Luca Nardi vince a Forlì il suo primo Challenger

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Luca Nardi vince a Forlì il suo primo Challenger

Il diciottenne pesarese batte nettamente l’indiano Sasikumar e si aggiudica il Challenger 50 romagnolo, mentre a Bendigo Hugo Grenier si fa ispirare da Djokovic

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Luca Nardi al Challenger di Forlì 2022 (Foto gentilmente concessa dall'ufficio stampa del torneo)

Luca Nardi alza in terra romagnola il suo primo trofeo Challenger, battendo nettamente (6-3 6-1) il ventiquattrenne indiano Mukund Sasikumar (N.414 ATP) che, partito dalle qualificazioni, mai avrebbe immaginato di poter arrivare all’atto finale del torneo. Peccato per lui che la partita con Nardi sia stata un vero monologo dell’azzurro, che parte a razzo e già nel terzo game gli strappa il servizio a zero, dando il via alla fuga che lo porterà al traguardo in poco più di un’ora. Sasikumar non ha chiaramente le armi per contrastare un avversario che oggi gioca sul velluto, limitando al minimo i cali di tensione e quei momenti di nobiliare indolenza che talvolta appesantiscono il suo gioco. Luca, che stabilisce il nuovo best ranking al N.306 ATP, si conferma uno dei diciottenni più forti al mondo. Davanti a lui ci sono infatti solo gli inarrivabili Carlos Alcaraz e Holger Rune, e allora la fantasia galoppa, sognando traguardi ambiziosi già per questo 2022. Intanto è inevitabile considerarlo tra i favoriti nei prossimi due Challenger in programma sempre qui a Forlì.

Fuori nei quarti invece Luca Potenza, che perde 7-5 6-3 contro Cedrik-Marcel Stebe (N.227 ATP ma al N.71 nel 2012), pur dimostrando in maniera definitiva di potersela giocare a questi livelli. Contro l’esperto tedesco l’ha tradito quel pizzico d’inesperienza che l’ha portato a commettere qualche errore di troppo nei passaggi decisivi del match. Il nuovo best ranking alla posizione N.514 è comunque per lui un buon premio di consolazione. Non possiamo poi dimenticare la vittoria nel torneo di doppio di Marco Bortolotti che, in coppia con l’indiano Arjun Kadhe, ha avuto la meglio su Geerts/Ritschard col punteggio di 7-6(5) 6-2. Con questo successo il quasi trentunenne emiliano centra in un colpo solo la terza vittoria Challenger (Barletta e Napoli 2 gli altri) e il nuovo best ranking di doppio alla posizione N.187 ATP.

Piccola delusione al Challenger 80 di Bendigo (cemento outdoor) per chi aveva già pregustato una finale tutta italiana. Nel bellissimo impianto del Fosterville Gold Tennis Centre, a rompere le uova nel paniere sono stati il francese Enzo Couacaud (N.179 ATP e decima testa di serie), che ha battuto 6-1 6-7(6) 6-4 Franco Agamenone, e lo statunitense Ernesto Escobedo (N.164 ATP e ottavo favorito del seeding), che ha prevalso 6-3 6-1 su Salvatore Caruso. Il ventottenne italo-argentino ha lottato duramente per oltre due ore, è stato bravo ad annullare un match point nel tie-break del secondo set ed ha mantenuto l’incontro su un piano di perfetta parità nel parziale decisivo, fino al decimo gioco in cui la prima palla break gli è stata fatale. Del resto si sapeva come il ventisettenne giocatore originario delle Mauritius fosse avversario ostico e quindi Agamenone ha poco da rimproverarsi, anzi si presenta alle qualificazioni del prossimo Australian Open con motivato ottimismo e col nuovo best ranking alla posizione N.190 ATP. Più difficile capire invece a che punto del proprio cammino si trovi Caruso che, dopo un percorso agevolato da bye e ritiri vari, ha perso in maniera sorprendentemente netta contro Escobedo, con cui pure vantava nei precedenti un incoraggiante 3-1. Anche per lui l’appuntamento è per le imminenti qualificazioni dell’Australian Open.

 

Eliminati gli italiani, la vittoria è andata a Escobedo che in finale ha battuto in rimonta Couacaud 5-7 6-3 7-5 al termine di un match molto combattuto e durato più di due ore e mezza. La quarta vittoria in carriera (Lexington, Monterrey e Granby i precedenti) permette al californiano di origini messicane di risalire al N.141 ATP, ben lontano comunque da quella posizione N.67 che raggiunse nel 2017. C’è stato poi il triste fuoriprogramma offerto dal francese Hugo Grenier che, nell’incontro dei quarti contro Caruso, sotto 3-0 nel terzo set, chiedeva l’intervento del fisioterapista per un problema alla gamba destra. Il giudice di sedia Timo Janzen invitava allora il giocatore ad indossare la mascherina, sentendosi però rispondere: “Non mi interessa, tanto ho il Covid“. Alla fine, con malcelata insofferenza, l’ha indossata, anche se dopo il trattamento ha giocato solo un altro game prima di ritirarsi. A futuri tamponi stabilire se Grenier sia sceso in campo da positivo o abbia solo avuto un colpo di matto. Evidentemente il pessimo esempio di Djokovic sta facendo scuola, con toni che questa volta si declinano sul farsesco.

Nell’altro Challenger 80 australiano di Traralgon (cemento outdoor), tornato in calendario dopo due anni di sospensione causa pandemia, vittoria finale per Tomas Machac (tds N.4) che, una volta eliminati i primi due favoriti Gilles Simon e Jiri Lehecka, non ha potuto esimersi dal passare alla cassa a riscuotere i dividendi dovuti al suo grande talento. In finale lo statunitense Bjorn Fratangelo ha fatto il possibile ma non è riuscito ad andare oltre un’onorevole difesa. Il ventunenne ceco, con il punteggio di 7-6(2) 6-3, si porta a casa il suo terzo Challenger (Koblenz 2020 e Nur-Sultan 2021 i precedenti) e migliora ancora il best ranking alla posizione N.130, un altro piccolo passo verso quella Top 100 che siamo convinti raggiungerà in breve tempo.

Al Challenger 50 di Buenos Aires finale in tono minore che l’argentino Santiago Taverna (N.2 del seeding) si aggiudica 6-4 6-2 contro il connazionale Facundo Diaz Acosta. Per lui prima vittoria in carriera a livello Challenger e nuovo best ranking al N.266 ATP

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Nei Challenger gli italiani si prendono una settimana libera

Eliminati prematuramente Agamenone e Arnaboldi, gli unici due azzurri in tabellone a Quimper

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Franco Agamenone al Challenger di Forlì 3 (Foto Gentilmente Concessa dall'Ufficio Stampa del Torneo)

Al Challenger 80 di Quimper (Bretagna, cemento indoor) fanno poca strada Franco Agamenone e Andrea Arnaboldi, gli unici due italiani in tabellone. L’italo-argentino si ferma al primo turno contro il portoghese Joao Sousa (N.140 ATP e sesta testa di serie) con un punteggio (6-3 6-3) che descrive molto bene quanto successo. Troppa la superiorità di Sousa, che ha avuto migliori percentuali sia al servizio che in risposta e ha ottenuto quattro break contro uno solo.

Franco ha iniziato la stagione in maniera un po’ altalenante, quasi fosse sospeso tra due mondi: i Challenger e il circuito maggiore. Ma salire di categoria ogni sei mesi è piuttosto complicato e lui, da ragazzo intelligente, lo sa fin troppo bene. Lo aspettano probabilmente mesi difficili in cui la ricerca di un nuovo equilibrio sarà costellata di molti alti e bassi. Sempre senza dimenticare che pochi mesi fa giocava i Futures e non si era mai affacciato al piano di sopra. Intanto la sconfitta prematura in terra di Bretagna gli ha un po’ scombussolato la programmazione (che a questo punto prevede il 7 febbraio un altro Challenger a Cherbourg e l’ATP 250 a Marsiglia la settimana successiva), consigliandogli un pit stop a Lecce per raccogliere le idee.

