Simon ritrova il feeling con Marsiglia e travolge un pessimo Medvedev

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Simon ritrova il feeling con Marsiglia e travolge un pessimo Medvedev

MARSIGLIA – Psicodramma Medvedev che si fa imbrigliare dal tennis velenoso di Simon e cede di schianto nel secondo set senza vincere game

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Gilles Simon - Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

da Marsiglia, la nostra inviata

Marsiglia porta bene a Gilles Simon, che ha vinto l’Open 13 nel 2007 e nel 2015, torneo in cui ha conquistato complessivamente il maggior numero di match (29) e che lo vedrà per la quinta volta in semifinale. Il francese disputa un match perfetto contro un Medvedev quasi irriconoscibile. Dopo aver vinto il primo parziale per 6-4, Gilles continua a penetrare nelle insicurezze del russo che perde completamente testa e fiducia e, dando l’impressione di aver gettato la spugna, si fa travolgere da un sorprendente 6-0.

Il francese comincia con un break di ritardo, salvo riuscire in pochi minuti a imbrigliare il russo e a pareggiare i conti. Da quel momento Simon è in controllo delle operazioni al punto da procurarsi un set point sul 5-4. Medvedev lo annulla con un rovescio lungolinea millimetrico, tuttavia il dritto lo tradisce di nuovo e c’è un secondo set point tutto francese che viene convertito. Daniil è furioso e il Palazzetto invece esulta per il suo “Gillou” che vince il primo parziale 6-4. Il n. 5 del mondo ha perso del tutto la trebisonda e il suo tennis non funziona più, mentre Gilles continua a tessere la sua bella tela, ordinato e preciso.

 

In un crescendo di precisione e solidità, Simon prende rapidamente il largo sul 4-0, mentre Medvedev non trova più il campo, come se si fosse rassegnato alla supremazia di Simon e avesse gettato la spugna. L’atmosfera sul Centrale e incandescente, sebbene a tratti surreale. Sul 5-0, Daniil gioca il tutto per tutto con due buoni punti, un rovescio lungolinea vincente e una buona volée. Ma il match point francese arriva inesorabile. Gillou è perfetto fino all’ultimo, trafiggendo Medvedev a rete con un impeccabile passante incrociato di dritto che vale il bagel.

Daniil Medvedev – Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

È la prima vittoria su un top 10 da Pune 2018 (con Cilic) e la prima contro un top 5 dopo la vittoria con Wawrinka a Shanghai 2016. Comprensibilmente, il francese appare raggiante dopo il match: “Oggi sono riuscito a fare tutto bene, soprattutto ho risposto molto bene. Anche se sulla carta è più forte di me, ha fatto finale agli US Open, il tennis è così, sono riuscito a piazzare i miei colpi come volevo e gli ha dato fastidio. È da 14 anni che vengo qui, spero di continuare a giocare bene, qui le cose molto spesso mi sono andate bene!”. In semifinale, Gillou affronterà Felix Auger-Aliassime che ha brillantemente cancellato un brutto avvio contro Gerasimov e vinto il suo quarto di finale in due set.

Dopo essere stato in vantaggio 5-3, Egor Gerasimov (27 anni e n. 72 ATP) non riesce ad essere costante e subisce la rimonta del giovane avversario. Auger-Aliassime non solo recupera ma, sempre più intraprendente, lo sorpassa andando poi a conquistare il primo set per 7-5.

Il secondo parziale viene poi dominato dal canadese che, dopo aver avuto più occasioni di strapppare il servizio al bielorusso ad inizio set, prende il largo sul 2-0 e poi sul 4-1. È centrato Félix, particolarmente efficace con la prima di servizio, è intraprendente anche negli scambi prevalendo sull’avversario. Sale ancora 5-2 e ora ha due possibilità di chiudere il match. Gerasimov cancella la prima ma poi, sul secondo matchpoint, scaraventa fuori misura una palla innocua a metà campo. È la terza semifinale del 2020 per il 19enne canadese – l’unico rimasto in corsa dei tre canadesi giunti ai quarti a Marsiglia – dopo quelle disputate ad Adelaide e Rotterdam.

Mi sono un po’ complicato la vita nel primo set” dice Félix dopo la partita, “non voglio cercare scuse ma sono stato un po’ colto di sorpresa quando il match tra Simon e Medvedev è finito così presto. Dovevo ancora riscaldarmi e fare tutto velocemente e questo mi ha fatto perdere un po’ di energie. Nonostante questo, colpiva bene ed era regolare; Però ci credevo, ero fiducioso perché sentivo che avevo le mie chanche. E poi è andata sempre meglio”.

