Ljubicic ha un nuovo progetto, ma Federer è la priorità. "Chi gioca come primo torneo uno Slam rischia la catastrofe"

Interviste

Ljubicic ha un nuovo progetto, ma Federer è la priorità. “Chi gioca come primo torneo uno Slam rischia la catastrofe”

Intervistato in patria, Ljubicic ha parlato della sua nuova società di management sportivo (LJ Sports Group), della ripresa post pandemia (“Attenzione agli infortuni”) e, ovviamente, di Roger Federer: “Il mio primo, secondo e terzo lavoro”

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Ivan Ljubicic - ATP Finals 2018 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)
 
 

Da quando è diventato il coach di Roger Federer, ormai quattro anni e mezzo fa, Ivan Ljubicic non concede moltissime interviste, l’ultima un paio di mesi fa a Stefano Semeraro. Ecco perché non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di tradurre le dichiarazioni rilasciate qualche giorno fa al giornalista Zlatko Horvat per il quotidiano croato Novi List.

Tra l’operazione al ginocchio di Federer subito dopo l’Australian Open, la sospensione del circuito da marzo a causa della pandemia di coronavirus e il successivo lockdown, in molti potrebbero pensare che per Ljubicic questi siano stati mesi di relax. E che in questo momento, complice il secondo intervento al ginocchio di Federer e la decisione del fuoriclasse di Basilea di ripartire dalla prossima stagione, il suo coach sia in Croazia semplicemente per passare le ferie con la famiglia. Niente di più lontano dalla realtà: Ivan Ljubicic in questo periodo è impegnato in tutta una serie di incontri e di riunioni, connesse alle attività della sua nuova società di management sportivo, la “LJ Sport Group”.

Ma quale relax … C’è sempre del lavoro da fare. Facciamo altre cose. LJ Sports Group è qualcosa di nuovo, con cui siamo partiti all’inizio dell’anno. Con il lockdown abbiamo avuto la possibilità di sviluppare il tutto più velocemente di quanto avevamo previsto inizialmente. Il nostro obiettivo è realizzare qualcosa di importante, un’organizzazione che si occupi di tutto ciò di cui gli atleti hanno bisognoNaturalmente partiamo dal tennis perché è lo sport comune a tutti noi, ma ci allargheremo: siamo già in Formula 1 e stiamo continuando in questa direzione. Vogliamo allargarci ad altri sport perché vediamo che c’è spazio. In poche parole, vogliamo che gli atleti si occupino solo del loro sport, mentre noi, con le nostre conoscenze, la nostra organizzazione, i professionisti che abbiamo e che avremo nel team, ci occuperemo di tutto il resto”.

 

A proposito di professionisti che si uniscono al team, proprio pochi giorni fa Ljubicic ha annunciato “l’acquisto” di Richard Evans, l’ex direttore dell’ATP, che sarà il Responsabile Marketing della società. “Evans era uno dei responsabili del settore marketing e sponsorizzazioni dell’ATP. Abbiamo parlato, era molto interessato al progetto e a quelle che sono le nostre ambizioni, è quindi è passato da noi come responsabile del marketing e delle sponsorizzazioni. È il primo di una serie di persone che intendiamo coinvolgere per espandere e rafforzare il team che si occuperà di tutto questo. Il progetto è partito insieme a un partner finlandese: tra le loro sei-sette persone e le nostre, ora siamo circa una quindicina, ma contiamo di ampliarci molto velocemente. E quando dico molto velocemente, intendo dire nelle prossime settimane. In una prima fase, sarà il numero di persone che ci servirà fino alla fine dell’anno, ma non vogliamo porre dei limiti. Ci espanderemo quando riterremo sarà naturale e avrà un senso farlo. Non ci espanderemo per espanderci, ma perché potremo e dovremo farlo”.

Ljubicic già in precedenza aveva un’agenzia di management, la S.A.M. (Sporting Advantage Monaco). Ora ha deciso di scrivere un nuovo capitolo della sua attività manageriale. “Tutti i clienti della S.A.M. sono passati alla nuova società, che di fatto è una versione avanzata e più sviluppata di quella precedente, che si occupava esclusivamente di tennis.” Tra le persone che “Ljubo” ha coinvolto in questa nuova iniziativa, ci sono amici e professionisti fidati, come gli ex tennisti croati Dino Marcan e Luka Kutanjac, suo cognato Fadi Shalabi, il suo vecchio preparatore fisico Dalibor Sirola (storico preparatore del team di Riccardo Piatti). Tra i loro clienti ci sono giovani di talento come Borna Coric, l’ucraina Marta Kostjuk, il cinese Zhizhen Zhang e diversi promettenti giocatori e giocatrici croati. E Ivan sottolinea che questo è solo è solo l’inizio…

“Il mio motto è “aiuta le persone se puoi”. Ma non per compassione o pietà: quando vedo una persona e un professionista di qualità, voglio aiutarlo. È qualcosa di positivo. Non capisco perché non sia così per tutti e dappertutto, secondo me uno desidera avere attorno a sé persone di qualità. Perché non dovrebbe essere così? Anche se non ne trai vantaggio direttamente. Sono tutti ottimi professionisti e ottime persone e voglio sempre dare a persone così l’opportunità di dimostrare quanto valgono”.

