Le vacanze dei pro: dove vanno le tenniste e i tennisti durante la off season

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Le vacanze dei pro: dove vanno le tenniste e i tennisti durante la off season

Acque cristalline e spiagge esotiche le mete preferite per rilassarsi, ma c’è chi va controcorrente

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photo via Instagram, @simonahalep
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Quasi sembrava che quest’anno saremmo stati risparmiati; invece, eccoci ripiombare nell’ineludibile periodo dell’anno senza tennis se non quello delle repliche in TV o quello fai da te insieme a un altro disperato in crisi di astinenza, spesso più attento ai due “seconda categoria” che si allenano sul campo di fianco che al proprio servizio: proprio adesso devono giocare quei due? Sembra che facciano schioccare i loro colpi solo per umiliarci. Molto meglio tornare a casa per scrivere di… quello che accade tra l’ultimo torneo e l’inizio della preparazione in vista della stagione successiva: le vacanze! Pronti allora a scartabellare fra le immagini di tennisti su spiagge bianchissime e quasi deserte, di palafitte che si ergono su un’acqua limpida che sembra quella in bottiglia senza lo svantaggio della plastica e di escursioni in posti magici, mentre l’aria plumbea e fradicia imbratta i vetri delle tue finestre. Sì, molto meglio.

#NOTTHEMALDIVES – L’hashtag scherzosamente lanciato da Madison Keys non è casuale. Giocare a tennis per lavoro probabilmente non è lo stesso che starsene in un cubicolo davanti allo schermo del PC o in catena di montaggio; tuttavia, quando infine arrivano le agognate ferie e si mette una decina di ore di volo tra sé e la routine condita dalle solite facce, anche per un pro non dev’essere il massimo incontrare dei colleghi nel luogo di villeggiatura prescelto. In questi giorni, al Waldorf Astoria Maldives Ithaafushi, ci sono sia David Goffin che Daniil Medvedev.

 

Quasi ci sembra di vedere David, iperattivo e ansioso di smaltire il bagel rimediato da de Minaur nell’ultimo match di stagione, che cerca di coinvolgere il russo: “Ehi, Bear, c’è anche Fernando Verdasco su uno di questi atolli. Lo chiamiamo e organizziamo delle sfide? Ti presto una delle mie racchette”. E, anche più chiaramente, vediamo Daniil spiegargli che gli 80 incontri di quest’anno possono bastare e che deve lasciare in pace Nando, il tutto senza abbandonare la posizione sull’amaca né aprire bocca, ma usando un solo dito, da grande comunicatore qual è.

IL VERO VIAGGIO È PER VACANZA – Ha chiuso la deludente stagione a fine settembre, Sloane Stephens, campionessa a Flushing Meadows due anni fa. Secondo una ricostruzione improbabile basata su qualche foto, Sloane è stata dapprima impegnata al National Campus della USTA a dispensare ai ragazzini aspiranti professionisti preziosi consigli (“Se volete diventare numeri uno, servono sacrifici e lavoro duro tutto l’anno; se vi accontentate di vincere uno Slam, invece…”). Ha anche chiesto all’amica Madison Keys di raggiungerla dopo averla rassicurata che non si trattava di dover giocare. Non che Maddie avesse dubbi al riguardo e ha commentato furba: “L’unica persona per la quale vado sul campo fuori stagione”. Terminato quell’impegno, Sloane si è rifugiata a Maui, nelle Hawaii.

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I really don’t trip unless it’s vacaaay 🏝

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CARPAZI DIEM – Dopo un anno a volare da una parte all’altra del globo, prendere un altro aereo non sembrava una cosa saggia a Petra Kvitova. Meglio allora cogliere l’occasione per rilassarsi nella vicina Slovacchia, precisamente sugli Alti Tatra.

L’ISOLA MISTERIOSA – L’olandese Kiki Bertens ha approfittato del viaggio per festeggiare il compleanno del suo compagno, con il quale pochi giorni dopo si sarebbe sposata. Non ci rivela però la destinazione della vacanza ormai conclusa. Un attimo… ma quella non è la stessa piscina ora occupata da Goffin?

UN’IDEA ORIGINALE – Sì, anche Serena Williams ha fatto una capatina alle Maldive. Quella frase, “mi sentirete ruggire”, potrebbe essere semplicemente un richiamo all’abbigliamento oppure una promessa. Per non correre rischi, preferiamo evitare tentativi umoristici.

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You will hear me roar

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LA SPA CHE VENNE DAL FREDDO – Ecco finalmente qualcuno che si tiene lontano da equatore e tropici: Aryna Sabalenka sceglie Mosca e un centro benessere. Male non sembra farle.

I SCREAM – Opta per il freddo anche Elise Mertens. “Quale posto migliore dell’Iceland per mangiarsi un ice cream” deve aver pensato la compagna di doppio di Aryna. Sembrano esserci opzioni più logiche ma, se è stata davvero l’ultima occasione di mangiarne uno prima della preparazione invernale come suggerisce l’hashtag, va benissimo farlo in Islanda. Il giovanotto mezzo assiderato e sul punto di urlare perché gli si è incollato il gelato seriamente gelato alle labbra è Robbe Ceyssens, presumibilmente full time boyfriend e part time coach.

SULLE ORME DI PETRA – Alti Tatra anche per Belinda Bencic, che ha celebrato il ritorno in top ten dopo oltre tre anni di assenza con un ritorno alle origini, dal momento che la Slovacchia è la terra natia dei suoi genitori.

DELIRIUM BREMENS – Conquistata dallo Sri Lanka, Angelique Kerber condivide una delle poche foto scattate durante le vacanze. L’ex numero uno del mondo crede infatti che sia “più importante godersi l’avventura mentre succede che non attraverso le lenti di un telefono”. Il suggerimento “meno foto” postato su Instagram ricorda un po’ il “meno clienti” di Jerry Maguire. I social-dipendenti fingono di darle ragione, ma sotto sotto pensano “la tennista di Brema sta delirando”.

PARTIAMO DALLE BASI – Fare “il morto” nel Mar Morto non è particolarmente impegnativo (a causa del sale, non del nome), ma non ci sentiamo di biasimare la giovane Amanda Anisimova che ha scelto il punto più basso della Terra per lo slancio verso le zone più alte della classifica.

TRUE COLORS – “… le emozioni emergono più intense in bianco e nero. Il colore è una distrazione in un certo senso, appaga l’occhio ma non raggiunge necessariamente l’essenza delle cose”. Stefanos Tsitsipas, anch’egli in Islanda, perfettamente calato nel ruolo di Maestro.

UNA CLASSIFICA CLEMENTE – Direttamente dal Parco Nazionale del Serengeti, ecco l’ex n. 10 del mondo Lucas Pouille con la moglie Clemence. Lo ammettiamo, si è sposato a nostra insaputa. Al contrario, la sua pur fugace top ten ci tormenta ancora.

LE TOP 5 – La regina della WTA resta nel natio Queensland: ecco Ashleigh Barty in golfistica azione (un chiaro ossimoro) sull’Isola di Hamilton. È a millecento chilometri dalla sua Ipswich ma, trattandosi dell’Australia, probabilmente la considera vicina.

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Gorgeous part of the world! Thanks Hamo 🍻🥰

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Karolina Pliskova si abbuffa di piadina sulla spiaggia di Rimini. A una più attenta occhiata, si tratta di cocomero. Forse, allora, non è nemmeno la riviera romagnola.

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Watermelon all day long🍉🥰

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Recuperata sul filo di lana una stagione che rischiava di essere davvero deludente dopo lo sfavillante inizio in Australia e candidata a miglior giocatrice dell’anno, Naomi Osaka in versione quarterback si gode sole e mare cristallino senza dilungarsi in commenti.

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quarterback

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Non possono mancare i ringraziamenti speciali a Darren Cahill quando c’è di mezzo Simona Halep, qua in versione particolarmente leggera.

