Le vacanze dei pro: dove vanno le tenniste e i tennisti durante la off season

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Le vacanze dei pro: dove vanno le tenniste e i tennisti durante la off season

Acque cristalline e spiagge esotiche le mete preferite per rilassarsi, ma c’è chi va controcorrente

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photo via Instagram, @simonahalep
 
 

Quasi sembrava che quest’anno saremmo stati risparmiati; invece, eccoci ripiombare nell’ineludibile periodo dell’anno senza tennis se non quello delle repliche in TV o quello fai da te insieme a un altro disperato in crisi di astinenza, spesso più attento ai due “seconda categoria” che si allenano sul campo di fianco che al proprio servizio: proprio adesso devono giocare quei due? Sembra che facciano schioccare i loro colpi solo per umiliarci. Molto meglio tornare a casa per scrivere di… quello che accade tra l’ultimo torneo e l’inizio della preparazione in vista della stagione successiva: le vacanze! Pronti allora a scartabellare fra le immagini di tennisti su spiagge bianchissime e quasi deserte, di palafitte che si ergono su un’acqua limpida che sembra quella in bottiglia senza lo svantaggio della plastica e di escursioni in posti magici, mentre l’aria plumbea e fradicia imbratta i vetri delle tue finestre. Sì, molto meglio.

#NOTTHEMALDIVES – L’hashtag scherzosamente lanciato da Madison Keys non è casuale. Giocare a tennis per lavoro probabilmente non è lo stesso che starsene in un cubicolo davanti allo schermo del PC o in catena di montaggio; tuttavia, quando infine arrivano le agognate ferie e si mette una decina di ore di volo tra sé e la routine condita dalle solite facce, anche per un pro non dev’essere il massimo incontrare dei colleghi nel luogo di villeggiatura prescelto. In questi giorni, al Waldorf Astoria Maldives Ithaafushi, ci sono sia David Goffin che Daniil Medvedev.

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🙏🏻 . . . #LiveUnforgettable #WaldorfAstoriaMaldives #pkslist

 

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Quasi ci sembra di vedere David, iperattivo e ansioso di smaltire il bagel rimediato da de Minaur nell’ultimo match di stagione, che cerca di coinvolgere il russo: “Ehi, Bear, c’è anche Fernando Verdasco su uno di questi atolli. Lo chiamiamo e organizziamo delle sfide? Ti presto una delle mie racchette”. E, anche più chiaramente, vediamo Daniil spiegargli che gli 80 incontri di quest’anno possono bastare e che deve lasciare in pace Nando, il tutto senza abbandonare la posizione sull’amaca né aprire bocca, ma usando un solo dito, da grande comunicatore qual è.

IL VERO VIAGGIO È PER VACANZA – Ha chiuso la deludente stagione a fine settembre, Sloane Stephens, campionessa a Flushing Meadows due anni fa. Secondo una ricostruzione improbabile basata su qualche foto, Sloane è stata dapprima impegnata al National Campus della USTA a dispensare ai ragazzini aspiranti professionisti preziosi consigli (“Se volete diventare numeri uno, servono sacrifici e lavoro duro tutto l’anno; se vi accontentate di vincere uno Slam, invece…”). Ha anche chiesto all’amica Madison Keys di raggiungerla dopo averla rassicurata che non si trattava di dover giocare. Non che Maddie avesse dubbi al riguardo e ha commentato furba: “L’unica persona per la quale vado sul campo fuori stagione”. Terminato quell’impegno, Sloane si è rifugiata a Maui, nelle Hawaii.

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I really don’t trip unless it’s vacaaay 🏝

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CARPAZI DIEM – Dopo un anno a volare da una parte all’altra del globo, prendere un altro aereo non sembrava una cosa saggia a Petra Kvitova. Meglio allora cogliere l’occasione per rilassarsi nella vicina Slovacchia, precisamente sugli Alti Tatra.

