US Open e 'Cincinnati', la situazione aggiornata: anche Halep non sarà a New York

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US Open e ‘Cincinnati’, la situazione aggiornata: anche Halep non sarà a New York

Metà delle top 10 della WTA non sarà a New York. L’ultima rinuncia è di Halep. E tante altre sono le assenze ai piani alti. Tra gli uomini mancano Rafa, Roger, Fognini e tanti francesi

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Simona Halep - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Mancano due settimane all’inizio dello US Open, il primo Slam dell’era post-Covid. Ed è già una buona notizia che si possa parlare in questi termini. Infatti, a meno di clamorose novità dell’ultimo minuto, e speriamo proprio che non ce ne siano, il grande evento andrà in scena. Molti giocatori e giocatrici si trovano già nella grande mela per disputare il Western and Southern Open, il combined spostato in quest’occasione da Cincinnati a Flushing Meadows. 

Non tutti però. Diversi protagonisti del circuito hanno deciso di saltare la trasferta nordamericana. In molti casi, il motivo è la preoccupazione per le condizioni di sicurezza in cui si terranno i due tornei newyorkesi e la possibile quarantena che potrebbe attendere gli atleti al ritorno nei propri paesi d’origine. Pesa anche l’incertezza riguardo allo svolgimento del torneo stesso. Ci si chiede infatti cosa possa succedere nel caso un atleta venga trovato positivo al Coronavirus. Insomma, nonostante i grandi sforzi degli organizzatori per costruire una bolla simile a quella che già si sta utilizzando in altri sport come il calcio e il basket NBA, le assenze saranno cospicue.

Andiamo a vedere nel dettaglio la situazione aggiornata dei forfait per il prossimo US Open. In campo maschile spiccano le assenze di Rafa Nadal e Roger Federer, n.2 e 4 del ranking, nove titoli a New York in due. Se l’assenza di Nadal è da attribuirsi per l’appunto alla volontà di rimanere al sicuro in Europa e concentrarsi per il recupero della stagione su terra rossa, quella di Federer è stata dettata dal periodo di convalescenza dopo la seconda operazione al ginocchio di questo 2020. Il terzo top 10 ATP che non sarà a New York è Gael Monfils (n.9) che in questi mesi di break del circuito non si è nemmeno preoccupato di tenersi in forma con esibizioni e altri tornei.

 

Come lui, anche Stan Wawrinka e Nick Kyrgios, due tennisti che è sempre un peccato non vedere in campo, hanno già annunciato che non saranno della partita per scelta di calendario. Mentre Wawrinka, trionfatore a Flushing Meadows nel 2016, è focalizzato sui tornei su terra europei e per questo giocherà il Challenger di Praga, l’agenda di Kyrgios è tutta da definire. Degne di nota le assenze di altri due tennisti transalpini: Jo-Wilfried Tsonga e Lucas Pouille. Tsonga, tre volte nei primi otto agli US Open, forse anche per i suoi noti problemi con i viaggi, ha preferito rimanere a casa. Pouille è invece ancora perseguitato dai dolori al gomito che hanno condizionato il suo rendimento tra fine del 2019 e inizio del 2020.

Bisogna inoltre mettere ora un punto interrogativo sulla presenza di Kei Nishikori, n.31 del ranking ATP nonché finalista nella edizione 2014 dello Slam statunitense. Il nipponico è risultato positivo al Coronavirus e si è già depennato dal fu Masters 1000 di Cincinnati. Vedremo se riuscirà passare i test in tempo per giocare lo US Open. Attualmente il giapponese è in Florida e si sottoporrà a un nuovo test venerdì: il tampone negativo è tutto ciò che gli occorre per essere ‘libero’ e poter partire alla volta di New York.

L’assenza però che riguarda più da vicino i colori azzurri è quella di Fabio Fognini. Una rinuncia, quella del ligure, che si colloca a metà tra quelle per infortunio e quelle per strategia. Da una parte, sarebbe stato difficile per lui essere al 100 per cento a New York dopo l’operazione ad entrambe le caviglie di fine maggio. Date le circostanze, Fabio ha optato per un ritorno più morbido, per le sue articolazioni e per il suo tipo di gioco, sulla terra di Kitzbuhel, torneo di categoria 250 che si gioca in contemporanea con la seconda settimana degli US Open. Peccato perché con lui l’armata azzurra negli States sarebbe stata ancora più forte.

IL TORNEO FEMMINILE

Se tutto sommato il numero di forfait di rilievo è limitato nel torneo di singolare maschile, e difficilmente si potrà parlare di un campione Slam a metà, la situazione è molto più preoccupante (per gli organizzatori) in campo femminile dove saranno assenti ben sei top 10.

La n.1 del mondo Ashleigh Barty si è chiamata fuori da giorni. La n.2 Simona Halep, vincitrice del torneo di Praga, sembrava pronta ad annunciare il forfait da un momento all’altro e infatti, nel primo pomeriggio, è arrivata su Twitter la conferma della sua assenza.

Ma l’ammutinamento di Top 10 non si ferma qui. Elina Svitolina, n.5 della classifica probabilmente di comune accordo con il suo compagno Monfils, non volerà negli States. Bianca Andreescu, che la segue di un posto in classifica, per non ben specificati fisici, ha dato pure forfait. E causa la già citata assenza di Nadal, non avremo nessuno dei due campioni in carica.

Completano il quadro di una Top 10 più che dimezzata le rinunce di Kiki Bertens (n.7) e Belinda Bencic (n.8), entrambe dettate da ragioni legate alla complessa situazione in cui si svolgerà il torneo e il successivo ritorno in Europa. Insomma, si fa prima a contare le presenti: si tratta di Pliskova, Kenin, Serena Williams e Osaka.

Questo per quanto riguarda i piani alti della classifica femminile. Ma basta scendere un po’ in classifica per trovare altri forfait. Ad esempio, quelli delle due cinesi meglio piazzate nel ranking, Wang Qiang e Saisai Zheng, rispettivamente 29 e 34 della classifica. Tra le giocatrici cinesi hanno dato forfait anche Peng e Xiyu Wang, circostanza che lascia sospettare una certa influenza della loro provenienza geografica sulla decisione di non volare alla volta di New York. Niente US Open per le due veterane russe Anastasia Pavlyuchenkova e Svetlana Kuzentsova. Anche la tedesca Julia Goerges, n.38 e la francese Fiona Ferro, una delle tenniste più in forma del momento dopo il trionfo a Palermo, hanno deciso di rimanere in Europa. 

In totale sono quindi 18 le assenti tra le prime 100. Sono 10 tra gli uomini. Da notare come i forfait si concentrino soprattutto nelle prime cinquanta posizioni di classifica: 7 tra gli uomini e 13 tra le donne. A testimonianza del fatto che il lusso di poter saltare uno Slam non è per tutti. 

Uomini
Rafa Nadal, 2
Roger Federer, 4
Gael Monfils, 9
Fabio Fognini, 11 
Stan Wawrinka, 17 
Nick Kyrgios, 40 
Jo-Wilfried Tsonga, 49
Lucas Pouille, 58 
Pierre-Hugues Herbert, 71
Nicolas Jarry, 89

Donne
Ashleigh Barty, 1 
Simona Halep, 2
Elina Svitolina, 5 
Bianca Andreescu, 6 
Kiki Bertens, 7 
Belinda Bencic, 8 
Wang Qiang, 29 
Anastasia Pavlyuchenkova, 30 
Saisai Zheng, 34 
Julia Goerges, 38 
Barbora Strycova, 31
Svetlana Kuznetsova, 32
Fiona Ferro, 45 
Lin Zhu, 76
Yafan Wang, 81
Anastasia Potapova, 85
Ana Bogdan, 87
Sam Stosur, 98

Qualche giocatore è già arrivato a New York: abbiamo visto Medvedev, Anderson (che si è già allenato), Khachanov e la prima parte della pattuglia italiana, composta da Seppi, Berrettini e Sinner; anche loro si sono già allenati sui campi indoor di Flushing Meadows.

