Mauresmo direttrice del Roland Garros: "Sarò all'altezza" (Pierelli). Il favoloso tennis di Amélie (Mastroluca)

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Mauresmo direttrice del Roland Garros: “Sarò all’altezza” (Pierelli). Il favoloso tennis di Amélie (Mastroluca)

La rassegna stampa di venerdì 10 dicembre 2021

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Mauresmo direttrice del Roland Garros: “Sarò all’altezza” (Matteo Pierelli, La Gazzetta dello Sport)

Forse era scritto nel destino. Se c’è stato uno Slam che più di ogni altro l’aveva fatta soffrire, questo era il Roland Garros: quante eliminazioni precoci, quante partite buttate via per la troppa pressione che aveva addosso, quante umane insicurezze sui campi in terra rossa del Bois de Boulogne, dove al massimo si è spinta ai quarti. Il rapporto con il tempio parigino non è stato dei più semplici, ma ora è arrivato il momento di sistemare le cose, perché da ieri è ufficiale: Amélie Mauresmo è la prima donna a guidare il Roland Garros. E lo sarà almeno per i prossimi tre anni. Succede a Guy Forget che aveva il contratto in scadenza. «Sono onorata – ha detto Amelie . Questo torneo mi ha fatto sognare fin da bambina, è stato un filo conduttore della mia vita. Arrivo qui portandomi tutto quello che mi ha sempre caratterizzato, in ogni campo, ovvero la ricerca dell’eccellenza. Sarò esigente ma anche all’altezza del compito. E non lascerò la mia Biarritz, dove abito, per spostarmi a Parigi». Gilles Moretton, capo della federtennis francese, l’ha scelta forse prendendo esempio dagli americani che, a loro volta, nel giugno 2020 puntarono su Stacey Allaster come direttore degli Us Open. Ma se la Stacey aveva “solo” una brillante carriera da manager all’interno della federtennis a stelle e strisce, la Mauresmo è una che ha un curriculum agonistico a cinque stelle. E’ stata numero 1 del mondo, ha vinto due prove del Grande Slam (Wimbledon e Australian Open, entrambi nel 2006), è stata argento ad Atene 2004; poi ha allenato Andy Murray e Lucas Pouille, ha portato la connazionale Marion Bartoli a trionfare sull’erba più famosa del mondo, ha guidato la Francia in Fed Cup ed era stata nominata capitano di coppa Davis, prima di rinunciare all’incarico qualche mese dopo. Insomma, Amélie ne ha viste un po’ di tutti i colori, ha vissuto il tennis in tutte le sue sfaccettature. Anche quelle più brutte, come quando fece outing agli Australian Open 1999 e subì gli attacchi di Martina Hingis (“E’ un mezzo uomo, ha anche la fidanzata“). Ma lei si è sempre rialzata e adesso ha anche due figli, è probabile che abbia la corazza per affrontare un compito così delicato.

Il favoloso tennis di Amélie (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Ha voluto dare uno sguardo nuovo e una traiettoria di progresso al torneo. Ha scelto una donna «di carattere, con un’identità forte, che ama le sfide». Così il presidente della Federtennis francese, Gilles Moretton, ha spiegato la scelta di Amélie Mauresmo come direttrice del Roland Garros. La prima francese a diventare numero 1 del mondo sarà anche la prima donna ad assumere l’incarico nella storia dello Slam parigino. Mauresmo ha promesso di portare «la passione e la libertà che mi hanno sempre animato». La nomina sembra chiudere idealmente una relazione sempre complessa fra il Roland Garros e la campionessa francese simbolo di una generazione. Il torneo è la sua vocazione e insieme la sua maledizione: è il suo Slam peggiore in termini di risultati, l’unico in cui non ha mai disputato nemmeno una semifinale. Eppure, ha iniziato a giocare nel giardino di casa da bambina, dopo aver visto il trionfo alla Porte d’Auteil di Yannick Noah, ultimo francese a trionfare in un major: il mondo di Amélie si veste di nuovi colori nel 1996, quando si impone a Parigi e a Wimbledon da junior: Tre anni dopo, festeggia la prima finale in un major all’Australian Open e abbraccia la fidanzata dell’epoca, Sylvie. Rivela la sua omosessualità in una coraggiosa intervista al quotidiano Le Figaro. «A volte, avevo l’impressione di giocare contro un uomo» disse Lindsay Davenport, sconfitta in semifinale. «Le piace una donna, dunque è un mezzo uomo» ha aggiunto Martina Hingis. Diventa numero 1 del mondo nel 2004, senza ancora aver conquistato uno Slam, e ci rimane per nove settimane. Torna in vetta alla classifica nel 2006, al culmine del suo anno migliore, dopo i trionfi all’Australian Open e a Wimbledon, sempre in finale su Justine Henin. Il suo era un tennis potente ma raffinato. Puntava tutto su un rovescio efficace quanto elegante e su una naturale coordinazione a rete, ma il diritto e la risposta, decisamente più attaccabili, le hanno reso la vita più difficile negli ultimi anni, segnati dalla contemporanea esplosione delle sorelle Williams. Nella sua carriera, conclusa nel 2009, ha vinto 25 titoli a cui va aggiunta la Fed Cup del 2003, e l’argento olimpico di Atene nel 2004. Mauresmo, che adesso vive a Beziers dove i suoi due figli vanno a scuola, è sempre rimasta nel mondo del tennis. Come opinionista per tv, come capitano francese di Fed Cup dal 2012 al 2016 e come coach di Andy Murray. Prima donna a seguire un top player senza avere con lui nessun tipo di legame affettivo o familiare, ha cambiato le prospettive di giocatori e allenatori sulla parità di genere nel tennis. «Gli altri allenatori non mi rispettavano perché sono donna – ha detto – mi ricordo ancora le frasi che mi rivolgevano». Entrata nella Hall of Fame nel 2015, Mauresmo ha aperto gli occhi allo scozzese. «Mi ha trasformato in un grande sostenitore della parità tra uomini e donne nel mondo dello sport. Quando ero più giovane, non vedevo le cose in questa maniera» ha confessato Murray .Il suo sguardo aperto sul futuro l’ha portata oggi ad essere la seconda donna a dirigere un torneo dello Slam dopo Stacey Allaster, che ha lo stesso incarico allo US Open. La sua passione, il coraggio e la libertà faranno il resto.

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Sinner, è un debutto soft (Bertellino). Sinner scatta verso le Finals (Giammò)

La rassegna stampa di venerdì 30 settembre 2022

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Sinner, è un debutto soft (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Tra lampi ed errori si è consumato l’esordio di Jannik Sinner nell’ATP 250 di Sofia, che lo ha visto vincere la decima partita consecutiva e conservare l’imbattibilità “bulgara”. Prima dello scadere dell’ora e mezza di gioco il n° 1 italiano e 10 ATP ha portato a termine il proprio compito, ovvero stoppare il portoghese Nuno Borges, n° 93 del ranking e buon giocatore a tutto campo, anche a rete grazie alla sua predisposizione per il doppio. Sinner non ha concesso palle break nell’intero incontro e ha messa a segno 10 ace, due dei quali gli sono serviti per sigillare il confronto sul 6-3 6-4. Molti anche gli errori gratuiti, specialmente nel primo set. Un break per frazione ha fatto la differenza: «Sofia è un posto speciale – ha detto l’azzurro al termine – dove ho vinto il mio primo torneo ATP ripetendomi lo scorso anno. In questa edizione c’è anche il pubblico ed è molto più bello. L’esordio in un torneo è sempre difficile e anche per questo sono contento per la vittoria. Cerco di migliorare partita dopo partita e non mi faccio condizionare dalla corsa alle Finals. Vedremo a fine stagione dove sarò». Oggi Jannik sarà impegnato nei quarti contro l’australiano Vukic che, dopo aver battuto Fognini, si è ripetuto contro il quasi 39 enne Verdasco. Si è fermata invece la striscia di vittorie consecutive di Lorenzo Sonego. Negli ottavi il torinese è stato sconfitto in tre set dal danese Holger Rune, 19 anni ed attuale n° 31 del mondo. Dopo aver conquistato la prima frazione al tie-break, chiuso 6-1, l’azzurro ha subito il break nel decimo gioco della seconda frazione, con Rune che ha via via trovato risposte sempre più efficaci Nel set decisivo un altro break ha fatto la differenza in favore del nordico. Nessun tentennamento e chiusura sul 6-7 (1) 6-4 6-3. La sua stagione indoor proseguirà nel 250 ATP di Firenze (indoor su cemento): «C’era anche la possibilità di scendere in campo la prossima settimana ad Astana, in un ATP 500 – ha sottolineato il coach di Sonego Gipo Arbino – ma quasi sicuramente Lorenzo non andrà in Kazakistan. Meglio riprendere forze per il finale di stagione. Dopo Firenze giocherà a Napoli, sul veloce outdoor, quindi a Basilea, sperando di entrare direttamente in tabellone nell’ultimo 1000 dell’anno, a Parigi Bercy. Poi penseremo alla prossima stagione, magari con una settimana di preparazione, come già fatto in passato, all’Accademia di Rafael Nadal. Per i primi mesi del 2023 Lorenzo ha pochi punti da difendere quindi potrà giocare senza tensioni e risalire in classifica». […]

Sinner scatta verso le Finals (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

 

A Sofia (ATP250), il due volte campione in carica Jannik Sinner ha battuto in due set il portoghese Nuno Borges (6-3 6-4) vincendo la sua decima partita consecutiva nel torneo e qualificandosi ai quarti di finale, dove oggi sfiderà Aleksandar Vukic. «E’ stato un match difficile, come lo è ogni prima partita di un torneo – ha dichiarato a caldo la testa di serie n.1 – Questo è un posto speciale per me, qui ho vinto il mio primo titolo in e quest’anno finalmente c’è anche il pubblico». Un’eventuale terza affermazione consecutiva permetterebbe all’azzurro di recuperare punti preziosi in vista delle ATP Finals: «Non ci penso tanto, ogni partita e importante e poi vedremo a fine anno dove sarò». Oggi torna in campo anche Lorenzo Musetti. Il match contro il tedesco Jan-Lennard Struff vale la semifinale. Dopo il titolo vinto a Metz si è fermata la striscia di vittorie di Lorenzo Sonego, eliminato in tre set – (1)6-7 6-4 6-3 – dal danese Holger Rune. A quasi due mesi di distanza dalla sua ultima partita giocata sul circuito (la finale a Wimbledon vinta con Kyrgios), Novak Djokovic tomato in campo a Tel Aviv (ATP 250) battendo lo spagnolo Pablo Andujar (6-0 6-3) . Ai quarti lo attende il canadese Vasek Pospisil.

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Riecco Sonego! Trionfo a Metz:”Se gioco così lo devo a Roger” (Crivelli). Intervista a Borg. Borg, l’inchino del Re (Cocchi). Fuori dal tunnel. Sonego batte Bublik e le provocazioni (Semeraro)

La rassegna stampa di lunedì 26 settembre 2022

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Riecco Sonego! Trionfo a Metz:”Se gioco così lo devo a Roger” (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Un calcio al recente passato. Da attaccante vero, come quando correva e segnava con la maglia delle giovanili dell’amato Torino. Lorenzo Sonego si lascia alle spalle un 2022 di tanti tormenti e poche gioie e torna ad alzare un trofeo, il terzo in carriera, a Metz Come spiegava coach Arbino, Lollo è un giocatore «che ha sempre trasformato la tensione in un’arma, in carica positiva e di adrenalina, evidentemente nel suo percorso di maturazione è giunto a una fase in cui pensa di più e a volte questo sul campo può essere controproducente».

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Il tiebreak del primo parziale è lo spartiacque della sfida, perché il match in pratica finisce lì. Bublik perde la testa dopo una protesta perché Sonego avrebbe impiegato troppo tempo a chiedere il Falco, e da quel momento infila un servizio da sotto dopo l’altro, poi sulla palla del doppio break per l’azzurro impugna la racchetta al contrario e colpisce una volée con il manica l’azzurro ringrazia e sale 4-1. Il pubblico fischia, il kazako ride e si inchina verso i tifosi che non nascondono la loro indignata disapprovazione: «Giocare contro Alexander è sempre divertente, non sai mai cosa aspettarti però è un giocatore forte e imprevedibile, ha cominciato molto carico, poi nel secondo set era stanco e io ne ho approfittato».

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Sonego, intanto, vince il terzo torneo sulla terza superficie diversa (dopo l’erba di Antalya e la terra di Cagliari) e si rilancia: «È stato un anno difficile. Ho lavorato molto, soprattutto fisicamente e sul servizio e nei colpi di inizio gioco, ma non riuscivo a concretizzare. Sono felice perché finalmente sto raccogliendo i frutti del mio lavoro, dovevo avere solo fiducia in quello che stavamo facendo».

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«Sono contento di avere anche ritrovato l’anima da combattente, che in alcuni momenti, forse anche un po’ per stanchezza, mi era mancato. Mi sono sentito libero in campo, con le idee chiare, con la giusta voglia di lottare». Con la vittoria, torna in top 50 (sarà 44): «Alla classifica non guardo in questo momento, forse il fatto di essere sceso nel ranking mi ha fatto provare una situazione diversa che mi ha fatto crescere». Per lui, comunque, un posto nella storia c’era già, perché è stato l’ultimo avversario sconfitto da Federer, negli ottavi di Wimbledon 2021: «Ho visto il suo ritiro, è stato da pelle d’oca. Per me lui rappresenta tutto. Ho iniziato a giocare perché vedevo lui, le sue partite erano le uniche che non potevo mai perdermi». Bentornato, Sonny Boy.

Intervista a Borg. Borg, l’inchino del Re (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Lo svedese che ha illuminato il tennis diventandone leggenda si è ritirato giovanissimo, ma la sua iconica rivalità con John McEnroe continua. Anche con i capelli bianchi Lui sulla panchina dell’Europa, lo statunitense alla guida del Resto del Mondo. E se nella vita con la racchetta i loro confronti sono cristallizzati su un perfetto 7-7, in Laver Cup Bjom Bjorg dopo la sconfitta di ieri, è avanti 4-1.

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Borg, quanta storia del tennis qui a Londra. Lei, McEnroe, Federer, Nadal, Djokovic… «Il tempo e i campioni passano, ma il tennis resta. Va avanti, sopravvive a qualunque giocatore. Il tennis è più grande di tutto». Cos’ha rappresentato, e rappresenta Roger Federer? «Per il giocatore parlano i titoli e quello che ha fatto sul campo. Ma il suo merito più grande è stato portare il tennis a un altro livello. Roger è un’icona globale, è ammirato, amato, applaudito da tutti Ha ispirato altre generazioni. E poi è umanamente una grande persona, gentile, affabile, disponibile». Il momento dei saluti è stato molto commovente. «L’impatto emotivo di quell’immagine, di Roger in lacrime, è stato forte. Per me, essere accanto a lui nel giorno del suo saluto, come amico oltre che “collega” è stato importante».

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C’è qualcosa che ha mai invidiato allo svizzero? «Non sono un tipo invidioso, ma avendone la possibilità penso che gli avrei rubato… lo slice di rovescio». E cosa pensa di questo grande legame con il rivale Nadal? «Sono stati sul circuito insieme per tanti anni. Hanno vissuto le stesse esperienze. Si sono motivati a vicenda e sono migliorati grazie al confronto costante. Che Rafa abbia scelto di lasciare casa sua solo per venire qui ad accompagnare Roger in questo momento è un valore aggiunto della loro amicizia. Il finale perfetto». Matteo Berrettini è entrato in gara per sostituire Federer e il suo contributo alla squadra europea è stato importante… «Matteo è un tennista fantastico, e *** grande potenza, grande forza Ed è un bravissimo ragazzo. Ha giocato già lo scorso anno qui e sta continuando a crescere e migliorare come tennista. Averlo con noi è importante, sia per chi come me stasedutosulla panchina e fa il capitano, sia per la gente seduta in tribuna». ›

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Prima Borg-McEnroe, poi Federer-Nadal, cosa pensa della rivalità Sinner-Alcaraz per il futuro del tennis? «Tutto il bene possibile. Il nostro sport si nutre di rivalità, e quella tra il vostro Jannik e Alcaraz è spettacolare già dai primi confronta Sarà bello vederli crescere, ci aspettano tanti match divertenti come quelli che hanno già giocato. Potete stare tranquilli, il futuro del tennis è in buone mani».

Fuori dal tunnel. Sonego batte Bublik e le provocazioni (Stefano Semeraro, La Stampa)

Lorenzo Sonego esce dal tunnel e si unisce al gruppo. È stato un anno tosto per il quarto uomo del tennis italiano: 10 sconfitte all’esordio, il calo in classifica, il posto da titolare perso in Davis. La vittoria nell’Atp 250 di Metz contro l’imprevedibile kazako Alexander Bublik (7-6 6-2) lo riporta fra i primi 50 del mondo, alle spalle solo di Sinner, Berrettini e Musetti. Cioè gli altri azzurri che nel 2022 hanno vinto un titolo Atp: due Berrettini (Stoccarda e Queen’s), uno a testa Musetti (Amburgo) e Sinner (Umago), oltre a quello Wta portato a casa a Rabat da Martina Trevisan.

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Si riaccende così il radar sul «Polpo», il primo italiano ad autografare l’albo d’oro del Moselle Open, che ha ricominciato a macinare tennis di livello. Il suo infatti non è stato un cammino banale: Karatsev al primo turno, poi Simon, nei quarti l’americano Korda che al turno precedente aveva eliminato Musetti, in semifinale il colpaccio contro il n. 10 del mondo Hubert Hurkacz. Bublik, il Kyrgios asiatico (russo di nascita) che alterna grandi giocate a provocazioni circensi ha sfoggiato le prime a inizio partita, costringendo Lorenzo a salvare 3 palle break consecutive nel quinto game e a un tie-break di grande concentrazione.

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Per «Sonny» è il 3° titolo in camera dopo quelli di Antalya (erba) e Cagliari (terra), il primo sul cemento indoor, una superficie sulla quale era già arrivato in finale nel 2020 a Vienna (quando sconfisse Djokovic).

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Le lacrime di due campioni (Cocchi, Azzolini, Marcotti, Piccardi)

La rassegna stampa di domenica 25 settembre 2022

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Federer, le lacrime e la mano dell’amico Nadal – Rafa prende Roger per mano «Anch’io stavo per smettere» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

E’ stata una notte storica. Di sport e di cuore. Di lacrime e sorrisi. Roger Federer è un ex. L’ultima palla della sua carriera è caduta a mezzanotte e mezza di ieri sul meridiano di Greenwich, dove sorge la 02 Arena, costruita nel 2000 per festeggiare l’entrata nel nuovo millennio. Roger Federer piange, singhiozza, fa estrarre i fazzoletti anche a Bill Gates che sta in tribuna, ospite d’onore di uno spettacolo indimenticabile. Il più bravo che singhiozza, sopraffatto dall’emozione dopo la partita con l’amico Rafa, rivale di una vita, che lo tiene per mano. Questa è stata una delle sue vittorie più importanti: «Siamo sempre stati molto legati, soprattutto negli ultimi dieci anni. Sono felice di poter chiamare Rafa e parlare di qualsiasi cosa, spero che anche lui si senta allo stesso modo, anche se non lo facciamo spesso. Abbiamo apprezzato molto la compagnia l’unoi dell’altro, abbiamo molto da ricordare, ma ci siamo anche divertiti. Ogni serata che trascorriamo insieme troviamo un milione di argomenti da trattare e il tempo non è mai abbastanza». Rafa ha voluto essere vicino a Roger in questo momento: «Il fatto che sentiamo l’appoggio delle nostre famiglie penso dimostri quanto sia forte il nostro legame e poi ora diventerà padre anche lui, potrò dargli qualche consiglio. Intanto lo avviso che non sarà per niente facile!». Coach di pannolini, ma anche progetti in comune, forse una serie di esibizioni, come quella record in Sudafrica per la fondazione dello svizzero. Un modo per tenere uniti i suoi mondi. Dopo la pioggia di lacrime arriva il sereno, alle due di notte quando si presenta per l’ultima volta alla stampa, sempre insieme a Rafa «Non sono triste, le mie erano lacrime di emozione e gratitudine. Per la carriera che ho avuto, per la famiglia che ho, per la vita che continua. Perché sono sano, va tutto bene e questa non è la fine». I progetti per il futuro sono tanti, forse troppi ed è prematuro elencarli, ma già anticipa qualcosa. Sarà un ambasciatore dello sport. «Quello che ho sempre amato della mia professione è stato trasmettere la mia passione per lo sport ai tifosi. Non ho piani di alcun tipo su dove, come o quando. Tutto quello che so è che mi piacerebbe giocare in posti dove non l’ho mai fatto prima, per incontrare le persone che mi hanno supportato per così tanto tempo. In molti avrebbero voluto essere a Londra, ma i biglietti sono finiti in fretta e presto penso avremo un’altra occasione per festeggiare tutti insieme». […] «Avevo bisogno di tutto questo, avevo paura di essere solo in un momento così difficile». Impossibile, c’era Rafa compagno sul campo e c’era Mirka, moglie, madre e consigliera, che lo coccola come un bambino. A lei il pensiero più commosso: «Avrebbe potuto dirmi di smettere tanti anni fa e invece mi ha permesso di continuare. Anche per questo le sarò sempre riconoscente». Anche noi.

Si sono tenuti per mano, hanno pianto insieme. Molto più che amici Federer e Nadal, sono due che hanno attraversato insieme la stessa vita, gli stessi dolori, le stesse fatiche, le stesse delusioni. È stata molto di più che una cerimonia di addio, quella di venerdì notte, è stato un rito di passaggio. Perché stringendosi quelle mani che decine di volte si sono strette sotto rete, hanno stretto un patto silenzioso. Le parole di Rafa Nadal dopo la notte di Londra rendono perfettamente l’idea di ciò che è stata: «Insieme a Roger se ne va anche un pezzo della mia vita». E proprio per questo lo spagnolo ha voluto esserci nonostante le difficoltà e i dolori. Quando ha saputo, con 10 giorni di anticipo rispetto al mondo, che questa sarebbe stata l’ultima partita si è preparato, si è curato con ancora più attenzione per non deludere il compagno di strada. Ed è stato un sacrificio, perché questo 2022 per Nadal è stato di trionfi e dolore. Diviso a metà. Gioie fino a Parigi, dolori e problemi continui per tutta l’estate. Tanto da fargli meditare seriamente l’addio: «In questo momento non sto bene, ecco perché non giocherò – ha spiegato prima di dare forfeit per il resto della Laver Cup e rientrare in Spagna -. Adesso non ci sto pensando, ma confesso di esserci andato vicino in diversi momenti dùrante questa stagione. Addirittura pensavo che il Roland Garros di quest’armo sarebbe stato l’ultimo torneo della mia carriera professionale». Usa un termine forte, “disgrazia”. per spiegare cosa è stata la seconda parte del suo anno. «Dopo la gioia del Roland Garros è andato tutto storto – continua -. È stata una serie di disgrazie importanti a livello fisico, che si sono aggiunte alla mia situazione personale». Rafa si riferisce alla gravidanza difficile di sua moglie Xisca, ricoverata in ospedale prima dello us Open per complicazioni e ovviamente a tutti gli infortuni tra piede e addominali che lo hanno frenato nella seconda parte della stagione. «In ogni caso in questo momento non voglio pensare al ritiro o ad altro, la mia massima priorità è che il mio problema personale venga risolto e poi organizzerò la mia vita nel modo giusto. Ho bisogno di essere tranquillo in tutte le aree della mia vita, quella personale e professionale. Dormo pochissimo da diversi giorni – confessa – è uno stress difficile da gestire Solitamente devo occuparmi di questioni che riguardano me, la mia professione, ma questa volta è diverso. In casa la situazione è più complicata del solito, ma per fortuna ora va tutto meglio e sono riuscito a venire qui, un momento molto importante per me e per Roger». Un sacrificio da vero amico, come sicuramente avrebbe fatto anche lo svizzero in un momento così importante «Abbiamo un ottimo rapporto, lui lo ha già spiegato. So che è stato un momento difficile per lui con l’infortunio al ginocchio e ha fatto un enorme sformo fisico e mentale per poter tomare. È fantastico che sia riuscito a ritirarsi in campo, era quello che più desiderava ed era giusto così. Non potevo mancare a questo appuntamento, indipendentemente dalle mie situazioni personali». […]

 

Fino all’ultima lacrima (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Le lacrime dell’addio sono le più sincere e inconsolabili. Vanno giù da sole, e risalgono, e ricominciano. Sono anche le più contagiose. Sciolgono i pensieri e le parole, e lasciano spazio solo a occhi che luccicano, ovunque. Tra i compagni di cordata, tra gli avversari che per una volta avversari non sono, negli sguardi che si scambiano Borg e McEnroe. Sui volti tesi di chi, tra il pubblico, cerca di resistere alle lacrime e cede di schianto al primo gesto amichevole di chi gli sta accanto. Nadal appare accorato, quasi dolente, la foto della serata lo trova accanto a Roger seduto sulla panca del campo, con tutto il Team Europe che fa da contorno, e i due piangono, ma Rafa è quello che piange di più. C’è nell’addio di Roger anche una parte di Rafa che se ne va. Si chiude ìl portone di un’era lunga venticinque anni, che ha preso forma dal confronto dei loro caratteri opposti, lo Yin e lo Yang del tennis, le due polarità energetiche che nel congiungersi rendono il mondo comprensibile e a suo modo perfetto. L’applauso che giunge continuo, inesauribile, dalle tribune della 02 Arena non è rivolto solo al campione che molto ha vinto ed è entrato nella leggenda. E’ il tributo a un ex ragazzo di 41 anni che abbiamo visto crescere, che non ha mai smesso di migliorare, colpi, carattere, parole, gesti, look, pensieri, comportamenti. Mai presuntuoso, mai fuori posto, mai smodato. Lo abbiamo visto diventare sempre più bravo, così bravo da saziarci, da riempire le nostre attese delle sue magie, da farci sentire felici di poterlo rivedere una volta di più. E’ stato un’ispirazione, Roger Federer, un modo per farci sapere che si può crescere all’infinito, è stato un dispensatore di felicità. Come Maradona nel calcio, Ali nel pugilato, Bolt nella corsa. […] In mezzo al campo, illuminato da un faro viene invitato da Jim Courier a dar corso ai pensieri. «Provaci, non sarà così difficile». Federer dice subito che temeva questo momento, si scusa delle lacrime, ma solo un po’, e con il tono di chi non può farci nulla. «Pensavo di poter gestire questo addio, e credo di esserci riuscito. Piango ma credetemi, sono lacrime di felicità. E’ stata più dura per alcuni membri del mio staff. Sto bene, ho superato le giornate dei pensieri mesti, ho rivissuto i momenti piu belli della carriera, ho provato dolore nel considerare che ormai appartengono al passato, ma è cosl, è giusto così Questa serata l’ho vissuta nella felicità». […] E su Nadal. «Siamo sempre stati molto legati, ma negli ultimi dieci anni ci siamo avvicinati di più. Siamo due grandi appassionati del nostro sport, ci sentiamo connessi anche su molti altri temi, ne parliamo, basta alzare il telefono e chiarnarci. Lo facciamo, non così spesso, ma lo facciamo. C’è un bel rapporto tra le nostre famiglie. Abbiamo apprezzato molto la nostra compagnia, ci siamo divertiti e abbiamo anche molto da ricordare e un milione di argomenti di cui parlare». […]

Federer: «Sono felice. Non è la fine della fine» (Gabriele Marcotti, Corriere dello Sport)

Lacrime di commozione, ma anche di felicità. Un’esplosione di emozioni intense, agrodolci. Sugli spalti, come in campo. Tra i suoi tifosi, accorsi in gran numero per l’addio, ma anche sui visi stravolti dei suoi avversari di sempre, con lui nella notte dell’addio. Che lo hanno confortato, accompagnato, accudito. Venerdì sera, a Londra, dove è andata in scena l’ultima danza di Roger Federer. Il suo congedo dal tennis, che suggella 24 anni di vittorie, record e meraviglie con la racchetta. Una notte indimenticabile per gli oltre ventimila spettatori in tribuna. Rimasti ben oltre la mezzanotte per assistere all’epilogo del match di doppio disputato in coppia con l’eterno amico-rivale Rafa Nadal. Altrettanto commosso, in un pianto che non ha saputo controllare durante il discorso post-match di Federer, tra occhi umidi, singhiozzi e applausi. «Sono contento perché sono riuscito a dire tutto quello che volevo dire — ha ricordato il giorno dopo Federer -. Non avevo più quei torcioni in pancia che per giorni mi avevano impedito di mettere in fila due pensieri. Non sapevo cosa sarebbe successo dopo il match, cosa si aspettassero da me o quanto sarebbe durato il tutto. Essermi guardato attorno e aver visto tutti così emozionati è stato meglio o peggio? Non lo so veramente! Ma sono quei volti attraversati dall’emozione che resteranno sempre con me». Da ieri è cominciato un nuovo capitolo per Federer, lontano dai campi di tennis. «Mi sono ripetuto per tutto il tempo che non era la fine della fine. La mia vita va avanti: sono sano, felice, tutto è fantastico. E’ stato uno di quei momenti che accadono nella vita, doveva andare così, ed è andata bene. Me lo sono ridetto anche in campo, perché ero davvero felice». Una lunga commossa standing ovation carica di gratitudine ha salutato l’uscita di scena di Roger Federer. la sua ultima esibizione, seppur terminata con una sconfitta contro la coppia statunitense Sock-Tiafoe, resterà per sempre impressa nella memoria di tutti i presenti alla 02 Arena. Un brivido che ha attraversato le tribune, arrivando fino al campo. Impossibile resistere all’intensità di quel congedo: la commozione di Federer è presto diventata quella di tutti i suoi compagni. Fra i più commossi, Nadal. «E’stata una giornata difficile da gestire, alla fine è stato molto emozionante — il ricordo del maiorchino -. Per me è stato un grande onore aver fatto parte di questo momento storico per il nostro sport. Ma allo stesso tempo, avendo condiviso così tanto così a lungo, il ritiro di Roger significa che anche una parte importante della mia carriera finisce qui». […]

Le lacrime di Federer e Nadal. Il sigillo alla rivalità più bella (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Un maschio che piange, nel tennis, è ammesso: ce l’ha insegnato Sampras. Due, carissimi rivali, non si erano mai visti e non stupisce che a prendere l’iniziativa del gesto sia stato lo svizzero: Roger piangeva per la nostalgia di ciò che non sarà più («Sono lacrime di gioia, bambini, sorridete» ha detto ai figli provando a convincere ad alta voce, innanzitutto, se stesso), Rafa perché insieme a Federer — 40 sfide in 15 anni — se n’è andata una parte di lui, inghiottita dal ritiro del più bravo di tutti, che si è portato in pensione tre lustri di storia comune. Senza Nadal non ci sarebbe stato un Federer così bello; senza Federer, l’evoluzione di Nadal sarebbe rimasta un binario morto. Ieri l’ha detto Berrettini, promosso singolarista in Laver Cup: «Se tu non avessi giocato a tennis, io non esisterei». […] Nadal in lacrime è un inedito che prelude, dopo Serena Williams e Roger Federer, all’addio di un altro immortale del tennis. Lui. «Non sono pronto a pensarci, ho davvero creduto che il Roland Garros fosse il mio ultimo torneo, ora ho cose più importanti a cui dedicarmi» ha detto Rafa alla Laver Cup, disertata subito dopo il doppio per tornare a Manacor, dove a settimane, in fondo alla gravidanza non facile di Xisca, è atteso il primo erede. Federer dall’esame di coscienza del neopapà globetrotter era passato a un’età più verde di Rafa, che ha 36 anni e un motore dal chilometraggio (il)limitato, di certo nei loro colloqui privati hanno parlato del bivio che attende l’ex niño: continuare? Per quanto? E fino a dove, Parigi per la quindicesima volta? Piangeva guardandosi riflesso nello specchio di Federer, Rafa, improvvisamente anziano e rugoso come Dorian Gray uscito di colpo dal dipinto. Quando Nadal debuttava nel circuito (prima vittoria Atp il 29 aprile 2002), Federer — maggiore di quattro anni, nove mesi e 26 giorni — si era già annesso il secondo titolo della carriera. Nessuno dei due è in grado di risalire con precisione al primo incontro. «Io sono arrivato e lui era già lì — ha ricordato Rafa a Londra —, per me Roger è sempre stato l’avversario da battere». Mai con acrimonia, cattivi sentimenti, malanimo. Mai. «Al di là degli stili opposti, siamo simili» ha ammesso Federer centrando il viaggio esistenziale di due anime gemelle inserite in corpi paralleli. […]

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