Roland Garros 2020, le entry list aggiornate. Giovedì alle 18 il sorteggio dei tabelloni

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Roland Garros 2020, le entry list aggiornate. Giovedì alle 18 il sorteggio dei tabelloni

Manca solo Federer tra i big del torneo maschile, campo aperto tra le donne con Halep favorita e tante assenze di rilievo. Dieci gli italiani già sicuri di un posto

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Rafael Nadal, trofeo - Roland Garros 2019 (via Twitter, @rolandgarros)

La macchina dell’inedito Roland Garros di fine settembre accenderà il motore con il sorteggio dei tabelloni principali, in programma giovedì 24 settembre alle 18. Un’edizione complessa sin dalle premesse: in generale per i dati non incoraggianti sulla pandemia che arrivano dalla Francia e – in particolare – per gli incidenti di percorso già registrati nelle qualificazioni (cinque giocatori esclusi dal tabellone maschile, di cui due positivi e tre a contatto con un allenatore contagiato). Si è riaperto anche il fronte-Paire, che dopo l’esclusione dallo US Open per la positività al virus è risultato nuovamente positivo prima dell’esordio ad Amburgo, dove il regolamento più elastico del torneo gli ha consentito comunque di giocare – e ritirarsi sotto 6-4 2-0 contro Ruud. A Parigi, stando così le cose, difficilmente potrebbe scendere in campo.

Da non sottovalutare anche le insidie meteorologiche, per un torneo che normalmente si sarebbe dovuto svolgere a giugno e che invece dovrà coesistere con l’imprevedibile autunno continentale di Parigi. Le previsioni – per quanto quelle più attendibili verranno elaborate giorno per giorno – preannunciano comunque pioggia sparsa nell’arco delle due settimane, con un’incidenza tendenzialmente superiore al periodo estivo. Tornerà prezioso in tal senso il nuovo tetto del Philippe Chatrier, anche se lo scorrere dell’agenda rischia comunque di incepparsi.

INCOGNITE – Gli ampi lavori di riqualificazione hanno comunque prodotto benefici: all’oscurità che arriverà già a metà pomeriggio (le sessioni serali ci saranno a partire dal 2021) si porrà rimedio grazie al potenziato impianto di illuminazione. Oltre che sul centrale, si farà luce all’occorrenza anche sul Suzanne-Lenglen, sul Simonne-Mathieu e su nove altri campi (numero 4, 5, 7, 9-14). Sarà anche il primo Slam dalla ripresa a prevedere la presenza del pubblico, escluso dalla bolla dello US Open. A seguito di lunghe trattative e con gli occhi sempre aperti sull’evoluzione della curva dei contagi, è stato autorizzato l’ingresso di cinquemila spettatori al giorno nell’intero complesso del Roland Garros, ma tutto lascia pensare che la quota possa essere abbassata a mille.

UOMINI – In assenza di Roger Federer (unico a casa tra i top 20), l’attesa è tutta per Novak Djokovic e Rafael Nadal, che gioca “in casa” considerando gli ultimi tre successi consecutivi e i 12 totali. Dalla ripresa del circuito, la sfida con il numero uno del mondo è saltata sia allo US Open (Nadal ha rinunciato alla spedizione americana), sia a Roma dove Schwartzman ha eliminato il maiorchino prima dell’ipotetico incrocio. Ma sarà anche il momento del ritorno in pista dei finalisti dello US Open, assenti al Foro: Sascha Zverev e soprattutto Dominic Thiem, ko sullo Chatrier nelle ultime due finali contro Nadal e forte del primo titolo Slam della sua carriera. Il gioco dell’austriaco potrebbe rivelarsi adatto alle previste condizioni dei campi, resi dal freddo e dall’umidità tendenzialmente più pesanti rispetto alle edizioni ordinarie. Da scoprire, invece, l’effetto delle nuove palle Wilson.

(clicca per ingrandire)

DONNE – Con la numero uno del mondo e detentrice del titolo Ashleigh Barty che è rimasta in Australia dando già appuntamento al 2021, sarà Simona Halep contro tutte nel tabellone femminile. Acquisiti anche i forfait di Naomi Osaka e Bianca Andreescu, la pressione sarà tutta sulla romena che il trofeo l’ha sollevato nel 2018 dopo due finali perse. Trionfando in serie a Praga e soprattutto a Roma, Halep è anche la più rodata sulla superficie. A differenza di molte avversarie, non dovrà fare i conti con l’adattamento improvviso richiesto a chi passa dal cemento della bolla di Flushing Meadows alla terra europea. In un contesto sempre aperto alle sorprese, occhi puntati sull’ennesimo tentativo di Serena Williams di centrare il suo Slam numero 24, sul recupero di Karolina Pliskova dai guai di Roma e su Vika Azarenka che nelle ultime settimane (al netto del ko contro Muguruza al Foro) dà l’idea di non voler mollare nulla nella sua “nuova” carriera.

(clicca per ingrandire)

ITALIANI – Ben otto gli azzurri nel tabellone principale maschile, in attesa di eventuali rinforzi dalle qualificazioni. Alle teste di serie Matteo Berrettini e Fabio Fognini si aggiungono Lorenzo Sonego, Jannik Sinner, Gianluca Mager, Stefano Travaglia, Andreas Seppi e Salvatore Caruso. Al solito più limitata la presenza nel torneo femminile, dove compaiono in entry list solo Camila Giorgi e Jasmine Paolini.

Le trentadue teste di serie del tabellone maschile:

1. Djokovic
2. Nadal
3. Thiem
4. Medvedev
5. Tsitsipas
6. Zverev
7. Berrettini
8. Monfils
9. Shapovalov
10. Bautista Agut
11. Goffin
12. Schwartzman
13. Rublev
14. Fognini
15. Khachanov
16. Wawrinka
17. Carreno Busta
18. Dimitrov
19. Raonic
20. Auger-Aliassime
21. Garin
22. Isner
23. Lajovic
24. Paire
25. Coric
26. De Minaur
27. Krajinovic
28. Fritz
29. Ruud
30. Hurkacz
31. Struff
32. Basilashvili

Le trentadue teste di serie del tabellone femminile:

1. Halep
2. Ka. Pliskova
3. Svitolina
4. Kenin
5. Bertens
6. S. Williams
7. Bencic
8. Kvitova
9. Sabalenka
10. Konta
11. Azarenka
12. Muguruza
13. Keys
14. Martic
15. Rybakina
16. Vondrousova
17. Mertens
18. Kontaveit
19. Kerber
20. Riske
21. Sakkari
22. Brady
23. Muchova
24. Putintseva
25. Yastremska
26. Anisimova
27. Vekic
28. Alexandrova
29. Kuznetsova
30. Stephens
31. Jabeur
32. Linette

LA PROGRAMMAZIONE DEL ROLAND GARROS 2020

Domenica 27: primo turno maschile e femminile
Lunedì 28: primo turno maschile e femminile
Martedì 29: primo turno maschile e femminile
Mercoledì 30: secondo turno maschile e femminile
Giovedì 1: secondo turno maschile e femminile
Venerdì 2: terzo turno maschile e femminile
Sabato 3: terzo turno maschile e femminile
Domenica 4: ottavi di finale maschili e femminili
Lunedì 5: ottavi di finale maschili e femminili
Martedì 6: due quarti maschili e due quarti femminili
Mercoledì 7: due quarti maschili e due quarti femminili
Giovedì 8: semifinali femminili (dalle 15)
Venerdì 9: semifinali maschili (alle 14:45 e alle 17:30)
Sabato 10: finale femminile alle 15
Domenica 11: finale maschile alle 15

COPERTURA TELEVISIVA – Le partite saranno in diretta e in esclusiva sui canali Eurosport, con la massima copertura su Eurosport, Eurosport 2 e sul servizio streaming dedicato. Con Eurosport Player sarà possibile seguire quindi ogni incontro. L’abbonamento annuale è disponibile ora a 49.99 euro o a 4.99 euro al mese per dodici mesi. Il pass mensile è disponibile al prezzo di 7.99 euro al mese.