Parigi, Milano, le Alpi svizzere: eurotrip più che meritato per Bianca Andreescu. Partita fuori dalle prime 150 e arrivata al 5° posto WTA con uno Slam in saccoccia e un saldo vittorie-sconfitte di 48-7, il tutto nonostante quattro mesi persi per infortunio, non ha certo bisogno di qualcuno che le dia una spinta sul campo da tennis. Viceversa, per quanto riguarda l’altalena…

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Unbothered #itsfaux

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AND THE WINNER IS… – Sarà che ha finito con anticipo la stagione tennistica, sarà che la stessa è stata ben inferiore alle (peggiori) aspettative, ma Garbiñe Muguruza ha voluto mettersi alla prova affrontando la più alta vetta dell’Africa, il Kilimanjaro. Fantastico. In realtà, è successo per sbaglio. Garbiñe stava navigando (in rete, non in barca) tra le spiagge africane alla ricerca di quella giusta dove sfoggiare l’ultimo bikini. Che, se il fisico perfetto non l’ha aiutata più di tanto in campo, almeno gli sforzi in palestra e i sacrifici alimentari non siano stati del tutto vani. Insomma, Mugu cerca una spiaggia e trova il Kilimanjaro. È un po’ come acquistare un CD su una nota piattaforma web: “Se ti è piaciuto questo, potrebbe interessarti quest’altro”. Quanti clic ci vorranno per passare dai Dead Kennedys agli Aqua?

“Abbiamo attraversato cascate, fiumi ghiacciati, burroni, notti gelide” scriveva nei suoi post. Durante un’arrampicata, piangevo quando la guida mi ha detto di non guardare in basso lo strapiombo di 300 metri. Da paura, quasi quanto servire un match point all’avversaria con la seconda battuta. Poi, finalmente, la vetta: 5.895 metri. Ma la temperatura scendeva rapidamente, 12 gradi sottozero, e così la spedizione si è rimessa subito in cammino verso il campo base: “22 ore consecutive, giorno e notte. Un grazie speciale alla mia guida per tenermi sveglia quando sono collassata sul ghiacciaio”. Beh, se non è stata una vacanza questa… Nella loro hit “Africa”, i Toto sostengono spericolatamente che il Kilimanjaro si erge come l’Olimpo al di sopra del Serengeti. Chiederemo conferma a Garbiñe; magari ha anche visto Pouille passare là sotto.

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TenX Pro XCALIBRE, qualità e comfort al servizio del braccio

Recensione e test della XCALIBRE di TenX, una racchetta di qualità pro con il comfort di gioco per tutti

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Nel corso degli ultimi anni ci sono sempre più racchette sul mercato che offrono la possibilità di scegliere livelli di rigidità più bassi. I produttori hanno riposto molta attenzione nel coniugare la qualità e le prestazioni dei telai più rigidi, quelli di solito riservati agli agonisti, con il comfort e il controllo di palla propri delle racchette più morbide. Non far male al braccio sembra essere diventato il mantra di ogni prodotto, corda o telaio che sia, ed ecco quindi che oggi è difficile che sia il giocatore intermedio che l’agonista scelgano un modello altamente rigido.

Gli australiani di TenX Pro hanno provato con questa XCALIBRE ad aggiungere un altro tassello al mosaico, e cioè quello di usare grafite di qualità pro-stock, per offrire quindi la massima qualità possibile, alle prestazioni di cui sopra. A livello tecnologico, per assicurare una flessione del telaio morbida ma performante, TenX ha implementato una tecnologia di nome Uniflex. Si tratta di una flessione della racchetta dal primo all’ultimo centimetro della stessa, e non per una parte del telaio come avviene altrimenti. Ne consegue, oltre all’incremento del comfort di gioco, anche un aumento della stabilità del telaio e quindi del controllo di palla. Il peso di questa XCALIBRE è distribuito in maniera tale da rendere molto solida la struttura.

Lo spessore molto fino consente quindi swing molto flessibili, un taglio dell’aria molto buono e quindi un’inerzia ridotta, e poi una resa estetica davvero eccezionale. Colorata di nero opaco in tutta la sua lunghezza, la XCALIBRE presenta solo una serigrafia in bianco del brand e il nome del modello ricalcato sull’altro lato del telaio. Anche il buttcapp, con la X bene in evidenza, è un ulteriore tocco di classe. Eleganza infatti è la parola chiave per descrivere questo modello, esteticamente bellissimo. Come sappiamo, la racchetta deve anche piacere, soprattutto al giocatore intermedio. La vasta gamma di pesi disponibile consente poi customizzazioni per trovare la perfezione in questo telaio di qualità pro-stock.

 

Modelli XCALIBRE

XCALIBRE 285 grammi (98 pollici, schema d’incordatura 16×19)
XCALIBRE 290 (98, 16×19)
XCALIBRE 303 (98, 16×19)
XCALIBRE 315 (98, 16×19)

In campo

Abbiamo testato le versioni da 303 grammi e 315 grammi. I due modelli, chiaramente, si assomigliano molto anche nella resa. Dodici grammi di differenza si sentono soprattutto in termini di maneggevolezza, ma possono soddisfare quei giocatori che non amano sentire un telaio troppo leggero e che non hanno problemi nel generare velocità di palla e che hanno bisogno di un peso maggiore. Impressiona da subito la morbidezza degli impatti, il telaio flette molto bene, si percepisce proprio dopo ogni impatto la flessione del corpo racchetta che si traduce in un tempo prolungato di contatto con la palla.

A dispetto dei 66 punti di rigidità dichiarati, tutte e due le versioni della XCALIBRE sembrano molto più flessibili. Dev’essere probabilmente merito della tecnologia Uniflex, che riesce quindi a farci apprezzare il comfort e i vantaggi di una flessione più morbida del telaio senza penalizzarne però le prestazioni. C’è potenza, la palla esce veloce e se il movimento è deciso la XCALIBRE asseconderà con eccezionale fermezza, merito della struttura del telaio, molto ben equilibrato. Il 16×19 del piatto corde è oramai una garanzia in termini di generazione di spin. Anche questi due modelli non ne sono esenti: dopo diverse ore di gioco la sensazione è quella di avere fra le mani un telaio che più di altri con il medesimo schema 16×19 riesce a produrre spin. Il top spin esce molto bene, profondo, merito anche del bilanciamento un po’ pronunciato verso la testa della racchetta per consentire chiusure di swing molto efficaci. Anche nei colpi di volo, a rete o sopra la testa, le soluzioni piatte sono quelle che risultano più efficaci. Al servizio serve tempo per prendere dimestichezza con il kick e lo slice, ma al termine di un inevitabile periodo di rodaggio le sensazioni saranno le stesse del gioco da fondocampo, settore nel quale la XCALIBRE eccelle.

C’è poi la lunghezza del telaio, 1,25 centimetri in più rispetto ai tradizionali 68,5 delle racchette comuni. Esteticamente, non si nota neanche: la forma della racchetta è simile a quella di una Head Prestige, il centimetro o poco più extra è distribuito molto bene e non si ha la sensazione di un piatto corde molto più grande. In campo, si apprezza soprattutto in fase di difesa: sembra niente ma poco più di un centimetro può significare un recupero di palla che può tramutarsi in un punto vinto. Un punto, nel tennis, può decidere la partita.

Conclusioni

La XCALIBRE è una racchetta che si presta in maniera eccezionale per i giocatori di attacco da fondocampo. Comfort di gioco ai massimi livelli e risposta ottimale sia in termini di potenza che di controllo di palla, una piacevole novità nel panorama delle racchette che si rivolgono sia al giocatore intermedio che all’agonista puro.

Le racchette si possono acquistare direttamente sul sito Tenx Pro.

Corde usate per la recensione:
TenX Strike Fury 1,23 mm
String Project Armour Soft 1,24 mm (22×23)

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Fognini-Medvedev finale a Diriyah, esibizione o partita vera? Daniil: “Dipende da lui”

DIRIYAH – Il russo, a metà dicembre, sembra già (tornato) un rullo compressore. “I limiti esistono e voglio scoprire dove sono i miei”. Fabio dà spettacolo con Monfils e conferma che per l’ATP Cup è più no che sì

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Daniil Medvedev - Diriyah Tennis Cup (via Twitter, @DiriyahCup)

da Diriyah, il nostro inviato

Sarà pure che l’Arabia Saudita ha avuto il tennis per la prima volta, ma deve ancora fare la conoscenza del terzo set. E dire che la curiosità ci sarebbe, poiché il formato della Diriyah Tennis Cup impone che a decidere le partite in bilico sia un match tie-break come quello del doppio, ma di partite in bilico ancora non se ne sono viste. Fabio Fognini e Daniil Medvedev hanno dominato le rispettive semifinali con Monfils e Goffin e domani si sfideranno in finale, mentre a contendersi lo strambo titolo del vincitore del tabellone di consolazione saranno John Isner e Jan-Lennard Struff. Il tedesco ha battuto il ‘sostituto’ Mmoh e non Pouille perché il francese si è ritirato prima del match in via precauzionale.

Fabio continua a trovarsi piuttosto bene in questo contesto d’esibizione, se poi gli mettono di fronte Monfils la deresponsabilizzazione è tale che può soltanto venirne fuori un’oretta di tennis molto divertente, un tennis per forza di cose arabesco tra giochi di polso e ricami. Nel secondo game del secondo set i due si mettono a cazzeggiare allegramente a rete, e addirittura Monfils manda la palla con la testa a Fognini che di rimando sbaglia; l’arbitro gli toglie il punto anche se a rigor di regolamento avrebbe dovuto concederglielo, poiché la palla può essere colpita solo con la racchetta. Quattro game più tardi il cazzeggio si estende ai primi tre punti del game, e l’arbitro forse per recuperare una parvenza di serietà impone che si ricominci il game dall’inizio: i due discoli eseguono e Fabio lo porta a casa, gettandosi poi a terra per fingere una massima gioia. Il – poco – pubblico si diverte, è evidente che questi due sono tagliati per questo formato.

 
Fabio Fognini – Diriyah Cup 2019 (via Twitter, @DiriyahCup)

Chissà se domani anche Medvedev avrà voglia di prestarsi al giochino. Il russo, intervistato dopo la vittoria su Goffin – terza del 2019, ha perso solo a Wimbledon dopo cinque set molto lottati – dice che lascerà ‘decidere’ l’italiano: “Magari non sono il più grande intrattenitore nel mondo, ma sto provando a mostrare del buon tennis. Dipenderà più da Fabio, se riuscirà a rimanere rilassato – certo non sarò io a dirgli ‘Fabio, calmati!’, scherza Daniil – e prenderà il match seriamente fin dal primo punto sarò lì con lui, se inizierà in modo un po’ più rilassato magari gli darò un po’ di corda. Il mio obiettivo rimane vincere il torneo“. Anche perché la finale assegnerà mezzo milione al vincitore, che si aggiungerà al mezzo milione che Fognini e Medvedev hanno già guadagnato. “Un milione fa una bella differenza“, dice candidamente Daniil, “è un bel bonus anche se non si gioca soltanto per soldi“.

La sensazione, comunque, è che a Medvedev da qualche tempo perdere piaccia davvero poco, e che il suo comportamento – dentro e fuori dal campo – si stia modellando sulla sua stessa ambizione, creando così una dicotomia per descrivere la quale prendiamo in prestito la definizione di un nostro utente: Daniil appare davvero perfettamente razionale ma non dobbiamo dimenticarci del suo essere, anche, totalmente emozionale come ha ampiamente dimostrato la sua storia di amore e odio col pubblico di New York (insultato a più riprese e poi riportato a sé dopo la splendida finale contro Nadal). E come ha dimostrato in passato lanciando monetine, rompendo racchette, perdendo il controllo.

Ci sono ancora molte partite in cui devo dimostrare di essere davvero migliorato, e lo so bene. Non starò qui a vantarmi di non aver rotto nessuna racchetta quest’anno e di essere stato ‘perfetto’. Devo provare a me stesso di poter essere migliore in ogni aspetto, non soltanto a livello di tennis, e voglio scoprire dove sono i miei limiti, se ne esistono, visto che molte persone dicono che i limiti non esistono: io credo che invece i limiti esistano e voglio scoprire dove sono i miei“.

Fognini invece conferma che difficilmente giocherà l’ATP Cup, rispondendo a una domanda sulle competizioni a squadre – “Ne ho giocate due su tre, Laver Cup e Davis Cup, per la terza al momento direi di no” – come ci aveva già fatto intuire ieri, e conferma anche il suo ottimo umore. Arriva in conferenza stampa accompagnato da Stefano Barsacchi, che qui sostituisce Barazzutti, e parla di come sta approcciando la sgambata di Diriyah: “Credo sia stato bello per il pubblico. A volte si gioca, a volte si scherza, mi sento a mio agio e poi è positivo perché ho l’occasione di giocare due o tre partite in pre-season e non sono molto lontano da casa, appena cinque ore di volo. Cercherò di essere pronto per il 2020, anche se non so dove comincerò“. Priorità a Flavia, come è giusto che sia. Ma intanto facciamo divertire un po’ gli arabi e magari vinciamo questo (altro) mezzo milione, che farebbe all’incirca 850-900mila pannolini: per la piccola dovrebbero bastare.

Semifinali

[4] F. Fognini b. [2] G. Monfils 6-4 6-4
[1] D. Medvedev b. [3] D. Goffin 6-3 6-3

Tabellone di consolazione

J. Isner b. S. Wawrinka 7-6(4) 7-5
J-L. Struff b. M. Mmoh 6-4 6-1

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Casa WADA-Russia: nel tennis sono più a rischio i tornei che gli atleti

I tennisti dovrebbero rimanere esenti dalle sanzioni. Qualche dubbio sui tornei ATP e WTA in Russia. Tarpischev forse espulso dal CIO

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La notizia era nell’aria, si sapeva che sarebbe potuta arrivare da un momento all’altro, ma l’impatto è stato comunque dirompente: la World Anti-Doping Agency (WADA) ha deciso di bandire tutti i rappresentanti dello sport russo dalle manifestazioni internazionali per i prossimi quattro anni, a partire dal 1° dicembre. Dopo lo scandalo delle Olimpiadi di Sochi 2014, dove è stato dimostrato che parecchie fiale contenenti i campioni di sangue degli atleti russi furono scambiate per prevenire casi di positività, le autorità mondiali della lotta al doping hanno appurato che le informazioni che avevano ottenuto sulle analisi effettuate dalla RUSADA, l’ente russo predisposto ai controlli antidoping, erano state manomesse per proteggere gli atleti testati, e da qui è partito il caso che ha portato a questa squalifica a tappeto.

La pesante sanzione impedisce agli atleti russi di partecipare a tutte le “maggiori competizioni internazionali”, proibisce alla Russia di ospitare le suddette manifestazioni (alcune sono già state assegnate e con ogni probabilità dovranno essere spostate) e vieta a individui di nazionalità russa di ricoprire ruoli istituzionali nello sport mondiale. Gli oltre 1000 atleti elencati nella lista in possesso della WADA le cui analisi sono state in qualche modo alterate nel corso degli ultimi anni potranno partecipare solamente a competizioni nazionali in Russia durante il periodo della squalifica, mentre tutti gli altri atleti russi dovranno dimostrare di essere stati regolarmente testati da entità estranee alla RUSADA per poter ottenere una dispensa e partecipare alle competizioni internazionali a titolo personale, ovvero senza rappresentare la propria Nazione.

Per quel che riguarda il mondo del tennis, dal momento che tutti gli atleti compresi nel ranking ATP e WTA regolarmente impegnati nei tornei del circuito internazionali vengono testati dal Tennis Anti-Doping Programme (TADP), certificato dalla WADA, è estremamente probabile che i tennisti potranno continuare normalmente la loro attività e prendere parte a tutti i tornei internazionali, comprese le Olimpiadi, anche se probabilmente non potranno farlo come rappresentanti della Russia. “Il tennis ha una politica di tolleranza zero sul doping – ha dichiarato Heather Bowler, direttore esecutivo della comunicazione della Federazione Internazionale Tennis (ITF) contattata da Ubitennis.net a proposito della decisione della WADA –. Al momento non ci sono indicazioni della presenza di tennisti nelle liste incriminanti contenute nel Rapporto McLaren del 2016 e neppure ci sono prove di alterazioni e manipolazioni effettuate su campioni che appartengono a loro. Il Tennis Anti-Doping Programme include la creazione del passaporto biologico per ogni atleta, controlli sia durante sia fuori dalle competizioni, e tutti gli atleti russi sono stati testati durante tutto il corso dell’anno al di fuori della Russia”.