L’obiettivo di allargare l’attività di management ad altre discipline sportive non cambia la mission a livello tennistico. “Ogni sport –  tennis, calcio, formula1, tutti gli altri sport – ha le sue peculiarità e non pretenderò mai di sapere tutto. Anzi. Mentre ci espandiamo in altri sport, assumeremo persone che sono esperte in quell’ambito. Per quanto riguarda il tennis, tutto rimane invariato. Cerchiamo di aiutare nel modo che pensiamo sia il migliore, cioè un approccio individuale per ogni giocatore. Non credo ai metodi standard, non credo ci sia un modello che vada bene per tutti. Ci avviciniamo a tutti i nostri clienti nel modo che riteniamo sia quello migliore per lui e la sua carriera. Qualcuno ha bisogno di più aiuto, qualcuno si trova meglio se c’è una grande squadra intorno a lui, altri se hanno attorno a sé meno persone. Ognuno ha le sue caratteristiche e “funziona” a modo suo. C’è un legame stretto con i nostri giocatori, praticamente ad ognuno “cuciamo” attorno il team di persone che riteniamo possa essere il migliore per ognuno di loro”.

Roger Federer e Ivan Ljubicic – Madrid 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Tuttavia l’ex n. 3 del mondo mette in chiaro che la sua occupazione principale (“il mio primo, secondo e terzo lavoro”) è sempre lui: Roger Federer. “È tutto sotto controllo. Stiamo programmando la prossima stagione … È un desiderio e un sogno che tutto vada come nel 2017, ma è chiaro che ogni situazione è nuova. Ad ogni modo, abbiamo alle spalle un’esperienza positiva, quindi restiamo tutti positivi”.

Federer ha 20 titoli Slam in bacheca, Nadal 19, Djokovic 17. Ma a sentire il suo 41enne allenatore, lo svizzero non è così ossessionato dal record come sembrano essere i suoi tifosi. “Ho letto l’altro giorno che John McEnroe ha affermato di aver persino ricevuto garanzie sulla sua partecipazione all’Australian Open. Tutti sono un po’ troppo concentrati sui titoli del Grande Slam. Certo, sono i tornei più importanti del nostro sport, anche più di prima, ma non sono l’unica cosa che conta. Possiamo misurare tutto in base ad essi, ma non è che siamo tutti impazziti dietro gli Slam. Nel caso di Federer, lui ama questo sport e giocherà fino a quando potrà. Faremo di tutto per ottenere risultati, ma non è l’unica ragione per cui gioca e vuole continuare a giocare. Ma mi è chiaro che ci sono persone che non riescono a capirlo”.

Parlando dei clienti della LJ Sport Group, era stato fatto il nome di Borna Coric, Il n. 1 del tennis croato è stato uno dei giocatori contagiati nella tappa dell’Adria Tour di Zara, anche se proprio poche ore fa ha confermato di essere risultato negativo all’ultimo tampone. “Borna sta bene. All’inizio era sotto shock, era preoccupato per le persone intorno a lui, i suoi genitori, le persone più anziane che erano maggiormente a rischio. Non ha avuto sintomi. Gli abbiamo procurato un tapis roulant, una cyclette, si è allenato in casa per quanto poteva. Non so esattamente quale siano la regole, ma è vicino alla “libertà””.

Logico chiedere a Ljubicic un commento su quanto accaduto all’Adria Tour. “L’Adria Tour non è stata una cattiva idea. Tuttavia, è chiaro a tutti che alcune cose dovevano essere fatte diversamente. La scarsa attenzione e l’indisciplina, l’aver ignorato indicazioni e fatti, si è rilevato determinante in senso negativo. Alla fine sono stati più i danni dei benefici, anche se non avrebbe dovuto essere così. Dopotutto, e questo servirà a qualcosa, abbiamo capito che dobbiamo stare più attenti, indipendentemente dal fatto che ad un certo punto ci fossero solo una decina di contagiati in ​​Croazia. Oggi sono molti di più. Il virus è un avversario non dorme…”.

E non dormendo, il virus purtroppo continua ad essere la spada di Damocle sulla ripartenza della stagione agonistica. La situazione negli Stati Uniti, dove si dovrebbe giocare tra un mese, è critica. “Eh sì, anche Tiafoe è risultato positivo … Sarà molto difficile. Non abbiamo mai pensato che sarebbe stato facile, ma penso che ora sia chiaro a tutti che sarà più difficile di quanto pensassimo. Sappiamo ancora molto poco di questo virus, di come si comporti, se muta o no. Ci sono un milione di cose che non sappiamo ed è per questo che dobbiamo essere molto attenti e disciplinati. Come ripartirà il tennis? Non lo so. Non posso dire di essere sereno, negli Stati Uniti che la prima ondata non è nemmeno passata e sarà estremamente rischioso andare lì per i giocatori e il loro staff. Ognuno dovrà decidere singolarmente se correre il rischio”.

Parlando della pandemia, giusto tornare indietro di qualche mese, per chiedere a Ljubicic – che era a Montecarlo con la famiglia – come ha vissuto il lockdown. “Non è stato così spiacevole. Ciò che ho avuto sono stati quattro mesi con i miei figli, ventiquattro ore al giorno, cosa che non avevo mai avuto in vita mia. Ci siamo assolutamente concentrati sulle cose positive. Ho preso lezioni di francese, concentrandomi sul progetto LJ Sports Group. È stato un po’ spiacevole solo perché non era permesso andare da nessuna parte, e a Montecarlo era tutto strettamente regolamentato e disciplinato, ma senza panico. Non ero preoccupato, ma sono preoccupato per il mondo, per l’economia, per le perdite collaterali che ne deriveranno. Non sarà né il primo né l’ultimo virus: controlli le cose che puoi controllare, la preoccupazione non è produttiva”.

Durante i mesi di stop si è parlato molto degli interventi destinati a supportare economicamente i giocatori, ma c’è stata anche un’iniziativa a supporto degli allenatori alla quale ha contributo in prima persona proprio Ljubicic. “Prima di tutto ci tengo a dire che con la LJ Sports Group finanziamo tutti i nostri clienti in questo periodo. Non sono grandi cifre, ma vogliamo mostrare loro che siamo di supporto anche in questo momento di difficoltà. Per quanto riguarda i coach, l’ideatore dell’iniziativa è stato Dani Vallverdu. Mi ha chiesto se ero disposto a dedicare un po’ del mio tempo per raccogliere fondi a favore degli allenatori meno fortunati dal punto di vista finanziario. Tutti gli allenatori contattati hanno accettato. Penso si tratti di una bella iniziativa, anche se non risolverà i grossi problemi a monte: ci sono cose che devono cambiare nel tennis”

La maggior parte degli allenatori viene pagata a settimana, quella in cui lavora, o con una percentuale sui guadagni del giocatore. Questa situazione ha dimostrato quanto questo sistema non vada bene. Lo sapevamo già prima, ma ora sono emersi del tutto i problemi di questa impostazione. Noi come azienda cercheremo di cambiare alcuni standard. Gli allenatori, non solo quelli del tennis, ma anche i preparatori fisici ed i fisioterapisti, meritano di avere una certa sicurezza. Dopotutto si tratta di vero e proprio lavoro a tempo pieno, e come tale deve venir trattato anche finanziariamente. Non puoi permettere che le persone rimangano per strada perché un giocatore non gioca e non guadagna. Qualcosa deve cambiare. In questo periodo non c’è stato niente di tutto questo, ed è per questo che è stata lanciata questa iniziativa, perché ci sono molti allenatori che non hanno guadagnato un solo euro in tutto questo intero periodo”.

Ivan Ljubicic – ATP Finals 2018 (foto Alberto Pezzali Ubitennis)

Restando in tema di allenatori, una piccola digressione su una notizia di attualità: David Ferrer inizierà la sua carriera di coach con Alexander Zverev, con un periodo di prova di due settimane. “Non è inusuale. Dopotutto, quando ho iniziato a lavorare con Raonic il mio periodo di prova è stato il Roland Garros e poi è stato esteso alla stagione sull’erba. Successivamente, abbiamo concordato un periodo di collaborazione più lungo. Oggi sappiamo subito tutti questi dettagli attraverso i social. Questo può sembrare strano per qualcuno, ma è il modo più normale per iniziare a collaborare per due persone che non si conoscono. Non ho avuto un periodo di prova con Roger perché ci conoscevamo, sapevamo entrambi cosa aspettarci. Altrimenti è normale avere un periodo di prova. Sia per David, perché è il suo primo lavoro da coach, sia per Zverev, che porta nel team qualcuno che non conosce”.

Ivan e il suo team si fermeranno ad Abbazia ancora per un po’, poi la famiglia Ljubičić si sposterà più sulle coste meridionali della Croazia. Virus permettendo. “Il coronavirus ci ha insegnato che non possiamo pianificare nulla. Andremo un po’ più a sud in vacanza, e poi rimarrò “in stand-by”. Quest’estate girerò un po’, cercando di vedere le persone che non sono riuscito a vedere negli ultimi tempo. Ma saremo qui in Croazia, sia questo che il mese prossimo, fino all’inizio delle scuole”.

