L'MTO più decisivo dell'Australian Open: una grande Muchova elimina la numero 1 Barty

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L’MTO più decisivo dell’Australian Open: una grande Muchova elimina la numero 1 Barty

Sotto 6-1 2-1, Muchova sembra spacciata. Chiede un MTO e la partita cambia radicalmente: Barty beffata con il match in pugno. Muchova giocherà la sua prima semifinale Slam

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Karolina Muchova - Australian Open 2021 (via Twitter, @australianopen)
 

[25] K. Muchova b. [1] A. Barty 1-6 6-3 6-2

Il modo in cui un semplice medical timeout di pochi minuti ha finito per stravolgere l’equilibrio della sfida tra Karolina Muchova e Ashleigh Barty, finendo per provocare l’estromissione di quest’ultima dal torneo, è il manifesto del perché si utilizzi ancora l’abusata formula ‘sport del diavolo’ applicata al tennis.

Barty era avanti di un set e di un break, in totale controllo al cospetto di un’avversaria fallosa e a quanto pare anche debilitata. Dopo l’MTO è iniziata un’altra partita, dominata da Muchova con anche una certe dose di spettacolo e di bei colpi a supporto. “Ho cercato di giocare scambi più brevi, perché gli scambi lunghi del primo set mi stavano creando problemi” ha detto Karolina a fine partita, poco dopo aver trovato ristoro grazie a una borsa del ghiaccio sul capo e aver confermato di essersi sentita priva di energie al termine del primo set, quando ha chiesto il supporto medico. Alla sua seconda presenza in un quarto Slam (dopo Wimbledon 2019) va dunque a segno e farà il suo esordio tra le prime quattro. Grazie a una vittoria che dopo una decina di game sembrava quasi impossibile.

 

IL MATCH

La partenza ad handicap di Muchova è la stessa degli ottavi contro Mertens, con la differenza che dall’altra parte della rete c’è la numero uno del mondo. Un’avversaria completamente diversa, oltre che di ben altro spessore, abituata a comandare lo scambio con servizio e dritto e ad addormentarlo col back di rovescio, quando è necessario.

La verità è che ad Ash non serve fare nulla di particolare per andare in vantaggio 5-0. Il primo break è frutto di una serie di risposte bloccate che mandano in confusione i colpi di rimbalzi di Muchova, in occasione del secondo la giocatrice ceca fa più o meno tutto da sola mentre il conteggio degli errori gratuiti s’avvia pericolosamente verso la doppia cifra. Il primo punto del quinto game è addirittura un passante di rovescio vincente in top di Barty – una mezza rarità, considerando la fragilità dell’esecuzione bimane dell’australiana. Proprio un paio di imprecisioni di Barty con il colpo coperto consentono a Muchova di vincere il primo game. Non si ripete però la rimonta miracolosa del match precedente: Muchova continua a trovare il campo con scarsa regolarità (a volte fallendo il target di metri) e a faticare in risposta, curiosamente più contro la seconda che contro la prima. Barty suggella il game del 6-1 con un gran passante di dritto e la partita sembra segnata.

La sensazione si rafforza dopo i tre orrori che costano a Muchova il break in avvio di secondo set: doppia stecca nello stesso punto (volée e dritto), doppio fallo e uno sventaglio fuori di svariati metri. Barty va 2-0, la ceca tiene finalmente un game di servizio in modo convincente ma prima che la numero uno del mondo possa andare a servire sul 2-1, Muchova chiede e ottiene un medical timeout. Non sembra infortunata, ma più che altro accusare un calo di pressione: le viene misurata la febbre e poi esce dal campo per qualche minuto. Le era successo qualcosa di simile anche nella sfida contro Kenin del WTA Elite Trophy 2019, partita poi vinta tra sofferenze e patimenti.

L’evento risulterà essere anche questa volta una vera e proprio catarsi. Da un lato Muchova torna in campo più convinta, dall’altro Barty perde il controllo della partita. Due dritti a metà rete valgono l’immediato contro-break, ma il peggio per l’australiana deve ancora arrivare. Soprattutto perché a questo punto la ceca si mette a giocare per davvero, prende la rete con regolarità e inizia a dare un senso alla presenza dei bizzarri applausi finti che vengono messi in play alla fine del punto (ricordiamo che gli spalti sono ancora vuoti). Dopo un game comodo al servizio per Muchova, ce ne sono quattro di fila con grosse ambasce per chi serve.

Il più divertente (per i telespettatori notturni e per Muchova) è il settimo, nel quale la ceca è costretta a difendere una palla break con la seconda e a tirare una sfilza di smash, tutti stoicamente respinti da Barty, prima di chiudere con un dritto assai coraggioso. Il meno divertente per Barty è l’ottavo, perché nonostante la sua avversaria la grazi con una leggerezza sotto rete a campo praticamente libero alla fine il break arriva, alla quarta occasione del game. Ormai padrona dal campo, più sicura negli schemi di pressione sia da fondocampo che in proiezione offensiva, Muchova tiene il servizio a zero e porta il match al terzo.

Anche nel parziale decisivo arriva subito un break, e a questo punto non è difficile immaginare chi sia a portarsi in vantaggio. La partita è decisamente cambiata, Barty non riceve più regali dalla sua avversaria e dà la sensazione di non avere più un piano concreto per fare il punto. Muchova invece sa sempre cosa fare, a volte la palla sta dentro e a volte no, ma si gioca sempre alle sue condizioni. È incredibile la rapidità con cui la partita si è completamente capovolta ed è incredibile non riscontrare alcun cenno di reazione sul volto della numero uno del mondo. La sensazione che la partita sia finita arriva sul 40-40 del game successivo, quando Barty spedisce fuori un (inspiegabile) schiaffo al volo di dritto che le avrebbe fruttato una preziosa palla break. Muchova è brava a tenerle la testa sott’acqua, battendola anche sul territorio del pittino che di solito è favorevole a Barty. Un doppio nastro beffardo nel settimo game dà la mazzata finale ad Ash, che finisce sotto di due break e manda Muchova a servire per la prima semifinale Slam della sua carriera.

Qui il braccino dell’esordiente arriva e ha le fattezze di tre palle break da difendere. Karolina Muchova però è un’esordiente che gioca splendidamente bene a tennis, e quando deve salvare il game tira fuori soltanto perle – nello specifico due dritti vincenti e una volée di dritto così bassa che il cemento della Rod Laver Arena la inghiottisce prima che Barty possa provare a ribattere. Un ace cancella ogni paura e la 25° testa di serie, alla terza partecipazione all’Australian Open, estromette la più forte giocatrice del mondo – secondo il computer WTA – e approda in semifinale. Troverà una statunitense, Pegula o Brady, e forse giocherà persino da favorita. Dopo aver vinto una partita che ricorderà per tutta la vita.

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Shelton e McNally vincono la Wild Card Challenge per l’Australian Open 2023

Se entrambi saranno qualificati per il tabellone principale, l’invito sarà assegnato a chi li segue nelle rispettive classifiche dell’Australian Open Wild Card Challenge

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Ben Shelton - Cincinnati 2022 (foto Twitter @atptour)

Le classifiche finali dell’Australian Open Wild Card Challenge maschile e femminile hanno decretato vincitori Ben Shelton e Caty McNally. Entrambi hanno conquistato la wild card per partecipare al primo Slam dell’anno secondo gli accordi che ci sono tra la federazione tennis australiana e quella statunitense. Se i due tennisti statunitensi dovessero ottenere l’accesso diretto al tabellone principale dell’edizione 2023 dell’Australian Open (cosa alquanto probabile dato che sono rispettivamente numero 97 e 94 del mondo), le wild card verranno assegnate a chi li segue nella classifica generale di questo avvincente e particolare “Challenge”.

Per l’ottavo anno di fila, la USTA e l’Australian Open hanno trovato un accordo finalizzato al reciproco scambio di wild card per il tabellone principale degli Australian Open e degli US Open 2023. L’Australian Open Wild Card Challange riguarda i punti conquistati dai tennisti dell’USTA in tre tornei disputati dal 24 ottobre al 14 novembre per gli uomini, fino al 24 ottobre e per cinque settimane per le donne.

Inseriti nel Challenge maschile, tutti gli eventi indoor e outdoor su campi in cemento a livello M25 e superiore, inclusi gli eventi ATP e Challenger. In quello femminile invece sono inclusi stati tutti gli eventi indoor e outdoor su campi in cemento a livello W25 e superiore. I destinatari di wild card dovranno ovviamente seguire tutti i protocolli dell’Australian Open in relazione alla quarantena o alla vaccinazione.

 

L’Australian Open comincerà il 16 gennaio per terminare domenica 29: Rafa Nadal dovrà difendere il torneo maschile, mentre in ambito femminile si cercherà colei che succederà ad Ashleigh Barty.

Di seguito sono riportati il ​​totale dei punti di ogni giocatore e la classifica attuale (tra parentesi):

Uomini

1. Ben Shelton (n. 97) — 240

2. Chris Eubanks (n. 124) — 130

3. Tennys Sandgren (n. 272) — 107

4. Michael Mmoh (n. 110) — 87

Donne

1. Caty McNally (n. 94) — 189

2. Madison Brengle (n. 59) — 161

3. Taylor Townsend (n. 131) — 130

4. Alycia Parks (n. 150) — 126

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Craig Tiley tranquillizza Djokovic sui tifosi australiani: “Il nostro è un pubblico equo. Celebriamo il successo”

I prossimi Open australiani torneranno ad ospitare Novak Djokovic dopo che il campione serbo ha ricevuto un visto temporaneo

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Il Ceo di Tennis Australia, Craig Tiley, ha lanciato un appello a tutti gli appassionati di tennis australiani esortandoli a trattare in modo equo Novak Djokovic quando tornerà a Melbourne a gennaio per la prima volta dal respingimento alla frontiera, con tanto di deportazione, andato in scena nel 2022.

Il Dipartimento degli affari interni ha confermato la scorsa settimana che Djokovic ha ricevuto un visto temporaneo, il che significa che parteciperà agli Australian Open del 2023, dopo essere stato detenuto ed espulso lo scorso gennaio a causa della sua posizione di vaccinazione. Fino allo sviluppo della scorsa settimana, c’era il rischio che il 21 volte campione del Grande Slam venisse bandito dall’Australia per tre anni a causa di quegli eventi. Djokovic cercherà di vincere il decimo titolo di singolare maschile degli Australian Open.

Il sei volte vincitore delle ATP Finals – eguagliato Roger Federer – non si ritiene preoccupato dell’accoglienza; e nemmeno Tiley, che a The Age spiega: “Ho molta fiducia nel pubblico sportivo australiano e nel nostro pubblico: siamo un pubblico molto equo. Celebriamo il successo e lo ricompensiamo“. L’amministratore ha poi aggiunto: “Certo, sosteniamo gli australiani e vogliamo che gli australiani facciano bene. Penso che il pubblico si divertirà a venire agli Australian Open e penso che accoglieranno tutti i giocatori in modo equo”.

 

Su Djokovic, Tiley aggiunge: “Se si guarda a come ha giocato di recente, si può dire sia il miglior giocatore del mondo. In Australia ha sempre mostrato il suo miglior tennis e sicuramente arriverà con la grande voglia di dimostrare di non essere inferiore alle più giovani stelle”.

Quando si guarda alle spalle, Tiley specifica: “Siamo orgogliosi di come abbiamo gestito le cose. Nel 2021 e nel 2022 abbiamo messo in piedi il primo grande evento tennistico dell’anno in condizioni difficilissime per via del Covid, anche grazie al supporto dello stato del Victoria. Tante cose sono successe intorno a quegli eventi, ma è comprensibile, era una situazione che non avevamo mai sperimentato prima”.

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Novak Djokovic pronto a disputare l’Australian Open, il ban sarà revocato

Fonti vicine al ministro per l’Immigrazione confermano che verrà garantito un visto al tennista serbo

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Novak Djokovic - Tel Aviv 2022 (foto via Twitter @DjokerNole)

Dopo il successo nel primo match delle ATP Finals contro Stefanos Tsitsipas arriva un’altra ottima notizia per Novak Djokovic. Dall’Australia giunge la notizia che il tennista serbo avrà la possibilità di disputare l’Australian Open 2023, dato che il suo ban di tre anni dal suolo australiano sta per essere revocato dal governo federale.

Secondo quanto riportati dai media australiani, fonti vicine al governo garantiscono che il nuovo ministro per l’Immigrazione Andrew Giles garantirà un visto a Novak Djokovic. Concessione del visto che andrebbe quindi ad annullare automaticamente il ban di tre anni inflitto al tennista serbo in aggiunta alla cancellazione del visto avvenuta lo scorso gennaio.

La querelle legata all’ingresso in Australia di Djokovic lo scorso gennaio aveva animato la vigilia del primo slam stagionale. Il tennista serbo, infatti, prima arrivò nel paese grazie ad un esenzione medica. Al suo arrivo fu bloccato in aeroporto, tenuto in detenzione e poi vide il suo visto annullato dal Ministro Alex Hawke per “motivi di salute e ordine pubblico”.

 

La querelle arrivò sino alla Corte Federale, che in un’udienza domenicale confermò l’annullamento del visto. Il ricorso di Djokovic, infatti, fu respinto dalla corte e il tennista serbo fu costretto ad abbandonare Melbourne.

Nei giorni precedenti, il direttore dell’Australian Open Craig Tiley aveva alimentato le speranze di una partecipazione di Novak Djokovic al primo slam stagionale dichiarando: “Dipende interamente dal governo australiano. So che Novak vuole venire a giocare e tornare a competere qui. Ama l’Australia e questo è il posto dove ha avuto il miglior successo. Qualsiasi tipo di annuncio e il suo timing, tuttavia, dipende da qualcun altro e noi restiamo qui in attesa.”

Djokovic già nelle settimane precedenti aveva evocato dei “segnali positivi” in merito al suo possibile ritorno sul territorio australiano per disputare l’Happy Slam. Durante la conferenza stampa post successo contro il greco Djokovic ha dichiarato che i suoi legali stanno discutendo con il governo australiano in merito all’ottenimento di un visto per l’ingresso nel paese. “Non vi è nulla di ufficiale, rimaniamo in attesa. Siamo in contatto col governo australiano e questo è tutto quello che posso dire”.

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