Fantastico Sonego, batte Thiem e vola ai quarti (Semeraro, Azzolini, Mastroluca, Crivelli). Nadal è gigantesco. Annulla 2 match point e batte Shapovalov (Crivelli)

Rassegna stampa

Fantastico Sonego, batte Thiem e vola ai quarti (Semeraro, Azzolini, Mastroluca, Crivelli). Nadal è gigantesco. Annulla 2 match point e batte Shapovalov (Crivelli)

La rassegna stampa di venerdì 14 maggio 2021

Pubblicato

il

Sonego, la notte magica. Più forte di Thiem e del coprifuoco (Stefano Semeraro, La Stampa)

Si sperava nel duello al sole fra Matteo Berrettini e Stefanos Tsitsipas, invece l’impresa l’ha fatta l’uomo della notte, Lorenzo Sonego, firmando dopo quasi 3 ore e mezzo di battaglia quella che per ora è la partita del torneo (6-4 6-7 7-6). Se Berrettini sul centrale si è arreso in due set al greco (7-6 6-2), crollando dopo il tie-break perso, Sonny ha firmato un’altra vittoria del cuore, un capolavoro di grinta, di tenacia, di sacrificio. Sulla Grand Stand Arena alle 11 di sera Lorenzo ha buttato fuori dal torneo il numero 4 del mondo, due volte finalista a Parigi e campione in carica degli Us Open, Dominic Thiem, chiudendo in tre set una partita che avrebbe anche potuto chiudere in due, visto che si era preso il primo set attaccando appena possibile, servendo come un treno. Sul 5 pari del secondo ha avuto poi due palle break che l’avrebbero portato a servire per il match, ma Thiem si è salvato giocando un tie-break alla Thiem. Così invece del mezzogiorno di fuoco si è vissuta la beffa del coprifuoco: alle nove e mezzo lo stadio è stato svuotato (fra i fischi) dal pubblico che ieri per la prima volta è stato ammesso al Foro. Il gioco è ripreso dopo 23 minuti, e Sonny è stato il più veloce a ritrovare il ritmo. Piazzato il break al secondo game si è però fatto raggiungere e superare cedendo due servizi consecutivi. Sul 5-4 sembrava fatta per Thiem, che ha anche sprecato un matchpoint, ma un Sonego indomabile è riuscito a pareggiare il conto, a riportarsi avanti 6-5, e a chiudere 7-5 al tie-break davanti ad un Thiem che ha provato a mettere sul campo tutta la sua esperienza, ma che alla fine si è dovuto piegare alla grinta superiore di Sonego. Peccato solo per l’esultanza a spalti vuoti. Stasera si giocherà il suo primo quarto di finale a Roma contro il russo Rublev che ha battuto 6-4 6-4 lo spagnolo Bautista Agut.

Sonego meraviglia (Daniele Azzolini, Tuttosport)

 

L’impresa Sonego ce l’ha nei colpi, nei pensieri. E’ tra i pochi a vantare un “gambetto al Re” al numero uno, che mise alla porta Djokovic a Vienna sul finire della scorsa stagione; perché non tentare il colpo anche con chi è stato numero tre? Figurarsi se uno come Lori si fa sfuggire l’occasione. Anzi, la costruisce sul posto, mattone su mattone, e la rinforza, la smonta e la rimonta ancora più solida, fino a sfinire quello che un tempo si faceva chiamare Dominator, a ridurlo in crisi mistica alle prese con il più paradossale dei monologhi. Come roba da matti è la svolta che Sonego impone al match quando sembra che non ci sia più speranza. Siamo 5-4 per Thiem nel terzo, l’austriaco è al servizio. Lore sgomita e ottiene il break e la parità, gioca da indemoniato e si porta avanti 6-5. Poco dopo siamo al tie break. Intanto il pubblico se n’è andato, per via del coprifuoco. Sonego comincia bene, Thiem rinviene, ma il torinese trova i colpi giusti, gli spari di Thiem non gli fanno paura. Una palla lenta inguaia l’austriaco a rete, il match point dura un attimo, palla lunga, Sonego alza le braccia. Tappa, maglia e cronoscalata sono sue. L’Italia sopravvive, questa volta il faro è questo ventiseienne piemontese al quale lo spogliatoio del Tour concede ormai grande attenzione. Lori passa per quello che “ti fa stare in campo fino a notte’; che “sa giocare tutti i colpi; che “se ti azzanna, non ti molla più’: Thiem era avvisato… Non il miglior Thiem, è vero. Viene da un lungo rimessaggio, curativo di infortuni del fisico e dell’animo, e ha ripreso solo a Madrid. Qui a Roma mostra già di essere cresciuto, ma Sonego l’ha obbligato a dare il meglio di sé per portare a casa il match e non è bastato. Lori ha vinto il primo, ha costretto Thiem a un faticoso tie break nel secondo, ha condotto di un break il terzo, infine l’ha superato in volata. Giocherà con Rublev, ma i quarti appena raggiunti valgono già moltissimo.

Gigante Sonego, la notte più bella (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Il capolavoro di Lorenzo Sonego. Dopo tre ore e 28 minuti di partita, dopo aver sconfitto 6-4 6-7 7-6 Dominic Thiem, e avergli rifilato 50 vincenti, ha ancora la forza di ballare in campo. Ha conquistato il cuore dei tifosi italiani, soprattutto quelli che c’erano per i primi due set sulle tribune della Grand Stand Arena. Ma poi hanno dovuto abbandonare lo stadio a causa del coprifuoco. II torinese diventa il quindicesimo azzurro nei quarti di finale agli Internazionali BNL d’Italia nell’era Open. Affionterà per la terza volta il russo Andrey Rublev, che l’ha battuto l’autunno scorso in finale a Vienna. «Devo cercare di portare in alto la bandiera dell’Italia, è stato bello avere il sostegno dei tifosi» ha detto nell’intervista a caldo dopo una partita che ha vissuto di orgoglio rabbioso e coraggio per tre set. Nonostante il 25% di tifosi presenti, la natura dell’atmosfera sulla Grand Stand Arena è la solita del Foro Italico. Serve anche quella perché il torinese si gusti a fondo una partita di cui è assoluto, meritato protagonista. Perché un Sonego così non si era mai visto. Oggi è un giocatore più consapevole di quello che può fare, di dove può arrivare. Tenace lo è sempre stato. Contro Thiem ci ha messo anche grandi prime di servizio, ottime le soluzioni in slice da destra anche nei momenti importanti della partita. Gioca forte, senza paura di rischiare. Mira alle righe, rischia più di qualche palla corta e qualche attacco in controtempo. Per due set, gioca un tennis scintillante che lascia incredulo il suo coach “Gipo” Arbino. Thiem, al contrario, inizia piano, anche troppo. Non è la sua versione migliore e si vede da come prepara il servizio e da quanto corto giochi di diritto, perfino da metà campo. E come saltata la catena cinetica, a parità di sforzo l’effetto ìimpallidisce rispetto a quanto mostrava nei momenti migliori. Per un giocatore come il tornese sentirsi in controllo contro il numero 4 del mondo è evidentemente inusuale. Ci prende gusto. In queste situazioni si incrociano due spinte. Da un lato, speri che possa continuare così; dall’altro, avverti la precarietà dello scenario. E in effetti dal secondo set la partita cambia. Thiem inizia ad aumentare la profondità dei colpi, ma non è ancora preciso. Il tiebreak, chiuso 7-5, inaugura un match nel match. La breve sospensione per far defluire il pubblico a causa del coprifuoco fissato alle 22 aumenta il senso scenografico dell’intervallo fra il secondo e il terzo atto. Sonego saluta i tifosi venuti per lui. I giocatori vengono mandati negli spogliatoi per il tempo necessario all’operazione, poi si ricomincia su una terra più dura. Sonego piazza il primo allungo, ma la stanchezza si sente. Thiem adesso si sente a suo agio. È la sua partita, fatta di corse e di asprezze, ma è anche la partita del torinese, che infatti la interpreta come meglio non potrebbe. Rimonta da 3-5, annulla un match poitn e chiude al tie break, uscendone da grande giocatore.

