Golpe a Parigi (Crivelli). Djokovic da Numero 1 a casa Nadal. Ora c'è Tsitsipas (Mastroluca). Rivoluzione francese (Azzolini). Djokovic vince e interrompe il regno dell'eterno Nadal (Imarisio). Tsitsipas a un passo dall'Olimpo del tennis. Nadal è umano, in finale va Djokovic (Rossi). Una battaglia infinita. Djokovic batte Nadal e il coprifuoco a Parigi (Semeraro). Maturità, niente tornei, il jet di Nole. Lo strano Wimbledon di Musetti (Mastroluca)

Rassegna stampa

Golpe a Parigi (Crivelli). Djokovic da Numero 1 a casa Nadal. Ora c’è Tsitsipas (Mastroluca). Rivoluzione francese (Azzolini). Djokovic vince e interrompe il regno dell’eterno Nadal (Imarisio). Tsitsipas a un passo dall’Olimpo del tennis. Nadal è umano, in finale va Djokovic (Rossi). Una battaglia infinita. Djokovic batte Nadal e il coprifuoco a Parigi (Semeraro). Maturità, niente tornei, il jet di Nole. Lo strano Wimbledon di Musetti (Mastroluca)

La rassegna stampa del 12 giugno 2021

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Golpe a Parigi (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

La Bastiglia è caduta, sul pennone della semifinale parigina più nobile sventola gagliardo il vessillo di un formidabile, straordinario, titanico Djokovic, che come nel 2015 interrompe il cammino del re, Rafa Nadal, infliggendogli la terza sconfitta di sempre al Roland Garros (l’altro a riuscirci fu Söderling) e impedendogli così di continuare la caccia al 14′ trionfo al Bois de Boulogne e soprattutto al 21′ Slam che lo avrebbe allontanato da Federer nella più leggendaria corsa a un primato nella storia dello sport recente. Sono state 4 ore e 11 minuti di battaglia epica, talmente coinvolgente e a suo modo storica che gli organizzatori, andando contro un protocollo rigidissimo, hanno permesso che il pubblico rimanesse in tribuna nonostante il coprifuoco. Potenza di due uomini che sono già nel mito, anche se Nole e non Rafa avra l’occasione di ingigantirlo nella sfida generazionale della finale contro Tsitspas, con l’opportunità di arrivare a 19 Slam, a uno solo distanza dagli altri due monumenti, e di diventare il secondo giocatore dell’Era Open, dopo Laver, a vincere almeno due volte tutti i Major. Per capire la portata del successo di ieri sera (quasi notte) del numero uno del mondo, basterà ricordane le sue parole alla fine: «La mia partita di gran lunga più bella ed emozionante che abbia giocato a Parigi». E dire che il primo set, il dritto che fa male da ogni posizione e l’accuratezza alla risposta, sembra riproporre il massacro della finale di ottobre. Ma punto dopo punto, con il servizio che funziona meglio e la ricerca ossessiva del rovescio del maiorchino, il Djoker risale imperiosamente, aggressivo e concentrato, addirittura più mobile su una superficie che ha sempre esaltato la fisicità del rivale. Neppure II 2-0 con cui Nadal inizia il quarto set ferma la marcia del serbo a capo di un match costellato di mille prodezze, giocato a un livello che nessuno, ancora adesso, può raggiungere, a meno che Tsitsipas non voglia a ribellarsi all’idea dopo II trionfo su Zverev. […] La sua semifinale è una partita strana, umorale, che l’Apollo ateniese domina nei primi due set, scegliendo gli scambi prolungati fino all’accelerazione decisiva o all’errore del rivale, ma mixandoli sapientemente con la palla corta o gli attacchi controtempo. Sascha, al contrario, non possiede la medesima varietà di soluzioni, pero dal terzo set, con il servizio sempre sopra i 200 all’ora, inizia a fare i buchi sulla terra dello Chatrier e da fondo rompe gli indugi con più aggressività, in particolare con il fantastico rovescio, sfruttando anche i troppi forzati di dritto del greco. In lacrime E cosi, incredibilmente dopo le premesse iniziali, alla fine del quarto set e con sulle spalle quasi tre ore di battaglia troppo combattuta sul filo dei nervi per essere anche spettacolare, Zverev si ritrova padrone della partita e nel primo game del parziale decisivo sale 0-40, in pratica la porta del paradiso. Tsitsi, d’orgoglio, annulla le tre palle break e l’occasione sciupata scioglie clamorosamente il tedesco, mentre Stefanos ritrova il feeling con la palla e le geometrie a tutto campo, regalando alla Grecia la prima finale di sempre in uno Slam, con pianto finale annesso: «Tutto quello a cui riesco a pensare sono le mie radici, vengo da un piccolo paese fuori Atene. II mio sogno era giocare qui e non avrei mai pensato di raggiungerlo. Sono molto felice che la Grecia faccia parte della comunità del tennis, ora». E mentre Zverev non fa nulla per nascondere la delusione («Non sono più quel tipo di giocatore che può essere contento per esserci andato vicino con una bella prestazione, ho perso e mi girano»), Tsitsipas rafforza lo status di erede più accreditato dei Big Three. È l’uomo con più vittorie in stagione, in generale (39) e sulla terra (21), ha vinto il primo Masters 1000 in carriera a Montecarlo, ha fatto finale a Barcellona con Nadal (persa con match point annesso) e ha confermato la perfetta adattabilità sul rosso dei suoi fondamentali da fondo molto arrotati e pesanti: «Questa finale è qualcosa che ho sempre sognato e che mi fa battere il cuore». Il filosofo dell’amore

Djokovic da Numero 1 a casa Nadal. Ora c’è Tsitsipas (Alessandro Mastroluca, Il Corriere dello Sport)

 