Quest’anno con l’autunno non inizieranno solo le scuole, ma anche il Roland Garros. “Ho intenzione di muovermi, di andare ai tornei, se il virus sarà relativamente sotto controllo. Certo, Federer è la priorità assoluta, se avrà bisogno di me sarò con lui, in caso contrario, parteciperò al Tour. Il tennis dopo il coronavirus? O forse il tennis ai tempi del coronavirus… spero sarà lo stesso anche dopo la pandemia. I giocatori saranno gli stessi, ma nessuno ha esperienza di un periodo così lungo senza giocare. Queste esibizioni sono le benvenute per mantenere i giocatori nell’adrenalina competitiva, ma sarà dura, soprattutto a causa della programmazione”.

Ljubo mette in guardia gli ex colleghi: “Non puoi giocare tutto di fila, Washington, Cincinnati, US Open, Roma, Madrid, Roland Garros … È impossibile. Guardo gli altri sport, ci sono molti infortuni, rischia di essere così anche nel tennis. I giocatori dovranno stare attenti, “ascoltare con quattro orecchie e guardare con quattro occhi” tutto quello che succederà. Mi ricordo che dopo la prima settimana della stagione, a Doha, ti ritrovavi con un’infiammazione alla spalla, fastidi dappertutto, nonostante ti fossi preparato bene in pre-season. Il corpo funziona in modo diverso quando giochi nei match ufficiali. Sarò così anche stavolta. Soprattutto se il primo torneo fosse uno Slam, rischierebbe di essere una catastrofe”.

A Ljubicic è stato anche chiesto di commentare la nomina – un po’ a sorpresa – di Andrea Gaudenzi a presidente dell’ATP. “Gaudenzi era uno dei candidati. Ha esperienza nel tennis, nel mondo degli affari, faceva già parte dell’ATP. Il suo punto di forza sono i diritti televisivi. Purtroppo non è stato un inizio facile per lui”. Forse al posto di Gaudenzi avrebbe potuto esserci lui , se nel 2012 lo avessero scelto al posto di Giorgio Di Palermo come rappresentante dei giocatori nel Board dei Directors dell’ATP. Ma per Ljubicic quello è un capitolo chiuso della sua vita. “Non mi dispiace assolutamente. All’epoca ero politicamente attivo nell’ATP. So ancora tutto ciò che accade nell’ATP, ne sono informato, ma la mia carriera dopo il tennis ha preso una direzione diversa. Non c’è più spazio per la politica. Se fossi stato eletto, se mi fossi mosso in quella direzione, chissà cosa sarebbe successo. Non ne ho idea. Ma non sono uno che guarda indietro. Siamo dove siamo ora. Sono soddisfatto, felice, eccitato. Questo è l’inizio di qualcosa di veramente grande, con LJ Sports Group stiamo pianificando di fare grandi cose. Alcune sono in dirittura d’arrivo, ma non parleremo di cose che sono ancora da fare, ma di quelle che sono state fatte”.

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John Lloyd, intervistato da Scanagatta, presenta l’autobiografia “Dear John” [ESCLUSIVA]

Intervistato in esclusiva per Ubitennis, l’ex-tennista britannico Lloyd si racconta tra aneddoti e ricordi. “Avrei dovuto vincere quel match” a proposito della finale all’Australian Open con Gerulaitis

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L’ex tennista britannico John Lloyd, presentando la sua autobiografia “Dear John”, viene intervistato in esclusiva dal direttore Ubaldo Scanagatta e racconta tanti aneddoti relativi alla sua carriera, inclusi i faccia a faccia con l’Italia in Coppa Davis. Le principali fortune di Lloyd arrivarono in Australia dove raggiunse la finale dello Slam nel 1977: “All’epoca era un grande torneo ma non come adesso” ricorda il 67enne Lloyd. “Mancavano molti tennisti perché si disputava a dicembre attorno a Natale, ma ad ogni modo sono arrivato in finale. Avrei dovuto vincerlo quel match– ammette con franchezza e una punta di rammarico –ho perso in cinque set dal mio amico Vitas (Gerulaitis). Fu una grande delusione ma se dovevo perdere da qualcuno, lui era quello giusto. Era una persona fantastica”.

