie alla finale colta la scorsa settimana nel WTA 125 di Saint Malo. Anche per l’ex numero 5 del mondo l’occasione è ghiotta per confermare i progressi dell’ultimo periodo e guardare con fiducia ad un pronto rientro tra le top 100. Sarà una sorta di trasferimento in massa delle big da Roma a Parma, pensando al Roland Garros. Spettacolo assicurato

Rafa più veloce della pioggia (Piero Valesio, Il Messaggero)

[…] Nelle ore seguenti al successo, arrivato dopo tre ore e mezza di randellate, su Shapovalov, il re della terra aveva detto: «Questa vittoria mi dà molta fiducia nel mio corpo. Se alla mia età riesco a reggere come ho fatto contro Tsistipas a Barcellona e qui a Roma contro Denis allora vuol dire che sono ancora competitivo. Tutto dipende da come mi sveglio il giorno successivo a partite così». LA RIVINCITA Si conosce molto bene, Rafa. E soprattutto ha dormito bene la notte visto il modo con cui ieri ha battuto Zverev (6-3 6-4) che gli aveva a sua volta inflitto una dolorosa sconfitta a Madrid. Ma ciò che più ha catturato l’attenzione di quegli spettatori che hanno goduto della botta di fortuna di poter vedere un incontro dall’inizio alla fine (poi la giornata è stata falcidiata dalla pioggia) è il modo in cui ci è riuscito. Non solo non ha accusato stanchezze di sorta contro un avversario più giovane; ma ha mostrato una lucidità in campo degna di miglior causa. Ha salvato nove breakpoint su dieci ed è sopravvissuto ad una caduta rovinosa che avrebbe potuto avere conseguenze più gravi se il suo fisico non fosse composto da titanio. È come se Nadal avesse approfondito così bene i segreti del suo corpo da trarre vantaggio dalla fatica invece di subirla. Il che magari non gli impedirà di perdere qualche partita in più rispetto al passato, vista l’età. Ma vi immaginate che generazione di giocatori potrebbe allevare se lo volesse? L’idea che sottende (oltre al fatturato) la sua Academy a Maiorca probabilmente è proprio questa: ma a fare la differenza sarebbe proprio la sua presenza a pontificare. LORENZO IN ATTESA A questo punto è doveroso dire che, se c’è uno che ti immagini bambino, seduto al centro del campo ad ascoltare una lectio magistralis di Rafa, questi è Lorenzo Sonego. La forza interiore con cui ha sconfitto Thiem pare costruita come quella del maiorchino. L’augurio che si può fare a Sonny è che oggi debba vivere un Super Saturday: il suo quarto contro Rublev che si sarebbe dovuto giocare ieri sera è durato i tre minuti di riscaldamento poi ha ripreso a piovere. Stamattina dunque Sonny affronterà il russo e qualora vincesse dovrà giocare pure la semifinale contro uno fra Djokovic e Tsitsipas. INSIDIA GRECA Attualmente il greco è avanti 6-4 2-1: anche il loro incontro è stato sospeso per il maltempo. E sempre oggi sarà il turno, per Rafa, di vivere la prima surreale esperienza di affrontare Opelka. Nota a margine: gli spettatori che ieri sera sono stati beffati dalla pioggia saranno rimborsati. Il programma del maschile. Centrale: alle 11 Djokovis-Tsitsipas. Non prima delle 13 Opelka-Nadal. Non prima delle 18.30 la semifinale fra i vincenti di Tsitsi-Nole e Sonego Rublev. Grand Stand Arena; 11 Sonego-Rublev.

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Fantastico Sonego, batte Thiem e vola ai quarti (Semeraro, Azzolini, Mastroluca, Crivelli). Nadal è gigantesco. Annulla 2 match point e batte Shapovalov (Crivelli)

La rassegna stampa di venerdì 14 maggio 2021

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Sonego, la notte magica. Più forte di Thiem e del coprifuoco (Stefano Semeraro, La Stampa)

Si sperava nel duello al sole fra Matteo Berrettini e Stefanos Tsitsipas, invece l’impresa l’ha fatta l’uomo della notte, Lorenzo Sonego, firmando dopo quasi 3 ore e mezzo di battaglia quella che per ora è la partita del torneo (6-4 6-7 7-6). Se Berrettini sul centrale si è arreso in due set al greco (7-6 6-2), crollando dopo il tie-break perso, Sonny ha firmato un’altra vittoria del cuore, un capolavoro di grinta, di tenacia, di sacrificio. Sulla Grand Stand Arena alle 11 di sera Lorenzo ha buttato fuori dal torneo il numero 4 del mondo, due volte finalista a Parigi e campione in carica degli Us Open, Dominic Thiem, chiudendo in tre set una partita che avrebbe anche potuto chiudere in due, visto che si era preso il primo set attaccando appena possibile, servendo come un treno. Sul 5 pari del secondo ha avuto poi due palle break che l’avrebbero portato a servire per il match, ma Thiem si è salvato giocando un tie-break alla Thiem. Così invece del mezzogiorno di fuoco si è vissuta la beffa del coprifuoco: alle nove e mezzo lo stadio è stato svuotato (fra i fischi) dal pubblico che ieri per la prima volta è stato ammesso al Foro. Il gioco è ripreso dopo 23 minuti, e Sonny è stato il più veloce a ritrovare il ritmo. Piazzato il break al secondo game si è però fatto raggiungere e superare cedendo due servizi consecutivi. Sul 5-4 sembrava fatta per Thiem, che ha anche sprecato un matchpoint, ma un Sonego indomabile è riuscito a pareggiare il conto, a riportarsi avanti 6-5, e a chiudere 7-5 al tie-break davanti ad un Thiem che ha provato a mettere sul campo tutta la sua esperienza, ma che alla fine si è dovuto piegare alla grinta superiore di Sonego. Peccato solo per l’esultanza a spalti vuoti. Stasera si giocherà il suo primo quarto di finale a Roma contro il russo Rublev che ha battuto 6-4 6-4 lo spagnolo Bautista Agut.

Sonego meraviglia (Daniele Azzolini, Tuttosport)

 

L’impresa Sonego ce l’ha nei colpi, nei pensieri. E’ tra i pochi a vantare un “gambetto al Re” al numero uno, che mise alla porta Djokovic a Vienna sul finire della scorsa stagione; perché non tentare il colpo anche con chi è stato numero tre? Figurarsi se uno come Lori si fa sfuggire l’occasione. Anzi, la costruisce sul posto, mattone su mattone, e la rinforza, la smonta e la rimonta ancora più solida, fino a sfinire quello che un tempo si faceva chiamare Dominator, a ridurlo in crisi mistica alle prese con il più paradossale dei monologhi. Come roba da matti è la svolta che Sonego impone al match quando sembra che non ci sia più speranza. Siamo 5-4 per Thiem nel terzo, l’austriaco è al servizio. Lore sgomita e ottiene il break e la parità, gioca da indemoniato e si porta avanti 6-5. Poco dopo siamo al tie break. Intanto il pubblico se n’è andato, per via del coprifuoco. Sonego comincia bene, Thiem rinviene, ma il torinese trova i colpi giusti, gli spari di Thiem non gli fanno paura. Una palla lenta inguaia l’austriaco a rete, il match point dura un attimo, palla lunga, Sonego alza le braccia. Tappa, maglia e cronoscalata sono sue. L’Italia sopravvive, questa volta il faro è questo ventiseienne piemontese al quale lo spogliatoio del Tour concede ormai grande attenzione. Lori passa per quello che “ti fa stare in campo fino a notte’; che “sa giocare tutti i colpi; che “se ti azzanna, non ti molla più’: Thiem era avvisato… Non il miglior Thiem, è vero. Viene da un lungo rimessaggio, curativo di infortuni del fisico e dell’animo, e ha ripreso solo a Madrid. Qui a Roma mostra già di essere cresciuto, ma Sonego l’ha obbligato a dare il meglio di sé per portare a casa il match e non è bastato. Lori ha vinto il primo, ha costretto Thiem a un faticoso tie break nel secondo, ha condotto di un break il terzo, infine l’ha superato in volata. Giocherà con Rublev, ma i quarti appena raggiunti valgono già moltissimo.

Gigante Sonego, la notte più bella (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Il capolavoro di Lorenzo Sonego. Dopo tre ore e 28 minuti di partita, dopo aver sconfitto 6-4 6-7 7-6 Dominic Thiem, e avergli rifilato 50 vincenti, ha ancora la forza di ballare in campo. Ha conquistato il cuore dei tifosi italiani, soprattutto quelli che c’erano per i primi due set sulle tribune della Grand Stand Arena. Ma poi hanno dovuto abbandonare lo stadio a causa del coprifuoco. II torinese diventa il quindicesimo azzurro nei quarti di finale agli Internazionali BNL d’Italia nell’era Open. Affionterà per la terza volta il russo Andrey Rublev, che l’ha battuto l’autunno scorso in finale a Vienna. «Devo cercare di portare in alto la bandiera dell’Italia, è stato bello avere il sostegno dei tifosi» ha detto nell’intervista a caldo dopo una partita che ha vissuto di orgoglio rabbioso e coraggio per tre set. Nonostante il 25% di tifosi presenti, la natura dell’atmosfera sulla Grand Stand Arena è la solita del Foro Italico. Serve anche quella perché il torinese si gusti a fondo una partita di cui è assoluto, meritato protagonista. Perché un Sonego così non si era mai visto. Oggi è un giocatore più consapevole di quello che può fare, di dove può arrivare. Tenace lo è sempre stato. Contro Thiem ci ha messo anche grandi prime di servizio, ottime le soluzioni in slice da destra anche nei momenti importanti della partita. Gioca forte, senza paura di rischiare. Mira alle righe, rischia più di qualche palla corta e qualche attacco in controtempo. Per due set, gioca un tennis scintillante che lascia incredulo il suo coach “Gipo” Arbino. Thiem, al contrario, inizia piano, anche troppo. Non è la sua versione migliore e si vede da come prepara il servizio e da quanto corto giochi di diritto, perfino da metà campo. E come saltata la catena cinetica, a parità di sforzo l’effetto ìimpallidisce rispetto a quanto mostrava nei momenti migliori. Per un giocatore come il tornese sentirsi in controllo contro il numero 4 del mondo è evidentemente inusuale. Ci prende gusto. In queste situazioni si incrociano due spinte. Da un lato, speri che possa continuare così; dall’altro, avverti la precarietà dello scenario. E in effetti dal secondo set la partita cambia. Thiem inizia ad aumentare la profondità dei colpi, ma non è ancora preciso. Il tiebreak, chiuso 7-5, inaugura un match nel match. La breve sospensione per far defluire il pubblico a causa del coprifuoco fissato alle 22 aumenta il senso scenografico dell’intervallo fra il secondo e il terzo atto. Sonego saluta i tifosi venuti per lui. I giocatori vengono mandati negli spogliatoi per il tempo necessario all’operazione, poi si ricomincia su una terra più dura. Sonego piazza il primo allungo, ma la stanchezza si sente. Thiem adesso si sente a suo agio. È la sua partita, fatta di corse e di asprezze, ma è anche la partita del torinese, che infatti la interpreta come meglio non potrebbe. Rimonta da 3-5, annulla un match poitn e chiude al tie break, uscendone da grande giocatore.

Sonegol: urlo nel silenzio (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Terminator questa volta ha la faccia pulita e il cuore enorme di un ragazzo di Torino che voleva fare il calciatore e poi nel tennis, l’altro amore della vita, ha invece scoperto di possedere la dote che meno di tutte si può allenare perché sgorga innata dalla carne e dal sangue: la volontà di non lasciare indietro nemmeno un punto, anche quando le onde sollevate dal quarto giocatore del mondo ti stanno rovesciando, riportandoti con la testa sotto l’acqua dopo un primo set di magie. Sonego batte Thiem, e già così suona come una musica celestiale. Questa è la sera di Lollo, che raggiunge per la seconda volta in carriera un quarto in un Masters 1000 dopo Montecarlo 2019 e coglie la vittoria più bella e prestigiosa della carriera, più ancora di quella contro il numero uno Djokovic a Vienna in ottobre, perché quella era una versione edulcorata del fenomeno serbo, con la pancia piena dopo essere tomato in vetta al ranking. Questo Thiem, invece, dopo la prima ora di gioco in cui soffre l’aggressività dell’ex ala delle giovanili granata, le sue bordate al servizio e il dritto penetrante, è molto vicino alla miglior versione del trionfatore degli. Us Open. Comincia a tenere lontano Sonego dalla riga di fondo, lo muove, mette pressione su ogni palla. Dopo l’interruzione alla fine del secondo set per far defluire il pubblico causa coprifuoco, con i due giocatori obbligati a tornare negli spogliatoi e poi a rifare il riscaldamento, l’austriaco sembra prendere il volo fino al match point in risposta sul 5-3 che Lorenzo annulla con un serve and volley da brividi. Una mossa ardita che trasforma totalmente gli orizzonti del match, con Thiem che pasticcia nel game successivo quando serve per chiudere e poi subisce il clamoroso ritorno dell’azzurro. Nel tie break, che arriva quando la partita ha già abbondantemente scavallato le tre ore (alla fine 3h24′), Dominic per salire 5-4 tira due rovesci da manuale che atterrerebbero un toro, ma non ll Sonego di questa meravigliosa notte romana che con tre punti consecutivi si gode l’apoteosi: «Per battere Thiem sulla terra, devi giocare la partita perfetta, giocare con coraggio e tirare fuori tutto quello che hai dentro. Adesso spero di recuperare bene, anche se l’adrenalina faticherà a smaltirsi. Intanto non accenderò il cellulare fino a qualche minuto prima della prossima partita, non voglio distrazioni».

Nadal è gigantesco. Annulla 2 match point e batte Shapovalov (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Gigante, pensaci tu. Se la riapertura al pubblico meritava uno show che cancellasse i lunghi mesi senza tifosi, non poteva che essere il re dei gladiatori a infiammare l’arena. Superbo Nadal, una volta di più, formidabile nel sopperire con l’orgoglio e l’inesauribile sete di vittoria a un pomeriggio in cui viene a lungo sovrastato tecnicamente dall’avversario. Anzi, per quasi due set Shapovalov lo prende a pallate, incisivo al servizio e ficcante con l’elegantissimo rovescio incrociato o lungolinea che Rafa non legge quasi mai. Il mancino canadese è imperioso, ha la palla per il 4-0 nel secondo set che chiuderebbe di fatto la contesa, ma da lì inizia a pasticciare risvegliando il guerriero maiorchino. La partita adesso è una battaglia di qualità sopraffina, Denis va avanti di un break anche nel terzo, si fa rimontare, si procura due match point per un successo leggendario sul 6-5 e invece li spreca malamente, accorgendosi dolorosamente che portare Nadal al tie break decisivo è come sanguinare davanti a uno squalo. Rafa dopo 3 ore e 27′ approda cosa ai quarti per la 16^ volta in 17 partecipazioni romane e per la 97^ in un 1000, record già suo migliorato, vince il 16° match dopo aver avuto match point contro oltre a portare a 19 la striscia di vittorie consecutive contro un mancino: «È stato un successo importante, arrivato al termine di una partita lunga, contro un giovane… Spero di riprendermi al meglio per il prossimo turno, vediamo come mi sveglierò, ma questi sono match duri da cui non è semplice recuperare. Ho lottato mentalmente e fisicamente, ho mantenuto un approccio positivo. Partite così ti danno fiducia per il futuro».

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Rassegna stampa

Non basta un grande Sinner contro Nadal (Bertolucci, Mastroluca, Azzolini, Barana). Berrettini irrompe negli ottavi (Crivelli)

La rassegna stampa di giovedì 13 maggio 2021

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Jannik, uno stop che conforta. C’è voluto il Rafa migliore (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

Talvolta il sorteggio fa il birichino e si diverte a offrire già nei primi turni partite che noi appassionati vorremmo vedere invece nelle fasi più calde. E così la rivincita del Roland Garros tra Nadal e Sinner è andata in scena già al debutto nel torneo dello spagnolo, che giustamente temeva l’incrocio con il giovane azzurro, consapevole che in otto mesi le condizioni sono cambiate. Jannik infatti sta procedendo a grandi passi verso la maturazione, affinando il bagaglio tecnico con soluzioni più ampie e grazie a una gestione più strategica delle partite. Tuttavia non va dimenticato che dall’altra parte della rete si trovava di fronte il giocatore più forte di sempre sulla terra. La sfida del Foro ha dimostrato, se ce ne fosse bisogno, che le distanze tra il fenomenale campione maiorchino e Sinner restano importanti, ma anche che il ragazzo di Sesto Pusteria ha le doti e la mentalità per colmare il gap con i più grandi, purché gli si lasci il tempo di imparare. La versione primaverile di Nadal aveva lasciato intravedere alcune crepe che potevano anche indurre all’ottimismo, ma ritrovata l’atmosfera di uno dei suoi tornei prediletti il numero 3 del mondo ha riproposto la sua fenomenale abilità di risolvere ogni problema tattico che gli venga proposto dall’avversario. Sinner è stato bravo, Nadal però ha dovuto mostrare la sua miglior versione su terra del 2021 per venire a capo del match: il segno della grande qualità di Sinner.

Rivince Nadal, e Sinner la prende male (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Jannik Sinner esce dal campo cupo, deluso, triste. Anche troppo, dopo il 7-5 6-4 subito contro uno dei Rafa Nadal più duri e tenaci del 2021. Una versione dello spagnolo che difficilmente si vede nel match d’esordio di un grande torneo. «È una sconfitta difficile da accettare – dice dopo la partita, con la voce spenta, lo sguardo nel vuoto – E’ dura parlare di questo match, nella mia mente sto ancora un po’ giocando. Penso che avrei potuto, avrei dovuto fare meglio. Ma se penso alla partita a Montecarlo con Djokovic, so che sono migliorato. Dovremo riguardare questa sfida molte, molte volte con il mio team. Stavolta non è mancato tanto per vincere, ma d’altra parte mi manca ancora tanto». Ci credeva Sinner, che ha tolto cinque volte il servizio a Nadal: «Penso di aver fatto molte cose bene, ho giocato un match solido contro un avversario molto solido», ha detto Nadal, «Jannik è un giocatore molto completo. Ha un ottimo rovescio, un buonissimo dritto, io credo di essere stato bravo a non perdere troppo campo. Non mi sorprendono i suoi colpi, né la sua capacità di tirarsi fuori da posizioni difficili. Sta sta migliorando molto, ma non puoi vedere i progressi di un tennista in un giorno, devi seguirlo». Al di là del punteggio, il match racconta i progressi dell’azzurro rispetto al quarto di finale di Parigi. Racconta anche il rifiuto della sconfitta di un campione come Nadal, che ha perso cinque volte il servizio. L’azzurro non si limita a cercare di non sbagliare. Colpisce spesso forte al centro, poi forte in un angolo, più frequentemente quello destro. Con questo schema, semplice nella teoria, Sinner può concentrarsi sull’esecuzione e sul timing. Il maiorchino lo conosce e lo rispetta, sta dentro la partita non come farebbe contro un qualsiasi altro teenager. L’altoatesino è più compiuto rispetto alla sfida di Parigi. Lo vedi in campo, dal modo in cui annulla sei set point prima di cedere il primo parziale. Lo spagnolo vorrebbe accorciare gli scambi, per mascherare gli effetti del logorio del tennis moderno. L’azzurro è il primo a piazzare il break, il maiorchino appare meno aggressivo, sembra giocare più corto. Ma con Nadal non è mai finita, ed è qui che si vede la differenza tra chi campione lo è già e chi aspira a diventarlo. Rafa torna martellante, lo costringe ad affannose rincorse mentre il vantaggio svanisce.

A lezione da Nadal (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Non è per tutti la terra rossa. Non più. Malgrado in molti muovano da lì, dai rimbalzi regolari ma non troppo, dalle alte velocità che non servono se non sai fare altro. Poi ci ripensano, magari per scoprire che il cemento, così uguale e democratico offre alcove più comode e tranquillizzanti, nelle quali le misure contano ma anche altro. Sul rosso, è diverso. Gli anni di Nadal l’hanno trasformato in un concetto. Non si gioca più su una superficie, ma su una tavola prospettica di se stessi, che rifrange ciò che siamo davvero e che saremo un domani. Lavoratori indefessi, disponibili al sacrificio, ma fino a che punto? Pronti a mettersi in discussione, forse, ma quanto a cambiare davvero? Pensieri, valutazioni, che hanno spinto nei giorni scorsi Daniil Medvedev, ieri tritato da Karatsev, a una curiosa dichiarazione. «Non sono da terra rossa, non lo sarò mai. Non lo sono nell’indole, e non lo è nemmeno il mio fisico». È il numero due del tennis, e sta dicendo all’intera comunità che non potrà mai esserlo a pieno titolo, a tutto tondo. Gli mancherà comunque un pezzo. Stando così le cose, un confronto con Rafa Nadal ha tutto per essere considerato un privilegio. Sinner però ha fretta di imparare, e non basta andare avanti di due break nel primo set e farsi riprendere sempre nel game successivo. E nemmeno guidare il match 4-2 e 30-0 nel secondo, per poi ritrovarsi al centro dello tsunami tennistico nadaliano, in grado di ridisegnare il match in modo del tutto sconosciuto da Sinner, di punto in bianco sotto 5-4, e nuovamente spolverato nel decimo game, con sei set point annullati, prima dell’ultimo finito sulla riga, manco fosse una sentenza. Diceva coach Platti, dopo la sconfitta del Roland Garros che Jannik si era troppo rilassato dopo aver ottenuto il break. Glielo potrebbe dire anche questa volta. Tale è la fatica (mentale, più che fisica) che Jannik tende a frenare la rincorsa, quando ha raggiunto un obiettivo, seppure parziale. Rafa no. Lui accende i motori di riserva, e crea intorno a sé un gorgo letale. La lezione comunque è servita, passi avanti ci sono stati. Il confronto, a colpo d’occhio, risulta quasi paritario. È Rafa a trasformarsi in corso d’opera «Sapevo che sarebbe stato un match duro. Il giovane Jannik cresce davvero bene». La partita è persa, ma l’esame è comunque superato. […]

Sinner “monstre”. Nadal, vittoria dura (Francesco Barana, Corriere dell’Alto Adige)

