Tutto può succedere nel tennis femminile? Un maxi-studio prova il contrario

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Tutto può succedere nel tennis femminile? Un maxi-studio prova il contrario

Secondo l’indagine su quasi 225.000 incontri, sono (sorpresa!) gli incontri ATP a essere più più imprevedibili. Altro che teoria della fragilità emotiva delle donne

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Jana Novotna - Wimbledon 1993

Sono i risultati di un lavoro enorme quelli pubblicati da Alice Tejkalova e Ladislav Krištoufek in “Anything Can Happen in Women’s Tennis, or Can It? An Empirical Investigation Into Bias in Sports Journalism”, uno studio che si propone di verificare se davvero può accadere qualsiasi cosa nel tennis femminile oppure se è solo un preconcetto del giornalismo sportivo, contestando le giustificazioni fondate su “senso comune ed esperienza” con dati reali.

Che si tratti di un’indagine senza precedenti è testimoniato dal numero di match presi in considerazione, quasi 225.000 a partire dalla fine degli anni ’60, analizzati attraverso la regressione logistica (un modello statistico in cui si analizza il valore assunto da una variabile ‘dicotomica’, ovvero una variabile che può assumere due soli valori); i risultati, piuttosto sconvolgenti secondo gli autori, smentiscono stereotipi e pregiudizi, mostrando anzi una realtà opposta – la maggior imprevedibilità degli incontri maschili.

L’OGGETTO DELLA VERIFICA – Per prima cosa, Tejkalova e Krištoufek si propongono di dimostrare che il preconcetto secondo cui tutto può succedere nella WTA inteso in senso spregiativo sia ben radicato ed esteso nell’ambiente e non frutto di occasionali esternazioni. Per farlo, citano diversi esempi estratti da un’ampia letteratura in materia che evidenzia come il tennis femminile sia non solo sotto-rappresentato, ma descritto mettendo in primo piano dettagli come l’abbigliamento e l’aspetto fisico a discapito delle abilità tecniche e atletiche, in una sorta di sessualizzazione dello sport.

 

È opportuno precisare che alcuni autori concentrano i loro studi sugli articoli apparsi nei tabloid: The other side of the net” di Roger Domeneghetti, per citarne uno, analizza quanto pubblicato in occasione di Wimbledon 2016 dal Daily Mail e The Sun, probabilmente non i quotidiani con la miglior reputazione in termini di qualità. Ma ci sono anche esempi illustri. L’articolo apparso sul sito della ESPN nel 2010 a firma della giornalista Kamakshi Tandon adduceva, come cause dell’imprevedibilità della WTA, la mancanza di solidità (gioco con poco margine di errore che poteva trasformare una giornata non perfettamente centrata in una tragedia totale) e l’incapacità di gestire lo stress da parte di chi avrebbe dovuto approfittare dei temporanei ritiri di Henin e Clijsters e degli alti e bassi di Serena. O la stessa Karolina Pliskova quando disse di conoscere molte persone che preferiscono il tennis femminile perché “ci possono essere più sorprese” (proprio lei, ritratta in copertina dopo aver completato una clamorosa rimonta ai danni di Serena Williams all’Australian Open).

Negli ultimi anni è stata anche rilevata (e criticata) una nuova forma di rappresentazione del tennis femminile: resoconti così neutri da sfociare nella noia offerti da giornalisti evidentemente in preda al “timore di essere accusati di sessismo”. Resta il fatto che tutt’oggi, in una generosa porzione dei media e del pubblico, domina l’idea della maggior fragilità mentale delle tenniste e della loro mancanza di fiducia a fronte della stabilità e della forza dei colleghi maschi, ‘die-hard’ che neanche Bruce Willis.

