Super Sonego. Finale da guerriero con cuore e testa (Crivelli). Sonego non si ferma più (Mastroluca). L'Italia di Umberto Rianna: «Il segreto è nel confronto» (Guerrini). Montecarlo, première della terra rossa con Nadal e Djokovic (Semeraro)

Rassegna stampa

Super Sonego. Finale da guerriero con cuore e testa (Crivelli). Sonego non si ferma più (Mastroluca). L’Italia di Umberto Rianna: «Il segreto è nel confronto» (Guerrini). Montecarlo, première della terra rossa con Nadal e Djokovic (Semeraro)

La rassegna stampa di domenica 11 aprile 2021

Pubblicato

il

Super Sonego. Finale da guerriero con cuore e testa (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Perdere la pazienza significa perdere la battaglia. Lorenzo Sonego ha margini tecnici ancora inesplorati, ma una qualità innata ne ha sempre illuminato il percorso agonistico: l’animo del guerriero, quello che ti tiene sempre dentro la partita. Pazienza, appunto. E non si perde mai la testa. Così Lorenzo arriva alla sua terza finale in carriera; dopo l’erba di Antalya nel 2019 (vittoria) e il veloce indoor di Vienna (sconfitta), arriva la terra di Cagliari: tre superfici diverse. Oggi, in un match ostico contro il campione in carica Djere, che sul rosso ha vinto 51 delle sue 61 partite Atp, può diventare il primo azzurro dal 2006 ad alzare un trofeo sul suolo patrio: Volandri, l’attuale c.t. di Davis, ci riuscì a Palermo. Intanto, Lollo si annette pure il torneo di doppio insieme all’amico Vavassori: quando si dice la settimana dei sogni. Certo, la semifinale contro Fritz conferma la durezza delle loro sfide: al Roland Garros giocarono un tie break (vinto dal torinese) di 37 punti, sotto il cielo nuvoloso della Sardegna restano in campo oltre due ore e mezza e i primi tre game durano 22 minuti. Eppure, quando Sonego si ritrova avanti di un set e due break, il trionfo sembra vicino. E invece si incarta, diventa prevedibile con la palla corta, mentre il vento gli rende monco il servizio. Ma è qui, nel cuore di una partita già vinta e poi improvvisamente scivolata dall’altra parte della rete, che Lorenzo si esalta una volta di più, archiviando la delusione e impilando 5 game di fila a inizio terzo set che chiudono i conti. Che cuore: «Dietro la mia crescita, da un paio d’anni c’è indubbiamente un grande lavoro mentale: ho imparato che bisogna sempre rimanere attaccati alla partita, non mollare, non farsi travolgere dalla sensazione di impotenza. Dalla prima finale giocata ad Antalya ho acquisito esperienze importanti in giro per il mondo, mi sono allenato con giocatori più forti cercando di apprendere le cose migliori».

Sonego non si ferma più. Oggi la finale con Djere (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Un sabato speciale, un sabato italiano. A Cagliari, ieri è stato il giorno di Lorenzo Sonego che ha centrato al Sardegna. Open la terza finale ATP su tre superfici diverse, e vinto il torneo di doppio con l’amico Andrea Vavassori. Quando c’è da lottare, il numero 4 azzurro si accende e scalda anche l’aria fredda sotto il grigio cielo sardo. Dopo la battaglia contro il tedesco Yannik Hanfmann, Sonego ne vince un’altra, anche questa mentalmente non semplice, contro Taylor Fritz. L’azzurro ha chiuso 6-4 5-7 6-1 dopo essere stato avanti di due break nel secondo set. «Ci tenevo tanto a far bene qui – ha detto Sonego in conferenza stampa – sto giocando ad alto livello delle belle partite e non era scontato. Passare dal veloce alla terra rossa così bene mi dà molta fiducia». Oggi alle 13 Sonego giocherà la finale numero 170 per un italiano nel circuito ATP. Se dovesse vincere, entrerà per la prima volta tra i primi trenta del mondo. Sonego sfiderà il serbo Djere, numero 57 del ranking, che l’anno scorso ha vinto il titolo al Forte Village di Santa Margherita di Pula. E’ un giocatore solido, che ha ottenuto sulla terra battuta 51 vittorie sulle 61 totali nel circuito ATP. Non è appariscente ma sbaglia poco. «È molto solido sulla terra battuta. Ha un grandissimo rovescio e buoni cambi di ritmo. Risponde bene, il servizio invece non è micidiale», ha dichiarato il coach di Sonego, “Gipo” Arbino. Ieri Sonego ha festeggiato anche il suo primo titolo in doppio, in coppia con il suo grande amico Andrea Vavassori. In finale, hanno sconfitto Simone Bolelli e l’argentino Andres Molteni 6-3 6-4.

L’Italia di Umberto Rianna: «Il segreto è nel confronto» (Piero Guerrini, Tuttosport)

Umberto Rianna è una figura chiave nella crescita del tennis italiano. Responsabile del Progetto Over 18, segue Matteo Berrettini e Lorenzo Sonego e dalla scorsa stagione anche Lorenzo Musetti e Giulio Zeppieri. In Fit si èoccupato anche di Under 14. Coach cresciuto alla scuola di Nick Bollettieri, Rianna festeggia nel 2021 i 30 anni da tecnico. Rianna. dopo 30 anni di attività se si volge indietro agli inizi qual è la prima immagine? «Penso a Giacomo Staiano che mi fece conoscere Nick Bollettieri a Capri. Andammo a Bradenton e fui subito inserito in un ambiente incredibile, un percorso di formazione in cui i giovani erano affiancati a grandissimi allenatori e potevano seguire ragazzini emergenti. A me toccò Tommy Haas, aveva 13 anni. Una palestra di vita, non solo professionale. Con Bollettieri non c’erano mai pause».

