Pietrangeli: "Preferirei saltare un anno che giocare lontano da Roma"

Flash

Pietrangeli: “Preferirei saltare un anno che giocare lontano da Roma”

Il due volte campione Slam rimpiange il Roland Garros: “Avrei dovuto premiare il vincitore”. La sospensione della collaborazione con la FIT: “Binaghi me l’aveva anticipata ma pensavo valesse per tutte le federazioni”

Pubblicato

il

Fabio Fognini e Nicola Pietrangeli - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Per i tennisti contemporanei questo periodo di isolamento comporta anche un minor contatto con la stampa e di conseguenza, com’è capitato ieri tra Djokovic e Murray, ormai sono loro a intervistarsi vicendevolmente. I giocatori di lunga data invece ricorrono ancora ai media tradizionali e quindi, dopo l’intervista a Panatta di qualche settimana fa, adesso tocca all’altro numero 1 della storia del nostro tennis: Nicola Pietrangeli, intervistato dal Corriere della Sera. Il rimpianto più grande che ha al momento il due volte campione del Roland Garros, riguarda proprio il torneo parigino. “E pensare che avevo già ricevuto una lettera dall’organizzazione, avrei premiato il vincitoreper commemorare i 60 anni dal suo secondo successo. Spero di poter andare lo stesso, magari a settembre quando finirà questo strazio”.

Rapidamente ha anche affrontato il tema della sua momentanea interruzione come collaboratore della Federazione Italiana Tennis, confermando che “il presidente Binaghi me l’aveva anticipata, spiegando che sarebbe stata una cosa momentanea. Una decisione che non piace a nessuno ma inevitabile. Certo, pensavo valesse per tutte le federazioni e non solo per la FIT“. Ricordiamo che la sua sospensione era scattata in concomitanza con la messa in cassa integrazione dei dipendenti FIT, i quali prontamente hanno indetto un ricorso ancora in atto.

Il passatempo preferito dell’86enne Pietrangeli durante la quarantena consiste nel “guardare tutte le serie tv su Netflix”, ma ovviamente i pensieri vanno sempre alle attività di una volta. “Il circola, la famiglia, la normalità. Cerco di ricordare la mia vita per non annoiarmi, e penso che chi non ha rimpianti è un imbecille. Ripenso agli sbagli fatti, a volte dando una capocciata al muro. Il rimpianto sportivo è quello di non aver vinto Wimbledon; e poi l’aver lasciato il Roland Garros per qualche giorno per assistere alla nascita di mio figlio. Il desiderio di tornare a casa era incredibile, ma mi giocai la possibilità di vincere”. Poi in un periodo del genere si sente la mancanza anche dei tornei seguiti dal vivo: “Montecarlo, Roma e Parigi sono appuntamenti fissi. I miei amici di New York sono tutti morti…”.

 

E a proposito degli Internazionali Pietrangeli non la vede come il presidente Binaghi: Preferirei saltare un anno che giocare lontano da Roma“. I motivi di questa scelta però, per uno che nella capitale ha trionfato nel 1957 e 1961 e al quale è stato intitolato un campo che “è imbarazzante per quanto è bello”, non sono di tipo sentimentale bensì logistico. “Leggo di Milano e Torino come alternative anche indoor, ma per portare un torneo con così tanti giocatori e giocatrici da un’altra parte servirebbe una struttura con dieci, dodici campi“. E l’alternativa a porte chiuso non la vede proprio di buon occhio:Giocare un torneo, come gli US Open, a porte chiuse sarebbe il segnale che si va soltanto alla ricerca dei soldi. Anche se in un momento del genere c’è bisogno soprattutto di quelli.