Tutto parte dalla testa. La differenza, ieri sera a Roma agli Internazionali d’Italia, tra Jannik Sinner e Rafa Nadal è stata tutta lì. Perché sul piano tecnico, degli scambi, dell’intensità di gioco la contesa (spettacolare) è stata equilibrata e sembra incredibile anche solo poterlo scrivere per un ragazzo di soli 19 anni dinanzi a un fuoriclasse epocale. Il paradosso è che Rafa, numero 3 del mondo, ha risolto in 2 ore e 12′ (7-5, 6-4) un match quasi sempre condotto da Sinner. Che si è trovato due volte in vantaggio di un break nel primo set e ancora una volta nel secondo. Il primo set è emblematico. Un’ora e sette minuti sul filo di un precario equilibrio. Succede di tutto: due break di Sinner subito stoppati da Rafa e nel finale sei set point annullati dal pusterese con tanta personalità. La settima palla set invece Nadal la sfrutta, ma il rimpianto vero resta il doppio vantaggio di Sinner non capitalizzato. E il cedimento in quei frangenti è stato più che altro mentale: non si spiega altrimenti il disastroso 17% di prime di servizio di Sinner nel secondo gioco, quando doveva difendere il break precedente. Situazione simile al quarto game: sul 3-2 e in battuta Jannik ha rimesso ancora una volta in carreggiata il maiorchino. Che già e raro se ti concede due occasioni, figurarsi la terza. Infatti da quel momento il venti volte slam, ha cambiato marcia e Sinner si è ritrovato a inseguire e ad annullare tre set point sul 4-5, poi altri tre sul 5-6, mettendo tutte e sei le volte prime di servizio. Non così nella settima chance di Nadal, quando lo scambio si è allungato ed è scappato in corridoio il rovescio incrociato di Jannik. Ma Sinner non si è disunito nel secondo set ed è un grande merito questo. II pusterese, anzi, strappa per la terza volta il servizio a Nadal al terzo game con un rovescio incrociato sublime. Questa volta, a differenza del primo set, Sinner capitalizza il vantaggio nel successivo turno di battuta (3-1). Ma non dura: insomma, è ancora la mente a fare la differenza. Nadal non si fa sfuggire la preziosa occasione e controbrekka (4-4). Tutto da rifare e, non a caso, Sinner accusa il colpo. Perde male il gioco successivo (4-5) e un Nadal ora indemoniato lo infila in risposta nel decimo e ultimo gioco. Si esce a testa altissima.

Matteo irrompe negli ottavi: «Sono in fiducia». E c’è pure Sonego (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Il calore della Città Eterna avvolgerà con la sua passione sopita da troppo tempo le meravigliose speranze azzurre. Ovazioni e musica, con il Foro che oggi battezzerà la rinascita seppur parziale dello sport in presenza e avrà l’onore e l’orgoglio di farlo applaudendo Matteo e Lorenzo, due giovani eroi italiani. Berrettini e Sonego rappresentano dunque l’avamposto a Roma del nostro rinascimento tennistico, un’opera d’arte sportiva che adesso si ritrova a confrontare i propri capolavori con un paio di talenti mondiali tra i più rinomati: sono infatti Tsitsipas e Thiem i rivali degli ottavi. Un tempo, forse, avremmo abbassato lo sguardo di fronte al destino, ora lo sfideremo a testa altissima. Berretto ci scherza, sul secondo turno scavallato in scioltezza contro l’australiano Millman dopo le fatiche del debutto contro Basilashvili: «Diciamo che ho raggiunto il primo obiettivo, volevo arrivare fin qui per sentire finalmente il pubblico gridare il mio nome». In realtà ci voleva, una partita così, per rimetterlo in tono e ridargli fiducia senza richiedergli troppe energie: «E’ sempre bello vincere una partita in poco tempo e con buona qualità di gioco, dalla metà del primo set sono sicuramente salito di livello. Una vittoria che mi dà ancor più consapevolezza». Il rivale sulla strada per i quarti si chiama Tsitsipas: «Secondo me per alcuni versi siamo simili; servizio e dritto, ci piace giocare con il top spin, usiamo slice e palle corte. Ovvio, è un giocatore in fiducia, ma lo sono anch’io. Però lasciatemi dire una cosa: non credo sia giusto chiamarci ancora Next Gen, siamo diventati giocatori di alto livello, tra i primi 10 della classifica e stiamo macinando grandi risultati». Tra l’altro, il vincitore della loro contesa troverebbe quasi certamente Djokovic nei quarti per una sensazionale sfida generazionale. Oggi anche Sonego si troverà davanti un grande avversario: Thiem, per lunghi tratti strapazzato dall’ungherese Fucsovics ma poi capace di ritrovare la pesantezza dei colpi fino al 6-0 perentorio del terzo set: «Un grandissimo giocatore, uno dei più forti sulla terra — analizza Lollo — ma ci si allena e si fanno sacrifici per partite come queste, dove misuri il tuo livello e la tua crescita».[…]

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