Inizio di stagione un po’ deludente per Andrea Arnaboldi che ha raccolto una sola vittoria a fronte di quattro sconfitte. Qui a Quimper è stato fermato al secondo turno delle qualificazioni da Hiroki Moriya (i giapponesi devo avercela con lui visto che a Melbourne è stato Taro Daniel a imporgli lo stop). Poi la sorte gli ha offerto una seconda chance ripescandolo come lucky loser, ma purtroppo il tennista azzurro è stato costretto al ritiro quando era sotto 6-3 3-0 con Lestienne.

 

Il torneo nel frattempo si è allineato ai quarti di finale con poca fortuna per le prime teste di serie e per i vecchi leoni. Henri Laaksonen e Pierre-Hugues Herbert (i primi due giocatori del seeding) sono usciti subito per mano rispettivamente di Damir Dzumhur e Alexandre Muller. Nella categoria ‘vecchi leoni’ abbiamo assistito con un po’ di tristezza all’ennesima tappa del malinconico declino di Gilles Simon e Jo-Wilfred Tsonga che, complici anche diversi problemi fisici, dimostrano per l’ennesima volta di non essere più competitivi. Preferiamo ricordarli su altri palcoscenici.

Al Challenger 80 di Santa Cruz (Bolivia, terra battuta) abbiamo un seeding tutto sudamericano con Hugo Dellien (N.114 ATP) che presidia la parte alta del tabellone e Francisco Cerundolo (N.127 ATP) che cerca di sterzare dopo un inizio di 2022 non particolarmente brillante. C’è poi l’inossidabile Fernando Verdasco, che a 38 anni prova a giocarsi le ultime carte di una fantastica carriera.

Si gioca un Challenger 80 anche a Columbus (Ohio, cemento indoor), dove il grande e unico favorito è il padrone di casa Jenson Brooksby, che dopo le riuscitissime incursioni al piano di sopra (Newport, Washington, US Open e Anversa) e dopo aver saltato lo swing australiano causa COVID-19 torna ai suoi amati Challenger, forse per rifinire una classifica che già lo vede al N.58 ATP. Qualche chance se la giocano anche Jack Sock, da cui non sai mai cosa aspettarti, e lo specialista Bjorn Fratangelo.

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Il 23enne Pavel Kotov vince il Challenger di Forlì

Il giovane russo conferma di trovarsi a proprio agio in terra romagnola e bissa il successo di dicembre.

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Pavel Kotov - Forlì 2022 (foto Uff. Stampa Challenger Forlì)

Il russo Pavel Kotov (n.231 ATP), che qui aveva già vinto in dicembre, mette in bacheca il Challenger 80 di Forlì 3 (cemento indoor), battendo in finale il francese Quentin Halys (n.148 ATP) con il punteggio di 7-5 6-7(5) 6-3. Una partita aspra e combattuta, durata più di due ore e mezzo, che il 23enne russo ha tenuto a lungo in pugno, pur accusando alcuni passaggi a vuoto che hanno concesso qualche chance all’avversario. Il primo set segue la regola dei servizi fino al 5-5 quando il francese si fa brekkare a zero e si condanna ad una gara di rincorsa. Che sembra avere successo quando nel secondo parziale Kotov è prima costretto, già nel secondo game, ad annullare tre palle break e subito dopo a ricorrere ad un lungo medical timeout per un fastidioso problema ad un ginocchio. Questo non gli impedisce comunque di arrivare al tie-break che però lo vede soccombere, rimandando la decisione ad un terzo set in cui il russo prende quasi subito il comando con un break nel quarto game. È lo strappo decisivo perché Kotov, servendo sul 5-3, chiude al secondo match point, non prima in realtà di aver annullato una palla break che avrebbe potuto riaprire l’incontro. Per Kotov, che era arrivato alla finale senza perdere nemmeno un set, è la seconda vittoria Challenger in carriera che gli regala il nuovo best ranking al n.180, sesto miglior giocatore russo in graduatoria. Per Halys continua un’anonima navigazione a ridosso dei primi 100, senza che sia mai riuscito ad entrarci. E i 25 anni già compiuti gli mettono senz’altro un po’ di pressione.