Infine l’ex numero 3 del mondo conclude l’intervista prima con una riflessione sul tennis italiano e il suo momento “eccezionale. Fognini fa paura a tutti, Berrettini è diventato un giocatore vero, Sinner potenzialmente è da primi dieci al mondo. E faccio un in bocca al lupo a Gaudenzi che non poteva diventare presidente ATP in un momento più tosto”. E poi si lascia andare anche lui in quei confronti generazionali che spesso sono dettati più dal gusto personale che dall’oggettività; ma una persona della sua esperienza, anche su questo tema riesce a dare un spunto di riflessione. “Sicuramente Federer, ma anche Sampras (lo avrei visto bene nella mia epoca). Ma questo sport non è stato inventato dieci anni fa. Okay non c’erano le classifiche computerizzate ma gente come Pancho Gonzalez e Lew Hoad era forse più scarsa?“.

Continua a leggere
Commenti

Flash

Nel nuovo spot della Nike ci sono Nadal, Serena, Osaka e Lebron James sulle note di David Bowie

Preparate i fazzoletti, perché si rischiano le lacrime

Pubblicato

il

Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Nike avrà anche fallito più di qualche outfit di recente, e noi non abbiamo mancato di bacchettare certe infelici scelte stilistiche. Ma quando si tratta di pensare a uno spot, di fallimenti in casa Nike se ne contano ben pochi.

L’ultimo è stato pubblicato pochi giorni fa e si chiama Never Too Far Down | You Can’t Stop Us’, ovvero ‘Mai troppo a fondo | non potete fermarci’. Novanta secondi per invitare il mondo a rialzarsi dall’emergenza coronavirus, che nella pubblicità non viene però mai citata – come in tutte quelle che funzionano: il nemico va solo combattuto, sappiamo tutti qual è e non serve menzionarlo. C’è spazio solo per l’inno di speranza.

La voce narrante è quella del campione di basket Lebron James, che compare anche nelle immagini assieme a diversi altri atleti di fama mondiale tra cui Tiger Woods, Cristiano Ronaldo e tre tennisti: Rafael Nadal, Serena Williams e Naomi Osaka. La colonna sonora è una versione ‘only piano’ di Life on Mars, uno dei capolavori di David Bowie.

 

E ora godetevi le immagini. Subito in calce al video, abbiamo tradotto il testo recitato da Lebron James.

Tutti noi siamo stati sottovalutati. In quei momenti, ci sembrava che fosse finita. Ma è proprio quando non ci viene data alcuna possibilità che noi troviamo da qualche parte quel po’ di forza che serve per continuare a lottare. E allora abbiamo fatto quello che nessuno credeva possibile. Nemmeno noi.

Siamo tornati dall’impossibile. Dall’essere a pezzi. Abbiamo trovato una strada quando sembravamo senza speranza. Siamo ritornati quando avremmo dovuto essere dimenticati già da un po’. E lo abbiamo fatto un’altra volta, e un’altra volta ancora.

Adesso stiamo lottando per qualcosa di molto più grande di una vittoria o di un titolo. Ma se abbiamo imparato qualcosa dallo sport è che non importa quanto a fondo possiamo essere; non saremo mai tanto a fondo da non poter risalire.

Continua a leggere

Flash

L’estate alternativa: il World Team Tennis durerà tre settimane (dal 12 luglio)

Si giocherà a partire dal 12 luglio in un resort in West Virginia che garantisce ampi spazi per il rispetto delle misure di sicurezza. “Non saremo in campo in un cortile – spiega il CEO – sembrerà quasi un torneo professionistico”

Pubblicato

il

Sofia Kenin in conferenza dopo la vittoria dell'Australian Open 2020: ci sarà anche lei in West Virginia

Nuova organizzazione anche per il World Team Tennis, campionato statunitense a squadre che si inserisce, quest’anno, nell’inattività dei circuiti principali. E ne trae beneficio, considerato il livello dei partecipanti e la possibilità di estendere la durata. Si giocherà per tre settimane, a partire dal 12 luglio, nel resort di Tge Greenbrier in West Virginia secondo le anticipazioni diffuse da ESPN. Verrà così aggirato il problema dei viaggi.

Tra i protagonisti, suddivisi in nove team (cinque giocatori e un allenatore), viene assicurata la partecipazione di Sloane Stephens e Sofia Kenin, dei fuoriclasse del doppio Bob e Mike Bryan, di Grigor Dimitrov, Danielle Collins e Tennys Sandgren. “Non saremo in campo nel cortile di qualcuno – ha commentato il CEO Carlos Silva -, sembrerà quasi un grande torneo professionistico“. Nel resort sono disponibili 700 stanze per l’hospitality (l’organizzazione ne prenoterà un centinaio) e numerosi campi, tra cui quello principale con tribune da 2500 posti.

LA STORIA – Che potrebbero comunque rimanere vuoti, se le misure di sicurezza dovessero imporlo. Anche se l’organizzazione ha già fornito tutte le possibili garanzie di sanificazione e distanziamento sociale nel caso le autorità dovessero consentire un’apertura delle porte, anche parziale. L’evento godrà di una buona copertura televisiva visto che a ESPN si aggiungerà anche CBS. Il World Team Tennis, nato nel 1973, è andato avanti tra alterne fortune riuscendo però negli anni anche a coinvolgere nomi importanti: Andre Agassi, Kevin Anderson, Victoria Azarenka, Boris Becker, James Blake, Bjorn Borg, John McEnroe, Jimmy Connors, Martina Navratilova, Pete Sampras, Andy Roddick e Maria Sharapova, spesso protagonista prima del ritiro che aveva annunciato la partecipazione anche quest’anno, prima di appendere la racchetta al chiodo.

 

Continua a leggere

Flash

Roland Garros, l’ottimismo di Giudicelli: possibile anche l’apertura al pubblico

Il presidente della Federazione francese dà rassicurazioni sulla disputa dello Slam parigino: “Abbiamo evitato il peggio, l’ipotesi della cancellazione”

Pubblicato

il

Bernard Giudicelli ci crede: il Roland Garros a fine settembre è da considerarsi più che un’ipotesi e si potrebbe disputare anche con un accesso regolamentato di spettatori. Intervistato da Emilie Loit sull’account Twitter della FFT, il numero uno del tennis francese ha spiegato: “Mi sento di dire che abbiamo evitato il peggio, l’ipotesi della cancellazione. C’è stato un rinvio di alcuni mesi, tutto qui: è un gran sospiro di sollievo. Abbiamo salvato il più grande torneo del mondo su terra battuta e penso che sia il fatto principale”. Lo Slam parigino è oggi in programma dal 20 settembre al 4 ottobre, con la possibilità di slittamento di una settimana – ne beneficerebbero i sogni di Roma – in un calendario destinato comunque a essere fluido. In attesa della decisione definitiva, prevista a metà giugno, sullo US Open.

PORTE SEMI APERTE – Giudicelli ha toccato di striscio anche un altro dei grandi temi legati alla ripresa: la presenza del pubblico. “Ci indirizzeremo verso una forma di organizzazione a scartamento ridotto“, le sue parole riportate anche dal sito della FIT che magari proverà a seguire la stessa linea per gli Internazionali. Si lavora quindi per provare ad aprire le porte, pur in forma chiaramente ridotta per le misure di sicurezza dettate dall’emergenza sanitaria. A oggi, il Roland Garros ha comunque avviato la procedura di rimborso dei biglietti venduti per le date originarie (24 maggio-7 giugno).

Con la nuova calendarizzazione, dovrà essere riaperta la vendita soggetta al numero ridotto di posti eventualmente autorizzato. La scelta italiana è al momento differente: i possessori di biglietto – acquisti comunque sospesi da un paio di mesi – sono stati informati della speranza di poter organizzare comunque il torneo a settembre. Un “vi faremo sapere”, dalla sfumatura ottimistica. Non è stata attivata al momento la procedura di rimborso, in attesa delle evoluzioni.

 

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement