Ritratti: storie di città e di tennis

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Ritratti: storie di città e di tennis

Affreschi di Roma, Bologna, Napoli, Milano. E Genova. Le città del tennis, per aver dato i natali a Panatta e Schiavone. Ma anche a Fantozzi

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Matteo Berrettini - ATP Queen's 2021 (via Twitter, @QueensTennis)
 

Anche le città credono d’essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura. D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda” (Italo Calvino)

Roma risponde da secoli a una domanda: dove portano tutte le strade? Roma, l’Impero, città dove un Colosseo nasce tondo e finisce quadrato. Pietro vi pose una pietra per farne sede della Chiesa e Roma fu capitale di due cose diverse da dover riunire. Ministeri, turisti a far foto con centurioni in sneakers. Roma Città Aperta a La Dolce Vita, capitale del Cinema. Francesco è il Papa, ma Roma di Francesco ha solo un Capitano. Adriano fu buon imperatore ma ottimo tennista. Tra le prime vere pop star dello sport italiano, Panatta sconfessò il detto latino “nemo propheta acceptus est in patria sua” vincendo gli Internazionali di Italia a Roma . La rese nuovamente “caput mundi” conquistando anche la Davis e Parigi, nuovo “De Bello Gallico” con racchetta.

Roma tanti cantori, tante maschere, dialetto toscano riveduto, corretto e abusato, sempre zompa quel grillaccio del Marchese. Tonino Zugarelli a vincere Roma ci ha provato. Un biondino amante della Vita(s) notturna, Gerulaitis, di giorno gli rubò il sogno lasciandolo campione dimezzato. Romano non romanista è Matteo Berrettini, per via di un nonno fiorentino che lo ha reso viola e non giallorosso. Bello quasi come Adriano che di più non si può e deve, nella storia ancora da scrivere, è il secondo miglior tennista italiano dell’Era Open, già detentore di diversi record ed unico italiano finalista a Wimbledon. Alice guarda i gatti che si perdono nel sole che cala dietro il cupolone.

 

Bononia fu tale dopo esser stata etrusca e gallica. Culture e movimenti giovanili, politica, arte, crocevia di viandanti approdo di studenti, tra l’appennino e l’Europa è l’Emilia Paranoica, Bologna la Berlino che non ce l’ha fatta. Fumogeni, polizia che rincorre, dall’altro lato della città, rincorrono e colpiscono palle da tennis Paolo e Omar. Paolo Canè è bizzoso, gran talento, fisico gracilino, potenza mancante testa bollente, sarebbe divenuto tennista continuo nei singoli exploit. Stessa sorte per motivi diversi sarebbe toccata ad Omar, tennis da top 10, gambotte pesanti e un infortunio al giorno. Tra la via Emilia e le stelle, Bologna sempre a metà di qualcosa.

Omar Camporese – Bologna

18 ottobre 1970. Paolo Grassi, fondatore con Giorgio Strehler del Teatro Piccolo di Milano, produce e fa debuttare “Il Signor G“ di Giorgio Gaber. Il bar del Giambellino diviene famoso e con loro gli artisti che di quella Milano son figli. 

Vincenzina davanti alla fabbrica,
Vincenzina il foulard non si mette più.
Una faccia davanti al cancello che si apre già.
Vincenzina hai guardato la fabbrica,
Come se non c’è altro che fabbrica

(Enzo Jannacci)

In Milan la vita l’è bela. Negli anni dove al posto dell’erba nasce la città, Lea Pericoli, la “Divina”, tennista e modella, icona di eleganza, determinazione e bellezza, vince 27 titoli italiani ritirandosi a 40 anni da detentrice di tutte e tre le specialità. Inter e Milan fanno incetta di titoli e coppe internazionali, Milano è il faro dell’Italia che si ricostruisce, il simbolo della modernità da inseguire e conquistare. Milano capitale della moda, del design e di tante altre cose. Milano una capitale senza esserlo. Si dice che a Milano, a saper fare, si possa tutto.

Silvia Farina giocava a tennis e lo giocava bene. Ineguagliabile stilista, accarezzò col suo rovescio ad una mano una palla che raccolse dall’altro angolo della strada una ragazza di nome Francesca, il cui cognome è nell’albo dei vincitori del Roland Garros. Francesca Schiavone è stata la prima italiana ad aver vinto un titolo del Grande Slam e ultima in assoluto ad averlo fatto giocando il rovescio ad una mano. Milano città della Borsa. Nella sua Laura Golarsa aveva le racchette e volava a Wimbledon perché là si trasformava: un quarto di finale e tanto bel tennis. Per i suoi quarti in uno Slam, l’omonima Garrone scelse Parigi. Gran rovescio anche lei perché a Milano non sempre tutto può andar dritto. 

Francesca Schiavone – Milano

La città ha sempre un punto cardinale bagnato dal mare. La città di mare non nega mai il suo orizzonte a chi lo cerca. Sovente si fa cartolina. Napoli, il mare, feticcio da conquistare, rivendere, rivendicare, “Chi tene ‘o mare?” Culturalmente autoreferenziale, protagonista delle proprie sceneggiature, Napoli si esporta. Clima da ozio pigro e creativo, Napoli ha sfornato più artisti, intellettuali e politici che sportivi, essenzialmente nuotatori, canottieri, pallanuotisti e calciatori. Rita Grande scelse il tennis. Gioco brillante ed un ottavo raggiunto in ogni prova dello Slam, un Wimbledon da Juniores, perso in finale. Nargiso il Wimbledon dei piccoli lo vinse. Di Maradona aveva il nome e a Becker la convinzione di esser pari. Tra colpi di testa e di lingua fu ottimo doppista specie in Davis. Nel doppio misto dei commentatori TV, la coppia Nargiso/Grande da titolo Slam. Di qualche anno li precedette Massimo Cierro, meno appeal mediatico e tanta sostanza, ora è Giustino.

Tennis Club Napoli, vestito a festa per Italia-Gran Bretagna di Coppa Davis (2014)

Italia terra di Comuni, Signorie, Ducati grandi e piccoli, a due ruote, Repubbliche Marinare ed anche altro. Piccoli luoghi che diventano capitali, palazzi del potere ovunque. Faenza, cittadina di ceramica, meeting di etichette discografiche indipendenti, di tennisti che diventano manager. Gaudenzi, austriaco di spirito, nove finali ATP, tre titoli vinti, numero 18 al mondo non è più solo. Federico Gaio lavora per rendere Faenza il luogo col miglior rapporto popolazione/top 100, considerando il numero 13 di Raffaella Reggi, traino del tennis femminile italiano degli anni ’80. Uno Slam nel doppio misto con Casal a New York, un bronzo alle Olimpiadi di Los Angeles con torneo di tennis ancora con valore di esibizione, cinque titoli in singolare, quattro in doppio. Nel 1985 ha vinto in entrambe le specialità l’edizione degli Internazionali d’Italia svoltasi a Taranto. 

“Se ti inoltrerai lungo le calate
Dei vecchi moli
In quell’aria spessa carica di sale
Gonfia di odori
Lì ci troverai i ladri gli assassini
E il tipo strano
Quello che ha venduto per tremila lire
Sua madre a un nano”

(Fabrizio De Andrè)

Genova si guarda solo dal mare, città di eroi, cantautori e navigatori, città di amici al bar che non cambiarono il mondo, ma ne scoprirono uno nuovo che l’avrebbe cambiato, città di pantaloni famosi che si chiamano come lei. Genova, la via per la Francia, approdo al mare per Torino che non ne ha.

 

“Filini: Allora, ragioniere, che fa? Batti?
Fantozzi: Ma… mi dà del tu?
Filini: No, no! Dicevo: batti lei?
Fantozzi: Ah, congiuntivo!
Filini: Sì!“

Nel febbraio 2001, Genova (che già gli aveva dato i natali) riconosce la cittadinanza onoraria a Paolo Villaggio. Non vi sono racchette, non vi sono bambini che con esse colpiscono la paura di diventar grandi, non di un solo tipo di storie si fa una città.

“There’s a city in my mind
Come along and take that ride
And it’s all right, baby it’s all right”

(Talking Heads)

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Francesco Passaro e un 2022 da favola: quasi 500 posizioni scalate e un sogno chiamato Next Gen

Francesco Passaro raggiunge Lorenzo Musetti e si qualifica per le Next Gen ATP Finals. Chi l’avrebbe detto ad inizio anno?

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Francesco Passaro, Napoli 2022 - Credit: Riccardo Lolli - Tennis Napoli Cup

Dall’8 al 12 novembre Milano sarà il teatro delle Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals, il torneo di fine anno dedicato agli otto migliori giocatori Under 21 del circuito ATP. Quest’anno, per la prima volta nella storia della competizione, saranno presenti due italiani, vale a dire Lorenzo Musetti e Francesco Passaro, rispettivamente numeri 3 e 9 della race (n°1 e n°7 se si escludono Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, che non saranno di scena nel capoluogo lombardo).

Musetti si trova senza ombra di dubbio nel miglior momento della sua giovane carriera, fresco vincitore dell’ATP250 di Napoli – secondo successo in carriera e in stagione dopo il ‘500’ Amburgo – e del best ranking di n°23, raggiunto lunedì 24/10. È d’obbligo però spendere qualche parola anche per Francesco Passaro, che nonostante abbia un anno in più del 20enne di Carrara è esploso più tardi. Ma, si sa, ognuno ha i suoi tempi.

Francesco Passaro Next Gen ATP Finals
Francesco Passaro, Challenger Forlì 2022 – credit: Uff. Stampa Forlì

Francesco Passaro, gli inizi: i titoli junior e le difficoltà Slam

Chissà cosa avrebbe pensato il 21enne Passaro se, un anno fa, gli avessero detto che tra pochi giorni si sarebbe giocato il titolo di miglior under 21 del 2022. Ad inizio stagione infatti – precisamente il 3 gennaio – vicino al suo nome in classifica c’era il numero 605. Un giovane di belle speranze, certo, che tuttavia non aveva ancora vinto un match neanche a livello Challenger. Ma facciamo un passo indietro.

 

Francesco Passaro nasce a Perugia il 7 gennaio 2001 e, degli otto next gen milanesi, è chiaramente il meno next. Inizia a giocare a tennis all’erà di sei anni, divertendosi però anche con il calcio. A 12 anni, come raccontato ad atptour.com, decide di appendere momentaneamente la racchetta al chiodo ed indossare esclusivamente guanti e scarpe con i tacchetti, visto il ruolo da portiere.

Un anno dopo, però, capisce di voler soltanto giocare a tennis, riprendendo ad allenarsi con continuità. Dal 2017 al 2019 – quindi dai 16 ai 18 anni – gioca nel circuito ITF riservato agli Junior, gli U18. Il 6 maggio 2019 raggiunge il best ranking di n°31, conquistando in quei tre anni altrettanti titoli, non riuscendo però mai ad andare oltre il primo turno in cinque partecipazioni agli Slam Juniores tra il 2018 e il 2019.

Tennis calcio risultati
Francesco Passaro – Torneo internazionale under 18 “Città di Santa Croce” Mauro Sabatini (foto di Massimo Covato)

2021, l’anno delle prime volte (con un nome nel destino)

Già dal 2017 comincia a giocare tra i “grandi”, mentre nel 2020 disputa il suo ultimo incontro junior e passa definitivamente al tennis adulto. Il primo salto arriva nel 2021, quando il perugino conquista i suoi primi due titoli ITF, negli M15 di Il Cairo e Xativa, entrambi sulla terra rossa (sua superficie prediletta).

Il 5 luglio entra per la prima volta nel main draw di un Challenger, perdendo nel torneo di casa a Perugia da Zhizhen Zhang. La (doppia) rivincita, un anno più tardi, sarà dolcissima. Il 2021 è l’anno del primo grande balzo in classifica: Passaro passa dal n°981 del 4 gennaio al già citato n°605 di inizio 2022, ma non si accontenta.

Francesco Passaro risultati titoli
Francesco Passaro – Australian Open Junior 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Dalla cavalcata di Sanremo a Roma, inizia l’ascesa di Francesco Passaro

La seconda – e certamente la più vistosa e complicata – scalata nel ranking avviene in questa stagione. Si tratta di un cambiamento radicale, non soltanto nel numerino vicino alla dicitura “Francesco Passaro” sul sito ATP, ma una metamorfosi che investe gioco (più offensivo e verticale), prestazioni e risultati e, conseguentemente, regala al classe 2001 anche un diverso prestigio negli avversari affrontati.

Al terzo torneo del 2022 l’azzurro raggiunge subito una finale, perdendo 6-4 7-5 da Mattia Bellucci all’M15 di Monastir, dove un mese dopo conquista il suo terzo ITF in carriera, il primo stagionale.

Il vero exploit, tuttavia, avviene ad inizio aprile al Challenger di Sanremo, torneo che ha svoltato la sua stagione e, chissà, forse anche la sua intera carriera. Partendo dalle qualificazioni – dove elimina l’ex top10 Gulbis al primo turno – Passaro ottiene la sua prima vittoria in un Challenger, sconfiggendo Borna Gojo.

Nei giorni successivi il perugino betterà anche A. Muller, Valkusz e Gianluca Mager, raggiungendo una clamorosa finale che gli vale il best ranking di n°354. Qui gioca a viso aperto e rischia l’impresa contro Holger Rune – oggi n.25 ATP e seconda testa di serie a Milano – cedendo solo 6-4 al terzo set dopo essere stato avanti di un break nel parziale decisivo. “Non mi sarei mai aspettato di arrivare dove sono arrivato, aveva dichiarato il giovane italiano ai nostri microfoni dopo la finale.

L’ascesa è appena iniziata. Nelle settimane successive il 21enne di Perugia supera le prequalificazioni per gli Internazionali BNL d’Italia e ottiene la wild card per il tabellone principale. L’8 maggio fa il suo esordio nel circuito ATP, ma l’avversario, considerata la superficie, è dei più tosti in circolazione. Passaro non sfigura, ma deve arrendersi 6-3 6-2 al cileno Cristian Garin.

Passaro chi è risultati
Francesco Passaro (a destra) e Holger Rune (a sinistra) – ATP Challenger Sanremo (foto Tullio Bigordi)

Lo scalpo di un top100 e il primo titolo Challenger

Un mese più tardi l’azzurro raggiunge la seconda finale Challenger in poco tempo, schiantando in semifinale al ‘125’ di Forlì Jaume Munar, allora n.87 del mondo. È la prima vittoria contro un top100 della carriera per l’umbro, che abdicherà solo in finale di fronte a Lorenzo Musetti.

Milano sembra essere nel suo destino: un altro grande torneo non basta, perché a fine giugno la corsa di Passaro si ferma ancora in finale, battuto 7-6(2) 6-4 da Federico Coria. Il grande risultato conseguito gli vale comunque l’entrata in top200, che sublima la settimana dopo con la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo, tanto in singolare quanto in doppio (in coppia con l’amico Matteo Arnaldi).

Il quarto tentativo è finalmente quello buono. Ricordate Zhizhen Zhang? Il cinese lo aveva battuto a Perugia a luglio 2021, alla prima partita dell’italiano in un Challenger. Poco più di un anno dopo, a metà luglio 2022, Francesco Passaro è il re di Trieste, conquistando il primo torneo in carriera a livello Challenger: a soccombere in finale è proprio il 26enne cinese, sconfitto 4-6 6-3 6-3. Questo successo vale l’ingresso tra i primi 150 giocatori del mondo, con il nuovo best ranking di n°144.

Passaro Next Gen
Francesco Passaro – Trieste 2022 (foto Tennis Events FVG)

New York, Firenze e Milano, altre tre meravigliose prime volte

Gli straordinari risultati della prima metà di 2022 permettono al perugino di volare a New York, destinazione US Open. In una spedizione record di 23 italiani al via tra tabellone principale e qualificazioni, Passaro supera 6-4 7-6(2) l’australiano Polmans al primo turno. Abdica solo ad Hugo Grenier due giorni dopo, dal quale perde 7-6(12) 6-1 non sfruttando tre set point nel primo parziale.

Neanche il tempo di disperarsi che, una settimana dopo, l’azzurro raggiunge una nuova finale a Como – la quinta stagionale – cedendo solo al tedesco Stebe in due set lottati. Il 26 settembre si issa al numero 122 ATP, al momento il suo best ranking.

Due settimane più tardi c’è ancora Zhizhen Zhang nel suo destino. Passaro riceve una wild card per l’ATP250 di Firenze, dove pesca il cinese al primo turno e lo sconfigge ancora: 7-6(4) 7-6(6). È la prima vittoria in assoluto a livello ATP per lui, arrivata curiosamente non sulla terra battuta ma sul cemento, superficie su cui ha dichiarato ai nostri microfoni di voler migliorare ancora molto.

Nel giro di una settimana sarà due volte lo statunitense Mackenzie McDonald a fermarlo, al secondo turno nel capoluogo toscano e al primo round all’ATP 250 di Napoli, dov’è entrato superando le qualificazioni. I risultati straordinari gli consentono, ufficialmente, di giocarsi le sue carte a Milano contro gli altri migliori sette U21 del 2022. La certezza matematica arriva il 26 ottobre, con la sconfitta di Dominic Stricker a Basilea contro Pablo Carreño Busta.

859 posizioni scalate in due anni, 483 solo nel 2022. E chissà, a questo punto, che il meglio non debba ancora venire.

US Open 2022
Francesco Passaro – US Open 2022 (foto Ubitennis)

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ATP

A Seoul la presenza di Kim Seokjin regala uno storico numero di interazioni per i social dell’ATP

Curiosità: la presenza del cantante della band coreana BTS fa scatenare i fan sul profilo Twitter dell’ATP

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Kim Seok-jin - ATP Seoul 2022 (via Twitter, @atptour)

Solitamente sul Twitter dell’ATP a produrre la maggior parte dell’engagement e della viralità dei post sono i video di un colpo eclatante, un match point storico, uno scambio incredibile. Ma un tweet pubblicato giovedì 29 settembre in occasione dell’esordio al Korea Open di Seoul del n.2 al mondo Casper Ruud (che con la vittoria ha tra l’altro centrato la qualificazione alle Finals per il secondo anno di fila) ha fatto registrare un record di interazioni, un numero altissimo di like e risposte, oltre che di retweet. E non per la bravura del tennista norvegese, ma per la semplice presenza di un personaggio nel pubblico, inquadrato improvvisamente dalle telecamere. Di chi si tratta?

Il ragazzo in foto, a primo acchito difficile da riconoscere a causa della mascherina, è Kim Seok-jin, meglio conosciuto semplicemente come Jin, uno dei quattro cantanti (nello specifico un tenore) della nota band sudcoreana BTS, conosciuti anche come Bangtan Boys, formatasi nel 2013 a Seoul. Un gruppo di vero e proprio culto in Corea del Sud ma non solo, considerando che su Youtube hanno ben due video da più, e non di poco, di un miliardo di visualizzazioni, e che un altro membro della band, Suga, di recente è anche apparso sul Twitter di Stephen Curry. Dunque, mescolando questi elementi, e considerando che il torneo dove Jin era presente a vedere il n.2 del mondo si giocasse in Corea, è facile capire anche il motivo di questi numeri social da capogiro: quasi 83.000 like per un tweet, 569 risposte, e più di 29.000 retweet, per un picco di interazioni che fa storia per quanto riguarda il profilo Twitter dell’ATP.

 

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Lo Slam racconta: US Open 1938, il Grande Slam del Dragone Rosso

Il 24 settembre 1938 Don Budge – God, come lo chiamava Tilden – completa per primo il Grande Slam della racchetta. Nemmeno uno dei più devastanti uragani della storia fermò l’uomo nato per giocare a tennis ed essere il migliore

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Donald Budge - White City Stadium, Sydney, 1937

Il Great New England Hurricane si era formato il 9 settembre 1938 sulle coste dell’Africa Occidentale. Raggiunse il picco di intensità il 19 alle Bahamas con venti fino a 260 kmh e le isole lo deviarono verso la costa est. Quando investì la zona di New York prima di dissiparsi in Ontario l’uragano aveva perso intensità ma fu comunque sufficiente a procurare sette giorni da tragenda.

Anche quella mattina Don Budge guardò fuori dalla finestra, pioveva ancora e tenere a bada l’inquietudine cominciava a essere difficile. La finale degli US National Championships, l’incontro più importante della vita, continuava a sfuggirgli, come la tartaruga da Achille. Giorno dopo giorno. Al momento del match poi il centrale del West Side Tennis Club sarebbe stato fradicio e questo poteva favorire Gene e il suo tennis fatto di precisione e leggerezza.

“Forse gli dei del tennis non vogliono un novellino fra loro…” pensò nel forse unico accesso di superbia della sua vita, subito spento da una smorfia.

 

Forest Hills, 24 settembre 1938. Doveva vincere, doveva farlo adesso e contro il suo amico fraterno. Ora o mai più.

Era stato un lungo viaggio e mentre la pioggia batteva incessante sui vetri Don tornò a quella cena di quasi un anno prima quando l’amico campione Ellsworth Vines ( “…quando Ellie era in forma eri fortunato a toccare la palla” Jack Kramer dixit) cercava in tutti i modi di dissuaderlo dall’idea di tentare il Grande Slam, senza riuscirci. In qualche modo sapeva di potercela fare.

I ricordi si affastellavano uno sull’altro, il viaggio in nave dall’altra parte del mondo scandito dalle note di Benny Goodman, il caldo soffocante, l’erba australiana traditrice e le sconfitte in serie nei test match che precedevano gli Australian Championships. Poi quello più dolce, la vittoria in finale ad Adelaide contro John Bromwich per 6-4, 6-2, 6-1. Un massacro.

Parigi e Londra erano state conquistate sulle ali dell’entusiasmo, 13 games persi nelle due finali contro Menzel e Austin. Solo il barone Von Cramm avrebbe potuto contrastarlo validamente al Roland Garros ma da una prigione nazista era difficile giocare…

Non potendolo piegare alla svastica il regime lo aveva condannato a un anno di prigione per omosessualità e esportazione di valuta. Fu Budge stesso a promuovere una lettera di protesta firmata da 25 grandi atleti e consegnata nelle mani del fuhrer. La condanna fu ridotta a cinque mesi.

Aveva fatto il giro del mondo ma il viaggio vero era cominciato molto tempo prima.

I Budge erano scozzesi, e scozzesi delle Highlands, gente dura e scabra come le scogliere su cui batte incessantemente quel mare.

Il padre di Don è una giovane e dotata ala destra ventenne dei Glasgow Rangers quando durante un allenamento cade in un contrasto, sbatte la testa e sviene. L’azione si sposta altrove, la nebbia scozzese vela tutto e incredibilmente l’allenamento termina senza che nessuno noti l’assenza di John Budge. Passa un’ora prima che lo trovino ancora esanime a terra, la testa è a posto ma la pioggia gelida gli rovina per sempre i polmoni. Il medico consiglia climi miti e Budge senior sceglie Oakland, California settentrionale. Qui, il 13 giugno 1915, nasce Don, il Dragone Rosso.

Il colore dei capelli lo prese dalla madre Pearl Kinckaid anche se il figlio non li vide mai. Le erano diventati completamente bianchi per lo spavento durante il terremoto di San Francisco del 1906, quando il suo lettino era stato sbattuto da una parte all’altra della stanza.

Oakland è una mecca del baseball e Don gioca in ogni momento libero; è in quei pomeriggi che prende forma il più grande rovescio della storia del tennis. Il giovanotto è ambidestro e sul diamante batte da mancino. Quando il fratello maggiore lo porta su un campo da tennis impugna invecela racchetta con la destra ed è naturale per lui ricalcare esattamente lo stesso movimento memorizzato con la mazza da baseball. Stessa linearità, eleganza ed efficacia. Considerando poi che Budge giocò sempre con una Wilson Ghost da quasi mezzo chilo senza cuoio sul manico la differenza non era poi troppa.

I colpi vengono assimilati con una dedizione assoluta e quando in una sola estate cresce fino a un metro e ottantacinque il suo gioco diventa devastante.

L’ultimo tassello è la scoperta dell’anticipo. Nel 1935 Don era stato invitato ad arbitrare un’esibizione fra Perry e Vines e dal seggiolone era rimasto strabiliato da come Fred, ex campione mondiale di ping pong, colpiva la palla un attimo dopo il rimbalzo. Budge impiegò quell’inverno imparando ad abbinare la potenza all’anticipo e “… dopo aver colpito per settimane ogni centimetro delle reti di recinzione” riuscì nell’impresa.

Ecco la testimonianza di Julius Heldman, ex tennista, poi gran penna dello sport statunitense:

“Io sono cresciuto e ho giocato all’epoca di Don Budge e per quelli come me lui non era solo intoccabile ma il più grande giocatore di ogni tempo. Non consentiva a nessuno di entrare in partita e la sua potenza devastante non calava mai.”

Ormai era solo questione di tempo e il tempo era arrivato.

Quel 24 settembre tutti i dubbi e le paure vennero spazzati via da quel rovescio che era un dono degli dei. Solo nel secondo set Gene Mako riuscì a cogliere di sorpresa l’amico sottraendogli con un passante alla Rocambole l’unico set del torneo.

Negli altri tre non ci fu storia, come sempre quando The Big Red scendeva in campo.

24 settembre 1938, West Side Tennis Club, Forest Hills

John Donald Budge b. Gene Mako 6-3, 6-8, 6-2, 6-1

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