Verdasco tra futuro e ricordi: "Dopo la partita con Nadal in Australia non riuscivo nemmeno a camminare"

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Verdasco tra futuro e ricordi: “Dopo la partita con Nadal in Australia non riuscivo nemmeno a camminare”

Il mancino spagnolo non ha rimpianti: “Ho sempre fatto le cose nel modo in cui pensavo di doverle fare. Anche Rafa, Federer o Djokovic avrebbero potuto vincere di più”

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Fernando Verdasco - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

L’anno tennistico di Fernando Verdasco, con due vittorie e otto sconfitte a livello ATP, non è stato ricco di soddisfazioni come forse lui si sarebbe augurato ma alla fine si concluderà con un ruolo importante che delinea chiaramente quale sarà la strada del 37enne una volta appesa la racchetta al chiodo. Recentemente infatti è stato nominato direttore delle finali di Coppa Davis e pochi giorni fa è stato intervistato in esclusiva dal sito puntodebreak ripercorrendo gran parte della sua carriera. Partendo dalla fine ha ammesso che “dopo l’operazione al ginocchio [novembre 2020] mi è stato detto che sarei stato pronto in quattro mesi, ma mi ha dato molto più fastidio. Poi mi è successo l’infortunio al gomito e ho dovuto sottopormi di nuovo a un intervento chirurgico, quindi con questa situazione non ho potuto fare molto. È chiaro che è difficile uscire dalla top 100 dopo quasi 18 anni. A 37 anni non fa bene avere due operazioni nella stessa stagione, anche se nessuna è stata grave, ma questo ti lascia con pochissimo ritmo e fiducia in partita. In questo momento non ho altra scelta che giocare i tornei che la mia classifica mi permette”.

In molti potrebbero chiedersi chi glielo fa fare a mettersi in gioco nel circuito Challenger ma lui risponde così. “Data la mia situazione, la mia età e la mia carriera, è una situazione complicata. Ma mi piace molto giocare a tennis, anche se sono tempi difficili, sto facendo tutto il possibile per tornare. Non ti sto dicendo di tornare di nuovo tra i primi 10, ma sto cercando di recuperare quel livello di gioco degli altri anni, pur sapendo che dopo ci saranno settimane in cui giocherai meglio e altre peggio”.

SUL DOLORE – È inevitabile che il discorso ben presto abbia iniziato a rivolgersi agli anni d’oro della carriera del mancino spagnolo e anche qui gli infortuni entrano in causa. “Nel 2011 sono arrivato tra i primi 15 però ho iniziato a soffrire di problemi al ginocchio sinistro, che mi ha impedito di partecipare a tanti buoni tornei come nel 2009 e nel 2010. La gente non ci crede quando lo racconto, ma la partita contro Rafa in Australia nel 2009 l’ho giocata con uno strappo al peroneo della caviglia, cosa che mi trascinavo dalla partita con Murray nei quarti di finale. […] Come ci sono riuscito? Per l’adrenalina, l’emozione di essere per la prima volta in un una semifinale Slam, anche contro Nadal che a quel tempo era il numero 1. Il pubblico, l’atmosfera, tutto quello che ho sentito… anche se niente di tutto questo mi ha tolto il dolore, soprattutto all’inizio, ma una volta caldo era come se non avessi nulla. Dopo la partita non ho lasciato l’Australia per due giorni perché non riuscivo nemmeno a camminare, infatti mi sono perso la sfida di Coppa Davis che si è giocata poi contro la Serbia. Non ho iniziato ad allenarmi fino a una settimana prima di Indian Wells, dove ho perso nei quarti di finale contro Federer. Ero 5-4 e servizio”.

SI POTEVA DI PIÙ? – Con sette finali vinte e 16 perse è inevitabile che Verdasco venga visto un po’ come tennista incompiuto, non in grado di sfruttare al massimo il suo potenziale. Ma anche qui lui la vede diversamente. “Tutti possono dare di più, si parla sempre di possibilità di aver vinto più titoli o di essere tra i primi 10 per più anni. Chi vince cinque Slam, chiede perché non ne ha vinti quindici. Quanti giocatori rendono tutto perfetto dalla nascita alla morte? Nessuno, siamo esseri umani, non siamo macchine. Avrei potuto dare di più? Sì. Anche Feliciano avrebbe potuto dare di più? Sì. Ma la verità è che anche un Nadal, un Federer o un Djokovic avrebbero potuto fare di più a un certo punto… Nessuno lo sa. Se Nadal avesse fatto qualcosa di meglio nella sua carriera, ora avrebbe conquistato 25 Grand Slam? Criticare è sempre molto facile, ma io sono molto in pace con la mia carriera. Ho sempre fatto le cose nel modo in cui pensavo di doverle fare in quel determinato momento, poi impari e vedi se ci sei riuscito o meno. […] Ho avuto una carriera ventennale. Sono il terzo giocatore della storia con il maggior numero di Slam giocati di fila, che riflette una certa continuità; penso che siano numeri molto buoni. Che poi sia stato più o meno stabile è un’altra cosa. Poteva andare meglio, sì, ma poteva anche andare peggio“.

 

DA RAFA A DUDI – Una piccola rivincita su Rafa, Fernando se la prese nel 2016 proprio in Australia ma anche lì in un certo senso rimase con l’amaro in bocca. “Nel 2016 l’ho battuto al primo turno in Australia e ho perso al secondo turno con Dudi Sela, ma non credo di averla persa per via della pressione di aver battuto Rafa; quello che è successo è che fisicamente ero abbastanza stanco dopo altri cinque set, sia mentalmente che fisicamente. La logica dice che se batto Nadal, devo battere Sela… ma anche Dudi Sela gioca molto bene a tennis, quindi se non giochi bene perderai. Tutte le sconfitte fanno male, indipendentemente dall’avversario. Fanno più male a seconda del round o delle circostanze della partita”.

La voglia di continuare a competere è ancora ben presente in Verdasco e dunque la data del ritiro non è stata ancora fissata, tuttavia il pensiero c’è e anche lui ne è consapevole. “Sono realista, ho quasi 38 anni, so che la mia carriera non sarà eterna. Non so se continuerò ancora un anno, due o tre da professionista. Per ora questa esperienza da capitano sarà bellissima per il futuro”.

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Coppa Davis

Sonego, esordio in Coppa Davis da sogno. E prima ci aveva confessato: “Sensazione indescrivibile”

SPONSORIZZATO – Così il 25enne torinese raccontava le sue emozioni poco prima di entrare in campo: ecco come si prefigurava il match contro Opelka

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Lorenzo Sonego - Finale Coppa Davis Torino 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

L’esordio in Davis nella propria città, a due passi dal proprio circolo, coronato con la vittoria: di certo il 26 novembre 2021 resterà una data indimenticabile per Lorenzo Sonego. Nel suo match vinto con Reily Opelka aveva dovuto annullare un’unica palla break nel settimo gioco, sul 3 pari. Scampato quel pericolo è stato lui a brekkare l’americano nel game successivo. Ha giocata una partita perfetta e sembrava quasi che avesse previsto quel che poteva succedere. Grazie alla collaborazione dello sponsor Mizuno, abbiamo raccolto le sue sensazioni a pochi minuti dall’ingresso in campo al PalaAlpitour di Torino, leggerle a posteriori rende ancora più l’idea di quello che ha rappresentato per Lorenzo la sua prima partita in Coppa Davis.

QUI LA COLLEZIONE UOMO PER IL TENNIS DI MIZUNO

Quali sono le sensazioni in avvicinamento al match in cui rappresenterai la tua nazione nella tua città?

 

“È una sensazione indescrivibile, un sogno che s’avvera. Man mano che si avvicina la partita mi sento sempre più carico e non vedo l’ora di giocare davanti al mio pubblico, che riesce a tirarmi fuori tutto quello che ho dentro”.


Sul piano mentale, come sei solito avvicinare partite così importanti? Ci sono concetti che ti ripeti,
“riti” del pre-partita?


“Per me ogni partita è uguale. Cerco di dare il massimo in ogni partita, ogni game, ogni punto. Prima del match mi rilasso con un po’ di musica insieme al mio team e faccio un breve riscaldamento subito prima della partita”.


Quanto è importante l’aiuto del tuo mental coach? In cosa consiste il lavoro che fate insieme?

“Più lavoro con Lorenzo Beltrame e più mi accorgo di quanto sia importante parlare delle proprie sensazioni e delle proprie emozioni. Spesso si hanno delle percezioni sbagliate, e un occhio esterno può aiutarti a vederti in modo più obiettivo e vero. E questo ti fa crescere più rapidamente”.


Immagine di essere 0-40 sul 4-3 per un gran battitore come Opelka, perdere il servizio può costarti il match. Come gestiresti mentalmente una situazione simile? E a parti invertite?


“(Sorriso) Mi è già capitato più di una volta. Un giocatore in crescita, come sono io, non ha ancora degli schemi prestabiliti per determinati punteggi. Questo, a volte, può crearmi qualche problema e qualche dubbio ma, mi rende comunque imprevedibile. Credo che l’importante sia essere convinti che il match non è mai finito: anche se vai sotto 5-2 al terzo puoi ancora vincere. Stessa cosa per il punteggio inverso. L’avversario, a volte, nella disperazione rischia il tutto per tutto e ti ritrovi in parità senza poter recriminare niente”.


Come riesci a unire la grande combattività che esprimi con la serenità che emani verso chi ti
guarda?


“La chiave sta nella mia grande competitività e l’amore che ho per la battaglia. Più difficile e lunga è la battaglia più trovo energie e mi esalto. La serenità viene anche dal fatto che sono felice al di fuori del campo e so di lavorare sodo e di essere preparato e in crescita”.


Cosa ti aspetti dagli incontri contro gli Stati Uniti e Colombia? Quali sono gli avversari e le difficoltà
che ti aspetti?


“Entrambi gli incontri non saranno facili. Io cercherò di essere molto reattivo soprattutto alla risposta, che su questi campi è importantissima, e di comandare il gioco”.

Sonego ha giocato da protagonista a Torino pochi giorni dopo aver preso parte nel centro della città a un evento organizzato da Mizuno, il brand multisport che ha la sede italiana proprio a Torino. L’uomo-Davis dell’Italia ha palleggiato insieme ai suoi tifosi e all’altro tennista torinese Andrea Vavassori in un campo temporaneo allestito davanti al Mizuno Store di via Soleri. Mizuno accompagna Sonego fin dagli albori della sua carriera, avendo creduto nelle sue potenzialità in tempi non sospetti. Potenzialità che, è il sogno di Lorenzo e anche di Mizuno, in futuro potranno spingere Sonego sempre più in alto, magari fino a giocare le ATP Finals nella sua città.

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Coppa Davis

Coppa Davis: la Spagna passa soffrendo con l’Ecuador, si giocherà tutto con la Russia

La Spagna rischia grosso nel secondo singolare e nel doppio ma si prende un 3-0 importantissimo in ottica qualificazione

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Spain - Davis Cup 2021 (Twitter - @DavisCup)

Rispetta il pronostico la Spagna, che guidata da Carreno-Busta supera l’Ecuador per 3-0 e fa un passo importante verso la qualificazione nel girone A, lo stesso della favorita Russia. Ad assicurare il primo punto della giornata ci ha pensato il veterano Feliciano Lopez. Schierato nel posto che probabilmente sarebbe stato occupato da Carlos Alcaraz, Lopez non ha deluso le attese, battendo con un doppio 6-3 l’ecuadoregno Roberto Quiroz, numero 291 della classifica ATP. Il tennista spagnolo non ha avuto problemi nella sfida contro il suo peggio classificato avversario; Lopez che ha dovuto soffrire soltanto nel primo game, dove ha concesso quattro palle break a Quiroz. Da quel momento in poi ha concesso solo una palla break, chiudendo con quattordici ace e sei doppi falli. Feliciano bene anche in risposta, con Quiroz costretto a cedere il servizio nel quarto game e dominato nel secondo set, breakkando l’ecuadoregno nel quinto e nel nono game, il che ha regalato il primo punto del tie alla sua nazionale.

Ha dovuto soffrire molto di più Pablo Carreno-Busta. La medaglia di bronzo a Tokyo 2020 ha avuto bisogno di tre set per superare l’ecuadoregno Emilio Gomez, numero 149 del mondo e giocatore sicuramente più abituato alla terra rossa. Il figlio di Andres, vincitore del Roland Garros 1990, ha sorpreso il suo più quotato avversario, reggendo bene il ritmo da fondo di Carreno e trovando il break nel sesto game. Il break subito ha scosso il tennista spagnolo, che ha trovato subito il controbreak. La pressione però ha fatto brutti scherzi a Carreno, che nel game per mandare il set al tie-break ha commesso troppi errori e Gomez si è preso un primo set clamoroso per il pronostico.

Con l’aiuto del pubblico di casa Carreno-Busta si è scosso ed ha alzato il suo livello nel secondo set, dove lo spagnolo ha trovato due break nel finale. Molto meglio anche la prestazione al servizio, Pablo ha dovuto affrontare solo una palla break, merito anche dell’aggressività maggiore nel colpo di inizio gioco, dovuta anche alla lontananza dalla riga di fondo di Gomez in risposta. Lo stesso spartito tattico si ripropone nel terzo, che è sembrato andare in discesa con il break di Carreno nel quarto game. Il numero 20 del mondo si è guadagnato anche due match point nell’ottavo game. La reazione di Gomez è stata inaspettata ma quanto mai puntuale, e sfruttando un pessimo game di Carreno l’ecuadoregno ha pareggiato il conto dei break trascinando la partita al parziale decisivo.

 

Sulla spinta emotiva del finale di set Gomez è riuscito anche a ribaltare il minibreak in avvio dello spagnolo, ma l’ex semifinalista dello US Open ha fatto valere tutta la sua esperienza e con una discesa a rete ha chiuso partita e tie, evitando un clamoroso pareggio dell’Ecuador.

Tiratissimo anche il doppio finale, in cui Marcel Granollers e Carreno-Busta hanno rischiato grosso contro Diego Hidalgo e Gonzalo Escobar, rispettivamente numero 166 e 39 al mondo di doppio. La coppia spagnola si è trovata un set avanti e con quattro palle break a disposizione nel primo game, oltre che di un minibreak avanti nel tie-break. Tutte occasioni sprecate dagli spagnoli, che hanno perso il secondo set al tie-break e hanno visto l’Ecuador andare a servire per il match nel terzo set. Un doppio fallo e una buona risposta spagnola sono state abbastanza per trascinare la partita al tie-break, dove la coppia di casa ha dilagato assicurando un 3-0 molto più complicato del previsto. Un punto fondamentale in ottica delle migliori seconde, specialmente con la partita da sfavoriti con la Russia alle porte.

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L’outfit di Sonego allo US Open: ecco la Collezione uomo per il tennis di Mizuno

SPONSORIZZATO – Traspirabilità ed elasticità dei tessuti, scarpe appropriate per qualsiasi livello di gioco e qualsiasi superficie: così Mizuno veste i suoi tennisti

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Lorenzo Sonego è stato uno degli uomini di punta del tennis italiano nell’anno 2021: la semifinale a Roma, il titolo a Cagliari, la finale a Eastbourne e gli ottavi a Wimbledon sono stati i suoi risultati migliori, risultati che hanno fatto di lui il terzo miglior singolarista italiano dopo i top ten Matteo Berrettini e Jannik Sinner. Sonego è da tantissimo tempo uomo Mizuno: il brand multisport, la cui sede italiana è a Torino nella centralissima via Soleri (dove è stato organizzato pochi giorni fa un bell’evento con protagonisti l’uomo-Davis dell’Italia e l’altro tennista torinese Andrea Vavassori), veste il tennista torinese e ne ha accompagnato fin dagli albori della sua carriera la crescita sportiva, una crescita che può avere margini ulteriori, tutti da esplorare nella stagione 2022. Nella settimana che dovrebbe vedere l’esordio di Lorenzo in Coppa Davis con i colori della nazionale italiana, Mizuno ci propone un approfondimento sull’outfit che Lorenzo Sonego ha vestito durante l’ultimo US Open.

La Collezione uomo parte dalla maglietta, denominata Shadow Polo. Bianca con due bande blu e arancioni sfumate, dal punto di vista dei materiali è composta all’87% da poliestere e al 13% da Elastane. I benefit consistono nella leggerezza e nell’estensibilità del tessuto, nonché nella sua notevole traspirabilità che facilitano la termoregolazione del corpo. Da notare il colletto a polo per i due bottoncini, ma il taglio è moderno e performante. I colori disponibili sono White (come nella foto), Harbour Blue e Violet Blue, le taglie S e XXL. Il prezzo al pubblico della maglietta è di 50 euro.

Il pantaloncino, denominato “8 in Flex Short”, è quasi identico come composizione (86% poliestere, 14% Elastane) ed è caratterizzato da traspirabilità e libertà di movimento. Ha due tasche aperte e una coulisse interna per una migliore vestibilità durante l’attività sportiva. La lunghezza interno gamba è di 20,3 cm. I colori disponibili sono Harbour Blue (come nella foto), White e Black, le taglie S e XXL. Il prezzo al pubblico è 40 euro.

 


La bandana, disponibile, nei colori bianco (con logo blu) e nero (con logo bianco) è in 100% poliestere e propone una taglia unica. Il prezzo al pubblico è 10 euro. I polsini sono fatti al 77% di nylon e al 23% di gomma; i colori sono gli stessi della bandana e il prezzo è sempre 10 euro l’uno.


Last but not least, la scarpa: La Wave Exceed Tour 4 garantisce massima leggerezza e velocità con tecnologia D-flex Groove integrata nel mesopiede che permette ai giocatori cambi di direzione alla massima velocità con la massima potenza. La tomaia a diamante flessibile offre una calzata confortevole ma stabile. Il peso è di 340 grammi, la calzatura è adatta a giocatori di livello avanzato ed è disponibile in due versioni: con suola All Court (adatta a tutte le superfici) e quella Clay Court (perfetta per le superfici in terra rossa). I colori disponibili sono Harbour Blue (come nella foto), White e Firecracker. Il prezzo al pubblico è 145 euro

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