Gli Internazionali aprono al pubblico (Esposito, Grilli, Vecchiarelli). Madrid, va a Berrettini il derby con Fognini (Crivelli, Azzolini, Palliggiano)

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Gli Internazionali aprono al pubblico (Esposito, Grilli, Vecchiarelli). Madrid, va a Berrettini il derby con Fognini (Crivelli, Azzolini, Palliggiano)

La rassegna stampa di mercoledì 5 maggio 2021

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Roma, porte aperte. Dagli ottavi basterà la mascherina (Elisabetta Esposito, La Gazzetta dello Sport)

«Abbiamo lavorato tantissimo, ma siamo orgogliosi di poter dire che con gli Internazionali d’Italia lo sport riapre al pubblico». Valentina Vezzali sorride, mentre il presidente della Fit Angelo Binaghi e quello di Sport e Salute Vito Cozzoli gongolano di soddisfazione. Conferenza stampa dell’edizione numero 78 degli Internazionali Bnl d’Italia, in programma dall’8 al 16 maggio: poche ore prima il sottosegretario allo Sport Vezzali ha firmato un decreto che permette l’ingresso del pubblico per il 25% della capienza degli impianti dal giovedì. Non sarà necessario certificato vaccinale o tampone recente, basterà indossare una mascherina Ffp2. Il Foro Italico sarà diviso in tre blocchi separati e non comunicanti, con ingressi, uscite e servizi autonomi. Per evitare il problema coprifuoco la sessione diurna inizierà alle 10, le serali si divideranno tra Centrale e Grand Stand e inizieranno alle 18 e alle 19. Quanto ai biglietti, chi ne aveva per i primi giorni sarà rimborsato, mentre per domenica si dovranno fare dei tagli, con priorità a sponsor, abbonati e ordine di acquisto. Gli altri saranno spostati su altri campi o in altri giorni, oppure rimborsati. «E’ giusto che lo sport riparta dal tennis, è una disciplina sicura, in campo e sugli spalti: i nostri tifosi sono tranquilli», puntualizza Binaghi.

Festival d’Italia a porte aperte (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

 

Noi c’eravamo, in quegli splendidi anni Settanta (del nostro tennis), appollaiati sui tubi innocenti che circondavano il campo Centrale (quello delle statue, ora dedicato a Nicola Pietrangeli), a urlare per ore il nome di Adriano, ad applaudire le tre finali consecutive dei nostri prodi (1976-1978, due volte Panatta e una Zugarelli). Noi c’eravamo, e dopo quasi mezzo secolo siamo ancora qui, a commuoverci per un rovescio di Musetti o a stupirci per una sberla di Sinner. C’è grandissima attesa per la 78° edizione degli Internazionali d’Italia, e ieri finalmente è arrivata la conferma della parziale riapertura del Foro Italico al pubblico, sancita in conferenza stampa dalla sottosegretaria Valentina Vezzali, presenti Binaghi, la sindaca Raggi e il presidente di Sport e Salute, Cozzoli. Dunque, a partire da giovedì 13, sarà permessa la presenza di spettatori al 2S% della capienza sui campi Centrale, Grand Stand, Pietrangeli, e su quelli secondari. I posti saranno tutti numerati, con uscite e ingressi separati, come pure i servizi di ristorazione e quelli igienici. Gli spettatori dovranno indossare mascherine FFP2, mentre non è previsto l’obbligo del tampone. Per consentire il rispetto del coprifuoco alle 22, le gare cominceranno prima: alle 10 quelle del programma pomeridiano, alle 18 sul Centrale e alle 19 sul Grand Stand per il programma serale. «Siamo felici di essere il primo sport in Italia ad aver ricevuto la deroga dal governo per poter aprire in sicurezza al pubblico – ha detto Binaghi – e credo che sia giusto così, perché il tennis è lo sport più sicuro. Chi aveva acquistato biglietti fino a mercoledì sarà rimborsato, ma nelle altre giornate dovremo fare dei tagli perché, soprattutto per il Centrale, sono stati acquistati più tagliandi di quanti posti siano ora disponibili. Daremo priorità a sponsor, abbonati e ordine di acquisto. Chi aveva acquistato i biglietti col supervoucher potrà decidere di usarlo per Atp Finals, Next Gen o per i prossimi Internazionali. Altrimenti si potrà chiedere il rimborso». Sabato via alle qualificazioni, c’è grande attesa per gli azzurri. In campo ne vedremo almeno otto: già nel tabellone principale Berrettini, Sinner, Fognini e Sonego, le wild card sono state assegnate a Musetti, Travaglia, Caruso e a Mager o Cecchinato (dipenderà dai risultati della settimana); tra le donne nessuna ha conquistato di diritto il tabellone principale, mentre le wild card hanno premiato Giorgi, Trevisan e Cocciaretto. «È un anno speciale per il tennis italiano – ha concluso Binaghi – spero davvero di vedere i nostri protagonisti fino alla fine».