Dall’academy a coach.

Ho cominciato con Malisse, ho seguito Nargiso e Pescosolido che erano già maturi. Ancora adesso porto con me l’esperienza con Xavier, l’opportunità di lavorare con un ragazzo che era sotto i grandi riflettori e faticava. 18 mesi, credo nessuno sia rimasto così a lungo con lui. Aveva firmato un contratto importante con Adidas, era diventato famoso giocando alla pari un match con Sampras. Con lui ho capito subito che per un giocatore avere quel talento può essere una benedizione e una maledizione. Se non riesci a coltivare le qualità, se non capisci che oltre alle capacità ci vogliano le competenze, non arrivi. E quei concetti sono le mie pietre miliari.

In Italia poi il Blue Team. E da Arezzo. cioè dal privato, è passato al pubblico, alla federazione.

E’ stata un’altra esperienza bellissima, il Blue Team, completamente diversa. All’inizio da solo, poi formando giovani maestri, una vera Academy. Poi è arrivata la chiamata di Sergio Palmieri, prima gli Under 14 e poi gli Over 18. Quando mi ha contattato Palmieri, mi ha detto espressamente che l’obiettivo era quello di fortificare le sinergie tra allenatori e federazione che erano meno strutturate. L’intento era anche far capire che seppur privati, tutti si è parte di una squadra, la Fit, l’Italia. C’era bisogno di messaggi più concreti, di risorse.

Lei allena, ma non è l’allenatore dei giocatori, da tempo non più strappati dal loro ambiente. Un ruolo in cui serve anche psicologia. Non c’è solo la parte tecnica e organizzativa.

Sì, una volta si riunivano i giovani promettenti nel centro tecnico, come a Formia o a Tirrenia. In un’ottica di decentramento sembrava un’idea un po’ stretta e forse ora sarebbe anacronistica. I centri tecnici sono sempre fondamentali, ma sono diventati più centri servizi, per allenamenti, approfondimenti, di supporto a ragazzi e team. La Fit ha fatto sforzi importanti, investito parecchio e nel modo giusto, anche con le nostre sinergie con lo staff. E io, è vero, sono un allenatore, ma non il coach dei ragazzi e nemmeno l’allenatore dei tecnici. Non saprei definire, forse consulente. Meglio, mi sento un supporto.

In questo momento magico si rischia di far crescere troppe aspettative. I risultati del lavoro si valutano nel complesso. Ma Sinner e Musetti si nasce, no?

Ecco, serve equilibrio. Non sono i Sinner e i Musetti le vere conseguenze di questo lavoro approfondito, che peraltro comincia fin dai 12enni. Ci sono i tecnici esperti, di qualità, c’è la tecnologia al servizio, ci sono i professionisti di ogni settore, nutrizionale, psicologico, fisico-atletico. Nel professionismo basta un solo dettaglio non funzionante per far sì che i giovani non raggiungano il livello prevedibile. […]

Esiste una via italiana al tennis, o nella globalizzazione è impossibile?

Tecnicamente non è attuale, il confronto è crescita. Ma c’è sicuramente una via italiana al tennis, un modo di fare. Abbiamo capacità specifiche, una storia, un’energia misteriosa con cui abbiamo superato momenti difficili. A conferma di questo, un giorno è venuto l’allenatore di Thiem a chiederci dopo un match con Berrettini come lavorasse Matteo. Il pericolo principale che corriamo ora, è sederci. Ma non succederà. Un altro pericolo è immaginare che debbano emergere di continuo i Sinner e Musetti. Abbiamo tanti giovani con grandi qualità, dobbiamo rispettare la loro crescita individuale. Ogni percorso è unico.[…]

Montecarlo, première della terra rossa con Nadal e Djokovic (Stefano Semeraro, La Stampa)

Lo scenario è magico, il teatro vuoto (causa Covid),l’appuntamento al buio. Resta illuminato il palcoscenico, il centrale del Country Club di Montecarlo, dove per la prima volta dopo l’Australia rivedremo in campo Novak Djokovic e Rafa Nadal – ma non Federer e Thiem che hanno deciso di passare la mano – e l’Italia da oggi fungerà da padrona di casa: il defending champion è sempre Fabio Fognini, visto che nel 2020 il torneo non si è disputato. Cagliari e qualche altro appuntamento minore hanno fatto da trailer, ma la vera première della terra battuta è qui. Trattasi di appuntamento al buio perché non sappiamo granché dello stato di forma dei protagonisti, ad esempio toccherà scoprire in corso d’opera se Djokovic ha recuperato dopo il misterioso strappo addominale che pure non gli ha impedito di sbancare Melbourne. Il sorteggio gli ha risparmiato la collisione con il n. 2 Atp Andrei Medvedev, e il n. 3 Rafa Nadal, piazzati nella parte bassa del tabellone, ma al secondo turno il Djoker potrebbe trovarsi di fronte il suo “nipotino” Jannik Sinner. Jan non ha giocato sulla terra, dopo il bel torneo e la finale persa a Miami si è solo allenato. All’esordio gli capita Albert Ramos, che quattro anni fa nel Principato si arrese solo a Nadal in finale, quindi guai a sottovalutarlo. Anche Nadal, 11 volte campeon, non è al massimo, e lontano dalla forma migliore sembra purtroppo anche Fognini, malmenato a Marbella da uno dei nipotini di Rafa, Jaime Munar. Dovesse passare il primo turno contro Kecmanovic, al terzo finirebbe in rotta di collisione con Medvedev. Lorenzo Musetti dovrà testare le qualità da terraiolo di Aslan Karatsev (in caso di vittoria avrà Tsitsipas), Matteo Berrettini rientra anche lui da un fastidioso infortunio agli addominali e ha assaggiato il rosso solo in doppio a Cagliari con il fratello Jacopo.