Sarà Novak Djokovic contro Stefanos Tsitsipas la finale del Roland Garros. Il numero 1 del mondo ha completato l’impresa, ha battuto Rafa Nadal per la seconda volta nella sua storia alla Porte d’AuteuiL II tredici volte vincitore del torneo è caduto 3-6 6-3 7-6(4) 6-2. «E’ il match più bello e con l’ambiente più straordinario che abbia mai giocato qui» ha detto il serbo. Storico anche il successo di Tsitsipas, primo greco in una finale Slam, che ha sconfitto 6-3 6-3 4-6 4-6 6-3 Alexander Zverev nella semifinale più giovane in questo torneo da Nadal-Djokovic del 2008. […] Questo Djokovic, dopo una vittoria così, non si può non considerare il favorito contro il più pronto degli sfidanti alle porte dell’Olimpo. DJOKOVIC SHOW. “Nole” aveva vinto gli ultimi 27 turni di battuta prima della semifinale. Ma perde i primi due contro un Nadal che inizia con la chiara intenzione di marcare il territorio. Il primo parziale non ha storia. Lo spagnolo ha vinto 24 delle prime 28 partite in cui ha iniziato con un set di vantaggio contro il serbo. Ma ogni regola ha la sua eccezione. Questa semifinale, la partita più bella dell’anno, le fa cambiare le regole. Perfino agli organizzatori del Roland Garros che per questa partita decidono di sospendere il coprifuoco.[…] L’ex numero 1 del mondo Andy Murray sintetizza su Twitter il pensiero di molti: «Meglio di così, sulla terra battuta non si può giocare». Quando ‘ Nole” vince il secondo set si capisce che qualcosa nel match è cambiato. Gli scambi li controlla il serbo, Nadal deve inventarsi qualcosa di straordinario per rimanere in contatto. Il terzo parziale segue la stessa dinamica. Il numero 1 del mondo prende un break di vantaggio, e avrebbero potuto essere due, ma nel momento decisivo prende almeno due decisioni rivedibili: serve and volley e palla corta, che gli costano il controbreak del 3-3. Il tiebreak è un concentrato di emozioni, risolto nella sostanza da una volée sul 4-3. Djokovic porta a casa un set a lungo dominato ma che allo stesso tempo ha rischiato di perdere. Rafa, che non ha mai rimontato uno svantaggio di due set a uno contro il serbo, ha finito per crollare. TSITSIPAS IMPRESA. E’ mancato alla distanza, come Zverev che deve ancora rimandare il primo successo contro un Top 10 in uno Slam. Tsitsipas, pur con qualche pausa di troppo che non si potrà permettere in finale, si gode una vittoria storica che lo commuove fino alle lacrime. «Posso pensare solo alle mie origini adesso, vengo da una piccola cittadina fuori Atene, avevo sempre sognato di giocare qui ma non avrei creduto allora che l’avrei realizzato» ha detto a caldo sul Philippe Chatrier. LA PARTITA. Ha tremato, il greco, non più in controllo del match all’inizio del quinto set. Recuperato lo svantaggio di due set, il Zverev è salito 0-40 nel primo gioco. Ma Tsitsipas ha raddrizzato game e partita. «Sono uno che lotta, non ero pronto ad arrendermi – ha detto – Ero ancora in partita, quel primo game è stata una ventata d’aria fresca. Dopo mi sono sentito rivitalizzato» Più giovane finalista Slam dai tempi di Andy Murray all’Australian Open del 2010, si prepara all’appuntamento con la storia. Sperando di non lasciare ai suoi occhi solo un sogno che non faccia svegliare. 

Rivoluzione francese (Daniele Azzolini, Tuttosport)

[…] La prima semifinale di ieri al Roland Garros sta alla finale degli US Open 2020 come i Bryan Brothers quando si sono presentati insieme alle fidanzate, praticamente uguali. La regola impone di vincere i primi due set per incassare l’incontro, ma solo al quinto. Darth Zverev al monologo non rinuncia, gli vale gli applausi di quella parte del pubblico che s’incanta davanti ai begli occhi di ghiaccio, un bel po’ di recriminazioni che lo facciano sentire meno colpevole, e una sicura nomination all’Oscar per il ruolo di Tennista non Protagonista. Gli servono due set. Solo due, da contratto… Tsitslpas glieli ha concessi. Forse convinto che i due set vinti fossero sufficienti a rendere esplicita l’antifona. […] Sulla spinta di un doppio fallo, il greco si è trovato 0-40 nel game d’apertura del set decisivo, e ha reagito rilanciando l’assalto, con grande coraggio. Ha sistemato la questione con cinque punti consecutivi e ha preso in mano il gioco. ll break nel quarto gioco gli ha restituito tutte le certezze, ha avuto i primi quattro match point sul 5-2, ha chiuso nel turno successivo. Si è commosso, il pirata. Non vi stranite, un vero uomo non piange, ma un pirata – perdinci – va come una fontana, tante ne ha da farsi perdonare… […]. «Ho giocato sul campo che sogno sin da bambino, e sono arrivato all’atto finale di un torneo nel quale mi sono sempre rispecchiato. Non ci sono parole per dirvi della mia felicità. Ho portato la Grecia nel più alto dei consessi tennistici. Ci siamo anche noi… Spero di vedere tanti bambini appassionarsi a questo sport, anche se di campi ne abbiamo davvero pochi». Lui li ha trovati in Francia, alla corte di Mouratoglou, che sta al tennis come Onassis stava alle acque del mare. Era un grande armatore, ma viaggiava solo in “first class; sul suo yacht privato. Gli chiedono, chi dei due? Rafao Nole? Stavolta Stefanos risponde da vero pirata: «Sono pronto a lanciarmi all’arrembaggio. ll fisico sarà al centro della partita, sia con l’uno sia con l’altro. Li ammiro, ma non li temo. Ho 22 anni, e penso di avere delle cose da dire in finale». L’ULTIMO OSTACOLO E che vuoi dire a uno come Djokovic? Già, l’ultimo verdetto giunge a notte, in orari da coprifuoco, ed è il più imprevedibile per la storia del Roland Garros. Esce il campione di sempre, è la terza sconfitta in un mare di vittorie (105), ed è meritata. Non era il solito Nadal, frenato a tratti dal rovescio, spesso da un servizio incerto (8 doppi falli), dubbioso anche nel gioco delle sportellate. Le sue non facevano male quanto quelle del serbo. Match palpitante, ma condito di errori gratuiti, 55 addirittura quelli di Rafa, a fronte di 48 vincenti. Meglio Nole, più in partita, mentre Rafa che era scattato benissimo (5-0 nel primo set) è scivolato via via. La seconda sconfitta parigina, contro l’eterno avversario che sale a 30 (contro 28) nei testa a testa. Finale inedita, ci mancherebbe… Djokovic è avanti a Thitsipas5-2, ma il secondo trofeo del Roland Garros non se lo porterà da casa

Djokovic vince e interrompe il regno dell’eterno Nadal (Marco Imarisio, Il Corriere della Sera)