Fuori ai quarti i due italiani superstiti Franco Agamenone e Jimbo Moroni. L’italo-argentino perde 7-5 7-5 contro l’esperto tedesco Cedrik-Marcel Stebe. In un primo set che segue a lungo la regola dei servizi, Franco si fa brekkare a zero nel dodicesimo gioco, mentre nel secondo parziale perde il servizio e va sotto 3-5. Qui reagisce, come nel suo carattere, annulla un match point e recupera il break, tornando in partita. Poi, sventato un secondo match point, riperde a zero il maledetto dodicesimo game ed è costretto a fare i bagagli, con destinazione Francia per una lunga trasferta che lo vedrà partecipare a due Challenger in Bretagna e Normandia (Quimper e Cherbourg) e alle qualificazioni dell’ATP 250 di Marsiglia.

Ancora più combattuta la partita di Jimbo Moroni che lotta strenuamente contro il francese Quentin Halys, ma alla fine è costretto a cedere 7-6(1) 7-6(2) dopo un’ora e quaranta di partita.

 

Si è giocato un Challenger 80 anche in Cile, a Concepcion (terra battuta) e ha vinto Daniel Elahi Galan che in finale ha avuto la meglio sull’argentino Santiago Rodriguez Taverna (n.264 ATP) con il punteggio di 6-1 3-6 6-3, conquistando così il suo terzo titolo Challenger (S.Benedetto del Tronto 2019 e Lima 2020 i precedenti). Il 25enne colombiano risale così alla posizione n.122 ATP, riprendendo la rincorsa a quella top 100 che già aveva sfiorato nello scorso mese di marzo.

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Bene gli azzurri Agamenone e Moroni al Challenger 80 di Forlì

Out al primo turno Jack Draper, il vincitore della scorsa settimana. Torna alla vittoria Stefano Napolitano, che sembra finalmente sulla via del recupero

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Franco Agamenone al Challenger di Forlì 3 (Foto Gentilmente Concessa dall'Ufficio Stampa del Torneo)

Franco Agamenone, reduce dalla spedizione australiana dove ha collezionato una semifinale al Challenger di Bendigo e un primo turno nelle qualificazioni dell’Australian Open, riprende esattamente da dove aveva lasciato. Riprende cioè a dominare nel circuito Challenger, che ormai per lui è come il giardino di casa. Mostra infatti una tale confidenza che non lascia trapelare il fatto che sono appena pochi mesi che si è guadagnato il diritto di giocare a questo livello. Qui a Forlì, su un tappeto piuttosto veloce che in teoria non dovrebbe favorirlo, ha prima faticato non poco per avere la meglio del rumeno Marius Copil (N.275 ATP, ma ex Top 100 dal rovescio monomane pesantissimo), poi si è riposato contro il giapponese Kaichi Uchida (N.263 ATP). Il figlio del Sol Levante infatti non ha praticamente visto palla e il 6-2 6-4 finale, maturato in poco più di un’ora, rende solo in parte l’idea di come la partita sia stata totalmente a senso unico. Quattro break contro uno solo, concesso dall’italo-argentino in un momento di distrazione quando era convinto di avere ormai portato a casa la partita. Ora lo attende una sfida probabilmente più complicata contro l’esperto tedesco Cedrik-Marcel Stebe (N.247 ATP) che ha eliminato il britannico Jay Clarke, finalista qui la settimana scorsa.

Comunque vada a finire, l’azzurro ha ulteriormente migliorato il suo best, come minimo alla posizione N.178. Ma questa non è una novità perché lo fa ogni settimana.

Un grande Jimbo Moroni approda anche lui ai quarti di finale superando nell’ordine il francese Antoine Hoang (N.200 ATP) e il cinese di Taipei Tung-Lin Wu (N.268 ATP). Con Hoang il tennista romano è stato costretto ad una gara di rincorsa, vinta 6-7(4) 6-0 6-2, mentre con Wu ha sempre avuto in mano il pallino del match anche se nel primo set ha dovuto sudare non poco, prevalendo in un drammatico tie-break alla terza occasione utile. Il punteggio di 7-6(8) 6-3 e la durata di quasi due ore chiariscono bene la durezza dell’incontro. Al prossimo turno affronterà il francese Quentin Halys che si è sbarazzato in rimonta del connazionale Manuel Guinard.  

 

In ogni caso ‘El bufalo’ si è già garantito il rientro in Top 200 (N.199 ATP), a sole quattro posizioni dal suo best.

Fuori invece Stefano Napolitano e Andrea Pellegrino che hanno vissuto entrambi di alti e bassi. Napolitano ha superato all’esordio l’insidioso croato Nino Serdarusic (N.245 ATP) col punteggio di 7-6(6) 2-6 7-6(2), annullando ben sei set point nel primo set. Un buon segnale perché il tennista piemontese, in questo suo complicato rientro alle competizioni dopo l’operazione al gomito, aveva sempre accusato dei passaggi a vuoto proprio nei momenti delicati dei match. Troppo solido nel turno successivo il canadese Vasek Pospisil (N.138 ATP e prima testa di serie) che ha prevalso 6-3 6-4, sfoggiando a tratti sprazzi di quel talento che nel 2014 lo avevano portato alla posizione N.25 in classifica.

Pellegrino, quasi irriconoscibile col capello corto e senza lo smanicato d’ordinanza, ha faticato non poco all’esordio contro lo slovacco Lukas Lacko (N.188 ATP), dando l’impressione di essere ancora alle prese con il fuso orario australiano. Poi si è assestato e ha recuperato la sua proverbiale energia che, dopo la vittoria su Lacko, l’ha portato a condurre anche contro il portoghese Frederico Ferreira Silva (N.239 ATP e vincitore al primo turno di Matteo Arnaldi). Vinto il primo set, il tennista pugliese è andato a servire sul 5-4 nel secondo parziale, ma qui purtroppo ha subito il break che ha fatto girare l’incontro, dando inizio a un percorso accidentato che, attraverso due tie-break, l’ha portato a perdere 4-6 7-6(5) 7-6(5).

Non avevamo finito di tessere le lodi di Jack Draper che il ventenne tennista britannico ci ha spiegato in maniera esaustiva perché la sua classifica non sia quella che il suo enorme talento gli potrebbe consentire. Contro il croato Borna Gojo (N.286 ATP), l’eroe della scorsa Davis, è arrivata una sconfitta del tutto inaspettata ma anche ineccepibile. Draper nel primo set, preso subito un break di vantaggio, si era avviato, così almeno sembrava, verso un facile successo. A questo punto decideva però di mostrarci il lato oscuro della luna, cominciando a sbagliare cose elementari e apparendo per di più anche un po’ svogliato. Così si faceva trascinare ad un tie-break che perdeva malamente. Encefalogramma piatto nel secondo parziale e il risultato di 7-6(3) 6-3 lo costringeva ad utilizzare un biglietto di ritorno anticipato.

Si gioca anche a Concepcion (Cile, terra battuta) dove va in scena un Challenger 80 con una buona entry list. Hugo Dellien (N.114 ATP) presidia il tabellone con la prima testa di serie, e se dovessimo indicare un favorito alternativo faremmo i nomi di Francisco Cerundolo (N.127 ATP) che a questi livelli sarebbe un grave errore trascurare, e del colombiano Daniel Elahi Galan Riveros (N.121 ATP).

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