Le entry list aggiornate del Roland Garros 2020

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evidenza

Ufficiale: il Roland Garros slitta di una settimana. Si parte il 30 maggio

Qualificazioni al via il 24 maggio. Preoccupa la situazione della pandemia in Francia, ma con le nuove date aumentano le speranze di parziale apertura al pubblico.

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Roland Garros 2020, trofei (via Twitter, @rolandgarros)

Adesso è ufficiale: il Roland Garros è stato posticipato di una settimana, come aveva anticipato nei giorni scorsi il ministro dello Sport francese. Un provvedimento reso necessario dall’adeguamento alle misure contro la pandemia messe in atto dal governo, che ha imposto un nuovo lockdown per arginare la crescita dei contagi. Lo Slam parigino prenderà il via con i tabelloni principali il 30 maggio, per terminare il 13 giugno. Le qualificazioni sono previste a partire dal 24 maggio. “Anche in questo caso è stato necessario un approccio agile alla calendarizzazione degli eventi – hanno commentato in una nota congiunta ATP e WTA -, la decisione è stata presa nel contesto delle restrizioni per il Covid-19 recentemente aumentate in Francia. Il posticipo consente maggiori probabilità di aprire le porte del Roland Garros ai tifosi“.

E diventa questo, adesso, il fronte sul quale attendersi aggiornamenti. Nel 2020 il torneo venne posticipato di quattro mesi, con l’ingresso del pubblico limitato a 1000 spettatori al giorno. L’ipotesi delle porte chiuse per il 2021 – che sarebbe stata molto probabile, nelle date originarie – è da scongiurare sul piano economico per la FFT, che quindi confida nello slittamento per ottenere l’autorizzazione a una quota di ingressi da definire. Il provvedimento è coerente con la previsione, da parte del presidente francese Emmanuel Macron, di un parziale riavvio degli eventi all’aperto con il pubblico a partire dalla seconda metà di maggio. Nella nota diffusa dalla FFT, si spiega come “ogni settimana possa risultare importante” nell’ottica di aumentare la probabilità di vedere gli spettatori.

LE CONSEGUENZE – Prevedibile a questo punto un effetto domino sul calendario. La “nuova” seconda settimana del Roland Garros va a sovrapporsi alle date assegnate ai tornei di Hertogenbosh, Stoccarda e Nottingham. Eventi per i quali scatta sin da subito la ricerca di una nuova collocazione in calendario, che però non appare scontata. In caso di annullamenti – si legge da fonti francesi – anche la FFT potrebbe essere chiamata in causa per compensare le perdite nei bilanci.

 

Si svuota così anche la settimana (quella del 24 maggio) che precedeva l’avvio originario di Parigi, con possibili ripercussioni sui tornei di Lione e Ginevra che partiranno il 16 maggio. Sul tavolo anche una questione tecnica. Con la finale del Roland Garros in programma il 13 giugno, i migliori protagonisti dello Slam parigino andrebbero incontro a un salto brusco dalla terra all’erba dei due ATP 500 di Halle e Queen’s. Sarebbero soltanto 15, in sostanza, i giorni a separare l’ultimo atto del Roland Garros dall’atteso inizio di Wimbledon.

Il Board degli Slam, dal canto suo, ha espresso il proprio supporto alla strategia francese. Con un appunto particolare che arriva proprio da Londra: “Nella straordinarietà della stagione in corso – comunicano dall’All England Club – viene accettata di buon grado la riduzione in via eccezionale a due settimane degli appuntamenti sull’erba che separano il Roland Garros da Wimbledon, a differenza delle tre settimane istituite nel 2015“. Le qualificazioni dei Championships prenderanno il via il 21 giugno, i tabelloni principali lunedì 28.

LE REAZIONI – Prima dell’ufficialità, il tema dello slittamento del Roland Garros era stato comunque lanciato da L’Equipe. Aprendo un dibattito che, ne siamo certi, vedrà aggiungersi più voci già nelle prossime ore. Nel frattempo, se la numero uno WTA Ashleigh Barty ha diffuso parole di ampia apertura (“Viene prima la salute, nel momento difficile che stiamo vivendo sarà comunque un privilegio giocare il Roland Garros”), decisamente più pungente è stato il pensiero di Alizé Cornet. Da Charleston, fresca di successo su Elise Mertens, la francese non ha esitato a definire “un disastro” l’operato del ministro dello Sport Roxana Maracineanu. Argomentando così: “Non ho nulla contro di lei, ma prende solo decisioni sbagliate. Anche da parte del torneo e della FFT, credo si tratti di una decisione molto egoistica, perché il calendario soffrirà di questo rinvio le ricadute saranno sui tornei previsti in quei giorni e sui giocatori che li avevano messi in programma“.

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Focus

Scegliere di rispondere: azzardo o mossa vincente?

Servire o ricevere? Durante il Roland Garros il 62% dei giocatori che ha vinto il sorteggio ha scelto la seconda opzione. Il break è spesso arrivato ma il gioco non sempre vale la candela

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Diego Schwartzman - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Chi ben comincia è a metà dell’opera, si dice. Nel gioco del tennis, la dea bendata, nella forma di un lancio della monetina, assegna ad uno dei due giocatori (o delle coppie nel doppio) in campo il prezioso vantaggio di decidere da dove cominciare: se dal turno di battuta o da quello di risposta. Considerando l’enorme vantaggio dato dal servizio in campo maschile, la scelta parrebbe scontata. Inoltre, vincendo il primo turno di battuta, ci si mette in una posizione di testa all’interno del set, aumentando la pressione sull’avversario. Tuttavia, tanti tennisti scelgono di rispondere nel sorteggio. La logica è quella di fare il break in apertura, sfruttando il fatto che chi serve non è ancora entrato del tutto nel match. Ma quindi qual è la strategia giusta per cominciare bene? Se lo è chiesto Craig O’Shannessy, l’uomo dei numeri nel mondo del tennis professionistico, che vanta collaborazioni con giocatori di primissimo piano come Novak Djokovic e il nostro Matteo Berrettini. 

Analizzando i dati relativi a tutti i 127 match di singolare maschile dell’edizione appena conclusa del Roland Garros, O’Shannessy ha constatato che nella grande maggioranza dei casi (62% ovvero 79 volte) il giocatore che ha vinto il sorteggio ha scelto di rispondere. A fare eccezione rispetto a questa statistica ci sono però i migliori della classe. Nadal e Djokovic hanno scelto di servire tutte e tre le volte in cui hanno vinto il sorteggio. Il serbo ha optato per il servizio anche in occasione della finale. Da notare che nonostante non scaglino ace a 230 chilometri orari, i due primi giocatori nel ranking ATP sono quinto (Nadal) e ottavo (Djokovic) per percentuale di giochi vinti al servizio nelle statistiche annuali. Dunque se sai che molto probabilmente vincerai il primo game di servizio, perché rinunciare al vantaggio? 

Diego Schwartzman, semifinalista a Parigi nonché secondo nella classifica assoluta di game vinti in risposta (dietro a Nadal), è invece dell’altro partito ed in entrambe le occasioni in cui ha potuto decidere ha cominciato dalla risposta. L’idea, evidentemente diffusa sul circuito, che il break sia più probabile quando il giocatore al servizio è ancora freddo è abbastanza supportata dalle statistiche. Durante l’ultimo Roland Garros ci sono stati infatti più break quando il giocatore che ha vinto il sorteggio ha deciso di rispondere (30%) che in qualunque altra situazione (27% circa). Non una differenza enorme ma comunque una riduzione del vantaggio per chi sta al servizio. Ma essere premiato dal lancio della monetina aiuta in ogni caso, a prescindere dalla decisione che poi si prenda riguardo alla situazione in cui cominciare l’incontro. Infatti, chi ha scelto di servire ha vinto il 77% dei giochi contro il 69% di chi non lo ha scelto. Questo può dipendere dal fatto che come Schwartzman è consapevole delle sue doti in ribattuta, chi può contare su un gran servizio tende a sfruttarlo fin da subito e mettere il naso avanti. 