Continua a leggere
Commenti

Rassegna stampa

Non basta un grande Sinner contro Nadal (Bertolucci, Mastroluca, Azzolini, Barana). Berrettini irrompe negli ottavi (Crivelli)

La rassegna stampa di giovedì 13 maggio 2021

Pubblicato

il

Jannik, uno stop che conforta. C’è voluto il Rafa migliore (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

Talvolta il sorteggio fa il birichino e si diverte a offrire già nei primi turni partite che noi appassionati vorremmo vedere invece nelle fasi più calde. E così la rivincita del Roland Garros tra Nadal e Sinner è andata in scena già al debutto nel torneo dello spagnolo, che giustamente temeva l’incrocio con il giovane azzurro, consapevole che in otto mesi le condizioni sono cambiate. Jannik infatti sta procedendo a grandi passi verso la maturazione, affinando il bagaglio tecnico con soluzioni più ampie e grazie a una gestione più strategica delle partite. Tuttavia non va dimenticato che dall’altra parte della rete si trovava di fronte il giocatore più forte di sempre sulla terra. La sfida del Foro ha dimostrato, se ce ne fosse bisogno, che le distanze tra il fenomenale campione maiorchino e Sinner restano importanti, ma anche che il ragazzo di Sesto Pusteria ha le doti e la mentalità per colmare il gap con i più grandi, purché gli si lasci il tempo di imparare. La versione primaverile di Nadal aveva lasciato intravedere alcune crepe che potevano anche indurre all’ottimismo, ma ritrovata l’atmosfera di uno dei suoi tornei prediletti il numero 3 del mondo ha riproposto la sua fenomenale abilità di risolvere ogni problema tattico che gli venga proposto dall’avversario. Sinner è stato bravo, Nadal però ha dovuto mostrare la sua miglior versione su terra del 2021 per venire a capo del match: il segno della grande qualità di Sinner.

Rivince Nadal, e Sinner la prende male (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Jannik Sinner esce dal campo cupo, deluso, triste. Anche troppo, dopo il 7-5 6-4 subito contro uno dei Rafa Nadal più duri e tenaci del 2021. Una versione dello spagnolo che difficilmente si vede nel match d’esordio di un grande torneo. «È una sconfitta difficile da accettare – dice dopo la partita, con la voce spenta, lo sguardo nel vuoto – E’ dura parlare di questo match, nella mia mente sto ancora un po’ giocando. Penso che avrei potuto, avrei dovuto fare meglio. Ma se penso alla partita a Montecarlo con Djokovic, so che sono migliorato. Dovremo riguardare questa sfida molte, molte volte con il mio team. Stavolta non è mancato tanto per vincere, ma d’altra parte mi manca ancora tanto». Ci credeva Sinner, che ha tolto cinque volte il servizio a Nadal: «Penso di aver fatto molte cose bene, ho giocato un match solido contro un avversario molto solido», ha detto Nadal, «Jannik è un giocatore molto completo. Ha un ottimo rovescio, un buonissimo dritto, io credo di essere stato bravo a non perdere troppo campo. Non mi sorprendono i suoi colpi, né la sua capacità di tirarsi fuori da posizioni difficili. Sta sta migliorando molto, ma non puoi vedere i progressi di un tennista in un giorno, devi seguirlo». Al di là del punteggio, il match racconta i progressi dell’azzurro rispetto al quarto di finale di Parigi. Racconta anche il rifiuto della sconfitta di un campione come Nadal, che ha perso cinque volte il servizio. L’azzurro non si limita a cercare di non sbagliare. Colpisce spesso forte al centro, poi forte in un angolo, più frequentemente quello destro. Con questo schema, semplice nella teoria, Sinner può concentrarsi sull’esecuzione e sul timing. Il maiorchino lo conosce e lo rispetta, sta dentro la partita non come farebbe contro un qualsiasi altro teenager. L’altoatesino è più compiuto rispetto alla sfida di Parigi. Lo vedi in campo, dal modo in cui annulla sei set point prima di cedere il primo parziale. Lo spagnolo vorrebbe accorciare gli scambi, per mascherare gli effetti del logorio del tennis moderno. L’azzurro è il primo a piazzare il break, il maiorchino appare meno aggressivo, sembra giocare più corto. Ma con Nadal non è mai finita, ed è qui che si vede la differenza tra chi campione lo è già e chi aspira a diventarlo. Rafa torna martellante, lo costringe ad affannose rincorse mentre il vantaggio svanisce.

A lezione da Nadal (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Non è per tutti la terra rossa. Non più. Malgrado in molti muovano da lì, dai rimbalzi regolari ma non troppo, dalle alte velocità che non servono se non sai fare altro. Poi ci ripensano, magari per scoprire che il cemento, così uguale e democratico offre alcove più comode e tranquillizzanti, nelle quali le misure contano ma anche altro. Sul rosso, è diverso. Gli anni di Nadal l’hanno trasformato in un concetto. Non si gioca più su una superficie, ma su una tavola prospettica di se stessi, che rifrange ciò che siamo davvero e che saremo un domani. Lavoratori indefessi, disponibili al sacrificio, ma fino a che punto? Pronti a mettersi in discussione, forse, ma quanto a cambiare davvero? Pensieri, valutazioni, che hanno spinto nei giorni scorsi Daniil Medvedev, ieri tritato da Karatsev, a una curiosa dichiarazione. «Non sono da terra rossa, non lo sarò mai. Non lo sono nell’indole, e non lo è nemmeno il mio fisico». È il numero due del tennis, e sta dicendo all’intera comunità che non potrà mai esserlo a pieno titolo, a tutto tondo. Gli mancherà comunque un pezzo. Stando così le cose, un confronto con Rafa Nadal ha tutto per essere considerato un privilegio. Sinner però ha fretta di imparare, e non basta andare avanti di due break nel primo set e farsi riprendere sempre nel game successivo. E nemmeno guidare il match 4-2 e 30-0 nel secondo, per poi ritrovarsi al centro dello tsunami tennistico nadaliano, in grado di ridisegnare il match in modo del tutto sconosciuto da Sinner, di punto in bianco sotto 5-4, e nuovamente spolverato nel decimo game, con sei set point annullati, prima dell’ultimo finito sulla riga, manco fosse una sentenza. Diceva coach Platti, dopo la sconfitta del Roland Garros che Jannik si era troppo rilassato dopo aver ottenuto il break. Glielo potrebbe dire anche questa volta. Tale è la fatica (mentale, più che fisica) che Jannik tende a frenare la rincorsa, quando ha raggiunto un obiettivo, seppure parziale. Rafa no. Lui accende i motori di riserva, e crea intorno a sé un gorgo letale. La lezione comunque è servita, passi avanti ci sono stati. Il confronto, a colpo d’occhio, risulta quasi paritario. È Rafa a trasformarsi in corso d’opera «Sapevo che sarebbe stato un match duro. Il giovane Jannik cresce davvero bene». La partita è persa, ma l’esame è comunque superato. […]

Sinner “monstre”. Nadal, vittoria dura (Francesco Barana, Corriere dell’Alto Adige)

Tutto parte dalla testa. La differenza, ieri sera a Roma agli Internazionali d’Italia, tra Jannik Sinner e Rafa Nadal è stata tutta lì. Perché sul piano tecnico, degli scambi, dell’intensità di gioco la contesa (spettacolare) è stata equilibrata e sembra incredibile anche solo poterlo scrivere per un ragazzo di soli 19 anni dinanzi a un fuoriclasse epocale. Il paradosso è che Rafa, numero 3 del mondo, ha risolto in 2 ore e 12′ (7-5, 6-4) un match quasi sempre condotto da Sinner. Che si è trovato due volte in vantaggio di un break nel primo set e ancora una volta nel secondo. Il primo set è emblematico. Un’ora e sette minuti sul filo di un precario equilibrio. Succede di tutto: due break di Sinner subito stoppati da Rafa e nel finale sei set point annullati dal pusterese con tanta personalità. La settima palla set invece Nadal la sfrutta, ma il rimpianto vero resta il doppio vantaggio di Sinner non capitalizzato. E il cedimento in quei frangenti è stato più che altro mentale: non si spiega altrimenti il disastroso 17% di prime di servizio di Sinner nel secondo gioco, quando doveva difendere il break precedente. Situazione simile al quarto game: sul 3-2 e in battuta Jannik ha rimesso ancora una volta in carreggiata il maiorchino. Che già e raro se ti concede due occasioni, figurarsi la terza. Infatti da quel momento il venti volte slam, ha cambiato marcia e Sinner si è ritrovato a inseguire e ad annullare tre set point sul 4-5, poi altri tre sul 5-6, mettendo tutte e sei le volte prime di servizio. Non così nella settima chance di Nadal, quando lo scambio si è allungato ed è scappato in corridoio il rovescio incrociato di Jannik. Ma Sinner non si è disunito nel secondo set ed è un grande merito questo. II pusterese, anzi, strappa per la terza volta il servizio a Nadal al terzo game con un rovescio incrociato sublime. Questa volta, a differenza del primo set, Sinner capitalizza il vantaggio nel successivo turno di battuta (3-1). Ma non dura: insomma, è ancora la mente a fare la differenza. Nadal non si fa sfuggire la preziosa occasione e controbrekka (4-4). Tutto da rifare e, non a caso, Sinner accusa il colpo. Perde male il gioco successivo (4-5) e un Nadal ora indemoniato lo infila in risposta nel decimo e ultimo gioco. Si esce a testa altissima.

Matteo irrompe negli ottavi: «Sono in fiducia». E c’è pure Sonego (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Il calore della Città Eterna avvolgerà con la sua passione sopita da troppo tempo le meravigliose speranze azzurre. Ovazioni e musica, con il Foro che oggi battezzerà la rinascita seppur parziale dello sport in presenza e avrà l’onore e l’orgoglio di farlo applaudendo Matteo e Lorenzo, due giovani eroi italiani. Berrettini e Sonego rappresentano dunque l’avamposto a Roma del nostro rinascimento tennistico, un’opera d’arte sportiva che adesso si ritrova a confrontare i propri capolavori con un paio di talenti mondiali tra i più rinomati: sono infatti Tsitsipas e Thiem i rivali degli ottavi. Un tempo, forse, avremmo abbassato lo sguardo di fronte al destino, ora lo sfideremo a testa altissima. Berretto ci scherza, sul secondo turno scavallato in scioltezza contro l’australiano Millman dopo le fatiche del debutto contro Basilashvili: «Diciamo che ho raggiunto il primo obiettivo, volevo arrivare fin qui per sentire finalmente il pubblico gridare il mio nome». In realtà ci voleva, una partita così, per rimetterlo in tono e ridargli fiducia senza richiedergli troppe energie: «E’ sempre bello vincere una partita in poco tempo e con buona qualità di gioco, dalla metà del primo set sono sicuramente salito di livello. Una vittoria che mi dà ancor più consapevolezza». Il rivale sulla strada per i quarti si chiama Tsitsipas: «Secondo me per alcuni versi siamo simili; servizio e dritto, ci piace giocare con il top spin, usiamo slice e palle corte. Ovvio, è un giocatore in fiducia, ma lo sono anch’io. Però lasciatemi dire una cosa: non credo sia giusto chiamarci ancora Next Gen, siamo diventati giocatori di alto livello, tra i primi 10 della classifica e stiamo macinando grandi risultati». Tra l’altro, il vincitore della loro contesa troverebbe quasi certamente Djokovic nei quarti per una sensazionale sfida generazionale. Oggi anche Sonego si troverà davanti un grande avversario: Thiem, per lunghi tratti strapazzato dall’ungherese Fucsovics ma poi capace di ritrovare la pesantezza dei colpi fino al 6-0 perentorio del terzo set: «Un grandissimo giocatore, uno dei più forti sulla terra — analizza Lollo — ma ci si allena e si fanno sacrifici per partite come queste, dove misuri il tuo livello e la tua crescita».[…]

Continua a leggere

Rassegna stampa

Orgoglio Berrettini. E oggi la sfida Sinner-Nadal (Crivelli, Esposito, Mastroluca, Marchetti, Bertellino)

La rassegna stampa di mercoledì 12 maggio 2021

Pubblicato

il

Orgoglio Berrettini: «Vi ho dimostrato perché sono top-10» (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Preoccuparsi è dannoso come aver paura: rende le cose più difficili. Ieri, sul Centrale sferzato dal vento e sotto un cielo plumbeo, Matteo Berrettini deve essersi ricordato che un top ten non può mai essere soggiogato dalla paura. Neppure se è reduce da una finale persa appena 48 ore prima che ha indubbiamente lasciato graffi al morale. Che il primo turno dell’ex ragazzino che su questi campi palleggiava con Nadal e Federer potesse nascondere molte complicazioni era scritto nelle scorie psicologiche e fisiche della sconfitta di Madrid e nelle qualità del rivale, il georgiano Basilashvili, numero 30 Atp, non un mostro di continuità ma già capace, in stagione, di vincere due tornei, a Doha sul cemento e a Monaco sulla terra. All’inizio del match il fantasma di Zverev e la profondità dei colpi dell’uomo di Tbilisi sono un rompicapo per Berretto, che infatti ha la mano freddissima al servizio: appena il 36% di prime in campo. «Sapevo che le condizioni erano molto diverse rispetto a Madrid – confessa Matteo – dove mi bastava mettere un servizio e poi esplodere il dritto, grazie alla velocità superiore della palla in altura. Lui ha subito giocato bene, è stato molto continuo, senza cali. Ha fatto una partita di alto livello». Per uscirne, serviranno le doti che vanno oltre la tecnica e che rendono completo il bagaglio di un campione: il cuore, l’orgoglio, la volontà di non cedere alla sconfitta. E così il rendimento alla battuta di Berrettini sale di botto, consentendogli di togliere ritmo al georgiano. Una vittoriosa battaglia di nervi che dimostra una volta di più quanto ci stia bene, Matteo, tra i grandi del mondo: «Sono rimasto lì con la testa. Mi sono scavato dentro, ho tirato fuori tutto quello che avevo con una mentalità molto buona. Ho sempre detto che mi sento legittimamente un top ten, perché quello che ho ottenuto non me l’ha regalato nessuno. Ho dimostrato che il tennis non è soltanto una questione di colpi. In queste situazioni, l’energia che uno ci mette e il modo di approcciare le difficoltà contano di più». Oggi, nel secondo turno, lo attende l’australiano Millman, numero 42 Atp, avversario tignoso e battagliero: «Non non ho mai giocato contro di lui, non mi ci sono mai nemmeno allenato, ma dai risultati credo stia attraversando un buon momento. So che tipo di giocatore è: un gran lottatore, molto tenace. Certo, mi sento favorito, ma dovrò dimostrarlo». […]

Nadal, benedizione a Sinner: «E’ il mio debutto più duro» (Elisabetta Esposito, La Gazzetta dello Sport)

 

L’estate in cui Jannik Sinner nasceva, Rafa Nadal diventava professionista. Era il 2001 e il maiorchino da poco quindicenne iniziava la scalata al ranking. Poco meno di vent’anni dopo, eccoli uno di fronte all’altro in una sfida dal sapore agrodolce. Jannik e carichissimo: «Cercherò di fargli più male possibile». Rafa si tiene cauto, non ha bisogno di proclami, del resto qui ha già vinto nove volte e, sulla terra rossa, ha storicamente pochi rivali. Ma che non stia affatto sottovalutando la partita di oggi è evidente in ogni sua parola: «E’ un esordio duro, forse il più duro che mi potesse capitare. Sinner è giovane, ma migliora giorno dopo giorno, sta scalando il ranking, viene da una grande prova a Miami e ha acquistato fiducia. È uno di quelli che ti obbligano a giocare al meglio, vediamo se ne sarò capace…». La stima quando si parla del proprio avversario spesso è più forma che sostanza. Ma Rafa è sincero. Lo dimostra la storia. Dopo essersi sfidati per la prima e finora unica volta ai quarti del Roland Garros 2020, a gennaio di quest’anno lo spagnolo ha scelto Sinner per le due settimane di allenamenti nella bolla degli Australian Open. Se non lo considerasse forte, avrebbe senza dubbio chiesto a qualcun altro. Quelle giornate di sfida costante hanno lasciato il segno. Jannik una volta ha detto: «Allenarmi con lui a Melbourne è stata la cosa migliore che potesse capitarmi a 19 anni, non solo per la mia carriera, ma anche come esperienza di vita. Non lo scorderò mai». […]

