Principe azzurro (Crivelli). Djokovic in cattedra "Ma Sinner mi piace" (Mastroluca). La lezione del Djoker riporta sulla terra il giovane Sinner "Tanto da imparare" (Piccardi). Fognini resta la certezza e Nole promuove Sinner (Bertellino)

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Principe azzurro (Crivelli). Djokovic in cattedra “Ma Sinner mi piace” (Mastroluca). La lezione del Djoker riporta sulla terra il giovane Sinner “Tanto da imparare” (Piccardi). Fognini resta la certezza e Nole promuove Sinner (Bertellino)

La rassegna stampa di giovedì 15 aprile 2021

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Principe azzurro (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Ne resterà solo uno. L’highlander è Fognini, la vecchia roccia che raddrizza la giornata tremebonda del tennis italiano, ormai abituato ai lustrini e alle paillettes ma stavolta disarmato di soluzioni,

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Un’unica bandiera tricolore, perciò, viene piantata sugli ottavi di Montecarlo, e l’alfiere non può che essere il talento di antico pelo che si è presentato all’appuntamento del Principato da campione in carica dopo la favolosa cavalcata del 2019 che lo incoronò primo (e fin qui solitario) azzurro di sempre a conquistare un Masters 1000. Ebbene sì: íl ritorno nel giardino prediletto, sui campi del più importante successo in carriera e dove si respira ancora l’aria di casa, distante appena una trentina di chilometri, ha fin qui rigenerato il gioco e soprattutto la testa di Fognini dopo un mese in tensione e un 2020 alle soglie del baratro, tra la doppia operazione alle caviglie e il Covid preso ad ottobre.

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Quindi è vero, devono esistere per forza i posti del cuore: «Sapete quanto mi piaccia questo torneo, lo sento davvero mio, di queste prime due partite mi è piaciuto molto l’atteggiamento, e quando sono tranquillo anche il tennis scorre, perché il gioco non mi è mai andato via. Mi aveva fatto arrabbiare l’intossicazione alimentare in Messico perché aveva interrotto un momento favorevole, per fortuna Flavia (Pennetta, la moglie, ndr) mi ha tenuto sereno ripetendomi continuamente di non fare storie, che sarebbe passato tutto». L’avversario. Insomma, a Montecarlo Fognini ha sempre percorso incroci importanti: nel 2013, con la semifinale conquistata dopo aver battuto due top ten (Berdych e Gasquet), prese l’abbrivio e la convinzione per vincere finalmente i primi tornei in carriera; nel 2019, quasi eliminato al primo turno da Rublev, risorse fino all’apoteosi dell’eliminazione di Nadal in semifinale e di una finale dominata, lanciandosi verso l’agognata top ten. E quest’anno la forzata rinuncia di Medvedev, positivo al virus, apre il suo spicchio di tabellone al sorriso. Oggi si gioca un posto nei quarti contro Krajinovic, numero 37 Atp, serbo di buona mano cui non portò fortuna la benedizione di Bollettieri («Da fondo vale Agassi, ma a rete è più forte») e che dopo picchi e cadute sembra essersi ritrovato con il nuovo coach Tipsarevic: «Un avversario tosto — è l’opinione di Fogna — che vale più della sua posizione in classifica e gioca bene su tutte le superfici. La vedo 50 e 50, ma io devo continuare a giocare con questa intensità e questa convinzione». Filip tra l’altro è avanti 2-0 nei precedenti, il primo fu quello famoso di Amburgo del 2014, quando Fabio lo chiamò «zingaro serbo». Un episodio che non ha incrinato il rispetto tra i due, come ricorda Krajinovic con il sorriso: «Da allora, tutte le volte che ci incontriamo ci chiamiamo “zingaro” a vicenda. Lui è il campione in carica e un giocatore di classe, sarà una battaglia dura». Chi la vincerà, troverà Carreno oppure Ruud, mica male per un quarto in un Masters 1000 e in attesa quasi sicuramente di Nadal.

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Djokovic in cattedra “Ma Sinner mi piace” (Alessandro Mastroluca, Il Corriere dello Sport)

Sinner «ha dimostrato di essere il futuro del tennis. Anzi, avendo giocato la finale a Miami, è già il presente di questo sport». Le parole di Novak Djokovic, dopo il 6-4 6-2 sul teenager azzurro al secondo turno del Masters 1000 di Montecarlo, sono più di un complimento di facciata. II complimento migliore, comunque, Djokovic gliel’ha fatto in campo. Perché l’ha affrontato con la concentrazione massima per tutta la partita, perché dal 5-4 nel primo set ha giocato cinque-sei game da numero 1 del mondo senza dosare le energie, come gli è capitato in altre occasioni nei primi turni dei grandi tomei. Negli ottavi di finale il serbo incontrerà Daniel Evans

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Totalmente padrone della materia, ha giocato profondo negli scambi rovescio contro rovescio, ha fatto muovere l’azzurro tenendolo lontano dal centro e dalla riga di fondo per poi chiamarlo a rete con un ricorso costante alla palla corta. Ne ha giocate più di venti in tutto il match, per la maggior parte contro il dritto di Sinner. L’azzurro non ha iniziato male, è andato anche avanti di un break sul 2-1.

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Ma il serbo gli ha messo una pressione ad oggi insostenibile per un diciannovenne come Jannik, che comunque ha avuto un’occasione per rientrare in partita, una palla-break che avrebbe potuto portarlo sul 3-4. MIGLIORARE TUTTO. “Noie” ha impostato la partita su un piano chiaro: allontanare Sinner dal centro del campo. Un piano evidente anche dalla predilezione per risposte meno profonde ma più angolate, per costringere l’azzurro a giocare un primo colpo in rincorsa e non in controllo, dopo il servizio. «Cerco sempre di migliorarmi, di imparare anche da partite come quella di oggi, anche se a volte è dura da accettare. Ho un buon team, ho accanto le persone giuste che sanno cosa fare. Spero di poter giocare ancora contro Novak” ha aggiunto il nostro in conferenza stampa. Il teenager con la miglior classifica ATP attuale numero 7 della Race, ovvero il ranking che prende in considerazione solo i risultati dell’anno solare, è pienamente consapevole della distanza che lo separa dal miglior giocatore del mondo. «Devo migliorare tutto – ha detto – Devo soprattutto capire le varie situazioni in partita, i momenti del match. A volte funziona e a volte no, come oggi quando il tuo avversario è più forte o li comprende più velocemente di te». LA STIMA DI NOLE.

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«Ho giocato un incontro solido anche se avrei potuto fare meglio» ha detto il due volte vincitore a Montecarlo, che ha sconfitto in finale Rafa Nadal nel 2013 e Tomas Berdych nel 2015. «Non era un primo turno facile, ho affrontato questa sfida con la giusta intensità. Jannik colpisce forte, dovevo cercare di farlo muovere e di trovare buoni angoli». Di Sinner; con cui si è allenato più volte in passato, ha elogiato la professionalità negli allenamenti quotidiani. «Per questo è regolare – ha detto – E più maturo degli altri tennisti della sua età nel modo di giocare e di prepararsi. II suo tennis mi piace, ha un buonissimo ritmo da fondo».

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La lezione del Djoker riporta sulla terra il giovane Sinner “Tanto da imparare” (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

A 19 anni, 7 mesi e 28 giorni, il ritorno sulla terra non fa male. Novak Djokovic costringe Jannik Sinner a scendere tra noi mortali dall’iperuranio: bastano due set (6-4, 6-2),

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«Djokovic è bravissimo a leggere le situazioni di una partita, si muove bene, prende sempre la decisione giusta. Io tanti momenti ancora devo imparare a capirli. Per ora la miglior cosa che io possa fare è mantenere l’iniziativa su tutti i punti. II resto verrà con l’esperienza». Rispetto al cemento dello swing americano (Jannik era reduce dalla finale a Miami), il rosso è un altro sport, allarga le differenze, esalta le peculiarità: della pattuglia di cinque azzurri, tutti battuti da avversari più forti, resta in vita solo Fabio Fognini, il campione uscente di Montecarlo che viaggia a fari spenti nella notte

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Fuori Caruso con Rublev, Cecchinato con Goffin, Sonego con Zverev, Sinner con Djokovic. E una caporetto ma il tempo depone a favore di Jannik, che riguarderà la sfida chissà quante volte per imparare la lezione. Il Djoker gli ha riservato un trattamento di riguardo: esercizi di visualizzazione prima del match, due break in sei game, 72% di punti vinti sulla seconda, un’esultanza alla fine del primo set degna di una finale, un secondo set attentissimo, offrendo un’unica palla break sul 4-2 sulla quale Sinner si è avventato con l’incoscienza della sua età, sparando il dritto sulla rocca di Montecarlo. Errori di gioventù contro un avversario che l’ha tenuto sotto pressione con la risposta nei game in attacco e con il servizio nel game in difesa, costringendolo spesso al fuori giri e pescando qualche tartufo nella terra del centrale, mentre Jannik arretrava verso i teloni. Ha le sue attenuanti, il barone rosso, che in comune con il Djoker ha le origini in montagna e un coach, Riccardo Piatti, che è stato prezioso per il serbo ed è fondamentale per l’italiano. «La terra io la conosco ancora poco — ammette Jannik —. In Alto Adige ci giocavo due volte alla settimana ma poi faceva freddo e si passava indoor sul veloce». Sarà in tabellone a Barcellona, Madrid, Roma, Parigi, prima di scoprire l’erba, l’oggetto misterioso calpestato tre volte in vita sua: «Mi aspettano mesi duri, però è proprio quello che mi serve per migliorare». Djokovic è stato molto generoso nei suoi confronti- « Jannik è un giocatore a tutto campo, con una storia già importante come dimostra la finale al Master 1000 di Miami. E il futuro del nostro sport, forse anche il presente».

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Fognini resta la certezza e Nole promuove Sinner (Roberto Bertellino, Tuttosport)

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Ieri la brigata italiana ha perso, ai sedicesimi del torneo del Principato, Jannik Sinner, Marco Cecchinato, Salvatore Caruso e Lorenzo Sonego. Solo Fabio Fognini batte l’australiano Thompson. Il ligure si sta ritrovando a Montecarlo, con l’aria salmastra che ben conosce essendo nato a pochi chilometri di distanza, e senza affanni è salito negli ottavi superando con un doppio 6-3 Jordan Thompson, australiano che certo non fa della terra rossa la superficie preferita. Ma i match si devono vincere e il numero 18 del mondo lo ha fatto convincendo, tracciando il campo con maestria e concedendo poco al rivale.

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Oggi troverà il serbo Krajlnovic (3° match dalle 11) che non ha avuto problemi a superare l’argentino ripescato Juan Ignacio Londero

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Nella stessa sezione del tabellone è arrivata la sconfitta della testa di serie n° 7, Diego Schwartzman, tzman, con doppio 6-3 per mano di Casper Ruud, a questo punto potenziale rivale di Fognini nei quarti se il giocatore di Arma di Taggia supererà il prossimo ostacola. Nella prima parte della quarta giornata di main draw altri due italiani sono stati chiamati alla prova di 2° turno. Salvatore Caruso non è andato oltre una dignitosa difesa contro il russo Andrey Rublev, a segno in due set e senza aver dato mai l’impressione di poter essere ripreso dal siciliano. Marco Cecchinato ha invece provato a mettere in difficoltà David Goffin e c’è riuscito in parte nel primo set, ceduto al decimo gioco. Nella seconda frazione calo evidente dell’azzurro ed assolo del belga, salito negli ottavi. IL TALENTO «Giocare a Montecarlo dove abito è sempre bello – ha detto con il sorriso Novak Djokovic al termine del confronto vinto con Sinner -. Un ottimo primo match, Jannik è in forma, ha giocato la finale a Miami e io dovevo rimanere II. Sinner è un giocatore a tutto campo, in grado di colpire alla grande su tutte le superfici. E’ il futuro del nostro sport ma è allo stesso tempo il presente». Cosl il n° 1 del mondo, Novak Djokovic al termine di uno dei match più attesi di giornata.

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A Sinner manca ancora il piano alternativo quando le sue folate trovano dalla parte opposta della rete un muro invalicabile che ribatte con ancora più angoli. La giornata si è chiusa con la sconfitta di Lorenzo Sonego, in due set per mano di Alexander Zverev.

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Fantastico Sonego, batte Thiem e vola ai quarti (Semeraro, Azzolini, Mastroluca, Crivelli). Nadal è gigantesco. Annulla 2 match point e batte Shapovalov (Crivelli)

La rassegna stampa di venerdì 14 maggio 2021

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Sonego, la notte magica. Più forte di Thiem e del coprifuoco (Stefano Semeraro, La Stampa)

Si sperava nel duello al sole fra Matteo Berrettini e Stefanos Tsitsipas, invece l’impresa l’ha fatta l’uomo della notte, Lorenzo Sonego, firmando dopo quasi 3 ore e mezzo di battaglia quella che per ora è la partita del torneo (6-4 6-7 7-6). Se Berrettini sul centrale si è arreso in due set al greco (7-6 6-2), crollando dopo il tie-break perso, Sonny ha firmato un’altra vittoria del cuore, un capolavoro di grinta, di tenacia, di sacrificio. Sulla Grand Stand Arena alle 11 di sera Lorenzo ha buttato fuori dal torneo il numero 4 del mondo, due volte finalista a Parigi e campione in carica degli Us Open, Dominic Thiem, chiudendo in tre set una partita che avrebbe anche potuto chiudere in due, visto che si era preso il primo set attaccando appena possibile, servendo come un treno. Sul 5 pari del secondo ha avuto poi due palle break che l’avrebbero portato a servire per il match, ma Thiem si è salvato giocando un tie-break alla Thiem. Così invece del mezzogiorno di fuoco si è vissuta la beffa del coprifuoco: alle nove e mezzo lo stadio è stato svuotato (fra i fischi) dal pubblico che ieri per la prima volta è stato ammesso al Foro. Il gioco è ripreso dopo 23 minuti, e Sonny è stato il più veloce a ritrovare il ritmo. Piazzato il break al secondo game si è però fatto raggiungere e superare cedendo due servizi consecutivi. Sul 5-4 sembrava fatta per Thiem, che ha anche sprecato un matchpoint, ma un Sonego indomabile è riuscito a pareggiare il conto, a riportarsi avanti 6-5, e a chiudere 7-5 al tie-break davanti ad un Thiem che ha provato a mettere sul campo tutta la sua esperienza, ma che alla fine si è dovuto piegare alla grinta superiore di Sonego. Peccato solo per l’esultanza a spalti vuoti. Stasera si giocherà il suo primo quarto di finale a Roma contro il russo Rublev che ha battuto 6-4 6-4 lo spagnolo Bautista Agut.

Sonego meraviglia (Daniele Azzolini, Tuttosport)

 

L’impresa Sonego ce l’ha nei colpi, nei pensieri. E’ tra i pochi a vantare un “gambetto al Re” al numero uno, che mise alla porta Djokovic a Vienna sul finire della scorsa stagione; perché non tentare il colpo anche con chi è stato numero tre? Figurarsi se uno come Lori si fa sfuggire l’occasione. Anzi, la costruisce sul posto, mattone su mattone, e la rinforza, la smonta e la rimonta ancora più solida, fino a sfinire quello che un tempo si faceva chiamare Dominator, a ridurlo in crisi mistica alle prese con il più paradossale dei monologhi. Come roba da matti è la svolta che Sonego impone al match quando sembra che non ci sia più speranza. Siamo 5-4 per Thiem nel terzo, l’austriaco è al servizio. Lore sgomita e ottiene il break e la parità, gioca da indemoniato e si porta avanti 6-5. Poco dopo siamo al tie break. Intanto il pubblico se n’è andato, per via del coprifuoco. Sonego comincia bene, Thiem rinviene, ma il torinese trova i colpi giusti, gli spari di Thiem non gli fanno paura. Una palla lenta inguaia l’austriaco a rete, il match point dura un attimo, palla lunga, Sonego alza le braccia. Tappa, maglia e cronoscalata sono sue. L’Italia sopravvive, questa volta il faro è questo ventiseienne piemontese al quale lo spogliatoio del Tour concede ormai grande attenzione. Lori passa per quello che “ti fa stare in campo fino a notte’; che “sa giocare tutti i colpi; che “se ti azzanna, non ti molla più’: Thiem era avvisato… Non il miglior Thiem, è vero. Viene da un lungo rimessaggio, curativo di infortuni del fisico e dell’animo, e ha ripreso solo a Madrid. Qui a Roma mostra già di essere cresciuto, ma Sonego l’ha obbligato a dare il meglio di sé per portare a casa il match e non è bastato. Lori ha vinto il primo, ha costretto Thiem a un faticoso tie break nel secondo, ha condotto di un break il terzo, infine l’ha superato in volata. Giocherà con Rublev, ma i quarti appena raggiunti valgono già moltissimo.

Gigante Sonego, la notte più bella (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Il capolavoro di Lorenzo Sonego. Dopo tre ore e 28 minuti di partita, dopo aver sconfitto 6-4 6-7 7-6 Dominic Thiem, e avergli rifilato 50 vincenti, ha ancora la forza di ballare in campo. Ha conquistato il cuore dei tifosi italiani, soprattutto quelli che c’erano per i primi due set sulle tribune della Grand Stand Arena. Ma poi hanno dovuto abbandonare lo stadio a causa del coprifuoco. II torinese diventa il quindicesimo azzurro nei quarti di finale agli Internazionali BNL d’Italia nell’era Open. Affionterà per la terza volta il russo Andrey Rublev, che l’ha battuto l’autunno scorso in finale a Vienna. «Devo cercare di portare in alto la bandiera dell’Italia, è stato bello avere il sostegno dei tifosi» ha detto nell’intervista a caldo dopo una partita che ha vissuto di orgoglio rabbioso e coraggio per tre set. Nonostante il 25% di tifosi presenti, la natura dell’atmosfera sulla Grand Stand Arena è la solita del Foro Italico. Serve anche quella perché il torinese si gusti a fondo una partita di cui è assoluto, meritato protagonista. Perché un Sonego così non si era mai visto. Oggi è un giocatore più consapevole di quello che può fare, di dove può arrivare. Tenace lo è sempre stato. Contro Thiem ci ha messo anche grandi prime di servizio, ottime le soluzioni in slice da destra anche nei momenti importanti della partita. Gioca forte, senza paura di rischiare. Mira alle righe, rischia più di qualche palla corta e qualche attacco in controtempo. Per due set, gioca un tennis scintillante che lascia incredulo il suo coach “Gipo” Arbino. Thiem, al contrario, inizia piano, anche troppo. Non è la sua versione migliore e si vede da come prepara il servizio e da quanto corto giochi di diritto, perfino da metà campo. E come saltata la catena cinetica, a parità di sforzo l’effetto ìimpallidisce rispetto a quanto mostrava nei momenti migliori. Per un giocatore come il tornese sentirsi in controllo contro il numero 4 del mondo è evidentemente inusuale. Ci prende gusto. In queste situazioni si incrociano due spinte. Da un lato, speri che possa continuare così; dall’altro, avverti la precarietà dello scenario. E in effetti dal secondo set la partita cambia. Thiem inizia ad aumentare la profondità dei colpi, ma non è ancora preciso. Il tiebreak, chiuso 7-5, inaugura un match nel match. La breve sospensione per far defluire il pubblico a causa del coprifuoco fissato alle 22 aumenta il senso scenografico dell’intervallo fra il secondo e il terzo atto. Sonego saluta i tifosi venuti per lui. I giocatori vengono mandati negli spogliatoi per il tempo necessario all’operazione, poi si ricomincia su una terra più dura. Sonego piazza il primo allungo, ma la stanchezza si sente. Thiem adesso si sente a suo agio. È la sua partita, fatta di corse e di asprezze, ma è anche la partita del torinese, che infatti la interpreta come meglio non potrebbe. Rimonta da 3-5, annulla un match poitn e chiude al tie break, uscendone da grande giocatore.

Sonegol: urlo nel silenzio (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Terminator questa volta ha la faccia pulita e il cuore enorme di un ragazzo di Torino che voleva fare il calciatore e poi nel tennis, l’altro amore della vita, ha invece scoperto di possedere la dote che meno di tutte si può allenare perché sgorga innata dalla carne e dal sangue: la volontà di non lasciare indietro nemmeno un punto, anche quando le onde sollevate dal quarto giocatore del mondo ti stanno rovesciando, riportandoti con la testa sotto l’acqua dopo un primo set di magie. Sonego batte Thiem, e già così suona come una musica celestiale. Questa è la sera di Lollo, che raggiunge per la seconda volta in carriera un quarto in un Masters 1000 dopo Montecarlo 2019 e coglie la vittoria più bella e prestigiosa della carriera, più ancora di quella contro il numero uno Djokovic a Vienna in ottobre, perché quella era una versione edulcorata del fenomeno serbo, con la pancia piena dopo essere tomato in vetta al ranking. Questo Thiem, invece, dopo la prima ora di gioco in cui soffre l’aggressività dell’ex ala delle giovanili granata, le sue bordate al servizio e il dritto penetrante, è molto vicino alla miglior versione del trionfatore degli. Us Open. Comincia a tenere lontano Sonego dalla riga di fondo, lo muove, mette pressione su ogni palla. Dopo l’interruzione alla fine del secondo set per far defluire il pubblico causa coprifuoco, con i due giocatori obbligati a tornare negli spogliatoi e poi a rifare il riscaldamento, l’austriaco sembra prendere il volo fino al match point in risposta sul 5-3 che Lorenzo annulla con un serve and volley da brividi. Una mossa ardita che trasforma totalmente gli orizzonti del match, con Thiem che pasticcia nel game successivo quando serve per chiudere e poi subisce il clamoroso ritorno dell’azzurro. Nel tie break, che arriva quando la partita ha già abbondantemente scavallato le tre ore (alla fine 3h24′), Dominic per salire 5-4 tira due rovesci da manuale che atterrerebbero un toro, ma non ll Sonego di questa meravigliosa notte romana che con tre punti consecutivi si gode l’apoteosi: «Per battere Thiem sulla terra, devi giocare la partita perfetta, giocare con coraggio e tirare fuori tutto quello che hai dentro. Adesso spero di recuperare bene, anche se l’adrenalina faticherà a smaltirsi. Intanto non accenderò il cellulare fino a qualche minuto prima della prossima partita, non voglio distrazioni».

Nadal è gigantesco. Annulla 2 match point e batte Shapovalov (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Gigante, pensaci tu. Se la riapertura al pubblico meritava uno show che cancellasse i lunghi mesi senza tifosi, non poteva che essere il re dei gladiatori a infiammare l’arena. Superbo Nadal, una volta di più, formidabile nel sopperire con l’orgoglio e l’inesauribile sete di vittoria a un pomeriggio in cui viene a lungo sovrastato tecnicamente dall’avversario. Anzi, per quasi due set Shapovalov lo prende a pallate, incisivo al servizio e ficcante con l’elegantissimo rovescio incrociato o lungolinea che Rafa non legge quasi mai. Il mancino canadese è imperioso, ha la palla per il 4-0 nel secondo set che chiuderebbe di fatto la contesa, ma da lì inizia a pasticciare risvegliando il guerriero maiorchino. La partita adesso è una battaglia di qualità sopraffina, Denis va avanti di un break anche nel terzo, si fa rimontare, si procura due match point per un successo leggendario sul 6-5 e invece li spreca malamente, accorgendosi dolorosamente che portare Nadal al tie break decisivo è come sanguinare davanti a uno squalo. Rafa dopo 3 ore e 27′ approda cosa ai quarti per la 16^ volta in 17 partecipazioni romane e per la 97^ in un 1000, record già suo migliorato, vince il 16° match dopo aver avuto match point contro oltre a portare a 19 la striscia di vittorie consecutive contro un mancino: «È stato un successo importante, arrivato al termine di una partita lunga, contro un giovane… Spero di riprendermi al meglio per il prossimo turno, vediamo come mi sveglierò, ma questi sono match duri da cui non è semplice recuperare. Ho lottato mentalmente e fisicamente, ho mantenuto un approccio positivo. Partite così ti danno fiducia per il futuro».

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Non basta un grande Sinner contro Nadal (Bertolucci, Mastroluca, Azzolini, Barana). Berrettini irrompe negli ottavi (Crivelli)

La rassegna stampa di giovedì 13 maggio 2021

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Jannik, uno stop che conforta. C’è voluto il Rafa migliore (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

Talvolta il sorteggio fa il birichino e si diverte a offrire già nei primi turni partite che noi appassionati vorremmo vedere invece nelle fasi più calde. E così la rivincita del Roland Garros tra Nadal e Sinner è andata in scena già al debutto nel torneo dello spagnolo, che giustamente temeva l’incrocio con il giovane azzurro, consapevole che in otto mesi le condizioni sono cambiate. Jannik infatti sta procedendo a grandi passi verso la maturazione, affinando il bagaglio tecnico con soluzioni più ampie e grazie a una gestione più strategica delle partite. Tuttavia non va dimenticato che dall’altra parte della rete si trovava di fronte il giocatore più forte di sempre sulla terra. La sfida del Foro ha dimostrato, se ce ne fosse bisogno, che le distanze tra il fenomenale campione maiorchino e Sinner restano importanti, ma anche che il ragazzo di Sesto Pusteria ha le doti e la mentalità per colmare il gap con i più grandi, purché gli si lasci il tempo di imparare. La versione primaverile di Nadal aveva lasciato intravedere alcune crepe che potevano anche indurre all’ottimismo, ma ritrovata l’atmosfera di uno dei suoi tornei prediletti il numero 3 del mondo ha riproposto la sua fenomenale abilità di risolvere ogni problema tattico che gli venga proposto dall’avversario. Sinner è stato bravo, Nadal però ha dovuto mostrare la sua miglior versione su terra del 2021 per venire a capo del match: il segno della grande qualità di Sinner.

Rivince Nadal, e Sinner la prende male (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Jannik Sinner esce dal campo cupo, deluso, triste. Anche troppo, dopo il 7-5 6-4 subito contro uno dei Rafa Nadal più duri e tenaci del 2021. Una versione dello spagnolo che difficilmente si vede nel match d’esordio di un grande torneo. «È una sconfitta difficile da accettare – dice dopo la partita, con la voce spenta, lo sguardo nel vuoto – E’ dura parlare di questo match, nella mia mente sto ancora un po’ giocando. Penso che avrei potuto, avrei dovuto fare meglio. Ma se penso alla partita a Montecarlo con Djokovic, so che sono migliorato. Dovremo riguardare questa sfida molte, molte volte con il mio team. Stavolta non è mancato tanto per vincere, ma d’altra parte mi manca ancora tanto». Ci credeva Sinner, che ha tolto cinque volte il servizio a Nadal: «Penso di aver fatto molte cose bene, ho giocato un match solido contro un avversario molto solido», ha detto Nadal, «Jannik è un giocatore molto completo. Ha un ottimo rovescio, un buonissimo dritto, io credo di essere stato bravo a non perdere troppo campo. Non mi sorprendono i suoi colpi, né la sua capacità di tirarsi fuori da posizioni difficili. Sta sta migliorando molto, ma non puoi vedere i progressi di un tennista in un giorno, devi seguirlo». Al di là del punteggio, il match racconta i progressi dell’azzurro rispetto al quarto di finale di Parigi. Racconta anche il rifiuto della sconfitta di un campione come Nadal, che ha perso cinque volte il servizio. L’azzurro non si limita a cercare di non sbagliare. Colpisce spesso forte al centro, poi forte in un angolo, più frequentemente quello destro. Con questo schema, semplice nella teoria, Sinner può concentrarsi sull’esecuzione e sul timing. Il maiorchino lo conosce e lo rispetta, sta dentro la partita non come farebbe contro un qualsiasi altro teenager. L’altoatesino è più compiuto rispetto alla sfida di Parigi. Lo vedi in campo, dal modo in cui annulla sei set point prima di cedere il primo parziale. Lo spagnolo vorrebbe accorciare gli scambi, per mascherare gli effetti del logorio del tennis moderno. L’azzurro è il primo a piazzare il break, il maiorchino appare meno aggressivo, sembra giocare più corto. Ma con Nadal non è mai finita, ed è qui che si vede la differenza tra chi campione lo è già e chi aspira a diventarlo. Rafa torna martellante, lo costringe ad affannose rincorse mentre il vantaggio svanisce.

A lezione da Nadal (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Non è per tutti la terra rossa. Non più. Malgrado in molti muovano da lì, dai rimbalzi regolari ma non troppo, dalle alte velocità che non servono se non sai fare altro. Poi ci ripensano, magari per scoprire che il cemento, così uguale e democratico offre alcove più comode e tranquillizzanti, nelle quali le misure contano ma anche altro. Sul rosso, è diverso. Gli anni di Nadal l’hanno trasformato in un concetto. Non si gioca più su una superficie, ma su una tavola prospettica di se stessi, che rifrange ciò che siamo davvero e che saremo un domani. Lavoratori indefessi, disponibili al sacrificio, ma fino a che punto? Pronti a mettersi in discussione, forse, ma quanto a cambiare davvero? Pensieri, valutazioni, che hanno spinto nei giorni scorsi Daniil Medvedev, ieri tritato da Karatsev, a una curiosa dichiarazione. «Non sono da terra rossa, non lo sarò mai. Non lo sono nell’indole, e non lo è nemmeno il mio fisico». È il numero due del tennis, e sta dicendo all’intera comunità che non potrà mai esserlo a pieno titolo, a tutto tondo. Gli mancherà comunque un pezzo. Stando così le cose, un confronto con Rafa Nadal ha tutto per essere considerato un privilegio. Sinner però ha fretta di imparare, e non basta andare avanti di due break nel primo set e farsi riprendere sempre nel game successivo. E nemmeno guidare il match 4-2 e 30-0 nel secondo, per poi ritrovarsi al centro dello tsunami tennistico nadaliano, in grado di ridisegnare il match in modo del tutto sconosciuto da Sinner, di punto in bianco sotto 5-4, e nuovamente spolverato nel decimo game, con sei set point annullati, prima dell’ultimo finito sulla riga, manco fosse una sentenza. Diceva coach Platti, dopo la sconfitta del Roland Garros che Jannik si era troppo rilassato dopo aver ottenuto il break. Glielo potrebbe dire anche questa volta. Tale è la fatica (mentale, più che fisica) che Jannik tende a frenare la rincorsa, quando ha raggiunto un obiettivo, seppure parziale. Rafa no. Lui accende i motori di riserva, e crea intorno a sé un gorgo letale. La lezione comunque è servita, passi avanti ci sono stati. Il confronto, a colpo d’occhio, risulta quasi paritario. È Rafa a trasformarsi in corso d’opera «Sapevo che sarebbe stato un match duro. Il giovane Jannik cresce davvero bene». La partita è persa, ma l’esame è comunque superato. […]

Sinner “monstre”. Nadal, vittoria dura (Francesco Barana, Corriere dell’Alto Adige)

Tutto parte dalla testa. La differenza, ieri sera a Roma agli Internazionali d’Italia, tra Jannik Sinner e Rafa Nadal è stata tutta lì. Perché sul piano tecnico, degli scambi, dell’intensità di gioco la contesa (spettacolare) è stata equilibrata e sembra incredibile anche solo poterlo scrivere per un ragazzo di soli 19 anni dinanzi a un fuoriclasse epocale. Il paradosso è che Rafa, numero 3 del mondo, ha risolto in 2 ore e 12′ (7-5, 6-4) un match quasi sempre condotto da Sinner. Che si è trovato due volte in vantaggio di un break nel primo set e ancora una volta nel secondo. Il primo set è emblematico. Un’ora e sette minuti sul filo di un precario equilibrio. Succede di tutto: due break di Sinner subito stoppati da Rafa e nel finale sei set point annullati dal pusterese con tanta personalità. La settima palla set invece Nadal la sfrutta, ma il rimpianto vero resta il doppio vantaggio di Sinner non capitalizzato. E il cedimento in quei frangenti è stato più che altro mentale: non si spiega altrimenti il disastroso 17% di prime di servizio di Sinner nel secondo gioco, quando doveva difendere il break precedente. Situazione simile al quarto game: sul 3-2 e in battuta Jannik ha rimesso ancora una volta in carreggiata il maiorchino. Che già e raro se ti concede due occasioni, figurarsi la terza. Infatti da quel momento il venti volte slam, ha cambiato marcia e Sinner si è ritrovato a inseguire e ad annullare tre set point sul 4-5, poi altri tre sul 5-6, mettendo tutte e sei le volte prime di servizio. Non così nella settima chance di Nadal, quando lo scambio si è allungato ed è scappato in corridoio il rovescio incrociato di Jannik. Ma Sinner non si è disunito nel secondo set ed è un grande merito questo. II pusterese, anzi, strappa per la terza volta il servizio a Nadal al terzo game con un rovescio incrociato sublime. Questa volta, a differenza del primo set, Sinner capitalizza il vantaggio nel successivo turno di battuta (3-1). Ma non dura: insomma, è ancora la mente a fare la differenza. Nadal non si fa sfuggire la preziosa occasione e controbrekka (4-4). Tutto da rifare e, non a caso, Sinner accusa il colpo. Perde male il gioco successivo (4-5) e un Nadal ora indemoniato lo infila in risposta nel decimo e ultimo gioco. Si esce a testa altissima.

Matteo irrompe negli ottavi: «Sono in fiducia». E c’è pure Sonego (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Il calore della Città Eterna avvolgerà con la sua passione sopita da troppo tempo le meravigliose speranze azzurre. Ovazioni e musica, con il Foro che oggi battezzerà la rinascita seppur parziale dello sport in presenza e avrà l’onore e l’orgoglio di farlo applaudendo Matteo e Lorenzo, due giovani eroi italiani. Berrettini e Sonego rappresentano dunque l’avamposto a Roma del nostro rinascimento tennistico, un’opera d’arte sportiva che adesso si ritrova a confrontare i propri capolavori con un paio di talenti mondiali tra i più rinomati: sono infatti Tsitsipas e Thiem i rivali degli ottavi. Un tempo, forse, avremmo abbassato lo sguardo di fronte al destino, ora lo sfideremo a testa altissima. Berretto ci scherza, sul secondo turno scavallato in scioltezza contro l’australiano Millman dopo le fatiche del debutto contro Basilashvili: «Diciamo che ho raggiunto il primo obiettivo, volevo arrivare fin qui per sentire finalmente il pubblico gridare il mio nome». In realtà ci voleva, una partita così, per rimetterlo in tono e ridargli fiducia senza richiedergli troppe energie: «E’ sempre bello vincere una partita in poco tempo e con buona qualità di gioco, dalla metà del primo set sono sicuramente salito di livello. Una vittoria che mi dà ancor più consapevolezza». Il rivale sulla strada per i quarti si chiama Tsitsipas: «Secondo me per alcuni versi siamo simili; servizio e dritto, ci piace giocare con il top spin, usiamo slice e palle corte. Ovvio, è un giocatore in fiducia, ma lo sono anch’io. Però lasciatemi dire una cosa: non credo sia giusto chiamarci ancora Next Gen, siamo diventati giocatori di alto livello, tra i primi 10 della classifica e stiamo macinando grandi risultati». Tra l’altro, il vincitore della loro contesa troverebbe quasi certamente Djokovic nei quarti per una sensazionale sfida generazionale. Oggi anche Sonego si troverà davanti un grande avversario: Thiem, per lunghi tratti strapazzato dall’ungherese Fucsovics ma poi capace di ritrovare la pesantezza dei colpi fino al 6-0 perentorio del terzo set: «Un grandissimo giocatore, uno dei più forti sulla terra — analizza Lollo — ma ci si allena e si fanno sacrifici per partite come queste, dove misuri il tuo livello e la tua crescita».[…]

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Rassegna stampa

Orgoglio Berrettini. E oggi la sfida Sinner-Nadal (Crivelli, Esposito, Mastroluca, Marchetti, Bertellino)

La rassegna stampa di mercoledì 12 maggio 2021

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Orgoglio Berrettini: «Vi ho dimostrato perché sono top-10» (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Preoccuparsi è dannoso come aver paura: rende le cose più difficili. Ieri, sul Centrale sferzato dal vento e sotto un cielo plumbeo, Matteo Berrettini deve essersi ricordato che un top ten non può mai essere soggiogato dalla paura. Neppure se è reduce da una finale persa appena 48 ore prima che ha indubbiamente lasciato graffi al morale. Che il primo turno dell’ex ragazzino che su questi campi palleggiava con Nadal e Federer potesse nascondere molte complicazioni era scritto nelle scorie psicologiche e fisiche della sconfitta di Madrid e nelle qualità del rivale, il georgiano Basilashvili, numero 30 Atp, non un mostro di continuità ma già capace, in stagione, di vincere due tornei, a Doha sul cemento e a Monaco sulla terra. All’inizio del match il fantasma di Zverev e la profondità dei colpi dell’uomo di Tbilisi sono un rompicapo per Berretto, che infatti ha la mano freddissima al servizio: appena il 36% di prime in campo. «Sapevo che le condizioni erano molto diverse rispetto a Madrid – confessa Matteo – dove mi bastava mettere un servizio e poi esplodere il dritto, grazie alla velocità superiore della palla in altura. Lui ha subito giocato bene, è stato molto continuo, senza cali. Ha fatto una partita di alto livello». Per uscirne, serviranno le doti che vanno oltre la tecnica e che rendono completo il bagaglio di un campione: il cuore, l’orgoglio, la volontà di non cedere alla sconfitta. E così il rendimento alla battuta di Berrettini sale di botto, consentendogli di togliere ritmo al georgiano. Una vittoriosa battaglia di nervi che dimostra una volta di più quanto ci stia bene, Matteo, tra i grandi del mondo: «Sono rimasto lì con la testa. Mi sono scavato dentro, ho tirato fuori tutto quello che avevo con una mentalità molto buona. Ho sempre detto che mi sento legittimamente un top ten, perché quello che ho ottenuto non me l’ha regalato nessuno. Ho dimostrato che il tennis non è soltanto una questione di colpi. In queste situazioni, l’energia che uno ci mette e il modo di approcciare le difficoltà contano di più». Oggi, nel secondo turno, lo attende l’australiano Millman, numero 42 Atp, avversario tignoso e battagliero: «Non non ho mai giocato contro di lui, non mi ci sono mai nemmeno allenato, ma dai risultati credo stia attraversando un buon momento. So che tipo di giocatore è: un gran lottatore, molto tenace. Certo, mi sento favorito, ma dovrò dimostrarlo». […]

Nadal, benedizione a Sinner: «E’ il mio debutto più duro» (Elisabetta Esposito, La Gazzetta dello Sport)

 

L’estate in cui Jannik Sinner nasceva, Rafa Nadal diventava professionista. Era il 2001 e il maiorchino da poco quindicenne iniziava la scalata al ranking. Poco meno di vent’anni dopo, eccoli uno di fronte all’altro in una sfida dal sapore agrodolce. Jannik e carichissimo: «Cercherò di fargli più male possibile». Rafa si tiene cauto, non ha bisogno di proclami, del resto qui ha già vinto nove volte e, sulla terra rossa, ha storicamente pochi rivali. Ma che non stia affatto sottovalutando la partita di oggi è evidente in ogni sua parola: «E’ un esordio duro, forse il più duro che mi potesse capitare. Sinner è giovane, ma migliora giorno dopo giorno, sta scalando il ranking, viene da una grande prova a Miami e ha acquistato fiducia. È uno di quelli che ti obbligano a giocare al meglio, vediamo se ne sarò capace…». La stima quando si parla del proprio avversario spesso è più forma che sostanza. Ma Rafa è sincero. Lo dimostra la storia. Dopo essersi sfidati per la prima e finora unica volta ai quarti del Roland Garros 2020, a gennaio di quest’anno lo spagnolo ha scelto Sinner per le due settimane di allenamenti nella bolla degli Australian Open. Se non lo considerasse forte, avrebbe senza dubbio chiesto a qualcun altro. Quelle giornate di sfida costante hanno lasciato il segno. Jannik una volta ha detto: «Allenarmi con lui a Melbourne è stata la cosa migliore che potesse capitarmi a 19 anni, non solo per la mia carriera, ma anche come esperienza di vita. Non lo scorderò mai». […]

Berrettini sul ring da vero Top-10 (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Non ha avuto il ponentino malandrino, né il cri cri dei grilli. Per dire il suo sì e passare il primo turno agli Internazionali BNL d’Italia, Matteo Berrettini non ha avuto alle spalle il fascino di Roma. Ha dovuto contare solo su se stesso. Sotto un cielo grigio, in un Centrale del Foro Italico vuoto, che gli ha messo un po’ di tristezza, il numero 1 azzurro ha rimontato 4-6 6-2 6-4 il georgiano Nikoloz Basilashvili, uno dei tre giocatori ad aver vinto già due titoli ATP quest’anno. «Ho dimostrato che il tennis non è solo una questione di colpi. In queste situazioni, contano di più l’energia che ci metti, come affronti le difficoltà – ha detto dopo la partita – Il mio avversario ha giocato bene, è stato molto continuo, senza cali. Ha fatto una partita di alto livello. Io sono rimasto lì con la testa. Mi sono scavato dentro, ho tirato fuori tutto quello che avevo». Nel primo set, la sua stanchezza si vede, si sente, si traduce in un 36% di prime di ser contro un avversario in fiducia, che lo attacca senza indecisioni dal lato del rovescio e chiude il parziale con più del doppio dei vincenti. Ma dal secondo set, la partita cambia verso e il numero 1 azzurro si accende. Raddoppia la percentuale di prime di servizio, e il dato numerico diventa vantaggio competitivo, gli consente di avvicinarsi al campo e far valere la varietà di soluzioni. Il terzo parziale è il più difficile. C’è vento, il cielo è coperto, il georgiano non molla. Se si entra nello scambio, Berrettini va in affanno ma Basilashvili ha battuto solo un Top 10 sulla terra battuta in carriera: non può essere un caso. Berrettini ora affronterà l’australiano John Millman, trentunenne di Brisbane, numero 42 del mondo, per raggiungere un potenziale ottavo di finale contro Stefanos Tsitsipas. […]

Nadal: «Sinner, il peggior inizio!» (Christian Marchetti, Corriere dello Sport)

Jannik ringhia ancora. Il ko di Madrid da Popyrin ha fatto catapultare al Foro Italico un Sinner carico e quadrato. Pronto anche a sfidare Rafael Nadal. E ora lo scherzo del destino di mettere l’uno di fronte all’altro l’allievo e il maestro al secondo impegno. Sebbene, ieri, il 19enne di San Candido numero 18 del mondo sia stato avvistato sul Centrale a prendere lezioni da Djokovic, impegnato in un tennis subacqueo con Fritz. Nadal batte Sinner 7-6, 6-4, 6-1. Questo il verdetto dell’unico precedente tra i due, i quarti di finale del Roland Garros di un anno fa. Ma, per Jannik, Rafa è un libro aperto. Non semplicissimo. Si sono allenati in quarantena prima dell’Australian Open, il ragazzo italiano ha cercato di assorbire tutto come una spugna e ha messo tutto nel suo bagaglio. Jannik si è presentato a Roma dicendo a tutti. «Ah, no, eh. Non mi parlate di film, serie tv e libri. Io sto pensando solo al tennis». Ebbene, oggi lo dimostrerà. E Rafa Nadal, sceso lunedl al numero 3 del ranking mondiale, dall’alto dei suoi 34 anni preannuncia: «Nulla dura per sempre. Devi accettare il ricambio generazionale e vedere cosa viene fuori. Noi (i ‘Fab 3″ Djokovic, Nadal, Federer; ndr) siamo più vecchi e loro (le facce nuove della next generation) sono sempre più forti, a me non piace nascondere la verità. Non stiamo giocando tanti tornei come quelli che giocavamo prima ed è normale che dopo vent’anni nel tour assistiamo all’arrivo di una generazione vincente». Dal punto di vista della preparazione, spiega il maiorchino, «contro Sinner sarà un inizio difficile nel torneo, una delle peggiori partenze possibili. Spero di essere pronto abbastanza». Preparatevi a una battaglia.

C’è sinner-Nadal. E Roma si ferma (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Tutti gli occhi puntati sulla grande sfida tra Rafael Nadal, nove volte campione a Roma, e Jannik Sinner, n. 18 Atp e personaggio a dispetto del non volerlo essere a ogni costo. Il pronostico è dalla parte del mancino di Manacor, re della terra rossa, ma Sinner è pronto a giocarsi le proprie possibilità perché nell’unico precedente su questa superficie (Roland Garros 2020) per più di un set aveva fatto partita pari con Rafa, che arriva al confronto dopo lo stop patito nei quarti a Madrid per mano di Zverev. Sinner ha già esordito in modo convincente a Roma, battendo in due set il francese Humbert, altro mancino, preparandosi al grande evento. I due si conoscono bene essendosi allenati insieme per 15 giorni ad Adelaide, in preparazione agli Australian Open. Il giovane azzurro è pronto a dar battaglia: «Entrerò in campo con la giusta mentalità e cercherò di fargli male con il mio gioco. Anche lui però mi conosce meglio. Il tennis è uno sport di situazioni e ognuna richiede la giusta soluzione». Nadal risponde con la saggezza delle mille battaglie vinte: «Jannik è un tennista in costante ascesa. Dovrò giocare bene, ne sono consapevole. So che è molto motivato e impaziente per il duello. Anche io lo sono. Roma è un torneo che mi ha dato tante soddisfazioni e sono contento di esserci». […]

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