Una poltrona per tre

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Una poltrona per tre

Come ogni anno, quando si avvicina il Natale, è tempo di ‘Una poltrona per due’. Nella nostra analisi delle migliori annate dei fenomeni del tennis, però, sono in tre a contendersi la stessa poltrona

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La migliore annata della storia recente, numeri alla mano è il 2015 di Novak Djokovic
 

Cinque anni al numero uno per ciascuno. Cinque Federer, cinque Djokovic e ora cinque Nadal. Quindici degli ultimi sedici anni sono stati loro, con il solo Murray capace di rubare la poltrona per una volta, nel 2016.

Ovviamente ogni annata è diversa, ci sono stati anni di dominio e anni di equilibrio. E finire al primo posto non significa necessariamente che l’annata sia migliore di un’altra in cui si è chiuso al secondo posto. Andiamo quindi a confrontare, con un po’ di leggerezza e senza troppe pretese di stilare una graduatoria assoluta, le annate migliori dei big three per determinare se gli anni che hanno chiuso al primo posto siano stati i loro anni migliori.

Le due annate migliori in assoluto sono facili da stabilire. L’anno migliore del serbo, il 2015, è probabilmente una delle stagioni migliori della storia. Tre Slam vinti, finale a Parigi; sei Masters 1000 – con due finali – e vittoria alle Finals di fine anno. Dei 14 appuntamenti più importanti Djokovic ne vinse 10 e fece finale in altri tre. L’anno migliore dello svizzero è il 2006, ancora una delle stagioni migliori della storia. Federer chiuse con 92 vittorie e 5 sconfitte, quattro delle quali con Nadal. Anche per lui tre Slam vinti e una finale persa a Parigi e vittoria alle Finals, ma ‘solo’ 4 Masters 1000, con due finali perse.

 
  • 2015 – Djokovic (n.1): Slam 3W,1F, Masters1000 6W,2F, Finals W
  • 2006 – Federer (n.1): Slam 3W,1F, Masters1000 4W,2F, Finals W

Per il terzo posto invece la questione è più delicata. Djokovic 2011 o Federer 2007? Federer vinse tre Slam e perse la finale a Parigi. Vinse le Finals ma`solo’ due Masters 1000. Djokovic d’altro canto, vinse anche lui tre Slam ma a Parigi perse in semifinale. Non vinse le Finals ma portò a casa ben cinque Masters 1000. Meglio tre 1000 o le Finals e una finale Slam? Diciamo tre Masters 1000, ma davvero di poco.

  • 2011 – Djokovic (n.1): Slam 3W,0F, Masters1000 5W,1F, Finals RR
  • 2007 – Federer (n.1): Slam 3W,1F, Masters1000 2W,3F, Finals W

Al quinto posto ancora Federer che nel 2004 vinse tre Slam, fallendo presto a Parigi, vinse le Finals e 3 masters 1000. Al sesto la migliore annata di Nadal. Il 2010 di Nadal somiglia al 2004 di Federer con tre Slam, 3 Masters 1000 ma senza vittoria alle Finals.

  • 2004 – Federer (n.1): Slam 3W,0F, Masters1000 3W,0F, Finals W
  • 2010 – Nadal (n.1): Slam 3W,0F, Masters1000 3W,0F, Finals F

Per il settimo posto ancora una piccola incertezza tra il 2013 di Nadal, con 2 Slam, 5 Masters 1000 e finale alle Finals o il 2016 di Djokovic, con 2 Slam e una finale persa, 4 Masters 1000 e finale alle Finals. Ovvero, vale di più un Masters 1000 o una finale Slam? Noi diciamo una finale Slam, ma la differenza conta poco.

  • 2016 – Djokovic (n.2): Slam 2W,1F, Masters1000 4W,1F, Finals F
  • 2013 – Nadal (n.1): Slam 2W,0F, Masters1000 5W,1F, Finals F

Curioso come Djokovic abbia chiuso al vertice per cinque anni, ma la sua terza migliore stagione – stando ai criteri di questa analisi, che dettaglieremo poco più in basso – la finì al numero due. Onore al merito a Murray che gli strappò il primato all’ultimo incontro dell’anno.