Naomi Osaka – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

IL METODO E I RISULTATI – Tornando alla ricerca, per verificare se davvero anything can happen nel tennis femminile, Tejkalova e Krištoufek utilizzano una regressione logistica la cui variabile principale è la vittoria del match da parte di chi ha un ranking più alto. Senza considerare altri aspetti, la probabilità che sia il tennista meglio classificato a imporsi è del 66% per gli uomini e del 67% per le donne – un 67% generale con una deviazione standard del 47%.

Ecco allora la necessità di altre variabili controllate che potrebbero avere un peso nella probabilità di vincere l’incontro, come il livello del torneo (i migliori dovrebbero essere al massimo negli Slam), il turno (la possibilità di un upset nei primi giorni quando il top player è ancora “freddo”), la differenza di età, la superficie e l’eventuale status di top 5, top 10 o top 100. Variabili, queste, che si sono rivelate appunto rilevanti: più vecchio è il giocatore rispetto all’avversario, minore è la sua possibilità di vittoria; e gli eventi principali godono davvero della maggior attenzione dei più forti.

Separando i risultati per maschi e femmine, i dati smentiscono inequivocabilmente il “tutto può succedere” alla base dell’indagine; anzi, con un effetto del differenziale di classifica del 50% più alto per le donne, suggeriscono proprio il contrario, vale a dire la maggiore stabilità del tennis femminile. Non sembrano invece dipendere dal genere gli altri effetti considerati.

Inoltre, per superare la possibilità che i risultati siano influenzati da un campione che si estende fino a mezzo secolo fa, gli autori hanno condotto la stessa analisi su due sottocampioni, uno che parte dal 2000 e un altro che, dallo stesso anno, considera solo i tornei speciali (Slam, Olimpiadi). Il primo attribuisce più peso alla presenza dei Big 3 e di Serena Williams, oltre che collocarsi nel periodo in cui i commentatori contemporanei affondano i loro ricordi; il secondo, è utile per verificare se davvero le favorite “sciolgono” più frequentemente delle loro controparti maschili nei grandi eventi. In entrambi i casi, i risultati ricalcano quelli dell’intero campione, confermando la maggiore imprevedibilità dell’ATP rispetto alla WTA.

La conclusione degli autori è quindi l’assoluta mancanza di riscontri empirici rispetto a una narrazione grondante instabilità psicologica e inferiorità fisica. Essi stessi ammettono anche che le conclusioni della ricerca possono essere interpretate in modo differente, nel senso che un risultato sorprendente in campo maschile diventa sintomo di “maggior competitività” e “più equilibrio nella qualità”, laddove nel femminile viene ascritto a instabilità emotiva e debolezza fisica – in una parola, inferiorità. In definitiva, ci dicono, il punto di vista sessista trova terreno fertile a prescindere dall’evidenza dei numeri.

COSA NON DICE LA RICERCA. OPPURE SÌ? – Analizzare in che misura la probabilità di vittoria dipenda dalla migliore classifica e differenziare questa correlazione fra tennis femminile e maschile è indiscutibilmente un metodo fondato su dati oggettivi. E non ci sono dubbi che l’assunto “tutto può succedere nella WTA” – generalmente basato sulla fragilità nervosa – sia un pensiero che accomuna buona parte degli addetti ai lavori e degli appassionati. Quello che forse non convince del tutto è che l’imprevedibilità indagata (e smentita) si riferisca semplicemente all’esito finale dell’incontro perché, se ciò offre il vantaggio di essere facilmente misurabile, sembra in qualche modo riduttivo.

Prendiamo un esempio, diciamo così, classico. La finale di Wimbledon 1993 fra Steffi Graf e la compianta Jana Novotna. Per i parametri della ricerca, quel match rientra appieno nei numeri che confermano la solidità femminile: la favorita ha vinto e lo ha fatto in un evento importante. Ma è andata davvero così? Jana stava dilagando nel terzo set, fino al doppio fallo sul 4-1 40-30 che ha innescato i successivi disastri, per una partita persa da lei piuttosto che vinta da Steffi. La domanda, allora, è se non siano invece gli avvenimenti di questo genere a far nascere l’idea dell’imprevedibilità del tennis femminile e se davvero siano più frequenti rispetto ai match maschili.