 

O’Shannessy ha inoltre esteso la sua analisi ai primi quattro giochi del match, distinguendo chi, dopo aver vinto il sorteggio, decide di servire da chi decide di rispondere. Chi decide di rispondere ha avuto più probabilità di trovarsi in vantaggio (3-1 o 4-0). Ma la differenza è sottilissima: 32 per cento contro 31 per cento. D’altra parte, però chi ha deciso di partire dalla ribattuta si è trovato molto più spesso in svantaggio (1-3 o 0-4) rispetto a chi ha deciso di iniziare dal servizio: 30% contro 25%. Ne consegue che il giocatore che ha deciso di servire si è anche più spesso trovato in situazioni di parità. Insomma, iniziare dalla risposta è una strategia più aggressiva, mentre iniziare dalla battuta è più conservativa. Ma il gioco parrebbe non valere la candela.

I limiti di questa analisi stanno soprattutto nell’utilizzo di un campione molto limitato e poco rappresentativo, quello dei soli match durante l’ultimo Roland Garros. Se la limitatezza del campione dipende dal mero numero delle osservazioni, in questo caso la scarsa rappresentatività si può attribuire a due fattori. In primis, il fatto che sia per l’appunto un Grande Slam dove si gioca al meglio dei tre su cinque e che quindi il vantaggio di cominciare meglio si attenua. In match più brevi, al meglio dei tre set, i giocatori potrebbero essere più incoraggiati a rischiare e cominciare in risposta. Ma l’effetto potrebbe essere anche inverso. In secondo luogo, il Roland Garros è l’unico Slam che si disputa sulla terra battuta: una superficie che, nonostante tutto, rimane nettamente più lenta delle altre, e che dunque aumenta la percentuale di turni vinti in risposta. Questo potrebbe influire sulla scelta dei giocatori al momento del sorteggio, incentivando ulteriormente la strategia di iniziare in risposta. Peraltro, quest’anno, causa lo spostamento in autunno, le condizioni erano ancora più lente. Una situazione in cui si presume che il vantaggio dato dal servizio si assottigli ancora di più.

D’altra parte, i tennisti sono animali strani, un po’ abitudinari e un po’ lunatici. È possibile che tendano a fare sempre la stessa scelta, anche giusto per scaramanzia. Il fatto che Nadal, Djokovic, Schwartzman e presumiamo molti altri abbiano fatto le stesse scelte per tutto il torneo, a prescindere dall’avversario e quindi dalle chance di fare break, ce lo fa intuire. È anche possibile che altri cambino idea a seconda delle sensazioni, di come si sveglino la mattina. Nonostante ciò, sarebbe comunque interessante ampliare quest’analisi a tutti i tornei del circuito ATP per poterne trarre delle conclusioni più solide. 

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Al femminile

Ancora sul Roland Garros

Da Sofia Kenin a Martina Trevisan, da Nadia Podoroska a Petra Kvitova e Garbine Muguruza: chi sono state le altre protagoniste dello Slam dominato da Iga Swiatek

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Sofia Kenin - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

1. Finali e numero di Slam
Ho aperto l’articolo della scorsa settimana sottolineando il dominio delle giocatrici giovani negli ultimi Slam. Dallo US Open 2018, con la vittoria di Osaka su Serena Williams, hanno sempre prevalso tenniste al massimo di 23 anni; solo Simona Halep ha fatto eccezione (Wimbledon 2019). C’è però da sottolineare un altro aspetto abbastanza curioso che riguarda questa stessa serie di Major: nella composizione delle finali, ha sempre vinto la giocatrice con meno titoli e finali Slam in carriera:

US 2018: Osaka (zero Slam) su Williams (23 Slam)

Aus 2019: Osaka (1 Slam) su Kvitova (2 Slam)
RG 2019: Barty (zero Slam) su Vondrousova (zero Slam)
Wim 2019: Halep (1 Slam) su Williams (23 Slam)
US 2019: Andreescu (zero Slam) su Williams (23 Slam)

Aus 2020: Kenin (zero Slam) su Muguruza (2 Slam)
US 2020: Osaka (2 Slam) su Azarenka (2 Slam e 2 finali)
RG 2020: Swiatek (zero Slam) su Kenin (1 Slam)

Come interpretare questi risultati? Ecco una possibile spiegazione: le giovani, che spesso in queste partite sono scese in campo da sfavorite, hanno finito per giocare con meno timori e condizionamenti. Le più esperte (come Williams, Kvitova, Azarenka) hanno probabilmente sofferto il peso della consapevolezza dell’importanza della posta in palio. Erano cioè profondamente consce, perfino troppo, di quanto potesse contare per la loro carriera un ulteriore successo Slam. In queste condizioni o si possiede un chiaro margine fisico-tecnico sull’avversaria, oppure chi affronta il match con la mente più sgombra finisce per avere la meglio.

2. Sofia Kenin
Nell’articolo della scorsa settimana ho sottolineato come nessuna delle giocatrici che erano arrivate almeno ai quarti di finale a Flushing Meadow sia poi riuscita a ripetersi al Roland Garros: miglior turno raggiunto in Francia il terzo, da parte di Putintseva e Mertens. Mi sembra un dato significativo per valutare quanto sia stato complesso il doppio impegno Slam, che prevedeva un passaggio di superficie con due sole settimane di separazione temporale fra i Major.

Impegno complesso non solo per ragioni tecniche, ma anche mentali e persino logistiche, visto che i trasferimenti transcontinentali nell’epoca del Coronavirus richiedono procedure specifiche che non facilitano gli atleti. A conti fatti, soppesando le prestazioni nei due Slam, Sofia Kenin e Petra Kvitova sono state le giocatrici più consistenti: non tanto per punti WTA conquistati, ma perché sono riuscite ad approdare al quarto turno a New York (sconfitte rispettivamente da Mertens e Rogers) e poi, a Parigi, a spingersi sino alla finale (Sofia) e alla semifinale (Petra).

Paradossalmente questa discreta consistenza nei due Slam potrebbe essere stata favorita dalle poche partite disputate al di fuori dei Major. Mi spiego. Sicuramente questo non ha permesso loro di arrivare rodate a inizio torneo, con qualche possibile extra-rischio iniziale. Però una volta superati indenni i primi turni, si sono ritrovate con un po’ più di benzina nel serbatoio rispetto a molta concorrenza. Kvitova infatti aveva perso immediatamente a New York/Cincinnati (sconfitta da Bouzkova) e poi aveva rinunciato all’impegno in Italia. Kenin era stata eliminata da Cornet all’esordio di New York/Cincinnati, e poi a Roma aveva giocato un solo match, perso addirittura per 6-0 6-0 contro Azarenka.

Non è usuale per una campionessa Slam in carica subire un doppio bagel. Una sconfitta durissima, che però (con il senno di poi, sia chiaro) potrebbe avere avuto un effetto quasi benefico. Perché se da una parte una batosta del genere ha diminuito la fiducia e l’autostima, dall’altra ha fatto scendere la pressione, visto che la responsabilità di dover fare per forza risultato era molto diminuita.

Con pochissimo rodaggio sulla terra, l’inizio parigino di Kenin è stato complicato: al primo turno si è ritrovata sotto di un break all’inizio del terzo set contro Ludmilla Samsonova, ma ha rimediato con un parziale conclusivo di sei game a uno (6-4, 3-6 6-3). Poi ha di nuovo perso un set contro Ana Bogdan (3-6, 6-3, 6-2), uscendo però ancora una volta alla distanza. Superato lo scoglio non impossibile di Irina Bara, al quarto turno è arrivata la prova della verità: lo scontro con Fiona Ferro.

Ferro era reduce dal successo nel torneo di Palermo (terra rossa); poi aveva rinunciato alla trasferta americana e, da francese, aveva puntato tutto sullo Slam di casa. E anche se non era testa di serie, era sicuramente una delle giocatrici da evitare, perché aveva mostrato di saper spingere benissimo con il dritto senza subire troppo dalla parte del rovescio, il suo colpo meno forte. Confesso che ritenevo Fiona favorita, e invece le cose sono andate diversamente.

Sotto 0-2 nel primo set, Ferro ha infilato un parziale di sei giochi che le è valso il primo set, e la sensazione di avere la partita in mano. Invece Kenin ha reagito: ha avanzato la propria posizione in campo e questo le ha permesso di condurre più spesso gli scambi (trovando più vincenti) ma anche di sfoderare tante smorzate efficaci. E le smorzate non soltanto le hanno portato molti punti, ma hanno anche finito per mandare in crisi fisica Fiona, costretta a frequenti rincorse in avanti. E così la partita è completamente girata, come testimonia il punteggio (2-6, 6-2, 6-1). A mio avviso con questa partita Kenin ha dimostrato che si era lasciata alle spalle la giornataccia romana contro Azarenka, che il cambio di superficie era ormai metabolizzato e che era di nuovo pronta a giocarsela sino in fondo. Come in Australia.

Nei quarti di finale contro Danielle Collins, Sofia ha iniziato un po’ titubante, probabilmente a causa dei precedenti scontri diretti negativi (3-0 per Collins, 6 set a zero), ma una volta ingranato ha sempre avuto la situazione sotto controllo, anche a dispetto del punteggio (6-4, 4-6, 6-0). Perché quasi non si riesce a spiegare come abbia potuto perdere il secondo set, chiuso con lo stesso numero di punti vinti (32 a testa), ma sfuggito per qualche distrazione di troppo nel decimo game. Poi però ha rimesso tutto a posto nel terzo set, ulteriormente aiutata da qualche problema fisico della avversaria.

Tutto sommato Kenin mi è sembrata sempre in controllo anche nella semifinale contro Petra Kvitova. Un match nel quale, a mio avviso, sono risultati fondamentali i fattori agonistici e mentali. Kvitova ha iniziato contratta, ha perso due volte di fila la battuta (Kenin si è trovata avanti 4-1 e servizio) e da quel momento ha continuato a inseguire, senza mai riuscire a rovesciare l’inerzia del match (6-4, 7-5). Nemmeno quando, nel secondo set, Sofia ha concesso qualcosa per un po’ di comprensibile braccino (sul 5-4 e servizio) sono cambiate le cose; un immediato controbreak ha fatto di nuovo la differenza. Un dato credo illustri bene la differenza di killer instinct delle protagoniste. Palle break convertite: Kenin 4 su 5, Kvitova 2 su 12.

Forse l’aspetto più interessante che si può ricavare dal Roland Garros di Kenin è questo: in tre partite contro avversarie di livello medio-alto (Ferro, Collins, Kvitova), Sofia ha sempre messo in campo lo stessa atteggiamento tecnico-tattico. Quando il match ha attraversato le fasi più complesse e lottate, ha sempre deciso di prendere in mano lei le sorti dello scambio, provando a spingere di più, e a cercare il vincente. Sui campi lenti dell’autunno parigino, più che i lungolinea rendevano molto gli incrociati stretti e i drop-shot; e Sofia ha dimostrato di saperli giocare con efficacia proprio in questi frangenti. Sono tratti caratteriali importanti, che spiegano come mai a soli 21 anni abbia già nel proprio palmarès una vittoria e una finale Slam.

Poco da dire sulla finale, persa quasi senza storia contro Swiatek (6-4, 6-1). Difficile capire quanto abbia inciso il problema alla gamba nel secondo set (evidenziato dal Medical Time Out). Resta il fatto che, superata la fase del recupero da 3-0 a 3-3 del primo set, Swiatek è sempre riuscita a comandare la situazione. E lo ha fatto con un margine tale da mettere in secondo piano le componenti agonistiche, nelle quali Kenin aveva dimostrato di avere un punto di forza.

a pagina 2: Nadia Podoroska

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