A questo punto la situazione si complica. Ci sono diverse stagioni comparabili. Federer nel 2005 vinse due Slam e quattro Masters 1000, quindi solo un Masters 1000 meno di Nadal nel 2013. Nel 2009 invece lo svizzero vinse due Slam, perse due finali e portò a casa solo due Masters 1000. Abbiamo detto meglio una finale Slam di un Masters 1000, quindi 2009 meglio del 2005? Ok, ma a onor del vero non bisogna dimenticare che nel 2005 Federer vinse altri cinque tornei e fece finale alle Finals, mentre nel 2009 no, quindi mettiamo il 2005 un filo sopra il 2009, ma davvero di poco.

A complicare le cose poi ci sono il 2012, 2013 e 2014 di Djokovic. In tutti e tre gli anni il serbo vinse un solo Slam e le Finals. Nel 2012 e 2013 vinse tre Masters 1000 e perse due finali negli Slam, mentre nel 2014 vinse quattro Masters 1000 e perse una finale negli Slam. Risultato? Le differenze sono minime. Un Masters 1000 e le Finals o uno slam? Diciamo uno Slam. Uno Slam oppure una finale e le Finals? Diciamo ancora uno Slam. Quindi, limitandoci a Djokovic, diciamo 2012 e 2013 davanti al 2014. Nel paragone con Federer invece il confronto è più delicato. Togliendo i risultati comuni Federer 2005 vanta uno Slam e un Masters 1000 in più, mentre Djokovic 2012 vanta due finali Slam e la vittoria alle Finals. Da una parte abbiamo detto che una finale Slam vale più di una vittoria in un 1000, diciamo di epsilon; dall’altra però vittoria Slam e finale alle Finals valgono più di una finale Slam e vittoria alle Finals (più epsilon), quindi mettiamo Federer davanti, ma davvero di poco (tra qualche riga, con la graduatoria completa, vi sarà tutto più chiaro).

Nadal e Federer al Roland Garros 2005

Tutto questo è altamente opinabile d’accordo (anche considerando il numero totale di tornei vinti durante l’anno, il bilancio vittorie sconfitte, la competitività degli altri due e quant’altro), ma le considerazioni generali non cambiano portando un anno un po’ su e un altro un po’ giù, quindi mettiamoli tutti vicini nell’ordine seguente.

  • 2005 – Federer (n.1): Slam 2W,0F, Masters1000 4W,0F, Finals F
  • 2009 – Federer (n.1): Slam 2W,2F, Masters1000 2W,0F, Finals SF
  • 2012 – Djokovic (n.1): Slam 1W,2F, Masters1000 3W,3F, Finals W
  • 2013 – Djokovic (n.2): Slam 1W,2F, Masters1000 3W,0F, Finals W
  • 2014 – Djokovic (n.1): Slam 1W,1F, Masters1000 4W,0F, Finals W

Ed ecco quindi un’altra annata che Djokovic ha concluso al secondo posto pur avendo risultati migliori di altrui annate chiuse al primo. Nel 2017 e 2019 Nadal ha sì vinto due Slam, ovvero uno in più di Djokovic 2014, ma allo stesso tempo, rispetto al serbo, gli mancano due Masters 1000 e le Finals. Diamo più valore a due Masters 1000 e le Finals rispetto ad uno Slam, quindi Nadal 2017 e 2019 vengono dopo.