Al di là però della non misurabilità di questi episodi e della loro intrinseca soggettività (quando un incontro è considerato “quasi vinto”? qual è il limite che separa una normale rimonta da un crollo emotivo?), non possiamo non pensare di essere caduti nella stessa trappola stigmatizzata dagli autori.

In primo luogo, l’aver subito pensato a una sfida femminile quando esistono esempi in campo maschile anche relativamente recenti (il virus ha avuto, tra i tanti effetti collaterali, quello di ‘appiattire’ la stagione 2019 a ridosso di quella in corso; tutto sembra accaduto ieri o quasi), come Medvedev incapace di chiudere il confronto con Nadal alle ATP Finals oppure i due choke di Felix Auger-Aliassime al momento di servire per il primo e per il secondo set contro Isner nella semifinale di Miami; in entrambi i casi, la rimonta del miglior classificato è stata innescata dalle “colpe” dell’avversario prima che dalle tanto decantate caratteristiche maschili. L’altro errore potrebbe essere quello di supportare la nostra narrazione con pochissimi episodi.

Insomma, vogliamo davvero mettere in campo una sfida tra cherry picking (traducibile letteralmente in ‘raccolta di ciliegie’, l’espressione indica l’abitudine di analizzare i soli fattori a sostegno della propria tesi) e i dati estratti da 224.890 match?

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Caos Covid-19 al Roland Garros: tra la minaccia legale di Dzumhur e i dubbi per il freddo

Zapata Miralles e il bosniaco sono stati mandati a casa per i contatti con i rispettivi allenatori, positivi al test del torneo ma negativi al ritorno in patria. Il medico del torneo: “Con pioggia e umidità serviranno più tamponi per distinguere un raffreddore dal Covid”

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Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Roland Garros 2020, le entry list aggiornate. SORTEGGIO ALLE 18

Continuano le polemiche sulla gestione dei controlli sanitari per l’accesso ai tornei. Il caso Paire ad Amburgo si proietta chiaramente sul Roland Garros, dove già sono stati cinque gli esclusi dal tabellone maschile delle qualificazioni. Il comunicato del torneo parla di due positività accertate tra i giocatori e di tre esclusi cautelativamente in quanto a contatto con un coach risultato positivo. Lo spagnolo Bernabe Zapata Miralles (144 ATP) è stato mandato a casa perché il suo allenatore Carlos Navarro era risultato positivo asintomatico, ma i due hanno fatto sapere – una volta rientrati a Valencia – che per entrambi il tampone di controllo ha dato esito negativo.

Situazione simile per il numero 114 del mondo Damir Dzumhur e il suo coach Petar Popovic: “È uno scandalo come è stata gestita la cosa – ha dichiarato il bosniacoandrò in tribunale e sono sicuro che vinceremo. Abbiamo subito un’ingiustizia e una discriminazione“. Il portale bosniaco Klix.ba dà conferma del fatto che Dzumhur – che nel frattempo ha pubblicato in una storia Instagram il referto del test negativo di Popovic – si sia mosso per affidare la questione a un avvocato portando in giudizio la Federazione francese.

CARICA VIRALE – L’allenatore aveva spiegato così la sua versione in un’intervista a L’Equipe: “Ho superato 20, 25 test tra gli USA, l’Italia e anche qui a Parigi, dove siamo arrivati sei giorni fa. Tuttavia siccome ho già contratto il virus due mesi e mezzo fa, può darsi che ci siano degli anticorpi che possano ancora far risultare il mio test positivo”. L’organizzazione del Roland Garros – è la loro accusa principale – non gli avrebbe consentito di effettuare in loco il tampone di controllo, per scongiurare l’ipotesi che il primo non fosse attendibile. Al ritorno in Serbia, Popovic è risultato negativo ben due volte.

