Il tennis tira la cinghia in tempi di Covid, ma forse il challenger di Marbella ha esagerato

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Il tennis tira la cinghia in tempi di Covid, ma forse il challenger di Marbella ha esagerato

“Nella mia carriera tennistica non mi sono mai sentito tanto disprezzato da qualcuno dell’organizzazione”, racconta lo spagnolo Pedro Martinez. Il challenger di Marbella ha costretto lui e altri giocatori a pagarsi l’alloggio da soli

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Pedro Martinez – Marbella Open 2020 (foto via Twitter @MarbellaOpen)

Il 2020 continua a essere un anno non facile per giocare a tennis. Certo, va anche peggio per cose molto più importanti, ma, almeno qui, possiamo limitarci a parlare dello sport che amiamo. Se chi gioca per divertirsi deve fare i conti con un altro mese di stop (sempre che il clima non consenta di giocare all’aperto), la stagione con il buco in mezzo non è stata affatto clemente con i professionisti della racchetta, oltre che, naturalmente, con tutti quelli che traggono dai tour una fonte di reddito più o meno diretta.

Solo per fare un esempio, il 40% del personale di Tennis Canada ha perso il lavoro perché non è stato possibile organizzare la Rogers Cup. Senza contare le ricadute su un sistema che stava sfornando tennisti anche di altissimo livello, da Bianca Andreescu a Denis Shapovalov. Ecco quindi spiegati gli enormi sforzi per riuscire a organizzare eventi le cui probabilità di disputa sembravano quasi risibili, primo fra tutti lo US Open, con annesso il Masters 1000 di “Cincinnati” in una perfetta applicazione del concetto di economia di scopo, ma anche l’autunno europeo su terra battuta.

Anche dove si è riusciti a giocare, il pubblico si è rivelato un fattore determinante. O, più precisamente, l’assenza di pubblico o il numero estremamente ridotto di appassionati sugli spalti. Il Roland Garros ne è uscito complessivamente bene (24 milionilordi di utili) nonostante i mille spettatori al giorno rispetto agli oltre 34.000 giornalieri della passata edizione, sempre ricordando che si tratta di uno Slam, quindi con cifre relative ai diritti televisivi nemmeno paragonabili con quelle dei tornei minori. Un effetto diretto del minore introito generato dalla vendita dei biglietti e di tutte le attività collegate alla presenza degli appassionati si è senza dubbio registrato sui montepremi, nonostante si sia riusciti a non penalizzare i giocatori di fascia più bassa.

 

Il Western&Southern Open di passaggio a New York ha offerto in totale 4,2 milioni di dollari contro i 6 del 2019, aumentando però di circa il 10% l’assegno per gli sconfitti al primo turno che hanno pertanto incassato 24.560 dollari (lordi). Ciò a spese dei primi della classe, primo fra tutti il vincitore, Novak Djokovic, che si è accontentato di 285.000 dollari invece del milione abbondante dell’anno scorso.

Scendendo rapidamente di livello, l’ATP 250 di Anversa ha offerto un montepremi del 38% inferiore a quello del 2019 quando ad Andy Murray erano toccati 110.000 euro contro i 30.000 e spicci del freschissimo vincitore Ugo Humbert. Sempre a beneficio di chi ha più difficoltà a far quadrare i conti perché più spesso non arriva molto avanti nei tabelloni del Tour. A proposito di “sfortunati” vincitori, andando sulla pagina ATP di Sascha Zverev, constatiamo che i due titoli consecutivi a Colonia gli sono complessivamente valsi meno di 28.000 euro. Per fortuna ha giocato anche tre match di doppio insieme al fratello Mischa che gli hanno fruttato altri 3.000 euro. In definitiva, chi vince si accontenta, ma almeno tutti stanno facendo qualcosa perché qualche centinaio di professionisti o aspiranti tali non rischino di dover smettere di giocare. Forse non proprio tutti.

Zverev con il primo trofeo vinto a Colonia

SCARAMUCCE A MARBELLA

Più che altro, c’è qualcuno che la rende anche più complicata del solito, come sta succedendo al Challenger 80 di Marbella, almeno secondo quando denuncia Pedro Martinez, ventitreenne della provincia di Valencia che questo mese ha sfondato il muro della top 100 dopo il terzo turno al Roland Garros raggiunto partendo dalle qualificazioni. Affidandosi (malvolentieri) ai canali social, Martinez, iscritto appunto al Marbella, spiega che i Challenger offrono sempre l’ospitalità (pernottamento e colazione) ai giocatori, i quali devono però prenotare l’albergo con almeno due settimane di anticipo, cosa peraltro non semplice soprattutto quando sei impegnato in altri tornei.

Insomma, Pedro ha prenotato solo mercoledì scorso, non rispettando la disposizione del Rulebook ATP, come del resto non hanno rispettato i tempi Carballes Baena, Munar, Taberner e altri perché non sapevano quando sarebbero potuti arrivare. “In tutto il circuito Challenger si giocano più di 150 tornei all’anno in oltre 40 Paesi ed è la prima volta che un torneo adotta questa posizione” scrive Martinez riferendosi al fatto che le spese dell’albergo saranno a carico suo e dei suoi colleghi. Una decisione presa dal direttore del torneo Ronnie Leitgeb (sì, l’ex coach di Muster, Gaudenzi, Quinzi, ex presidente della federtennis austriaca, eccetera). E, forse, dover pagare non è nemmeno la parte peggiore.

Pedro continua il suo racconto: “È arrivato a dirmi che la persona che si occupa delle mie prenotazioni è stupida e che è disposto a darmi mille euro di tasca propria perché me ne torni a casa e non mi faccia più vedere ai suoi tornei, perché non ha alcun interesse che Carballes, Munar e io (i tre spagnoli con ranking più alto iscritti al torneo) siamo in tabellone e che nessuno verrà a vederci giocare. Hai appena finito di festeggiare l’ingresso nei top 100 e due settimane dopo ti senti dire questo. Mai nella mia carriera tennistica mi sono sentito tanto disprezzato da qualcuno dell’organizzazione e dubito che siano in molti ad avere avuto un’esperienza simile nel circuito”. Conclude con apprezzamenti per il sito del torneo, per tutti gli altri che ci lavorano e per il personale dell’ATP che tuttavia non ha voce in capitolo sull’argomento.

Il tweet di Carlos Taberner

Sullo stesso tono il tweet di Carlos Taberner, che indica Leitgeb come responsabile della decisione “unica, di negare l’ospitalità ai suoi giocatori”, oltre a non essersi degnato di rispondere ai miei messaggi o alle chiamate. Non manca la comprensibile amarezza: “È molto difficile accettare che queste cose accadano in uno dei pochi tornei che quest’anno si disputano nel tuo Paese e sentire un tale disprezzo quando credevi di giocare in casa. Si è aggiunto anche Carballes Baena, che aveva prenotato nove giorni prima del lunedì di inizio del torneo perché non sapeva se avrebbe giocato. “Credo un tempo sufficiente per informare l’hotel” scrive su Instagram, “e non penso che fosse pieno in questi tempi complicati per il Covid”. Proprio in virtù di questi tempi complicati, non sembra così folle aspettarsi quella elasticità che, a quanto dicono i tennisti, è sempre stata la norma dovunque abbiano giocato. Anche Carballes sottolinea come Leitgeb abbia trattato lui e Pedro in maniera “inappropriata”.

Da parte del torneo, non c’è stata ancora risposta. Nel frattempo, Martinez, secondo del seeding, ha giocato il suo incontro di primo turno e vinto. Il suo assegno passa così da 450 a 730 euro. Se arriverà ad alzare il trofeo, diventeranno 6.190. Meno le imposte e, a quanto pare, il costo dell’hotel.

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Boris Becker a Eurosport: “Non è giusto che Djokovic sia considerato il cattivo dei Big 3”

Dopo la sconfitta di Nole in finale a New York, Becker ha affermato che il suo ex allievo “non doveva giocare a Tokyo. Spero che venga trattato meglio”

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È ancora fresco il ricordo di quanto accaduto domenica 12 settembre sull’Arthur Ashe di Flushing Meadows, dove Daniil Medvedev ha mandato in frantumi i sogni di Grande Slam di Nole Djokovic conquistando il suo primo Major. Non è stata però la sconfitta del serbo ad avere tanto risalto mediatico. Si è parlato più del suo crollo nervoso. La sua estrema solidità mentale, il suo più grande punto di forza, è venuta meno solo di fronte all’obiettivo più grande che un giocatore di tennis può sperare di raggiungere. L’ha capito molto bene Boris Becker, che ha allenato il numero 1 del mondo e nel podcast di Eurosport Germania Das Gelbe vom Ball (Il giallo della palla) ha provato ad analizzare quanto accaduto: “Non ho mai visto Novak piangere sul campo da tennis. Deve aver raggiunto o superato il proprio limite emotivo. Gli avranno sicuramente chiesto, ogni giorno dopo Wimbledon, se fosse in grado di vincere il Grande Slam o se fosse in grado di diventare il detentore del record di Majors”.

“Questo l’ha sicuramente influenzato” continua Boris, “e il suo discorso a fine match è stato ancora più sorprendente. Aveva gli occhi lucidi mentre diceva ‘Oggi è il giorno più bello della mia vita, perché ho finalmente sentito di essere rispettato e amato’. Tutto questo nel giorno in cui non è riuscito a sfruttare quella chance si presenta una volta sola nella vita: vincere tutti gli Slam in un anno. È stata una situazione incredibile, un momento assurdo“.

Non ci sono solo le difficoltà emotive del torneo in sé alla base della sconfitta, l’unica su 28 partite giocate negli Slam nel 2021. Secondo Becker, Djokovic avrebbe dovuto abbandonare i sogni di ‘Golden Slam’ (4 Major + Oro Olimpico) e non andare a Tokyo dopo Wimbledon: “A essere onesti, non credo che avesse il Golden Slam nei suoi piani. Credo che lui abbia pensato al Grande Slam per la prima volta dopo Parigi. Avrebbe preferito non andare a Tokyo 2020 per rigenerarsi, ma sappiamo che è un serbo orgoglioso e voleva rappresentare il suo Paese. Solo che anche lui è umano! Non si può vincere tutto sempre. Non esiste la perfezione e da Tokyo è tornato stremato. Forse avrebbe dovuto prendersi una pausa più lunga dopo Wimbledon, come ha sempre fatto, di tre o quattro settimane. Lo stress del viaggio, il villaggio olimpico, la cerimonia d’apertura… È stato tutto molto bello, ma al tempo stesso estremamente estenuante”.

 

Ancora non è il momento di fermarsi però. Nole avrà già dalla prossima stagione diverse chance per staccare Nadal e Federer, vincendo il 21esimo titolo Slam. Proprio sul confronto tra il serbo e i suoi due più grandi rivali Becker ha lasciato un commento: “Conosco Novak sia a livello privato che professionale ed è un bravo ragazzo: un giocatore che alle volte si comporta male sul campo, ma chi non lo fa? Pubblico e media inclusi devono abituarsi all’idea che non sono due, bensì tre giocatori che hanno grandi qualità non solo come giocatori ma anche come persone. Non è accettabile che Novak sia sempre rappresentato come il cattivo, mentre Roger e Rafa sono sempre rappresentati come i bravi ragazzi. Non è giusto. Spero che queste due settimane a New York, la finale, il suo successivo discorso e la reazione del pubblico di New York possano finalmente metterlo sotto una nuova luce. Medvedev ha detto che Djokovic è il più grande di sempre: non me l’aspettavo. Conosciamo Medvedev, non è uno che s’inventa o dice cose solo per arrivare a uno scopo, anzi. Credo che abbia causato forti reazioni nel circuito. Nadal e Federer avranno certo sentito la sua affermazione e certo che se Novak avesse vinto, il problema del GOAT non si sarebbe più posto più. L’opinione di Medvedev andrebbe rispettata“.

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Il Masters 1000 di Madrid resta alla Caja Magica fino al 2030

Trovato l’accordo per il rinnovo di contratto tra le istituzioni della capitale e l’organizzazione del torneo

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Caja Magica - Madrid 2021 (photo MMO21)

La città di Madrid ha trovato l’accordo con Madrid Trophy Promotion, la società di Ion Tiriac che organizza il Mutua Madrid Open, per continuare ad ospitare il Masters 1000 su terra battuta sino al 2030. La notizia è stata ufficializzata nel corso di un evento tenutosi nella mattinata di venerdì 17 settembre alla Caja Magica, sede del torneo dal 2009, a cui hanno partecipato il direttore del torneo Feliciano Lopez, il sindaco di Madrid José Luis Martínez Almeida e il presidente di Madrid Trophy Promotion, Gerard Tsobanian. “Il Mutua Madrid Open è uno degli eventi simbolo della città, il quinto o sesto torneo di tennis più importante al mondo, subito dopo gli Slam – ha detto il primo cittadino madrileno -. Siamo d’accordo sul fatto che debba crescere ulteriormente puntando su strutture che gli permettano di consolidarsi”.

La capitale iberica, dunque, si tiene stretto il più importante torneo di tennis spagnolo, nonostante negli anni i rapporti tra le istituzioni cittadine e il torneo non siano sempre stati facili. Tuttavia, considerando che il torneo procura un giro di affari superiore ai 100 milioni di euro, Madrid alla fine ha rinnovato il contratto precedente. L’accordo scadeva nel 2021 senza alcun vincolo né opzione automatica per un rinnovo che non era scontato ma che alla fine è arrivato, nell’interesse di ciascuna parte.

“Senza la città di Madrid non saremmo potuti arrivare dove siamo oggi – ha detto Tsobanian -. Il torneo ogni anno frutta una cifra che si aggira sui 105 milioni senza contare gli incassi pubblicitari”. L’accordo prevede anche la costruzione di un nuovo campo nella zona nord dell’impianto, con una capacità massima di 10mila spettatori, per potenziare ancora di più il circolo che ospita ogni anno il combined ATP e WTA. La prossima edizione si giocherà dal 26 aprile all’8 maggio 2022.

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WTA Lussemburgo: Samsonova travolge Bencic, sfiderà Ostapenko in semifinale

La tennista lettone continua nella difesa del titolo superando Cornet, ma troverà sulla sua strada una lanciatissima Ljudmila Samsonova

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Poche sorprese nelle prime due partite di oggi al torneo WTA 250 di Lussemburgo. Il match di più alto profilo della prima parte della giornata è stato sicuramente quello tra la campionessa in carica Jelena Ostapenko (che ha vinto l’edizione 2019, mentre nel 2020 non si è giocato) e la francese Alize Cornet, rispettivamente numero 3 e numero 8 del tabellone. Ad avere la meglio è stata Ostapenko, che ha superato Cornet in due set. Estremamente equilibrato il primo parziale, in cui Ostapenko si è trovata due volte sotto di un break. Cornet ha avuto anche la possibilità di servire per il set sul 5-4, ma la tennista lettone è stata brava a non concedere alla francese neanche un set point.

Un mini-break a testa anche nel gioco decisivo, con Cornet che questa volta ha potuto giocarsi il primo set point della partita. Resterà l’unico: Ostapenko salva e trova il break decisivo che fissa il punteggio del tie-break sull’8-6 in suo favore Più facile il secondo set, la tennista francese perde il servizio già nel terzo game e lascia scorrere via la partita. Per Ostapenko in semifinale ci sarà la (relativamente) sorprendente Ljudmila Samsonova, che non ha mai perso il servizio (due palle break salvate su due) contro una delle giocatrici più in forma del momento, l’oro olimpico Belinda Bencic. Capace di vincere un titolo quest’anno, sull’erba di Berlino, la giocatrice russa ha dato la sensazione di aver ritrovato quello stato di forma in corrispondenza del quale tutto le riesce semplice ed è in grado di travolgere le avversarie, sebbene al turno precedente avesse faticato molto di più contro, Oceane Dodin, decisamente più abbordabile.

Si è rivelata invece più semplice del previsto la pratica per la 18enne Clara Tauson, che aggiunge un altro tassello importante a una stagione già ottima lasciando solo cinque game alla molto più esperta Bouzkova. In semifinale troverà la vincente di un altro big match di giornata, quello tra Elise Mertens e Marketa Vondrousova che chiuderà il programma.

 

[3] J. Ostapenko b. [8] A. Cornet 7-6(8) 6-2
C. Tauson b. M. Bouzkova 6-3 6-2
[7] L. Samsonova b. [1] B. Bencic 6-1 6-4
[5] M. Vondrousova vs [2] E. Mertens 7-5 6-2

Il tabellone completo di Lussemburgo

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