L’ISOLA MISTERIOSA – L’olandese Kiki Bertens ha approfittato del viaggio per festeggiare il compleanno del suo compagno, con il quale pochi giorni dopo si sarebbe sposata. Non ci rivela però la destinazione della vacanza ormai conclusa. Un attimo… ma quella non è la stessa piscina ora occupata da Goffin?

UN’IDEA ORIGINALE – Sì, anche Serena Williams ha fatto una capatina alle Maldive. Quella frase, “mi sentirete ruggire”, potrebbe essere semplicemente un richiamo all’abbigliamento oppure una promessa. Per non correre rischi, preferiamo evitare tentativi umoristici.

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You will hear me roar

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LA SPA CHE VENNE DAL FREDDO – Ecco finalmente qualcuno che si tiene lontano da equatore e tropici: Aryna Sabalenka sceglie Mosca e un centro benessere. Male non sembra farle.

I SCREAM – Opta per il freddo anche Elise Mertens. “Quale posto migliore dell’Iceland per mangiarsi un ice cream” deve aver pensato la compagna di doppio di Aryna. Sembrano esserci opzioni più logiche ma, se è stata davvero l’ultima occasione di mangiarne uno prima della preparazione invernale come suggerisce l’hashtag, va benissimo farlo in Islanda. Il giovanotto mezzo assiderato e sul punto di urlare perché gli si è incollato il gelato seriamente gelato alle labbra è Robbe Ceyssens, presumibilmente full time boyfriend e part time coach.

SULLE ORME DI PETRA – Alti Tatra anche per Belinda Bencic, che ha celebrato il ritorno in top ten dopo oltre tre anni di assenza con un ritorno alle origini, dal momento che la Slovacchia è la terra natia dei suoi genitori.

DELIRIUM BREMENS – Conquistata dallo Sri Lanka, Angelique Kerber condivide una delle poche foto scattate durante le vacanze. L’ex numero uno del mondo crede infatti che sia “più importante godersi l’avventura mentre succede che non attraverso le lenti di un telefono”. Il suggerimento “meno foto” postato su Instagram ricorda un po’ il “meno clienti” di Jerry Maguire. I social-dipendenti fingono di darle ragione, ma sotto sotto pensano “la tennista di Brema sta delirando”.

PARTIAMO DALLE BASI – Fare “il morto” nel Mar Morto non è particolarmente impegnativo (a causa del sale, non del nome), ma non ci sentiamo di biasimare la giovane Amanda Anisimova che ha scelto il punto più basso della Terra per lo slancio verso le zone più alte della classifica.

TRUE COLORS – “… le emozioni emergono più intense in bianco e nero. Il colore è una distrazione in un certo senso, appaga l’occhio ma non raggiunge necessariamente l’essenza delle cose”. Stefanos Tsitsipas, anch’egli in Islanda, perfettamente calato nel ruolo di Maestro.

UNA CLASSIFICA CLEMENTE – Direttamente dal Parco Nazionale del Serengeti, ecco l’ex n. 10 del mondo Lucas Pouille con la moglie Clemence. Lo ammettiamo, si è sposato a nostra insaputa. Al contrario, la sua pur fugace top ten ci tormenta ancora.

LE TOP 5 – La regina della WTA resta nel natio Queensland: ecco Ashleigh Barty in golfistica azione (un chiaro ossimoro) sull’Isola di Hamilton. È a millecento chilometri dalla sua Ipswich ma, trattandosi dell’Australia, probabilmente la considera vicina.

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Gorgeous part of the world! Thanks Hamo 🍻🥰

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Karolina Pliskova si abbuffa di piadina sulla spiaggia di Rimini. A una più attenta occhiata, si tratta di cocomero. Forse, allora, non è nemmeno la riviera romagnola.

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Watermelon all day long🍉🥰

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Recuperata sul filo di lana una stagione che rischiava di essere davvero deludente dopo lo sfavillante inizio in Australia e candidata a miglior giocatrice dell’anno, Naomi Osaka in versione quarterback si gode sole e mare cristallino senza dilungarsi in commenti.

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quarterback

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Non possono mancare i ringraziamenti speciali a Darren Cahill quando c’è di mezzo Simona Halep, qua in versione particolarmente leggera.