Sonegol: urlo nel silenzio (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Terminator questa volta ha la faccia pulita e il cuore enorme di un ragazzo di Torino che voleva fare il calciatore e poi nel tennis, l’altro amore della vita, ha invece scoperto di possedere la dote che meno di tutte si può allenare perché sgorga innata dalla carne e dal sangue: la volontà di non lasciare indietro nemmeno un punto, anche quando le onde sollevate dal quarto giocatore del mondo ti stanno rovesciando, riportandoti con la testa sotto l’acqua dopo un primo set di magie. Sonego batte Thiem, e già così suona come una musica celestiale. Questa è la sera di Lollo, che raggiunge per la seconda volta in carriera un quarto in un Masters 1000 dopo Montecarlo 2019 e coglie la vittoria più bella e prestigiosa della carriera, più ancora di quella contro il numero uno Djokovic a Vienna in ottobre, perché quella era una versione edulcorata del fenomeno serbo, con la pancia piena dopo essere tomato in vetta al ranking. Questo Thiem, invece, dopo la prima ora di gioco in cui soffre l’aggressività dell’ex ala delle giovanili granata, le sue bordate al servizio e il dritto penetrante, è molto vicino alla miglior versione del trionfatore degli. Us Open. Comincia a tenere lontano Sonego dalla riga di fondo, lo muove, mette pressione su ogni palla. Dopo l’interruzione alla fine del secondo set per far defluire il pubblico causa coprifuoco, con i due giocatori obbligati a tornare negli spogliatoi e poi a rifare il riscaldamento, l’austriaco sembra prendere il volo fino al match point in risposta sul 5-3 che Lorenzo annulla con un serve and volley da brividi. Una mossa ardita che trasforma totalmente gli orizzonti del match, con Thiem che pasticcia nel game successivo quando serve per chiudere e poi subisce il clamoroso ritorno dell’azzurro. Nel tie break, che arriva quando la partita ha già abbondantemente scavallato le tre ore (alla fine 3h24′), Dominic per salire 5-4 tira due rovesci da manuale che atterrerebbero un toro, ma non ll Sonego di questa meravigliosa notte romana che con tre punti consecutivi si gode l’apoteosi: «Per battere Thiem sulla terra, devi giocare la partita perfetta, giocare con coraggio e tirare fuori tutto quello che hai dentro. Adesso spero di recuperare bene, anche se l’adrenalina faticherà a smaltirsi. Intanto non accenderò il cellulare fino a qualche minuto prima della prossima partita, non voglio distrazioni».

Nadal è gigantesco. Annulla 2 match point e batte Shapovalov (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Gigante, pensaci tu. Se la riapertura al pubblico meritava uno show che cancellasse i lunghi mesi senza tifosi, non poteva che essere il re dei gladiatori a infiammare l’arena. Superbo Nadal, una volta di più, formidabile nel sopperire con l’orgoglio e l’inesauribile sete di vittoria a un pomeriggio in cui viene a lungo sovrastato tecnicamente dall’avversario. Anzi, per quasi due set Shapovalov lo prende a pallate, incisivo al servizio e ficcante con l’elegantissimo rovescio incrociato o lungolinea che Rafa non legge quasi mai. Il mancino canadese è imperioso, ha la palla per il 4-0 nel secondo set che chiuderebbe di fatto la contesa, ma da lì inizia a pasticciare risvegliando il guerriero maiorchino. La partita adesso è una battaglia di qualità sopraffina, Denis va avanti di un break anche nel terzo, si fa rimontare, si procura due match point per un successo leggendario sul 6-5 e invece li spreca malamente, accorgendosi dolorosamente che portare Nadal al tie break decisivo è come sanguinare davanti a uno squalo. Rafa dopo 3 ore e 27′ approda cosa ai quarti per la 16^ volta in 17 partecipazioni romane e per la 97^ in un 1000, record già suo migliorato, vince il 16° match dopo aver avuto match point contro oltre a portare a 19 la striscia di vittorie consecutive contro un mancino: «È stato un successo importante, arrivato al termine di una partita lunga, contro un giovane… Spero di riprendermi al meglio per il prossimo turno, vediamo come mi sveglierò, ma questi sono match duri da cui non è semplice recuperare. Ho lottato mentalmente e fisicamente, ho mantenuto un approccio positivo. Partite così ti danno fiducia per il futuro».

Continua a leggere
Commenti

Rassegna stampa

Djokovic re di Parigi. Ora è a due passi dalla storia (Crivelli, Azzolini, Mastroluca, Semeraro, Grilli)

La rassegna stampa di lunedì 14 giugno 2021

Pubblicato

il

Missione Grande Slam (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Questa non è Rodi. Qui non basta saltare lontano e arrivare a un passo dal sogno, dall’impresa che ti cambia la vita e ti porta dritto nei libri di storia. Questo e il Roland Garros, questo è uno Slam, e il colosso non crolla nemmeno sotto gli scossoni più pesanti; anzi, ritrova la saldezza sul suo piedistallo dorato proprio quando gli strali del giovane Apollo greco sembravano avergli sottratto equilibrio e fermezza. Djokovic è il re di Parigi, a Tsitsipas non riesce la rivoluzione dopo averla accarezzata per due set, dopo aver bussato alla porta di una nuova era riuscendo perfino a schiuderla, prima di vedersela sbattuta in faccia da un fenomeno che, ormai è chiaro, scorge all’orizzonte il trono di più forte di sempre e l’obiettivo più alto. il Grande Slam. Lo dicono i numeri e i primati che corredano un trionfo sofferto, maturato in 4 ore e 11 minuti e dove alla fine l’eroe serbo risulterà più energico e presente a se stesso della giovane divinità ateniese. Nole coglie il secondo successo al Bois de Boulogne dopo quello del 2016, diventando il terzo giocatore di sempre, con Emerson e Laver, ad aver conquistato tutti gli Slam per almeno due volte e soprattutto sale a 19 Majors, a una sola lunghezza dai dioscuri Nadal e Federer e con il vantaggio dell’età e di una competitività più marcata su tutte le superfici, a cominciare dall’erba di Wimbledon tra due settimane, dove potrebbe completare l’aggancio. E riscrivere il romanzo del tennis. Come già contro il favoloso Musetti delle prime due ore della sfida negli ottavi, il Djoker si ritrova a remare affannato dopo aver avuto l’opprtunità di chiudere il primo set sul 6-5 e servizio, sprecata con un game orribile. Nel tie break, poi, risale dal 2-5 al 6-5, ma l’altro sul set point lo fulmina con una prodezza di dritto che chiama gli osanna dalle tribune, schierate massicciamente per il greco. All’improvviso Novak appare svuotato, come se la battaglia epica con Nadal lo avesse prosciugato di ogni stilla di energia. Ma gli Slam sono davvero un altro sport, è la forza mentale a muovere le gambe, soprattutto quando la via verso il traguardo si accorcia. Essere conservativo a Stefanos non basta più, adesso servirebbe un po’ di coraggio in spinta, perché Nole ha ritrovato la battuta, le letture di quella dell’avversario e con il palleggio più lungo sta obbligando Tsitsi a pensare troppo. E infatti l’Apollo di Atene si scioglie. Perciò, nonostante gli applausi per Tsitsipas ritmino la partita fino all’ultimo punto, Parigi si inchina di nuovo al Djoker, molto misurato nell’esultanza. Dieci anni fa, di questi tempi, mentre Nadal festeggiava il sesto trionfo al Roland Garros e il nono Slam complessivo e Federer si era già annesso 16 Majors, Djokovic era a quota due. Adesso, dopo aver completato la doppietta Australian Open-Parigi, non solo si è inserito in corsia di sorpasso, ma può addirittura sognare il Grande Slam che chiuderebbe definitivamente la corsa al ruolo di più grande di tutti i tempi. Coach Vajda non gira intorno all’argomento: «Il Grande Slam è un obiettivo, certo. Temevamo la stagione sulla terra, perché negli ultimi anni ci aveva dato poche soddisfazioni, ma adesso che e in salute, calmo e rilassato, non deve porsi limiti. Io e Goran Ivanisevic (l’altro coach. ndr) abbiamo deciso che se Novak realizza il Grande Slam, ci mettiamo in pensione». E potrebbe non essere uno scherzo.