SECONDA SEMIFINALE – A contendersi l’altro posto in finale saranno invece il vulcanico Alexander Bublik, che sul campo batte Shapovalov e in conferenza regala spettacolo, e il campione uscente Stefanos Tsitsipas, bravo ad aggiudicarsi un set combattuto e poi prendere il largo contro il Pospisil in gran spolvero di queste settimane.

Il canadese comincia spingendo al massimo con il servizio, dall’alto dei suoi 194 centimetri, alternando attacchi repentini a rete e colpi pesanti da fondo che impegnano non poco il greco. Tsitsipas però è sicuro del proprio gioco e gli tiene perfettamente testa, contrapponendo una ricetta simile: servizi aggressivi e colpi pesanti da dietro. L’equilibrio viene spezzato dal giocatore più forte, come spesso accade in circostanze simili. Il vincitore delle ultime Finals vince gli ultimi due giochi e si porta avanti di un set.

Tsitsipas gioca sempre in avanzamento e tiene i piedi in campo, ma sul piano dello spettacolo Pospisil non è da meno e delizia il pubblico del Palais des Sport con stop volley e fendenti profondi. Nel corso del set tuttavia il canadese finisce per andare fuori giri, forse accusando la difficoltà di infastidire Tsitsipas al servizio (zero palle break concesse). Sul 3-3 c’è la prima palla break del set per il greco; l’ennesima volée del canadese è fuori misura e Stefanos, celebrato dal boato del pubblico marsigliese, passa in testa 4-3 e servizio. Rimarrà il vantaggio decisivo. Dopo un’ora e 26 minuti, Stefanos Tsitsipas chiude un match praticamente impeccabile con lo score di 7-5 6-3 e continua con successo la difesa del titolo.

Tutti i risultati:  

A. Bublik b. [4] D. Shapovalov 7-5 4-6 6-3
[2] S. Tsitsipas b. V. Pospisil 7-5 6-3
G. Simon b. [1] D. Medvedev 6-4 6-0
[7] F. Auger-Aliassime b. E. Gerasimov 7-5 6-2

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Djokovic spegne i bollori di Ruud. Decima finale agli Internazionali di Roma

Nole annulla due set point al norvegese in un primo set di grande intensità poi prende il controllo del match

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[1] N. Djokovic b. C. Ruud 7-5 6-3

Un antico adagio vuole che a fare la differenza tra un buon giocatore e un campione siano i dettagli. Oggi più che mai Novak Djokovic ha insegnato a Casper Ruud quando questo sia crudelmente vero. Per un set il norvegese ha condotto il gioco con una prestazione pressoché perfetta, ma al momento di chiudere, ha lasciato la porta aperta quel tanto che bastava per far rientrare Nole in partita. Ruud ha reso il pane duro al serbo anche nel secondo set, ma Djokovic, una volta messa la testa avanti, non si è più voltato, riuscendo a gestire abbastanza bene anche il solito nervosismo che sembra accompagnarlo ormai in ogni match (oggi invero alimentato anche dalla brutta giornata del giudice di sedia Adel Nour, reo di aver clamorosamente sbagliato tre palle a sfavore del serbo).

Una delle chiavi della vittoria di Nole è stato il servizio, sempre pronto ad aiutarlo nei momenti di difficoltà: su dodici ace totali, ben quattro sono arrivati su palla break. Peccato per Ruud invece che sicuramente ha molti rimpianti per quanto riguarda il primo set, ma può comunque consolarsi con un torneo davvero eccellente che gli porta in dote anche il miglior ranking della carriera (numero 30 ATP).

 

Djokovic giocherà dunque per la decima volta la finale agli Internazionali d’Italia (4-5 il bilancio), nella quale partirà da chiaro favorito contro chiunque esca vincitore dalla sfida tra Denis Shapovalov e Diego Schwartzmann

IL MATCH – Sin dall’inizio si capisce che Ruud non è sceso in campo solo per fare bella figura, già soddisfatto dell’ottimo risultato ottenuto. Il norvegese parte subito fortissimo, dettando il ritmo degli scambi con il proprio dritto. Djokovic soffre questa iniziativa e si ritrova subito sotto 3-1. Il serbo non sembra al massimo, ma riesce comunque a rendersi pericoloso in risposta. Nello scambio però gli errori arrivano con preoccupante frequenza, non solo in spinta, ma anche con il rovescio incrociato in manovra. Nel sesto gioco, durato undici minuti, Ruud salva due palle break e riesce a salire 4-2.

Il norvegese continua a comandare il gioco e va a servire per il set sul 5-4: avanti 40-15, Nole piazza un gran rovescio e una superba smorzata per annullare i due set point, prima di incassare il break grazie a due rovesci lunghi dell’avversario. Nel game successivo, il numero uno del mondo si trova ancora in difficoltà e nonostante cinque ace, di cui due sulle palle break (tre quelle annullate in questo game), impiega comunque dodici minuti per andare 6-5. A un passo dal tiebreak, Ruud sbanda e perde il servizio, mentre Djokovic lascia andare un urlaccio a pieni polmoni che rimbomba nel Centrale.

Inizia il secondo set, ma Ruud sembra ancora fermo a pensare a come abbia passato un’ora e dieci a costruire una pentola, dimenticandosi però il coperchio. Nole tiene a zero il primo turno di battuta e si procura due palle break nel secondo game. Ruud però le annulla e con molta fatica riesce a tenere il servizio. Lo scampato pericolo sembra rimettere in gioco il norvegese che torna a martellare col dritto, prendendo l’iniziativa sin dalla risposta. Quattro volte arriva a palla break, quattro volte è ricacciato indietro da Djokovic (due con l’ace). Il serbo si salva al termine di un gioco durato 12 minuti, mentre Ruud, revitalizzato, tiene il servizio a zero.

Djokovic vuole chiudere i conti e prova a dare un’accelerata alla partita. Ruud gli dà una mano steccando un paio di rovesci e cedendo a zero la battuta nel sesto gioco. Forte del vantaggio, Nole gioca molto più libero e si procura addirittura due match point sul 5-2, annullati entrambi con orgoglio dal norvegese che però è costretto ad un’onorevole resa un gioco più tardi.

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Internazionali di Roma, uno stratosferico Schwartzman elimina Rafa Nadal!

El Peque gioca letteralmente la partita della vita e batte meritatamente un Rafa un po’ impreciso

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Diego Schwartzman a Roma 2020 (foto Twitter @InterBNLdItalia)
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Clamoroso a Roma: Diego Schwartzman batte Rafa Nadal, nove volte campione agli Internazionali d’Italia, con il punteggio di 6-2 7-5 in due ore e tre minuti, prendendosi la prima vittoria in carriera sullo spagnolo. L’argentino ha giocato probabilmente il miglior match della carriera, chiudendo a +14 nel rapporto fra vincenti e non forzati e a +18 negli scambi sopra ai cinque colpi, raggiungendo così la seconda semifinale romana consecutiva.

I confronti diretti dicevano 9-0 Nadal (22-2 i set), quindi un pronostico apparentemente chiuso (anche per via del livello espresso da Rafa nei primi due match), ma va detto che alcune sfide erano state decisamente combattute, soprattutto perché Schwartzman ha la risposta e l’anticipo lungolinea di rovescio che Rafa non gradisce, ma allo stesso tempo non è in grado, per limiti fisici evidenti, di giocare in salto sui topponi del maiorchino per lungo tempo (come si vede dalla grafica), finendo alla lunga per perdere campo, senza considerare che El Peque non ha ovviamente modo di vincere troppi punti facili.

 

PRIMO SET – Rafa, come sempre, è sceso in campo con idee molto chiare, nello specifico di muovere l’avversario con il classico gancio mancino (ma anche con il rovescio incrociato in cui è migliorato tantissimo in termini di abilità di salire sulla palla per tagliare l’angolo) e di alzare le traiettorie per impedirgli di mettere i piedi sulla riga di fondo. Schwartzman ha spesso usato il recupero in back per darsi il tempo di tornare verso il centro, per andare lungolinea con il rovescio bimane alla prima occasione e anticipando, se possibile.

La prima opportunità per Nadal è arrivata nel quarto game, quando Schwartzman ha cercato di approfittare della sua posizione profonda ma ha sbagliato la palla corta. La tds N.2 ha però spedito in rete un dritto incrociato non da lui, peraltro non la prima sbavatura con il suo colpo preferito. Altri errori hanno allora propiziato una chance per l’argentino, bravissimo a trovare il dritto in corsa per lo 0-40 e a ritorcere lo slice da sinistra di Rafa contro di lui, infilando il dritto nel campo aperto per il 3-2 e servizio, coronando un parziale di 9-0 e infilando alcune smorzate carezzevoli, come quella che ha preceduto questo muro su una veronica dell’avversario:

Nadal ha avuto la presenza di spirito di provare a cercare soluzioni alternative contro un avversario serafico al cospetto del consueto martellamento sulle diagonali, anche perché in diverse circostanze era lui ad essere buttato fuori su quella di sinistra, uno spettacolo a cui non avremmo mai pensato di assistere), e ha finito per forzare e sbagliare anche per via della penuria di punti diretti con il servizio – otto prime su 21 in campo dopo il 4/5 iniziale. Schwartzman si è procurato una palla per il doppio break su un rovescio sballato, ma Nadal ha tirato fuori una smorzata vincente per cavarsi d’impaccio, ma solo brevemente, perché Dieguito ha letto nel Pleistocene la palla corta e si è procurato una nuova occasione per il 5-2, incamerato su un altro drop shot che ha a malapena raggiunto la rete.

L’ottavo favorito del torneo si è quindi procurato due set point colpendo tre vincenti con i piedi dentro il campo, ma Nadal ha avuto un sussulto d’orgoglio, capitolando però su un altro grande inside-in dell’argentino e su un proprio errore di rovescio – 6-2 in 48 minuti. Momento di puro kleos di Schwartzman, che ha chiuso il set con cinque non forzati (13 i vincenti) e il 73% di punti fatti con la prima.

Rafa Nadal – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

Quattro o cinque volte avevo sentito di essermi avvicinato a lui in passato, ma oggi ho provato a fare le stesse cose e sono riuscito a capitalizzare su tutte le occasioni che mi ha dato nel primo set“, ha commentato l’argentino sul primo parziale. “Da lì mi sono detto, ‘lui non gioca da sette mesi, devo riuscire a rimanere in partita’, ed ero pronto a provare a vincere anche al terzo, eventualmente“.

SECONDO SET – Se possibile, Schwartzman ha persino alzato il ritmo nel secondo, mulinando i piedini come un Kitchen Aid e salendo a doppia palla break con un vincente di rovescio incrociato, ma Nadal si è salvato con un pallonetto su cui l’avversario ha messo larga la volée dorsale e con un servizio vincente al centro. Interrotta la striscia di game persi, Rafa ha iniziato a colpire con una violenza belluina, salendo a palla break dopo due vincenti lungolinea, eppure Diego è riuscito a rintuzzare la sua spinta con un recupero a rete e un tocco prodigiosi ancorché ansimanti, o forse ancora più impressionanti proprio per questo motivo:

L’argentino non è mai arretrato, anche perché ha giocato la miglior partita della carriera quantomeno con il dritto (ma probabilmente non solo), e si è preso il 30-40 nel quinto gioco su un passante largo di Nadal, la cui prima ancora latitava. Rafa si è allora affidato al grande classico del repertorio mancino, servizio slice e discesa a rete, tenendo anche grazie al primo ace del set. El Peque ha invece continuato a mantenere altissimi livelli d’efficienza con la battuta (65% in campo con realizzazione di 73 e 83 percento nei primi tre turni), e, per quanto paradossale, era fisiologico che l’occasione successiva sarebbe stata depositata sul suo uscio: dritto inside-out largo di Rafa e 30-40, con il Toro di Manacor a cercare di uscire dallo scambio con la più languida delle palle corte, giunta a rete quasi per miracolo – 4-3 e servizio Schwartzman.

Nadal ha quindi mostrato grande umiltà, e si è messo a contenere la spinta dell’avversario, invitandolo a prendersi il match con diverse difese in back e traiettorie alte. Schwartzman ha iniziato a sbagliare un po’ di più e si è trovato subito 15-40, concedendo il contro-break alla seconda occasione finendo lontano dalla riga sui lift dello spagnolo. Al di là dell’effetto sorpresa, però, l’argentino vive di attrito da fondo, e ancora una volta è stato Rafa, sotto nel punteggio, a spazientirsi e sbagliare, venendo breakkato a zero su un banana shot millimetrico al termine di un duello a rete.

Ancora una volta, però, il braccio di Schwartzman ha tremato, mentre Nadal ha tirato fuori il suo più bel punto della settimana proprio al momento del bisogno con una demi-volée smorta appena dopo la rete, contro-breakkando a zero su una palla malgiudicata da Diego.

In un finale senza la minima logica, con tutta l’inerzia del mondo, Nadal si è inerpicato sulla diagonale di sinistra, commettendo due errori di dritto prima di essere passato per il 6-5 Schwartzman. La terza volta è stata quella buona perché, nonostante la solita refrattarietà alla sconfitta, però, l’iberico ha continuato a commettere troppi errori nello scambio, concedendo un match point che l’argentino si è venuto a prendere a rete, lanciando un meritato urlo liberatorio. +14 vincenti/unforced, +18 nei punti sopra cinque colpi.

Le ultime tre settimane sono state pessime per me, pensavo di dover andare ad Amburgo per prendere un po’ di ritmo, e invece…“, ha detto dopo la partita. “Non pensavo di poter vincere perché non stavo giocando bene ma oggi ho trovato il mio miglior livello, ho giocato più o meno come nel nostro match del Roland Garros 2017“.

Due parole anche sull’avversario di domani, un altro mancino come Denis Shapovalov, il cui allenatore Mikhail Youzhny era alla partita: “Io e Denis ci siamo allenati spesso insieme alle Bahamas, è un gran bravo ragazzo e sta giocando bene, non è più un Next Gen visto che ormai vale la Top 10. Sarà dura, ma se gioco come oggi posso batterlo“.

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Djokovic vince convincendo poco. Quattordicesimo “quarto” consecutivo a Roma

Nel derby con Krajinovic Nole sbaglia tanto e spreca di più ma esce alla distanza. Dal 2007 sempre tra gli ultimi otto al Foro

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Novak Djokovic - Internazionali d'Italia 2020 (via Twitter, @InteBNLdItalia)
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Leggi l’editoriale del direttore

[1] N. Djokovic b. F. Krajinovic 7-6(7) 6-3

Novak Djokovic a Roma non sbaglia mai. Grazie alla vittoria ottenuta poco fa nel derby con Filip Krajinovic il numero uno del mondo si è guadagnato i quarti di finale agli Internazionali d’Italia, mettendo insieme un’altra mole di numeri mostruosa. Dal 2007 a oggi, Nole non ha mai fallito l’accesso tra gli ultimi otto al Foro. Non è stato un Djokovic convincente, se non per qualche scampolo di secondo set, giocato in maggiore relax anche per il fisiologico calo che ha colto il fratello minore Filip. Il numero 29 ATP è peraltro uscito dal campo corrucciato, forse consapevole di non aver sfruttato a pieno la giornata non particolarmente ispirata della connazionale leggenda, fatto che la dice discretamente lunga sulla prestazione della controversa star di Belgrado.

 

Djokovic è parso scuro e affaticato, certo gravato dai trentuno gradi imperanti sulla capitale, eppure, segnato dalle varie polemiche che hanno accompagnato la sua lunga estate calda, silente e chiuso in sé stesso. Ha sprecato molto, Nole, e sbagliato moltissimo: due set point sciupati nel decimo gioco e altrettanti nel tie break prima di chiudere un primo set da un’ora e ventisette minuti di durata, funestato da ventisette errori non forzati e dall’uso scellerato del drop shot che da sempre caratterizza le sue giornate meno felici. Krajinovic, che aveva offerto il primo sussulto dell’incontro con il break nel gioco inaugurale, che ha giocato bene, una volta andato sotto nel punteggio ha sofferto un calo fisico e psicologico scontatissimo, mentre la prima testa di serie ha ritrovato un po’ del suo tennis, quello sufficiente a porre sull’avversario un carico di pressione difficilmente gestibile, buono per chiudere in poco più di due faticose ore grazie ai break arrivati nel terzo e nel nono gioco.

Un Nole sbiadito se non proprio brutto, si diceva, ma si sa che i primi turni di un Mille, o di uno Slam, specialmente in un periodo particolare come questo e per giunta senza la spinta dell’amato pubblico romano, sono quelli in cui si può anche provare a pensare di fare uno sgambetto al campione. Difficilmente succede, a dire il vero, nemmeno stavolta è successo. Da domani sarà un’altra storia, e, presumibilmente, un altro Djokovic. I suoi avversari conoscono la trama fin troppo bene.

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