Berrettini sul ring da vero Top-10 (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Non ha avuto il ponentino malandrino, né il cri cri dei grilli. Per dire il suo sì e passare il primo turno agli Internazionali BNL d’Italia, Matteo Berrettini non ha avuto alle spalle il fascino di Roma. Ha dovuto contare solo su se stesso. Sotto un cielo grigio, in un Centrale del Foro Italico vuoto, che gli ha messo un po’ di tristezza, il numero 1 azzurro ha rimontato 4-6 6-2 6-4 il georgiano Nikoloz Basilashvili, uno dei tre giocatori ad aver vinto già due titoli ATP quest’anno. «Ho dimostrato che il tennis non è solo una questione di colpi. In queste situazioni, contano di più l’energia che ci metti, come affronti le difficoltà – ha detto dopo la partita – Il mio avversario ha giocato bene, è stato molto continuo, senza cali. Ha fatto una partita di alto livello. Io sono rimasto lì con la testa. Mi sono scavato dentro, ho tirato fuori tutto quello che avevo». Nel primo set, la sua stanchezza si vede, si sente, si traduce in un 36% di prime di ser contro un avversario in fiducia, che lo attacca senza indecisioni dal lato del rovescio e chiude il parziale con più del doppio dei vincenti. Ma dal secondo set, la partita cambia verso e il numero 1 azzurro si accende. Raddoppia la percentuale di prime di servizio, e il dato numerico diventa vantaggio competitivo, gli consente di avvicinarsi al campo e far valere la varietà di soluzioni. Il terzo parziale è il più difficile. C’è vento, il cielo è coperto, il georgiano non molla. Se si entra nello scambio, Berrettini va in affanno ma Basilashvili ha battuto solo un Top 10 sulla terra battuta in carriera: non può essere un caso. Berrettini ora affronterà l’australiano John Millman, trentunenne di Brisbane, numero 42 del mondo, per raggiungere un potenziale ottavo di finale contro Stefanos Tsitsipas. […]

Nadal: «Sinner, il peggior inizio!» (Christian Marchetti, Corriere dello Sport)

Jannik ringhia ancora. Il ko di Madrid da Popyrin ha fatto catapultare al Foro Italico un Sinner carico e quadrato. Pronto anche a sfidare Rafael Nadal. E ora lo scherzo del destino di mettere l’uno di fronte all’altro l’allievo e il maestro al secondo impegno. Sebbene, ieri, il 19enne di San Candido numero 18 del mondo sia stato avvistato sul Centrale a prendere lezioni da Djokovic, impegnato in un tennis subacqueo con Fritz. Nadal batte Sinner 7-6, 6-4, 6-1. Questo il verdetto dell’unico precedente tra i due, i quarti di finale del Roland Garros di un anno fa. Ma, per Jannik, Rafa è un libro aperto. Non semplicissimo. Si sono allenati in quarantena prima dell’Australian Open, il ragazzo italiano ha cercato di assorbire tutto come una spugna e ha messo tutto nel suo bagaglio. Jannik si è presentato a Roma dicendo a tutti. «Ah, no, eh. Non mi parlate di film, serie tv e libri. Io sto pensando solo al tennis». Ebbene, oggi lo dimostrerà. E Rafa Nadal, sceso lunedl al numero 3 del ranking mondiale, dall’alto dei suoi 34 anni preannuncia: «Nulla dura per sempre. Devi accettare il ricambio generazionale e vedere cosa viene fuori. Noi (i ‘Fab 3″ Djokovic, Nadal, Federer; ndr) siamo più vecchi e loro (le facce nuove della next generation) sono sempre più forti, a me non piace nascondere la verità. Non stiamo giocando tanti tornei come quelli che giocavamo prima ed è normale che dopo vent’anni nel tour assistiamo all’arrivo di una generazione vincente». Dal punto di vista della preparazione, spiega il maiorchino, «contro Sinner sarà un inizio difficile nel torneo, una delle peggiori partenze possibili. Spero di essere pronto abbastanza». Preparatevi a una battaglia.

C’è sinner-Nadal. E Roma si ferma (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Tutti gli occhi puntati sulla grande sfida tra Rafael Nadal, nove volte campione a Roma, e Jannik Sinner, n. 18 Atp e personaggio a dispetto del non volerlo essere a ogni costo. Il pronostico è dalla parte del mancino di Manacor, re della terra rossa, ma Sinner è pronto a giocarsi le proprie possibilità perché nell’unico precedente su questa superficie (Roland Garros 2020) per più di un set aveva fatto partita pari con Rafa, che arriva al confronto dopo lo stop patito nei quarti a Madrid per mano di Zverev. Sinner ha già esordito in modo convincente a Roma, battendo in due set il francese Humbert, altro mancino, preparandosi al grande evento. I due si conoscono bene essendosi allenati insieme per 15 giorni ad Adelaide, in preparazione agli Australian Open. Il giovane azzurro è pronto a dar battaglia: «Entrerò in campo con la giusta mentalità e cercherò di fargli male con il mio gioco. Anche lui però mi conosce meglio. Il tennis è uno sport di situazioni e ognuna richiede la giusta soluzione». Nadal risponde con la saggezza delle mille battaglie vinte: «Jannik è un tennista in costante ascesa. Dovrò giocare bene, ne sono consapevole. So che è molto motivato e impaziente per il duello. Anche io lo sono. Roma è un torneo che mi ha dato tante soddisfazioni e sono contento di esserci». […]

Continua a leggere

Rassegna stampa

Turbo Sinner, arriva Nadal. Super Musetti colpi d’autore (Crivelli). Com’è bella la giovane Italia (Mastroluca). Sinner e gli altri sinfonia azzurra (Valesio)

La rassegna stampa di martedì 11 maggio 2021

Pubblicato

il

Turbo Sinner, arriva Nadal. Super Musetti colpi d’autore (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Quanto è bella giovinezza, che non fugge davanti alle aspettative accresciute e alle pressioni ingrandite, ma cavalca l’onda di una crescita impetuosa i cui orizzonti sono oggettivamente impronosticabili se non nei dintorni del paradiso. Perché il domani ha senz’altro una certezza: Sinner e Musetti, i Dioscuri del rinascimento tennistico azzurro, non sono i più forti under 20 del mondo per caso, perché la loro maturazione segue il filo logico del talento, dell’applicazione, della fiducia nei team e nelle proprie capacità.

[…]

 

Adesso, solidi nelle loro certezze, impongono con autorevolezza il marchio di una classe sopraffina. Contro il maestro Il pericolo per Sinner, nella sfida contro il mancino francese Humbert che lo batte alle Next Gen 2019 in un match del girone senza nulla in palio ma che non possiede adesso il peso di palla per dare fastidio al nostro, era di pensare troppo alla vetta successiva, la cima Nadal che domani ritroverà nel secondo turno. Un premio meritato per la prestazione senza smagliature e soprattutto per il percorso di questi cinque mesi, In cui Jannik si è guadagnato íl nirvana nonché il rispetto di qualunque avversario.

[…]

l’ammirazione solo mediata da qualche occhiata alle sue partite, dopo l’incrocio parigino è diventata un granitico riconoscimento delle qualità di Jannik, fino a convincere Nadal a sceglierlo come compagno di allenamenti nella bolla australiana di gennaio. Un’esperienza di cui il numero 18 del mondo saprà certamente fare tesoro: «A nessuno piace perdere contro un ragazzino di 19 anni, men che meno a un fenomeno come lui. Conterà molto la mia mentalità, al Roland Garros ero entrato in campo con quella giusta. Dovrò fare la stessa cosa, io sono convinto di avere le potenzialità per metterlo in difficoltà, ma poi le tue idee e le tue doti devi provare a metterle in campo ed è la cosa più difficile, e il fatto che ci siamo allenati insieme mette sullo stesso piano vantaggi e svantaggi per entrambi». Chissà come reagirà, invece, Lorenzo Musetti alla novità di un match contro il più alto del circuito, lo yankee Reilly Opelka, che tra i 2.11 di altezza e l’estensione del braccio e della racchetta tira giù il servizio da quasi quattro metri. Intanto Lollo si annette uno scalpo prestigioso, quello del polacco Hurkacz, proprio il giustiziere di Sinner In finale a Miami, che si ritira per un generico malessere sul 6-4 2-0 a sfavore ma non prima di aver tastato il mal di testa provocato dalle magie del carrarese, michelangiolesco nelle esecuzioni lungolinea di rovescio e In quelle smorzate impossibili da leggere. A Roma, insomma, per Lollo sono sempre brividi: «Gli ho chiesto cosa avesse, mi ha risposto che non si sentiva bene. Credo di aver comunque meritato íl punteggio che era maturato fin li, mi sono sentito bene sulla palla fin dal primo punto e sono stato bravo a disinnescare la sua battuta. A questo torneo e a questi campi mi legheranno sempre ricordi bellissimi, è una grande emozione giocare a Roma. Adesso spero di arrivare almeno agli ottavi, In modo da godere del ritorno del pubblico». Per riuscirci, dovrà chiedere il lasciapassare al gigante: «Più che al suo servizio, dovrò pensare al mio, a non perderlo mai e a provare a cogliere le opportunità che lui mi concederà».

[…]

Com’è bella la giovane Italia (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

La giovane Italia vince e diverte. Jannik Sinner batte 6-2 6-4 il francese Ugo Humbert e sfiderà Rafa Nadal, nove volte vincitore degli Internazionali BNL d’Italia. Lorenzo Musetti avanza per il ritiro del polacco Hubert Hurkacz, che ha abbandonato all’improvviso con l’azzurro in vantaggio 6-4 2-0 dopo un primo set di scintillante bellezza da parte di entrambi. Sinner e Nadal daranno vita al secondo turno che tutti avrebbero voluto vedere dal momento del sorteggio. Si sono incontrati nei quarti all’ultimo Roland Garros, si sono allenati insieme nelle due settimane di quarantena obbligatoria prima dell’Australian Open.