Il 2017 ed il 2019 di Nadal sono simili, con due Slam vinti, una finale persa e due Masters 1000 vinti. Nel 2017 il maiorchino aveva fatto anche due finali nei Mille e vinto altri due tornei, quindi lo mettiamo davanti a quest’anno. Il 2008 di Nadal viene un filo dietro (come detto una finale Slam conta più di una vittoria in un 1000), ma se contassimo anche altri risultati – altri tre tornei vinti – potrebbe facilmente inserirsi a metà, quindi il successivo gruppo è tutto di Nadal:

  • 2017 – Nadal (n.1): Slam 2W,1F, Masters1000 2W,2F, Finals RR
  • 2019 – Nadal (n.1): Slam 2W,1F, Masters1000 2W,0F, Finals RR
  • 2008 – Nadal (n.1): Slam 2W,0F, Masters1000 3W,1F, Finals assente

A seguire ecco altre tre stagioni da due Slam. Il 2008 di Nadal ed il 2017 di Federer sono quasi identici. Due vittorie Slam, tre vittorie nei Masters 1000 e una finale persa nei 1000. Nadal vinse tre altri tornei, Federer due, quindi Nadal 2008 davanti a Federer 2017, ma di un nonnulla. Finiamo la rassegna con altre due annate ‘specchio’, ovvero il 2018 ed il 2019 di Djokovic. In entrambi casi due slam e due Masters 1000 vinti e una finale persa nei 1000. La finale persa nelle Finals dell’anno scorso mette il 2018 davanti a quest’anno.

  • 2017 – Federer (n.2): Slam 2W,0F, Masters1000 3W,1F, Finals SF
  • 2018 – Djokovic (n.1): Slam 2W,0F, Masters1000 2W,1F, Finals F
  • 2019 – Djokovic (n.2): Slam 2W,0F, Masters1000 2W,1F, Finals RR

CLASSIFICA COMPLETA

Per completezza, ecco qui l’elenco delle annate migliori dei big three con il relativo ranking di fine anno. La graduatoria è stata fatta assegnando 11 punti per vittoria in uno Slam, 6 punti vittoria alle Finals, 5 per finale in uno Slam, 4 per vittoria in un 1000 e 3 per finale alle Finals. Quindi finali nei 1000 e vittorie in altri tornei non sono state conteggiate, le elenchiamo lo stesso nel caso qualcuno desideri ricompilare la graduatoria contando anche quei risultati.

  Slam WSlam F1000 W1000 FFinals Wother WPointsrank
2015Djokovic3162W1681
2006Federer3142W4601
2011Djokovic3051RR2531
2007Federer3123W2521
2004Federer3030W4511
2010Nadal3030F1481
2016Djokovic2141F1462
2013Nadal2051F3451
2005Federer2040F5411
2009Federer2220SF0401
2012Djokovic1233W1391
2013Djokovic1230W2392
2014Djokovic1140W1381
2017Nadal2122RR2351
2019Nadal2120RR0351
2008Nadal20313341
2017Federer2031SF2342
2018Djokovic2021F0331
2019Djokovic2021RR1302

ALTRE CONSIDERAZIONI

È utile a questo punto chiarire una questione importante. Le graduatorie precedenti ci dicono solo che, da una prospettiva storica, in un certo anno Tizio ha fatto risultati migliori di Caio (o di Tizio stesso) in un altro anno. Non ci dicono però nulla sui fattori che hanno portato a tali risultati e di conseguenza non ci dicono se Tizio in quell’anno fosse più forte di Caio in quell’altro anno. E di fattori collaterali ce ne sono parecchi. Val la pena ricordare qui i più importanti, ovvero:

  • (i) L’età. Nadal che chiude al n.1 nel 2019 con risultati comparabili a quelli del 2008 ha del fenomenale, per il fatto che lo spagnolo ha 33 anni.
  • (ii) La competitività relativa degli altri due. Nel 2015 un Djokovic quasi inarrestabile fallì il grande slam per via non del miglior Nadal ma di Wawrinka, mentre nel 2011 perse in semifinale da Federer in una delle prestazioni migliori dello svizzero su terra. È legittimo tenere presente che il miglior anno del serbo (numeri alla mano) sia dovuto anche a un concomitante calo dei diretti antagonisti.
  • (iii) La competitività dei diretti inseguitori. Al di là dei big three trovare un Wawrinka o un Murray in condizioni smaglianti al termine di uno Slam non è mai una passeggiata. Certi anni e certi Slam sono stati più facili da dominare rispetto ad altri (vedi il 2016 su tutti).
  • (iv) Gli infortuni. A volte grandi risultati sono stati preclusi non dagli avversari ma da problemi fisici. È impossibile quantificare un infortunio e stabilire quanto possa aver influito su un dato risultato.

La competitività relativa degli altri due può essere misurata sommando i loro punteggi seguendo i criteri della classifica di cui sopra. Si vede immediatamente come nel 2015 e 2016 (gli unici due anni in cui tra i primi due si insinuò Murray) la competitività di Federer e Nadal fu nettamente inferiore. L’anno migliore per gli inseguitori fu in 2012 seguito a ruota dal 2008, a sottolineare come il primato del 2008 di Nadal, pur comparabile per risultati al primato nel 2017, fu conseguito in un contesto ben più competitivo.

Rafa Nadal, numero 1 del mondo a fine 2017

Per i curiosi riportiamo qui sotto la tabella con la somma punti per i primi due, per il secondo e terzo e per tutti e tre, anno per anno:

StagioneN.1 e N.2N.2 e N.3N.1, N.2 e N.3
2019653974
2018563467
2017693469
201650450
2015851785
2014583674
2013843984
2012655089
2011784093
2010692674
2009632767
2008594680
2007804193
200684  
200568  

Da notare come gli anni più ‘cannibalizzati’ dal trio siano stati il 2011 ed il 2007, quest’ultimo con un Djokovic non ancora al massimo. Quindi quali osservazioni possiamo ricavare da queste graduatorie?

CONCLUSIONI

  • Tutte le volte che Nadal ha vinto almeno due slam ha chiuso al numero uno. Federer, vincendo due slam nel 2017 chiuse al numero due. Djokovic ha chiuso al numero due con due slam all’attivo ben due volte, nel 2016 e nel 2019.
  • Allo stesso tempo Djokovic è l’unico ad avere avuto tre grandi stagioni (due al primo posto e una al secondo) in cui ha vinto solo uno Slam. Federer e Nadal, vincendo un solo slam in un anno, non sono mai riusciti a chiudere più su del numero due (il miglior single slam year per Nadal è il 2007, per Federer il 2012). Inoltre, come Djokovic nel 2012 e 2013, sia Federer che Nadal hanno avuto una stagione con uno slam e due finali perse (il 2011 per Nadal ed il 2008 per Federer) ma gli altri risultati sono stati inferiori al 2012, 2013, 2014 di Djokovic.
  • Gli ultimi due anni, ovvero il 2019 di Nadal e il 2018 di Djokovic, insieme al 2008 di Nadal, sono le peggiori tra le quindici stagioni che i big three hanno concluso al vertice, segnale che il clima sta cambiando e l’età si fa sentire. Infatti contando il numero di tornei vinti in stagione, il 2008 di Nadal potrebbe facilmente essere messo davanti al 2019. Ci sono due stagioni di Djokovic, una di Federer e almeno un’altra di Nadal in cui questi, pur chiudendo al numero due, ottennero risultati migliori o comparabili a quelli di Nadal quest’anno o Djokovic l’anno passato.
  • Per Federer e Nadal le cinque stagioni migliori sono anche quelle in cui hanno chiuso al vertice. Non per Djokovic, che ha avuto ben due stagioni finite al numero due con risultati migliori rispetto alla peggiore annata finita al numero uno.
  • Infine si nota che le quattro stagioni migliori tra queste quindici sono di Federer e Djokovic mentre tre delle quattro stagioni da numero uno più ‘povere’ (sempre relativamente parlando), sono di Nadal. Se i picchi di Nadal possono essere considerati in qualche modo più bassi, lo spagnolo però compensa con una competitività ad alti livelli ineguagliata: basti vedere quanti anni siano trascorsi tra il primo e l’ultimo anno chiusi al numero uno, ben undici, o le annate consecutive in top 10, le annate consecutive con almeno un torneo vinto e le annate con almeno uno Slam vinto.
  • Le cinque stagioni al numero uno di Federer assommano a 244 punti, quelle di Djokovic a 231, quelle di Nadal a 197, segno del fatto che Federer e Djokovic sono stati in generale più dominanti sul cemento rispetto a Nadal.

E per finire andiamo anche a vedere complessivamente quanto quei tre abbiano dominato in termini di vittorie:

StagioneSlam W1000 WFinals WTotale
20043/43/917/14
20053/48/9011/14
20064/46/9111/14
20074/47/9112/14
20084/45/9110/14
20093/46/909/14
20104/44/919/14
20114/47/9112/14
20123/48/9112/14
20133/48/9112/14
20142/47/9110/14
20153/47/9111/14
20162/45/907/14
20174/45/909/14
20184/45/909/14
20194/45/909/14
Totale54/64 (84%)96/144 (67%)10/16 (63%)160/224

In 16 anni non è mai successo che i big three vincessero meno del 50% dei tornei importanti. Curiosamente però non è neanche mai successo che li vincessero tutti. Se tra Finals e Masters 1000 ne hanno vinti due su tre il dominio negli Slam è invece pressoché assoluto. Degli ultimi 64 slam ne hanno vinti 54, a segnalare come vincere uno Slam sia cosa ben diversa rispetto a vincere un masters 1000.

Quando finirà? Ogni anno sembra quello giusto e nel 2016 sembrava davvero che il momento del cambio della guardia fosse arrivato. E invece negli ultimi tre anni i tre cannibali hanno vinto tutti gli Slam e metà degli altri grandi titoli. Che cosa ci porterà il 2020? Nomi nuovi? Vincitori giovani? O un’altro anno di dominio dei soliti tre? Mancano ormai pochi giorni per iniziare a scoprirlo.

Novak Djokovic e Roger Federer – Wimbledon 2019 (via Twitter, @ATP_Tour)

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ATP

ATP Cordoba, Cecchinato supera per la prima volta Bagnis e accede agli ottavi

Marco Cecchinato si fa riprendere al momento di chiudere, ma riesce comunque a far suo il match in due set. Al prossimo turno Federico Coria

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Marco Cecchinato - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

M. Cecchinato b. F. Bagnis 6-2 7-6(4)

Dopo tre sconfitte in altrettanti scontri diretti, Marco Cecchinato coglie la prima vittoria nei confronti di Facundo Bagnis. L’italiano ci aveva perso due volte tra il 2014 e il 2015, e l’ultima volta due anni or sono a Santiago per 6-3 al terzo. Anche nel mercoledì del Cordoba Open come nelle altre occasioni la superficie era la prediletta dai due, e l’l’azzurro ha prevalso approfittando anche di una prestazione senza mordente di Bagnis.

Il primo set scorre inaspettatamente veloce; l’argentino non riesce a fare male con i suoi colpi di rimbalzo troppo corti per impensierire il trentenne palermitano, il quale guida gli scambi con il dritto e aggredisce la seconda palla con buoni dividendi. Ottiene il break al terzo gioco costringendo Bagnis ad un dritto che cade ben oltre la linea di fondo; nel settimo gioco inizia con una palla corta di dritto per chiudere il game in quattro punti. Nel game successivo l’italiano centra il primo traguardo.

 

Nel secondo set il trentatreenne di Rosario aggiusta la consistenza del servizio e si assiste a degli scambi più equilibrati e agonisticamente consistenti. Il momento più importante della frazione si ha nel secondo gioco: Bagnis si procura due palle break, che però non trasforma, complice un ace e un dritto fuori misura.

Cecchinato si salva e si arriva al sesto gioco, dove il padrone di casa ritorna agli umili standard del primo set, cedendo il game a zero con il suggello di un doppio errore sullo 0-40. Marco ringrazia e arriva due volte a match point nel nono gioco, ma il sudamericano ne esce indenne con bravura.

È comunque un Cecchinato più falloso e meno intraprendente; il pensiero delle occasioni perdute probabilmente lo condiziona e lo spinge a lasciare l’iniziativa al rivale, che con l’aiuto di qualche errore dell’italiano strappa finalmente, all’ultima chance, il servizio allo sfidante.

I contendenti arrivano così al tie-break, e i primi cinque punti sono dell’azzurro, che osa di più e chiama a rete il mancino rivale, costringendolo all’errore nella volée. Sul cinque a zero un doppio fallo di Ceck rianima l’avversario, che sul 5-4 sbaglia però un dritto. Un altro errore nel punto successivo chiude la contesa.

Per Cecchinato ora l’appuntamento è con un altro argentino, il sesto del seeding Federico Coria, contro il quale ha perso l’unica sfida a livello di main draw ATP, ma è 2-2 complessivamente.

“Ero un po’ teso alla fine perché sono i primi match dell’anno e ho bisogno di trovare fiducia” ha spiegato Ceck dopo la vittoria.”È stato il primo incontro sulla terra battuta dopo tre mesi, devo ritrovare il feeling con la superficie, ma sono molto contento del risultato. Voglio rimanere concentrato su ogni partita, sto lavorando sodo, mi alleno parecchio ogni giorno e penso a fare un passo alla volta”.

Danilo Gori

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI CORDOBA

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ATP

ATP Montpellier: Bublik spacca tre racchette e perde con Barrere. Il diciottenne Fils domina Bautista e vola ai quarti

Alexander Bublik scatena la sua frustrazione a pochi punti dalla sconfitta. Exploit del classe 2004 Arthur Fils che batte Bautista Agut in due set

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Alexander Bublik, United Cup 2023 - Credit: Tennis Australia/Scott Davis

G. Barrere b. [6] A. Bublik 6-4 6-7(12) 7-6(3)

La giornata non troppo felice dell’Open Sud de France di Montpellier viene movimentata da uno dei personaggi più “rock” del circuito: Alexander Bublik. Il detentore del titolo (sconfisse in finale Zverev 6-4 6-3) si presenta con le migliori intenzioni, nonostante un solo campione nella storia del torneo sia riuscito sinora a replicare nell’edizione successiva, e cioè Richard Gasquet nel 2016, in finale contro Paul-Henri Mathieu. Ebbene, “Ritchie” rimarrà per quest’anno ancora l’unico nell’intento, in quanto dopo due ore e mezza di contesa dura ed equilibratissima, a prevalere è stato il francese.

Il primo set vede due contendenti non troppo precisi con la prima palla (48% e 53%, con leggera prevalenza del kazako) ma con percentuali di conversione intorno al novanta per cento per entrambi. Bublik cancella due palle break nel secondo gioco, poi pochi sussulti fino al decimo, quando il numero sei del tabellone perde qualche volta di troppo il comando del gioco, facendosi aggredire sulla seconda; al primo set point Barrere fa sua la frazione.

 

Nel secondo set la posizione di vantaggio al servizio è tale che in una sola occasione, all’undicesimo gioco, si va oltre i sei punti. Bublik serve nove ace e si presenta al tie-break con le spalle al muro. Nei primi dodici punti solo una volta a testa i due ottengono un break; il francese sale tre volte a match-point, il kazako per quattro volte, a un passo dalla vittoria di frazione, viene ripreso. Ma la quinta è quella buona, e dopo un’ora e un minuto si chiude un set assai avvincente.

Nel set decisivo si allenta la letalità delle battute, ma non ci sono occasioni per il break, fino a quando nel sesto gioco per la prima volta Bublik strappa il servizio allo sfidante; potrebbe sembrare fatta, ma nel game successivo il ventottenne di Charenton le-Pont rischia in risposta e forza al momento giusto le difese di Bublik: è contro-break.

Il francese deve salvare un’altra chance per l’avversario nel gioco successivo, ma esce dalla trappola e si arriva al secondo jeu decisif. E d’incanto crolla l’equilibrio: Barrere si prende i primi sei punti. Al cambio di campo Bublik perde la testa: spacca la racchetta colpendo cinque volte il terreno, poi si reca verso la propria sedia e ne rompe allo stesso modo altre due. Il pubblico lo copre di ululati; lui annulla tre palle del match, ma lì si deve arrendere.

Reazione smodata la sua, con echi sanremesi di Blanco, il quale lo scorso anno cantava “Brividi”, ma ci ha fatto rabbrividire ieri sera sfasciando tutti i fiori. Bublik ha rotto solo cose sue, quindi il danno è autoinflitto, ma la magra rimane la stessa. Gregoire Barrere vince e si prepara ad affrontare domani il georgiano Basilashvili.

GLI ALTRI MATCH – Problemi non solo per Marton Fucsovics, che ha dato forfait prima della sfida con Jannik Sinner. Ugo Humbert è costretto al ritiro in seguito a una brutta caduta nel corso del tie-break del secondo set dopo aver vinti il primo parziale contro Alejandro Davidovich Fokina. Il francese rimane in campo giusto per concludere il parziale, poi deve arrendersi tra le lacrime sul punteggio di 1-6 7-6(2).

Chi ha motivo di sorridere è invece Arthur Fils, classe 2004, che al primo turno aveva messo a segno il suo primo successo nel Tour ai danni di Gasquet. Il teenager francese ha impressionato dominando Roberto Bautista Agut per 6-3 6-4. Ai quarti troverà il vincente fra Davidovich e Halys.

Danilo Gori

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI MONTPELLIER

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Flash

WTA Abu Dhabi: Ostapenko dura un set, primo quarto nel 2023 per Zheng. Avanti anche Kudermetova e Bencic, si ritira Kontaveit

La 2002 cinese guadagna tre posizioni nella classifica live e si avvicina al best ranking. Kudermetova ok su Mertens, Bencic fatica ma doma Kostyuk in due set. Anett perderà una decina di posizioni in classifica

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Qinwen Zheng - WTA Abu Dhabi 2023 (foto: twitter @wta)

Q. Zheng b. [5] J. Ostapenko 7-6(10) 6-1

Sono Qinwen Zheng, Veronika Kudermetova e Belinda Bencic (in quest’ordine) le prime giocatrici a qualificarsi per i quarti di finale del Mubadala Abu Dhabi Open, WTA500 in corso sui campi in cemento degli Emirati Arabi Uniti. La giovane cinese scala tre posizioni nel ranking live (al momento è n°26) e si porta ad una sola posizione dal suo best ranking di n°25. Niente da fare per Jelena Ostapenko, che perde un primo set giocato probabilmente meglio e crolla alla distanza. Kudermetova non ha grossi problemi contro Elise Mertens, se non al momento di chiudere il match, mentre Bencic rischia di essere trascinata al terzo da Marta Kostyuk, che però si spegne sul più bello.

IL MATCH – Nel primo incontro in programma al Mubadala Abu Dhabi Open Jelena Ostapenko parte decisamente meglio rispetto a Qinwen Zheng, conquistando tutti i pimi dieci punti dell’incontro e portandosi subito sul 3-0, pur annullando un break point nel terzo gioco. Nel game successivo, tuttavia, è proprio la lettone ad avere altre due chance (non consecutive) per il doppio break di vantaggio, ben cancellate però dalla cinese, che si mantiene in scia. La partita inizia a cambiare volto e la n°12 del mondo, dal 4-1 sopra, vede la sua avversaria prima avvicinarsi e poi superarla. La 20enne di Shiyan trova il primo break della sua partita nel settimo game, impatta sul 4-4 e fa ancora la differenza in risposta, conquistando il quarto gioco di fila e portandosi a servire per il set.

 

Ostapenko è però brava in questa situazione a non lasciar andare un parziale dove nel bene e nel male ha sempre dominato, rimontando da 30-15 e operando l’aggancio: 5-5. Sembra tutto indirizzato verso il tie-break – che effettivamente sarà il culmine della prima frazione – ma prima Zheng è chiamata a salvare un set point sotto 5-6. Il tie-break ricalca di fatto l’andamento del primo set, con la testa di serie n°5 che parte in vantaggio (2-0), viene raggiunta e superata ma, al momento di chiudere il set sul 5-4 e due servizi a disposizione, la cinese li perde entrambi. La lettone ha così un nuovo set point sul 6-5, che non sfrutta, così come accade con quello sul 7-6. Si va ad oltranza e soltanto la n°29 WTA riesce a portarsi ad un punto dal chiudere il parziale, in ben quattro occasioni. L’ultima è finalmente quella buona, con cui chiude 12-10 il tie-break di un primo set a dir poco altalenante.

Il secondo set assume tutta un’altra piega rispetto al primo, con la vincitrice del Roland Garros 2017 che, perso il primo turno di servizio dopo 18 punti giocati, di fatto molla la partita. Zheng ringrazia, conferma l’allungo e trova un ulteriore break nel quarto game, difendendosi ai vantaggi e salendo sul 5-0. Ostapenko riesce quantomeno ad evitare il bagel, ma dopo quasi due ore è costretta ad arrendersi. Finisce 7-6(10) 6-1 in favore della giovane cinese, che approda così al suo primo quarto di finale in stagione, dove troverà una fra la n°1 del seeding Daria Kasatkina e la svizzera Jil Teichmann.

GLI ALTRI INCONTRI – A seguire sono scese in campo Veronika Kudermetova ed Elise Mertens, anche se quest’ultima è sembrata arrivare un po’ in ritardo all’appuntamento con il match. I primi quattro game, infatti, sono finiti tutti nelle mani della russa, che nel primo parziale ha vinto l’89% dei punti con la prima di servizio. Avanti 5-1 la n°11 del mondo ha trovato un terzo break, archiviando 6-1 un set dominato e garantendosi la possibilità di servire per prima nel secondo. Sull’1-1 è finalmente arrivata la reazione della belga, che ha strappato a zero il servizio alla sua rivale, ma poco dopo si è vista costretta a restituire immediatamente il break.

Dall’1-2 Kudermetova ha infilato un nuovo parziale di quattro giochi di seguito, portandosi sul 5-2 dopo aver annullato tre break point nel settimo game. La 25enne di Kazan ha faticato più del previsto al momento di chiudere, cedendo la battuta sul 5-3 e mancando due match point in altrettanti turni di risposta. Alla fine, però, al terzo tentativo la russa si è imposta 6-1 7-5, approdando ai quarti di finale. Qui potrebbe dar vita ad un derby russo contro Liudmila Samsonova, se la n°8 del seeding riuscirà a sconfiggere Barbora Krejcikova.

Match ben più combattuto quello tra Belinda Bencic e Marta Kostyuk. La svizzera, autrice di un ottimo primo set, si fa bastare il break conquistato nel settimo game dopo aver concesso appena un punto nei primi tre turni di battuta. L’ucraina paga caro l’unico strappo del set, chiuso 6-4 dalla n°9 WTA, che parte meglio anche nel secondo parziale. Un break in apertura sembra consegnarle le chiavi dell’incontro, ma dallo 0-2 la n°57 del ranking vince cinque dei successivi sei game, trovando due break e portandosi sul 5-3 e servizio.

Al momento di approdare al set decisivo, tuttavia, nel momento migliore della sua partita Kostyuk commette un grave doppio fallo che regala due break point alla sua avversaria. Bencic non si fa scappare l’occasione e conquista tutti gli ultimi quattro giochi della partita, imponendosi 6-4 7-5 e negando ancora all’ucraina la vittoria contro una top10, contro cui ha un bilancio di 0-12.

Nell’ultimo incontro di giornata, Anett Kontaveit è costretta al ritiro contro la qualificata Shelby Rogers. 4-6 6-3 4-1 il punteggio a favore della statunitense. Sotto 0-3 nel terzo set, Anett, n. 18 WTA, ha chiesto un MTO durante il quale ha ricevuto un trattamento alla schiena. Non riesce quindi a difendere i 500 punti del trofeo di San Pietroburgo e perderà almeno 9 posizioni, lei che è stata la seconda giocatrice del mondo lo scorso giugno. Vola invece ai quarti Rogers, che affronterà la n. 2 del seeding Belinda Bencic.

Il tabellone completo del WTA500 di Abu Dhabi

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