La decisione della WADA è comunque appellabile entro 21 giorni da parte di RUSADA alla Corte di Arbitrato dello Sport di Losanna (CAS), e di conseguenza ogni azione esecutiva da parte delle singole federazioni non potrà avvenire prima della sentenza definitiva, e sicuramente dovrà attendere le linee guida che il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) emetterà per mantenere un metro di giudizio costante da uno sport all’altro.

Interpellato dal nostro Alessandro Stella a Riyadh, in Arabia Saudita, dove si trova per la Diriyah Tennis Cup, Daniil Medvedev ha commentato così la squalifica della Russia: “Come tennista è abbastanza difficile parlare di questo argomento perché vivo a Montecarlo e come tutti posso essere testato in ogni paese del mondo. Può capitare 20-30 volte [l’anno] un po’ ovunque e per mano di diverse agenzie anti-doping: potrebbero testarmi persino qui. So cosa è successo ma non so esattamente come reagire perché non sono così addentro alle faccende della federazione. Ovviamente mi dispiace per questa situazione. Io, atleta russo che non ha niente a che fare con questa storia, devo essere costretto a giocare senza una bandiera, ed è un po’ strano. Non so esattamente perché è stata presa questa decisione quindi non so dirti se è la decisione giusta. Se mi sarà permesso, credo che parteciperò alle Olimpiadi. Non posso dire di sì o di no con certezza, ma credo di sì”.

Considerato come vengono gestiti i controlli anti-doping nel tennis professionistico, è estremamente probabile che i tennisti russi possano produrre numerose prove di controlli effettuati da entità diverse dalla RUSADA e al di fuori dalla Russia, quindi non dovrebbe essere difficile per loro poter continuare la loro attività internazionale. Qualche dubbio in più probabilmente sorge sul destino delle nazionali russe nelle competizioni a squadre (Coppa Davis, Fed Cup, ATP Cup), ma si potrebbe utilizzare un escamotage simile a quello impiegato alle scorse Olimpiadi invernali di Pyeongchang, con le rappresentative russe che competono sotto l’egida della Federazione Internazionale o dell’ATP senza alcun riferimento al Paese di provenienza.

Ciò che lascia maggiori punti interrogativi è la definizione di “grandi eventi internazionali”, che sembra essere piuttosto lacunosa. È stato specificato che i Campionati Europei di calcio della prossima estate sono esclusi da questa definizione, perché si disputano sotto l’egida della UEFA che è un’associazione “regionale”, quindi la nazionale russa potrà partecipare tranquillamente e le tre partite in programma a San Pietroburgo potranno disputarsi regolarmente. Ma cosa accadrà ai tornei di tennis? L’ATP ha in programma due tornei ATP 250 in Russia, il St. Petersburg Open in settembre e la Kremlin Cup in ottobre; la WTA prevede un torneo International a San Pietroburgo a inizio febbraio e un Premier a Mosca in ottobre in contemporanea con la competizione maschile. Bisognerà capire se saranno considerati “maggiori competizioni internazionali”, in base a quali criteri ed eventualmente come potrebbe essere possibile spostarli o sostituirli.

Rimane infine la questione dei russi che ricoprono incarichi di tipo politico all’interno dello sport, che non potranno più mantenere la posizione ed a cui non sarà permesso essere ai Giochi Olimpici. Al momento ci sono due cittadini russi che sono membri del CIO: una è l’ex saltatrice con l’asta Yelena Isinbayeva, che era già stata esclusa dalle Olimpiadi di Rio 2016 per lo scandalo di Sochi, e l’altro è il capitano di Coppa Davis Shamil Tarpischev, che è membro dal 1994 e potrebbe dover abbandonare il suo ruolo a causa di queste vicende.

La situazione è comunque ancora piuttosto fluida, dal momento che è quasi scontato che la RUSADA farà appello al CAS contro la squalifica a tappeto, e questo darà tempo alle varie organizzazioni che governano lo sport internazionale, ivi comprese quelle che gestiscono il tennis, di organizzare le contromisure appropriate nel caso in cui la sentenza di primo grado verrà confermata anche a Losanna.

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