Berrettini giù il cappello (Crivelli). Sonego senza reverenza ma Federer si impone da re (Mastroluca). Wimbledon, Matteo e Ajla ai quarti col cuore (Grilli). Berrettini, storico lunedì sull'erba, un italiano ai quarti dopo 23 anni (Semeraro)

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Berrettini giù il cappello (Crivelli). Sonego senza reverenza ma Federer si impone da re (Mastroluca). Wimbledon, Matteo e Ajla ai quarti col cuore (Grilli). Berrettini, storico lunedì sull’erba, un italiano ai quarti dopo 23 anni (Semeraro)

La rassegna stampa di martedì 6 luglio 2021

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Berrettini giù il cappello (Riccardo Crivelli, Gazzetta dello Sport)

Su un prato si torna bambini. E i sogni possono volare in libertà. Berrettini è nei quarti di finale di Wimbledon: la storia che si fa normalità. Perché Matteo, per lignaggio e talento, era decisamente favorito contro il bielorusso lvashka, ma basta scorrere i libri sacri del tennis per comprendere la portata dell’impresa nello Slam tradizionalmente più ostico peri nostri: è appena il quinto italiano che arriva così lontano nel tempio di Church Road dopo De Morpurgo, Pietrangeli (due volte), Panatta e Sanguinetti, l’ultimo a riuscirci nel 1998. Sono passati 23 anni, in cui i Championships sono sembrati troppo spesso un miraggio impossibile da colorare di azzurro.

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E Matteo si è meritato il cammino perché è testa di serie numero 7 e perché da 66 settimane, record per un italiano, è in top ten. E sa far pesare il blasone: Ivashka, numero 79 del mondo, aveva comunque alle spalle 14 match sull’erba (con 10 vittorie) e possiede un gioco completo di ispirazione spagnola (si è formato a Barcellona) pur senza un colpo che spacca: ma è stato subito ammansito da Berretto con il break di inizio primo set e poi ridotto definitivamente al silenzio tecnico con l’altro break del 2-0 nel secondo. Da li, sostanzialmente, la partita e scivolata verso l’Italia senza più sussulti, e l’autorevolezza del percorso del numero 9 del mondo è stata sigillata pure da numeri quasi perfetti: la percentuale di prime continua a rimanere un po’ bassa (53%) ma gli ha fruttato l’84% di vincenti, la seconda ha rappresentato la solita sentenza (59% di punti) , le 34 discese a rete sono state premiate da 27 sorrisi. Sui prati, dove ha ottenuto il nono successo consecutivo in stagione (senza sconfitte), l’allievo di Santopadre si sente davvero a casa: «Qui sopra sono più istintivo, penso di meno e questo può essere un bene. Per questo mi diverto. Credo che sia importante l’approccio mentale alla superficie, ovviamente con il mio servizio e il mio dritto so che posso far male, ma dal 2018, quando ci giocai per la prima volta, ho modificato l’ampiezza di qualche movimento, ho migliorato lo slice e uso la palla corta. Ho investito molto su questi colpi e sono felice che siano diventati un’arma importante». La paura Soprattutto, la solidità mentale maturata con il successo al Queen’s si sta rivelando un atout decisivo, perché la stoffa del campionissimo si misura prima di ogni altra cosa sulla capacità di innalzare il livello quando il match lo richiede: «In queste settimane sull’erba sono riuscito a mantenere lo stesso livello di tennis, ma ora mi sento un po’ più forte perché ho più partite sulle spalle e dunque più fiducia. Certo sarebbe un sogno finire un incontro senza avere nessun calo, ma se si riesce a giocare bene anche solamente nei momenti importanti, se si è capaci di alzare la tensione quando è necessario e tirare fuori le soluzione giuste, allora va bene lo stesso». Domani lo attende il canadese Auger-Aliassime, l’ex ragazzo prodigio del 2000 (comunque numero 19 del mondo) che per la prima volta in carriera raggiunge i quarti di uno Slam battendo dopo 4h’02’di lotta con Zverev, con cui non aveva mai vinto un set in tre precedenti.

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Matteo attraverserà gli spogliatoi con la solita filosofia: «Io scendo in campo sempre consapevole di poter perdere, ed è questo che mi dà l’adrenalina. Diffido di quelli che dicono di non avere mai paura. La sconfitta non sarà mai un mio pensiero. Come sempre quella della vigilia sarà una notte un po’ insonne, ma i match vinti finora mi danno grande energia e fiducia. Sarà una battaglia, ma io sono pronto».

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Sonego senza reverenza ma Federer si impone da re (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Per almeno due set, Lorenzo Sonego si è goduto la sfida, ha assaporato il momento. Un ottavo di finale a Wimbledon, sul Centrale contro Roger Federei può essere un’emozione che confonde: chiedere a Matteo Berrettini che due anni fa, proprio al quarto turno, gli chiese con una battuta il costo per la lezione appena subita. Il torinese non ha sentito il blocco iniziale della soggezione, ma il peso si è manifestato con l’andar dei game. II 7-5 6-4 6-2 conferma l’andamento in discesa per il campione più titolato ai Championships, il più anziano mai arrivato ai quarti qui nell’era Open.

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Otto volte campione a Wimbledon, Federer ha chiuso a rete un quarto dei punti giocati. Una percentuale molto più alta rispetto ai turni precedenti. Sonego ha approcciato la partita con una leggerezza conservata e mantenuta anche nella domenica di mezzo, vigilia del giorno della festa del tennis italiano, con il coach “Gipo” Arbino. Nel primo set ha giocato con la mente sgombra e il braccio sciolto. Ha firmato un break mentre il venti volte campione Slam dall’altra parte della rete serviva per chiudere il parziale. Ha anche realizzato un parziale di dieci punti consecutivi. Tutti piccoli indizi che però non sono diventati una prova. Quando su Londra è scesa la pioggia, la giudice di sedia Maria Cicak ha interrotto la partita. Dopo una ventina di minuti, Sonego si è trovato subito a servire dovendo salvare una palla break. E ha commesso doppio fallo. La partita non ha più cambiato binario. L’azzurro ha continuato a cercare il supporto dei tifosi, che dai quarti di finale riempirà il Centrale e il Campo I senza più limitazáoni fino alla finale. L’energia del pubblico è decisiva per ogni tipo di performance, e quelle sportive non fanno eccezione. ROGER IN CONTROLLO. Nel suo giardino preferito, dove ha raggiunto le 105 vittorie in carriera, dal secondo set Federer ha preso in mano il controllo del gioco senza ulteriori pause. Sonego ha provato a sfruttare quei segni dell’età rimasti come fiori non colti all’inizio del match. Ma la maggiore incertezza nel difendere il rovescio l’ha portato con maggior frequenza a strafare con il diritto, moltiplicando i problemi senza risolverli.

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Wimbledon, Matteo e Ajla ai quarti col cuore (Paolo Grilli, Nazione, Carlino, Giorno Sport)

E’ l’unico italiano della storia ad essere arrivato nei quarti di tre Major diversi. E da 23 anni nessun azzurro (l’ultimo dei quattro prima di lui fu Davide Sanguinetti nel 1998) era giunto tanto in alto nel torneo più leggendario e nobile del tennis, Wimbledon. Matteo Berrettini non ha richiuso lo scrigno dei sogni sull’erba inglese, anzi. Schiacciante la superiorità mostrata ieri negli ottavi contro il malcapitato bielorusso Ivashka, sconfitto 6-4 6-3 6-1 in nemmeno due ore. La ricetta per la vittoria è stata sempre quella per il gigante romano: servizio da urlo, una solidità impressionante sulla prima, una gran quantità di vincenti (37, contro i 25 errori gratuiti). Ma a questo corredo, il numero uno azzurro ha aggiunto una sontuosa palla smorzata, più volte sfoderata ieri, e un serve and volley di alto livello (27 punti su 34 discese a rete) per rendere il proprio gioco ancora più vario e imprevedibile.

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Proprio sull’erba, due anni fa, Matteo sconfisse in finale a Stoccarda il canadese, andandosi a prendere il suo terzo titolo Atp: un precedente che deve fare ben sperare. Nella serata di ieri, poi, un’altra ottima notizia: la fidanzata di Berrettini, la croata naturalizzata australiana Ajla Tomljanovic, è anch’ella approdata ai quarti, nel torneo femminile, dopo il ritiro della inglese Emma Raducanu nel secondo set degli ottavi, con la prima già avanti di un parziale. E’ il miglior risultato in uno Slam per «Lady Berrettini», e la coppia fa furore sull’erba inglese. Avanza ai quarti – i 18esimi a Wimbledon, i 58esimi negli Slam per una carriera sempre più inimitabile – anche Re Roger Federer, a scapito di un Lorenzo Sonego che soprattutto nel primo set ha messo qualche brivido al vero signore di questo Club a sud di Londra, l’Olimpo della racchetta. Ma il campionissimo svizzero l’ha chiuso in 7-5, prendendo poi il volo mentre Lollo si faceva sempre più falloso; 6-4 6-2 gli ultimi due parziali, giocati però non invano dal piemontese: non solo ha dato sfoggio di colpi di grande fattura, ma ripetutamente ha richiamato l’incitamento del pubblico del Centrale, comprensibilmente dalla parte dell’elvetico ma ugualmente ben disposto a riconoscere la tempra del nostro gigante.

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Berrettini, storico lunedì sull’erba, un italiano ai quarti dopo 23 anni (Stefano Semeraro, La Stampa)

Matteo Berrettini è nei quarti di Wimbledon e per l’Italia è una grande notizia. Matteo era testa di serie n. 7, sulla carta un posto fra i last eight era il suo traguardo minimo, ma fra teoria e pratica scorre la vita, e sopravvivere sull’erba non è mai stato semplice, per noi italians. «Chi mi ha ispirato? Le imprese delle ragazze», dice Berrettini dopo essersi liberato (6-4 6-3 6-1) di Ilya Ivashka l’intruso bielorusso. «Sono loro che ci hanno dimostrato che anche un italiano poteva fare grande cose, ricordo che nel 2015 ero ad un Challenger ad Antalya quando Pennetta e Vinci si giocavano la finale degli Us Open». Due sorelle maggiori, come Francesca Schiavone, una delle quattro azzurre capaci di arrivare nei quarti ai Championships (le altre Lucia Valerio, Laura Golarsa e Silvia Farina). Non abbiamo, è vero, grande tradizione su questi campi. Nel maschile nei quarti prima di Berrettini dal 1877 erano arrivati solo in tre. De Morpurgo nel 1928, Pietrangeli nel 1955 e nel 1960 – quando arrivò fino in semifinale impegnando al quinto set Laver – Adriano Panatta nel 1979 e Davide Sanguinetti nel 1998. Matteo è sicuramente il più erbivoro di tutti.

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Per imitare Pietrangeli e poi sognare la finale dovrà vedersela, da favorito, contro Felix Auger-Aliassime, 20 anni, n.19 Atp, seguito da quest’anno da Toni Nadal, che a sorpresa ha eliminato in cinque set Sascha Zverev. E contro cui, guarda gli scherzi del destino, ha vinto in finale il primo dei suoi due tornei sul verde, nel 2019 a Stoccarda. «La mia migliore partita sull’erba», sorride. «Ma so che ogni match è perdibile, è quello che mi dà adrenalina».

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Berrettini, che sfortuna (Crivelli). Berrettini esemplare (Azzolini). Berrettini Covid, Wimbledon trema (Giammò). Orgoglio e fatica. Serena cede ai suoi 40 anni (Crivelli)

La rassegna stampa di mercoledì 29 giugno 2022

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Berrettini, che sfortuna (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Fuori prima ancora di scendere in campo. Le ambizioni che vanno in frantumi, le altissime aspettative personali ridotte in cenere da quel fuoco subdolo che si chiama Covid. Pensavamo fosse un incubo ormai lontano, e invece si è insinuato di nuovo, pesantemente tra di noi. Berrettini non giocherà a Wimbledon: un tampone positivo effettuato ieri mattina lo priva della possibilità di difendere la finale dell’anno scorso e soprattutto di andare oltre quel risultato, provando a vincere come gli pronosticavano tutti i bookmakers appena dietro il campione in carica Djokovic, che eventualmente avrebbe ritrovato all’ultimo atto, per una rivincita attesissima e scintillante. E così Matteo piomba di nuovo nel baratro apparentemente senza fondo del guai di salute che dal gennaio 2021, dal ritiro agli Australian Open prima degli ottavi con Tsitsipas a causa di uno strappo addominale, allungano ombre sulla sua carriera. Il conto con la sfortuna, adesso, comincia a farsi pesantissimo e se è vero che l’allievo di Santopadre è sempre uscito più forte dalle pause forzate, questa mazzata richiederà energie mentali supplementari per essere metabolizzata. Berrettini avrebbe dovuto scendere in campo alle 13 locali, le 14 Italiane, contro Garin. Il cielo minaccia pioggia, ma il Campo 1 ha íl tetto e dunque il match non può correre rischi. Solo che in agguato c’è un’altra tempesta. Attorno alle 11, infatti, prima ancora che il torneo emetta un comunicato ufficiale, è il profilo Instagram di Matteo a condividere con il mondo la ferale notizia: «Mi si spezza il cuore di dover annunciare il mio ritiro da Wimbledon a causa di un risultato positivo a un test per il COVID-19. Ho avuto un po’ di febbre e mi sono isolato nel corso degli ultimi giorni. Nonostante la mancanza di sintomi gravi, ho deciso di fare un altro test questa mattina (Ieri, ndr) per la salute e la sicurezza del miei colleghi e di tutti quelli coinvolti nel torneo. Non ho parole per descrivere quanto sono deluso. Per quest’anno íl sogno è svanito, ma tornerò ancora più forte. Grazie per il vostro supporto». Qualche minuto dopo, una scarna email degli organizzatori conferma il ritiro, aggiungendo che il suo posto verrà preso dal lucky loser svedese Elias Ymer. Nel frattempo, il tam tam dei social amplifica l’enorme delusione di milioni di appassionati, mentre alcuni segnali dei giorni precedenti diventano più decifrabili. Ad esempio, la mancata conferenza stampa pre torneo di Berrettini, incomprensibile per un finalista uscente, o ancora, i continui aggiornamenti del suo programma di allenamento fino alla definitiva cancellazione di domenica e lunedl. Peraltro, rimettendosi alle linee guida sul Covid del torneo, Matteo non era obbligato ad effettuare il tampone, nemmeno in presenza di sintomi. Cioè, avrebbe potuto tacere e giocare ugualmente, ma per senso di responsabilità ha optato per il test. La sua positività, come quella dell’altro ex finalista (nel 2017) Cilic, annundata lunedì, ha Improvvisamente fatto ripiombare íl torneo nei gorghi drammatici del terrore che íl virus possa stravolgere il tabellone: giovedì scorso, Berrettini e il croato si erano allenati sul Centrale rispettivamente con Nadal e con Djokovic, condividendone per un pomeriggio lo stesso spogliatolo. Significa perciò che in questo momento le prime due teste di serie del torneo sono contatti stretti di positivi, anche se in assenza della bolla è una situazione senza conseguenze immediate; e Infatti ieri lo spagnolo ha giocato il suo primo match, mentre il Djoker si è allenato tranquillamente con Sinner. Ma non c’è dubbio che l’esplosione di casi cui si sta assistendo sia seguita con una certa preoccupazione, anche se al momento gli organizzatori hanno riferito che non d saranno cambiamenti nel protocollo.

Berrettini esemplare (Daniele Azzolini, Tuttosport)

 

Matteo si fa da parte. Ha il Covid. E lo dice. Anzi, si scusa. Lo fa tramite lnstagram. Voleva fosse il suo Wimbledon, lo lascia ad altri senza colpo ferire. Ha giusto un po’ di temperatura. Dicono che in quest’ultima versione quattro giorni di febbre siano assicurati, anche per i campioni del tennis. Lui, Matteo Berrettini, campione lo è per certo, e anche tessera ad honorem di correttezza. E di sfiga. Non basta… Da ieri il circo del tennis gli attribuisce anche la patente di “eroe fesso”. E questa, se permettete, merita una breve indagine. Eroe sembra un po’ troppo, chiediamo in giro, ma addirittura fesso è quasi inspiegabile. Tra le risposte ricevute, ne scegliamo una di un amico manager che chiede l’anonimato. Intervista autentica, se vi va di crederlo, al cento per cento. Dice l’amico: «Sì, un fesso da ammirare. Sembra strano, vero? Be, guardatevi intorno…», ci dice mostrandoci la lieta bagarre di saluti e sorrisi che si agita sulla terrazza riservata a giocatori e familiari, accesso consentito a un ristretto numero di giornalisti. «Ecco, di tutti i giocatori che vedete, le giocatrici, i loro accompagnatori, la metà ha il Covid. Ma non lo dicono. Tutti, esclusi Berrettini e Ciic, gli unici che si siano ritirati, sono pronti a giocare. Se va bene, tornano in campo dopo due giorni sperando che il Covid sia passato, se va male, diranno di avere una bua da qualche parte, e chi s’è visto s’è visto». La nostra espressione incredula, da un lato, e il subitaneo ricorso alla mascherina, dall’altro, ci costano un bel po’ di prese per i fondelli. «Tenete conto che Matteo, facendosi da parte, rinuncia a un premio intorno alle 100 mila sterline fra primo e secondo turno. Parliamo di 140 mila euro». Dunque, eroico? «Bé, Matteo ha preso una decisione per non creare problemi agli altri giocatori, una decisione che la gran parte non avrebbe preso. Ha carattere, non si tira indietro, paga di persona. Che volete di più? Eroico e fesso. Come si vede…». «Ai tennisti – racconta Jasmine Paolini – hanno detto di fare come se la sentivano». Senza regole, insomma. Allo stesso Benettini hanno detto che se avesse voluto giocane, nessuno si sarebbe opposto. L’ha fatto lui, anche per gli altri, Ha preferito non essere causa di problemi per nessuno. Ora il governo inglese è in agitazione e c’è chi chiede che si torni all’ufficialità dei tamponi. E il torneo si preoccupa per Djokovic (che si è allenato con Cilic, il primo a ritírarsi) e per Nadal, partner – guarda un po’ – proprio di Matteo. Resta la sfiga. E quella prima o poi dovrà pur finire.

Berrettini Covid, Wimbledon trema (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Proprio nel giorno del suo debutto. Per di più nel torneo che l’anno scorso lo vide finalista e che stavolta avrebbe affrontato con legittime ambizioni di vittoria, Il Covid non poteva scegliere momento meno opportuno per mettere fine ai sogni inglesi di Matteo Berrettini, risultato positivo ieri mattina a un tampone e per questo costretto a ritirarsi dal tabellone di Wimbledon. A darne l’annuncio è stato lo stesso azzurro dai suoi profili social: «E’ col cuore spezzato – si legge nel suo post – che sono costretto a ritirarmi da Wimbledon a causa di un tampone risultato positivo. Ho avuto alcuni sintomi influenzali e sono rimasto in autoisolamento negli ultimi giorni. Nonostante i sintomi fossero lievi ho deciso che fosse importante sottopormi a un altro test stamattina (ieri, ndr) per salvaguardare la salute dei miei colleghi e di tutte le persone coinvolte nel torneo. Non ho parole per descrivere quanta io sia dispiaciuto. Per quest’anno il sogno finisce qui, ma tornerò ancora più forte. Grazie a tutti per il vostro sostegno». Vittorioso al Queen’s lo scorso 19 giugno e allenatosi con Rafa Nadal (che ieri ha giocato e vinto) sul Centrale giovedì 23, il contagio dovrebbe esser avvenuto nei giorni successivi: domenica infatti Berrettini aveva cancellato la sua sessione di allenamento e la conferenza stampa che aveva in programma. L’amarezza è tanta, così come la sfortuna che questa stagione sembra perseguitare Berrettini. Se nelle occasioni precedenti Berrettini aveva sempre dato prova di caparbietà, l’italiano questa volta ha dimostrato anche grande responsabilità. I protocolli anti Covid a Wimbledon quest’anno sono infatti assai laschi e tutto è lasciato alla discrezionalità e all’iniziativa dei giocatori. Nessun obbligo di tampone a gestirne il via vai all’interno dell’AEC né tantomeno negli spogliatoi, ambienti comuni per eccellenza dove il virus ha più probabilità di proliferare. Una gestione discutibile, vista la recrudescenza di casi cui si sta assistendo, che però sembra trovare riscontri anche altrove a giudicare da quanta dichiarato da Alizé Cornet al termine del match da lei vinto contro Putintseva: «Al Roland Garros c’è stata un’epidemia di Covid e nessuno ne ha parlato. Tutti l’hanno avuto negli spogliatoi, e quando abbiamo saputo del ritiro di Krejcikova (risultata positiva dopo aver perso al primo turno) ci siamo resi conto di avere gli stessi sintomi. Dev’esserci stato un tacito accordo – ha poi concluso la francese – non ci siamo autotestati per non metterci nei guai da soli, ma ho visto colleghe indossare la mascherina e questo mi ha fatto pensare». Cornet ha poi precisato che di sospetti si tratta, e che prove a sostegno della sua tesi non ce ne sono. Ma il rischio, ora, è che anche Wimbledon debba fare i conti col suo focolaio.

Orgoglio e fatica. Serena cede ai suoi 40 anni (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Ci vuole Armonia. Per comprendere che l’era della gloria, così fiammeggiante nel lunghi periodi di dominio, resta ormai un dolce ricordo: Wimbledon, dove ha vinto sette volte in carriera, e probabilmente il tennis, non sono più la casa di Serena Williams. E alla soglia dei 41 anni (li compirà a settembre), con interessi multiformi ed extrasportivi da gestire fuori dal campo e il fisico ammaccato da mille battaglie e altrettanti infortuni, è probabilmente il prezzo normale da pagare, nonostante la passione mia sopita e il sogno mai davvero abbandonato di conquistare finalmente il 24° Slam della leggenda per staccare la Court. Festeggia dunque Harmony Tan, che alle nipoti, quando la carriera agonistica sarà un ricordo, potrà dire di aver battuto un mito dello sport. La francese con radici cambogiane e vietnamite era alla prima partita di sempre sui sacri prati di Church Road e non ha tremato di fronte alla monumentale grandezza della rivale, neppure quando ha fallito il match point sul 6-5 del terzo set o si è ritrovata sotto 4-1 nel super tie break. Aiutata, va detto, dall’ombra di Serena, arrugginita dalla lunghissima assenza (in singolare, non giocava una partita dal 29 giugno 2021, quando si ritirò qui al primo tunro contro la Sasnovich) e senza più l’esplosività degli anni ruggenti: «Per me è un sogno, qualcosa di incredibile – dirà un’ emozionatissima Tan – sono cresciuta ammirandola in tv». Sic transit gloria mundi. Intanto, il martedì nero del tennis italiano, con il ritiro forzato di Berrettini e le eliminazioni di Musetti, Paolini e Giorgi, trova un pizzico di conforto solo nel faticoso successo di Sonego su Kudla al culmine di una battaglia di 3 ore e48′. Neanche a dirlo, a ergersi a protagonista di giornata è il solito, ineffabile Kyrgios, e non tanto per la vittoria da pronostico, anche se molto più difficile del previsto, contro la wild card inglese Jubb, ma piuttosto per le solite mattane, iniziate con un battibecco con la giudice di sedia, continuate con la polemica contro i giudici di linea ( «Hanno 90 anni, non possono vederci bene») e culminate con uno sputo a uno spettatore ripreso dalla tv e da lui stesso confermato: «Qualcuno del pubblico mi ha mancato di rispetto. È vero, gli ho sputato, ma non l’avrei mai fatto a qualcuno che mi stava sostenendo. La colpa è anche dei social, noi atleti siamo i più odiati. Rispettate il nostro lavoro, non ho mai visto nessuno rimproverare un addetto al supermercato che mette a posto le verdure». Fuoco alle micce.

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Darren Cahill: «Sinner ha tutto per diventare il mio nuovo n. 1» (Cocchi)

La rassegna stampa di domenica 26 giugno 2022

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Berrettini: «Wimbledon val bene un fioretto» (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

La ricerca del suo splendore nell’erba comincerà martedì contro il cileno Cristian Garin, battuto nei due ultimi confronti diretti. Matteo Berrettini, 26 anni, che i bookmaker londinesi dopo la finale dell’anno scorso vedono tra i primi tre favoriti di Wimbledon (insieme ai due giganti Novak Djokovic e Rafael Nadal) è troppo sgamato per cascarci: «Nulla è scontato, ogni torneo fa storia a sé: mi aspetta un match con il coltello tra i denti». Però Matteo non è mai arrivato sulla soglia dei Doherty Gates così in forma e in fiducia. E pazienza se i parrucconi dell’All England Club non hanno avuto il coraggio di sceglierlo testa di serie davanti a Ruud, Tsitsipas, Alcaraz, Aliassime e Hurkacz. Matteo, se lei dovesse spiegare a un alieno la sua magia sull’erba, una superficie che all’inizio non amava, che parole userebbe? «Gli direi che c’è voluto del tempo perché io amassi l’erba. II primo clic è avvenuto in Coppa Davis, India-Italia a Calcutta, playoff 2019. Il secondo l’anno scorso tra il Queen’s e Wimbledon. E’ un tennis diverso e insolito, che va al di là dell’aspetto tecnico. E’ un feeling totale con la superficie, la pazienza che richiede, l’accettazione del rimbalzo irregolare: è come se l’erba mi chiedesse di sentirmi emotivamente a mio agio perché si crei la connessione perfetta».

Di ritorno dallo stop per l’operazione al dito temeva che la mano destra non fosse più sufficientemente forte da colpire la palla come prima. Sono arrivati due titoli di fila. Come si trasforma un pensiero negativo in due trionfi?

 

Ho tantissima voglia di riprendermi quello che mi è stato tolto. Le difficoltà mi motivano: guardavo il dito con i punti e la mano dolorante e sentivo crescere la cattiveria agonistica. Il momento peggiore sono stati gli Internazionali del Foro Italico: gli altri in campo e io fermo, davanti alla tv. Ecco, quel pensiero lì ancora oggi è un motore pazzesco.

Dire ad alta voce «voglio vincere Wimbledon» è un altro step di consapevolezza?

Sono sempre stato cauto con le parole. Ora sento che non serve più nascondermi. Sto giocando bene, scoppio di fiducia: entro nel torneo con la ragionevole certezza di poter arrivare lontano. La strada per la finale la conosco già. II sentiero è tracciato, i ricordi sono felici. L’esperienza dell’anno scorso mi ha insegnato tanto: come gestire il tempo tra i match, le emozioni, le attese, le notti. Tornare in finale, se dovessi meritarmela, sarebbe un’emozione meravigliosa ma forse un po’ meno sconvolgente: l’ho già vissuta. […] Mi sento più pronto, più forte, migliore. A Parigi, Londra e New York, nel 2021, ho perso sempre da Djokovic. Direi che è arrivato il momento di batterlo.

Fatto inedito in 100 anni di storia in Church Road: il club ha permesso allenamenti sul centrale. I primi siete stati lei e Nadal. Un riconoscimento, anche questo.

Sì, i soci del club hanno dato il loro benestare. E stato bello ed emozionante, un piccolo motivo d’orgoglio. Rafa è fatto di una pasta molto diversa da noialtri, non è ancora stufo di spingersi oltre I suoi limiti. Per vincere il 14° Roland Garros ha lottato cinque set con Aliassime, quattro con Djokovic. Di certo sta alla grande Rafa! Gliel’ho detto quando ci siamo allenati insieme sul centrale: ho finito gli aggettivi, non so più cosa dirti. Io Rafa lo rispetto tantissimo, e lui lo sente.

È disposto a fare un fioretto per vincere Wimbledon, Matteo?

Niente che includa sforzi fisici, però. Sarei disposto a un taglio netto della barba, a raparmi a zero o a tingermi di biondo. Niente di più estremo, sennò quando torno a Roma nonna Lucia non mi fa più entrare in casa.

Djokovic: «Sono qui per emulare Sampras» – Nadal: «Gioco al buio e mi manca Federer» (Gabriele Marcotti, Corriere dello Sport)

Sui prati dell’All England Club non perde addirittura da cinque anni. Era il 2017 quando – opposto nei quarti di finale al ceco Tomas Berdych – Novak Djokovic, grande favorito dei Championships 2022, era stato costretto al ritiro per infortunio. Per una sconfitta al termine di una partita intera, viceversa, bisogna ritornare a sei anni fa, contro lo statunitense Sam Querrey. Da allora ha infilato 21 vitrorie consecutive, che gli sono valse altri tre trofei di Wimbledon, per un totale di sei coppe. Solo una in meno del suo idolo da bambino, Pete Sampras. Domani al campione serbo toccherà l’onore di inaugurare il Centre Court, che celebra il suo centesimo anniversario dal trasloco in Church Road. Dall’altra parte della rete Nole – che ha disputato solo un’esibizione nell’esclusivo circolo di Hurlingham per prepararsi all’erba – troverà il coreano Soon-woo Kwon, n.75 del ranking. «Per adesso sto molto bene. Ho preferito non iscrivermi ad alcun toneo, come d’altronde ho già fatto in passato, riuscendo comunque a vincere. Nel corso degli anni credo di aver imparato ad adattarmi abbastanza velocemente alle diverse superfici. E non c’è ragione perché non possa succedere anche questa volta». Riuscisse ad ottenere il settimo sigillo sull’erba deIl’All England Lawn Tennis Club, Djokovic diventerebbe il quarto tennista dell’era Open a trionfare a Wimbledon per quattro anni di fila, come Bjorn Borg, Sampras e Roger Federer. «La prima vittoria di Pete Sampras a Wimbledon è stato il primo match di tennis che ho visto in tv nella mia vita. Mi piacerebbe eguagliare il suo record quest’anno. E’ esagerato dire che il tennis sull’erba sia uno sport diverso, ma non c’è dubbio che bisogna aggiustare i movimenti, la tattica, la posizione in campo. Differenze che bisogna sernpre tenere a mente».

Sui nobili prati di Church Road manca – causa pandemia e vicissitudini fisiche – ormai da tre anni. Mai ritorno fu più felice. Eppure Rafa Nadal giura di non pensare al Grand Slam: dopo i due trionfi a Melbourne e Parigi, la sua priorità è stare bene fisicamente. «Non voglio parlare del mio piede ogni giorno. Posso dire che la situazione è in netto miglioramento e che finora non ho sentito dolore. Ma non c’è alcuna sicurezza matematica. Per adesso sono felice perché ho potuto allenarmi bene nel corso dell’ultima settimana, ma la strada è ancora molto lunga, ed è assolutamente inutile guardare troppo lontano. Quando mi sveglio la mattina non sento dolore, e posso camminare senza problemi il più delle volte. Ad oggi mi basta così». Nel primo turno Nadal attende l’argentino Francisco Cerundolo. Un esordio (sulla carta) privo di insidie, che gli consente una breve escursione con la memoria al 2003, quand’era ancora sedicenne. «Ero già venuto a Wimbledon l’anno prima, da juniores. Non ho mai avuto ambizioni assurde, né mi sono mai chiesto se potessi o meno vincere questo torneo. Il mio unico pensiero era migliorare, giorno per giorno, conoscere meglio questa superficie». Alla quale si è presto adattato, vincendo due volte (2008 e 2010). «Ma per me quest’anno non conterà il passato. E’ da tanto tempo che non gioco partite ufficiali sull’erba, non ho riferimenti attendibili. Anche se non è un pensiero che mi preoccupa. Sono concentrato sul lavoro quotidiano, mi basta e avanza». Per la prima volta dal 1998, sui prati londinesi mancherà invece Roger Federer, ancora fermo per l’infortunio al ginocchio. Un’assenza significativa anche per Nadal. «Abbiamo condiviso tantissimi momenti importanti per entrambi – ricorda – Abbiamo giocato contro in tutti gli stadi più importanti ad eccezione di New York. Mi dispiace non esserci riuscito, ma allo stesso tempo so che la nostra rivalità mi ha aiutato tantissimo a crescere e migliorare, trovando sempre nuove motivazioni».

Cahill: «Sinner ha tutto per diventare il mio nuovo n. 1» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Quale posto migliore per seminare un futuro di successi se non i verdi prati inglesi? E infatti è sull’erba di Wimbledon che si stanno mettendo le basi per il futuro di Jannik Sinner. II talento altoatesino, che già domani scenderà in campo contro Wawrinka, ha iniziato a lavorare da qualche giorno con il nuovo team che oltre a Simone Vagnozzi prevede anche il super consulente Darren Cahill, il preparatore Umberto Ferrara e il fisioterapista Jerome Bianchi. Il tecnico australiano ci ha raccontato dei primi giorni insieme al nuovo assistito e dei progetti per II futuro più immediato. Darren, quando ci sono stati i primi contatti con Sinner? «Abbiamo Iniziato a sentirci dopo Roma, poi sempre più spesso, soprattutto quando si è fatto male al Roland Garros. Abbiamo parlato molto sia con lui che Simone e capito che c’era il margine per fare cose buone insieme. O almeno di provare a farle. Cosi dopo 4 mesi in Australia a ricaricare le batterie sono volato in Gran Bretagna e stiamo pian piano entrando sempre più in sintonia. Lui è uno dei talenti più interessanti del tennis e quindi, anche se non da vicino, ho seguito la sua evoluzione. Mi ha confermato l’idea che mi ero fatto. Un ragazzo estremamente educato, grande lavoratore e appassionato. Caratteristiche che rendono più semplice il lavoro di un team.

Avete già iniziato ad approfondire qualche aspetto del suo gioco?

Per il momento ci stiamo conoscendo. Ci siamo presi questo periodo per fare gruppo, come si dice, “spogliatoio” e capire cosa vogliamo gli uni dagli altri. Le premesse sono ottime, Sinner è un grande talento che ha lavorato con due ottimi allenatori capaci di portarlo a grandi livelli. Io spero di portare un po’ della mia esperienza e aiutarlo, insieme a Simone, a evolvere. Migliorare e crescere per arrivare ai livelli che gli competono.

Come pensate dl dividervi “compiti” lei e Simone Vagnozzi?

Dopo Wimbledon, dove io sarò anche occupato come commentatore di Espn, ci siederemo tutti insieme a parlare e decidere del futuro. E spero sarà un orizzonte lontano e proficuo per entrambi. Lui non mi ha chiesto una cosa in particolare, abbiamo discusso di come si vede tra due o tre anni e come vorrebbe si sviluppasse il suo gioco. Per quanto mi riguarda, ora dobbiamo fare in modo che lui rafforzi al massimo le cose che sa già fare molto bene. Poi pian piano migliorerà anche su altre aree del gioco. La comunicazione col giocatore è molto importante, bisogna parlarsi, capirsi. E poi l’aspetto tecnico è fondamentale. Lavorare su diverse strategie di gioco in maniera da avere tanti colpi, tante alternative tattiche. E poi lavorare sul fisico. Va trattato con la massima attenzione e cura. Ha già iniziato con un lavoro specifico e i primi risultati si stanno vedendo. È un percorso, non bisogna affrettare i tempi.

Avrà notato che l’erba però gli è un po’ indigesta…

Non è la sua superficie preferita, certo, ma avrà modo di cambiare idea. Penso che ii suo gioco sia adatto a questa superficie e lo capirà anche lui in futuro.

Lei ha portato alla vetta Hewitt, Agassi, di recente Simona Halep. Ci sono qualità che accomunano Sinner a questi campioni Slam?

Il numero 1 è una conseguenza. Quello che ho sempre cercato di fare con i miei giocatori è renderli solidi tecnicamente e mentalmente, in grado di padroneggiare il loro tennis e di migliorarlo. La classifica poi viene da sé. Di certo Jannik è già molto maturo e sa cosa vuole, e questa è una caratteristica dei grandi.

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Rassegna stampa

La Giorgi in cattedra. E’ una lezione di stile (Bertellino). Berrettini ha già “battuto” Nadal (Pavan). A Wimbledon c’è pure Vavassori (Giammò)

La rassegna stampa di venerdì 24 giugno 2022

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La Giorgi in cattedra. E’ una lezione di stile (Roberto Bertellino, Tuttosport)

E’ stata una lezione di tennis, quella impartita ieri a Eastbourne da Camila Giorgi nei quarti di finale del WTA 500. L’ “allieva” del caso si chiama Viktorija Tomova, numero 128 del mondo e nell’occasione approdata tra le migliori otto del torneo da lucky loser per il forfait in singolare di Ons Jabeur (che ieri ha rinunciato anche al doppio con Serena Williams). Alla 30enne maceratese sono stati sufficienti 64 minuti per avere la meglio sulla bulgara ed eguagliare a Eastbourne il risultato del 2021, ovvero la semifinale che lo scorso anno l’aveva poi vista ritirarsi contro l’estone Kontaveit per un problema fisico. Lo score finale di 6-2 6-1 in favore dell’azzurra è la perfetta fotografia dell’andamento del match che dopo lo 0-2 d’avvio ha visto Camila non sbagliare più nulla e far male alla rivale da ogni zona del campo. Risposte ficcanti, attacchi vincenti in controtempo chiusi con volée classiche o schiaffi al volo di diritto. Ottimo anche il rendimento al servizio, arma che non sempre riesce ad usare con il giusto equilibrio. Ieri ha ottenuto oltre l’80% dei punti quando ha messo in campo la prima: «Sono molto felice di essere tornata in semifinale a Eastbourne – ha affermato al termine la marchigiana -. Ho disputato un match molto buono e mi sono sentita bene. Il feeling con questo torneo è indubbio e anche grazie a questo riesco a divertirmi. La battuta, a differenza di quanto accaduto negli ottavi, ha funzionato a dovere è questo è fondamentale. In generale però sono stata più consistente rispetto agli altri incontri messi in campo questa settimana. Sono inoltre molto felice per il fatto di avere l’intera famiglia qui a sostenermi». Ciò che ha colpito ieri della numero uno italiana e 26 del ranking WTA è stata la capacità di giocare bene in difesa, area del suo tennis che non ama particolarmente. Oggi la Giorgi giocherà la sua ventesima semifinale in carriera nel massimo circuito contro Jelena Ostapenko, testa di serie n. 8 e 14 del mondo. I precedenti tra Ostapenko e Giorgi sono in perfetta parita. L’altra semifinale opporrà la brasiliana Haddad Maia, reduce da due titoli consecutivi vinti, alla ceca Petra Kvitova.

Berrettini ha già “battuto” Nadal (Andrea Pavan, Tuttosport)

 

Wimbledon, primo set: 6-4. Per ora basta, e avanza pure, considerato che I’avversario di Berrettini: era Nadal. Incontri ravvicinati di un certo tipo. Piccoli segnali d’un qualcosa di grande, al cospetto degli immensi. Metti il campo centrale dell’All England Club, deserto, ma stavolta non per la pandemia. Infilaci una leggenda come Nadal, aggiungici alla fine un mito come Djokovilc; piazzaci poi nel mezzo quel bel ragazzone che più di tutti sta ridando un senso mondiale al nostro tennis – Berrettini – e in pochi minuti il cocktail diventa un evento a suo modo epocale, per quanto ininfluente ai fini della competizione. Quella che, al netto delle qualificazioni in corso, sull’erba londinese progressivamente spelacchiata inizierà lunedì nel torneo più prestigioso del circuito e della storia. Mai gli organizzatori avevano permesso ai giocatori di testare l’erba prima che ogni pallina valesse ufficialmente un 15. Che l’abbiano concesso a Berrettini diventa quasi un’investitura per Matteo. E ieri – stando alla soffiata di un reporter spagnolo, tra i pochi imbucati d’eccezione oltre al rispettivi coach – ha appunto già “battuto” Nadal, neutralizzando uno 0-30 nell’ultimo turno al servizio. Terminato quel set è spuntato per un sopralluogo proprio Nole, che ha poi palleggialo con Cilic, finalista nel 2017 contro Federer. Un anno fa molti si erano lamentati di una superficie troppo scivolosa, in coda al grave infortunio di Serena Williams: di qui, gli inediti test.

A Wimbledon c’è pure Vavassori (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Ieri mentre Rafa Nadal e Matteo Berrettini si allenavano per la prima volta sul Centrale di Wimbledon, cinque miglia più a nord, a Roehampton, anche un altro italiano aveva la sua prima volta da festeggiare. Oltre a Berrettini (8), Sinner (10), Sonego (28), Fognini e Musetti, il contingente azzurro potrà contare infatti anche su Andrea Vavassori che ieri si è imposto per (5)6-7, 7-6(4), 6-1, 7-6(5) contro il ceco Kolar nell’ultimo turno delle qualificazioni del torneo. Il ventisettenne di Pinerolo farà così il suo esordio nel tabellone principale di uno Slam in quello che sarà il suo secondo evento giocato sul circuito ATP dopo l’Open di Stoccolma dell’anno scorso quando fu eliminato al secondo turno da Shapovalov. Al suo debutto assoluto sull’erba, Vavassori fin dall’inizio ha dato l’impressione di avere gioco e movimenti che ben gli si addicono. Delle tre vittorie ottenute in quattro giorni, quella di ieri contro Kolar è la più importante perché, oltre a schiudergli i cancelli dell’AEC, è arrivata contro un avversario che già si era fatto notare sul circuito quando a Parigi costrinse Thitsipas a una vittoria in quattro set scandita da ben tre tie-break. Nei primi due set, c’è stato equilibrio nei rispettivi turni di battuta, che hanno portato a due tiebreak con una vittoria per parte. Vinto il secondo set e riportatosi in parità, Vavassori ha preso il largo nel terzo per poi dimostrarsi freddo nel quarto quando è stato chiamato ad annullare due set point. Giunti ancora al tie-break, è stato un passante largo del ceco a consegnargli una vittoria a cui lo stesso Vavassori, al lungo sdraiato sull’erba, stentava ancora a credere. […]

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