[…], Novak Djokovic sconfigge Rafa Nadal, nella semifinale del Roland Garros, compiendo così una delle imprese più difficili di qualunque sport: battere il campione spagnolo a Parigi. Sul campo dove si pensava fosse ormai un invincibile. Nella prima semifinale maschile del Roland Garros, invece, la cosa più bella è stata il pianto di Stefanos Tsitsipas dopo la vittoria. Alla fine, ce l’ha fatta. Anche lui, a quasi 23 anni, era preda della sindrome di Peter Pan della quale hanno sofferto quasi tutti gli esponenti delle next generation che sono invecchiate all’ombra della Santa Trinità. Temeva di non farcela; lui, figlio d’arte, ennesimo predestinato al successo fin dall’adolescenza, quando faceva furore nel tornei juniores. Pazienza se il successo che gli consegna il diritto di partecipare all’ultimo atto del Roland Garros, lo Slam al quale si sente più affine per stile di gioco, è arrivato al termine di cinque set non indimenticabili. E dopo un’amnesia prolungata che rischiava di pagare a caro prezzo. Il suo avversario era Alexander Zverev, un altro con la sua stessa storia, solo con un anno di più e un passato recente già pieno di occasioni perdute, come la finale dell’Open Usa 2020, disputata in contumacia di Rafa Nadal e Novak Djokovic, e persa contro Dominic Thiem dopo aver servito per il match. Era una partita da fuori i secondi, l’ha vinta ll più meritevole, faticando troppo. Tsitsipas ha dominato i primi due set contro un avversario falloso e senza strategia, che si affidava solo alle botte di servizio. La fine sembrava scritta. Ma all’improvviso, più che alla risurrezione di Zverev si è assistito all’evaporazione del greco, che con evidenza ha sentito sulle spalle il peso del pronostico favorevole, che lo vede finalista designato della parte di tabellone senza Djokovic e Nadal. II risultato sono stati due set all’incontrario, giocati con la fretta di concludere gli scambi che nella prima ora aveva dominato. Come in tutte le vicende dove contano più i nervi della tecnica, tutto si è deciso su un episodio. Tre palle break consecutive non sfruttate da Zverev all’inizio del quinto set, quando l’avversario sembrava quasi rassegnato alla sconfitta. All’improvviso l’incantesimo è finito. Tsitsipas ha ritrovato gambe e convinzione. E così il greco diventa íl primo giocatore di sempre della sua nazione a raggiungere una finale Slam, nonché il più giovane dal 2010, quando Andy Murray raggiunse l’ultimo atto a Melbourne. Era undici anni fa. Da allora, il tennis non ha smesso di diventare una disciplina sempre più fisica, in un modo quasi estremo. A 22 anni, Tsitsipas rappresenta quasi un’eccezione. E per arrivare fin qui, ha dovuto salire un gradino per volta. Ha perso match sanguinosi negli Slam, ha vissuto prove che lo hanno forgiato, come la semifinale dello scorso anno a Parigi, quando rimontò due set a Djokovic prima di cedere alla stanchezza.

Tsitsipas ad un passo dall’Olimpo del tennis (Paolo Rossi, La Repubblica)

Che dio potrebbe diventare in Grecia, Stefanos Tsitsipas, vincesse il Roland Garros? Glielo darebbero un posticino nel Partenone? Beh, per intanto ha già fatto segnare la prima data storica, essere il primo ellenico in una finale del Grande Slam di tennis. […]. Il ventiduenne greco comunque ha già sedotto i parigini con le sue lacrime, vere e sincere: «Riflettevo sul passato. Il Roland Garros è un torneo storico, un evento che seguivo da quando ero piccolo. Per il mio allenatore era il torneo preferito. Sono cresciuto con lui. È un torneo che abbiamo sempre seguito, che abbiamo sempre guardato. Ero soprattutto emozionato per lui». Stefanos Tsitsipas ha vinto la sfida dei giovani, in vista della Finale delle Generazioni contro. Ha superato l’altro biondo del circuito, il tedesco Alexander Zverev. Hanno battagliato per cinque set, in una partita indecifrabile: nelle prime due frazioni il greco è parso padrone del match, e il tedesco fuori giri. Ma quest’ultimo accende il motore sempre quando non ha più nulla da perdere, e forse anche il greco gli ha dato una mano inconsciamente, pensando di poter gestire e attendere. La soluzione più sbagliata in questo tennis moderno, e così Zverev ha iniziato una rimonta che l’ultima volta s’era vista nel 1958. Ma questo ragazzo greco ha più cuore di tutti gli altri giovani, e quindi lo ha respinto. Tsitsipas: «È stata una partita difficile, piena di emozioni, piena di tante fasi diverse. Alla fine è stato un sollievo riuscire a chiudere in modo così bello, estenuante. Gestire tutte queste cose, metterle insieme, ho dovuto fare compromessi. Sono orgoglioso di me stesso. Mi piace poter giocare in questo stadio. Sono grato per ogni singola partita che riesco a giocare. Sono immensamente fortunato ad avere l’opportunità di giocare contro i migliori e mettermi alla prova, qualcosa che ho sempre sognato e che avrei voluto che accadesse un giorno. E ora sono qui, posso farlo davvero»

Nadal è umano. In finale va Djokovic (Paolo Rossi, La Repubblica)

[…] La semifinale del Roland Garros 2021 tra Rafa Nadal e Novak Djokovic ferma addirittura il coprifuoco di una nazione. C’era l’obbligo di tornare nelle case entro le 23, a Parigi. Ma la gente in estasi per l’andamento del match tra i due Big, cantava “Non ce ne andremo!”. Quelli del Roland Garros hanno capito il rischio, in termini di sicurezza, e hanno chiesto la deroga all’Eliseo, ottenuta all’ultimo minuto, di far restare la gente fino alla fine della partita. Aveva la voce commossa nel dare l’annuncio, Gilles Moretton, il presidente della Federtennis francese. Ma l’epica s’è raddoppiata per l’esito dell’incontro: ha perso Rafael Nadal. L’invincibile di Parigi. Quello che aveva perso solo due volte, ora tre. Ogni sei anni: la prima, con Soderling nel 2009. La seconda, contro Djokovic nel 2015. E adesso, nel 2021, ancora contro il serbo. Che ha vinto dopo quattro ore e undici minuti. In quattro set, dopo aver iniziato il match sotto 0-5. Il padrone di Parigi che esce nella sua notte più buia. Era il 58° loro incontro. E la prima volta che si incrociarono fu proprio a Parigi, la città nel destino di Rafa Nadal. Era il 2006, Djokovic si ritirò dopo due set. In 15 anni si sono sfidati tutte queste volte che una volta il serbo disse: «Rafa? Lo vedo più spesso di mia madre». L’uno ha migliorato l’altro, li ha costretti a studiarsi. Adattarsi. Modificarsi. C’è stato anche quell’altro, il terzo: Roger Federer. Insieme a lui, tutti e tre insieme — dal 2005 alla finale di domani — le finali Slam disputate sono/saranno 64. In 61 c’è stato almeno uno di loro. E ne hanno vinte 54 su 63. Probabilmente è la statistica più grande dello sport, un dominio incredibile. Cedric Pioline, l’intervistatore a bordo campo, si è fatto interprete dei sentimenti di tutti, e ha ringraziato il n. 1 del mondo per lo spettacolo offerto. «È stato il match più bello che io abbia giocato a Parigi. Nel più bell’ambiente. Io ringrazio voi», ha risposto il serbo. Ora lo attende l’ultimo sforzo, quello contro Stefanos Tsitsipas: la finale di domani per vincere la Coppa dei Moschettieri. Il greco ha battuto l’altro Next Gen Alexander Zverev. La finale 2021 sarà ricordata come la Battaglia delle Generazioni

Una battaglia infinita. Djokovic batte Nadal e il coprifuoco a Parigi (Stefano Semeraro, La Stampa)

[….] Nadal e Djokovic si stanno scarnificando per offrire l’ennesima partita da leggenda, la 58esima della premiata ditta, giocate folli che solo loro a 35 a 34 anni (e il convalescente Federer, ca va sans dire) sanno offrire. Passanti sulle righe, palle da infarto, salvataggi impossibili. Un campionario che mai si è visto e mai si rivedrà, una gioia per gli occhi, un attentato al cuore, il festival del capolavoro. Ma siamo al tie-break del terzo set, i due Mostri si sono spartiti i primi due e alle 23 scatta il coprifuoco, bisognerà sgomberare. «Qui scoppia la rivoluzione», azzarda un collega de L’Equipe, perché se non si può interrompere un’emozione, figuriamoci sospendere la storia. E infatti non succede: appena Djoko si intasca il terzo set, alle 22 e 40, lo speaker annuncia che la partita continuerà con il pubblico, alla faccia delle ordinanze e delle limitazioni. «Merci Macron! », grida il pubblico. Il miracolo è avvenuto, i due fenomeni hanno sconfitto anche il coprifuoco: è la presa della Bastiglia dello sport (ma benvenute polemiche) . All’inizio del quarto set Rafa, ruggisce di grinta, di garra, di classe sovrumana, strappa un break ma stremato lo restituisce subito, e convoca il fisioterapista. È il preludio del finale: Djokovic che sul 5-0 del primo set sembrava fanè risorge, piazza un altro break chiude 3-6 6-3 7-6 6-2 dopo 4 ore e 11 davanti a un Nadal che ha finito la benzina ma non l’orgoglio. Per il padrone della terra sfuma il sogno della 14esima vittoria e del 2lesimo Slam, che gli avrebbe consentito di staccare Federer. Il cuore dice che la vera finale era questa, ma il sopravvissuto dovrà fare i conti con la stanchezza – fisica, mentale, persino morale – di un match come questo. Djokovic ha l’occasione di vincere il suo secondo Roland Garros dopo quello del 2016 e diventare il terzo della storia a prendersi tutti e quattro gli Slam almeno due volte dopo Laver ed Emerson. Se la giocherà domani contro Stefanos Tsitsipas, che nel pomeriggio, in altri 5 set da brivido (6-3 6-3 4-6 4-6 6-3), ha eliminato Sascha Zverev. «Tzitzì» a 22 anni è il numero 5 del mondo, ma ancora il signor Nessuno, perché uno Slam non lo ha ancora vinto, e nella leggenda del tennis ci si entra solo così. «Dovrò pensare che si tratta di un altra partita su terra battuta, che per caso si gioca qui». Come Ulisse insegna, a volte per trasformarsi da Nessuno in eroe bisogna saper ingannare i mostri. Quelli di fuori e quelli di dentro.

Maturità, niente tornei, il jet di Nole. Lo strano Wimbledon di Musetti (Alessandro Mastroluca, Il Corriere dello Sport)

In campo, Lorenzo Musetti ha dimostrato di essere abbastanza maturo da giocarsela alla pari per oltre due ore con il numero 1 del mondo, Novak Djokovic. Ma a scuola, l’esame di maturità deve ancora superarlo. E conciliarlo con la preparazione per Wimbledon, il suo torneo dei sogni, non è facile. È bastato un piccolo intoppo, un imprevisto, per far saltare l’intero calendario della stagione sull’erba. Musetti ha dovuto fare di necessità virtù, trasformando un campo da calcio nel teatro dei suoi allenamenti per i prati dell’All England Club. Dove arriverà grazie proprio all’aiuto di Novak Djokovic, che gli ha offerto un passaggio sul suo jet privato. MATURITA’. […] Il problema è nato quando la scuola ha annunciato lo spostamento del suo esame al 21 giugno, perché il presidente della commissione era impegnato contemporaneamente anche in un altro istituto. La telefonata è arrivata a casa Musetti proprio mentre Lorenzo era impegnato al Roland Garros contro Djokovic. Il suo allenatore Simone Tartarini ha parlato di «una beffa, visto che avevamo concordato la data con la scuola in funzione di Wimbledon’. NIENTE TORNEI. Vista l’iniziale data concordata, infatti, Musetti non si era iscritto ai due ATP 500 di Halle e del Queen’s che sono in programma dal 14 al 20 giugno. Con lo spostamento al 21, però, non potrà giocare nemmeno i successivi, gli ultimi prima dei Championships, a Mallorca o Eastbourne dal 20 al 26 giugno. La comunicazione della scuola, inoltre, è arrivata troppo tardi per potersi iscrivere in extremis a Halle o al Queen’s o per chiedere una wild card, visto che gli organizzatori le hanno già assegnate. I PRECEDENTI. In queste settimane, la questione della conciliazione fra l’attività sportiva professionistica e la scuola era già finita al centro dell’attenzione per il caso di Giulio Maggiore, centrocampista dello Spezia. Un caso simile a quello di Musetti, che peraltro è cresciuto dal punto di vista tennistico proprio a La Spezia Nel 2017 Maggiore avrebbe dovuto disputare il Mondiale Under 20 con ‘Italia. Ma ha dovuto guardare in tv i compagni chiudere con un terzo posto da applausi proprio perché non era stato possibile incastrare le date dell’esame di maturità per consentirgli di partire. Nelle stesse settimane del 2017, il portiere del Milan Gianluigi Donnarumma decise invece di rinunciare all’esame per essere in campo all’Europeo Under 21 nonostante la sua richiesta iniziale di spostare la data avesse avuto conseguenze per una sessantina di studenti. NOLE IN AIUTO. Fino al giorno dell’esame, Musetti si allenerà sul campo da calcio del circolo Junior Tennis San Benedetto a Riccò del Golfo di Spezia, rasato per essere il più possibile affine alle condizioni che il carrarino troverà ai Championships, dove arriverà il 23 giugno. Arrivarci con un aereo di linea, visti i tempi stretti, avrebbe comportato un rischio. L’eventuale presenza di un positivo al COVI D-19 sul volo, infatti, avrebbe automaticamente escluso tutti i tennisti presenti sull’aereo dal torneo di Wimbledon. Musetti però ha avuto un aereo d’eccezione. Volerà insieme al coach Tartarini sul jet di Djokovic, che partirà direttamente da Mallorca.

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Rassegna stampa

Davis, sfida agli USA (Crivelli, Bertolucci, Mastroluca, Piccardi)

La rassegna stampa di venerdì 26 novembre 2021

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Contro Isner e Opelka è una sfida ai giganti (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Là, oltre le montagne. L’avventura dell’Italia verso il desiderio Davis realizzato solo nel 1976 passa attraverso l’impervia scalata delle vette americane: i 2.08 di Isner, numero 24 del mondo e quindi il meglio piazzato in classifica degli yankee, e i 2.11 di Opelka, il più alto del circuito insieme a Karlovic. Sinner e Sonego avranno bisogno degli scudi, perché di fronte si troveranno i migliori battitori del circuito secondo il rating Atp: per dire, Isner in stagione ha tenuto il 92,16% di game sul suo servizio (primo), Reilly l’88,33% (terzo). È vero che a Vienna, il mese scorso, Jannik seppe disinnescare Opelka e dunque possiede senz’altro le contromisure per affrontare i razzi a stelle e strisce, però la superficie del Pala Alpitour è assai rapida. Soprattutto, quando giochi contro bombardieri di quel genere, difficilmente puoi trovare il ritmo negli scambi e hai grande pressione sui tuoi turni di battuta, perché ogni palla break potrebbe costarti il set. Un discreto battesimo del fuoco per i due debuttanti azzurri, mentre gli statunitensi sono comodi nel loro passo profilo: «Non siamo assolutamente tra i favoriti – ammette candidamente Opelka – siamo cambiati, abbiamo vinto molti titoli in Davis, ma questo non ha nulla a che vedere con la squadra di adesso». John Isner ha risposto alla convocazione in Davis dopo tre anni: in mezzo, per lui, ci sono stati tre figli e un approccio totalmente diverso al tennis. Raccontato così: «La mia famiglia adesso è la priorità, ormai la mia programmazione quotidiana dipende dalle esigenze dei bambini, ovviamente quest’anno ho giocato poco ma sono abbastanza soddisfatto della mia stagione». Dietro la scelta di tornare c’è sicuramente il capitano, Mardy Fish, che i suoi giocatori adorano per la personalità e la finezza nelle relazioni umane. L’ex numero 7 del mondo, capace di qualificarsi alle Finals nel 2011, l’anno dopo piombò nel baratro degli attacchi di panico e dell’ansia, fino a ritirarsi nel 2015 per problemi di cuore legati allo stress: «Vivevo la ricerca del successo come un disagio». Fu il primo a denunciare la pressione legata alle aspettative e il mondo lo venne a sapere agli Us Open del 2012, quando si ritirò negli ottavi prima di giocare contro Federer: quell’episodio, e poi il suo percorso di vita fino alla completa redenzione psicologica, sono diventati un documentario («Untold») su Netflix.

La nuova Davis non ci favorisce. Ma rimaniamo tra i più forti (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

 

Non chiamatela Coppa Davis. II nome è rimasto, ma la nuova formula introdotta nel 2019 ha completamente snaturato la manifestazione originaria. Certamente, la vecchia Davis portava addosso tutti i segni del tempo e aveva bisogno di una riforma, ma in questo modo si è cancellato tutto ciò che la rendeva affascinante: il tifo del pubblico di casa, le partite tre su cinque che potevano cambiare inerzia da un momento all’altro, le sfide incrociate tra i numeri uno e i numeri due. Paradossalmente, l’Italia attuale avrebbe beneficiato maggiormente dell’antico format anziché del nuovo: due top ten (Berrettini e Sinner) e altri tre giocatori di alto livello (Sonego, Fognini e Musetti) avrebbero consentito rotazioni profondissime nei quattro singolari e nel doppio, ma in ogni caso anche nella Coppa in versione rivoluzionata siamo nel poker delle squadre più forti e sono convinto che nel giro di tre anni conquisteremo il trofeo o comunque ci metteremo nella condizione di riuscirci. Per quanto riguarda le sfide che ci attendono quest’anno, è evidente che quella odierna contro gli Stati Uniti rappresenti già uno spartiacque decisivo. L’assenza di Berrettini è pesante, intanto perché stiamo parlando di un top player e poi perché attorno al nostro numero uno il c.t. avrebbe potuto compiere scelte più ponderate negli altri match, ma anche gli Stati Uniti senza Fritz perdono potenziale. Certo, sul veloce indoor il servizio di Isner e Opelka può fare paura, il pronostico è ravvicinato ma secondo me per talento e qualità l’Italia si fa preferire.

L’Italia sogna con Super Sinner (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Scende in campo in maglia azzurra, Fabio Fognini. Si allena così, lancia un messaggio chiaro. Il nostro Davisiman è pronto a vestire ancora i panni del condottiero e guidare l’unica Nazionale con tre debuttanti in Coppa Davis fra le diciotto presenti alle Finals e distribuite tra Torino, Innsbruck e Madrid. Volandri gli ha parlato costantemente durante la sessione di ieri mattina. Negli ultimi giorni il capitano è particolarmente attento, prodigo di indicazioni e consigli per il più esperto dei singolaristi a disposizione. Non è escluso che possa decidere anche in singolare e non solo in doppio, anche perché Bolelli negli ultimi due giorni si è allenato poco, dopo essere stato involontariamente colpito al fianco da un compagno di squadra in una delle prime sessioni al Pala Alpitour. Il pubblico però aspetta Jannik Sinner. Il capitano ha fatto lavorare l’altoatesino soprattutto sul back di rovescio, sotto gli occhi degli appassionati che poi si sono accalcati per un autografo o un selfle. Sinner ha affascinato lo stesso Fognini, colpito dalla sua maturità. Un aspetto che ha attirato anche l’attenzione di Boris Becker: «Mi piacciono il suo tennis e la sua mentalità – ha rivelato al canale tv Eurosport nella versione tedesca – Il suo è un tennis mollo maturo, poi rimane molto calmo nelle fasi decisive delle partite. Forse quest’anno ha giocato troppo e si è stancato. Ma ha un grande talento e un enorme potenziale. Non sarei sorpreso se salisse ancora in classifica». […]

Sinner e i suoi fratelli alla scoperta della Davis sotto mentite spoglie (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Chiamiamola pure, per convenzione, Coppa Davis. E proviamo a vincerla, da oggi a Torino, trascinati dalla gioventù straripante di Jannik Sinner rinvigorito dall’ossigeno purissimo delle Atp Finals e iniettati del fattore-casa di Lorenzo Sonego. Però è un’altra cosa. E’ un torneo per nazioni venduto dalla Federtennis internazionale al gruppo Kosmos di Gerard Piqué: nel 2019 ne fecero un Mundialito in sede unica (Madrid), viziato da una programmazione delirante e conquistato come da copione dalla Spagna, che quest’anno aveva rimpiazzato l’icona Rafa Nadal con il rampante Carlos Alcaraz, che però ieri è risultato positivo al Covid. Nel 2020 la pandemia spazzò via il torneo. Ci riprovano con sei gironi da tre squadre, spalmati in tre località diverse (Madrid, Innsbruck a porte chiuse e Torino), chi è fortunato potrà sfruttare il tifo locale, dalle semifinali in poi tutti in Spagna, a sbranarsi due set su tre per questa Coppa del Mondo che piace più ai giovani che ai maturi, perché non sanno (i giovani) cosa si sono persi con la morte della vecchia Davis. Che chiedeva un restyling necessario, di certo non l’eutanasia. Il business però non soffre di nostalgia, lo sport non aspetta i romantici, l’indiscrezione della manifestazione già venduta per i prossimi cinque anni ad Abu Dhabi, negli Emirati, come se fosse un gran premio di F1 o di moto, non fa una grinza. Oggi dalle 16 tocca a noi, la giovane Italia del neo capitano Filippo Volandri: tre ragazzi, Sinner, Sonego e Musetti, e due senatori, Fognini e Bolelli. Il debutto degli azzurri non sarà morbido. Dall’altra parte della rete ci aspettano gli Stati Uniti di Mardy Fish, il capitano che in un bel documentario di Netflix («Untold») ha alzato il velo su depressione e salute mentale nel tennis di alto livello, sulla scia di Naomi Osaka a Parigi e Simone Biles ai Giochi di Tokyo. E proprio contro gli Usa l’Italia si gioca il passaggio ai quarti di finale da prima del girone, con la possibilità di giocare lunedì, sempre a Torino. […]

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Rassegna stampa

Sinner e l’Italia pronti (Bertellino). Simone l’intruso (Pierelli). Volandri: «Sarà un’Italia ambiziosa» (Grilli)

La rassegna stampa di mercoledì 24 novembre 2021

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Sinner e l’Italia pronti (Roberto Bertellino, Tuttosport)

L’Italia di capitan Filippo Volandri, alla prima esperienza in tale veste dopo la lunga storia targata Corrado Barazzutti, ha proseguito ieri gli allenamenti in vista del primo incontro della fase a gironi del Gruppo E di Coppa Davis, che la vedrà opposta agli Stati Uniti venerdì dalle 16 al Pala Alpitour di Torino. Non una passeggiata perché la squadra capitanata dall’ex professionista Mardy Fish, nonostante la defezione di Taylor Fritz, presenta degli ottimi singolaristi e un doppio affiatato composto da Rajeev Ram e Jack Sock. Salvo cambiamenti dell’ultimo minuto il primo singolarista azzurro sarà Jannik Sinner, al suo esordio in Davis, e il secondo Lorenzo Sonego, giocatore di casa. Sinner dovrebbe affrontane Reilly Opelka. Per Sonego dovrebbe esserci la sfida con Frances Tiafoe, sostituto di Fritz, sempre che il capitano USA non propenda per far giocare da numero 1 l’esperto John Isner. Il doppio azzurro è una garanzia e dovrebbe veder schierati Simone Bolelli e Fabio Fognini, capaci di vincere nel 2015 il titolo Slam agli Australian Open. Match dunque da affrontare con tanta attenzione e che potrebbe essere decisivo nel Gruppo E. Sabato Italia nuovamente in campo, e sempre dalle 16, contro la Colombia che hain Daniel Galan il miglior singolarista, giocatore dotato di un tennis completo che parte dal servizio e non disdegna le discese a rete, soprattutto sul veloce. Temibile anche il doppio della Colombia, composto da Cabal e Farah, abbinamento partito tanti anni fa dal circuito dei futures e salito alla posizione di coppia numero 1 del mondo. L’obiettivo è vincere il girone e arrivare nei quarti, programmati, sempre a Torino lunedì contro la vincente del Gruppo D che è composto da Australia, Croazia e Ungheria.

Simone l’intruso (Matteo Pierelli, La Gazzetta dello Sport)

 

L’Italia dei giovani, l’Italia dei Sinner e del Musetti che hanno messo le basi per illuminare d’azzurro il tennis per almeno un decennio, non dimentica chi ha “tirato la carretta” prima dell’avvento di una generazione d’oro, che è sbocciata all’improvviso. Così, dopo il forfait di Matteo Berrettini, ecco che il capitano Filippo Volandri ha dovuto richiamare Simone Bolelli, 36 anni, uno che ha esordito in coppa Davis nel lontano 2007, nella dolorosa sconfitta in Israele. E la cosa curiosa è che a Torino sarà una pedina molto importante perché, con questa formula, il doppio pesa parecchio nell’economia di una partita. E se – come sembra – Bolelli giocherà con Fabio Fognini, altro “ragazzino” di 34 anni, l’Italia potrà contare su due giocatori esperti che assieme hanno vinto tanto, con la perla di uno Slam storico, l’Australian Open 2015. Tra l’altro, la coppia Bolelli-Fognini è quella del famoso match finito alle 4.03 del mattino (la partita più “nottambula” della pluricentenaria storia della Davis) nel 2019 a Madrid, proprio contro gli Stati Uniti (Querrey-Sock) che ritroveremo venerdì. Simone Bolelli, la cul carriera è stata falcidiata dagli infortuni, ha ormai abbandonato il singolare per puntare sul doppio in cui è il miglior italiano in classifica (è numero 25) nonché uno dei più forti specialisti in circolazione: assieme all’argentino Maximo Gonzalez, a luglio, ha raggiunto la semifinale a Wimbledon e ha sfiorato la qualificazione alle Finals di doppio: lui e Gonzalez erano a Torino come riserve. E lì Bolelli è rimasto, dopo il forfait di Berrettini: «Da una parte sono contento perché potrò difendere i colori dell’Italia – ha detto nei giorni scorsi Simone -, dall’altra mi dispiace per Matteo perché si era meritato di partecipare lui. Cercheremo di non farlo rimpiangere». […]

Volandri: «Sarà un’Italia ambiziosa» (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

Da Torino a Torino. Il Master cede il testimone alla Coppa Davis, che scatta domani in tre città. Torna in campo l’Italia che non gioca dal marzo del 2020, quando a Cagliari gli azzurri superarono 4-0 la Corea del Sud garantendosi la partecipazione alle finali di Madrid, poi cancellate a causa della pandemia. Tornano in campo gli azzurri e in panchina c’è un nuovo capitano, Filippo Volandri, al posto di Corrado Barazzutti. E così, undici anni dopo la sua ultima apparizione da giocatore tocca al debuttante Volandri provare a spingere il nostro squadrone almeno fino alle semifinali di Madrid. Prime tappe, venerdi contro gli Stati Uniti, poi sabato la Colombia.

Dal 2010 al 2021, è ancora Davis. Volandri, si emozionerà?

L’emozione in un grande avvenimento c’è sempre, anche Roger a Wimbledon sente che l’atmosfera è diversa. Mi emozionavo da giocatore e succederà anche venerdì, però avendo avuto mesi per metabolizzare la situazione ho cominciato da tempo a studiare come gestire l’appuntamento. Certo, quando partirà l’inno, non so cosa succederà…

Non abbiamo purtroppo Berrettini, e ricordando il suo primo set con Zverev, poi vincitore del Master, è un’assenza pesantissima. II nostro numero 1 è Sinner, altro debuttante in Coppa Davis.

Jannik ha fatto enormi progressi quest’anno, a Torino mi è piaciuto molto come ha saputo reagire alla chiamata in campo, il clima che è riuscito subito a creare con il pubblico. Ha dimostrato grande maturità, ci aspettiamo molto da lui in una situazione come la Davis in casa, dove la pressione e il tifo possono esaltare ma anche deprimere se le cose non vanno bene.

Arriviamo a queste sfide con grandi ambizioni, ha già un’idea della squadra che schiererà contro gli Usa?

Sì, ce l’ho, ma certe sensazioni possono cambiare. Mi piace ripetere che i miei giocatori sono tutti titolari, grazie a una qualità molto alta. Avremo il tutto esaurito, un ambiente ideale, vogliamo e possiamo fare grandi cose. Per ora nulla è ancora deciso. Voglio rivedere i giocatori al lavoro e poi deciderò.

Sonego in campo davanti ai suoi tifosi può essere una spinta in più, ricordando anche le vittorie agli Internazionali, l’empatia che stabilì con il pubblico.

Lorenzo garantisce sempre un ottimo rendimento, poi con il pubblico sa esaltarsi ed esaltare. Sicuramente è uno dei nostri punti di riferimento. Il Pala Alpitour sarà una bolgia, però nello staff abbiamo anche psicologi che ci stanno aiutando a confrontarci al meglio con queste emozioni.

Non c’è Fritz, il numero uno degli Usa, però su questi campi veloci Isner e Opelka sono più che temibili.

La forma di Isner è un’incognita. È diventato papà da qualche settimana, ha rinunciato a qualche torneo. Opelka è sempre pericoloso, l’ho visto perdere contro Sinner a Vienna, in quella occasione Jannik ha risposto davvero alla grande. Fritz? Negli ultimi due mesi aveva battuto tutti i nostri, Sonego, Berrettini, Sinner. […]

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Rassegna stampa

L’Italia di Sinner: “Grande gruppo. E io alle Finals sono cresciuto” (Crivelli). Sinner, una spinta in più. Matteo: “Vincete per me” (Mastroluca). Diego Nargiso: “Sinner, che carisma è perfetto per la Davis. Il girone? Molto duro” (Semeraro)

La rassegna stampa di martedì 23 novembre 2021

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L’Italia di Sinner: “Grande gruppo. E io alle Finals sono cresciuto” (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

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Venerdì e sabato, infatti, sempre al Pala Alpitour, gli azzurri del c.t. Volandri affronteranno Stati Uniti e Colombia nel Girone E delle finali a 18 squadre della Coppa, per assicurarsi un posto nei quarti che in caso di successo nel gruppo ci terrebbe in città. Alfiere L’unica conquista dell’Insalatiera, è storia, risale al1976 e sarà tra l’altro celebrata domenica durante il Torino Film Festival con la proiezione della docuserie «La Squadra» di Domenico Procatri e una serata di memorie con i quattro moschettieri di allora (Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli) e capitan Pietrangeli. A 45 anni di distanza, il sogno di tornare in vetta al mondo era più vivido che mai, con due top ten contemporaneamente (Berrettini e Sinner) per la prima volta nella storia del ranking e altri tre elementi (Sonego, Fognini e Musetti) di raffinata e talentuosa sartoria tennistica. L’infortunio di Matteo al Masters cambia un po’ le prospettive (al suo posto Bolelli, per rendere granitico il doppio), anche perché si gioca sulla stessa superficie, assai rapida, della Finals, ma l’Italia resta decisamente sopra la media nei pronostici, chiedendo l’illuminazione al nuovo leader Sinner, alla prima convocazione in assoluto ma profeta designato verso la terra promessa: «Sicuramente Matteo ci mancherà – ha detto in questi giorni – e le sfide che ci attendono saranno dure, ma non ci sono tanti Paesi che hanno un gruppo unito come ii nostro, una squadra incredibile, in cui ognuno vuole dare il meglio di sé. E poi giochiamo in casa, tireremo fuori più di quello che abbiamo, intanto ci teniamo sudi morale e questa sarà la nostra arma migliore. Ovviamente c’è la pressione, ma mi aspetto una bellissima atrnosfera. D’altronde la pressione c’è in ogni partita, ma l’ho avuta anche durante l’anno e credo di averla gestita bene: quando queste cose succedono da giovani, aiutano nella crescita».

 

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Spigliato e sorridente, Sinner ha raccolto con orgoglio la bandiera di alfiere azzurro in Davis: «Le due partite giocate alle Atp Finals sono state una grande esperienza che mi ha spinto a crescere ancora. Lo ammetto, quando ho sostituito Matteo avevo pensieri negativi, con l’attesa e la tensione che avevo accumulato pensavo che avrei giocato male. E invece sono stati match splendidi, che anche tatticamente mi hanno lasciato qualcosa. E sicuramente avere il pubblico dalla tua parte ti dà molta energia: prometto che tutta la squadra saprà sfruttare la spinta del tifo». Intanto tra i convocati degli Stati Uniti, dopo la rinuncia di Fritz, rispunta Tiafoe, il “cattivo” di Vienna che girò a suo favore la partita di semifinale gigioneggiando con la folla fin oltre i limiti

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Sinner, una spinta in più. Matteo: ‘Vincete per me” (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

L’Italia si prepara per il debutto in Coppa Davis a Torino. Gli azzurri si sono allenati sui campi del Cral Reale Mutua in attesa dell’esordio contro gli Stati Uniti in programma al Pala Alpitour. Sabato 27, poi la sfida contro la Colombia. Se l’Italia dovesse vincere il girone, giocherà il quarto a Torino lunedì 29. Altrimenti, se sarà fra le due migliori seconde, per i quarti si trasferirà a Madrid. PALCO. In serata, poi, la squadra è salita sul palco del Teatro dei Ragazzi, non lontano dal Pala Alpitour; per il gala dei SuperTennis Awards, i premi Oscar del tennis italiano. Ci sono Jannik Sinner, Lorenzo Sonego, un elegantissimo Lorenzo Musetti in vestito nero e papillon, Simone Bolelli e Fabio Fognini

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VERSO LA DAVIS. Al posto di Taylor Fritz, infatti, giocherà Frances Tiafoe che l’ha battuto nella rocambolesca semifinale dell’ATP 500 di Vienna condusa fra le polemiche per suo atteggiamento fin troppo esuberante con il pubblico austriaco. Il formato infatti prevede che in singolare si affrontino i numeri 1 e i numeri 2 fra loro. Sinner, dopo il forfait di Berrettini, è il primo singolarista azzurro. Tiafoe, invece, è il terzo statunitense dopo John Isner (24) e Reilly Opelka (26). Dunque, Tiafoe potrebbe più facilmente sfidare Lorenzo Sonego, il padrone di casa che dovrebbe scaldare l’amosfera giocando di fronte alla famiglia e agli amici. Completano invece la rosa USA Jack Sock e Rajeev Ram, che dovrebbero essere chiamati in causa per il doppio. Nel girone anche la Colombia che schiera Daniel Galan e Nicolas Mejia in singolare e in doppio la coppia ex numero 1 del mondo composta da Juan Sebastián Cabal e Robert Farah. I due grandi amici sono già stati protagonisti a Torino delle Nino ATP Finals. GRANDE ASSENTE. Il grande assente è il numero 1 azzurro Berrettini, premiato per l’impresa dell’anno, la storica prima finale italiana a Wimbledon. «Mi sarebbe piaciuto essere lì, ma devo prendermi cura di questo corpo. Speriamo di chiudere in bellezza con la Davis, ci vediamo il prossimo anno ha detto il romano, ancora provato e deluso dopo l’infortunio che l’ha costretto al forfait alle Finals e in Davis, in un video-messaggio.

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Diego Nargiso: “Sinner, che carisma è perfetto per la Davis. Il girone? Molto duro” (Stefano Semeraro, la Stampa)

Diego Nargiso, ex davisman azzurro, oggi è una voce di SuperTennis, e ormai un rodatissimo intervistatore in campo. Diego, chi è il più bravo con le parole degli otto maestri? «Be’, Djokovic è fantastico, con lui devi prepararti sempre 2 o 3 domande in più perché te le brucia con la sua simpatia e i suoi siparietti. Medvedev è come gioca: con risposte mai scontate può lasciarti fermo». Zverev e Tsitsipas? «Sascha è molto educato, ma secco, poco fluido nelle interviste, Tsitsipas il più “americano” di tutti, sa che la gente vuole anche lo `show’ e risponde fuori dai denti, aiutato da una presenza incredibile»

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Rublev e gli altri? «Andrey è un finto cattivo, si nasconde dietro un aspetto freddo ma è molto simpatico. Ruud un bravissimo ragazzo, umile ma già campione, ‘Hubi’ è cortese ma un po’ scolastico».

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Parliamo di Davis: Sinner è un top 10, saprà diventare anche uomo di Coppa? «Sì. Tutte le sue prime volte le ha giocate sempre al massimo, dai Future ai Challenger, alle prime esperienze Atp, al debutto a Roma. È una qualità che hanno i campioni. Anche a Torino abbiamo visto come è riuscito a trascinare il pubblico. Lui va in campo senza pensare a chi ha davanti, anch’io ero un po’ così. Per me sarà un davisman perfetto, e il suo futuro è da n.1 del mondo». Con lui ci sarà un altro esordiente, Lorenzo Sonego. «Lore è un altro che si accende con il pubblico. Giocare nella sua Torino sarà un’emozione in più. Ma il nuovo formato ti stressa meno, non ci sono i match al quinto set: può essere un aiuto». Siamo nel girone con Usa e Colombia: la spunteremo? «È dura. Con Berrettini avrei detto sicuramente di sì, così possiamo farcela ma occhio a Tiafoe, che ha dei precedenti con Jannik, a Opelka e Isner che sulveloce fanno valere il loro servizio, al doppio forte di Sock e Ram». Lei era un grande doppista, chi schiererebbe? «Punterei sull’esperienza e la classe di Fognini e Bolelli».

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