Prima di chiudere, un ripassino di date: il combined Premier/Masters 1000 partirà giovedì 20 agosto con le qualificazioni, due giorni più tardi si giocheranno i primi incontri di tabellone principale. Le finali di singolare maschile e femminile sono previste per venerdì 28 agosto. Week-end di pausa e dal 31 agosto lo US Open entrerà immediatamente nel vivo, essendo quest’anno privo di qualificazioni. Le due finali si giocheranno domenica 13 settembre.

LE ENTRY LIST AGGIORNATE DEL WESTERN&SOUTHERN OPEN
LE ENTRY LIST AGGIORNATE DELLO US OPEN

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Coppa Davis

Coppa Davis: Isner completa il disastro Usa

Gli Stati uniti perdono anche il tie con la Colombia, nonostante la vittoria thrilling di Tiafoe su Mejia. Anche i colombiani eliminati

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da Torino, il nostro inviato

Questa apparizione torinese del team Usa non passerà certamente alla storia. I trentadue volte campioni della Coppa Davis escono dal gruppo D con le ossa rotte e Mardy Fish dovrà interrogarsi anche sulle sue scelte. Isner e Opelka sono apparsi lontanissimi da una condizione accettabile, il forfait di Fritz, il migliore degli americani nel finale di stagione, è un alibi che non può spiegare la debacle americana. La sensazione è che il finalista delle NextGen Final Sebastian Korda, il ventunenne Jenson Brooksby e forse anche Tommy Paul avrebbero venduto cara la pelle molto più dei “veterani”.

Di fronte alla pochezza americana, fa piacere applaudire l’orgoglio e il grande coraggio mostrato dai colombiani con il numero 2 Nicolas Mejia, che già aveva giocato un ottimo match contro Sonego vincendo il primo set al tiebreak, che ha sfiorato l’impresa contro Fraces Tiafoe, numero 38 del mondo e dunque ben duecentotrentasette posizioni più su nel ranking rispetto al giovane colombiano.

 

“Nico”, sostenuto in tribuna da un nugolo di una trentina di scatenati connazionali, è riuscito a salvare con grande coraggio tre match point sul 5-6 del terzo set per forzare il match al tiebreak. Lì ha avuto sulla racchetta l’occasione più importante della carriera sul 6-4 ma sul primo match point con il servizio a disposizione si è avventurato a rete e Tiafoe è stato bravo a infilarlo con il passante e sul secondo ha commesso un errore di pura tansione. E’ stato l’americano ad avere un quarto match point, annullato con coraggio da Mejia che però ha capitolato alla quinta chance americana. Nico è scoppiato in lacrime, consolato dai suoi compagni di squadra e osannato dal boato del Pala-Alpitour.

A quel punto, i risultati che provenivano dagli altri campi, producevano l’eliminazione matematica della Colombia con gli Usa appesi ad un filo. Ci ha pensato Jhon Isner ad affossare le residue speranze americane, perdendo il primo set contro Galan e decretando l’esclusione della sua squadra dalla lotta per i quarti di finale. Isner ha poi finito per perdere anche la partita, fallendo un match point nel tiebreak del terzo set.

La figuraccia della squadra di Mardy Fish si è completata con il teatrino del doppio. E’ senza dubbio vero che l’attuale formula della competizione “obbliga” le squadre a giocare il doppio anche quando sono già sicuramente eliminate ( successe anche all’Italia due anni fa con gli azzurri in campo a notte fonda), ma il ritiro di Opelka e Sock dopo solo due game è una scena che, per dirla alla Nicola Pietrangeli, avrà fatto rivoltare Dwight Davis nella tomba…

Applausi alla Colombia che festeggia la sua prima vittoria contro gli Usa e torna a casa con un’insperata vittoria.

Le parole di Mardy Fish dedicate al team colombiano sono il premio più bello ma avranno fatto fischiare le orecchie anche a qualcun altro. “Si vede la passione per la Coppa Davis. Ma guardate la passione che hanno alcuni di questi paesi, per come giocano e come competono anche quando erano già eliminati. È impressionante, ed è qualcosa che spero, come capitano, di poter raggiungere anche per i nostri giocatori. Non è un torneo individuale, non è una competizione del singolo. Non è soltanto una questione di come si gioca in una giornata specifica. È la consapevolezza di star giocando e lottando per i tuoi compagni di squadra e per tutti i membri del team di supporto che sono qui. Lo ripeto, ci sono molte persone che hanno sacrificato molte cose per essere qui questa settimana, compresi i giocatori. Quindi speriamo di poter far bene anche noi in futuro”.

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Editoriali del Direttore

Perché potremmo chiamarla ancora Coppa Davis…

Panatta, Pietrangeli, Bertolucci, Barazzutti che polemizza con la FIT, sono tutti d’accordo, però non è tutto da buttare. Esempio gli outsider Gojo, Piros, Machac, Quiroz, Mejia, Rodionov che impegnano le star. I soldi, i diritti tv, va tutto bene così?

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PalaAlpitour Torino - Finale Coppa Davis 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

L’amico e collega Angelo Carotenuto sulla sua quotidiana newsletter lo slalom.it, il meglio del racconto sportivo, osserva quel che vedrete in fondo a questo mini-articolo. E io gli rubo il titolo! Carotenuto  lo fa in questi giorni in cui Nicola Pietrangeli dice in un’intervista esclusiva che “Lattuale Coppa Davis è un obbrobrio, il signor Dwight Davis si rivolta nella tomba e poi in giorni in cui Paolo Bertolucci proclama “Non chiamatela più Coppa Davis, questa è un’altra cosa“, in cui Adriano Panatta dice: “Magari il match della scorsa notte con la Colombia si fosse giocato a Bogotà!, qua a Torino di guardare Croazia-Ungheria non frega nulla a nessuno”, in cui Corrado Barazzutti dice: “Ormai comandano i soldi, e pure le tv…” prima di lanciare una terribile stilettata alla FIT dopo 20 anni da capitano di Coppa Davis, ma un triste epilogo che ha visto intervenire gli avvocati di Fit e dell’ex capitano non riconfermato…a mezzo stampa (Corrado lo ha saputo dai giornali…dopo essere andato a braccetto con Binaghi per un ventennio)  in favore di Filippo Volandri: “La Coppa Davis ha cambiato formula grazie anche al voto della FIT”.

Barazzutti dice il vero, stavolta. Infatti è stato Giancarlo Baccini a procurare voti quasi certamente decisivi alla riforma che ha stravolto la tradizionale Davis Cup, visto il modesto margine con cui prevalse la cordata favorevole alla riforma propugnata dal presidente americano ITF David Haggerty. Baccini è un vecchio giornalista, ex barricadiero di sinistra, che per buona sorte della nostra unica gloria italica in Davis non fece proseliti quando gridava in coro in prima fila e in mezzo ai manifestanti del 1976 slogan simili a questo: “No, nessuna volee con il boia Pinochet!“.

Fosse stato per lui, oggi ahinoi consigliere FIT e “consigliori” del presidente dopo aver avuto tutta una serie di rapporti professionali di vario tipo con la Federtennis, non avremmo vinto neppure quell’unica leggendaria Coppa Davis cui Domenico Procacci darà grande lustro con la sua docuserie (ne ho visto un primo spezzone e mi è piaciuto moltissimo, ho riso e pianto a vederlo…avrà sicuro grande successo). Baccini si recò a Orlando nell’agosto del 2018 all’assemblea ITF durante la quale si doveva votare la riforma della Davis, e ci andò con un preciso mandato, quello di negoziare anche i futuri diritti tv per la Coppa Davis. Ovviamente per garantirli a Supertennis di cui era il responsabile. Prima il business, poi il tennis. 

 

Infatti soltanto poche ore dopo il voto che sancì l’approvazione di questo nuovo formato la FIT diramò un comunicato stampa nel quale si annunciava l’esito della votazione e, contestualmente, l’assegnazione dei diritti delle Finali di Coppa Davis a SuperTennis. Baccini votò sì, quindi, come ha ricordato Barazzutti che da capitano di Coppa Davis era bene al corrente, all’epoca, delle vicende che la riguardavano.E oggi possiamo constatare che Supertennis ha i diritti esclusivi sulla Coppa Davis. Non li ha la RAI nè Mediaset che trasmettono in chiaro, non li hanno Sky e  Eurosport che trasmettono a solo abbonati in pay, ma almeno hanno numeri importanti. Va bene così per la massima diffusione del tennis?

Chi li vorrà, soprattutto se l’Italia della Davis si dimostrerà forte come pensiamo tutti e in grado di vincerla o anche solo di raggiungere semifinali e finali nei prossimi 5,6 anni, dovrà pagarli cari. La FIT agisce da tempo come un’azienda commerciale. E anche media, in concorrenza con giornali, siti, tv. E magari è pure giusto, per certi versi. Solo che non si dovrebbe esagerare. A dire il vero, se per il calcio c’è l’obbligo – interesse nazionale? – di far vedere sul massimo canale pubblico e di Stato (in chiaro come lo è anche Supertennis, ma con un’audience ben diversa) le competizioni internazionali della nazionale azzurra, non si capisce bene perchè la cosa non debba valere anche per il tennis. Forse perchè finora eravamo sport minore, vincevamo troppo poco per essere interessanti agli occhi dell’opinione pubblica.

Ma se la squadra del suo fortunato capitano Volandri (che ha i suoi meriti per aver avvicinato anche i team privati e i loro coach al clan FIT che per anni li osteggiava), con Sinner, Sonego, Fognini, Musetti e Bolelli – e in un prossimo futuro che si spera non sia davvero a Abu Dhabi – dovesse arrivare in semifinale a Madrid (e con la Croazia siamo favoriti) perchè la RAI o Mediaset non dovrebbero poter trasmettere quell’evento? Che interesse può avere la FIT (salvo i soldi eh…) che ha il compito istituzionale di promuovere il tennis, di nascondere quell’evento a una Rai (o Mediaset) che trasmettono in chiaro consentendone la programmazione soltanto su Supertennis che ha un’audience modestissima, quasi insignificante (sebbene vada riconosciuto che svolge un eccellente lavoro)?

Vedremo insieme gli sviluppi di queste vicende, sperando che chi accenna spesso all’onestà intellettuale di certe prese di posizioni e conseguenti decisioni, la mostri anche in queste situazioni. E qui chiudo riportando fra virgolette quanto scritto, con la consueta originalità di pensiero, da Angelo Carotenuto già domenica mattina sulla sua newsletter:      

“A proposito di passato e di tradizioni. In tre giorni di Coppa è già successo che il ceko Machac, numero 143 al mondo, abbia battuto contro pronostico il francese Gasquet. Il croato Gojo (276 al mondo) ha vinto contro l’australiano Popyrin che è 61. L’ungherese Zsombor Piros, 282 del mondo, ha messo sotto un altro australiano meglio piazzato di lui in classifica, John Millman. E come Sonego contro Mejia, anche il russo Rublev ha sofferto contro l’ecuadoriano Roberto Quiroz, numero 291 al mondo. La Serbia ha perso con la Germania pur avendo Djokovic. Forse possiamo ancora chiamarla Coppa Davis”.Dopo di che nella giornata di domenica, a confortare la tesi espressa da Carotenuto, Galan 111 Atp ha battuto Isner n.24, Tiafoe n.38 ha dovuto cancellare matchpoint a Mejia n.275 del mondo, Rodionov ha battuto Koepfer 85 posti davanti a lui, Piros ha superato Cilic n.30 del mondo e prossimo avversario di Sinner oggi, Lopez ha sconfitto nientemeno che Rublev a dispetto della sua veneranda età. Beh quando si diceva che in Coppa Davis altri fattori, ben diversi dal ranking ATP,  subentravano per dar corpo a un risultato…anche con questo nuovo formato non mi pare che le cose siano cambiate un granchè.”

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Coppa Davis

Coppa Davis, il Kazakistan batte il Canada e vola ai quarti di finale

Kukushkin trionfa dopo una battaglia di quasi tre ore contro Schnur. Bublik regola in due set Pospisil. Per i kazaki ai quarti una delle due migliori seconde.

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Mikhail Kukushkin - Finale Coppa Davis Madrid 2021 (Photo by Diego Souto / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Kazakistan – Canada 3-0

Alla Madrid Arena, il Kazakistan ha conquistato con sofferenza i due singolari e si è aggiudicato il tie che vale il primo posto nel Gruppo B e l’accesso ai quarti di finale della Coppa Davis contro una delle due migliori seconde classificate.

Dopo la pessima prestazione contro la Svezia, il capitano canadese Dancevic ha sostituito Diez con il ventiseienne Schnur mentre Schukin ha confermato Kukushkin, nonostante gli scarsi risultati del 2021 e la sconfitta con Elias Ymer.

 

M. Kukushkin b. B. Schnur 6-3 6-7(5) 7-5

Ottimo impatto con il match per Kukushkin, mentre inizio subito complicato per il canadese. Nel quarto game, Schnur ha dovuto fronteggiare la prima palla break. Il rovescio, più croce che delizia per il canadese, affondato a rete dal canadese ha regalato il 3-1 Kazakistan. Schnur ha avuto subito l’occasione di piazzare il controbreak ma una gran prima ad uscire del kazako ha annullato la palla break. Kukushkin non sembra soffrire le caratteristiche dell’avversario con Schnur che non sembra avere le armi per impensierire il kazako.

Kukushkin, in totale controllo, ha tenuto a zero per la terza volta il servizio e ha messo le mani su un primo parziale, chiuso con l’86% di punti vinti con la prima. 12 vincenti a fronte di soli 6 gratuiti per il kazako, saldo negativo (3 vincenti e 14 gratuiti) per il canadese.

Nel secondo parziale, Kukushkin ha iniziato tenendo un turno di battuta tutt’altro che agevole, ma Schnur non è stato bravo ad approfittarne del calo del kazako. Nel terzo game, un fallo di piede chiamato a Schnur ha fatto disunire il canadese, che con un doppio fallo ha offerto una palla break all’avversario. Il canadese è riuscito ad annullarla con un bel rovescio lungolinea. Il game di sofferenza è continuato per Schnur, che è riuscito a salvare altre due palle break, portando a casa il turno al servizio senza mai perdere la lucidità.

Schnur è salito di livello rispondo con maggiore continuità e aumentando la sua presenza a rete. Nel dodicesimo game Kukushkin ha l’occasione di mettere in cassaforte la sfida. Schnur si è salvato sulla prima palla break, ma il dritto a rete affondato dal canadese hanno offerto l’occasione a Kukushkin di servire per il match.

Da quel momento inizia lo psicodramma di Kukushkin. Due match point per il kazako, che però si irrigidisce. Spreca il primo con diritto out, poi una seconda morbidissima è diventata terreno fertile per Schnur che ha punito il kazako con un rovescio lungolinea. Kukushkin ha avuto una terza opportunità ma il dritto va ancora una volta lungo. Il rovescio di Schnur è salito di livello e con una risposta di rovescio ha piazzato il controbreak.

Kukushkin è in confusione. Schnur si è issato sul 6-3 conquistando tre palle set. Kukushkin ha annullato le due palle set ma alla terza ha affondato il dritto a rete sulla prima esterna di Schnur.

Si val terzo. Kukushkin si è trovato subito sotto 40-0. Ha annullato le tre palle break grazie al servizio e agli attacchi poco mirati di Schnur, ma il kazako ha continuato ad essere sempre più sfiduciato e un rovescio in manovra che finisce malamente largo ha regalato il break in apertura al Canada. Continuano le montagne russe in questo match, con il canadese che pasticcia al servizio regalando tre palle del contro break al kazako. Schnur ha annullato la prima ma con un doppio fallo ha regalato il gioco a Kukushkin.

Il canadese ha verticalizzato molto di più il gioco, situazione che il kazako non gli aveva permesso di sviluppare nel primo set. La stanchezza affiora e dopo i primi quattro game durati quasi trenta minuti, i game di servizio scorrono più velocemente. Si arriva al dodicesimo game con Schnur che non ha retto la pressione e con due errori ha regalato il match al kazako dopo due ore e 53 minuti.

A. Bublik b. V. Pospisil 6-2 7-6(6)

Inizio solido dei due giocatori al servizio. Pospisil va in difficoltà nel quinto game. Pospisil ha commesso due errori gravissimi a rete, prima una volée finita lungo e poi uno smash affondato a rete ed è break per il Kazakistan. Pospisil ha perso solidità ed è arrivata subito una palla del doppio break per Bublik grazie a una demi-volée non riuscita del canadese. Pospisil si è salvato affidandosi al servizio con un ottima prima a 201 km/h. Quando si entra nello scambio, Bublik ne ha di più. Pospisil affonda il diritto a rete e poco dopo un passante lungolinea di rovescio di Bublik è valso il 5-2 Kazakistan.

Un game con tre ace, di cui uno di seconda, e una seconda vincente hanno messo il sigillo sul set. 6-2 Kazakistan in ventisei minuti. Set chiuso con l’89% di punti con la prima per Bublik.

Nel secondo set, Pospisil ha concesso subito due palle break. A supporto del canadese è giunto il servizio, con due ace che tolgono le castagne dal fuoco. Il canadese offre altre due occasioni a Bublik per conquistare il break, ma il rovescio del kazako lo tradisce. Primo passaggio a vuoto sul suo servizio per Bublik, che ha offerto la possibilità a Pospisil di riaprire il match. La combinazione servizio dritto ha salvato il kazako. Il mix tra genio e sregolatezza che caratterizza Bublik lo si vede nell’ottavo game con il kazako che prova un servizio da sotto che non beffa Pospisil che punisce Bublik con la palla corta.

Il diritto ha abbondato Pospisil. Il colpo gli scappa via e ha regalato due palle break a Bublik. La prima è stata annullata a rete dal canadese, la seconda da un servizio potente. Il canadese ha aumentato il livello del suo servizio, tirando su un game pieno di difficoltà. L’equilibrio ha continuato a regnare fino al tie-break. Bublik si è portato avanti di un minibreak dopo la volée alta sbagliata da Pospisil. Il doppio fallo del kazako ha riaperto la contesa. Pospisil si è issato sino al 6-4 ma non è riuscito a concretizzare le due palle set. Prima vincente del kazako e una palla corta di Bublik hanno portato il tie-break nuovamente in equilibrio. Pospisil ha perso completamente la misura del campo col dritto e ha offerto la prima palla match a Bublik, che con un ace di seconda ha sigillato il match in cinquantanove minuti.

A. Golubev/ A. Nedovyesov b. B. Schnur/ P. Polansky 6-4 6-7 (6) 6-1

Dopo i due match di singolare,è andato in scena l’ininfluente doppio che ha visto di fronte la coppia kazaka Golubev/ Nedovyesov e quella canadese Schnur/Polansky. Il primo set ha visto i canadesi soffrire al servizio sin dal primo game, nel quale si sono trovati ad affrontare due palle break. Medesima situazione nel settimo game, ma i canadesi sono stati bravi ad annullarle in entrambi i casi. Nel nono game è arrivato finalmente il break decisivo per il Kazakistan che è valso il 6-4 finale. Un set in cui i kazaki hanno ceduto solo quattro punti sul loro servizio.

Il secondo set, con Schnur al servizio, ha visto il Canada fronteggiare altre tre palle break ma sono stati abili i canadesi ad uscirne indenni. Il Kazakistan ha cominciato a soffrire un po’ di più sul suo servizio, con la prima occasione per il break Canada fronteggiata da Golubev. I canadesi non hanno sfruttato l’occasione e Polansky, nel game successivo, ha ceduto il servizio. Sembrava essere chiusa per i kazaki ma Nedovyesov ha ceduto il servizio a zero. Si è arrivati al tiè-break chiuso da Schnur con le volée alta al secondo set point per l’8-6 finale

Il terzo set è stato un monologo kazako con i canadesi che non hanno mai tenuto il servizio, conquistando l’unico game del set breakkando Golubev.

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