Tennis, il Foro Italico riapre al pubblico (Valerio Vecchiarelli, Corriere della Sera – Roma)

Gli Internazionali di tennis (8-16 maggio) aprono le porte del Foro Italico al pubblico e l’annuncio, dato dal sottosegretario allo Sport Valentina Vezzali durante la presentazione del torneo, sa di liberazione. Il decreto permetterà la presenza del 25% della capienza degli impianti da giovedì 13, giorno degli ottavi di finale, fino alla finale di domenica 16. Federtennis e Sporte Salute hanno messo a punto un programma che dividerà in 3 cluster (Centrale, Grand Stand e «Nicola Pietrangeli», campi laterali) impermeabili il Parco del Foro Italico, con entrate, uscite e servizi distinti. Doppi turni di presenze tra le sessioni del giorno e quella serale sdoppiata. Inizio delle partite anticipato alle 10 al mattino, alle 18 sul Centrale e alle 19 sul Grand Stand la sera, per evitare che si sconfini oltre il coprifuoco. Unico obbligo per tutti la mascherina e il rispetto del distanziamento. «E’ per noi motivo di grande orgoglio – ha esordito il presidente federale Angelo Binaghi – essere stato il primo sport in Italia ad aver avuto la deroga. Abbiamo l’occasione di poter dimostrare al mondo come l’Italia intera si stia avviando verso la normalità. L’unica nota dolente arriva dalla biglietteria: a conti fatti potremo avere 5500 spettatori il giovedì e 2500 nel giorno della finale. Siccome sono stati molti di più coloro che hanno acquistato il biglietto, dovremo scegliere: priorità agli sponsor, quindi premio alla fedeltà degli abbonati. Per tutti gli altri c’è pronto un super voucher da spendere negli altri grandi appuntamenti internazionali che saranno organizzati in Italia, o l’immediato rimborso».

Un Berrettini Real (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Il vangelo secondo Matteo si srotola attorno a una parola semplice: battuta. Quando serve le prime a una media di 213 km orari con punte a 232 ottenendone l’85% dei punti, con il 64% di punti con la seconda e nessuna palla break, Berrettini è sostanzialmente ingiocabile per molti, se non per tutti. E infatti il derby generazionale contro Fognini non ha storia, deciso com’è da due break ottenuti dal romano all’inizio dei due set (secondo e terzo game) e ai quali Fabio non può replicare perché quando Matteo è al servizio gli è impossibile scambiare, finendo travolto dalle soluzioni prepotenti del più giovane avversario che risolve gli scambi di solito entro i tre colpi. Una prestazione solida, di sostanza, che conferma l’onda lunga della fiducia acquisita con la vittoria al torneo di Belgrado e la rapida adattabilità di Berretto alle insidie della terra. «Il tennis italiano dovrà essere grato per sempre a Fabio – ha ricordato spesso il numero 10 del mondo – perché ci ha tenuto in piedi nei momenti difficili e poi con il trionfo a Montecarlo ha dimostrato che anche noi possiamo stare al livello dei più forti del mondo». Una stima ricambiata: «Sono il più vecchio della ciurma e sono fortunato a competere con questi ragazzi, che sono forti. Questo mi fa rimanere tranquillo, vuol dire che il livello ce l’ho ancora. Sinceramente a Matteo auguro il meglio. Gli auguro di fare meglio della top 10, di vincere Slam, di fare meglio di quello che ho fatto io». Negli ottavi, Berrettini troverà uno tra Ramos e Delbonis: «Ho trovato subito feeling con le condizioni di Madrid — commenta l’allievo di Vincenzo Santopadre – e in questo momento sono molto soddisfatto della mia condizione fisica e mentale, anche se non bisogna mai abbassare la tensione. E pensare che e stato proprio il servizio una delle cause dell’infortunio: durante la quarantena in Australia mi ero allenato poco su quel colpo e cosa gli addominali ne hanno risentito. Ora mi voglio divertire». Reduce dalla semifinale a Barcellona, Sinner debutta con un successo su Pella approfittando del ritiro dell’argentino (problemi all’inguine) sul 4-4 del secondo set a capo di un match comunque controllato a lungo. Sinner affronterà oggi l’australiano Popyrin («Mi sono allenato con lui, serve bene e tira forte») con il rischio di pensare già al possibile ottavo con Nadal (che intanto battezzerà l’erede Alcaraz).

Berrettini dilaga (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Alla fine, il derby d’Italia lascia una domanda inevasa. Esiste ancora il Fognini collerico, che reagisce di fegato agli eventi negativi del match, che si lancia in quei cupi, stizziti monologhi, nei quali intrecciava uomini e cose senza che vi fosse necessariamente un perché, e lanciava alti lai rivolgendosi per vie dirette alle divinità tennistiche? Sembra di no. Il Fabio furioso non esiste più. Cancellato dalla faccia del tennis come da questo match madrileno di secondo turno, contro la giovane nemesi Matteo Berrettini, il suo esatto contrario. Alto, svelto nonostante la mole, concentrato, travolgente. Una delle migliori esibizioni del Berretta da terra rossa, favorito dall’altitudine che aggiunge un pizzico di velocità in più al gioco, e in grado di prendere possesso del match sin dal primo colpo mulinando servizi da formula uno e dritti talmente squassanti che su alcuni di essi persino lo stesso spento Fognini di ieri è stato costretto a sussultare. Fognini non è nato per fare scena muta, il suo tennis è un insieme geometrico di colpi da manuale, ma sostenuto da una linfa vitale strenuamente collegata ai suoi stati d’animo. Lui ha sempre cercato una mediazione, fra le esagerazioni del carattere e il carburante che gli serve, e spesso l’ha trovata. Ieri invece è sembrato spento, quasi invecchiato, senza forze. Sta pensando al del ritiro? È un lecito dubbio ma non c’è niente del genere nel prossimo futuro. «Vivo una situazione che non conosce vo, alla quale mi devo abituare. II tennis non mi manca, ne ho in abbondanza, e so che se ci saranno le condizioni mi permetterà di divertirmi ancora per un po’. Ma il fisico, e l’età, mi obbligano a considerazioni che non amo fare. Sento però che recuperare è più difficile di una volta, e che la catena di piccole cose che non funzionano comincia ad allungarsi. Anche qui a Madrid qualche problema l’ho avuto e non sono riuscito a smaltirlo come ero abituato a fare». […]

Berrettini bomber. Fognini si arrende (Davide Palliggiano, Corriere dello Sport)

Sono bastati due break per portarsi a casa il derby. Matteo Berrettini ha il fuoco dentro in questo periodo dell’anno, ha un servizio che fa male, tanto male. Chiedere per informazioni a Fabio Fognini, che da Madrid è uscito a testa alta, pur non avendo mai avuto una palla-break nel 6-3 6-4 con cui il romano s’è imposto nel secondo turno del Masters 1000 di Madrid. II servizio, inevitabilmente, ha fatto la differenza. Vere e proprie cannonate da parte del 25enne numero 10 del mondo, molte di queste oltre i 230 km/h: 85% di punti vinti sulla prima di servizio, il primo break già al secondo game del primo set e l’altro al quarto del secondo. Picchi di una partita regolare e con altre cinque palle-break sprecate contro le zero di Fognini, a tratti sconsolato, nonostante il pubblico fosse quasi tutto dalla sua parte. «Ho fatto bene ciò che so fare bene» il titolo di Matteo. Detta così, sembrerebbe banale, ma non lo è, perché la sua partita ha rasentato la perfezione: «Sono partito forte all’inizio dei due set, la mia è stata una prestazione solida: questa è stata la chiave per vincere la partita». Negli ottavi affronterà il vincente tra lo spagnolo Ramos-Viñolas e l’argentino Delbonis. Per Fognini, invece, è tempo di autoanalisi e concetti che si rafforzano con il passare dei giorni: «Penso che giocherò ancora per molti anni – ha spiegato – Sulla partita non ho nulla da dire, il suo servizio gli ha dato un grosso vantaggio in ogni game e nelle mie condizioni non era facile rispondere. Ho però una certezza: non vedo un problema a livello di tennis. Faccio più fatica del normale a recuperare, sono sincero, ma posso ancora dire la mia e ho il cuore in pace. A Roma posso essere un cliente scomodo per chiunque, ma prima è importante recuperare sotto tutti i punti di vista». […]

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Giorgi, il piacere di stupire (Bertellino). Pure la Osaka cede allo stress (Scognamiglio). Osaka, il fallimento e le lacrime. E il Giappone già prende le distanze (Imarisio)

La rassegna stampa di mercoledì 28 luglio 2021

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Giorgi, il piacere di stupire (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Offrire il meglio del proprio repertorio alle Olimpiadi. Per molti atleti un sogno, per pochi la realtà. Tra questi eletti sta emergendo nelle giornate di Tokyo 2020 la 29enne maceratese Camila Giorgi, n°61 del mondo, capace di vincere tre match consecutivamente contro avversarie di grossa caratura senza perdere nemmeno un set. Sta colpendo la numero uno azzurra per quella continuità di rendimento che spesso le ha fatto difetto in carriera impedendole di raggiungere traguardi che il suo talento avrebbe invece meritato. L’ultima a cadere sotto i suoi colpi è stata la ceca Karolina Pliskova, recente finalista a Wimbledon e n° 7 WTA. A Camila sono stati sufficienti 75 minuti per avere la meglio 6-4 6-2 sull’ex n° 1 del mondo. Il primo set è stato il più equilibrato, con break e contro-break iniziali (2-2), nuovo break dell’azzurra tenuto fino al termine con grande autorevolezza. La seconda frazione è stata invece un assolo della marchigiana, avanti di due break e a segno al primo match point. Meno errori gratuiti della rivale, 4 palle break convertite su 4, grande efficacia con la risposta e costante capacità di spostare da una parte all’altra del terreno di gioco la nobile avversaria, condizione che da sempre poco predilige: «Molto bene oggi – ha detto in zona mista al termine – con tanto ordine. Qualche errore per alcune scelte sbagliate, ma nel complesso tutto positivo. Una sfida molto diversa dall’ultima, giocata e vinta poco più di un mese fa a Eastbourne sull’erba. Lì la palla rimbalzava poco, qui il cemento restituisce di più». II prossimo ostacolo sarà l’ucraina Elina Svitolina, testa di serie n° 4 e da poco signora Monfils.

Pure la Osaka cede allo stress (Ciro Scognamiglio, La Gazzetta dello Sport)

 

Rimbomba l’eco del dolore di un popolo. Fortissimo. E chissà per quanto tempo ancora si sentirà. Questa doveva essere (anche) l’Olimpiade di Naomi Osaka, scelta per accedere il tripode – a forma di Monte Fuji – nella cerimonia inaugurale di venerdì scorso. Un pugno di giorni dopo, il mondo si è capovolto ed è finito dalla parte sbagliata: negli ottavi del torneo di tennis due rapidi set (6-1 6-4 in 68′) sono bastati alla ceca Marketa Vondrousova – numero 42 del mondo, finalista al Roland Garros 2019 – per sbattere fuori la campionessa idolo del Giappone, numero 2 del mondo. Un altro lutto sportivo da elaborare per il paese organizzatore al pari di quello per l’eliminazione dell’idolo della ginnastica Kohei Uchimura. Poche parole tra le lacrime, prima della fuga. Osaka ha detto: «Da tempo dovrei essere abituata a questa pressione, ma allo stesso tempo qui era più grande, anche a causa della pausa che mi ero presa. Non ho retto. Per me ogni sconfitta è una delusione, ma oggi sento che questa fa schifo più delle altre. Almeno, sono contenta di non avere perso al primo turno». L’ultima frase, prima ancora che di circostanza, suona surreale. Il resto è un romanzo pieno di nervi e lacrime, crisi esistenziali e fantasmi depressivi, paure e responsabilità insopportabili per una fuoriclasse capace comunque di vincere quattro tornei del Grande Slam, 2 Australian Open e 2 Us Open. Non si vede il cielo dal campo centrale, perché la pioggia ha obbligato alla chiusura del tetto, e con il senno del poi sembra un presagio. Non c’è luce nel cuore di Naomi, solo il buio. E il tema non è tanto riavvolgere la trama agonistica di un match in cul la favorita non ha mai trovato una contromossa alle palle corte della rivale, firmando 32 errori gratuiti. Semmai ricordare le origini della relazione non sempre facile tra Osaka e il Giappone a causa delle sue radici (è cresciuta negli Usa, da mamma giapponese e papà haitiano, è sempre stata contro il razzismo e ogni discriminazione) prima che il riconoscimento del ruolo di eroina le venisse certificato dal ruolo di ultima tedofora. Ad appena 23 anni. II massimo, così neanche il migliore degli sceneggiatori avrebbe potuto immaginare questo drammatico seguito. O forse sì? La fine di maggio 2021, in fondo, è l’altro ieri. Quando Naomi decide di disertare le conferenze stampa del Roland Garros, poi il ritiro dal torneo e la rivelazione: «Da dopo l’Us Open 2018 (primo grande trionfo, n.d.r.) soffro di lunghi periodi di depressione». Si era chiamata fuori pure da Wimbledon, mentre aveva deciso di confermare la presenza all’Olimpiade. Voleva che fosse ricordata per sempre e lo sarà, ma non per il motivo che desiderava.

Osaka, il fallimento e le lacrime. E il Giappone già prende le distanze (Marco Imarisio, Corriere della sera)

Quando Naomi Osaka si è avviata a testa bassa verso la rete, il capo della squadra di tennis giapponese ha cominciato a singhiozzare. All’inizio tenendosi la testa tra le mani e scuotendola, poi alzandosi e mostrando il viso rigato di lacrime, mentre si batteva sempre più forte con il pugno sulla bocca dello stomaco, quasi a simulare un seppuku, l’antica punizione che i samurai si infliggevano per espiare le proprie colpe. C’era un patto tanto implicito quanto crudele tra il Giappone e questa campionessa fragile cresciuta negli Stati Uniti, nipponica solo per parte di madre, che non parla la lingua del Paese che l’ha adottata. Tu avrai l’onore di accendere la torcia olimpica durante la cerimonia inaugurale, anche se non sei fino in fondo una di noi. Ma in cambio devi vincere, per diventare il volto di un Giappone moderno e cosmopolita. Soltanto che Naomi non sta bene. Al Roland Garros fu quasi obbligata dalla reazione violenta degli organizzatori dello Slam francese dopo il suo ritiro a rivelare l’esistenza di un disagio mentale che spesso sconfina nella depressione. All’esordio nel torneo olimpico, aveva rivelato di sapere dallo scorso marzo che sarebbe toccato a lei. E chissà se questa lunga attesa ha contribuito a scavarle dentro ancora di più. Ieri non è stata una partita di tennis, ma una agonia. Osaka non ha perso contro l’onesta Marketa Vondrousova, ma contro sé stessa, cedendo al peso che la opprime ormai da mesi. Stringeva il cuore, vederla mentre nella zona mista all’uscita dal campo tentava di trovare le parole. «Non sono stata capace di reggere questa pressione» è riuscita a dire. Gli occhi le si sono riempiti di lacrime. Non è riuscita a proseguire. Per lei il peggio deve ancora venire. C’erano due medaglie che per il Giappone dovevano contenere tutte le altre: Osaka e il ginnasta Kohei Uchimura, 7 medaglie olimpiche, campione a Londra 2012 e Rio 2016. Hanno fallito entrambi, ma solo per Osaka non ci sarà perdono. Mentre la aspettavano, i giornalisti locali già sostenevano in diretta che non essendo una vera giapponese, ignora cosa sia lo Shokunin, il termine che spiega la dedizione di questo popolo per il lavoro. La sua scelta era legata all’immagine di un Giappone più inclusivo e aperto. La sua sconfitta ha generato un’onda contraria non solo sui social. Molti commentatori hanno messo in dubbio la legittimità di una hafu, così vengono definiti i giapponesi di sangue misto, a rappresentare il Paese. All’improvviso, dopo una partita di tennis sbagliata, siamo tornati agli stereotipi, all’orgoglio nazionalista, con tanti saluti alla diversità. Dal finestrino della berlina nera che la portava via, sembrava quasi che Osaka stesse dando un’occhiata al Giappone che la giudicava. E intanto, continuava a piangere.

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Collins è la nuova regina di Palermo (Vannini)

La rassegna stampa di lunedì 26 luglio 2021

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Collins è la nuova regina di Palermo (Paolo Vannini, Corriere dello Sport)

Una finale vera, stizzosa anche, fatta di urla reciproche fra due giocatrici che ad Amburgo 20 giorni fa, se n’erano dette di tutti i colori. Ma alla fine è la favorita Danielle Collins a iscrivere il proprio nome sul 32simo Palermo Ladies Open e a diventare la prima americana a vincere il torneo siciliano. Il suo primo titolo Wta,

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Crolla sul piano fisico Elena Gabriela Ruse

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Ma la Collins ha replicato il copione della semifinale, rimontando nel 1° set da 2-4, con una serie di risposte di rovescio di altissima scuola. Nel 2°, la Rusé sul 2 pari ha avuto quasi un mancamento, sono intervenuti i medici con sosta di una decina di minuti, poco gradita dalla Collins che se n’è lamentata col supervisor ma non si è smontata e alla ripresa ha chiuso 6-4, 6-2. Oggi la sua classifica salirà fino al n. 35 del Mondo.

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Troppo caldo: Djokovic sposta l’orario del match (Mastroluca). La Collins spezza la meledizione (Vannini)

La rassegna stampa di domenica 25 luglio 2021

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Troppo caldo: Djokovic sposta l’orario del match (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Ai Giochi Olimpici, diceva Pierre De Coubertin, l’importante non è tanto vincere quanto partecipare. Hugo Dellien, battuto da Novak Djokovic all’esordio nel torneo olimpico di tennis, ha confermato che il principio può valere ancora. Al momento della stretta di mano, infatti, gli ha chiesto la maglia come ricordo del giorno più importante della sua carriera. Il numero 1 del mondo l’ha accontentato, come il boliviano ha potuto documentare sui suoi profili social.

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Dopo la partita, Djokovic ha chiesto di iniziare il programma più tardi, rispetto all’orario fissato per le undici del mattino ora di Tokyo, a causa del caldo insopportabile all’Ariake Tennis Park. «Non capisco perché non partire alle tre del pomeriggio, ci sarebbero sette ore di luce almeno e poi ci sono i riflettori su tutti i campi» ha detto il numero 1 del mondo. CAOS CALDO. A causa del caldo estremo, la locale agenzia per l’ambiente ha invitato i cittadini a non praticare attività fisica all’aperto per il rischio di infarti.

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Anche il russo Danil Medvedev, numero 2 del mondo, si è lamentato delle durissime condizioni e ha protestato per la durata dei cambi campo, di soli sessanta secondi e non di un minuto e mezzo come nei tornei Atp. MARATONA SONEGO.II russo potrebbe affrontare negli ottavi Lorenzo Sonego, che sotto questo sole opprimente ha rimontato un set salvato un match point prima di completare il 4-6 7-6(6) 7-6(3) sul giapponese Taro Daniel, dopo una partita durata tre ore e sette minuti.

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Sonego è in stanza con i grandi amici Lorenzo Musetti e Fabio Fognini. BENE FOGNINI, KO ERRANI. Il ligure, che non ha partecipato alla cerimonia d’apertura senza pubblico e con le delegazioni in forma ridotta, ha sconfitto un altro giocatore di casa, Yuichi Sugita, sostenuto anche dal carrarino (che poi si è spostato a tifare Sinego), battuto invece dall’esperto australiano John Millman.

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Al prossimo turno, incontrerà il bielorusso Egor Gerasimov, numero 79 del mondo, che non ha mai incontrato in carriera. Il caldo ha messo in difficoltà anche la russa Anastasia Pavlyuchenkova, che ha chiesto assistenza medica durante il 6-1 6-0 su Sara Errani.

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La Collins spezza la maledizione (Paolo Vannini, Corriere dello Sport)

La prima finale della carriera per Danielle Collins, 27 anni, risultati eccellenti negli Slam (semifinale in Australia 2019. quarti a Parigi l’anno scorso), ma mai la soddisfazione di alzare un trofeo; la seconda in venti giorni per Elena Gabriela Ruse, romena esplosa con il successo di Amburgo partendo dalle qualificazioni, esattamente come adesso a Palermo.

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Semifinali diverse per caratura e durata La prima si è trascinata per tre ore con la Ruse che contro la francese Dodin pareva avvertire la fatica, andava sotto di un set e nel secondo chiamava il medical time out.

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Altra qualità nella sfida fra due tenniste che hanno frequentato le prime 25 del mondo. La Collins cambiava marcia vincendo sette giochi consecutivi dal 2-4 iniziale per la Mang, chiudendo il primo set con quattro fenomenali risposte di rovescio. La cinese sembrava non crederci più, e la statunitense, reduce ad aprile da un intervento per endometriosi, spezzava la maledizione delle semifinali perse. Un precedente fra le due, molto recente ad Amburgo: vinse la Ruse in tre set. BRONZETTI. Palermo ha consacrato la crescita di una nuova promessa italiana. l quarti di Lucia Bronzetti, i secondi di fila dopo Losanna, sono uno raggio di luce. Spiega Francesco Piccari, allenatore della 23enne riminese: «Fanno notizia questi 15 giorni, ma i miglioramenti di Lucia sono evidenti da almeno quattro mesi. Ha cominciato l’anno con due vittorie e una semifinale nei tornei minori e da allora ha preso fiducia.

[…]

“Ora riposerà per qualche giorno, ieri ha fatto il vaccino, poi ad Anzio prepareremo la stagione sul cemento. Per classifica non entrerà nei tornei americani pre-US Open, e giocherà direttamente le qualificazioni a New York”.

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