DicianNole Slam! (Daniele Azzolini, Tuttosport)

 

Il messaggio di Novak Djokovic sale lassù. Indica l’alto dei cieli con la racchetta, e distribuisce al pubblico il sacro anelito da cui si sente ispirato. I complimenti gli tornano di rimbalzo da Thomas Pesquet, l’astronauta francese impegnato dallo scorso aprile a bordo della stazione spaziale nel quadro della missione Expedition 65. Lo inquadrano mentre mostra una pallina del torneo. Si vede che passava di li, mentre Nole espletava la liturgia della sua ennesima vittoria, la diciannovesima della serie nello Slam, l’ottantaquattresima di una carriera che da tempo lo ha iscritto al circolo dei più forti. La finale si chiude con un atto di devozione. C’è la moglie Jelena in sommessa preghiera ormai da metà del 2° set. E mamma Dijana che alliscia l’immaginetta della Santa Madre, che ha rivelato essere particolarmente utile nelle disfide con Federer. Di certo funziona anche con Stefanos Tsitsipas. È il secondo major della stagione, e vale metà Grand Slam. Nole si cinge di un alloro davvero unico nel tennis. È il secondo in Era Open che vince almeno due volte tutti i titoli dello Slam. L’altro si chiama Rod Laver, e di Grand Slam ne ha colti due, nel 1962 il primo, nel 1969 il secondo. Non c’è viatico migliore per un atleta fermamente intenzionato a scalare la vetta del suo sport, che il pubblico non gli ha mai voluto consegnare, preferendogli Federer e Nadal. «Vedremo alla fine, i numeri delle nostre carriere», aveva avvisato il serbo. Gli manca un titolo per raggiungere la ditta Fedal, ferma a 20 vittorie per ognuno dei soci. Gliene mancano due, consecutivi, per firmare il Grande Slam. […] Lo sgambetto al Re era nei piani di Tsitsipas, a dir poco furibondo con se stesso. I due non si sono amati granché, nel corso delle 4 ore e 11 minuti della finale. Aldilà delle dichiarazioni di convenienza che si fanno nel corso della premiazione, a Nole non è piaciuto che il greco abbia sempre lasciato che fosse l’arbitro a decidere sulle palle contese, senza mai concedere il punto su quelle che sapeva avessero toccato la riga bianca. E a Stefanos non è garbato il rimprovero di Nole. Ma non su questi aspetti di secondaria importanza si è deciso il match. Tsitsi l’ha condotto con grande impeto fino al 2-0, rimontando nel primo (break al dodicesimo gioco) e dominando quasi a mani basse il secondo, ma gli è costato caro quel filo di rilassamento che ha fatto seguito alla condizione di superiorità fin lì messa in mostra. La replica di Djokovic poteva attendersela, ma non è stato in grado di valutarne la portata, né le conseguenze. Durissimo e forse decisivo il quarto game del terzo set, con il greco d’improvviso appeso a un filo dopo aver condotto 40-15: 11′ e 23″; 18 punti di autentico corpo a corpo, con Nole che ha ribaltato la situazione e ha firmato il break alla terza palla utile. «Non so bene cosa sia successo. D’improvviso non mi sono più sentito a mio agio. Mi muovevo bene, ma i colpi non erano più gli stessi, quasi le gambe o le braccia, si fossero rattrappite. È la prima volta che mi capita, ho cercato di ritrovare la tranquillità dei primi 2 set, non ne sono stato capace. Sono davvero dispiaciuto. È come se avessi subito un blocco, che mi ha trascinato via dal gioco e strappato dalle mani una partita che sentivo mia».

Djokovic il signore degli Slam (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Sul regno di Novak Djokovic non tramonta ancora il sole. Il numero 1 del mondo, e prossimo numero 1 anche della Race che considera i soli risultati del 2021, allunga la lista dei primati da leggenda. Al Roland Garros, ha conquistato il diciannovesimo Slam, solo uno in meno di Roger Federer e Rafa Nadal. È il terzo nella storia del gioco, primo nell’era Open con almeno due titoli all’attivo in ciascuno dei quattro major. Al suo avversario in finale, il greco Stefanos Tsitsipas che in stagione ha ottenuto più vittorie di tutti, non è bastato iniziare con un vantaggio di due set. Djokovic è scivolato, è caduto rischiando anche di farsi male sfiorando il paletto della rete nella prima parte del match, ma si è rialzato. E l’immagine della partita, di una finale conclusa 6-7(6) 2-6 6-3 6-2 6-4 dopo oltre quattro ore di gioco. «Non è facile. Ho fatto del mio meglio. Penso di aver giocato una buona prima finale. Complimenti a Novak, ha dimostrato ancora una volta che campione sia. Spero un giorno di ottenere la meta di quello che ha ottenuto» ha detto Tsitsipas durante la cerimonia di premiazione. A consegnare il trofeo c’erano anche gli ex numero 1 del mondo Jim Courier e Bjorn Borg. «E’ un privilegio essere qui con campioni che hanno scritto pagine importanti di storia di questo sport – ha detto Djokovic – Stefanos sarà ancora più forte dopo questa partita: so cosa si prova a perdere una finale Slam, sono le occasioni in cui impari di più. In Grecia, il futuro del tennis è in buone mani». […] «Dopo i primi due set, ho iniziato a giocare molto corto e davvero non so perché», ha dichiarato il 22enne, certo non consolato dalla prospettiva di salire al numero 4 del ranking dalla prossima settimana. «Ho perso un po’ il mio gioco e vorrei davvero capire come sia successo. Stava andando tutto bene, sento di aver perso una buona opportunità per fare qualcosa di meglio». Oggi il greco può dirsi un top player, ma per diventare campione serve ancora tempo.

Djokovic, il Migliore ribalta Tsitsipas (Stefano Semeraro, La Stampa)

Il tennis è ancora cosa loro, anzi al momento meglio dire sua, di Novak Djokovic. Il concetto di resilienza fatto persona, una creatura a metà fra un computer e il mago Houdini. Come aveva fatto in ottavi contro Musetti, ieri ha rimontato due set anche a Stefanos Tsitsipas in finale, la prima Slam del greco e la prima in cinque set a Parigi dal 2004, l’ultimo anno “B.N” (before Nadal). Nessuno nell’era Open aveva mai conquistato uno Slam rimontando due volte due set, e questo è solo uno dei prodigi di Mister Djokovic, che vincendo 6-7 2-6 6-3 6-2 6-4 il suo secondo Roland Garros (l’altro nel 2016), è diventato il terzo tennista di sempre a prendersi almeno due volte tutti quattro gli Slam dopo Laver ed Emerson (anni ’60). Questo è il suo 19esimo Slam, contro i 20 di Nadal e Federer. Ormai ha preso la scia dei due favolosi compari e a Wimbledon può raggiungerli, agli Us Open addirittura superarli, chiudendo così il Grande Slam, l’impresona compiuta nella storia solo da Don Budge (1938) e Rod Laver (1962 e’69) e che Rafa e Roger hanno sempre fallito. «E’ un obiettivo possibile», dice coach Vajda. Nella semifinale da leggenda contro Nadal aveva messo la testa davanti al rivale di sempre, ieri ha fatto capire all’erede designato che non è ancora cosa. […] «Questa volta ho imparato che vincere due set non significa nulla», ha detto Stefanos, nuovo numero 4 del mondo. Novak, ricevuta la coppa da Borg e Courier, non si è nascosto: «Non sono giovane come Stefanos, che di Slam ne vincerà tanti in futuro. Ma credo di avere ancora parecchio da dare». Soprattutto da prendere.

Djokovic non abdica mai: è da Grande Slam (Paolo Grilli, La Nazione)

Quella di leggenda del tennis ce l’ha in tasca da tempo. Ora Novak Djokovic si merita pure la patente di indistruttibilità. Un’altra volta la nuova generazione della racchetta viene respinta in un angolo, con un saccone colmo di rimpianti sulle spalle: è il serbo a vincere il Roland Garros, il suo 19esimo Slam, dando una prova mostruosa di forza e resilienza. Sì, questo termine oggi così abusato si attaglia perfettamente a ‘Nole’, capace anche nella finale contro Tsitsipas di rimontare da una situazione ormai compromessa distillando tutta la sua classe. Era successo contro Musetti, quando si era trovato sotto due set a zero, e anche nella semifinale contro Nadal ‘Djoker’ era sotto di un set: uno svantaggio letale per tutti, contro il re di Parigi pronto ad afferrare il suo 14esimo successo nella Ville Lumiere, ma non per lui. E ne è uscito un match memorabile. E’ finita ieri 6-7, 2-6, 6-3, 6-2, 6-4 la maratona di più di quattro ore che ha premiato il serbo, assai meno tifato dagli spalti del rivale greco. Molti speravano in una rivoluzione francese ad opera dell’aitante ellenico, uno dei talenti più accreditati a ereditare il trono del tennis, ma ci sarà ancora da aspettare. Perché Djokovic, così come Nadal, può contare ancora su un impasto impagabile di freschezza atletica e capacità chirurgica di dominare le fasi della partita più importanti. Tsitsipas ha letteralmente incantato nei primi due set, con un servizio di rara efficacia e una consistenza rara in ogni colpo. Poi però si è fatta strada l’esperienza di Novak, e a un certo punto è parso chiaro a tutti che solo Djokovic avrebbe potuto mettere in bacheca il trofeo, il suo secondo a Parigi. Ha già vinto in Australia nel 2021: il sogno Grande Slam è concreto. Rafa e Roger sono solo a un passo, a quota 20 Major.

Continua a leggere

Rassegna stampa

Krejcikova regina di Parigi (Crivelli, Mastroluca). Djokovic-Tsitsipas, incontro con la storia (Mastroluca, Azzolini, Bertolucci)

La rassegna stampa di domenica 13 giugno 2021

Pubblicato

il

Krejcikova super. La ragazza che amava cucire diventa regina (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Ricevere la Coppa Suzanne Lenglen dalle mani di una leggenda dopo una carriera nell’ombra esplosa solo da otto mesi è un’emozione che non si può raccontare. Se poi quelle mani sono di Martina Navratilova, la più grande tennista di sempre del tuo paese (e non solo), questa giornata magica ti resterà nel cuore per l’eternità. Prima di Barbora Krejcikova, solo due giocatrici nate in Cecoslovacchia erano riuscite a vincere il Roland Garros: Hana Mandlikova nel 1981 e appunto Martina nel 1982 e nel 1984, anche se da cittadina americana. La venticinquenne di Brno, al culmine di un percorso a metà tra il sogno e la favola (a fine settembre non era ancora mai entrata nelle 100), diventa la sesta giocatrice di fila a conquistare il primo Slam in carriera proprio a Parigi, battendo la russa Pavlyuchenkova in una delle finali più inaspettate della storia. Si pensava che la moscovita, comunque più avvezza a partite calde, potesse gestire meglio la pressione, e invece è stata la Krejcikova, che è appena al quinto Slam in singolare in carriera (in doppio però ne ha vinti due nel 2018), a fare la differenza nei momenti più delicati, cioè l’avvio della partita e la metà del terzo set, quando ormai la tensione si respirava ad ogni scambio: «Merito dello psicologo, l’ho sentito anche prima del match e mi ha detto di non avere paura. Credo che la vittoria sia stata prima di tutto mentale e poi tecnica». Nei colpi, la nuova regina ricorda molto la Novotna e non può che essere così, visto che fu lei ad accettare di allenarla quando Barbora pensava di smettere con il tennis e fu convinta dalla mamma a contattarla: infatti alla sfortunata campionessa morta di cancro nel 2017 ha dedicato tutte le vittorie. Che potrebbero non essere finite: oggi gioca la finale del doppio. Non male, per una ragazza che da domani sarà 15 del mondo ma ha sempre fatto dell’understatement lo stile di vita: «Mi piace stare in famiglia, fare la zia, dedicarmi al giardinaggio e soprattutto rilassarmi con il cucito, mi calma molto».

Krejcikova, uno Slam tira l’altro (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Ha ricevuto il trofeo da Martina Navratilova. Ha ringraziato Jana Novotna, elegante e fragile campionessa di Wimbledon morta a causa di un cancro nel 2017 che in passato l’ha allenata. Barbora Krejcikova ha completato il suo torneo da favola. E’ lei, l’ex numero 1 del mondo in doppio, la campionessa del Roland Garros. Dopo il 6-1 2-6 6-4 sulla russa Anastasia Pavlyuchenkova, la più titolata delle quattro semifinaliste, è diventata la diciottesima giocatrice in attività con almeno un trofeo dello Slam in singolare in bacheca. Oggi sarà impegnata anche nella finale di doppio e potrebbe completare una doppietta che a Parigi manca dal 2000 (firmata da Mary Pierce), era fuori dalle prime 100 nel ranking WTA prima del Roland Garros dello scorso autunno. Dalla prossima settimana, però, salirà al numero 15. «Non riesco a crederci – ha detto la ceca dopo il trionfo – ho passato un periodo molto difficile quando è morta Jana. Volevo tanto vivere un’esperienza così perché le sue ultime parole sono state, di fatto: “Divertiti e cerca di vincere uno Slam”. Sento che dall’alto, in qualche modo, mi sta guardando. Voglio ringraziarla, è stato un onore poterla incontrare. Spero che adesso possa essere felice per me». La ceca, unica giocatrice capace di mettere in difficoltà Iga Swiatek agli Internazionali BNL d’Italia, ha dominato il primo set in 31 minuti. Ma poi la tensione ha preso il sopravvento e nel secondo set la Pavlyuchenkova ha preso il comando del gioco. Ha attaccato prima, con colpi più potenti e più stretti. Non è riuscita però a difendere il vantaggio competitivo. Mai stata troppo fredda nei momenti decisivi, ha regalato il break del 2-1 nel terzo. L’ha recuperato ma ha perso di nuovo il servizio nel settimo game. Al terzo match point, Krejcikova ha potuto liberare la gioia per un trionfo storico.

Djokovic-Tsitsipas, la storia vi aspetta (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

A Parigi si fa la storia. Da un lato Novak Djokovic, che ha vinto la sfida delle sfide contro il 13 volte campione del Roland Garros Rafa Nadal e resta in corsa per diventare il primo a vincere ogni Slam almeno due volte. Dall’altra il più pronto dei giovani sfidanti, Stefanos Tsitsipas, che l’ha messo non poco in difficoltà agli Internazionali BNL d’italia. «Cercherò di lasciare tutto in campo» ha detto Tsisipas, che ha ottenuto in carriera due vittorie in sette precedenti confronti con il numero 1 del mondo. Patrick Mouratoglou, che lo segue dal 2015 anche se il suo coach rimane il padre Apostolos, si è mostrato ottimista. Il 22enne, numero 5 del ranking, ha già battuto i migliori del mondo, come ha spiegato il coach di Serena Williams. «Crede in se stesso, sa che può farcela. Non dubiterà delle sue capacità di vincere ed è estremamente importante. Avrà due sfide da vincere: la prima è la pressione della prima finale Slam, la seconda si chiama Novak Djokovic». Il serbo arriva con un supplemento di fiducia e convinzione dopo la vittoria in quella che ha definito la sua miglior partita di sempre nel torneo. Costretto al quinto set nello scontro diretto in semifinale al Roland Garros l’anno scorso, Djokovic è ben consapevole delle qualità di Tsitsipas. «Ha raggiunto un grande traguardo, ma sono sicuro che non vorrà fermarsi qui – ha ammesso il numero 1 del mondo -. È in gran forma, penso che sarà un altro match lungo e combattuto come l’anno scorso». I colpi di inizio gioco saranno uno dei fattori decisivi per la vittoria in finale. Nel torneo Djokovic è stato molto più efficace in risposta contro la prima di servizfo degli avversari, Tsitsipas ha fatto meglio di lui contro la seconda. In tutto il torneo, e in maniera significativa in semifinale contro Zverev, il numero 5 del ranking ATP ha cercato di venire avanti e chiudere i punti a rete. Il numero 1 del mondo ha sfiancato Nadal negli scambi più lunghi, e ha impostato la semifinale cercando di costruire un vantaggio competitivo sulla diagonale sinistra; da quel lato sbatterà contro il rovescio di Tsitsipas, capace con quel colpo di passare dalla difesa al contrattacco e di accelerare anche in lungolinea. Il greco sogna di festeggiare come Guga Kuerten che disegnò un grande cuore sulla terra rossa dopo il primo trionfo al Roland Garros.

Il futuro è adesso (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Ventidue anni è l’età giusta Uno meno di Federer. Uno più di Djokovic. Nadal non conta. Lui è l’ultimo della classe di quelli che hanno fatto troppo presto. Ha vinto a 19 anni, mentre Chang e Becker vi sono riusciti a 17. Ma non è l’inizio che conta, negli Slam. E’ il seguito della storia a offrire la confezione finale, là dove si conservano le cifre di una carriera, le vittorie, le magie, e tutto ciò che di epico c’è nei vincitori. Ma da qualche parte occorre cominciare. Stefanos Tsitsipas ha battuto Novak Djokovic solo sul cemento, due volte, mentre sul rosso non vi è mai riuscito (3 sconfitte, sulle 5 finora subite). Ma non avrebbe mai cambiato l’opportunità che gli offre il Roland Garros. La sua “comfort zone” è nella testa, nel fisico e nella tecnica, non sulla superficie dove poggia i suoi “46” a pianta larga. «Sono nato e cresciuto sul rosso, Parigi era la meta agognata, ci ho sempre creduto. Non ho intenzione di buttar via l’occasione». Tsitsi dice che il tennis è mente al 50 per cento, fisico al 30, tecnica al 20. La realtà è più complessa, cuore e passione meritano maggiore considerazione, e non è attraverso le percentuali che si spiega di quante multiformi sinapsi si componga questa benedetta mente. Volgono tutte in una stessa direzione? Oppure sono libere di agire in più direzioni, offrendo ai giocatori non solo quelle doti di resistenza mentale alle sollecitazioni che giungono, ma anche l’impulso a scegliere un modo proprio per elevarsi dalla massa dei tutti eguali? Tsitsipas va contro Djokovic forte di un carattere diverso. Conosce la difesa, ma la pratica con il furore che lo guida all’arrembaggio. Il suo tennis ricorda gli assalti ai brigantini, vive di orzate strette per mettere al traverso le murate e anticipare i colpi di cannone degli avversari. Nole è maestro in un tennis di concezione quasi opposta, dove la precisione è al centro della costruzione. Scenderà in campo, Stefanos, forte di un best ranking da numero 4. La sua vittoria darebbe uno scossone definitivo al terzo posto obbligando Nadal (che è nei primi tre dal 29 maggio 2017) a far gli spazio. Per la prima volta vi sarebbero sul podio due giovani, lui e Medvedev. Il Roland Garros ama le forti emozioni. Ma ne ha avute poche negli ultimi tre lustri.

C’è Djokovic. A Tsitsipas serve un tennis di arte e di lotta (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)
Al Roland Garros oggi andrà in scena l’ennesimo tentativo da parte di un Next Gen di sovvertire la gerarchia che da 15 anni II più formidabile trio di giocatori della storia ha cementato negli albi d’oro del tennis. Stefanos Tsitsipas cercherà di indicare il percorso contro Il numero 1 del mondo Novak Djokovic, reduce da una straordinaria vittoria su Nadal. Le finali degli Slam sono difficili da pronosticare, ma sono pur sempre il territorio dl caccia preferito per un fighter come il serbo. Per conquistare il secondo titolo a Parigi e ridurre la forbice con Nadal e Federer in quanto a prove Slam vinte (lui è a 18, loro a 20), traguardo a cui tiene in modo ossessivo, Nole dovrà basare il suo tennis su colpi aggressivi e sulla capacità di tenere in mano il gioco. Se poi con la risposta al servizio neutralizzerà almeno in parte il servizio avversario, avrà fatto un passo fondamentale per la conquista della Coppa del Moschettieri. Il giovane greco impara presto, è bello anche negli errori, ma soprattutto splendente nei vincenti. II suo è un tennis sfacciato che piace al pubblico. A un artista come lui, votato alla creatività, non si dovrebbe chiedere un grande sforzo mentale per reggere la pressione. II primo set sarà un indicatore delle sue possibilità. Stefanos dovrà accettare di passare anche attraverso una maratona, terreno più congeniale al mostruoso avversario. Serviranno cuore, coraggio e la capacità di reggere lo scontro a lungo, di fronte a una macchina da guerra che si esalta più la sfida si inasprisce, fino a incanalarsi in qualcosa di molto simile a un duello corpo a corpo.

Continua a leggere

Rassegna stampa

Golpe a Parigi (Crivelli). Djokovic da Numero 1 a casa Nadal. Ora c’è Tsitsipas (Mastroluca). Rivoluzione francese (Azzolini). Djokovic vince e interrompe il regno dell’eterno Nadal (Imarisio). Tsitsipas a un passo dall’Olimpo del tennis. Nadal è umano, in finale va Djokovic (Rossi). Una battaglia infinita. Djokovic batte Nadal e il coprifuoco a Parigi (Semeraro). Maturità, niente tornei, il jet di Nole. Lo strano Wimbledon di Musetti (Mastroluca)

La rassegna stampa del 12 giugno 2021

Pubblicato

il

Golpe a Parigi (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

La Bastiglia è caduta, sul pennone della semifinale parigina più nobile sventola gagliardo il vessillo di un formidabile, straordinario, titanico Djokovic, che come nel 2015 interrompe il cammino del re, Rafa Nadal, infliggendogli la terza sconfitta di sempre al Roland Garros (l’altro a riuscirci fu Söderling) e impedendogli così di continuare la caccia al 14′ trionfo al Bois de Boulogne e soprattutto al 21′ Slam che lo avrebbe allontanato da Federer nella più leggendaria corsa a un primato nella storia dello sport recente. Sono state 4 ore e 11 minuti di battaglia epica, talmente coinvolgente e a suo modo storica che gli organizzatori, andando contro un protocollo rigidissimo, hanno permesso che il pubblico rimanesse in tribuna nonostante il coprifuoco. Potenza di due uomini che sono già nel mito, anche se Nole e non Rafa avra l’occasione di ingigantirlo nella sfida generazionale della finale contro Tsitspas, con l’opportunità di arrivare a 19 Slam, a uno solo distanza dagli altri due monumenti, e di diventare il secondo giocatore dell’Era Open, dopo Laver, a vincere almeno due volte tutti i Major. Per capire la portata del successo di ieri sera (quasi notte) del numero uno del mondo, basterà ricordane le sue parole alla fine: «La mia partita di gran lunga più bella ed emozionante che abbia giocato a Parigi». E dire che il primo set, il dritto che fa male da ogni posizione e l’accuratezza alla risposta, sembra riproporre il massacro della finale di ottobre. Ma punto dopo punto, con il servizio che funziona meglio e la ricerca ossessiva del rovescio del maiorchino, il Djoker risale imperiosamente, aggressivo e concentrato, addirittura più mobile su una superficie che ha sempre esaltato la fisicità del rivale. Neppure II 2-0 con cui Nadal inizia il quarto set ferma la marcia del serbo a capo di un match costellato di mille prodezze, giocato a un livello che nessuno, ancora adesso, può raggiungere, a meno che Tsitsipas non voglia a ribellarsi all’idea dopo II trionfo su Zverev. […] La sua semifinale è una partita strana, umorale, che l’Apollo ateniese domina nei primi due set, scegliendo gli scambi prolungati fino all’accelerazione decisiva o all’errore del rivale, ma mixandoli sapientemente con la palla corta o gli attacchi controtempo. Sascha, al contrario, non possiede la medesima varietà di soluzioni, pero dal terzo set, con il servizio sempre sopra i 200 all’ora, inizia a fare i buchi sulla terra dello Chatrier e da fondo rompe gli indugi con più aggressività, in particolare con il fantastico rovescio, sfruttando anche i troppi forzati di dritto del greco. In lacrime E cosi, incredibilmente dopo le premesse iniziali, alla fine del quarto set e con sulle spalle quasi tre ore di battaglia troppo combattuta sul filo dei nervi per essere anche spettacolare, Zverev si ritrova padrone della partita e nel primo game del parziale decisivo sale 0-40, in pratica la porta del paradiso. Tsitsi, d’orgoglio, annulla le tre palle break e l’occasione sciupata scioglie clamorosamente il tedesco, mentre Stefanos ritrova il feeling con la palla e le geometrie a tutto campo, regalando alla Grecia la prima finale di sempre in uno Slam, con pianto finale annesso: «Tutto quello a cui riesco a pensare sono le mie radici, vengo da un piccolo paese fuori Atene. II mio sogno era giocare qui e non avrei mai pensato di raggiungerlo. Sono molto felice che la Grecia faccia parte della comunità del tennis, ora». E mentre Zverev non fa nulla per nascondere la delusione («Non sono più quel tipo di giocatore che può essere contento per esserci andato vicino con una bella prestazione, ho perso e mi girano»), Tsitsipas rafforza lo status di erede più accreditato dei Big Three. È l’uomo con più vittorie in stagione, in generale (39) e sulla terra (21), ha vinto il primo Masters 1000 in carriera a Montecarlo, ha fatto finale a Barcellona con Nadal (persa con match point annesso) e ha confermato la perfetta adattabilità sul rosso dei suoi fondamentali da fondo molto arrotati e pesanti: «Questa finale è qualcosa che ho sempre sognato e che mi fa battere il cuore». Il filosofo dell’amore

Djokovic da Numero 1 a casa Nadal. Ora c’è Tsitsipas (Alessandro Mastroluca, Il Corriere dello Sport)

 

Sarà Novak Djokovic contro Stefanos Tsitsipas la finale del Roland Garros. Il numero 1 del mondo ha completato l’impresa, ha battuto Rafa Nadal per la seconda volta nella sua storia alla Porte d’AuteuiL II tredici volte vincitore del torneo è caduto 3-6 6-3 7-6(4) 6-2. «E’ il match più bello e con l’ambiente più straordinario che abbia mai giocato qui» ha detto il serbo. Storico anche il successo di Tsitsipas, primo greco in una finale Slam, che ha sconfitto 6-3 6-3 4-6 4-6 6-3 Alexander Zverev nella semifinale più giovane in questo torneo da Nadal-Djokovic del 2008. […] Questo Djokovic, dopo una vittoria così, non si può non considerare il favorito contro il più pronto degli sfidanti alle porte dell’Olimpo. DJOKOVIC SHOW. “Nole” aveva vinto gli ultimi 27 turni di battuta prima della semifinale. Ma perde i primi due contro un Nadal che inizia con la chiara intenzione di marcare il territorio. Il primo parziale non ha storia. Lo spagnolo ha vinto 24 delle prime 28 partite in cui ha iniziato con un set di vantaggio contro il serbo. Ma ogni regola ha la sua eccezione. Questa semifinale, la partita più bella dell’anno, le fa cambiare le regole. Perfino agli organizzatori del Roland Garros che per questa partita decidono di sospendere il coprifuoco.[…] L’ex numero 1 del mondo Andy Murray sintetizza su Twitter il pensiero di molti: «Meglio di così, sulla terra battuta non si può giocare». Quando ‘ Nole” vince il secondo set si capisce che qualcosa nel match è cambiato. Gli scambi li controlla il serbo, Nadal deve inventarsi qualcosa di straordinario per rimanere in contatto. Il terzo parziale segue la stessa dinamica. Il numero 1 del mondo prende un break di vantaggio, e avrebbero potuto essere due, ma nel momento decisivo prende almeno due decisioni rivedibili: serve and volley e palla corta, che gli costano il controbreak del 3-3. Il tiebreak è un concentrato di emozioni, risolto nella sostanza da una volée sul 4-3. Djokovic porta a casa un set a lungo dominato ma che allo stesso tempo ha rischiato di perdere. Rafa, che non ha mai rimontato uno svantaggio di due set a uno contro il serbo, ha finito per crollare. TSITSIPAS IMPRESA. E’ mancato alla distanza, come Zverev che deve ancora rimandare il primo successo contro un Top 10 in uno Slam. Tsitsipas, pur con qualche pausa di troppo che non si potrà permettere in finale, si gode una vittoria storica che lo commuove fino alle lacrime. «Posso pensare solo alle mie origini adesso, vengo da una piccola cittadina fuori Atene, avevo sempre sognato di giocare qui ma non avrei creduto allora che l’avrei realizzato» ha detto a caldo sul Philippe Chatrier. LA PARTITA. Ha tremato, il greco, non più in controllo del match all’inizio del quinto set. Recuperato lo svantaggio di due set, il Zverev è salito 0-40 nel primo gioco. Ma Tsitsipas ha raddrizzato game e partita. «Sono uno che lotta, non ero pronto ad arrendermi – ha detto – Ero ancora in partita, quel primo game è stata una ventata d’aria fresca. Dopo mi sono sentito rivitalizzato» Più giovane finalista Slam dai tempi di Andy Murray all’Australian Open del 2010, si prepara all’appuntamento con la storia. Sperando di non lasciare ai suoi occhi solo un sogno che non faccia svegliare. 

Rivoluzione francese (Daniele Azzolini, Tuttosport)

[…] La prima semifinale di ieri al Roland Garros sta alla finale degli US Open 2020 come i Bryan Brothers quando si sono presentati insieme alle fidanzate, praticamente uguali. La regola impone di vincere i primi due set per incassare l’incontro, ma solo al quinto. Darth Zverev al monologo non rinuncia, gli vale gli applausi di quella parte del pubblico che s’incanta davanti ai begli occhi di ghiaccio, un bel po’ di recriminazioni che lo facciano sentire meno colpevole, e una sicura nomination all’Oscar per il ruolo di Tennista non Protagonista. Gli servono due set. Solo due, da contratto… Tsitslpas glieli ha concessi. Forse convinto che i due set vinti fossero sufficienti a rendere esplicita l’antifona. […] Sulla spinta di un doppio fallo, il greco si è trovato 0-40 nel game d’apertura del set decisivo, e ha reagito rilanciando l’assalto, con grande coraggio. Ha sistemato la questione con cinque punti consecutivi e ha preso in mano il gioco. ll break nel quarto gioco gli ha restituito tutte le certezze, ha avuto i primi quattro match point sul 5-2, ha chiuso nel turno successivo. Si è commosso, il pirata. Non vi stranite, un vero uomo non piange, ma un pirata – perdinci – va come una fontana, tante ne ha da farsi perdonare… […]. «Ho giocato sul campo che sogno sin da bambino, e sono arrivato all’atto finale di un torneo nel quale mi sono sempre rispecchiato. Non ci sono parole per dirvi della mia felicità. Ho portato la Grecia nel più alto dei consessi tennistici. Ci siamo anche noi… Spero di vedere tanti bambini appassionarsi a questo sport, anche se di campi ne abbiamo davvero pochi». Lui li ha trovati in Francia, alla corte di Mouratoglou, che sta al tennis come Onassis stava alle acque del mare. Era un grande armatore, ma viaggiava solo in “first class; sul suo yacht privato. Gli chiedono, chi dei due? Rafao Nole? Stavolta Stefanos risponde da vero pirata: «Sono pronto a lanciarmi all’arrembaggio. ll fisico sarà al centro della partita, sia con l’uno sia con l’altro. Li ammiro, ma non li temo. Ho 22 anni, e penso di avere delle cose da dire in finale». L’ULTIMO OSTACOLO E che vuoi dire a uno come Djokovic? Già, l’ultimo verdetto giunge a notte, in orari da coprifuoco, ed è il più imprevedibile per la storia del Roland Garros. Esce il campione di sempre, è la terza sconfitta in un mare di vittorie (105), ed è meritata. Non era il solito Nadal, frenato a tratti dal rovescio, spesso da un servizio incerto (8 doppi falli), dubbioso anche nel gioco delle sportellate. Le sue non facevano male quanto quelle del serbo. Match palpitante, ma condito di errori gratuiti, 55 addirittura quelli di Rafa, a fronte di 48 vincenti. Meglio Nole, più in partita, mentre Rafa che era scattato benissimo (5-0 nel primo set) è scivolato via via. La seconda sconfitta parigina, contro l’eterno avversario che sale a 30 (contro 28) nei testa a testa. Finale inedita, ci mancherebbe… Djokovic è avanti a Thitsipas5-2, ma il secondo trofeo del Roland Garros non se lo porterà da casa

Djokovic vince e interrompe il regno dell’eterno Nadal (Marco Imarisio, Il Corriere della Sera)

[…], Novak Djokovic sconfigge Rafa Nadal, nella semifinale del Roland Garros, compiendo così una delle imprese più difficili di qualunque sport: battere il campione spagnolo a Parigi. Sul campo dove si pensava fosse ormai un invincibile. Nella prima semifinale maschile del Roland Garros, invece, la cosa più bella è stata il pianto di Stefanos Tsitsipas dopo la vittoria. Alla fine, ce l’ha fatta. Anche lui, a quasi 23 anni, era preda della sindrome di Peter Pan della quale hanno sofferto quasi tutti gli esponenti delle next generation che sono invecchiate all’ombra della Santa Trinità. Temeva di non farcela; lui, figlio d’arte, ennesimo predestinato al successo fin dall’adolescenza, quando faceva furore nel tornei juniores. Pazienza se il successo che gli consegna il diritto di partecipare all’ultimo atto del Roland Garros, lo Slam al quale si sente più affine per stile di gioco, è arrivato al termine di cinque set non indimenticabili. E dopo un’amnesia prolungata che rischiava di pagare a caro prezzo. Il suo avversario era Alexander Zverev, un altro con la sua stessa storia, solo con un anno di più e un passato recente già pieno di occasioni perdute, come la finale dell’Open Usa 2020, disputata in contumacia di Rafa Nadal e Novak Djokovic, e persa contro Dominic Thiem dopo aver servito per il match. Era una partita da fuori i secondi, l’ha vinta ll più meritevole, faticando troppo. Tsitsipas ha dominato i primi due set contro un avversario falloso e senza strategia, che si affidava solo alle botte di servizio. La fine sembrava scritta. Ma all’improvviso, più che alla risurrezione di Zverev si è assistito all’evaporazione del greco, che con evidenza ha sentito sulle spalle il peso del pronostico favorevole, che lo vede finalista designato della parte di tabellone senza Djokovic e Nadal. II risultato sono stati due set all’incontrario, giocati con la fretta di concludere gli scambi che nella prima ora aveva dominato. Come in tutte le vicende dove contano più i nervi della tecnica, tutto si è deciso su un episodio. Tre palle break consecutive non sfruttate da Zverev all’inizio del quinto set, quando l’avversario sembrava quasi rassegnato alla sconfitta. All’improvviso l’incantesimo è finito. Tsitsipas ha ritrovato gambe e convinzione. E così il greco diventa íl primo giocatore di sempre della sua nazione a raggiungere una finale Slam, nonché il più giovane dal 2010, quando Andy Murray raggiunse l’ultimo atto a Melbourne. Era undici anni fa. Da allora, il tennis non ha smesso di diventare una disciplina sempre più fisica, in un modo quasi estremo. A 22 anni, Tsitsipas rappresenta quasi un’eccezione. E per arrivare fin qui, ha dovuto salire un gradino per volta. Ha perso match sanguinosi negli Slam, ha vissuto prove che lo hanno forgiato, come la semifinale dello scorso anno a Parigi, quando rimontò due set a Djokovic prima di cedere alla stanchezza.

Tsitsipas ad un passo dall’Olimpo del tennis (Paolo Rossi, La Repubblica)

Che dio potrebbe diventare in Grecia, Stefanos Tsitsipas, vincesse il Roland Garros? Glielo darebbero un posticino nel Partenone? Beh, per intanto ha già fatto segnare la prima data storica, essere il primo ellenico in una finale del Grande Slam di tennis. […]. Il ventiduenne greco comunque ha già sedotto i parigini con le sue lacrime, vere e sincere: «Riflettevo sul passato. Il Roland Garros è un torneo storico, un evento che seguivo da quando ero piccolo. Per il mio allenatore era il torneo preferito. Sono cresciuto con lui. È un torneo che abbiamo sempre seguito, che abbiamo sempre guardato. Ero soprattutto emozionato per lui». Stefanos Tsitsipas ha vinto la sfida dei giovani, in vista della Finale delle Generazioni contro. Ha superato l’altro biondo del circuito, il tedesco Alexander Zverev. Hanno battagliato per cinque set, in una partita indecifrabile: nelle prime due frazioni il greco è parso padrone del match, e il tedesco fuori giri. Ma quest’ultimo accende il motore sempre quando non ha più nulla da perdere, e forse anche il greco gli ha dato una mano inconsciamente, pensando di poter gestire e attendere. La soluzione più sbagliata in questo tennis moderno, e così Zverev ha iniziato una rimonta che l’ultima volta s’era vista nel 1958. Ma questo ragazzo greco ha più cuore di tutti gli altri giovani, e quindi lo ha respinto. Tsitsipas: «È stata una partita difficile, piena di emozioni, piena di tante fasi diverse. Alla fine è stato un sollievo riuscire a chiudere in modo così bello, estenuante. Gestire tutte queste cose, metterle insieme, ho dovuto fare compromessi. Sono orgoglioso di me stesso. Mi piace poter giocare in questo stadio. Sono grato per ogni singola partita che riesco a giocare. Sono immensamente fortunato ad avere l’opportunità di giocare contro i migliori e mettermi alla prova, qualcosa che ho sempre sognato e che avrei voluto che accadesse un giorno. E ora sono qui, posso farlo davvero»

Nadal è umano. In finale va Djokovic (Paolo Rossi, La Repubblica)

[…] La semifinale del Roland Garros 2021 tra Rafa Nadal e Novak Djokovic ferma addirittura il coprifuoco di una nazione. C’era l’obbligo di tornare nelle case entro le 23, a Parigi. Ma la gente in estasi per l’andamento del match tra i due Big, cantava “Non ce ne andremo!”. Quelli del Roland Garros hanno capito il rischio, in termini di sicurezza, e hanno chiesto la deroga all’Eliseo, ottenuta all’ultimo minuto, di far restare la gente fino alla fine della partita. Aveva la voce commossa nel dare l’annuncio, Gilles Moretton, il presidente della Federtennis francese. Ma l’epica s’è raddoppiata per l’esito dell’incontro: ha perso Rafael Nadal. L’invincibile di Parigi. Quello che aveva perso solo due volte, ora tre. Ogni sei anni: la prima, con Soderling nel 2009. La seconda, contro Djokovic nel 2015. E adesso, nel 2021, ancora contro il serbo. Che ha vinto dopo quattro ore e undici minuti. In quattro set, dopo aver iniziato il match sotto 0-5. Il padrone di Parigi che esce nella sua notte più buia. Era il 58° loro incontro. E la prima volta che si incrociarono fu proprio a Parigi, la città nel destino di Rafa Nadal. Era il 2006, Djokovic si ritirò dopo due set. In 15 anni si sono sfidati tutte queste volte che una volta il serbo disse: «Rafa? Lo vedo più spesso di mia madre». L’uno ha migliorato l’altro, li ha costretti a studiarsi. Adattarsi. Modificarsi. C’è stato anche quell’altro, il terzo: Roger Federer. Insieme a lui, tutti e tre insieme — dal 2005 alla finale di domani — le finali Slam disputate sono/saranno 64. In 61 c’è stato almeno uno di loro. E ne hanno vinte 54 su 63. Probabilmente è la statistica più grande dello sport, un dominio incredibile. Cedric Pioline, l’intervistatore a bordo campo, si è fatto interprete dei sentimenti di tutti, e ha ringraziato il n. 1 del mondo per lo spettacolo offerto. «È stato il match più bello che io abbia giocato a Parigi. Nel più bell’ambiente. Io ringrazio voi», ha risposto il serbo. Ora lo attende l’ultimo sforzo, quello contro Stefanos Tsitsipas: la finale di domani per vincere la Coppa dei Moschettieri. Il greco ha battuto l’altro Next Gen Alexander Zverev. La finale 2021 sarà ricordata come la Battaglia delle Generazioni

Una battaglia infinita. Djokovic batte Nadal e il coprifuoco a Parigi (Stefano Semeraro, La Stampa)

[….] Nadal e Djokovic si stanno scarnificando per offrire l’ennesima partita da leggenda, la 58esima della premiata ditta, giocate folli che solo loro a 35 a 34 anni (e il convalescente Federer, ca va sans dire) sanno offrire. Passanti sulle righe, palle da infarto, salvataggi impossibili. Un campionario che mai si è visto e mai si rivedrà, una gioia per gli occhi, un attentato al cuore, il festival del capolavoro. Ma siamo al tie-break del terzo set, i due Mostri si sono spartiti i primi due e alle 23 scatta il coprifuoco, bisognerà sgomberare. «Qui scoppia la rivoluzione», azzarda un collega de L’Equipe, perché se non si può interrompere un’emozione, figuriamoci sospendere la storia. E infatti non succede: appena Djoko si intasca il terzo set, alle 22 e 40, lo speaker annuncia che la partita continuerà con il pubblico, alla faccia delle ordinanze e delle limitazioni. «Merci Macron! », grida il pubblico. Il miracolo è avvenuto, i due fenomeni hanno sconfitto anche il coprifuoco: è la presa della Bastiglia dello sport (ma benvenute polemiche) . All’inizio del quarto set Rafa, ruggisce di grinta, di garra, di classe sovrumana, strappa un break ma stremato lo restituisce subito, e convoca il fisioterapista. È il preludio del finale: Djokovic che sul 5-0 del primo set sembrava fanè risorge, piazza un altro break chiude 3-6 6-3 7-6 6-2 dopo 4 ore e 11 davanti a un Nadal che ha finito la benzina ma non l’orgoglio. Per il padrone della terra sfuma il sogno della 14esima vittoria e del 2lesimo Slam, che gli avrebbe consentito di staccare Federer. Il cuore dice che la vera finale era questa, ma il sopravvissuto dovrà fare i conti con la stanchezza – fisica, mentale, persino morale – di un match come questo. Djokovic ha l’occasione di vincere il suo secondo Roland Garros dopo quello del 2016 e diventare il terzo della storia a prendersi tutti e quattro gli Slam almeno due volte dopo Laver ed Emerson. Se la giocherà domani contro Stefanos Tsitsipas, che nel pomeriggio, in altri 5 set da brivido (6-3 6-3 4-6 4-6 6-3), ha eliminato Sascha Zverev. «Tzitzì» a 22 anni è il numero 5 del mondo, ma ancora il signor Nessuno, perché uno Slam non lo ha ancora vinto, e nella leggenda del tennis ci si entra solo così. «Dovrò pensare che si tratta di un altra partita su terra battuta, che per caso si gioca qui». Come Ulisse insegna, a volte per trasformarsi da Nessuno in eroe bisogna saper ingannare i mostri. Quelli di fuori e quelli di dentro.

Maturità, niente tornei, il jet di Nole. Lo strano Wimbledon di Musetti (Alessandro Mastroluca, Il Corriere dello Sport)

In campo, Lorenzo Musetti ha dimostrato di essere abbastanza maturo da giocarsela alla pari per oltre due ore con il numero 1 del mondo, Novak Djokovic. Ma a scuola, l’esame di maturità deve ancora superarlo. E conciliarlo con la preparazione per Wimbledon, il suo torneo dei sogni, non è facile. È bastato un piccolo intoppo, un imprevisto, per far saltare l’intero calendario della stagione sull’erba. Musetti ha dovuto fare di necessità virtù, trasformando un campo da calcio nel teatro dei suoi allenamenti per i prati dell’All England Club. Dove arriverà grazie proprio all’aiuto di Novak Djokovic, che gli ha offerto un passaggio sul suo jet privato. MATURITA’. […] Il problema è nato quando la scuola ha annunciato lo spostamento del suo esame al 21 giugno, perché il presidente della commissione era impegnato contemporaneamente anche in un altro istituto. La telefonata è arrivata a casa Musetti proprio mentre Lorenzo era impegnato al Roland Garros contro Djokovic. Il suo allenatore Simone Tartarini ha parlato di «una beffa, visto che avevamo concordato la data con la scuola in funzione di Wimbledon’. NIENTE TORNEI. Vista l’iniziale data concordata, infatti, Musetti non si era iscritto ai due ATP 500 di Halle e del Queen’s che sono in programma dal 14 al 20 giugno. Con lo spostamento al 21, però, non potrà giocare nemmeno i successivi, gli ultimi prima dei Championships, a Mallorca o Eastbourne dal 20 al 26 giugno. La comunicazione della scuola, inoltre, è arrivata troppo tardi per potersi iscrivere in extremis a Halle o al Queen’s o per chiedere una wild card, visto che gli organizzatori le hanno già assegnate. I PRECEDENTI. In queste settimane, la questione della conciliazione fra l’attività sportiva professionistica e la scuola era già finita al centro dell’attenzione per il caso di Giulio Maggiore, centrocampista dello Spezia. Un caso simile a quello di Musetti, che peraltro è cresciuto dal punto di vista tennistico proprio a La Spezia Nel 2017 Maggiore avrebbe dovuto disputare il Mondiale Under 20 con ‘Italia. Ma ha dovuto guardare in tv i compagni chiudere con un terzo posto da applausi proprio perché non era stato possibile incastrare le date dell’esame di maturità per consentirgli di partire. Nelle stesse settimane del 2017, il portiere del Milan Gianluigi Donnarumma decise invece di rinunciare all’esame per essere in campo all’Europeo Under 21 nonostante la sua richiesta iniziale di spostare la data avesse avuto conseguenze per una sessantina di studenti. NOLE IN AIUTO. Fino al giorno dell’esame, Musetti si allenerà sul campo da calcio del circolo Junior Tennis San Benedetto a Riccò del Golfo di Spezia, rasato per essere il più possibile affine alle condizioni che il carrarino troverà ai Championships, dove arriverà il 23 giugno. Arrivarci con un aereo di linea, visti i tempi stretti, avrebbe comportato un rischio. L’eventuale presenza di un positivo al COVI D-19 sul volo, infatti, avrebbe automaticamente escluso tutti i tennisti presenti sull’aereo dal torneo di Wimbledon. Musetti però ha avuto un aereo d’eccezione. Volerà insieme al coach Tartarini sul jet di Djokovic, che partirà direttamente da Mallorca.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement