Mauresmo direttrice del Roland Garros: "Sarò all'altezza" (Pierelli). Il favoloso tennis di Amélie (Mastroluca)

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Mauresmo direttrice del Roland Garros: “Sarò all’altezza” (Pierelli). Il favoloso tennis di Amélie (Mastroluca)

La rassegna stampa di venerdì 10 dicembre 2021

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Mauresmo direttrice del Roland Garros: “Sarò all’altezza” (Matteo Pierelli, La Gazzetta dello Sport)

Forse era scritto nel destino. Se c’è stato uno Slam che più di ogni altro l’aveva fatta soffrire, questo era il Roland Garros: quante eliminazioni precoci, quante partite buttate via per la troppa pressione che aveva addosso, quante umane insicurezze sui campi in terra rossa del Bois de Boulogne, dove al massimo si è spinta ai quarti. Il rapporto con il tempio parigino non è stato dei più semplici, ma ora è arrivato il momento di sistemare le cose, perché da ieri è ufficiale: Amélie Mauresmo è la prima donna a guidare il Roland Garros. E lo sarà almeno per i prossimi tre anni. Succede a Guy Forget che aveva il contratto in scadenza. «Sono onorata – ha detto Amelie . Questo torneo mi ha fatto sognare fin da bambina, è stato un filo conduttore della mia vita. Arrivo qui portandomi tutto quello che mi ha sempre caratterizzato, in ogni campo, ovvero la ricerca dell’eccellenza. Sarò esigente ma anche all’altezza del compito. E non lascerò la mia Biarritz, dove abito, per spostarmi a Parigi». Gilles Moretton, capo della federtennis francese, l’ha scelta forse prendendo esempio dagli americani che, a loro volta, nel giugno 2020 puntarono su Stacey Allaster come direttore degli Us Open. Ma se la Stacey aveva “solo” una brillante carriera da manager all’interno della federtennis a stelle e strisce, la Mauresmo è una che ha un curriculum agonistico a cinque stelle. E’ stata numero 1 del mondo, ha vinto due prove del Grande Slam (Wimbledon e Australian Open, entrambi nel 2006), è stata argento ad Atene 2004; poi ha allenato Andy Murray e Lucas Pouille, ha portato la connazionale Marion Bartoli a trionfare sull’erba più famosa del mondo, ha guidato la Francia in Fed Cup ed era stata nominata capitano di coppa Davis, prima di rinunciare all’incarico qualche mese dopo. Insomma, Amélie ne ha viste un po’ di tutti i colori, ha vissuto il tennis in tutte le sue sfaccettature. Anche quelle più brutte, come quando fece outing agli Australian Open 1999 e subì gli attacchi di Martina Hingis (“E’ un mezzo uomo, ha anche la fidanzata“). Ma lei si è sempre rialzata e adesso ha anche due figli, è probabile che abbia la corazza per affrontare un compito così delicato.

Il favoloso tennis di Amélie (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Ha voluto dare uno sguardo nuovo e una traiettoria di progresso al torneo. Ha scelto una donna «di carattere, con un’identità forte, che ama le sfide». Così il presidente della Federtennis francese, Gilles Moretton, ha spiegato la scelta di Amélie Mauresmo come direttrice del Roland Garros. La prima francese a diventare numero 1 del mondo sarà anche la prima donna ad assumere l’incarico nella storia dello Slam parigino. Mauresmo ha promesso di portare «la passione e la libertà che mi hanno sempre animato». La nomina sembra chiudere idealmente una relazione sempre complessa fra il Roland Garros e la campionessa francese simbolo di una generazione. Il torneo è la sua vocazione e insieme la sua maledizione: è il suo Slam peggiore in termini di risultati, l’unico in cui non ha mai disputato nemmeno una semifinale. Eppure, ha iniziato a giocare nel giardino di casa da bambina, dopo aver visto il trionfo alla Porte d’Auteil di Yannick Noah, ultimo francese a trionfare in un major: il mondo di Amélie si veste di nuovi colori nel 1996, quando si impone a Parigi e a Wimbledon da junior: Tre anni dopo, festeggia la prima finale in un major all’Australian Open e abbraccia la fidanzata dell’epoca, Sylvie. Rivela la sua omosessualità in una coraggiosa intervista al quotidiano Le Figaro. «A volte, avevo l’impressione di giocare contro un uomo» disse Lindsay Davenport, sconfitta in semifinale. «Le piace una donna, dunque è un mezzo uomo» ha aggiunto Martina Hingis. Diventa numero 1 del mondo nel 2004, senza ancora aver conquistato uno Slam, e ci rimane per nove settimane. Torna in vetta alla classifica nel 2006, al culmine del suo anno migliore, dopo i trionfi all’Australian Open e a Wimbledon, sempre in finale su Justine Henin. Il suo era un tennis potente ma raffinato. Puntava tutto su un rovescio efficace quanto elegante e su una naturale coordinazione a rete, ma il diritto e la risposta, decisamente più attaccabili, le hanno reso la vita più difficile negli ultimi anni, segnati dalla contemporanea esplosione delle sorelle Williams. Nella sua carriera, conclusa nel 2009, ha vinto 25 titoli a cui va aggiunta la Fed Cup del 2003, e l’argento olimpico di Atene nel 2004. Mauresmo, che adesso vive a Beziers dove i suoi due figli vanno a scuola, è sempre rimasta nel mondo del tennis. Come opinionista per tv, come capitano francese di Fed Cup dal 2012 al 2016 e come coach di Andy Murray. Prima donna a seguire un top player senza avere con lui nessun tipo di legame affettivo o familiare, ha cambiato le prospettive di giocatori e allenatori sulla parità di genere nel tennis. «Gli altri allenatori non mi rispettavano perché sono donna – ha detto – mi ricordo ancora le frasi che mi rivolgevano». Entrata nella Hall of Fame nel 2015, Mauresmo ha aperto gli occhi allo scozzese. «Mi ha trasformato in un grande sostenitore della parità tra uomini e donne nel mondo dello sport. Quando ero più giovane, non vedevo le cose in questa maniera» ha confessato Murray .Il suo sguardo aperto sul futuro l’ha portata oggi ad essere la seconda donna a dirigere un torneo dello Slam dopo Stacey Allaster, che ha lo stesso incarico allo US Open. La sua passione, il coraggio e la libertà faranno il resto.

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Fognini a Parigi si fa un regalo in anticipo (Giammò)

La rassegna stampa di lunedì 23 maggio 2022

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Fognini a Parigi si fa un regalo in anticipo (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Prima giornata di partite tutt’altro che scontata quella andata in archivio ieri al Roland Garros. Il ritorno di uno Slam, la gestione delle forze sui cinque set e le diverse condizioni di gioco si sono rivelate incognite cui hanno pagato dazio alcuni del protagonisti attesi alla vigilia. Tanto tra gli uomini quanto nel tabellone femminile. Fra gli italiani, l’unico a scendere in campo è stato Fabio Fognini, che non ha tradito le attese superando in tre set l’australiano Popyrin. Più esperto, più maturo e più a suo agio del suo avversario quando chiamato a giocare su un grande palcoscenico, il ligure, che compirà 35 anni domani, ha condotto il match con saggezza e forzando il giusto, 

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Non sono mancate le difïicoltá : palle break (6 su 7 salvate), un secondo set complicatosi strada facendo (oltre l’ora di gioco) . Le risposte di Fognini sono però sempre state all’altezza della situazione, e una volta avvertita la fiducia, c’è stato spazio anche per qualche colpo a effetto. Adesso lo attende l’olandese Botic van de Zandschulp, n.29 del mondo, con cui non ci sono precedenti. 

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Dominic Thiem, due volte finalista a Parigi (2018, 2019) eliminato ieri in tre set dal boliviano Dellien (n37). L’austriaco, tormato in campo lo scorso aprile, deve ancora vincere una partita nel 2022. Assicura di aver supemto l’infortunio al polso, Thiem, e di non aver alcune condizionamento psicologico: «In allenamento la situazione è decente – ha dichiarato – Il problema è che giocare un match, e per di più in uno Slam, è tutta un’altra cosa.

Ne sa qualcosa Ons Jabeur,  n. 6 del mondo fresca vincitrice di Madrid e finalista a Roma, incappata nella sconfitta più fragorosa della giornata contro la polacca Linette. Mai è bastato alla tunisina aver vinto Il primo set per evitare il ritorno della sua avversaria, rivelatasi meno fallosa nei momenti chiave del match e fredda il giusto quando si è trattato di chiuderlo seppur alla distanza. 

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Il tris di Nole, i dubbi di Rafa, l’ora di Sinner (Bertolucci). Le tre sfide di Alcaraz per conquistare Parigi (Azzolini). Wimbledon azzerato, il tennis è nel caos (Giammò). Trevisan, colpo a Rabat. Primo torneo in carriera (La Gazzetta dello Sport)

La rassegna stampa di domenica 22 maggio 2022

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Il tris di Nole, i dubbi di Rafa, l’ora di Sinner (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

Dopo il sesto trionfo a Roma, Novak Djokovic è il grande favorito del torneo?

Il successo di Roma ci ha restituito un Djokovic vicino al livello dell’anno scorso dopo le note vicissitudini di inizio stagione. In particolare, ha sorpreso la rapidità con cui Nole è riuscito a recuperare una condizione atletica ideale nonostante le poche partite messe nel serbatoio in questi primi cinque mesi dell’anno. Ovvio che vada considerato favorito, anche se dalla sua parte di tabellone sono stati inseriti i rivali più tremendi, Nadal e Alcaraz. Sono i due spagnoli, assieme a Tsitsipas, gli sfidanti del numero uno più accreditati. Il margine stavolta però è molto ristretto rispetto alle edizioni in cui il favorito era praticamente già designato alla vigilia. Perciò questa edizione potrebbe risultare la più aperta e incerta degli ultimi 15 anni.

 

Quante possibilità ha Rafal Nadal di vincere il 14° titolo?

Fino all’inizio di marzo, non si accettavano scommesse sul 14° successo di Nadal al Roland Garros: reduce da tre tornei vinti sul cemento, tra cui il 21° Slam conquistato in Australia, era normale immaginarlo ancor più dominante sull’amata terra rossa. E invece ci si sono messi i soliti infortuni a complicargli i piani: prima la costola fratturata nel vento di Indian Wells, poi il riacutizzarsi del cronico dolore al piede sinistro. A Roma, Rafa si è congedato dal torneo con molta preoccupazione. ma le immagini che poi sono arrivate dagli allenamenti di Parigi e le sue dichiarazioni confortanti lasciano immaginare un recupero lampo. Se il guaio al piede sinistro fosse gestibile, nessuno vorrebbe affrontare il Nadal rodato e agguerrito della seconda settimana.

Carlos Alcaraz è pronto per vincere un torneo dello Slam?

Se il metro di giudizio è il bilancio degli ultimi due mesi, in cui Carlitos ha messo insieme due Masters 1000 (a Miami e a Madrid) nonché un torneo ricco di tradizione come Barcellona, la risposta non può che essere affermativa. II giovane spagnolo è esploso con la forza dirompente del predestinato con un gioco senza punti deboli e una condizione atletica debordante: sa trovare la soluzione giusta per ogni situazione calda del match, è cresciuto molto al servizio, la palla corta e le discese a rete non rappresentano mai scelte estemporanee ma fanno parte di un canovaccio tecnico consolidato in cui si vede la grande mano di coach Ferrero. Ma adesso per lui arriva il test più complicato, che implica la capacità di gestire la pressione di un grande torneo sulle due settimane, e con le partite tre su cinque, non più dalla posizione di outsider, ma da quella di favorito in ogni match, a parte forse un paio di avversari. E tra l’altro su una superficie, la terra, che prolunga scambi e fatica. […]

Quali ambizioni può coltivare Jannik Sinner?

L’assenza forzata di Berrettini, che rivedremo per la stagione sull’erba, coagula tutte le attenzioni su Jannik, che a Roma ha mostrato buoni progressi e al Roland Garros raggiunse già i quarti due anni fa. Gli serve ancora tempo per assimilare definitivamente i dettami tecnici del nuovo coach Vagnozzi, ma sarà Interessate capire come l’altoatesino reagirà alle eventuali difficoltà improvvise, che sulla terra possono maturare contro qualsiasi avversario: un paio di vittorie «sporche», se dovesse presentarsi il rischio, sarebbero un eccellente viatico in una zona di tabellone non troppo ostica. Musetti sfortunato trova subito Tsitsipas; gli altri Italiani devono per adesso vivere alla giornata.

La Swiatek imbattibile degli ultimi mesi può perdere al Roland Garros?

Dopo anni in cui il Roland Garros maschile limitava il pronostico a un paio di protagonisti mentre quello femminile era aperto almeno a una decina di aspiranti regine, quest’anno la situazione si è ribaltata. Il torneo, Infatti, inizia sotto il segno della polacca Swiatek, già campionessa parigina nel 2020 e reduce da un filotto di successi (cinque tornei di fila e 28 partite) che, salvo cataclismi, la rendono inavvicinabile. Il ritiro della Barty e la conseguente ascesa al numero uno, anziché stressarla, le hanno dato una consapevolezza feroce nei suoi mezzi tecnici già notevolissimi. Certo, la Krejcikova che difende il titolo è sempre da tenere d’occhio, ma la rivale più pericolosa sarà la fantasiosa Jabeur vincitrice a Madrid.

Le tre sfide di Alcaraz per conquistare Parigi (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Nei sogni ricorrenti di Carlitos c’è un ragazzino che vince a Parigi. Ovviamente quel ragazzo è lui, Alcaraz, che da quando ha posto sotto assedio il tennis, da un lato vincendo allo stesso ritmo del Nadal 2005, quello degli esordi, dall’altro imprigionandolo nell’attesa di scoprire fin dove riuscirà a spingersi, c’è chi si è affrettato a correggere in Alcatraz. Tennis di massima sicurezza. Che poi è quello che gli consiglia Juan Carlos Ferrero, coach, mentore e fratello maggiore, che fu numero uno nel 2003. «Se non conoscessi bene i suoi genitori, direi che è figlio tuo», disse JCF a Nadal, quando gli portò il bimbetto dodicenne. Alcaraz ama Nadal, ma giura di trarre ispirazione da Federer. «Il mio dritto è quello che più si avvicina al suo», dice Carlitos. E infatti, i suoi colpi non sono “lame rotanti” come quelli di Rafa, né transitano 50 centimetri sopra la rete. La sfiorano piuttosto, proprio come ha sempre fatto Federer. Alcaraz intanto, vince ovunque. Parigi, il mondiale su terra rossa, attende risposte… Se Carlitos dovesse vincerlo, ripeterebbe il percorso di Rafa diciannovenne. Due ‘1000 vinti; quindi la prima affermazione al Roland Garros. Diventato numero sei del mondo, lo spagnolo ha davanti a sé tre sfide. Una con Djokovic, che la vittoria romana ha rilanciato, l’altra con Nadal per il primato spagnolo, l’ultima con Sinner, per il titolo di “più forte” tra i teenagers. Il torneo ha posto i due spagnoli e Djokovic dalla stessa parte. Nole troverà prima Rafa (quarti) poi Alcaraz (semifinale) e sarà come immergersi nel tritatutto. Sinner è dall’altra parte, dove si sta più comodi. Debutterà domani o dopo contro Bjorn Fratangelo, statunitense figlio di italiani. […]

Wimbledon azzerato, il tennis è nel caos (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Né l’ATP né la WTA e né tantomeno Wimbledon avevano previsto conseguenze come quelle che da ieri si sono innescate all’annuncio da parte dei due sindacati di non assegnare alcun punto valido per i ranking per lo Slam londinese. Ma gli indizi dei giorni scorsi lasciavano presagire una conclusione come quella a cui si è assistito. Così come le note in calce recate nei due comunicati – la decisione dell’ ATP prima, la risposta dell’All England Club – lasciano ora spazio a ulteriori negoziati in cui le parti proveranno a raggiungere una sintesi che al momento sembra ancora lontana. Politica, interessi, soldi, monarchia, tradizione, paure: tutto tranne il tennis. La cui posizione, a ventiquattr’ore dall’annuncio, è tutt’altro che univoca e allineata a quanto deciso dai suoi vertici. Discriminare un atleta in base a una colpa collettiva è un precedente che l’ATP si è premurata di sanzionare onde evitare che altre discriminazioni, un domani, possano minare uno dei suoi principi fondanti. Il problema è che nel tentativo di voler fare giustizia venendo incontro al tennisti russi e bielorussi messi al bando da Wimbledon, la risposta dell’ATP a conti fatti si è rivelata una mossa capace di scontentare un po’ tutti, le cui conseguenze si riverbereranno in un ranking che poco avrà a che fare – al termine dello Slam inglese – con meriti e demeriti maturati sul campo, e che si presenterà molto più simile a una fotografia in cui i vari interpreti si troveranno a scontare fortune, sfortune, colpe e scelte maturate dodici mesi fa. Novak Djokovic, non avrà modo di difendere i 2000 punti conquistati 12 mesi fa a Church Road. Punti che puntualmente gli verranno sottratti al termine del torneo favorendo – indovinate un po’ – quel Daniil Medvedev che potrebbe virtualmente ritrovarsi nuovo leader del ranking. Sottolineava, l’ATP nella sua nota, che l’esclusione di russi e bielorussi andasse a minare l’integrità del sistema di assegnazione dei punti del ranking. La soluzione offerta, nel tentativo di offrire solidarietà a pochi, ha finito invece col far impazzire tutta la maionese alterando equilibri e gerarchie che al 10 luglio non troveranno più alcun riscontro nella classifica. Alcaraz e Sinner, che l’anno scorso offrirono una fugace apparizione a Wimbledon, quest’anno pur non conquistando alcun punto vedranno salvi i rispettivi ranking. Matteo Berrettini, che invece lì colse la prima finale della storia del tennis azzurro, si vedrà privato di ben 1200 punti che finiranno col farlo precipitare nel ranking complicando di molto il suo prosieguo di stagione. […]

Trevisan, colpo a Rabat. Primo torneo in carriera (La Gazzetta dello Sport)

La sognava da una vita, una giornata così, dopo aver sfiorato il baratro ed essere risalita con il coraggio di una leonessa. A Rabat, la fiorentina Martina Trevisan, 28 anni, diventa la 20′ giocatrice italiana a sollevare un trofeo Wta nell’Era Open, regalando al nostro tennis femminile il successo numero 76 sul circuito. E, per una volta, il tempo scorre all’indietro, a quando erano le donne a portare in alto il tricolore: si tratta infatti del primo torneo dell’anno conquistato da un’azzurra, uomini compresi. In finale, la nuova numero 59 del mondo (best ranking da domani) concede appena tre game all’americana Liu. 92 Wta, pure lei all’esordio in una partita per il titolo, imponendosi per 6-2 6-1: una sfida equilibrata fino alla metà del primo set, quando il ritmo imposto da Martina, corroborato da un rovescio lungolinea praticamente imprendibile, diventa insostenibile. La fiorentina abbandonò improvvisamente il tennis nel 2009, travolta dalle aspettative, e conobbe la depressione e l’anoressia. Uscitane con grande forza di volontà, nel febbraio del 2014 annunciò il ritorno, ispirato dagli incoraggiamenti dei bambini che seguivano i suoi corsi di maestra di tennis: «Dedico questa vittoria a papà Claudio, purtroppo questa settimana non ha potuto vedermi ma sarà orgoglioso di me, noi Trevisan siamo una famiglia di guerrieri». Non è mai troppo tardi per volare.

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Ne resterà uno solo (Cocchi). Sinner, sfide russe. Musetti, provaci (Giammò)

La rassegna stampa di venerdì 20 maggio 2022

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Ne resterà uno solo (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Stavolta hanno voglia di vedersi prima. Lo ha deciso il sorteggio, lo ha deciso anche la classifica con il maiorchino sceso al numero 5. Nadal e Djokovic atto 59, se mai dovesse esserci, potrebbe essere ai quarti di finale del Roland Garros. E dire che loro ci hanno abituati a sfide per il titolo, alla semifinale, come accadde l’anno scorso. Soltanto in due occasioni avevano incrociato le racchette ai quarti di finale, nel 2006, con la vittoria di Nadal per il ritiro di Nole, e nel 2015. Segno dei tempi, segno anche dell’età che avanza soprattutto per un Nadal sofferente, costretto a uscire di scena a Roma nel duello mancino con Shapovalov, ma soprattutto per il tiro mancino della sorte che ha voluto di nuovo accanirsi contro Rafa. Il piede, quello che soffre della sindrome di Mueller Weiss, il sinistro operato l’estate scorsa, è tornato a farsi sentire forte: «Non sono infortunato – ha detto il campione di 21 Slam -, io vivo con un infortunio». Il richiamo di Parigi, però, era troppo forte e Nadal è tornato in campo per preparare lo Slam che per 13 volte ha visto scrivere il suo nome sull’albo doro. Per entrambi, l’appuntamento di Parigi ha un sapore speciale. Per lo spagnolo un (probabilmente) ultimo tentativo di sollevare il trofeo più amato, per il serbo la prima grande rivalsa. Per Rafa anche il bisogno di allontanare ancora un po’ il sorpasso di Carlos Alcaraz, il 19enne che ha battuto entrambi a Madrid e potrebbe aspettare uno di loro in semifinale: «Basta paragoni – la supplica di Nadal – lo dico per lui…». Una stagione partita malissimo per Djoko, con le polemiche per l’opposizione al vaccino e l’espulsione dal primo Slam della stagione, a Melbourne, dove puntava alla decima vittoria e a ripartire nella corsa per il Grande Slam. E invece, paradossalmente, in questa storia di destini incrociati, a Melbourne ha vinto Rafa, diventando così il più vincente in ambito Slam nella storia del tennis e lasciando Nole a quota 20. Rivalità e affetto, perché se per 20 anni sei abituato a fare la stessa vita di lavoro, abnegazione e sacrifici, è difficile non provare stima, quasi affetto, per quello dall’altra parte della rete. Su 58 incroci a tutte le latitudini e su tutte le superfici, il numero 1 al mondo ha esultato 30 volte contro le 28 di Rafa. Una contabilità record, che anche Djokovic ha voluto nobilitare con parole di affetto a Roma. Appena festeggiato il successo contro Stefanos Tsitsipas al Foro Italico, Nole ha mandato un messaggio allo spagnolo: «Se voglio vincere uno Slam più di lui? C’è sempre competizione tra noi. Nadal è il più grande avversario che ho avuto nella mia carriera; finché gioca lui, gioco io… Sono cresciuto come giocatore perché l’ho affrontato tante volte a questo livello, mi ha sempre dato una spinta in più. Mi auguro che lo faremo ancora in altre occasioni». Dubbi Se lo augurano anche tutti gli amanti del tennis che sperano di vedere a Parigi l’ennesimo duello. Molto dipenderà dalle condizioni di Rafa, arrivato al Roland Garros mercoledì e subito sceso in campo a lavorare sotto lo sguardo di Carlos Moya. Ieri Nadal ha fatto allenamento con Jannik Sinner ed è sembrato muoversi senza troppa fatica: «Il piede ha vissuto momenti migliori, ma anche peggiori – ha detto l’ex numero 1 al mondo ora al fianco del mancino -. Si sta allenando bene e le sensazioni in generale sono buone».

Sinner, sfide russe. Musetti, provaci (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

 

L’Italia avrà una finalista nel WTA 250 di Rabat. A contendersi il posto saranno Martina Trevisan e Lucia Bronzetti, opposte domani in semifinale dopo aver battuto rispettivamente nei quarti l’olandese Rus (7-6(4), 6-3) e la spagnola Parrizas-Diaz (6-1, 3-6, 7-6(5)). Nell’altra semifinale si affronteranno invece l’ungherese Bondar e l’americana Liu. A Parigi è stato invece sorteggiato il tabellone principale del Roland Garros. L’ultimo italiano ad unirsi al gruppo dei già presenti è stato Giulio Zeppieri che ieri nell’ultimo turno delle qualificazioni ha battuto in due set il francese Cuerin e che ora dovrà aspettare la fine delle qualificazioni per scoprire il suo avversario. Nel tabellone maschile, oltre a Zeppieri e in attesa di capire se alla legione azzurra dovesse unirti anche un lucky loser, il sorteggio più ostico è toccato in sorte a Lorenzo Musetti che al primo turno affronterà il greco Stefanos Tsitsipas (n. 4), finalista a Roma. Sinner invece, testa di serie n.11 del seeding, inizierà la sua campagna parigina contro un qualificato. Sinner e stato sorteggiato nella parte bassa del tabellone, quella della testa di serie n.2 Daniil Medvedev tornato in campo dopo la recente operazione di ernia e subito sconfitto all’esordio nell’ATP250 di Ginevra. In caso di vittoria per l’attuale n.12 del mondo potrebbe aprirsi un cammino decisamente alla sua portata che solo al quarto turno lo vedrebbe opposto al russo Rublev. Decisamente più competitiva la parte alta del draw dove, oltre alla testa di serie n.1, Novak Djokovic, sono presenti anche Rafa Nadal e Carlos Alcaraz. Marco Cecchinato farà il suo esordio contro l’esperto spagnolo Pablo Andujar. Fabio Fognini invece se la vedrà contro l’australiano Popyrin.

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