Bernard Montalvan, responsabile medico del torneo, ha spiegato però il protocollo stabilito dal comitato scientifico parlando sempre al quotidiano francese: “Non vengono effettuati due tamponi, ma lo stesso viene analizzato da due macchine differenti a distanza di cinque ore e serve un responso univoco da parte di entrambe per dichiarare la positività. Può rimanere una carica virale bassa anche in chi ha già avuto il virus a luglio e sviluppato anticorpi, come nel caso di Popovic. Per questo abbiamo sconsigliato ai giocatori di condividere le stanze con i loro coach“.

Damir Dzumhur – Parigi-Bercy 2018 (foto Erika Tanaka)

IL PESO PSICOLOGICO – Rimanendo aperta la questione della diversità dei protocolli nei singoli Paesi – il motivo per cui Paire in Germania ha potuto giocare -, Montalvan ha reso pubblico un tema latente tra le righe sin dalla nuova calendarizzazione del Roland Garros in autunno. “Il freddo autunnale previsto nelle due settimane del torneo probabilmente ci costringerà a fare più tamponi, perché non sarà semplice distinguere una febbre a 38 con il naso che cola per un raffreddore da un ipotetico caso di Covid“. Problematica oggettiva che verso l’inverno complicherà la vita al mondo intero, ma con una specificità per i tennisti.

È impossibile rinchiuderli in una bolla – ha concluso Montalvan -, viaggiano in aereo, cambiano alberghi ogni settimana, per quanto si possano prendere tutte le precauzioni rimangono una delle popolazioni sportive maggiormente esposte al rischio. Capisco che per loro è anche psicologicamente difficile, sono giovani e possono essere fermati da un test positivo anche se si sentono in forma (ne aveva parlato Schwartzman a Roma, dopo la finale, ndr). Cerchiamo anche di ascoltarli, pur dovendo rispettare le regole in vigore. Capisco bene che per gli atleti sia un periodo logorante anche dal punto di vista mentale“.

 

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WTA Ranking: Halep può chiudere il 2020 al n.1

La rumena ha solo una possibilità per terminare in vetta la stagione per la terza volta in carriera: vincere il suo terzo slam a Parigi. Giorgi cede 5 posizioni

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Quattordici match vinti consecutivamente da Simona Halep, tre tornei di fila conquistati nel 2020, di cui due al rientro dal lockdown. E benché affermi, come da copione, di andare a Parigi senza alcuna pressione, è indubbio che al Roland Garros Simona si giochi le sorti di questa disgraziata stagione. Vincendo a Parigi tornerebbe n.1 del mondo e chiuderebbe l’anno in vetta per la terza volta in carriera. E incamererebbe il terzo slam, continuando un trend che la vedrebbe vincitrice di almeno un major dal 2018 in poi. Al contrario, chiuderebbe in Francia una buona stagione “di transizione” verso un 2021 in cui, si spera, questa nuova normalità consenta al Tour di avere una continuità che finora è mancata.

Il primo trionfo a Roma consolida la seconda posizione in classifica della rumena. Il forfait di Osaka al Roland Garros mette al riparo Simona dall’eventualità di cedere una posizione alla giapponese. Le altre dirette inseguitrici non hanno alcuna possibilità di scalzarla dal n.2: Pliskova, le cui condizioni dopo la drammatica finale a Roma sono tutte da verificare, non riuscirebbe a sopravanzare Halep nemmeno se vincesse lo slam rosso e se Simona uscisse al primo turno. Purtroppo (o per fortuna) il nuovo sistema di calcolo del ranking, messo a punto per minimizzare lo stravolgimento del calendario dovuto all’emergenza sanitaria, rende inevitabilmente la classifica molto statica.

