“Se avessi battuto mio fratello John non mi avrebbe parlato più!”

Interviste

“Se avessi battuto mio fratello John non mi avrebbe parlato più!”

Contagiato dal coronavirus a New York Patrick McEnroe, ex n.28 ATP, 13 vittorie su top ten, brillante telecronista, vive confinato nel “basement”. Da capitano di Coppa Davis racconta aneddoti con Roddick, Sampras, Agassi e John McEnroe

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Patrick e John McEnroe durante un match di doppio (foto Art Seitz)
 
 

Prosegue con Patrick McEnroe (ex n.28 ATP, un torneo vinto, tre finali perse) la serie delle video-interviste che sto realizzando in questo periodo di pausa dal tennis. Lo statunitense ha contratto e superato l’infezione da coronavirus, e ora sta meglio.

Com’è noto, Patrick è il fratello di John: ha battuto tredici top 10, ma tra questi non c’è John che lo ha sconfitto tre volte su tre. Patrick ha invece sorpreso Becker, Krajicek, Connors, Ivanisevic, Corretja, Gilbert, Enqvist, Wayne Ferreira, Forget, Leconte, Chesnokov, Penfors, Rosset; precisiamo che soltanto Becker e Ivanisevic erano top 10 al momento della sconfitta, gli altri vi erano già usciti o dovevano ancora entrarci. Patrick ha inoltre battuto sei tennisti italiani: Caratti, Pescosolido, Cierro, Camporese, Gaudenzi e Furlan. Fu particolarmente importante la sua vittoria contro Caratti all’Australian Open 1991, poiché permise a McEnroe di raggiungere la sua prima e unica semifinale Slam, che avrebbe poi perso contro Becker (vincitore del torneo) dopo aver cullato il sogno della finale per un set, vinto al tie-break.

Alla chiacchierata ho invitato anche l’amico e collega Steve Flink, stimato giornalista e Hall of Famer che mi aveva fatto compagnia anche nel corso dell’intervista a Mary Carillo.

 

LA VIDEO-INTERVISTA COMPLETA

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

  • Minuto 00:00: Patrick contagiato dal coronavirus, a New York. La situazione lì. Dove ha fatto tampone, come, cosa ha provato, come si è confinato. Controlli vari. Con la famiglia, guanti, mascherine. Sua moglie, figlia di italiani, quasi una MasterChef, ha un cooking show: Melissa Errico fairy Mom
  • 08:00: Il ricordo di McEnroe vittorioso nei quarti dell’AO su Cristiano Caratti nel ’91 e la frase di Patrick post match che divenne “The quote of the year”, la battuta dell’anno. I risultati di Patrick…
  • 11:00 / 14:00 – McEnroe vs Becker e perché Patrick batté Becker più d’una volta
  • 16:00 – Il famoso match fra lui e Jimmy Connors all’US Open ‘91, la rimonta impossibile, quel che lui dice a sua figlia e la replica
  • 17:20 – “John (McEnroe) non voleva che io mi allenassi con Connors!
  • 19:00 – “Fui invitato a un matrimonio quel weekend… e Connors
  • 18:20: Patrick affronta John, nella finale di Chicago e squilla il telefono.  “È mamma…”. “Torno presto…” “Ah sì, allora sbaglia la risposta”.
  • 21:00 / 24:00 – Korda e John in finale di doppio a Basilea contro Patrick e Hlasek… John dice a Lorda di battere sul dritto di Patrick, ma… dopo quel doppio John non parlò più con Patrick…
  • 24:00 – ancora Chicago: “Se avessi battuto John non mi avrebbe parlato più per chissà quanto. Vinsi il primo set…
  • 25:00 – Gianni Clerici disse: “Senza essere gay, John aveva un tocco così delicato nel fare le volée che da lui mi farei anche accarezzare!”.
  • 26:00 – Il podcast di Patrick lo potete ascoltare…
  • 26:00 / 30:00Più difficile fare il telecronista al fianco di John o il doppista? Le qualità di uomo di squadra di John
  • 30:00 / 36:00L’esperienza di capitano di Coppa Davis. Le esperienze con Sampras, Agassi (che si infuriò per la scelta di un campo troppo lento), Roddick, Blake. L’unico match perso in casa da capitano: la Croazia di Ljubicic. Lavorare con USTA
  • 36:00 / 42:00 – Perché lui capitano per 10 anni (più di chiunque) e John solo un anno e mezzo. I segreti di un capitano per andar d’accordo con i giocatori senza trattarli allo stesso modo
  • 41:00 / 47:00I podcast di Patrick con le celebrità che non sono tennisti, ma campioni di altri sport, attori. Lo scontro Alec Baldwin
  • 47:00 – Le previsioni di Patrick sul Coronavirus e dove si giocherà
  • 48:00 / 52:00 – “Giocherei l’US Open a porte chiuse se fosse possibile. Noi potremmo commentare da studio o da lì”. Più probabile che si giochi il Roland Garros a Parigi o l’US Open a New York?”
  • 55:00 – E del tifoso di tennis Donald Trump Patrick dice…
  • 58:00 – McEnroe e l’Italia, la figlia e il torneo di Palermo.

Tutte le video-interviste di Ubaldo

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Wawrinka, che insidia per Sinner: “Non andrò lontano a Wimbledon, ma mi spingerò al limite”

Lo svizzero rivede l’erba su cui mancava dal 2019. “Ho pensato al ritiro – racconta a The Players’ Tribune -, ma non volevo chiudere da infortunato. Se mi sento bene, mi restano altri due o tre anni”

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Stan Wawrinka - Queen's 2022 (Credit: Getty Image for LTA)

È dal 2019 che Stan Wawrinka manca a Wimbledon. Non proprio il suo Slam preferito, considerando il massimo risultato dei due quarti di finale consecutivi raggiunti nel 2014 e nel 2015. A 37 anni, rientrato a marzo dopo il lungo stop dettato dal doppio intervento chirurgico al piede sinistro, l’ex numero 3 del mondo è stato accolto a Church Road da una wild card dal forte valore simbolico. Debutterà contro Jannik Sinner in un incrocio che vede ovviamente favorito l’azzurro, a sua volta però – immaginiamo – non proprio felicissimo del sorteggio. Non tanto per i precedenti (vinti entrambi dallo svizzero nel 2019, è però passata una vita sotto ogni punto di vista), ma perché l’animale da competizione che troverò dall’altra parte della rete rimane di razza pregiata. Nonostante gli acciacchi. Rientrato a marzo col ranking protetto (oggi è 267 ATP), da quel momento Wawrinka ha vinto solo tre delle dieci partite disputate. Al Queen’s – primo torneo su erba dal 2019, appunto – è crollato al secondo turno per mano di Tommy Paul, ma nella sfida precedente aveva lanciato bei segnali uscendo a braccia alzate dalla battaglia di tre tie break contro l’amico Francis Tiafoe. Adesso, proprio alla vigilia della sfida con Sinner, il tre volte campione Slam ha pubblicato un lungo pezzo scritto di suo pugno su The Player Tribune (QUI la versione integrale) in cui ha ripercorso il viaggio che l’ha riportato sul campo quando la sua carriera – e nessuno glielo avrebbe rimproverato – si sarebbe potuta anche chiudere qualche mese fa.

AL LIMITE – “Dato quanto poco tennis ho giocato, so che sarà difficile per me andare lontano a Wimbledonle sue parole -. In ogni caso, ciò che conta è il lavoro quotidiano e se riuscirò ad affrontarlo bene ne sarò felice. Se mi sentirò in buona forma verso la fine dell’estate, fisserò degli obiettivi tipo scalare la classifica o vincere di nuovo un torneo. Non sto parlando di un Grande Slam; potrebbe essere un ATP 1000, 500 o 250. Ma non sono ancora pronto per pormi questo obiettivo“. Spensieratezza, ma anche un minimo di prospettiva. “So che questa è la parte finale della mia carriera – argomenta con lucidità – un ultimo capitolo. Non posso giocare per sempre. Penso che mi restano al massimo due o tre anni. Voglio godermeli e l’unico modo per farlo è darmi la migliore possibilità possibile di vincere un trofeo. Come lo faccio? Mi spingo al limite. In questo momento, mi sento bene ma ho molto lavoro da fare. Ho bisogno di giocare le partite, perché l’allenamento è sempre un’altra cosa. Ci sono ancora alcuni pezzi del puzzle che mancano“.

IL SECONDO RITORNO – Nel lungo racconto, Wawrinka ha ripercorso tutti i momenti più significativi della sua carriera leggendoli anche attraverso il filtro delle emozioni. Una trama da intendere con una chiave interpretativa: il confronto tra il suo primo grande ritorno post infortunio (nel 2017, con il meglio del suo percorso già alle spalle, l’operazione al ginocchio sinistro) e quello più recente, rimettendo piede in campo a marzo nel Challenger di Marbella quando appena a dicembre – come racconta – ancora non camminava bene. “Già nel 2017 mi sono ritrovato a passare da numero 4 del mondo a zoppicare con le stampelle, al rientro non sono tornato ai livelli di prima ma ero comunque felice. A 37 anni, mentalmente, pensavo sarebbe stato troppo difficile ritrovarmi in quella situazione. Il mio più grande talento, però, è stato sempre provare gusto per il duro lavoro e per spingermi oltre il limite. Dopo il mio secondo intervento, sapevo cosa volevo. Era ora di smettere? No. Amavo ancora il tennis. Amavo ancora allenarmi. Credevo ancora di poter giocare a un buon livello. Ma la cosa più importante era che non volevo finire la mia carriera infortunato. Non era così che volevo dire addio. Amo troppo il tennis per non provarci“.

 

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Challenger

L’indimenticabile estate di Mattia Bellucci [ESCLUSIVA]

Il 21enne di Busto Arsizio, al 5° titolo in stagione, sembra che ormai sappia solo vincere. Lo abbiamo intervistato dopo la sua vittoria a Klosters, in attesa di vederlo “giocare con più continuità anche a livello Challenger”

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Mattia Bellucci (nella foto con coach Fabio Chiappini della MXP Tennis Academy) vince anche il Future M25 di Klosters (Svizzera, Canton Grigioni) e solleva il suo quinto trofeo in stagione (tre volte Monastir e Poitiers i precedenti) su sette finali disputate. L’azzurro è stato un vero rullo compressore e non ha lasciato per strada un solo set in tutto il torneo, soffrendo veramente solo nel secondo turno contro Michael Vrbensky quando è stato costretto a un doppio tie-break. Nella finale contro l’austriaco Lukas Neumayer (n.439 ATP) è rimasto sempre in controllo, a parte una breve amnesia sul 4-0 del primo set quando si è fatto recuperare fino a 4-3, salvo poi rimettere subito le cose a posto per finire a braccia alzate col punteggio di 6-3 6-2. Con questa vittoria il 21enne Mattia migliora ulteriormente il proprio best ranking al n.312 ATP, dimostrandosi ormai abbondantemente pronto per il livello superiore. Gli abbiamo telefonato per avere un suo commento.

Tutto facile contro Lukas Neumayer?

‘In realtà non proprio perché mi sentivo molto teso, visto che la settimana precedente avevo perso la mia prima finale M25 (a Grasse contro Pol Martin Tiffon) e avere subito l’occasione per rifarmi mi metteva un po’ in agitazione. Così da fondo ho fatto un po’ di fatica, sia sul diritto, su cui stiamo lavorando tanto, che sul rovescio che è invece il mio colpo più naturale’.

 

Non mi sembra però che l’austriaco abbia avuto molte chance.

‘Fortunatamente sono riuscito a giocare bene nei momenti importanti e ho servito molto bene in tutto il match. Direi che questa è stata la chiave. Oltre al fatto che il mio avversario era piuttosto stanco perché il giorno prima, tra singolo e doppio, aveva giocato tre partite’.

La tua prima vittoria in un 25.000$.

‘Vero, e oltretutto sulla terra battuta che non è sicuramente la mia superficie preferita. Tra l’altro in questa stagione avevo giocato soprattutto sul veloce’.

Hai battuto, per l’ennesima volta, il tuo best ranking che adesso dice n.312 ATP.

‘Siamo molto felici che il ranking stia migliorando e questo mi permetterà di giocare con più continuità anche a livello Challenger. Questa settimana riposo anche perché durante il torneo ho avuto un fastidio alla gamba che mi ha costretto a ripetute sedute di fisioterapia. Poi sarò al Challenger di Todi (dal 4 luglio, ndr) e dopo in tutti i Challenger italiani per avere l’opportunità di crescere, sia come livello di gioco che come classifica’.

@massimogaiba

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Flash

Wimbledon, Murray: “Molti coach non mi hanno voluto, devo ringraziare Lendl”. Sir Andy donerà i suoi guadagni all’Ucraina

Anche Andy Murray, durante la conferenza di vigilia, si dice perplesso sulla decisione dell’ATP di non assegnare punti: “Non vedo come possa essere d’aiuto”

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Andy Murray - Wimbledon 2021 (via Twitter, @wimbledon)

Nella domenica che precede l’inizio del torneo, come da tradizione, i giocatori si sono intrattenuti con la stampa nella loro conferenza di vigilia. Tra questi c’è anche Andy Murray, padrone di casa indiscusso e campione a Wimbledon nel 2013 e nel 2016, attualmente al numero 51 del ranking. Lo scozzese, inoltre, ha deciso di donare all’UNICEF tutti i suoi guadagni da questa edizione dei Championships. A beneficiarne saranno le famiglie delle vittime della guerra in Ucraina. Una motivazione in più, dunque, per spingersi più avanti possibile nel torneo. Seguono le sue dichiarazioni più interessanti in conferenza stampa.

D: Che cosa si prova a tornare a Wimbledon?

Andy Murray: È fantastico, specialmente dopo gli ultimi anni in cui si è giocato in circostanze diverse dal solito, tra la bolla e tutto il resto. È bello tornare a giocare Wimbledon in condizioni normali“.

 

D: Lunedì hai detto di non riuscire ancora a colpire al meglio e non eri ancora del tutto certo della tua partecipazione al torneo. Come sono cambiate le cose da allora? Come ti senti?

Andy Murray: Va tutto bene. Sono riuscito a progredire gradualmente durante gli allenamenti in questa settimana e ho giocato qualche set e molti punti. Gli ultimi giorni sono stati confortanti”.

D: Ieri ti sei allenato con Evans sul Campo 1 e sembrava che ti stessi divertendo. Vedere Ivan (Lendl, allenatore di Murray) lì rafforza la tua convinzione che tu possa ancora esprimerti ai massimi livelli, magari anche questo quindici giorni?

Andy Murray: “Penso di aver mostrato solo un paio di settimane fa che posso ancora esprimere del buon tennis. Prima dell’infortunio ho battuto un top5 e ho lottato punto a punto contro Berrettini, che è uno dei migliori giocatori su erba del circuito. Ho giocato bene anche contro Kyrgios. Avere Ivan Lendl nel mio team senza dubbio aiuta: abbiamo avuto grande successo in passato, ci conosciamo bene. Lui crede ancora in me e sicuramente questo mi aiuta, anche perché non ci sono molti allenatori che l’hanno fatto in quest’ultimo periodo“.

D: Quest’anno sarai fisicamente molto vicino a Wimbledon, visto che hai affittato un appartamento. Qual è il motivo di questa scelta? E chi si occuperà di cucinare?

Andy Murray: “Ho affittato un appartamento, è vero, e lì starà mio padre, ma c’è una stanza in più. Ho fatto questa scelta perché è molto vicino al luogo del torneo, così potrò stare lì in caso finissi tardi o dovessi giocare presto. È difficile ultimamente gestire il traffico, non voglio trovarmi in una situazione in cui posso impiegare un’ora e mezza per arrivare qui un’altra ora e mezza per tornare a casa. Mio padre comunque è un cuoco piuttosto bravo!”

D: Che cosa pensi del tuo prossimo avversario, James Duckworth? Hai giocato contro di lui un paio di volte e anche lui ha avuto problemi all’anca. Avete mai parlato di questo?

Andy Murray: “In realtà no, non ne abbiamo mai discusso. So che ha subìto un’operazione dopo l’Australian Open quest’anno, ma non so esattamente quali fossero i suoi problemi. Ci vuole un po’ di tempo per tornare, a seconda della gravità dell’operazione. Lui ne ha già dovuta fare qualcuna nel corso degli anni, ma è un gran lavoratore e si è ripreso, raggiungendo credo il suo best ranking l’anno scorso. Ovviamente gli auguro il meglio dopo l’operazione e sono sicuro che faremo una bella partita lunedì”.

D: Che cosa ne pensi della decisione di Wimbledon di escludere i giocatori russi e bielorussi, quindi della risposta dell’ATP di non assegnare punti in classifica?

Andy Murray: “Ne ho già parlato abbastanza alcune volte, capisco perché la decisione sia stata presa. Io conosco anche parecchi giocatori russi e bielorussi, mi trovo bene con loro e mi dispiace. Capisco la loro frustrazione. Per quel che riguarda la risposta dell’ATP, non sono d’accordo: non so a che cosa possa servire o chi possa aiutare non assegnare punti. Tutti i giocatori si sono comunque presentati per giocare qui, quindi non vedo come questa scelta possa mettere l’ATP in una posizione più forte.

D: Hai detto che Ivan Lendl è stata una delle poche persone a credere in te, credo che tu parlassi di allenatori. Ti ha fatto male vedere che alcuni non credevano in te?

Andy Murray: “In realtà no, anzi, per certi versi è stata come una motivazione. Ho parlato con po’ di allenatori, ma non aveva funzionato, molti non mi hanno voluto (sorride). Ovviamente è stato difficile affrontare questa situazione: anche per questo sono grato che Ivan abbia deciso di tornare a lavorare con me“.

D: Hai parlato con Emma Raducanu della difficoltà di essere sempre sotto esame?

Andy Murray: Non ho dato consigli a Emma né a nessun altro dei giocatori britannici su come affrontare queste situazioni. Sarei più che felice di farlo, ma nessuno me l’ha chiesto, quindi non posso nemmeno chiamare una persona e dirgli come deve comportarsi o quale sia la strada giusta da percorrere. Ognuno è diverso, sente le cose in modo diverso e le gestirà in modo diverso. Io stesso non ho gestito tutto al meglio durante il periodo di Wimbledon, ma ci sono molte emozioni e stress in ballo”.

D: In uno sport così fisico saresti a favore di maggiori controlli del sangue, magari durante gli Slam o altri tornei? Dalle statistiche dell’ITF nel 2021 sono stati fatti solamente due controlli durante le competizioni.

Andy Murray: Più test si fanno meglio è. Chiaramente devono essere quanto più possibile casuali, porterebbero più benefici. Avvisare prima i giocatori non credo sia la scelta migliore“.

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