Parigi, Milano, le Alpi svizzere: eurotrip più che meritato per Bianca Andreescu. Partita fuori dalle prime 150 e arrivata al 5° posto WTA con uno Slam in saccoccia e un saldo vittorie-sconfitte di 48-7, il tutto nonostante quattro mesi persi per infortunio, non ha certo bisogno di qualcuno che le dia una spinta sul campo da tennis. Viceversa, per quanto riguarda l’altalena…

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Unbothered #itsfaux

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AND THE WINNER IS… – Sarà che ha finito con anticipo la stagione tennistica, sarà che la stessa è stata ben inferiore alle (peggiori) aspettative, ma Garbiñe Muguruza ha voluto mettersi alla prova affrontando la più alta vetta dell’Africa, il Kilimanjaro. Fantastico. In realtà, è successo per sbaglio. Garbiñe stava navigando (in rete, non in barca) tra le spiagge africane alla ricerca di quella giusta dove sfoggiare l’ultimo bikini. Che, se il fisico perfetto non l’ha aiutata più di tanto in campo, almeno gli sforzi in palestra e i sacrifici alimentari non siano stati del tutto vani. Insomma, Mugu cerca una spiaggia e trova il Kilimanjaro. È un po’ come acquistare un CD su una nota piattaforma web: “Se ti è piaciuto questo, potrebbe interessarti quest’altro”. Quanti clic ci vorranno per passare dai Dead Kennedys agli Aqua?

“Abbiamo attraversato cascate, fiumi ghiacciati, burroni, notti gelide” scriveva nei suoi post. Durante un’arrampicata, piangevo quando la guida mi ha detto di non guardare in basso lo strapiombo di 300 metri. Da paura, quasi quanto servire un match point all’avversaria con la seconda battuta. Poi, finalmente, la vetta: 5.895 metri. Ma la temperatura scendeva rapidamente, 12 gradi sottozero, e così la spedizione si è rimessa subito in cammino verso il campo base: “22 ore consecutive, giorno e notte. Un grazie speciale alla mia guida per tenermi sveglia quando sono collassata sul ghiacciaio”. Beh, se non è stata una vacanza questa… Nella loro hit “Africa”, i Toto sostengono spericolatamente che il Kilimanjaro si erge come l’Olimpo al di sopra del Serengeti. Chiederemo conferma a Garbiñe; magari ha anche visto Pouille passare là sotto.

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ATP

ATP Montreal: la prima volta di Carreno Busta, la lunga attesa è finita

Pablo Carreno Busta corona una settimana perfetta conquistando il primo titolo Masters 1000

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Pablo Carreno Busta - Montreal 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

P. Carreno Busta b. [8] H. Hurkacz 3-6 6-3 6-3 (da Montreal, il nostro inviato)

Il mentore di Pablo Carreno Busta, l’ex n. 1 del mondo Juan Carlos Ferrero, ha lasciato Montreal venerdì per andare con il suo pupillo Carlos Alcaraz al Western&Southern Open di Cincinnati. Forse però avrebbe preferito rimanere in Canada per assistere al giorno più bello del su assistito che a 31 anni compiuti il mese scorso e giocando probabilmente il miglior tennis della sua vita è riuscito a conquistare il più importante sigillo della carriera professionistica.

Con pieno merito Carreno Busta ha portato a casa il trofeo color rame dell’Omnium Banque Nationale presentè par Rogers di Montreal, sesto Masters 1000 della stagione e prima tappa dell’avvicinamento del tour allo US Open.

 

Confermando lo straordinario momento di forma messo in mostra durante tutto il torneo, nel quale ha fatto fuori uno dopo l’altro i primi due giocatori italiani, Berrettini e Sinner, Carreno Busta ha fatto fruttare i progressi fatti con la battuta (solo tre break subiti nelle prime cinque partite, più un altro durante la finale) mantenendo anche durante la finale una percentuale di realizzazione oltre il 70% sia sulla prima sia sulla seconda.

Hurkacz ha pagato il grande numero di errori gratuiti (24, contro 10 di Carreno Busta) arrivati nel corso di una condotta di gara comunque estremamente aggressiva, che però non ha dato i frutti sperati anche per colpa dei cali di tensione arrivati nei break concessi nel secondo e nel terzo set.

IL MATCH – Un misto di tensione, cautela ed emozione da parte di entrambi i protagonisti hanno fatto sì che i primi game della finale non siano stati proprio memorabili. Si trattava, d’altra parte, di una partita importante per tutti e due, un’occasione a cui nessuno dei due è particolarmente avvezzo.

Hurkacz aveva iniziato provando ad addormentare gli scambi con traiettorie piuttosto alte e con l’occasionale ‘chop’ di diritto per evitare di entrare nella macchina tritacarne di Carreno Busta che sugli scambi in progressione da fondo gli è certamente superiore. Il polacco è un giocatore più poliedrico, e pertanto ha provato a tenere lo scambio su velocità che potessero consentirgli di manovrare la palla e crearsi le aperture per le conclusioni offensive.

Il primo break è arrivato al sesto game, paradossalmente conquistato da Hurkacz più con le sue doti difensive che non proiettandosi in avanti. Un paio di errori di Carreno Busta hanno fatto la differenza, e da lì in poi il servizio di Hurkacz ha fatto il resto per chiudere il primo set in 31 minuti.

I 9 errori gratuiti commessi dal polacco (contro altrettanti vincenti) nel corso di un set comunque vinto lasciavano presagire che la partita potesse avere molto altro da dire. E infatti subito all’inizio del secondo parziale un game di black out di Hurkacz (quattro errori totalmente non forzati) gli costava il break a zero. Carreno Busta aumentava i giri del motore sui colpi da fondo mentre Hurkacz alzava la velocità del servizio che arrivava a toccare anche i 226 chilometri all’ora. Il risultato è che gli scambi si accorciavano e ai ribattitori rimanevano solo le briciole. Risultato: 6-3 Carreno Busta, e dopo 66 minuti si arrivava al terzo set.

Dopo un’inizio di parziale decisivo sostanzialmente in equilibrio, con Hurkacz che spingeva sempre più insistentemente sul rovescio di Carreno Busta e quest’ultimo che si difendeva da par suo tirando fuori passanti di grande fattura, sull’1-1 il polacco offriva su un piatto d’argento il break con un diritto tirato in mezzo alla rete e una palla corta al terzo colpo che non aveva grande motivo di esistere. Hurkacz provava a recuperare spingendo ancora di più la risposta, ma senza grandi risultati. Il pubblico aveva modo di esaltarsi per un grande scambio chiuso da una “veronica” di Carreno Busta che spingeva il suo avversario a lanciare la racchetta inviperito (fortunatamente senza che nessuno venisse colpito).

E quel punto è probabilmente stato il colpo del K.O. per Hurkacz, che da quel momento in poi è andato via via affievolirsi, fino a subire la risposta vincente lungolinea di rovescio che ha regalato a Pablo Carreno Busta il suo primo titolo Masters 1000 della carriera.

Con questa vittoria lo spagnolo risale al n. 14 del ranking mondiale e al n. 11 della ATP Pepperstone Race, mettendosi prepotentemente in lizza per la qualificazione alle Nitto ATP Finals di Torino. Hurkacz invece rimane al decimo posto della classifica ma sale alla nona piazza della Race, anche lui confermando le sue ambizioni per un posto tra gli otto di Torino.

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ATP

ATP Montreal: ancora superato il record di spettatori. Ora va verso l’allargamento del tabellone

Ritoccato il recordo mondiale di presenze per tornei non-combined di una settimana: 237.158 spettatori. Dal 2024 avrà 12 giorni di gare e tabellone da 96 giocatori

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IGA Stadium - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

Altro anno, altro record per il torneo Masters 1000 di Montreal, quest’anno denominato “Omnium Banque Nationale presenté par Rogers”. Dopo 10 anni di “Rogers Cup presented by National Bank” i due sponsor si sono scambiati nel 2021, principalmente in virtù di un prestito agevolato concesso dall’istituto di credito a Tennis Canada che ha così consentito alla federazione della foglia d’acero di sopravvivere i durissimi anni della pandemia che hanno portato alla cancellazione del torneo nel 2020 e alla drastica riduzione del pubblico nel 2021 (massimo 5.000 spettatori a sessione nello stadio e porte chiuse per i campi laterali).

Ma anche se passano gli anni e cambiano i nomi, la costante che rimane è l’abbattimento anno dopo anno dei record di presenze per un torneo non-combined di una settimana, record che Montreal detiene sia per la versione ATP sia per la versione WTA. In questa edizione 2022 è stato ulteriormente ritoccato il record di spettatori con 237.158 unità, conteggio che supera di qualche migliaio il record stabilito nel 2019 che, a livello ufficiale, era di 223.016, ma quella cifra includeva uno “zero” nella casella della sessione serale di sabato, in quanto la semifinale tra Rafael Nadal e Gael Monfils fu cancellata a causa del ritiro del francese e tutti i biglietti furono rimborsati, ma quella sessione altrimenti sarebbe stata esaurita quindi ci sarebbero stati all’incirca 12.000 spettatori in più.

Un successo che continua di anno in anno per un torneo che per numero di spettatori costituisce il secondo evento della regione, dopo il Gran Premio di Formula 1 di inizio giugno. La differenza principale, tuttavia, e che mentre la Formula 1 è sempre più diventato un “destination event”, ovvero un evento per chi si reca a Montreal esclusivamente per quello scopo, il torneo di tennis invece è una manifestazione principalmente locale: gli spettatori sono in gran parte abitanti della zona, certamente integrati da qualche appassionato che viene da lontano, ma sostanzialmente è un torneo che rappresenta la “tifoseria tennistica” del Quebec.

 

Ed è proprio per questo motivo che sarebbe stata auspicabile una campagna più lunga per l’idolo locale Felix Auger-Aliassime, anche se il direttore del torneo Eugene Lapierre ha confermato nella conferenza stampa di fine torneo: “Se mi avessero garantito che Felix sarebbe arrivato ai quarti di finale avrei firmato subito”. Auger-Aliassime ha comunque fatto la sua parte, vincendo due turni e soprattutto rendendosi disponibile fuori dal campo per iniziative collaterali per aiutare a promuovere il torneo:Si è offerto volontariamente – ha raccontato Lapierre – è venuto da noi per chiedere se poteva fare qualcosa per aiutare il torneo”.

Il video-sorpresa che è stato preparato per lui in occasione del suo compleanno (l’8 agosto) è diventato subito virale, ma ci sono state diverse altre iniziative che l’hanno coinvolto e che sono state molto gradite dai media locali e dalle persone che hanno lavorato nel torneo.

Anche gli altri giocatori apprezzano l’atmosfera del torneo, che riesce a creare un ambiente in cui è molto piacevole giocare. “La partita di venerdì sera tra Paul ed Evans si è giocata con il tutto esaurito, e con i giocatori nella players’ lounge che seguivano il match davanti alla TV. ‘Il torneo di Montreal è questo’ mi ha detto il responsabile comunicazione dell’ATP”.

Ma ovviamente non bisogna mai sedersi sugli allori e allora ecco che Lapierre pensa già ai progetti per l’anno prossimo. “Sicuramente equipaggeremo un quinto campo con Hawk Eye Live in modo da poterlo usare per i match ufficiali in caso di ritardi per pioggia. Quest’anno avremmo voluto farlo, ma purtroppo non è stato possibile perché non avevamo nel contratto con Hawk Eye l’equipaggiamento di un quinto campo. Il costo sarebbe stato intorno ai 40.000 dollari, che per un torneo come il nostro è una spesa tutto sommato marginale”.