Ed è per questo che non si vedono grossi movimenti, soprattutto nei piani alti della classifica. In top10, recupera un posto Svitolina (n.5) ai danni di Kenin (n.6), brutalizzata da Azarenza (stabile al n.14) al Foro. In top20, due posizioni in più per Muguruza (n.15), ottima semifinalista a Roma, che scavalca Keys (n.16) e Martic (n.17). Scorrendo la classifica delle prime 100, i movimenti più significativi sono quelli di Putintseva (+3, n.27), Kuznetsova (+5, n.33), Blinkova (+6, n.59), Sorribes Tormo (+8, n.70), vincitrice a Cagnes-sur-Mer, Kovinic (+13, n.73) e Bolsova (+10, n.97). Scende di 5 posti Venus Williams (n.75).

 
Classifica WTA Variazione Giocatrice Tornei Punti
1 0 Ashleigh Barty 17 8717
2 0 Simona Halep 17 7255
3 0 Naomi Osaka 16 5780
4 0 Karolína Pliskova 20 5205
5 1 Elina Svitolina 24 4740
6 -1 Sofia Kenin 25 4700
7 0 Bianca Andreescu 10 4555
8 0 Kiki Bertens 25 4335
9 0 Serena Williams 13 4080
10 0 Belinda Bencic 25 4010
11 0 Petra Kvitova 16 3736
12 0 Aryna Sabalenka 25 3615
13 0 Johanna Konta 18 3152
14 0 Victoria Azarenka 17 3122
15 2 Garbiñe Muguruza 17 3016
16 -1 Madison Keys 16 2962
17 -1 Petra Martic 23 2850
18 0 Elena Rybakina 27 2546
19 0 Marketa Vondrousova 17 2538
20 0 Elise Mertens 28 2490
21 0 Anett Kontaveit 20 2330
22 0 Angelique Kerber 21 2271
23 0 Alison Riske 23 2256
24 0 Maria Sakkari 26 2240
25 0 Jennifer Brady 24 2165
26 0 Karolína Muchova 17 1982
27 3 Yulia Putintseva 26 1955
28 1 Dayana Yastremska 25 1925
29 -2 Amanda Anisimova 19 1905
30 -2 Donna Vekic 25 1880
31 0 Ekaterina Alexandrova 28 1775
32 0 Qiang Wang 23 1706
33 5 Svetlana Kuznetsova 18 1631
34 -1 Sloane Stephens 21 1573
35 -1 Ons Jabeur 22 1573
36 -1 Magda Linette 29 1573
37 0 Barbora Strycova 21 1570
38 -2 Anastasia Pavlyuchenkova 22 1570
39 0 Saisai Zheng 24 1510
40 0 Shuai Zhang 26 1475
41 0 Julia Görges 21 1423
42 0 Veronika Kudermetova 29 1388
43 0 Jeļena Ostapenko 24 1360
44 0 Kristina Mladenovic 28 1335
45 0 Caroline Garcia 28 1325
46 1 Marie Bouzkova 23 1314
47 3 Polona Hercog 24 1310
48 -2 Anastasija Sevastova 23 1288
49 -1 Fiona Ferro 26 1267
50 -1 Rebecca Peterson 24 1255

CASA ITALIA

Settimana dove prevale il segno negativo nel ranking delle italiane. Camila Giorgi perde 5 posizioni e scende al n.74. Perdono terreno anche Cocciaretto, Errani, Gatto-Monticone, Trevisan, Di Giuseppe e Pieri. Fanno eccezione Jasmine Paoline (+5, n.94) e soprattutto Di Sarra che guadagna ben 80 posizioni (n.332) dopo la vittoria all’ITF di Tarvisio.

Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
74 -5 Camila Giorgi 930 24
94 5 Jasmine Paolini 755 30
130 -2 Elisabetta Cocciaretto 549 21
150 -1 Sara Errani 446 27
156 -1 Giulia Gatto-Monticone 432 27
159 -1 Martina Trevisan 429 27
195 -2 Martina Di Giuseppe  339 30
290 -3 Jessica Pieri 209 28
300 0 Martina Caregaro 195 19
314 1 Stefania Rubini 180 21
321 2 Bianca Turati 172 13
332 80 Federica Di Sarra 158 17
336 -1 Lucia Bronzetti 155 23
356 -3 Cristiana Ferrando 136 23
386 7 Lucrezia Stefanini 122 25
409 -5 Deborah Chiesa 112 20
433 -2 Camilla Scala 100 14
435 -1 Camilla Rosatello 99 18
459 0 Gaia Sanesi 91 16
466 -1 Angelica Moratelli 89 21

NEXT GEN RANKING

Non c’è nessun nuovo ingresso nella top10 delle giovani under20. Si scambiano tra loro le posizioni Yastremska (n.2) e Anisimova (n.3), Gauff (n.51) e Swiatek (n.53), Gracheva (n.89) e Potapova (n.92). (Nel Next Gen ranking del 2018 rientrano le giocatrici nate dopo il 1° gennaio 2000).

Posizione Variazione Giocatrice Anno Classifica WTA
1 0 Bianca Andreescu 2000 7
2 1 Dayana Yastremska 2000 28
3 -1 Amanda Anisimova 2001 29
4 1 Cori Gauff 2004 51
5 -1 Iga Swiatek 2001 53
6 1 Varvara Gracheva 2000 89
7 -1 Anastasia Potapova 2001 92
8 0 Leylah Fernandez 2002 100
9 0 Kaja Juvan 2000 103
10 0 Ann Li 2000 110

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Area test

Toalson S-Mach Pro, la scelta ibrida per potenza e controllo

Recensione e test della Toalson S-Mach pro in versione 310 e 295 grammi, un ibrido che soddisferà l’agonista alla ricerca di una valida alleata in campo

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Una racchetta da prendere in considerazione per l’agonista in cerca di un attrezzo di livello è sicuramente la Toalson S-Mach Pro 97. Questo marchio potrebbe sembrare non troppo famoso ma in realtà non è così: si tratta di un’azienda giapponese con oltre 60 anni di storia che produce telai e corde in Giappone, già questo dovrebbe dire parecchie cose in termini di qualità dei suoi prodotti. Toalson inoltre mette direttamente a disposizione, tramite il proprio sito, anche telai con piatto corde molto piccolo per allenamenti specifici, macchine incordatrici e altro.

La S-Mach Pro 310 grammi

A livello di racchette Toalson propone principalmente due linee di prodotto: la S-Mach Pro e la S-Mach Tour. Entrambe le serie hanno modelli in diverse opzioni di peso. La S-Mach Pro è l’oggetto di questo test, proposta in versione 310 grammi con bilanciamento a 31 centimetri e mezzo e in versione 295 grammi, con bilanciamento a 33 centimetri. Entrambe hanno un piatto corde ampio 97 pollici, il che specifica da subito che si tratta di racchette che si rivolgono a giocatori esigenti che cercano telai altrettanto performanti. Il profilo di questo telaio è variabile dai 23 millimetri del manico ai 21 degli steli passando per i 24 del cuore. Differenze cromatiche per i due pesi: il nero opaco domina il telaio, con l’aggiunta di piccole serigrafie e della scritta Toalson e S-Mach in blu elettrico per la versione 310 grammi e in verde per la versione 295 grammi. Il risultato finale, votato al minimalismo, è molto elegante, un fattore questo spesso apprezzato.

A livello di tecnologie impiegate su questa racchetta, costruita con un materiale proprietario dal nome Premium Carbon 30T, spicca il Flex Torque System, un sistema che ha nella struttura esagonale in zona cuore della racchetta la soluzione per prevenire perdita di potenza anche in occasione di colpi non centrati oltre alla riduzione di vibrazioni.

 

Caratteristiche tecniche

S-Mach Pro 310 grammi

Piatto corde 97 pollici quadrati
Peso 310 grammi
Schema corde 16×19
Bilanciamento 31,5 centimetri
Rigidità 68 RA
Profilo 23-21-24 mm
Lunghezza 68.6 cm

S-Mach Pro 295 grammi

Piatto corde 97 pollici quadrati
Peso 295 grammi
Schema corde 16×19
Bilanciamento 33 centimetri
Rigidità 68 RA
Profilo 23-21-24 mm
Lunghezza 68.6 cm

La S-Mach pro 295 grammi

In campo

Iniziamo con la 310 grammi: la rigidità dinamica è elevata, di fatto la sensazione di avere una racchetta tosta e reattiva si percepisce subito non appena si colpisce la palla con vigore. Il livello di flessione della racchetta è abbastanza basso in termini di localizzazione, e cioè in zona steli, ne consegue un impatto molto solido nello sweet pot. Lo schema di incordatura è un 16 x19 molto classico a livello di spaziature, una soluzione affidabile e senza fronzoli.

La versione pesante della Mach-S Pro è compatta negli impatti, che risultano pieni e molto solidi proprio grazie alla rigidità del telaio. Il livello di potenza “gratuita” è buono, per avere risultati maggiori bisogna lavorare di braccio, a questa potenza però si abbina in controllo di palla e la relativa precisione. Il taglio in back spin esce molto rapido e profondo. A livello di spin possiamo dire che il telaio non è progettato per essere una spin-machine, le rotazioni ci sono, funzionano bene su colpi con leggero effetto ma non è un telaio per gli amanti dello spin estremo.

Questo si ripercuote anche a livello di servizio: i migliori risultati si hanno quando si colpisce di piatto o in slice. Con leggero taglio insomma, questo telaio asseconda molto bene il gesto producendo ottimi risultati. Pur essendo una 97 pollici, con i limiti che ne conseguono a livello di impostazione di gioco, risulta più “gestibile” rispetto alle competitor, decisamente più esigenti.

La versione 295 grammi è invece diversa nell’impatto, che non risulta più pieno e compatto come con la 310 grammi. La mancanza di peso è ovviamente la causa di tutto ciò ma questo si traduce in una maggiore maneggevolezza e in una reattività nettamente maggiore. La 295 grammi è veloce, graffiante, delle due è quella maggiormente indicata per chi cerca maggiore spin. Potrebbe essere un’ottima soluzione per chi è in cerca di un telaio che non arrivi a pesare intorno ai 330 grammi, un attrezzo più difficile da gestire rispetto alla versione leggera che conserva le caratteristiche della serie ma in versione più aggressiva dal punto di vista della gestione, la Toalson ideale per i giocatori di attacco, per chi ama andare a rete e beneficiare di un attrezzo dal peso giusto per coniugare precisione da fondo campo, rotazioni e gestione della palla nel gioco di volo.

Entrambe le racchette comunque forniscono una sensazione di ibrido, la potenza e la facilità di uscita di palla tipica delle racchette profile con le caratteristiche di solidità di impatti e controllo delle classiche.

S-Mach Pro 295 grammi

Conclusione

Le due racchette coprono due tipi di giocatori differenti proponendo soluzioni leggermente diverse ma conservando il core delle qualità del prodotto: è come se fosse la stessa racchetta customizzata a livello di peso. Chi ama colpire in maniera pulita con leggera rotazione e che ha una buona tecnica di base troverà nella versione 310 grammi una fida alleata capace di rispecchiare in campo i gesti tecnici prodotti.

Chi invece ama giocate più arrotate e un gioco più veloce a livello di braccio potrà orientarsi verso la versione 295 grammi, specie gli amanti del gioco di rete (doppisti?) potranno beneficiare degli impatti solidi con una maneggevolezza superiore.

Si tratta di racchette comunque indirizzate entrambe ai giocatori attivi, non cioè ai controattaccanti da fondo campo soprattutto per via della dimensione del telaio, 97 pollici.

Racchetta testata con corde String Project Keen 1.18 (tensione 23/22) e String Project Armour 1.24  (23/22)

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