[…]

Il teenager con la miglior classifica ATP ha già giocato sia contro Rafa sia contro Djokovic, che l’ha battuto al secondo turno a Montecario. Esperienze che gli hanno permesso di accelerare i tempi dell’evoluzione tecnica. «Ora so di avere più armi – ha detto dopo la vittoria contro Humbert – Ma questi grandi campioni ti mettono sempre sotto pressione. Devi essere pronto a trovare la soluzione giusta, e devi affrontarli tante volte per arrivare a quel punto». Intanto, ha dimostrato di avere già un’altra cilindrata rispetto al leggero quanto creativo francese, provetto suonatore di pianoforte.

[…]

Dopo la sconfitta con l’australiano Popyrin a Madrid, Sinner ha spiegato di essersi allenato sul servizio e sulla gestione dei punti. Domenica ha anche guardato la finale che Matteo Berrettini ha perso contro Alexander Zverev alla Caja Magica. «Mi è dispiaciuto che abbia perso – ha rivelato Sinner – ci siamo incrociati negli spogliatoi e gliel’ho anche detto». Berrettini si stava preparando per la sua prima sessione di allenamento al Foro Italico. Il numero 1 azzurro debutterà già oggi contro il georgiano Nikoloz Basilashvili.

[…]

MUSETTI. In maniera altrettanto dominante, fino al momento del ritiro del polacco Hurkacz, Musetti ha messo in campo una dotazione completa di colpi potenti, invenzioni e ricami. Ha alternato back, smorzate e diritti fulminanti come quello in corsa, e in diagonale, con cui ha trasformato il set-point Al prossimo turno, gli servirà tutto il repertorio e una buona dose di pazienza contro Reilly Opelka, 211 centimetri di potenza unita a una sorprendente passione per l’arte contemporanea. «Cercherò di rispondere al meglio e concentrarmi il più possibile sul mio servizio» ha detto il carrarino, protagonista di un primo set vario e spettacolare con 28 vincenti e 8 gratuiti complessivi. «Oggi mi sono sentito molto bene, fin da subito. Colpivo bene, sono riuscito a neutralizzare il suo servizio. Viene spesso a rete, nell’ultimo game del primo set sono stato bravo a fargli giocare qualche volée bassa. Sono soddisfatto della mia prestazione» ha aggiunto Musetti, che ha illuminato un Foro Italico silenzioso e senza tifosi.

[…]

Sinner e gli altri, sinfonia azzurra (Piero Valesio, Il Messaggero)

Disponiamo di due giocatori che solleticano la fantasia con suoni differenti. E che, aspettando l’esordio odierno di Sonego e Berrettini, hanno segnato il lunedì degli Internazionali d’Italia. I due in questione sono, ca va sans dire, Sinner e Musetti. Jannik ha risolto la pratica Humbert suonando il francese 6-2 6-4; Lorenzo ha giocato un gran primo set contro Hurkacz (il vincitore di Miami ai danni di Sinner) prima di approfittare del ritiro del polacco quando era avanti 2-0 nel secondo.

[…]

TONI BASSI E TONI ALTI La botta di Jannik (anzi, il 90% dei colpi) produce un suono pieno, da vocale chiusa. E’ la voce di un basso che guida il coro con autorevolezza. II suono prodotto dai colpi di Lorenzo è cristallino anche quando il colpo medesimo, soprattutto di rovescio, è scagliato piatto, prodotto da una meccanica degna di miglior causa. Nel suo tennis ci sono solo note limpide; e ce ne sono pure tante, di diversa tonalità e potenza. Visto che il pubblico arriverà solo da giovedì, quella del tennis giocato e vissuto nel silenzio E un’occasione irripetibile. Anche perché poi ci sono gli altri del gruppo italico, che magari producono musiche più consuete, meno distinguibili da quelli degli altri giocatori che popolano il circus: ma hanno una loro originalità. Prendete Gianluca Mager che è abituato ad ascoltare il suono della risacca della sua Liguria: procedendo al ritmo della marcia di Radetzky ha eroso (6-4 6-3) l’australiano De Minaur, colui che Sinner prese a palate nell’ultima finale giocata delle Next Gen Finals. E a Stefano Travaglia è sostanzialmente bastato imbastire alcune note di Bolero per disfarsi del solito Paire, che ha espresso il gesto più creativo della sua giornata andando a fotografare ripetutamente con lo smartphone la traccia lasciata da una palla che a suo dire era buona mentre l’arbitro l’aveva chiamata out.

[…]

LA STECCA A proposito di neuroni bisogna qui citare anche l’unica stecca di giornata: quella di Fabio Fognini, sconfitto in due partite (6-3 6-4) da Kei Nishikori. A parte i lanci di racchetta, ormai più da contratto che altro, come i silenzi di Celentano, la capacità di Fabio di esprimere quel tennis fatto di improvvisi crescendo che ad un certo punto ti scuotevano le interiora appare un lontano ricordo. Non si capisce bene se sia perché Fabio (che notoriamente è uomo anche sensibile) sta patendo in modo perlopiù inconscio l’ondata di interesse e simpatia che sta accompagnando questa fase del tennis maschile azzurro, un’ondata cui lui è estraneo: o se provi una frustrazione profonda perché il suo fisico non risponde agli stimoli che il suo cervello gli invia.

[…]

OGGI TOCCA A BERRETTINI I concerti (pardon, gli incontri) di oggi degli italiani: intorno a mezzogiorno Berrettinl-Basilashvili sul Centrale e Sonego-Monfils sulla Grand Stand Arena; intorno all’una sul campo 1 Musetti-Opelka. Sempre a mezzogiorno Cocciaretto-Garcia. Aprirà il programma del Centrale alle 10 Martina Trevisan contro la kazaka Shvedova.

[…]

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement