Musetti, non solo bellezza: "L'ho vinta lottando col cuore. Fognini? Per me è come un padre"

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Musetti, non solo bellezza: “L’ho vinta lottando col cuore. Fognini? Per me è come un padre”

Dopo il successo sofferto su Sebastian Korda, l’azzurro è atteso dal quarto di finale con Bedene. Nel day-off, l’occasione per parlare delle sconfitte, degli obiettivi e di un rapporto speciale

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Lorenzo Musetti - ATP Madrid 2021 (ph. Ángel Martínez _ courtesy of MMOpen)

Nessun dubbio, ormai, sulla capacità di saper soffrire. Dopo un’altra partita da montagne russe – quella vinta contro il figlio d’arte Sebastian KordaLorenzo Musetti si è guadagnato il quarto approdo a un quarto di finale ATP della sua giovane carriera. Il suo tennis rimane ispirato alla bellezza, senza però perdere la capacità di sporcarsi le mani quando le partite premiano la lotta. “Sono stato bravo a chiudere il primo set nonostante l’interruzione per pioggia – ha raccontato –, nel secondo ho avuto l’occasione per il break, poi c’è stata una palla contestata e lì ho perso un po’ il focus. Lui ha iniziato a giocare più concentrato, migliorando nel servizio e nella risposta. Il set decisivo poi è stato una battaglia, sono orgoglioso di me perché ho giocato con il cuore e ho meritato di vincerlo“.

L’azzurro si è portato avanti 4-1, si è fatto pareggiare, ma è stato poi bravo a non disunirsi portando a casa la sfida tra due vincitori dell’Australian Open Junior. Musetti se la vedrà domani con il più esperto sloveno Aljaz Bedene, 55 del mondo, in un incrocio inedito. Le sue azioni, in ogni caso, sono in rialzo. Nel turno precedente ha vendicato con Auger-Aliassime il ko di Barcellona (“Ma lì mi faceva male la schiena, problema per fortuna superato“, ha raccontato) e si è scrollato di dosso il dispiacere per aver deluso, in qualche modo, le aspettative del pubblico di Roma. “Opelka mi ha piazzato 23 ace – chiude la questione -, non riuscivo a rispondere, non mi ero mai trovato in una situazione simile“.

PAPÀ FABIO– C’è troppa stagione davanti per guardarsi alle spalle. A partire da questo 250 francese, sulla strada che porta a Parigi. Rispetto a Sinner – emerso dalla bagarre con Karatsev – il carrarino è avanti di un turno in tabellone. Stuzzicato in conferenza stampa sul solito confronto a distanza, è tornato a battere piste già note. “Io e Jannik siamo entrambi giovani e siamo arrivati a questi livelli percorrendo strade diverse. Lui non ha giocato a livello Junior, abbiamo fatto scelte di programmazione diversa. È di un anno più grande di me, ha raggiunto un grande livello che conto di raggiungere anche io tra un anno e nel futuro“. Più interessante lo spunto sul rapporto con Fabio Fognini: “Siamo molto amici, abbiamo iniziato a giocare insieme in doppio (ko al secondo turno agli Internazionali) e con lui mi diverto, stiamo spesso insieme nei tornei. C’è un bel rapporto tra i nostri team, abbiamo lo stesso manager Ugo Colombini. Per me, con la sua esperienza, è come un padre nel circuito“.

OBIETTIVI – Contro Korda, Musetti ha vinto uno scontro diretto che gli ha fatto consolidare il suo piazzamento al terzo posto nella corsa alle Next Gen ATP Finals di Milano. Target scontato, di un’annata in cui però non sarebbe saggio precludersi altri obiettivi. Il punto più alto del 2021 rimane, per ora, la semifinale persa ad Acapulco contro Stefanos Tsitsipas. Da lì la sensazione di potersi togliere qualche soddisfazione anche dove non c’è limite minimo d’età. “Gli obiettivi della stagione rimangono gli stessi – è la sua versione – spero poi ci possa essere modo di cambiarli in meglio, ma è presto per parlarne. Da un lato non è facile risalire ancora in classifica (è 87 del mondo), ma comunque ho davanti un periodo potenzialmente buono per migliorare il ranking perché non mi scade nulla mentre ad altri verranno scalati punti del 2019. Il Roland Garros sarà il mio primo Slam, sarà importante far bene lì e a Wimbledon dove ci sono in ballo più punti“.

 

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Elina Svitolina si separa dal suo allenatore dopo cinque anni

Andrew Bettles non è più il coach della n. 6 del mondo, ancora nessun nome per il sostituto

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Elina Svitolina - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Negli ultimi anni il ruolo degli allenatori nel tennis femminile, considerando i ritmi con i quali vengono sostituiti, è diventato simile a quello degli allenatori di certe squadre di calcio che faticano a trovare risultati e quindi si vedono rimpiazzati con un cambio in panchina. Ad andare decisamente contro tendenza è stata Elina Svitolina che si è tenuta stretta per ben cinque stagioni il suo storico allenatore Andrew Bettles, insieme al quale ha ottenuto 11 trofei e raggiunto la posizione n. 3 del ranking mondiale. Tuttavia negli ultimi tempi si è fatto fatica a trovare dei miglioramenti nel gioco dell’ucraina e quest’anno ha vinto ‘solamente’ la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Tokyo e il WTA 250 di Chicago, mentre la settimana scorsa è stata battuta un po’ a sorpresa dalla n. 53 Osorio Serrano a Tenerife. Forse proprio questa ennesima battuta d’arresto l’ha spinta a prendere la decisione di separarsi dal suo allenatore a poche settimane dal termine della stagione.

Questo il breve messaggio pubblicato dall’attuale n. 6 del mondo sui suoi canali social per annunciare la notizia: Dopo 5 anni e 11 titoli insieme, Andy [Bettles] ed io siamo stati entrambi d’accordo che era il momento giusto per cambiare le nostre strade. Sono molto grata per tutto il suo duro lavoro e il suo infinito supporto. Gli auguro solo il meglio per la sua futura carriera!”

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ATP Anversa, Schwartzman: “Il ritmo di Sinner è troppo alto per il tennista medio”

Il tennista argentino dopo la terza sconfitta in finale ad Anversa: “Nulla ha funzionato, per lui è stato un match facile”

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Jannik Sinner e Diego Schwartzman - Anversa 2021 (via Twitter, @EuroTennisOpen)

All’European Open di Anversa, Diego Schwartzman ha disputato la sua dodicesima finale della carriera ma il numero di tornei vinti è rimasto fermo a quattro, e quella di ieri è stata la terza sconfitta nell’atto conclusivo del torneo belga. Dopo aver perso nelle due edizioni del torneo nel biennio 2015-16 dai francesi Gasquet e Tsonga, l’argentino ieri è stato battuto 6-2 6-2 da Jannik Sinner, il quale ha giocato un torneo impeccabile senza perdere neanche un set. La netta superiorità del suo avversario è stata confermata anche da Schwartzman nella conferenza dopo la premiazione.“Jannik si muoveva molto e credo che abbia servito un po’ meglio rispetto al suo match precedente, con percentuali molto alte. Per me la risposta è molto importante; sento molta fiducia quando gioco bene con questo colpo quindi credo che oggi lui abbia fatto tutto meglio di me. In una finale è fastidioso quando non hai nessuna chance ma è stata una buona settimana. Oggi nulla ha funzionato e per lui è stato un match facile ma è andata così”.

Il Direttore Scanagatta è intervenuto cercando di approfondire il discorso sul tennista italiano n. 11 del mondo.“Jannik ha avuto finora una grande carriera ed è solo 20enne” ha confermato Diego. “Ha già vinto quattro titoli quest’anno ed è pazzesco come stia migliorando. Ad ogni modo anche giocatori come Zverev e Tsitsipas, che ora sono ai piani alti del tennis, erano così competitivi a quell’età. Io comunque non voglio paragonarli a quello che sta facendo Jannik. Lui resterà nei piani alti per tanti anni; sta facendo tutto alla perfezione. Prima del match stavo cercando a dei modi per batterlo guardando le sue vecchie partite, e ci sono stati un paio di match nella stagione in cui lui avrebbe potuto perdere e sono sceso in campo pensando ‘ok, forse oggi non avrà una buona giornata’, ma se giocherà così vincerà ancora tanti, tanti tornei. L’anno prossimo per lui sarà importantissimo perché potrà riuscire a battere i top player e se ci riuscirà con continuità settimana dopo settimana non sarà un top 10 ma si avvicinerà molto alla top 5.

Poi tornando sull’argomento ha aggiunto un altro dettaglio, sottolineando qual è secondo lui il suo vero punto di forza. Il ritmo di Sinner è troppo alto per il tennista medio, ma non solo quando gioca anche quando è fuori dal campo. E poi ha un grande team che lo consiglia e lui sa come ascoltare le persone che gli sono attorno”.

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ATP Challenger: a Lussino, Cecchinato si ritira prima della finale e trionfa Taberner

Il siciliano, costretto al forfait per un problema fisico, riesce comunque a rientrare in top 100. A Buenos Aires, Luciano Darderi vince il torneo di doppio

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Marco Cecchinato - Bercy 2020 (via Twitter, @RolexPMasters)

Marco Cecchinato, a causa di un problema al gomito, non è riuscito a giocare la finale del Challenger 80 di Lussino (Croazia, terra battuta), lasciando la vittoria allo spagnolo Carlos Taberner. L’ha costretto al forfait una forte epicondilite (Questa mattina non riuscivo nemmeno a sollevare la tazzina del caffè. Devo per forza fermarmi e chiudere qui questa stagione, ha affermato l’azzurro), probabilmente aggravata da un sovraffaticamento dovuto al doppio impegno di sabato quando Ceck ha dovuto giocare ben due incontri, per colpa del maltempo che aveva fatto saltare la sessione del giorno prima. Prima la vittoria sul francese Mathias Bourgue (n.228 ATP) dopo oltre due ore di gioco col punteggio di 6-0 2-6 7-5, poi quella sul bosniaco Nerman Fatic 7-6(6) 6-2 in un incontro tutt’altro che scontato. In totale quattro ore di gioco che, come visto, hanno poi presentato un conto molto salato.

Buon per Taberner che alza così il suo quarto trofeo ed entra, per la prima volta in carriera, in top 100, esattamente al n.93. Cecchinato, pur rimanendo fermo a cinque vittorie Challenger (l’ultima a Santiago nel 2018), si consola guadagnando nove posizioni in classifica e risalendo al n.95 ATP, centrando così quello che in fin dei conti era il suo vero obiettivo di questa settimana.

Si era fermato in semifinale Alessandro Giannessi che, costretto pure lui a due match consecutivi, prima ha superato Raul Brancaccio 6-3 6-7(6) 6-1, sprecando però un match point sul 6-5 del secondo parziale e altri tre nel tie-break. Costretto al terzo set, ha così sprecato energie importanti che poi gli sono mancate in semifinale. Infatti contro Taberner è partito forte andando a condurre 3-1, poi gli è finita la benzina e il 6-4 6-3 finale è stato quasi inevitabile. Andrea Arnaboldi nei quarti non aveva offerto grande resistenza (6-2 6-0) allo stesso Carlos Taberner (sempre lui, vero giustiziere degli italiani in questo torneo croato) che, dall’alto della sua classifica, partiva certo favorito ma che il match potesse finire in soli 50 minuti non ce l’aspettavamo proprio.

Al Challenger 80 di Buenos Aires (terra battuta) il padrone di casa Sebastian Baez ha battuto nettamente (6-4 6-0) in poco più di un’ora il brasiliano Thiago Monteiro (n.97 ATP) che probabilmente è arrivato un po’ scarico alla finale dopo un torneo per lui durissimo che lo ha costretto per ben tre volte al parziale decisivo. Poi è chiaro che perdere con Baez ci sta eccome, se consideriamo che il quasi sosia di Diego Schwartzman (sono connazionali, alti entrambi 1,70 e molto simili nella gestualità) ha disputato una stagione straordinaria con quattro vittorie Challenger e tre finali. Grazie a questo successo Baez stabilisce il suo nuovo best ranking alla posizione n.112 e la top 100 non sembra molto lontana.

Nel torneo di doppio c’è stata la bella sorpresa della vittoria del 19enne italo-argentino Luciano Darderi che, in coppia con il coetaneo Juan Bautista Torres, ha battuto 7-6(5) 7-6(10) gli argentini Hernan Casanova e Santiago Rodriguez Taverna (che curiosamente aveva già perso contro di lui in singolo la finale del Future di Monastir). Per il teenager italo-argentino è la prima vittoria a livello Challenger e, raggiunto telefonicamente grazie alla collaborazione di Valerio Ridolfi, ci ha detto: “Giocare in casa, davanti ai propri genitori, è stata un’esperienza fantastica. Soprattutto considerando che sono entrato in tabellone solo all’ultimo momento. Adesso spero di poter giocare i Challenger anche in singolo, ma sono consapevole di come la strada sia lunga e difficile“.

A Bogotà la finale dell’altro Challenger 80 sudamericano (terra battuta) se la sono giocata l’austriaco Gerald Melzer (n.421 ATP ma n.68 nel 2016 prima che un grave infortunio ai legamenti della caviglia lo costringessero ad uno stop di due anni) e l’argentino Facundo Mena (n.234 ATP). Al termine di un incontro tormentato dalla pioggia e più volte rinviato, ha vinto Melzer 6-2 3-6 7-6(5). Per il 31enne austriaco è l’ottavo successo Challenger (l’ultimo era stato nel 2017 a Guayaquil), certo niente di memorabile in confronto a quello che ottenne il fratello Jurgen, che fu anche top 10, ma una buona base per regalarsi un soddisfacente ultimo scorcio di carriera.

 

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