Respirando aria di Wimbledon, era impossibile tralasciare l’argomento. Lo Slam di casa fu tuttavia quello che diede meno soddisfazioni a Lloyd, infatti il miglior risultato è il terzo turno raggiunto tre volte.Sentivo la pressione ma era davvero auto inflitta, da me stesso, perché giocavo bene in Davis e lì la pressione è la stessa che giocare per il tuo paese” ha spiegato l’ex marito di Chris Evert. “Ho vinto in doppio misto (con Wendy Turnbull, nel biennio ’83-’84) ed è fantastico ma sono sempre rimasto deluso dalle mie prestazioni lì. Ho ottenuto qualche bella vittoria: battei Roscoe Tunner (nel 1977) quando era testa di serie n.4 e tutti si aspettavano che avrebbe vinto il torneo. Giocammo sul campo 1. Ma era una caratteristica tipica delle mie prestazioni a Wimbledon, fare un grande exlpoit e poi perdere il giorno dopo. In quell’occasione persi contro un tennista tedesco, Karl Meiler”. In quel match di secondo turno tra i due, Lloyd si trovò due set a zero prima di perdere 2-6 3-6 6-2 6-4 9-7. Insomma cambieranno anche le tecnologie, gli stili di gioco, i nomi dei protagonisti… ma certe dinamiche nel tennis non cambieranno mai.

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Interviste

Wimbledon, Sinner: “Allenarsi con Djokovic ha vantaggi e svantaggi. Credo di poter essere orgoglioso di quello che ho fatto”

Jannik Sinner non aveva mai vinto un match sull’erba a livello ATP prima di questo torneo. Oggi è andato ad un solo set dalla vittoria contro Djokovic, ma non è bastato

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)
Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)

Jannik Sinner è andato ad un passo dalla gloria, ha cullato l’idea di poter eliminare Novak Djokovic (che non perde a Wimbledon dal 2017), ma si è dovuto arrendere al rientro in partita del serbo, che lentamente ha girato il match a suo favore. Una partita che certamente lascia qualche rimpianto visto come si era messa, ma dalla quale certamente l’azzurro saprà ricavare le cose positive. Che non sono assolutamente poche.

“È stato un match molto duro, ma lo sapevo già prima di scendere in campo. Stavo giocando bene, ma lui ha alzato il suo livello di gioco nel quarto set. Penso di aver giocato bene nel quinto, ho soltanto sbagliato alcuni colpi alla fine, ma penso di poter essere orgoglioso di quanto ho fatto. Comincia così la conferenza stampa di Sinner, che si dice poi “fiducioso per il futuro prossimo”.

D: Al termine del match Novak ha detto che era convinto di vincere la partita. A che punto del match invece tu hai pensato che l’incontro di stesse scivolando via?

 

Jannik Sinner: “È una partita al meglio dei cinque set. Quando sei in vantaggio di due set giochi ogni parziale nel miglior modo possibile. Nel terzo quando stavo servendo ed ero 0-15, ho mandato in rete un dritto semplice e sono andato sotto 0-30. Poi dopo lui ha giocato un buon punto e, invece di essere, 15-30 eravamo 0-40, poi ho subito il break. A quel punto lui ha iniziato a giocare meglio. Come ho detto, nel quinto set credo di aver giocato bene. Dovevo probabilmente fare qualcosa in più perché, alla fine, era lui a dettare gli scambi“.

D: Visto il modo in cui hai giocato a Wimbledon quest’anno e i diversi giocatori che hai battuto, pensi di poter tornare qui in futuro e fare nuovamente bene? E, chissà, magari un giorno vincere il torneo?

Jannik Sinner: Penso di aver giocato ogni partita meglio rispetto alla precedente, anche se gli avversari erano sempre diversi. Penso anche al futuro, tornare qui l’anno prossimo può aiutami molto. Ho imparato molte cose sull’erba e questo è stato il motivo per cui abbiamo scelto di giocare su questa superficie. Ho dimostrato di saper giocare un buon tennis, chissà che un giorno non riuscirò ad esprimermi ancora meglio. Cercherò di continuare a lavorare sodo, perché questa alla fine è la cosa più importante. Ora magari avremo qualche giorno libero, ma subito dopo torneremo a spingere di nuovo. Poi vediamo come andranno i prossimi mesi”.

D: Hai avuto la possibilità di allenarti spesso con Novak: in che modo ciò ti ha permesso di migliorare? E come ti ha aiutato oggi, in particolare, visto che nei primi due set colpivi veramente bene la palla?

Jannik Sinner: Credo che abbiamo uno stile di tennis simile, per certi versi. Mi piace sempre allenarmi con lui, ovviamente ti offre una buona palla da colpire. Penso di avercela anch’io, quindi riusciamo a mantenere un buon ritmo. In un certo senso può aiutarti, perché quando giochi contro sai che cosa aspettarti. Dall’altra parte, chiaramente si conoscono le debolezze reciproche. Dopo il primo turno ci siamo allenati insieme e, il giorno dopo, abbiamo vinto entrambi. È sempre una sensazione speciale poter soltanto allenarsi con lui. Poi il torneo è diverso, ci sono tante cose diverse, come la tensione e il pubblico, che è sempre speciale”.

D: Quando Nick Kyrgios era qui l’altro giorno (in sala stampa, ndr), ha parlato di te e di come ti non abbia paura nonostante tu sia giovane. Ti ha paragonato a lui, quando a 19 anni ha battuto Nadal qui, rendendo evidente che lui e Djokovic non erano degli dei, potevi far loro del male. Come ti senti a scendere in campo contro Novak Djokovic a livello psicologico?

Jannik Sinner: “Sicuramente quando scendi in campo sai di essere sul Centre Court con molta gente che ti guarda. Questo è quanto di buono sai prima della partita. Quando affronti questo tipo di giocatori è un po’ diverso dal solito, ma mi piace sfidare me stesso: sono un ragazzo a cui piace la competizione. Questo è ovviamente anche il motivo per cui mi alleno, ossia per poter arrivare a giocare partite speciali e in turni importanti, come i quarti di finale di oggi. So di avere ancora molto da migliorare, ma credo di poter essere felice dopo questo Wimbledon. Dopo che Djokovic ha perso il secondo set ha dovuto alzare il suo livello, altrimenti probabilmente avrebbe perso. Ma so bene che lui è uno dei migliori giocatori di tutti i tempi.

D: Ci potresti parlare degli aspetti che secondo te sono andati bene e di quelli che sono andati male in questa partita e che lavoro si fa con il tuo team per trarre insegnamenti da questo match?

Jannik Sinner: “Oggi non era semplice, perché lui [questo] campo lo conosce bene. Tutti e due eravamo tesi, tutti e due sapevamo che era una partita molto importante, soprattutto lo era per me, per capire tante cose. Mi sentivo che oggi avrei fatto una bella partita, poi non è andata come volevo. Ci sono state alcune cose nel terzo set che hanno cambiato la situazione, lui mi ha messo in difficoltà, poi nel quinto set ho fatto quello che dovevo fare. Dovevo andare io a comandare, poi sbaglio ancora le volée, sbaglio ancora le smorzate, sbaglio ancora un po’ il modo di servire, ma il modo di affrontare la partita è giusto. E si sbaglierà ancora tanto nella vita, ma non dubito che quello che ho fatto oggi sia giusto, poi ci saranno tante cose da analizzare, stasera o domani, della partita, ma la cosa più importante è quella di continuare a lavorare.”

D: Novak ha detto che i suoi 20 anni di esperienza sul circuito lo aiutano a gestire il flusso di emozioni nella partita e che questo gli ha permesso di rovesciare partite che erano molto compromesse. Credi che questa potrebbe essere una tua area di miglioramento?

Jannik Sinner: “Lui in questa situazione ci è stato tante volte, ha tanti anni nel circuito, ha giocato tante partite importanti, e questo sicuramente aiuta. È una domanda difficile, non so come lui si senta in quelle situazioni. Però i migliori al mondo hanno modo di cambiare la partita molto velocemente, tante scelte diverse. Alla fine sto provando anch’io a fare la stessa cosa: questo è giocare a tennis, cambiare il momentum della partita.”

D: Si è avuta l’impressione che negli ultimi tre set ti abbia abbandonato un po’ il servizio, la tua percentuale di prima sia calata e Djokovic è riuscito a prendere lui il comando delle operazioni.

Jannik Sinner: “Ti porta anche lui a cambiare il servizio, non è che sparisce di colpo. C’era una parte del campo nella quale si giocava a favore di vento e una nella quale si giocava contro vento, e io facevo molta fatica a giocare contro vento. Poi lui entrava molto bene, tirando piatto e molto profondo, però parlando del servizio credo di essere migliorato molto, anche nelle partite scorse, quindi il lavoro fatto è quello giusto.”

D: Cosa ti sei detto quando hai visto sul tabellone 7-5, 6-2 contro Djokovic? E cosa ha fatto Djokovic dal terzo set in poi per cambiare la partita?

Jannik Sinner: “Alla seconda domanda non rispondo, perché magari giochiamo ancora un po’ di volte l’uno contro l’altro. Lui lo sa, ma non voglio che gli altri avversari lo sappiano. Per quel che riguarda il punteggio, non guardo tanto il punteggio, ma il livello di gioco, e il mio era molto alto. Ho servito bene, ho mosso la palla io, volevo continuare in quel modo, poi lui ti porta a giocare il match nel modo che piace a lui, è molto bravo a fare questo.
Credo di poter essere contento di quello che ho fatto oggi. A me non piace perdere, ma è successo, tuttavia ho fatto tante cose positive nell’ultima settimana e mezzo, cose che magari non mi aspettavo perché non mi sentivo bene su erba, e spero che tutto questo mi possa aiutare per il prossimo anno e per le prossime edizioni. C’è un po’ la delusione per la sconfitta, ma alla fine lui ha vinto sei volte qui, e c’è un motivo, e lui ha giocato molto bene perché l’ho portato a giocare bene.

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Wimbledon, Simone Vagnozzi: “Jannik contro Djokovic non deve stravolgere il suo gioco” [ESCLUSIVA]

“Contro Alcaraz ha giocato un grande match facendo tutto quel che doveva. Due ragazzi che sono due fenomeni. E’ stato bravo tatticamente, ma non solo. Ha sorpreso Alcaraz”. I miglioramenti al servizio. “Soprattutto la seconda non è più attaccabile”  

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Jannik Sinner e Simone Vagnozzi – ATP Dubai 2022 (foto Aldo De Florio)

Incontro Simone Vagnozzi, per parlargli di Sinner, del suo exploit con Alcaraz, delle sue prospettive con Djokovic, nel giardino che sta sopra alla sala stampa, dopo che Lawrence Frankopan, il manager di Sinner, mi permette di parlargli, una volta che il media manager dell’ATP Nicola Arzani aveva invece cercato di impedirmelo.

Un giorno scriverò con dovizia di particolari perché Arzani arriva – anzi continua – a comportarsi in un modo inaccettabile, inventandosi addirittura – come ieri – che era stato il management di Sinner a programmare una tavola rotonda con Vagnozzi alla quale non ero benvenuto.

Mister Frankopan, da me per l’appunto incontrato casualmente 5 minuti dopo, non solo non ne sapeva nulla, ma mi ha risposto esattamente quel che mi aspettavo: “Mi è stato chiesto un incontro con la stampa italiana e ho detto sì, why not. Ma a me che ci fossero 4 o 5 o più giornalisti italiani, uno o un altro, ovviamente non cambiava assolutamente nulla”.

 

Infatti, molto cortesemente ed elegantemente, Frankopan subito dopo questo breve colloquio ha dato l’ok a Vagnozzi perché parlasse anche con me. No comment sulla bugia del media manager.

Frankopan, che con me è sempre stato gentilissimo, un vero signore, non aveva nessun motivo per escludermi da una chiacchierata con Simone, altro personaggio cortesissimo.

Purtroppo non è il primo episodio. Lo scorso anno, quando io ero stato il solo giornalista italiano presente per tutta la seconda settimana dei Championships coronati dalla finale raggiunta da Matteo Berrettini, lo stesso Arzani organizzò all’indomani della finale perduta una tavola rotonda via Zoom con 4 colleghi (due dei quali nemmeno erano venuti a seguire il torneo a Wimbledon) lasciando anche quella volta fuori dal gruppo il sottoscritto sebbene Ubitennis avesse dato straordinaria copertura di Wimbledon con oltre 15 articoli al giorno, video, etcetera.

Nei confronti del media p.r. in questione ho il torto originale di averlo rimproverato vivacemente nel lontano 2008 al Foro Italico per aver condotto malissimo la conferenza stampa di Djokovic, che aveva appena vinto gli Internazionali d’Italia.

Non me l’ha mai perdonato. E sì che quando era un ragazzino e voleva fare l’assistente di Telepiù gli avevo dato mano come nessuno. Vabbè, l’erba della riconoscenza non alberga in certe persone.

Novak aveva detto in tv, a Sky, cinque minuti prima di venire alla conferenza stampa, che c’era stato più di un momento nel quale aveva pensato di chiedere il passaporto italiano quando, diciottenne, faceva parte della scuderia di Riccardo Piatti e a quei tempi la federtennis serba non aveva i mezzi né troppa intenzione, con la guerra dei Balcani da poco conclusa, di curare da vicino la crescita agonistica di Nole.

Chiaro che avrei voluto approfondire l’interessantissima questione. E non solo io.

Ma dopo solo sei domande ovviamente collegate alla finale appena vinta e al torneo romano, invece dell’abituale dozzina di domande che vengono normalmente chieste al vincitore di un torneo, Arzani decretò chiusa la conferenza stampa e quindi non fu possibile a nessuno dei presenti di chiedere al tennista serbo campione al Foro Italico quel che avrebbe fatto davvero notizia se Nole avesse confermato appieno la rivelazione fatta poc’anzi in tv.

Tornando all’incontro con Vagnozzi, tutti, e non solo Nole Djokovic che ha visto la partita vinta da Sinner contro Alcaraz prima di scendere sul centre court contro l’olandese Van Rijthoven poi battuto in 4 set (“Jannik was dominant  for the first two sets, ha dominato per i primi due set… ma anche quando il match si è fatto più equilibrato Jannik è sempre stato in controllo” mi ha detto sabato sera Nole), sono rimasti super impressionati dalla sua performance e non solo Nole che ha anche detto: “Il gioco di Jannik è forse quello che assomiglia più al mio, mi ci rivedo un po’”.

Lo dico anche a Simone e lui: ”Ieri è stata una bellissima partita. Una partita fra due ragazzi già maturi con un comportamento esemplare da parte di tutti e due (ogni riferimento al match Kyrgios-Tsitsipas viene in mente a e di farlo e non a Simone, desidero precisare visto che in questi giorni non si è parlato d’altro), sono davvero due fenomeni, sono molto contento di come Jannik ha gestito la partita, sia sul piano tecnico, che come attitudine mentale. Ma sappiamo che domani sarà una partita durissima, giochiamo contro chi ha vinto gli ultimi 3 Wimbledon e sicuramente sarà lui il favorito, ma noi siamo contenti perché noi siamo venuti qui per imparare, lui lo sta facendo in fretta e quindi…”

-Ti aspettavi che lui riuscisse a giocare due partite per sette set complessivi senza mai perdere il servizio?

Naturalmente con Isner poteva anche essere un’opzione perché sapevamo che lui risponde meno bene, ma con Alcaraz sarebbe stata più dura. Ma Jannik ha servito benissimo il primo set, poi è calato un po’, però si vedono i suoi miglioramenti soprattutto sulla seconda di servizio. E’ una seconda di servizio molto meno attaccabile, anzi non lo è proprio perché fa male anche con la seconda perché è più varia, più veloce e sull’erba gli dà la possibilità di perdere meno il servizio

-Pensi che poi abbia forse anche più coraggio? O lo ha sempre avuto…?

No, credo che il coraggio lo abbia sempre avuto. E’ solo una questione di lavoro. Piano piano le cose su cui stiamo lavorando stanno venendo fuori”.

-E’ evidente che dovete lavorare un po’ su tutto… ce ne saranno tante, ma in particolare quali sono?

Sicuramente il servizio, anche dal alto tecnico, ci sono stati più passaggi, anche con Darren Cahill che ci ha aiutato in qualche cosa, videoanalisi, anche con i telefonini si segue tutto, non ci dobbiamo fermare, è work in progress, deve continuare a lavorare, migliorare ancora di più il suo gioco, per arrivare a essere un giocatore ancora più completo…”

-Che cosa ti ha detto, vi siete detti a fine partita?

Mi ha detto che era stato proprio un match di livello veramente alto, anche come atmosfera, una partita bella…”

Mi permetti di dire che Alcaraz, soprattutto nel primo set, non era il miglior Alcaraz…

Io penso che sia rimasto anche un po’ sorpreso per come Jannik giocava. Gli ha tolto un po’ di certezze… la verità sta un po’ a metà. Diciamo che il terzo set, ma anche il secondo poteva finire un po’ più facilmente, perché le occasioni le ha avute Jannik. E’ stato 0-40, diverse volte 0-30, poi alla fine poteva girare anche in un’altra maniera, poi Jannik è stato bravo a tenersi a galla su  due servizi difficili nel quarto, ma poteva anche venir fuori un risultato più netto e vincere in tre set”.

-Gli altri aspetti dei suoi progressi? Servizio a parte ieri ha giocato dei dritti straordinari con movimenti corti, fantastici…-

Sicuramente si sta adattando all’erba, gioca un po’ più piatto rispetto al solito, palle più penetranti, questa era un po’ la tattica, togliere il tempo ad Alcaraz per evitare che si potesse girare di dritto, potendo poi sparare botte di dritto o smorzate, può farti l’inside out, l’inside in…Ha fatto bene tutto il piano partita, come era stato deciso”.

-L’ultima cosa… che cosa si pensa di fare contro Djokovic. Quale è il tipo di approccio diverso nell’affrontare Alcaraz o Djokovic?

Non penso che ci sia tantissima differenza nel modo di affrontarli. Djokovic ha più esperienza su questa superficie, la conosce meglio, di rovescio ha più varietà di Alcaraz, può giocare più spesso e meglio il lungolinea, può fare la smorzata, però non penso che sia un match nel quale Jannik debba stravolgere il suo gioco”.

Vero è che Djokovic forse gioca meglio sull’erba che da qualunque altra parte, perfino meglio che sul cemento australiano dove ha trionfato tante volte. Lo aiuta il suo fisico naturalmente elastico, la capacità di stare giù ben piegato sulle gambe nonché i rimbalzi del tennis su erba che sono bassi, perfetti per lui.

Vedremo martedì alle 14,30 in Italia come finirà. Senza troppe illusioni, magari, ma nemmeno con eccessivo pessimismo. Le prove di Jannik sono state troppo confortanti per non sperare nell’exploit. Ma sarebbe già una gran bella cosa se ci fosse lotta e suspense.

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