Quest’anno per la prima volta sono stati introdotti i riflettori al LED sul campo centrale, e sembra che il feedback sia stato positivo. Verrà considerata l’introduzione dello sfondo del campo a LED in modo da avere un display dinamico, così come verranno aggiunte zone d’ombra per il pubblico (che peraltro già quest’anno sono state davvero abbondanti) e verrà creato uno spazio supplementare di altri 15.000 piedi quadrati (circa 1400 mq) vicino alla palazzina servizio per altre attività e si proseguirà con la preparazione al torneo al salto di qualità previsto per il 2024, quando dovrebbe diventare un torneo da 12 giorni con un tabellone da 96 giocatori.

Ci sono ancora parecchi passi da intraprendere prima di arrivare lì – ha confermato Lapierre – ma credo che ci arriveremo. Stiamo lavorando in collaborazione con l’ATP per raggiungere quell’obiettivo. Secondo loro non abbiamo bisogno di più spazio, anche se io credo che sia necessario per avere un tabellone da 96 giocatori, e siamo sicuri che riusciremo ad aggiungere più spazio grazie al finanziamento ottenuto dal Governo Federale del Canada”. Prima dell’inizio del torneo, infatti, Tennis Canada ha annunciato che nell’ambito del Fondo per lo Sviluppo Economico della Regione del Quebec aveva ricevuto un finanziamento di 10 milioni di dollari canadesi (circa 7,6 milioni di euro).

Quello dell’aumento del tabellone da 56 a 96 giocatori sarà un passaggio da brividi per l’Open del Canada, che soprattutto nella sede di Montreal ha uno degli impianti più piccoli di tutti i Masters 1000. Ed essendo un torneo estivo dovranno anche risolvere il problema del calendario, che vede i tornei perennemente compressi tra Wimbledon e lo US Open, che nel 2024 avrà anche il rompicapo supplementare dei Giochi Olimpici di Parigi, in programma dal 27 luglio al 4 agosto.

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WTA

WTA Toronto: Simona Halep torna grande, firma il tris in Canada

Dopo quasi due anni la rumena torna a vincere un grande torneo battendo Haddad Maia in finale al terzo. Lunedì tornerà in Top 10 al numero 6

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[15] S. Halep b. B. Haddad Maia 6-3 2-6 6-3

La scorsa settimana si ritirava dal torneo di Washington in quello che era sembrato un altro brutto segno sulla sua competitività attuale. Dieci giorni dopo Simona Halep si rilancia nell’elite del tennis mondiale conquistando per la terza volta l’Open del Canada (ma la prima a Toronto) e sarà N.6 del mondo nella classifica WTA di Ferragosto.
La rumena batte in tre set la combattiva brasiliana Beatriz Haddad Maia una delle giocatrici più in forma di questa seconda parte di stagione e firma il 24° titolo della carriera, il primo WTA 1000 da Roma 2020 quasi due anni fa.

 

Un match altalenante che la brasiliana avrebbe potuto anche vincere se non avesse delapidato un vantaggio di 3-0 nel primo set cedendo 6 giochi consecutivi in stato confusionale totale.

Ma quando la partita riprende sembra essere ricominciata da zero: la mancina brasiliana stavolta sale fino a 4-0 e senza blackout particolari chiude 6-2 rimandando tutto al giusto epilogo: il terzo set.

Anche all’inizio del terzo Haddad ha le sue occasioni per partire a razzo ma Halep resiste inserendo la modalità “muro” dei bei tempi per tenere il servizio d’apertura ai vantaggi e piazzare il break alla prima chance in quello successivo. Un altro game fiume porta Beatriz al controbreak ma il prezzo da pagare in termini di energie fisiche è troppo alto sebbene sia lei ad essere 5 anni più giovane.

L’esperienza di Simona, guidata dal suo nuovo mentore Patrick Mouratoglou fa la differenza e una volta salita 4-1 difende il break senza patemi chiudendo al secondo match point.

Dolce ritorno in Top 10 per Halep che si rilancia in vista dei prossimi appuntamenti negli Stati Uniti a Cincinnati e soprattutto New York. Per Haddad Maia rimane un altro torneo eccezionale che la porta al N.16 del ranking mondiale. Al prossimo grande appuntamento!

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